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Ritratto di un giovane cristiano: schede di lavoro

 

SCHEDE DI LAVORO

"RITRATTO DI UN GIOVANE CRISTIANO"

Riccardo Tonelli

(NPG 89-8-68)

cf "Ritratto di un giovane cristiano"

 

Per completare il lavoro, pubblichiamo anche le schede che avevano accompagnato il sussidio "Ritratto di un giovane cristiano". Ovviamente dovrebbe essere aggiornato con la segnalazione e il rimando a materiali di riferimento nuovi. Con il tempo metteremo sul sito anche questi materiali di vecchia data. Ma intanto l'animatore che vuole lavorare con un gruppo giovanile può comprendere la logica della proposta ed eventualmente integrare con materiali più recenti e disponibili.

 

DESTINAZIONE: GIOVANI CAPACI DI PENSARE

 

"Ritratto di un giovane cristiano" è una proposta importante e impegnativa. Abbiamo studiato tutti gli accorgimenti per aiutarti a comprenderla bene e a meditarla accuratamente. Per questo sono state disegnate tavole riassuntive, che riprendono le linee di fondo di ogni capitolo. Per questo ti presentiamo ora nove schede di lavoro.

Sono state preparate pensando ad un lavoro personale, perché ci sono dei temi e dei problemi da rimuginare nella solitudine della propria esistenza, anche se questo chiede fatica e fa un po' soffrire. Possono benissimo essere utilizzate anche in gruppo, con qualche piccolo adattamento.

Affrontano alcuni argomenti già sviluppati a fondo e qualche altro appena accennato: le schede sono solo un esempio di un lavoro che singoli e gruppi possono continuare a fare, inventandosi i propri modelli.

Ogni scheda è costituita da 4 parti:

1. Il significato: ricorda il contenuto centrale della scheda, rimandando alle pagine dove il tema é sviluppato.

2. Per approfondire il tema: suggerisce qualche testo da leggere e qualche brano della Scrittura da meditare. I testi sono scelti di solito da materiale facilmente accessibile per farti risparmiare la fatica delle lunghe ricerche (è evidente che uno studio più approfondito richiede il contatto con altri testi).

3. Discutiamone assieme: propone alcune domande per guidare la riflessione personale o quella di gruppo. Utilizzale, se ti servono; o muoviti con tutta la libertà che vuoi, se preferisci decidere tu come lavorare.

4. Quando le parole non bastano più. L'ultimo punto di ogni scheda ti chiede il coraggio delle decisioni. Qualcuna te la proponiamo noi; le altre (quelle che più contano) te le devi cercare tu: nella solitudine della tua vita o con l'aiuto del tuo gruppo.

 

 

"UOMINI SPIRITUALI": PERCHE'?

 

1. Il significato

Ti propongo una ricerca e un progetto di "spiritualità". Non sono così sciocco da non immaginare la reazione spontanea di tanti giovani: "spiritualità"... cose vecchie, problemi d'altri tempi.

La pensavamo così anche noi, quando ci siamo messi a studiare il tema. E volevamo cambiar parola, per non finir male prima ancora di incominciare.

Poi abbiamo scoperto che non potevamo sorridere saputi sul vissuto di tanti grandi credenti, anche se non ce la sentivamo di condividere tutto della loro vita.

E così abbiamo conservato il titolo e ci siamo messi a ripensarne il contenuto.

Ci sembra un modo intelligente e maturo di fare compagnia con gli altri cristiani, lungo il cammino della storia.

Ricerca sulla spiritualità significa per me misurarsi seriamente con due domande impegnative:

Dio, chi sei tu per me?

E io, chi sono per te?

Sono state commentate a lungo nel "Ritratto". Prova a rileggere le pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: TONELLI R., Una spiritualità per la vita quotidiana, LDC, Leumann 1988: pp. 23-31 e 35-39.

Da: Dossier: L'Associazionismo delle FMA, Centro internazionale di P. G., Roma 1982, pp. 29-37.

- Da meditare:

Matteo 19, 16-30

Matteo 16, 13-23.

 

3. Discutiamone assieme

- Avevi mai pensato di poterti interessare di un problema "strano" come é quello della spiritualità? Cosa ti ha spinto a rifletterci un po' sopra?

- Prova a dire, almeno a te stesso, cosa è per te "spiritualità"? Le definizioni possibili sono tante, e diversi sono i modelli concreti con cui vivere da uomini spirituali: in quali ti riconosci meglio e perché?

- Gli uomini sapienti si sono spesso interrogati su Dio e sull'uomo, con l'intenzione di decifrare un poco questi grandi misteri. Conosci qualcuna delle risposte più interessanti? E tu... che ne dici?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Nel gruppo si discute di tanti argomenti. E' possibile mettere qualche volta all'ordine del giorno anche una ricerca sul senso della vita cristiana, scegliendo magari di farsi aiutare proprio de queste schede?

- Conosci un sacco di canzoni, di tutti i tipi. Cerca quelle che parlano, direttamente o indirettamente, di Dio e dell'uomo. Come ne parlano? Cosa cercano? Sei d'accordo?

 

 

GESU', VOLTO E PAROLA DI DIO

 

1. Il significato

Il giovane che vuole tentare un'esistenza un po' più "spirituale", non deve certo impiantarsi un muso lungo fino a terra, isolarsi dagli amici e mettersi a disprezzare le cose belle che gli affascinano la vita. A prendere le cose sul serio, è proprio tutto il contrario: l'uomo spirituale vive con gioia la sua vita quotidiana, perché la vive "in Dio".

Chi è Dio? Cosa c'entra con la mia vita?

"Dio non l'ha visto nessuno": non è corretto dare risposte troppe sicure e perentorie alla domanda su Dio.

La Chiesa ha lottato con fierezza contro tutti coloro che volevano catturare Dio dalla propria parte, perché ha ripetuto la testimonianza di Gesù: solo lui può pretendere di rivelare pienamente e veramente Dio. Questa é una prospettiva importantissima nella vita cristiana.

L'ho studiata a lungo, nel metodo e nel contenuto, alle pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Una spiritualità per la vita quotidiana: pp. 43-50.

 

3. Discutiamone assieme

- Il nostro è un Dio che parla: lo diceva con forza il popolo ebraico, in polemica con gli dei pagani, scolpiti con volto umano ma incapaci di comunicare. Ci parla, evidentemente, in un modo molto diverso da quello che utilizziamo noi. Come Dio ci parla?

- Per ascoltare un amico che ti parla, bastano un buon udito e la conoscenza della lingua utilizzata. Quando è Dio che parla, ci vuole la "fede". Perché?

- Dio ha parlato soprattutto in Gesù di Nazareth. La sua vita è stata la rivelazione piena e definitiva del mistero di Dio. Eppure i difensori della tradizione religiosa del suo tempo l'hanno condannato e ucciso con l'accusa di "bestemmiatore". Cosa diceva Gesù di tanto "scandaloso" su Dio?

- Come possiamo diventare oggi "ascoltatori di Dio", in un tempo in cui tutti gridano come forsennati, mentre sembra che Dio resti muto?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Nel lungo cammino dell'esperienza religiosa degli uomini sono stati espressi tanti e diversi modi di parlare di Dio: i suoi nomi e le sue qualità. Prova ad elencare tutti quelli che conosci e paragonali tra di loro. E Gesù... come ha parlato di Dio?

- Nella storia dell'arte esistono tanti "volti" di Gesù: in genere ogni grande artista ne ha dipinto o scolpito almeno uno. Salta subito agli occhi la loro profonda diversità. Prova a raccoglierne una serie e cerca di vedere cosa c'è di comune e cosa sta invece all'origine della diversità. Qual è il "vero" volto di Gesù di Nazareth?

 

 

CRISTIANI COME MARIA

 

1. Il significato

Ti chiedo di pensare quale posto occupa Maria nella tua vita. Non voglio certamente invadere quello spazio della tua esistenza in cui hai diritto di restare solo, alle prese con le scelte più impegnative. Non ti chiedo di rispondere a me. Ti sollecito solo a rispondere coraggiosamente a te stesso.

I grandi cristiani hanno amato molto Maria. L'Italia è piena di santuari dedicati a lei e il nostro calendario di feste mariane. Tante gente porta il suo nome e tiene la sua immagine addosso.

Questo è molto bello.

Qualcuno invece contesta questo modo di fare. Lo ritiene un atteggiamento poco maturo: come il bambino che non accetta mai di staccarsi da sua madre e così non cresce.

E tu?

Nel "Ritratto" ti ho fatto una proposta: Maria é il più bel ritratto di cristiano. E' decisiva la sua presenza nella vita del cristiano perché ci rivela chi siamo. E ci sostiene nell'avventura faticosa di diventare come dobbiamo essere. Prova a leggere le pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Note di pastorale giovanile 1988/1-2, 5-9; 1988/4, 49-74.

Da: Note di pastorale giovanile 1982/1 (Un manifesto per la spiritualità giovanile), 74-76.

Da: Dossier: L'Associazionismo delle FMA, Centro internazionale di P. G., Roma 1982, pp. 54-59.

- Da meditare:

Matteo 1, 18-20

Luca 1, 26-38

Luca 1, 46-55

Luca 2, 19 e 41-51

Matteo 12, 46-50

Giovanni 2, 1-12

Giovanni 19, 25-27.

 

3. Discutiamone assieme

- Prova a fare l'elenco delle feste della Madonna che conosci e dei santuari che hai visitato o di cui hai sentito parlare. Certo, l'elenco è lungo. Se poi lo confronti con quello redatto dai tuoi amici, diventa ancora più lungo. Perché tanta "devozione" verso Maria?

- E per te: chi è Maria?

- Ti sembra giusto pregarla quando hai bisogno di qualche aiuto speciale?

- Che ne dici del "ritratto di Maria" presentato nel "Ritratto"? Vista così, Maria occupa ancora un posto centrale nella vita di un giovane cristiano? Funziona solo...  come una che dà buon esempio..., oppure le affidiamo un compito molto più impegnativo e quale?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

 

- Ripeti anche per Maria la stessa ricerca fatta per i volti di Gesù: raccogli le sue immagini, come sono state raffigurate dai grandi artisti, e verifica cosa c'è all'origine della differenza.

- Conosci nella tua zona qualche santuario mariano? Ci sei mai stato? Prova, un bel giorno, ad andarci e chiedi alla gente che trovi lì... perché c'è andata.

 

 

ALLA RICERCA DEL VOLTO DI DIO

 

1. Il significato

Hai certamente pregato molte volte con le bellissime parole di un salmo, ripetuto spesso nella liturgia della Chiesa: "O Dio, cerco il tuo volto, come un cerva assetata corre alle sorgenti d'acqua".

Prima di te tanti uomini religiosi hanno ripetuto le stesse parole, affascinati dal desiderio di vedere e incontrare Dio.

Ma Dio resta invisibile. E' più grande di ogni immagine che ci facciamo di lui.

Gesù ha finalmente appagato il nostro ardente desiderio. Ci ha mostrato un Dio vicinissimo: più intimo a noi di quello che noi possiamo esserlo per noi stessi.

In Gesù, abbiamo scoperto che Dio riempie la nostra vita, come l'aria che respiriamo e in cui viviamo.

Cercarlo vuol dire scoprirlo già presente. Per incontrare il suo volto, dobbiamo accogliere e penetrare il nostro volto e quello di tutti gli altri uomini, belli o brutti che siano.

Quasi quasi non sembra vero: é una affermazione che va pensata e capita.

E' scritto qualche cosa di più nella pagine 000. Prova a rileggerle.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Una spiritualità per la vita quotidiana: pp. 57-65.

Da: Note di pastorale giovanile 1982/1 (Un manifesto per la spiritualità giovanile), 68-71.

Da: Dossier: L'Associazionismo delle FMA, Centro internazionale di P. G., Roma 1982, pp. 38-42.

- Da meditare:

Salmo 42, 1-3

Salmo 23, 1-3

Salmo 115, 3-9.

 

3. Discutiamone assieme

- Che posto occupa Dio nella tua vita? Hai voglia anche tu di "vedere il suo volto", oppure ti rendi conto che, in lui o senza di lui, le cose non cambiano poi molto?

- Un ingegnere che costruisce un ponte o un medico che cura un ammalato... o tu quando studi e progetti il tuo futuro... fai qualcosa di diverso perché credi in Dio? Oppure tutto procede secondo logiche precise e autonome?

- Nel "Ritratto" si sostiene un'idea un po' strana: Dio, presente nella vita quotidiana come l'aria che respiriamo, ci sollecita ad "amare" intensamente la nostra vita. Molti cristiani sembrano pensare tutto il contrario. Che ne dici?

- Se é vero che Dio è presente nella nostra vita quotidiana, come possiamo costatare questa presenza? Come possiamo incontrarlo? E' una fatica disperata, affidata alla nostra astuzia... oppure si tratta, come dice qualcuno, di "lasciarsi incontrare"? Ma che vuol dire?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Fa' l'elenco (riservatissimo) di quello che in una giornata ti rende particolarmente felice e di quello che invece ti fa soffrire. Verifica perché.

- Ti propongo un esperimento. Prendi un fatto di cui giornali e TV stanno parlando. Prova ad elencare le differenti prospettive di lettura. Perché sono diverse? Ti sembra possibile una lettura di fede di quello stesso fatto? Come?

 

 

COME UNO CHE VEDE L'INVISIBILE

 

1. Il significato

Questa scheda ti chiede di pensare, con tutta la calma necessaria, ad una dimensione del vivere quotidiano, a cui di solito pensiamo poco. Ci pensiamo poco, sicuramente non per pigrizia o per disimpegno, ma perché si fa così per tutte le cose importanti.

Considera l'amore, per esempio, quello che ci portiamo da persona a persona. Quando due persone si vogliono bene, non stanno in genere a discutere su che cosa sia l'amore. Lasciano la fatica ai filosofi e agli psicologi. Loro si amano; e basta e ce ne avanza.

Così è per la fede, l'esperienza importante su cui vogliamo pensare.

Di fede viviamo; come altra gente dice di vivere anche senza fede.

Oggi però ti chiedo il coraggio di prendere in mano questa esperienza vitale e di pensarci su. L'operazione a cui ti sollecito, è come un processo al rallentatore: riguardiamo la fede in moviola, con un ritmo rallentato, con la possibilità di rimandare ogni tanto le immagini indietro per studiare particolari preziosi, proprio come si fa con un bel goal o con un'azione strepitosa, in TV durante la diretta di una partita di calcio.

Nel "Ritratto" ho parlato della fede in diversi contesti. Prova a rileggere le pagine 000, per farti un'idea complessiva dell'argomento.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Una spiritualità per la vita quotidiana: pp. 97-105.

- Da meditare:

Lettera agli Ebrei 11.

 

3. Discutiamone assieme

- Ho paragonato la fede all'amore. Non è solo un modo di fare, quasi un esempio. C'è molto di più. Che ne pensi? Ti sembra corretto? Quali dimensioni comuni vedi?

- Nella lettera agli Ebrei (devi proprio leggere il cap. 11) la fede viene definita così: vedere "già" le cose che non si vedono, possedere "già" quelle che soltanto si sperano. E poi il discorso si fa concreto attraverso tante storie di vita. Che significa tutto questo?

- Prova a ripensare ad alcuni avvenimenti importanti della tua vita. In essi hai letto le cose da quello che non si vede? Cosa sarebbe cambiato, se l'avessi fatto? Forse nulla... o forse tanto... e perché?

- Per molti cristiani la fede è un insieme di cose da credere: delle "dottrine" un po' strane. In queste pagine, stiamo parlando così della fede? Che rapporto vedi tra questo modello e il nostro?

- Nella fede c'è sempre un po' di rischio. E' come una scommessa sulla vita. Esistono garanzie o è tutto un salto nel buio? Chi ti "garantisce"?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Se non lo possiedi già, comprati un Vangelo. Ti consiglio la traduzione in lingua corrente curata dall'ABU-LDC: costa poco ed è molto bella. Colloca il libro in un posto "solenne" nella tua stanza... e trova il modo di meditarlo, ogni tanto.

- Una cosa difficile, per persone serie (dunque, per te!): prendi un avvenimento "importante" (dai giornali o dalla tua vita personale o di gruppo) e prova a ripercorrerlo "al rallentatore". Che ti sembra?

 

 

LA FESTA CHE ANTICIPA IL FUTURO

 

1. Il significato

Il cristiano condivide la vita di tutti gli uomini. Non ha spazi speciali e separati.

Quando incontriamo dei cristiani che hanno paura della condivisione e cercano, con nostalgie d'altri tempi,   isolamento e privilegi, giustamente ci rammarichiamo un po'.

Qualcosa di speciale però i cristiani ce l'hanno e ci tengono molto: i sacramenti.

Celebriamo l'eucaristia e ci sembra che una domenica senza messa sia una festa a cui manchi qualcosa di importante. Quando abbiamo offeso qualcuno o ci siamo comportati male, gli chiediamo scusa, cerchiamo di rimettere le cose a posto; ma poi andiamo anche a confessarci.

Se nasce un bambino o due giovani decidono di sposarsi, non ci accontentiamo di organizzare bene le cose tra di noi, ma compiamo dei gesti speciali: li chiamiamo il sacramento del battesimo e quello del matrimonio. Perché "integriamo" ai gesti di tutti qualcosa di particolare?

Il titolo della scheda dà una risposta: i sacramenti sono un pezzo di futuro, anticipato nel ritmo del presente, come festa specialissima.

La proposta non brilla certamente per chiarezza. Serve a provocarti. Ti chiede il coraggio di fare il punto anche su questo problema.

La pratica dei sacramenti è oggi abbastanza in crisi, soprattutto tra i giovani. Si dice: perché sposarsi in Chiesa; a confessarsi ci vadano i bambini e le vecchiette; a messa ci vado... ma tutte le domeniche è troppo. Al contrario, la comunità ecclesiale insiste con forza; i cristiani nei primi tempi dicevano che senza eucaristia non potevano vivere.

Chi ha ragione?

L'alternativa, posta così, è un po' rigida e forzata. Qualcosa però dobbiamo riscoprire e recuperare.

Per schiarirti un po' le idee, leggi le pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Una spiritualità per la vita quotidiana: pp. 69-77.

Da: Note di pastorale giovanile 1982/1 (Un manifesto per la spiritualità giovanile), 71-74.

Da: Dossier: L'Associazionismo delle FMA, Centro internazionale di P. G., Roma 1982, pp. 50-54.

 

3. Discutiamone assieme

- Prova, prima di tutto, a darti una tua definizione di "sacramenti". Fallo da persona seria: non vogliamo ripetere formule che non ci dicono proprio nulla, ma neppure pensiamo che il mondo incominci dalla nostra soggettività. Per questo, nella definizione metti del tuo e riprendi la fede e la tradizione della Chiesa.

- Hai già ricevuto alcuni sacramenti (battesimo, cresima, eucaristia, riconciliazione). Qualche altro l'hai in previsione (il matrimonio o il sacramento dell'ordine). Certamente eucaristia e riconciliazione ritmano abbastanza la tua vita. Cosa rappresenta tutto questo per te? Non devi, per forza, rispondere forte. Lo puoi fare sottovoce, nel silenzio della tua riflessione. Ma non puoi procedere solo per abitudine. Ti pare?

- Secondo te, è la stessa cosa chiedere perdono ad un amico che hai offeso e celebrare il sacramento della riconciliazione? Volersi bene e decidere di stare assieme... e poi celebrare il sacramento del matrimonio? Perché?

- Pregare un po' e celebrare l'eucaristia: due gesti che chiamano in causa Dio nella tua vita. Sono la stessa cosa? Dove sta la differenza?

- I sacramenti sono una festa. Sono proprio una festa o sono una gran noia? Che festa sono?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- La vita degli uomini è tutta intessuta di simboli di riconciliazione e di incontro (la stretta di mano, per esempio...). Fa' un elenco e scegli quelli che ti sembrano più belli. Oppure inventane tu qualcuno, con i tuoi amici. Prova poi a vedere se è possibile iniziare o concludere la celebrazione del sacramento della riconciliazione o dell'eucaristia con qualcuno di questi gesti simbolici.

- Di uomini sapienti e profondamente religiosi ce ne sono tanti: non sono per forza dei cristiani. Fa' l'elenco, raccogliendo tutti quelli che conosci o di cui hai sentito parlare. E metti accanto al loro nome quello che di essi particolarmente ti colpisce.

 

 

SIAMO GENTE DI PREGHIERA

 

1. Il significato

Un mio amico ha letto il lungo "Ritratto" sul giovane cristiano per darmi qualche buon consiglio; e, alla fine, mi ha detto: si parla poco di preghiera.

Su una cosa gli ho dato pienamente ragione: la preghiera è centrale nella vita di un giovane cristiano. La qualità della sua vita si può misurare veramente sulla qualità della sua preghiera.

Purtroppo preghiamo poco e male. Il "poco" non è questione di quantità, ma di intensità. "Male" è la conseguenza: preghiamo pieni di fretta, con mille cose che ci urgono, con la voglia di finire presto per tornare ai problemi seri. Oppure preghiamo solo per parlare a Dio, visto che abbiamo bisogno di qualcuno con cui sfogarci.

Al mio amico ho dato ragione solo in parte. E' giusta la preoccupazione. Ma, secondo me, non è vero che nel mio "Ritratto" si parla poco di preghiera.

Non c'è una trattazione esplicita, come non ce n'è una per tante altre dimensioni importanti della vita cristiana.

Sono presenti però un sacco di frammenti. Prova a ricomporre il "puzzle" dai suoi frammenti e poi di' a te stesso cosa ne pensi.

Per questo leggi le pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Note di pastorale giovanile 1982/3, 17-30; 1982/6, 10-38.

- Da meditare:

Matteo 5, 23-24

Matteo 6, 6

Giovanni 14, 13

Luca 18, 9-13

Matteo 18, 19-20

Matteo 6, 7-9

Luca 18, 1 e 21, 34-36.

 

3. Discutiamone assieme

- Tutti gli uomini religiosi pregano. Alcuni pregano molto di più dei cristiani: con più intensità e con più coraggio. La preghiera del cristiano è qualcosa di speciale? Cosa ha in comune con le preghiere degli altri uomini religiosi e cosa ha di speciale?

- Gesù ha pregato come ogni buon ebreo. Ma ha insegnato un modo nuovo e originale di pregare il Padre che sta nei cieli. I suoi discepoli hanno organizzato l'insegnamento di Gesù nel "Padre nostro". Prova a ripeterlo con calma e con pace. Cosa c'è di nuovo e di bello?

- Non è facile pregare. Abbiamo tantissime cose da fare e tante cose a cui pensare. Prova a fare l'elenco delle tue "obiezioni alla preghiera" e verifica se ci sono delle risposte convincenti. Decidi chi ha ragione.

- A pregare s'impara. Molti giovani oggi vanno a "scuola di preghiera". Conosci qualche "maestro" di preghiera cristiana, qualche centro dove sperimentare la preghiera?

- I cristiani pregano anche con le parole dei salmi e di tante bellissime pagine della Sacra Scrittura. Ne conosci? Hai mai provato ad utilizzarle?

- Insomma: tu preghi? Quando? Come?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- I Salmi sono da quasi tremila anni la preghiera del credente: gli ebrei prima e i cristiani dopo. Cercane qualcuno, in una bella traduzione (magari con l'aiuto del tuo animatore), e vedi come è possibile farlo diventare il punto di riferimento della tua giornata o della tua settimana. Con qualche espressione significativa e una bella fotografia si fanno poster raffinatissimi.

- Prova a scrivere una bella preghiera (siamo tutti un po' dei poeti...), per pregare la tua vita quotidiana (le cose che ti piacciono, gli amici, qualche avvenimento...).

 

 

TRA FESTA E IMPEGNO

 

1. Il significato

Una espressione dice bene la qualità più intensa di un giovane cristiano, quella dimensione che non si veda a prima vista, ma che percorre nel profondo tutta l'avventura della sua vita: "il cristiano spera in Dio e ama la sua terra".

Del Dio, misterioso e inscrutabile, che ha preso il volto e la parola di Gesù di Nazareth, si fida senza riserve. Tanti segni sollecitano e sostengono la sua fede, anche se i conti non tornano sempre come ci piacerebbe. La fede nel Dio invisibile é tutta e solo "speranza".

La "terra" - il territorio in cui viviamo, con i suoi problemi e con le sue ansie - invece la vediamo bene e ne sentiamo forte il grido. Non possiamo barare, far finta di non esserci. Ci piace amarla, dell'amore concreto che si fa progetto quotidiano di liberazione.

Speranza in Dio e amore alla terra sono, per il cristiano, come le due facce della stessa passione.

Prova a rileggere le pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Note di pastorale giovanile 1987/8, 33-47; 1989/3, 3-16.

Da: Note di pastorale giovanile 1982/1 (Un manifesto per la spiritualità giovanile), 80-85.

Da: Dossier: L'Associazionismo delle FMA, Centro internazionale di P. G., Roma 1982, pp. 42-46.

- Da meditare:

Matteo 25.

 

3. Discutiamone assieme

- Sei un cristiano "che pensa ai fatti suoi" oppure ti rendi conto che chi ama Dio che non vede, deve amare intensamente tutti i fratelli che vede?

Pensaci con calma: questo è un ambito dove le parole e le buone intenzioni servono davvero a poco.

- La fede di un cristiano si misura sulle opere. Sei d'accordo?

Quali sono le "opere" alla tua portata, in cui puoi manifestare la tua fede? Fai un elenco coraggioso. Molti gesti li stai certamente compiendo, da solo e con il tuo gruppo: mettili in elenco. E poi cerca quali altri fatti potresti progettare.

- Di fronte ad un problema grave, che può fare un cristiano? Prega, si impegna, grida e si affanna? Fa un po' di tutto? Come e perché?

- Fare catechesi ai più piccoli o l'animatore in un gruppo... è uno di questi impegni sul territorio, per la vita di tutti, oppure é tempo perso? A quali condizioni?

- Alla scuola di Gesù, l'amore alla vita diventa compassione per la vita di tutti: vocazione. Ci stai pensando seriamente? In che direzione?

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Guardati d'attorno con un occhio nuovo. Lungo le strade che percorri ogni giorno, cosa vedi? Prova a fare un elenco dei "problemi" che incontri, delle "soluzioni" già avanzate, di quelle che andrebbero urgentemente programmate, di quelle che tu sei in grado di realizzare...

 

 

TEMPI DI INTERIORITA'

 

1. Il significato

Il contenuto di questa scheda ti chiede una cosa non abituale e dal sapore un po' strano: ti invita a vedere se nella tua giornata sai trovare spazi di "silenzio" e di "solitudine" interiore.

La spiritualità tradizionale ci faceva molto caso. Tantissime raccomandazione giravano su questi ritornelli.

Siamo diventati molto sospettosi sulle logiche che animavano una simile insistenza. Questi modelli partivano dall'idea che la nostra vita va divisa in tempi sacri e tempi non sacri. Purtroppo, i cristiani "normali" sono costretti a disperdersi nei tempi non sacri, perché non possono proprio fare la scelta coraggiosa che fanno i monaci, che vivono tutta la loro esistenza nei tempi e nei ritmi sacri.

Il silenzio, la fuga dalle cose che dissipano, l'interiorità rappresentavano la condizione per sopravvivere in questa situazione poco felice.

Ho proposto un modello molto diverso di vita cristiana. Sembra coerente buttare via tutto quello che, in qualche modo, appare legato ai vecchi schemi. Invece ti chiedo di verificare, con molto coraggio, se la ricerca di "interiorità" non rappresenta la condizione irrinunciabile per vivere con responsabilità e impegno proprio questo modello di spiritualità, tutto coinvolto nel ritmo della vita quotidiana.

Prima di rispondere, devi comprendere bene di che cosa si tratta. Nel "Ritratto" ho espresso l'esigenza con una parabola, dal sapore biblico: il deserto.

Ritagliare nella propria giornata tempi di interiorità significa inventarsi un po' di deserto, dentro il ritmo frenetico delle nostre città.

Prova a pensarci. Fatti aiutare dalla lettura attenta delle pagine 000.

 

2. Per approfondire il tema

- Da leggere:

Da: Note di pastorale giovanile 1988/9, 3-15.

- Da meditare:

Osea, 2, 20-22

Salmo 42, 1-3.

 

3. Discutiamone assieme

- Qual è la tua reazione spontanea di fronte all'invito a ritagliare spazi di interiorità? Quali ti sembrano le ragioni ispiratrici: della tua reazione e della nostra proposta?

- Il silenzio fa paura: è vero e sacrosanto. Però, sei convinto di poter rinunciare al silenzio? In fondo, che vuol dire "silenzio" per un giovane come te?

- Prova ad immaginare una giornata ideale (la tua giornata fatta nuova e riconquistata) con alcuni "tempi di interiorità".

- L'interiorità non è solo un fatto personale. Anche nel ritmo di vita di un gruppo ci può essere interiorità oppure può regnare la dissipazione e la manipolazione. Ne sei convinto? Prova ad immaginare e a progettare il modo e le condizioni.

 

4. Quando le parole non bastano più

Quello su cui abbiamo appena riflettuto è un tema "serio", nell'esistenza di un giovane cristiano.

Va capito, faticando "di testa" e "di cuore". Ma ad un certo punto scopriamo che le parole e le belle idee non bastano proprio più.

Dobbiamo passare ai fatti.

Progetta qualche "fatto": piccolo, concreto per poterne verificare l'esecuzione, da condividere con i tuoi amici.

Ti proponiamo, per esempio:

- Prova ad organizzare nella tua giornata (stabilendo orario, luogo, condizioni) qualche preciso momento in cui "fare silenzio" per pensare con calma alla tua vita.

- Con gli amici del tuo gruppo è possibile organizzare una giornata di riflessione, in un ambiente "diverso" da quello della tua vita quotidiana (per esempio: in una chiesetta lontana dal rumore, in un luogo di preghiera, a contatto con una comunità di vita monastica...)?

 

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