A cura di Franco Floris

(NPG 1986-08-56)


1. PROBLEMI E ATTESE DEI PARTECIPANTI

Obiettivi: essendo il primo incontro del corso, ci si propone di «fare gruppo», creando un clima di fiducia reciproca e verificando le aspettative personali. A partire dall'analisi dei problemi educativo-pastorali, ci si propone inoltre di far emergere i «temi generatori» in circolazione tra i presenti che si avvicinano all'animazione;

Tempo: l'incontro, di tre ore, è suddiviso in due parti, con un intervallo.

Prima parte: introduzione al corso
(90 minuti)

1. Presentazione del corso: la presentazione dell'équipe del corso, la genesi del corso, lo stile degli incontri, gli atteggiamenti con cui viverlo.
2. Divisione a gruppi: ci dividiamo in tre gruppi: ogni gruppo ha un animatore dell'équipe che coordina il lavoro. Si lavora nella direzione del primo obiettivo: fare gruppo.

a. Un clima di fiducia e di comunicazione:
- tecnica di animazione: «io presento l'altro» (simile a «colloquio a due e presentazione del partner», in B. Grom, Metodi per l'insegnamento... LDC 1981, p. 31);
- tecnica: «il serpente» (cf Grom, p. 564).
Avevamo progettato anche altri giochi alternativi (ad es., «entrare nel cerchio», in Q1 Decidersi per l'animazione, p. 86), ma tutti i gruppi hanno utilizzato il gioco del serpente.

b. Le nostre aspettative:
- motivazione e spiegazione di un questionario con tre domande: 1. Quali sono le cose a cui non sono mai disposto a rinunciare? 2. Quali cose sono disposto a perdere pur di fare animazione? 3. Quali cose intendo condividere facendo animazione?
- breve tempo di riflessione personale sulle tre domande;
- ulteriore divisione in sottogruppi di 3/4 persone dove si possono comunicare le risposte alle domande;
- condivisione spontanea all'interno del gruppo più grande e sintesi dell'animatore. c. Introduzione alla seconda parte: analisi della situazione in modo che la «domanda sintesi» sia condivisa e risponda realmente ai problemi della zona.

Seconda parte: analisi della situazione e temi generatori
(60 minuti)

l. Alcuni aspetti dell'animazione e presentazione di un problema-sintesi: quali sono le cause delle difficoltà dei gruppi giovanili?
2. Risposta alla domanda attraverso la tecnica della «ragnatela» (cf NPG 6/ 1985, pp. 75-76):
- prima in piccoli gruppi (gli stessi di prima): discussione e risposta su un foglio;
- presentazione in assemblea del lavoro di ogni gruppo.
3. Che cosa fare? Scopriamo insieme dei segni di novità.
4. Sintesi: sottolineare i segni di novità (temi generatori) vicini all'animazione.
5. Conclusione: consegna del «credo dell'animatore» (cf Q1).

Rilievi conclusivi

- Gli animatori si sono lasciati subito coinvolgere nonostante le notevoli diversità di età, cultura, ambiente.
- Hanno partecipato con molto interesse, attività e serietà.
- Abbiamo notato tra i partecipanti una progressiva perdita della paura (anche noi!) e il desiderio di esprimersi.
- L'obiettivo ( «fare gruppo creando un clima di fiducia e comunicazione») è stato pienamente raggiunto: al termine dell'incontro molti continuavano a comunicare e a discutere tra loro e con noi.
- È stata positiva la funzione di uno dell'équipe che coordinava, orologio alla mano, il lavoro dei vari gruppi.
- Utile e positiva anche la funzione dei rappresentanti della diocesi e organizzatori effettivi del corso.
- Avevamo previsto esercizi partecipativi, in assemblea, anche per i temi generatori, ma non sono stati fatti; solo brevemente abbiamo fatto cogliere dei segni di novità tra i problemi emersi.
- Gli esercizi iniziali hanno richiesto più tempo, quindi si è sviluppata meno la seconda parte.
- Il difetto più evidente: una certa fretta. Avevamo previsto molte cose, forse troppe; durante lo svolgimento abbiamo tagliato qualche passaggio, ma abbiamo lavorato ugualmente a ritmo serrato.
- Nell'équipe c'è stata molta collaborazione; e questo ha contribuito alla buona riuscita, insieme ad una preparazione accurata anche nei più piccoli particolari.

Bibliografia

Indichiamo i principali strumenti di lavoro utilizzati. Di volta in volta segnaleremo altra bibliografia.
- Dossier: Temi generatori nella pastorale giovanile, in NPG 83/1, pp. 3-31.
- Q1: Decidersi per l'animazione, LDC 1983.
- Q 20: Animazione dei giovani: proposta e metodo nei «quaderni», LDC 1984.
- GROM B., Metodi per l'insegnamento della religione, la pastorale giovanile e la formazione degli adulti, LDC 1981.

2. CHE COSA È L'ANIMAZIONE?

Obiettivi: far emergere dal gruppo le loro idee a proposito di animazione; aiutare ad assimilare alcuni concetti base dell'animazione culturale.

Prima parte: le nostre idee sull'animazione
(90 minuti)

Tecnica utilizzata: la metafora. Dopo aver spiegato cosa è una metafora e aver insieme fatto alcuni esempi, abbiamo chiesto ai partecipanti di elaborare delle metafore sull'animazione. Il mandato: «Secondo me, l'animazione è come...» (per l'uso della tecnica, cf Grom, o.c., p. 140). Ogni persona ha scritto per conto suo una o più metafore, che sono poi state raccolte alla lavagna. Eccone alcuni esempi: mettere il sale in una zuppa sciapa, il latte che nutre il bambino, un'onda che smuove un'altra onda, un fertilizzante per piante appassite, il vento che agita le foglie, i fuochi artificiali...
Una volta scritte le metafore alla lavagna, abbiamo chiesto ai presenti di scegliere, motivando, la metafora preferita, oppure di indicarne una che rifiutavano. Ne è nata una discussione che lentamente ha messo in luce:
- l'animazione implica una lettura «impietosa» della realtà;
- l'animazione crede tuttavia che è possibile cambiare le situazioni;
- l'animazione richiede la presenza di aiuto (= educazione) di qualcuno che ha fatto «esperienza» di felicità;
- l'animazione è un processo di trasformazione delle persone.

Seconda parte: i concetti base dell'animazione culturale
(75 minuti)

Tecnica: intervento di un esperto, il quale riprendendo i contributi del Q5 L'animazione culturale alla luce di quanto emerso nelle metafore, ha introdotto il fondamento dell'animazione come «amore alla vita» e i tre concetti di base.

1. Descrizione dell'animazione culturale:
- un modo di vedere e leggere la realtà: la criticità;
- una lettura piena di speranza: amore alla vita è affermare che ogni situazione è «redimibile» nella sua povertà;
- questa redenzione è possibile radicandosi nella esperienza umana (la cultura) e nell'esperienza religiosa (la fede).

2. I tre concetti base:
- l'animazione vuole inserire i giovani nella cultura, considerata come un organismo vivente, in evoluzione, attraverso processi di comunicazione;
- l'animazione vuol prendere i giovani e, prima ancora, l'uomo come un sistema aperto e vivente, che scambia informazioni ed energia dentro la cultura;
- l'animazione vuole aiutare i giovani a osservare e progettare la vita da un punto di vista e di osservazione: la trascendenza.

Rilievi conclusivi

- Gli animatori partecipano attivamente alla costruzione di un clima di accoglienza reciproca e di lavoro comune.
- La tecnica della metafora si è rivelata utile: tutti hanno prodotto la loro metafora. Una certa difficoltà, invece, al momento di discuterle.
- Ci voleva più tempo per la lezione dell'esperto, comunque molto precisa e gradita. Al termine sarebbe stato utile lavorare a gruppi per discutere i principali concetti emersi.

3. GLI OBIETTIVI DELL'ANIMAZIONE DEI GIOVANI

Obiettivi: riflettere, alla luce dei concetti fondamentali emersi nell'incontro precedente e della personale conoscenza del mondo giovanile, su quali potevano essere gli obiettivi di una animazione degli adolescenti oggi; imparare a lavorare tecnicamente sugli obiettivi. La sequenza dell'incontro: introduzione, presentazione della tecnica della ragnatela, lavoro a gruppi, assemblea.

Introduzione

Si riprendono le affermazioni più importanti dell'incontro precedente, per sottolineare che tali concetti vanno ora utilizzati per elaborare gli obiettivi dell'animazione con «questi adolescenti». Si fa notare che sarebbe stato utile dedicare un incontro all'analisi di problemi e attese delle nuove generazioni. Se ne ricordano alcuni (frammentazione, distanza dalle istituzioni, soggettivismo etico, crisi di senso), sottolineando gli aspetti positivi e negativi.

La tecnica della ragnatela

La tecnica era già stata utilizzata nell'analizzare i problemi degli animatori. Questo facilita il lavoro odierno. Ecco le indicazioni ai partecipanti, suddivisi in quattro gruppi e guidati da un membro dell'équipe:
- discutere in generale su quali sono gli obiettivi educativi con gli adolescenti (lasciando da parte, per ora, gli obiettivi di una educazione alla fede);
- rintracciare ora: uno slogan di fondo (come obiettivo generale; era più facile e attraente elaborarlo in questa forma che non con affermazioni discorsive); tre/quattro obiettivi intermedi; tre/quattro obiettivi di terzo livello (e quindi più operativi) per ogni obiettivo intermedio;
- riportare gli obiettivi sul un cartellone (cm 70x100) per poi presentarli in assemblea;
- fare in modo che gli obiettivi siano significativi e praticabili: qualcuno si incarichi di «criticare» gli obiettivi altisonanti...

Assemblea

Ogni gruppo presenta il suo lavoro, mentre tutti i presenti trascrivono i cartelloni sul loro quaderno di appunti. Ora tutti insieme si cerca di individuare le principali convergenze. Uno degli animatori, mentre guida il lavoro, arricchisce gli obiettivi, alla luce dei Q 5/6 de «I quaderni dell'animatore». Riportiamo in uno schema a parte la sintesi dei vari cartelloni, per dimostrare l'utilità del lavoro svolto. Sono emerse quattro aree di obiettivi. Abbiamo riportato i quattro slogan generali dei gruppi. Ovviamente su questo schema si potrebbe (e dovrebbe) lavorare ancora...

Rilievi conclusivi
- Tutti hanno lavorato con molto interesse, costretti ad utilizzare le loro esperienze, e a confrontarle con gli altri, alla luce dei concetti dell'animazione culturale.
- Molto importante ci è sembrato il fatto che la tecnica ha costretto da una parte ad un sottile lavoro di analisi e dall'altra ad un grosso impegno di sintesi per arrivare a formulazioni brevi riportabili sul cartellone.

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4. IL METODO NELL'ANIMAZIONE

Obiettivo: Far emergere, attraverso una tecnica semi-proiettiva (il disegno), ciò che è metodo per l'animazione così come è stata presentata nei precedenti incontri, e offrire una visione sintetica del metodo animativo.

Svolgimento

1. Alcuni brevi esercizi di riscaldamento (vedi Grom, o.c. p. 33). Presentazione della sintesi degli obiettivi dell'animazione elaborati nell'incontro precedente (vedi schemi a parte). Breve introduzione su il metodo in generale partendo dalle idee chiave dell'animazione (10 minuti).
2. Divisione in gruppi (6 gruppi) per concettualizzare che cos'è metodo, fare una breve sintesi da consegnare a noi. Progettare poi un disegno sul metodo. Tempo: 30 minuti. Per la tecnica del disegno: B. Grom, o.c. p. 33.
3. Ritorno in sala e... via con i disegni! Ogni gruppo fa il suo, ma chi lo desidera ne fa uno personale. Intanto due animatori sintetizzano le definizioni di metodo risultate dal lavoro di gruppo. Tempo: 3 minuti. Intervallo.
4. Descrizione ed interpretazione dei disegni riguardo il metodo. Tutti sono seduti attorno al «grande foglio» e si esprimono. Tempo: 50 minuti. Sintesi sul metodo dai disegni dei lavori di gruppo e dal Q20. Tempo: 30 minuti.

La sintesi sul metodo dal Q20

Il metodo dell'animazione: la capacità di scegliere le risorse concrete, disponibili e organizzarle in un modello di relazione educativa fatta di tempi, luoghi, agenti, processi, strumenti...

1. È un metodo di accostarsi alle nuove generazioni.
- Fatto di fiducia, accoglienza = ottimismo nell'uomo, apertura, preferenza a tutto ciò che unisce; collaborazione, fiducia in «tutto ciò che è povero».
- Ricerca delle «cose nuove e belle». Temi generatori = intuizioni di futuro: la solidarietà; la soggettività come valore di ogni persona; il senso del mistero come bisogno di invocazione.
- Dignità educativa di ogni interesse giovanile: culturale, sportivo, religioso, ricreativo.
- Il giovane nella sua complessità contro il settorialismo e il gerarchismo, in un sistema sociale, vasto e interagente.
- Il giovane nella sua libertà: l'uomo come sistema aperto (niente formule prefabbricate, cogliere l'imprevedibilità (il cerchio davanti al fuoco); animazione = attività a rischio.

2. Un modo di instaurare la relazione educativa.
- È un intervento educativo: un modo di intervenire, per aiutare le persone a ritrovare il coraggio di vivere.
- Relazione educativa intesa come: comunicazione non-simmetrica; nella disponibilità reciproca alla comunicazione: patto comunicativo; nella disponibilità al cambiamento.
- Alcune condizioni nell'educatore: disponibilità al cambio culturale; capacità politica (parole ai fatti); capacità di relazione con gli altri.

3 . Il gruppo giovanile come soggetto educativo (tema del prossimo incontro).
- L'importanza del piccolo gruppo.
- Relazione fra animatore e gruppo.
- Le tipiche fasi della vita del gruppo.

4. Un metodo che lavora sulle esperienze (tiene molto conto del vissuto).
- Le esperienze quotidiane: aiuta a far esplodere la domanda di vita; aiuta a darsi «una parola» sulle esperienze; aiuta a muoversi verso altre esperienze.
- Le esperienze perturbatrici: esperienze che si fanno messaggio.
- Le esperienze generatrici: che hanno in sé germi di futuro e valori più grandi.

5. Un metodo che usa tecniche particolari. Giochi, impegni concreti, gite, dinamiche di gruppo, ecc.

Rilievi conclusivi

- La tecnica del disegno richiede molto tempo ed è stato difficile ottenere 25 minuti per concludere con delle indicazioni sintetiche sul metodo.
- L'impressione generale è stata buona; gli animatori si sono impegnati e sono stati molto spontanei e creativi.
- Nell'interpretare i disegni secondo il metodo, hanno colto molti aspetti significativi.
- Abbiamo notato che, dopo un primo momento di incertezza davanti al «grande foglio», c'è stato un progressivo coinvolgimento davvero «animato».
- È stato richiesto un foglio riassuntivo sul metodo che presenteremo la prossima volta.

5. LA MATURITÀ UMANA DELL'ANIMATORE

Obiettivo. Nella prima parte del corso abbiamo considerato l'animazione in sé, gli obiettivi e i metodi che essa persegue.

Con questo incontro l'interesse si sposta sugli strumenti di cui l'animazione si avvale per raggiungere gli obiettivi.
I principali strumenti (i pilastri fondamentali) sono tre:
- l'animatore;
- il gruppo;
- la relazione animatore/gruppo.
Iniziamo prendendo in considerazione l'animatore come persona, cioè non tanto per quello che fa (cf obiettivi e metodo), quanto piuttosto per quello che è: una persona in crescita verso una più piena maturità umana.

Schema dell'incontro

1. Presentazione della sintesi fatta la scorsa volta in base ai disegni sul foglio grande: «Qual è il metodo dell'animazione»?
2. Si richiamano le riflessioni del primo giorno (cose a cui sono disposto a rinunciare, cose che intendo condividere facendo animazione) e le tre aree strategiche: io-cultura, solidarietà-società, invocazione-fede, per invitare poi al sogno: «Oggi, con questo bagaglio di idee, tenendo conto delle aree, ecc... mi sogno come animatore...». Si lascia poca luce, per qualche appunto, si mette la musica.
Si fa il sogno (in assemblea). Tempo: 20 minuti.
3. Nei quattro gruppi:
- ciascuno (se vuole) racconta sinteticamente il proprio sogno;
- il gruppo ne tenta una rapida rilettura alla luce delle cinque domande riguardanti: l'identità personale (ma io chi sono?), le motivazioni (chi me lo fa fare?), la prospettiva di fondo (per quale uomo-società-chiesa?), la cura del «personale» (quale stile di vita per me animatore?), la spiritualità (e la mia fede?). Si veda il Q1 Decidersi per l'animazione, pp. 14-16. Tempo: 30 minuti.
4. Un indicatore di maturità: l'identità personale e sociale consolidata. Si studiano alcuni atteggiamenti (uno per gruppo, utilizzando fotocopie) che favoriscono questa identità (dal Q2, La maturità umana dell'animatore, pp. 8-11);
- soffici rispetto ai ruoli e alle aspettative sociali;
- veritieri (ma buoni) con se stessi;
- capaci di apprendere dal ruolo che si svolge;
- capaci di tollerare l'ambiguità.
Fotolinguaggio: ciascun gruppo prepara un cartellone per spiegare all'assemblea l'atteggiamento studiato.
Si presentano i cartelli in assemblea e si spiegano (ciascuno prende nota: titolo e contenuti). Breve sintesi. Tempo: 70 minuti.
5. Esercizio della inondazione o naufragio. Si veda NPG 3/1985, p. 59. L'esercizio vuole aiutare a riassumere, attraverso un preciso lavoro di gruppo, ciò che si ritiene più importante, fra le tante cose dette per la maturazione umana dell'animatore.
6. L'incaricato diocesano della pastorale giovanile presenta la diocesi, organismo vivente, sistema aperto, di dare e ricevere, animatrice. Obiettivo: inserire il «corso» dentro il progetto (in parte da elaborare ancora) di pastorale giovanile della diocesi. Si danno le domande per riflettere personalmente:
- la diocesi ha organizzato un corso per la formazione degli animatori: pensi che iniziative di questo genere possano arricchire le parrocchie?
- quali iniziative concrete, secondo te, si potrebbero avviare come logica conseguenza del corso per animatori?
- in collegamento alla tua parrocchia, sei disposto a collaborare perché la diocesi possa offrirlo a tutte le parrocchie?
Se sì, prova a esprimere in quale tipo di attività ti potresti prestare.
Si ritirano le domande. Se ne prende velocemente visione prima di consegnarle ai responsabili della pastorale giovanile. Tempo: 40 minuti.

Rilievi conclusivi

- La traccia di lavoro prevista si è rivelata... troppo lunga e densa. In effetti non si è riusciti a svolgere l'ultima parte relativamente al lavoro diocesano.
- La tecnica del racconto e la rilettura del sogno volevano troppo tempo. Non è stato possibile lasciar parlare tutti i membri dei piccoli gruppi.
- La tecnica del fotolinguaggio è risultata molto gradita e riuscita.
- Per ovviare al pericolo di frammentarietà abbiamo deciso di preparare una traccia, da dare la prossima volta a tutti, in cui venga riportata la sintesi degli atteggiamenti principali di maturazione dell'animatore (cosa che è stata fatta riprendendo dal Q2). - Nel prossimo incontro si dovrà svolgere tutto il lavoro relativo all'inserimento nella pastorale diocesana.

6. LA SPIRITUALITÀ DELL'ANIMATORE

Obiettivi: aiutare l'animatore a definire la sua idoneità di fede, a partire dal fatto che svolge un particolare servizio ecclesiale: l'animazione dei giovani; aiutare l'animatore a rendersi conto degli itinerari di crescita spirituale, collegando maturità umana e maturità di fede.

Svolgimento

1. Dopo alcuni giochi di ambientazione, si propone l'esercizio della affermazione e negazione sulla parola «spiritualità» scritta alla lavagna. Si chiede ai presenti di aggiungere dieci parole, che, a loro parere, hanno a che fare con spiritualità. Una volta raccolte le dieci parole, si chiede di «negare» (sottolineando) quelle parole che, sempre a loro avviso, non c'entrano con spiritualità. Infine si chiede se qualcuno vuol far «risuscitare» una delle parole negate (facendo un cerchio attorno). Inizia la discussione tra chi ha affermato e chi ha negato. Si arriva ad alcune convergenze e ad alcuni punti controversi. E si arriva anche, ed è questo lo scopo dello strumento, ad una prima descrizione di cosa intendere per spiritualità. Tempo: 30 minuti.
2. Una lezione di un esperto sulla spiritualità dell'animatore. Viene ripreso il Q4 della serie «I quaderni dell'animatore». Questi i temi trattati in forma discorsiva:
- gli atteggiamenti spirituali di ogni animatore: accettazione di sé, passione per la vita, passione educativa;
- gli atteggiamenti dell'animatore in quanto «credente»: la capacità di reinterpretare gli eventi (fede), la capacità di penetrare l'invisibile (speranza), lo spirito di servizio (carità);
- alcune espressioni tipiche della esperienza spirituale dell'animatore: il doppio momento dell'attività e della espressione simbolica, la preghiera personale e la celebrazione, la consapevolezza di svolgere un ministero ecclesiale.
Tempo: due lezioni di 50 minuti ciascuna.
3. Viene ripreso il problema dell'inserimento del corso e, soprattutto, degli animatori, nella pastorale giovanile della diocesi.
Ci si è riferiti alla traccia di lavoro dell'incontro precedente. Ci si è divisi a piccoli gruppi per rispondere al questionario. Dopo 30 minuti di lavoro c'è stata la presentazione delle sintesi dei gruppi.

Rilievi conclusivi

- Stimolare la puntualità: abbiamo cominciato con 10 minuti di ritardo.
- Il gruppo ha dimostrato molta attenzione al momento dell'intervento dell'esperto. Del resto aveva la possibilità di seguire la riflessione con fotocopie prese dal Q4.

7. IL GRUPPO COME LUOGO Dl COMUNICAZIONE

Obiettivi: partendo dall'esperienza di piccoli gruppi capire quali sono i suoi dinamismi, caratteristiche, vantaggi, con particolare riferimento alla comunicazione nel gruppo.

Svolgimento

1. Partendo dal Q16 Il gruppo come luogo di comunicazione (pp. 10-11) si presentano le ragioni del fatto che l'animazione sceglie come luogo educativo il piccolo gruppo. Tempo: 15 minuti. Subito dopo l'assemblea si divide in quattro gruppi.
2. Cos'è un gruppo? Si procede con alcuni esercizi. Il primo utilizzato è stato l'esercizio «le aspettative di ruolo» (da E. Spaltro - U. Righi, Giochi psicologici, Celuc libri, 1980, pp. 43-44). Obiettivi: sperimentare le pressioni delle aspettative di ruolo; dimostrare gli effetti delle aspettative di ruolo sul comportamento individuale dei membri del gruppo. Su un pezzo di carta posto visibilmente sulla fronte di ciascuno vi è scritto un ruolo, del tipo: «il comico: ridete!», «il saggio: chiedetemi consiglio!», «lo stupido: deridetemi!», «l'importante: sottolineate ciò che dico», «l'autoritario: obbeditemi!» ... Ognuno conosce e vede scritto il ruolo dell'altro, ma non il proprio. Si raccomanda di non recitare, ma di essere se stessi.
Tema di discussione: verifica del corso animatori (metodo, contenuto, partecipazione...) in vista di una iniziativa simile. Un segretario prende nota. Tempo di discussione: venti minuti.
Segue una riflessione sull'esercizio sulla base di queste domande:
- che problemi avevi per essere te stesso?
- come ci si sente ad essere mal interpretato nel gruppo?
- hai percepito che stavi cambiando il tuo comportamento o che lo hai davvero cambiato per accordarlo alla pressione del gruppo?
Dopo mezz'ora di riflessione, c'è stata una lezione di esposizione organica di cosa intendere per gruppo: totalità, retroazione, equifinalità; caratteri principali del gruppo primario. Si veda il Q16, pp. 3-6 e 25-27.
3. Perché il gruppo? Si riprende il lavoro a gruppi. Tecnica: su un bigliettino scrivere tre vantaggi del piccolo gruppo. Il bigliettino di ciascuno gira due posti a destra e ognuno sottolinea i due vantaggi che gli sembrano più importanti. Si mischiano tutti i biglietti; ognuno prende a caso e cerca di collocare i motivi che legge dentro lo schema seguente riportato su un grande cartellone esposto davanti a tutti.
4. Lezione: gli indicatori di vita del gruppo. Si presenta successivamente: il codice, la rete di comunicazione, la memoria del gruppo e la sua funzione. Cf Q16, pp. 10-15.
5. Ora vengono presentati gli assiomi della comunicazione. Subito dopo ci si ritrova a piccoli gruppi per illustrare, a scelta, uno degli assiomi attraverso l'esperienza personale.

1986-8-63

Rilievi conclusivi

- Qualche difficoltà per l'uso di troppe parole tecniche, non comprensibili per tutti.
- L'aver preparato in antecedenza dei cartelloni di sintesi delle lezioni, ha facilitato molto lo svolgimento dell'incontro.

8. LA COMUNICAZIONE FRA ANIMATORE E GRUPPO

Obiettivo: capire il ruolo dell'animatore nella relazione educativa. E poi... festa conclusiva !

Svolgimento

1. Introduzione: presentazione del lavoro di gruppo: l'esercizio della costruzione del dodecaedro (ripreso da R. Mucchielli, La dinamica di gruppo, LDC, pp. 53-59). Ci si divide in gruppi.
2. Lavoro in piccoli gruppi. Sono cinque i gruppi: due con animatori «autoritari», due con animatori «democratici» e uno con un animatore «permissivo». I membri dell'équipe del corso seguono i lavori ma non entrano nei singoli gruppi dove pertanto gli animatori dell'esercizio sono dei partecipanti al corso. Dato il tempo a disposizione, il mandato è di costruire tre dodecaedri. Tempo: 40 minuti circa.
3. Conclusione del lavoro di gruppo.
In assemblea spontaneamente ognuno presenta le proprie impressioni sull'esercizio: come ha reagito al modo di agire dell'animatore, come si è relazionato agli altri membri del gruppo, come si è impegnato nella costruzione dei dodecaedri. Il coordinatore prende nota di tutto catalogando i vari interventi alla lavagna. Al termine fa vedere come il diverso modo di svolgere l'animatore influenzi sia l'efficacia di lavoro sia il clima del gruppo. Conclude con la presentazione dei tre stili di animatore: democratico, permissivo, autoritario.
4. Dopo un intervallo (in cui ci si è incontrati con il vescovo, venuto espressamente a «sentire» i partecipanti al corso), è seguita una lezione di approfondimento della relazione educativa. L'intervento ha sviluppato tre attenzioni, riprendendo il Q17 La comunicazione fra animatore e gruppo:
- L'adulto, l'animatore ci vuole.
Il gruppo ha bisogno di qualcuno che assuma la funzione educativa. L'animatore influenza notevolmente la produzione di vita del gruppo. Necessità di cambiare la logica dominante e rischiare. Andare anche oltre la logica di animatore democratico, autoritario, permissivo. La ragione ultima dell'animatore è restituire alle persone la speranza di vivere.
- La presenza dell'animatore è fondata nell'autorevolezza. Questa non proviene dal ruolo, ma dalla capacità di mettersi dalla parte della felicità delle persone ed essere percepiti così.
- La relazione animatore-persona è sempre educativa.

Rilievi conclusivi

- Alcuni momenti (lavoro di gruppo, sintesi del lavoro di gruppo...) sono stati abbreviati dato il poco tempo a disposizione. D'altra parte ci sembrava importante svolgere il tutto.
- Anche così non abbiamo fatto in tempo per fare, come era previsto, la valutazione del corso. Ci siamo soltanto scambiati informalmente alcune impressioni.
- Molto positivo il coinvolgimento di tutti nella festa-cena conclusiva... l'animazione in azione!