Mario Comoglio

(NPG 1986-04-39)


Un problema che spesso i gruppi giovanili, almeno quelli più attivi, incontrano, è la «costruzione» di un sussidio, cioè di alcune pagine di supporto per un campo-scuola, giornate o serate sulla amicizia o sulla coppia, sulla fede o sul volontariato. Sono fogli e pagine di «aiuto». Vogliono facilitare la ricerca e riflessione di gruppo. Sono uno «strumento di lavoro». La costruzione di un sussidio è un momento creativo complesso. Si tratta di decidere contenuti e impaginazione, tracce di discussione e momenti di riflessione personale, schemi di preghiera intonati ai contenuti e «documenti » di esperti sul tema in esame. Come evitare di fare una enciclopedia di tutto l'esistente sul tema o di fare un libro? Un sussidio non è un libro, ma uno strumento che facilita e potenzia il dialogo, il confronto, la ricerca, la costruzione di una mentalità critica. Come dunque costruire un sussidio per il gruppo? Lo abbiamo chiesto a Mario Comoglio che ci ha offerto le pagine che seguono. La sua risposta è attenta soprattutto ai processi di apprendimento e alla strutturazione del sussidio in vista di tale apprendimento. Le pagine di Comoglio sono teoriche e pratiche ad un tempo. Man mano che procede egli esemplifica le sue indicazioni, offrendo una traccia operativa per un sussidio su «per un futuro di pace».

IL CONTESTO DEL SUSSIDIO: LA PRESA DI COSCIENZA NELLA VITA DEL GRUPPO

Un gruppo è una realtà complessa. Esso svolge i suoi compiti educativi servendosi delle dinamiche che si verificano quando un certo numero di persone si trova insieme: pressione di conformità, coesione, rete di comunicazione, scopi, valori. Tutto questo avviene attraverso le molte attività che il gruppo svolge: animazione della comunità più grande nella quale il gruppo è inserito, attività programmate secondo lo scopo del suo costituirsi, organizzazione di feste, riunioni, ritiri, esperienze significative, rapporti con l'animatore, comunicazioni interpersonali...
Il gruppo è educativo, e l'animatore si fa educatore, se sa utilizzare e si inserisce in questa esperienza complessa che è appunto la vita di gruppo.
Pur conoscendo l'importanza primaria dell'esperienza, un animatore non deve dimenticare che molto della vita del gruppo dipende dalla presa di coscienza che i suoi componenti sanno formulare di ciò che vivono. E' questa a dare il senso a ciò che si fa, è questa che spesso diventa criterio di scelta di azioni ed esperienze future. E' ancora dalla presa di coscienza che si condividono valori, che si raggiunge una coesione e una condivisione di linguaggio.
Per questo un animatore, pur prestando fiducia e attenzione alla dinamica di gruppo come variabile educativa, deve anche saper dirigere una presa di coscienza delle esperienze che il gruppo vive, sia al suo interno sia al suo esterno, come sistema aperto e interagente con la vita che lo circonda. La sola esperienza infatti è ambigua, può essere diversamente motivata, diversamente definita e interpretata, può avere diversi livelli di significatività. Essa deve quindi svelarsi, scontrarsi con l'interpretazione, con una sua descrizione, con la «parola».
Anche se si possono avere rapporti diversi tra prassi e teoria, tra referente e significato, tra esperienza e sua interpretazione, rimane il fatto che da un punto di vista educativo questi due aspetti non vanno eliminati, né si può privilegiare l'uno tralasciando l'altro.
Un gruppo o un animatore che vogliano compiere un'opera veramente educativa dovranno saper coniugare «parola» e «vita», facendone uso in modo flessibile complementare e dialettico, ora ponendosi da una prospettiva ora da un'altra, servendosi dell'una per controllare e giudicare l'altra.
E' in questo contesto della vita di gruppo che va visto un sussidio. Esso è qualcosa della vita del gruppo che deve inserirsi all'interno della sua esperienza, della crescita. Nella dialettica tra esperienza e parola, il sussidio sembra collocarsi di più sulla prospettiva di quest'ultima, e quindi come strumento per la presa di coscienza, per l'interpretazione e il senso da dare alle cose che si vivono.
Un gruppo raggiunge questo attraverso riunioni di revisione o attraverso il contatto personale con l'animatore; ma ciò è spesso insufficiente. Per questo uno strumento di gruppo è necessario e complementare.
Da qui la domanda: come fare a preparare sussidi efficaci e soddisfacenti per il gruppo? Con quali criteri preparare un sussidio per un ritiro o per un campo-scuola? Come si fa a preparare un sussidio valido per una diocesi, e cioè valido per molti gruppi? Ci sono dei modelli o dei criteri di riferimento che si possono seguire nella redazione di un sussidio?

CIÒ CHE UN SUSSIDIO DEVE ESSERE

Un sussidio è e deve essere pensato come uno strumento per la vita e la crescita del gruppo; quindi non deve essere «il» suo punto di riferimento. In questo caso esso si costituirebbe come elemento educativo totalizzante ed esclusivo. Il gruppo sarebbe caratterizzato da un prevalere di riunioni, di discussioni, di dibattiti, di letture, mentre noi immaginiamo il gruppo come ambiente e stimolo educativo in cui il sussidi o è uno strumento fra i tanti, come l'amicizia, l'attività, il rapporto con l'animatore, la comunicazione.
Da questo punto di vista l'esperienza o la vita precedono sempre il sussidio, che ha il compito o di provocare una riflessione su di esse, o d'introdurre in esse qualcosa di particolarmente importante. Il riferimento alla vita e all'esperienza deve essere ricordato, per non cadere nell'utilizzazione del sussidio come uno strumento di apprendimento teorico, astratto, mnemonico, ideologico.
Ma uno strumento educativo non è mai neutro. Così esso deve essere sottoposto ad un esame di metodologia educativa.
Chi conosce un minimo di dinamica di gruppo sa che si possono dare diverse modalità di rapporto tra gruppo ed animatore. Allo stesso modo si possono trovare diverse modalità di sussidio. Ad un rapporto autoritario gerarchico discendente, può corrispondere un sussidio che non lascia spazio ad una partecipazione, che non tiene conto degli interessi e delle capacità delle persone a cui è rivolto. Ad un rapporto educativo che lascia tutto alla spontaneità e casualità degli eventi, può corrispondere un sussidio che lascia tutto all'improvvisazione del momento. Ad uno stile di animazione che invece coinvolge e promuove la partecipazione, può corrispondere un sussidio articolato e complesso, che nel cammino verso il raggiungimento di obiettivi educativi sta attento a non imporsi, ma ad aiutare il cammino di maturazione e crescita delle persone e del gruppo.
Un vero sussidio che voglia lasciare nei giovani spazio alla creatività, alla riflessione, all'apprendimento, deve essere flessibile e articolato. Le due caratteristiche permettono la possibilità di un uso adatto alla molteplicità e diversità delle persone che fanno parte di un gruppo, alla molteplicità e diversità delle situazioni e dei tempi disponibili. Perciò deve contemplare una pluralità di «accessi» e una possibilità diversa di utilizzazione.
Un sussidio è uno strumento che non sostituisce l'animatore, ma aiuta e potenzia la sua opera educativa. Se pecca per eccesso l'animatore che crede di poter fare a meno di un sussidio avendo grande fiducia nelle sue capacità di animare, è ad un estremo opposto colui che si attende tutto dal sussidio. Un buon sussidio deve invece essere pensato e organizzato in modo tale da estendere l'efficacia educativa dell'animatore, da essere di aiuto suggerendo stimoli più adatti.
Un sussidio buono potrebbe essere paragonato ad una scatola di «fai-da-te». Il sussidio fornisce le parti più complesse che un animatore difficilmente potrebbe farsi o strutturarsi.
Un sussidio è una guida per un'azione educativa complessa e sistematica. Come vedremo subito più avanti, un atto educativo non è un qualcosa di «semplice». Esso si esprime quasi sempre come un «algoritmo finalizzato» di azioni, o più precisamente di processi. Certuni, come quelli dell'acquisizione di concetti, di ricerca, di assimilazione, di convalidazione, possono essere molto complessi e richiedere l'articolazione di diverse procedure (come ad esempio: la definizione di un problema, il raggiungimento di un livello di valutazione dell'importanza che riveste quell'argomento, il riconoscimento collettivo di tale peso, il richiamo ad un'altra rete di conoscenze ed esperienze...).
In questa complessa manovra educativa, un buon sussidio può e deve essere un aiuto per offrire una traccia previsionale delle cose da fare, delle attività da svolgere in modo individuale o collettivo, ecc.

CIÒ CHE UN SUSSIDIO NON DEVE ESSERE

Il sussidio non deve sostituire la vita del gruppo.
Ci sono gruppi che nascono e vivono attorno a questo strumento. Si pensi a certi gruppi biblici o di catechesi o di preparazione ai sacramenti. La vita di gruppo inizia con l'acquisto del sussidio e «cammina» portandolo a termine. Per essi il sussidio è il vero asse della vita di gruppo. In esso il gruppo non ha possibilità di esprimersi e di essere innanzitutto se stesso con le proprie decisioni, con le proprie incertezze e tensioni, con le proprie emozioni, con il proprio livello di maturità raggiunto. In questi casi, il sussidio conferisce al gruppo la sicurezza sulle cose da fare e suggerisce la soluzione di una programmazione educativa che non scaturisce dai bisogni del gruppo.
All'estremo opposto c'è invece chi asserisce che un sussidio non serve a nulla perché non è mai adatto alle sue necessità. Si dice infatti che i giovani manifestano interessi mutevoli e imprevedibili tali da non permettere una pianificazione, come invece un sussidio impone. Inoltre il sussidio, comunque esso sia, acquistato o preparato dal gruppo, non è in grado di raggiungere il livello e gli interessi di ciascuno. Da questo si argomenta che è meglio sapersi adattare di momento in momento alla situazione seguendo i problemi con il contatto personale, discutendone a mano a mano che certi problemi emergono. In questa situazione è probabile che l'animatore abbia molta fiducia in se stesso e nella realtà del gruppo. Il rischio è quello di essere condizionati, nella crescita del gruppo, dal caso e da una esperienza che non raggiunge mai le profondità della «parola» o il livello di significati organizzati e condivisi dal gruppo nel suo insieme.
Tra questi due estremi stanno molte situazioni ed esperienze di gruppo: quelle che rifiutano qualsiasi sussidio pubblicato inventandosene di volta in volta uno; oppure quelle in cui per ogni necessità si acquista l'ultimo sussidio in commercio. I rischi che si corrono sono evidenti. L'improvvisazione e la fretta possono produrre un sussidio dove non c'è sufficiente riflessione sulla metodologia educativa a cui si ricorre. Si può anche, per gli stessi motivi, non suggerire stimoli appropriati o insufficienti. La buona volontà non impedisce che alle volte si compiano passi controproducenti o non orientati agli scopi che si vogliono conseguire. La non attenzione al gruppo può impedire di accorgersi della mancanza di motivazione da parte dei giovani. Una proposta grafica che non sa evidenziare le cose importanti e ridurre quelle secondarie, può rendere difficile un uso efficace. L'insicurezza dell'animatore può assimilare il sussidio ad un testo scolastico di studio...
Indicati questi orientamenti contestuali, ci si può chiedere: come si fa a preparare un sussidio? attraverso quali momenti lo si organizza? cosa occorre? cosa si deve sapere?

STABILIRE E DEFINIRE L'OBIETTIVO

Innanzitutto nel fare un sussidio occorre definire l'obiettivo che si vuole ottenere. Su questo punto, che ha facilmente il consenso di tutti, non c'è sempre in concreto un accordo. Per alcuni l'obiettivo sono gli «elementi dl contenuto», vale a dire un argomento, una conoscenza, un concetto.
Per altri sono obiettivi, ad esempio, prendere coscienza, riflettere su..., consolidare un atteggiamento di..., far cogliere l'importanza di...
Per altri gli obiettivi sono bisogni intravisti o richieste del gruppo. In questo modo gli obiettivi si presentano solo quando il gruppo riesce a formulare una precisa domanda o quando, dopo un certo periodo, l'animatore coglie la necessità per il gruppo di affrontare un determinato argomento. Ad esempio, a seguito di alcune difficoltà sopraggiunte nella comunicazione di gruppo, l'animatore decide che attraverso un sussidio si rifletta sul modo di condurre le riunioni; oppure, per rompere dei sottogruppi o delle amicizie che creano difficoltà ad una vita di gruppo, si fa un ritiro per confrontarsi sull'atteggiamento aperto verso tutti che Gesù manifesta nel vangelo.
Come anche da questi accenni si può vedere, esistono molti modi di definire o circoscrivere un obiettivo da raggiungere.
Non è facile dire quale sia quello corretto, e qualsiasi esclusione non sarebbe del tutto giustificata. Quello che si richiede è di essere chiari sul criterio usato per la definizione dell'obiettivo e sul contenuto. Un obiettivo può essere definito o a partire da una programmazione educativa che l'animatore si è dato, o da bisogni che il gruppo manifesta. La differenza, per chi fa il sussidio, indica però che nel primo caso l'animatore dovrà preoccuparsi di stimolare l'interesse e la motivazione del gruppo. Nel secondo caso, il bisogno espresso dal gruppo indica già la presenza di una motivazione e di un interesse.
La definizione di un obiettivo non deve evidenziare soltanto il tema, ma la modalità con cui un contenuto deve essere raggiunto e posseduto. Secondo questa prospettiva si dice che non è solo importante che si sottolineino e si determinino i contenuti di informazione sui quali converge la nostra attenzione, ma anche le operazioni che devono essere messe in opera. Anche questo può orientare diversamente chi fa il sussidio. Una cosa è infatti prefiggersi di informare, altra cosa è far comprendere; una cosa è convincere della validità e importanza di una informazione, un'altra è problematizzare una opinione diffusa. Una cosa è prefiggersi di far assimilare un contenuto, un'altra proporre un ambito di ricerca. Si deve però far notare che obiettivi descritti come: prendere coscienza di..., riflettere su..., percepire che.. ., ecc. sono troppo generici e vaghi, ed è necessario formulare quanto viene inteso in modo più concreto e preciso. Lo sforzo di essere più concreti («operazionalizzati») permette di individuare meglio quello che si deve fare.

LE VARIE FORME Dl SIGNIFICATIVITÀ

Come abbiamo detto, un sussidio comprende sempre un «argomento», un «tema» sul quale si deve prestare attenzione. Ma conoscere la complessità del tema, la sua articolazione, non è sufficiente per l'elaborazione di un sussidio.
Ciò non significa che non sia necessario conoscere quanto oggi la riflessione ha prodotto attorno a questo tema, ma intende asserire che un sussidio non è semplicemente la descrizione di quello che si può dire o deve essere detto, né una riduzione dell'argomento.
Chiunque fa un sussidio deve conoscere approfonditamente il tema su cui vuole preparare il sussidio stesso, ma questo non ne costituisce lo schema o la guida.
La conoscenza dell'articolazione semantica può servire per una suddivisione dell'argomento in parti significative. Se, ad esempio, si volesse affrontare con un gruppo l'argomento della propria appartenenza alla chiesa, è certamente necessario sapere che in tale tema si deve parlare di comunità, di riferimento a Cristo, al Padre, e allo Spirito, di impegno per il regno di Dio, di servizio all'umanità, di testimonianza, di profezia, di celebrazione della vita, ecc. Tutti questi sottotemi possono essere assunti come capitoli del tema principale di cui si vuole trattare.
Tuttavia il sussidio non è una sintesi di quanto può essere detto, ad esempio, su ciascuno dei sottotemi elencati.
L'oggettività e la verità di tutto ciò che può essere detto o scritto, possono non avere alcun significato psicologico per chi ascolta.
Conosciuta e stabilita la qualità semantica di un certo tema, il sussidio comincia a nascere quando si comincia a pensare «in quale forma» o «attraverso quale modalità» il tema può risultare «interessante» o può trovare un valore «psicologico» in chi dovrà utilizzarlo.
Cercare la valenza psicologica vuol dire operare un processo di selezione sugli argomenti trattabili. Basta guardare i sussidi che si preparavano anni fa rispetto a quelli di oggi. Il tema della fede era spesso affrontato attraverso l'impegno politico; in altri tempi o in certe occasioni, attraverso temi apologetici; in altri casi, attraverso una significatività di coinvolgimento personale.
La ricerca della significatività psicologica in altri casi, può invece comportare un intervento di «traduzione» dell'argomento secondo una forma che può suscitare interesse. Le forme in cui ciò può avvenire sono molteplici. In certi casi può essere un'opportuna impostazione grafica, in altri l'introduzione all'argomento in una forma insospettata, altre volte la provocazione di una reazione nella mappa cognitiva del gruppo o dei singoli tale che susciti l'interesse, l'aspettativa o il desiderio di affrontare e chiarire un certo argomento.
Diversa dalla significatività logica e dalla significatività psicologica è la significatività con riferimento alle strutture cognitive che si possono rilevare nel gruppo o nei singoli. Il riferimento alle strutture cognitive può essere di duplice specie: con riferimento alle capacità procedurali o con riferimento alla mappa cognitiva dei soggetti.
La prima riguarda le capacità di esecuzione che una certa attività può richiedere. Se l'introduzione in un certo argomento richiedesse capacità di analisi o un tempo prolungato di silenzio e di riflessione personale, e i soggetti non fossero in grado di esprimere queste modalità, è evidente che ciò può avere un peso nella stesura di un sussidio. Se certi stimoli richiedessero la capacità di saper stabilire delle connessioni logico-astratte tra diversi argomenti o fatti, e le persone non fossero in grado che di muoversi su un terreno di considerazioni concrete e particolari, chi elabora il sussidio non potrà far a meno di rilevare questi elementi e tenerne conto.
C'è poi un riferimento alla struttura della mappa cognitiva. Per capire ciò a cui ci riferiamo, basterà pensare a quello che succede quando dobbiamo parlare di uno stesso argomento a bambini o ad adulti, ad adulti di cultura media superiore o di cultura inferiore. Si constaterà che certi riferimenti non sono fattibili o risulteranno insignificanti o mal compresi, mentre se si vuol essere comprensibili si deve ristrutturare tutto sul tipo di conoscenze di chi ascolta.
Ciò significa che l'acquisizione o la comunicazione di qualche concetto non può avvenire in modo significativo se non esiste nel ricevente una rete minima di conoscenze o di informazioni che permetta un loro inserimento. Ad esempio: parlare di generi letterari della bibbia o di riferimenti vetero-testamentari del vangelo, quando manca qualsiasi concetto di fede o di Dio, può risultare insignificante o senza valore, non avendo un contesto nel quale inserire questi argomenti. L'acquisizione di esperienze o di nuove informazioni che non abbiano la possibilità di un ancoraggio ad altre già apprese e assimilate, non risulterà significativa. Esse rimarranno imprecise e marginali, massi erratici inutilizzabili.

COSTRUZIONE Dl UN ALGORITMO

Il perseguimento di un obiettivo o di una operazione non è quasi mai un fatto che si possa raggiungere in modo immediato e istantaneo. Lo stesso lettore di queste pagine se ne può rendere conto, considerando tutte le operazioni che sta compiendo. Prima di tutto avrà guardato l'indice o sfogliato la rivista quando gli è giunta, avrà anche letto il titolo, osservato in quale settore della rivista si trova, letto il corsivo, avrà fatto un riferimento alla situazione in cui vive, si sarà chiesto se l'argomento lo può interessare, dopo di che avrà valutato il tempo disponibile... Supponiamo che a questo punto tutte le risposte ai vari interrogativi siano state positive, e che il lettore sia arrivato alla lettura di quanto sta in questo articolo. Per procedere alla lettura e comprensione di quanto scritto, egli sta con molta probabilità compiendo un grande numero di operazioni successive e in parallelo: riconoscimento visivo delle varie parole, rilevamento del loro significato, connessione dei vari significati in modo da comprendere la frase, connessione di ciascuna frase con le altre, riassunto di un certo numero di frasi in un significato globale che le comprende tutte, analisi circa il convincimento che egli sta maturando sulle cose lette...
Tutte queste cose avvengono senza che il lettore vi presti attenzione, avendo egli ormai automatizzato ogni operazione necessaria. Tuttavia ciò non significa che siano operazioni che si devono dare per scontate. Tutte queste singole operazioni non solo devono essere compiute, ma devono essere coordinate in modo tale che sia ottenuto il risultato finale. Qualora qualcuna di esse non fosse compiuta o fosse compiuta male, si potrebbe arrivare alla fine della lettura o con l'incomprensione o con il fraintendimento di quanto è stato scritto e letto.
Il coordinamento di operazioni successive per raggiungere un obiettivo si chiama «algoritmo». Così, ad esempio, per l'acquisizione di un nuovo concetto possiamo passare attraverso una fase di problematizzazione, focalizzazione del problema, individuazione della prospettiva da cui esaminarlo, tentativo di prova, soluzione, confronto con altri, applicazione, esame dei risultati, conferma...
Ciò che abbiamo esemplificato per un'operazione tutto sommato abbastanza ordinaria e semplice come il leggere, può e deve essere immaginato da chi prepara un sussidio, per qualsiasi obiettivo voglia raggiungere.
La scuola certamente prepara al compimento di un insieme di operazioni automatizzate come il leggere, ma quando si tratta di una concatenazione nuova e complessa si deve essere guidati in altro modo. Da questo punto di vista un sussidio non è una esposizione semplice di contenuti, ma una proposta di operazioni o attività da compiere per il conseguimento di certi risultati. Per aiutare a fare un sussidio potremmo qui indicare degli algoritmi possibili, ma pensiamo che ciò ci porterebbe troppo lontano e in campi di ricerche psicologiche troppo complesse. E' sufficiente aver spiegato che cosa sia un algoritmo e sottolineato la necessità che un sussidio si strutturi non già avendo come riferimento solo una logica di contenuti, ma anche le operazioni che successivamente devono essere compiute per raggiungere un certo risultato.
A quanto abbiamo detto si deve aggiungere un'ulteriore precisazione circa il modo in cui le operazioni vengono previste, cioè compiute dai singoli in modo individuale o compiute simultaneamente in gruppo. Ciò che va fatto in gruppo può richiedere materiali, disposizioni, tempi di esecuzione che non coincidono con quelle necessarie per il singolo. Allo stesso modo non si deve chiedere di fare in gruppo attività che si possono compiere bene solo individualmente.
In più, come ultimo suggerimento, ricordiamo che per certe operazioni articolate e complesse, un sussidio dovrebbe prevedere opportune forme di controllo, per verificare se quanto doveva essere compiuto è stato realizzato e con i risultati che erano previsti.

LA CONOSCENZA DEI PROCESSI COGNITIVI

Chi si pone all'opera per produrre un sussidio per il gruppo deve avere un minimo di conoscenza sulla specificità di alcuni processi cognitivi. La loro conoscenza è importante per la costruzione dell'algoritmo.
La ricerca psicologica è ormai ricchissima su questo campo e fermarci adeguatamente su questo argomento sarebbe troppo lungo.
Daremo solo alcuni accenni che possono servire all'operatore concreto per non commettere sbagli troppo grossolani. Esamineremo brevemente i processi che coinvolgono:
- la lettura;
- lo scrivere;
- la comprensione;
- il riassunto;
- l'uso dell'immagine;
- l'attenzione;
- la motivazione;
- la sintesi;
- l'analisi;
- la codificazione;
- la decodificazione;
- la transcodificazione;
- l'applicazione;
- la verifica;
- lo stimolo-richiamo;
- la dissonanza cognitiva;
- l'attività di memorizzazione.
Questi processi dovranno essere ben conosciuti dall'animatore o da chi produce un sussidio, perché essi costituiscono parti dell'algoritmo che egli potrà in qualche modo coordinare.

LA LETTURA

Vista dalla prospettiva procedurale, questa attività richiede il coordinamento di abilità complesse. Per l'esercizio che ognuno ha compiuto, per la familiarità che si può avere con l'argomento da leggere, difficilmente si può compiere questa attività in gruppo. Chi è incaricato di leggere per tutti, preoccupato di una buona esecuzione, può terminare la lettura senza aver compreso quanto ha letto; oppure, facilitato dalla visione del testo, va ad una velocità di riconoscimento del significato più accelerato di colui che ascolta. Una lettura pubblica di un testo non permette di fermarsi dove non si è compreso o di ritornare indietro riprendendo la lettura da dove si è perso il senso. Ciò invece è possibile per chi legge da solo. La lettura di un testo, anche appropriato, come stimolo di richiamo, in qualche caso non può non essere selettivo. Per uno studente abituato a questa attività, la lettura può risultare anche piacevole e interessante. Per altri invece non abituati, può risultare faticosa e noiosa.
Per tutti questi motivi, un sussidio di gruppo che contenga cose prevalentemente da leggere incorre in molte controindicazioni.
Si dovrà quindi stare attenti, qualora si propongano delle cose da leggere, che il testo non sia troppo lungo, che tutti abbiano la possibilità di avere il testo sotto gli occhi, possibilmente anche una biro o un evidenziatore per poter sottolineare le cose ritenute più importanti, che il testo sia accessibile alla maggioranza del gruppo, che la lettura sia eseguita in due per un eventuale aiuto vicendevole.
Queste difficoltà non devono impedire l'introduzione nel sussidio di brani da leggere. Se questi sono scelti opportunamente e fatti leggere in modo adatto, possono avere un effetto molto migliore di una conferenza. Le caratteristiche di un brano da leggere sono: concisione, brevità, completezza intrinseca, connessione tematica, coerenza algoritmica.

Scheda di lavoro

A titolo esemplificativo si legga il seguente testo.
L'uomo militarizzato non è solo il mostro, il torturatore, il genocida, ma l'uomo comune onesto, normale.
Egli quindi non si forma solo in determinate scuole di guerra o in particolari accademie militari; ma nelle famiglie oneste, nelle famiglie cristiane, nelle scuole e nelle università, nelle fabbriche e negli uffici, nei giornali e nelle riviste.
Questo perché al sistema della guerra corrisponde una cultura di guerra. Che cos'è una cultura di guerra? E' una cultura che legittima il principio fondamentale della guerra, ossia il diritto del più forte. Il suo principio fondamentale è che chi possiede la verità ha diritto di imporla. Le sue radici stanno nel fatto che la violenza per operare efficacemente ha bisogno di occultarsi come violenza, e quindi di legittimarsi e di nobilitarsi, sia agli occhi degli altri sia agli occhi dello stesso violento. Il violento tende ad apparire un crociato. Ha sempre del luoghi santi da difendere. Ogni guerra tende a diventare una guerra santa. Per Reagan il luogo santo da difendere con tutti i mezzi è la democrazia occidentale, ossia la libertà d'impresa; per Gorbaciov è il socialismo, ossia il ruolo dirigente del partito. La guerra mondiale, quella futura e quella presente, oppone i crociati delle due grandi religioni: il capitalismo e il socialismo. La guerra non segna quindi solo un settore della cultura, ma il suo insieme, in occidente come in oriente. Le culture dominanti sono militarizzate. Il militarismo non è una deviazione, ma l'espressione delle idee dominanti dell'umanità. Per questo l'uomo militarizzato è l'uomo normale (Giulio Girardi).

LO SCRIVERE

Lo scrivere come attività produttiva di pensiero è molto più impegnativo della lettura. Quando tale attività non implica la registrazione di una parola soltanto, ma l'espressione di un periodo o la definizione del proprio pensiero, esige maggior impegno che non produrre lo stesso risultato per via orale o in una conversazione.
«Scrivere» il proprio pensiero, le proprie acquisizioni esige precisione, completezza, coerenza, ponderatezza circa tutti i componenti semantici che vengono usati per esprimere il concetto che si vuole comunicare.
Lo scrivere (come dicevano i latini: scripta manent) è anche una forma di oggettivazione a cui si può fare riferimento dopo molto tempo. A motivo della riflessione che lo scrivere esige e della possibilità di far riferimento ad esso anche dopo molto tempo, si può ritenere lo scrivere come un'attività particolarmente indicata quando si vuole richiedere una maggiore attenzione su quello che si va elaborando, o quando si vuole descrivere o circoscrivere un argomento, o ancora quando si vuole porre un punto di riferimento a cui la persona o il gruppo possa in seguito far riferimento come ad un dato ormai acquisito.

Scheda di lavoro

L'animatore provi ora a scrivere con parole proprie il testo sopra riportato senza rileggerlo:
..................................................................................................................................
Ora rifletti.
Quali domande e interrogativi ti sei posto per eseguire il compito richiesto? A che cosa hai dovuto prestare maggior attenzione?
Che risultati ti sembra di aver ottenuto con questa attività?
In quali difficoltà ti sei imbattuto? Ti sei trovato più impegnato nello scrivere o nel leggere?
Quando in un sussidio proporresti questa attività?

LA COMPRENSIONE

Questa attività è, dalla maggior parte di coloro che emettono un messaggio, ritenuta come un processo «passivo». In realtà le ricerche contemporanee hanno evidenziato che è un momento molto impegnativo.
Comunemente avviene secondo due modalità: l'ascolto o la lettura.
Anche questa, come le fasi precedenti, è costituita dal coordinamento di molteplici processi e variabili come l'attenzione, la motivazione, le conoscenze previe, la lettura o l'ascolto...
Oltre a queste non vanno dimenticate alcune attività che la ricerca ha messo ben in luce, quali le operazioni di selezione, cancellazione, integrazione e generalizzazione.
A motivo dei limiti delle nostre capacità operative simultaneamente in attività, non ci è possibile elaborare contemporaneamente una quantità illimitata di informazioni che ci giungono. Per questo motivo la nostra mente è costretta ad operazioni che «selezionano» le informazioni che si ritiene importante trattenere e continuare ad elaborare con le altre che ci perverranno, mentre si cancellano quelle che secondo un criterio soggettivo non sono ritenute importanti. Allo stesso tempo si formulano una o più proposizioni che hanno la caratteristica di essere più generiche di quelle lette o ascoltate, ma che integrano gli elementi che si sono mantenuti dalla operazione di selezione.
Dal punto di vista che ci interessa, l'attività di comprensione che si ha attraverso la lettura di un testo scritto (rimanendo costanti altre variabili come l'attenzione e la motivazione) è facilitata e ha la possibilità di essere più efficace che non quella che si può avere da un discorso orale. Come abbiamo già indicato prima, il testo scritto permette di prestare più attenzione alle singole parole, di sottolinearle, dà la possibilità di procedere secondo il ritmo più consentaneo, di riprendersi se c'è stato un momento di disattenzione.
La comprensione è anche condizionata dallo scopo che deve avere questa attività. Una cosa è leggere o ascoltare per informarsi, un'altra è per fare un riassunto di quello che si è letto, un'altra è comprendere una cosa per poi valutarla e giudicarla, ecc. In un sussidio, quando è necessario, si dovrà sempre dire cosa se ne deve «successivamente» fare di quello che si è letto, ascoltato o compreso. Se la comprensione deve essere ottenuta da una comunicazione orale, dati i limiti di capacità di elaborazione a cui abbiamo accennato, sarà sempre opportuno «aiutare» la comprensione di quanto viene comunicato attraverso uno «schema» che orienti e aiuti le attività necessarie per una buona comprensione.
Se la comunicazione è fatta al gruppo, oltre alle attenzioni già sottolineate si dovrà aggiungere quella di riferire ogni tanto una «parentesi» che contenga il «riassunto» delle cose fino allora comunicate. Ciò servirà sia a ricuperare le eventuali disattenzioni, sia a dirigere la comprensione evitando in tempo possibili errori, sia a proporre delle «prove-controllo» sulla comprensione fino allora conseguita.

Scheda di lavoro

Si legga il seguente brano, poi se ne faccia lo schema e si esprima un giudizio sul contenuto. Se ne indichino le idee più importanti.
C'è molto infantilismo e antropomorfismo in formule relative a Dio usate abitualmente, ma soprattutto esse spesso rendono difficile una vera educazione della pace.
Il Dio onnipotente, il Dio degli eserciti, il Dio che sconfigge i nemici, che ci può far prevalere sugli altri, è un Dio violento e guerriero. Questa immagine di Dio riflette esperienze e culture di altri secoli, ma ha lasciato traccia in molte espressioni popolari.
Il Dio salvatore che il vangelo ci presenta non è colui che ci fa vincere, che è più forte dei nemici, ma colui che ci concede di vivere tutte le situazioni, anche la morte, in modo salvifico. E' il Dio che anche quando siamo sconfitti ci offre di poter amare e perdonare.
Il Dio rivelato da Cristo è il Dio della pace e della fraternità, il Dio della resurrezione, non della vittoria.
La forza fisica nella fase infantile e adolescenziale costituisce un ideale assoluto. E' la reazione alla condizione di debolezza in cui l'uomo nasce. Per questo nella fase infantile dell'umanità la forza fisica venne sacralizzata: fu spesso considerata come espressione della benevolenza divina, comunicazione della energia della Natura, partecipazione della forza cosmica.
Una teologia della potenza o della forza fisica si esprimeva nella esaltazione degli eroi come incarnazione di Dio, nei miti della vittoria in guerra come decisione degli dei ed espressione dei loro favori nel cosiddetto giudizio di Dio, secondo il quale chi superava una prova era dalla parte della giustizia.
La debolezza fisica, la malattia o la sconfitta in guerra venivano considerate come conseguenze dei peccati che avevano irritato Dio.
Questo modo di interpretare l'esistenza e la storia non è più corrente, ma rimangono residui notevoli di questa fase culturale in espressioni, preghiere, formule di fede tradizionali.
Anche nel racconto delle origini esistono elementi che possono favorire la violenza e la discriminazione. In primo luogo occorre superare la convinzione che la violenza del mondo sia esclusivamente la conseguenza del peccato. C'è una violenza legata alla stessa condizione imperfetta di creatura e alla necessità di crescita personale. La pace non è mai esistita: è una vocazione per il futuro dell'uomo. Il progetto di pace che avvertiamo urgente non è un ritorno a forme primordiali di esistenza umana, ma è una novità assoluta che ci è affidata come sfida dalla storia (Carlo Molari).

Che operazioni hai dovuto compiere per eseguire il compito richiesto?
Hai sottolineato il testo? Quante volte ti sei fermato per rileggere qualche frase? Quali altri pensieri ti sono venuti leggendolo?
Mentre lo leggevi, ti sei sempre chiesto se lo condividevi o ti sei preoccupato soltanto di capirlo senza giudicarlo?

IL RIASSUNTO

Anche se questa attività può essere in parte assimilata al processo precedente, ne parliamo come di un qualcosa a parte.
Qualche anno fa uscì un articolo di Umberto Eco con un titolo significativo: «L'elogio del riassunto». Questa è un'attività andata in disuso nella scuola a motivo dell'inutilità di ripetere cose già scritte e già comprese. Ma ciò è stato fatto certamente con superficialità.
Il riassunto implica invece diverse attività che risultano necessarie nel cammino di una ricerca o nell'individuazione delle strutture essenziali di un pensiero, ed è un passaggio obbligato per il compimento di altre operazioni.
Fondamentalmente si può dire che si richiedono per esso le stesse operazioni di selezione, cancellazione, integrazione e generalizzazione sopra descritte, ma con la particolarità che ciò può essere fatto a livelli diversi di generalizzazione e secondo una sola direzione.
Spieghiamoci. Se dobbiamo fare un comunicato che riassuma quello che è avvenuto alla nostra ultima riunione di gruppo, ciò si potrà realizzare con una selezione degli interventi più importanti o con le conclusioni che si sono raggiunte. Ma ciò potrà essere anche fatto in un comunicato di due o tre proposizioni o di più pagine dattiloscritte. Ciò rivela che di uno stesso contenuto si può dare un livello diverso di riduzione e generalizzazione. Di più. Chi ha scritto o chi leggerà o ascolterà il comunicato ed era presente alla riunione, potrà notare che si è di fronte ad una evidente semplificazione di quello che è stato fatto: ma le cose, che in quella riunione sono state dette, ci sono tutte. La stessa cosa però non può avvenire per chi non è stato presente. Ciò significa che il riassunto è un processo che serve a trattenere in pochi elementi una grande quantità di informazioni, ma è anche evidente che da un riassunto non è possibile risalire automaticamente a tutte le informazioni se in qualche modo queste non sono già risapute.
Le qualità di questa attività suggeriscono di utilizzarla per le sintesi finali, per una introduzione che collega quello che si dovrà fare con quello che è stato fatto. Riconoscendo la incomprensibilità di tutti i riferimenti impliciti, chi riassume dovrà essere capace di informare l'assente sapendo che egli non comprenderà mai esattamente tutto quello che lui sta riferendo.
Si potrà anche esigere un riassunto quando, dopo una attività di comprensione, si chiede al gruppo di elaborare con la riflessione o con domande quello che è stato detto. Un'attività di riassunto può anche essere utile quando si dovesse cercare la struttura generale di un testo o di un discorso.
Saper fare questa attività bene e con competenza è poi necessario per qualsiasi animatore che diriga un gruppo o una discussione di gruppo. In questi casi egli dovrà saper ogni tanto individuare il punto a cui è giunta la discussione, farla presente al gruppo nei suoi elementi essenziali, e portare avanti il lavoro di ricerca e di riflessione.

Scheda di lavoro

Si provi a fare per scritto o oralmente il riassunto di questa intervista. Prima in quattro righe e poi in dieci.

Senatore Zaccagnini, il dialogo est-ovest, il processo di distensione si è arrestato sulla questione nucleare. E' questa, d'altra parte, che concentra la maggiore attenzione dell'opinione pubblica. Come giudica l'attuale fase?

Non mi sentirei di affidare l'ottimismo a queste contingenze. E' innegabile che la situazione internazionale è gravemente deteriorata e che quelle che lei presenta come possibilità sono ancora delle incognite. Rispetto al passato, tuttavia, le coscienze sono molto più sensibili e consapevoli dell'assurdità e dell'insensatezza della guerra nucleare. Gli scienziati continuano a ripetere che la guerra nucleare sarà l'antigenesi, la distruzione totale del creato. E la percezione di questo "crinale apocalittico", come ripeteva Giorgio La Pira, comincia a farsi strada non solo fra i politici, ma anche fra gli stessi militari. La guerra nucleare non ha senso, perché non avrebbe vincitori. E allora non c'è alternativa al dialogo, alla distensione, alla trattativa. Su questo credo si possa riporre una speranza di fondo, la speranza che alla fine la ragione riesca a prevalere sulla forza.

Molto si discute, anche fra i cristiani, sul valore dei movimenti pacifisti, sul significato della parola pace, sulla funzione della cosiddetta deterrenza. Cosa ne pensa?

I movimenti pacifisti, che sono spesso animati da giovani, sono una manifestazione dell'accresciuta sensibilità popolare sul tema della pace e hanno il merito di contribuire a tenere sveglie nelle coscienze la gravità della situazione e l'urgenza del disarmo. Ma la pace è qualcosa di più dell'assenza di guerra, la pace non può mai accettare la resa incondizionata alla violenza, è la condanna di ogni sopraffazione dell'uomo, è la piena affermazione della persona. Non sono queste, beninteso, altre facce della pace. E' sempre la stessa faccia. La pace è indivisibile e va perseguita con tenacia. Per un cristiano, tuttavia, più che il termine pace, il quale se inteso come semplice assenza di guerra non costituisce un valore assoluto, mi sembra significativo quello di non-violenza. Ecco, la testimonianza non-violenta di S. Francesco, con il suo instancabile operare per una pace autentica che sia riconciliazione fra gli uomini, senza servirsi di strumenti di guerra, sia l'esempio al quale i cristiani dovrebbero ispirarsi.

E la deterrenza...

La deterrenza può essere giustificata storicamente, ma per le cose che ho detto finora dimostra oggi la sua totale inefficacia sul piano politico e militare. Prima che sul piano etico, io contesterei la deterrenza proprio sul terreno dell'efficacia politica. La minaccia nucleare non ha senso dal momento che è una minaccia contro tutta l'umanità.
Comunque non ci si può limitare a contestare la filosofia della deterrenza, occorre soprattutto operare per costruire nuovi rapporti tra gli stati. Le trattative, i negoziati, le relazioni internazionali si devono fondare sul riconoscimento della pari dignità di ogni popolo, sulla accettazione delle diversità politiche e ideologiche. E' questo l'unico fondamento etico possibile di una nuova stagione del dialogo.

L'IMMAGINE

Sull'uso dell'immagine in un sussidio, molto è già stato scritto.
Non ci dilungheremo, e chi fosse interessato potrà trovare ampie sintesi su questo argomento su diverse pubblicazioni in commercio. Qui richiamiamo brevemente alcune indicazioni generali utili a chi deve preparare un sussidio.
Quando si pensa di usare o di introdurre un'immagine, ci si chieda sempre il criterio con cui la si vuole utilizzare. Ha un valore grafico? Ha un valore documentaristico? Ha un valore simbolico-evocativo? Esprime un richiamo provocatorio? E' di facile e immediata comprensione o è troppo ambigua nel suo significato? Quale attinenza ha con il testo scritto?
Nel fare un sussidio si può pensare all'uso dell'immagine stampata (fotografica o disegno), o all'immagine attraverso l'utilizzo del videotape o della diapositiva. E' evidente che ciascun tipo non ha lo stesso uso, ma neanche lo stesso risultato o efficacia. La diversità è certo negli strumenti, ma anche nello stimolo in sé. Non entriamo in merito a questo argomento. Ricordiamo semplicemente all'animatore, che vuole far uso di immagini, di stare attento a non eccedere nella loro valorizzazione, ricorrendo ad esse come alla soluzione della preparazione del sussidio. Assai più importante è che egli si preoccupi di formulare l'algoritmo delle attività che dovranno essere compiute dal gruppo e dalla pianificazione di queste, e che egli esamini quale parte potrà essere meglio compiuta attraverso l'uso delle immagini stampate, diapositive, videotape.
Le possibilità di un uso appropriato dell'immagine possono essere tantissime: evocativo, espositivo, espressivo, problematico, documentaristico, creativo, comunicativo, ecc. L'importante è un uso corretto secondo le modalità e finalità stabilite.

L'ATTENZIONE

L'attenzione, più che un processo, è una costante che accompagna o deve accompagnare tutte le attività che compiamo.
Di essa si distinguono tre aspetti. Uno riguarda le caratteristiche di selettività che essa svolge sulla quantità di stimoli a cui siamo esposti. Il secondo riguarda i suoi aspetti intensivi, il suo variare cioè in base ai compiti da eseguire e agli interessi che si hanno, o alla qualità dell'informazione che arriva alla mente. Il terzo aspetto si riferisce all'attività di controllo che essa esercita sull'esecuzione corretta di altri processi.
Anche se ne parliamo come di un processo specifico, chi prepara il sussidio non deve dimenticare che, senza attenzione, molte attività proposte o non saranno compiute o saranno compiute male. Ciò significa che ogni tanto, in un modo o nell'altro nel corso del sussidio, si dovrà «sollecitare» o «sostenere» l'attenzione affinché l'operazione richiesta sia compiuta.
Il variare dell'intensità è spesso connesso con la capacità di compiere in modo automatico o no certe funzioni. A chi non ha ancora automatizzato molti processi connessi alla lettura, si richiederà evidentemente una maggior quantità di attenzioni rispetto a chi invece ha ormai automatizzato queste attività e dedicherà la maggioranza dell'attenzione alla comprensione e al verifica di quanto sta comprendendo.
Poiché poi gli stimoli a cui siamo ordinaria mente sottomessi sono moltissimi, la determinazione di quali devono essere accettati per una elaborazione è connessa con l'attenzione, che selettivamente sceglierà quelli che sono oggetto di un processo di elaborazione o di trasformazione.
Se trasferiamo tutto ciò al sussidio, queste indicazioni possono esserci preziose. Il sussidio, a seconda dei momenti e dei passaggi, deve contemplare anche richiami idonei all'attenzione da avere circa certi passaggi o circa il compimento esatto dell'operazione che viene richiesta. Allo stesso modo operazioni inusitate vanno valutate circa carico di lavoro mentale che impongono l'attenzione che per il loro compimento richiedono.

Scheda di lavoro

Si prenda l'articolo che segue e si segnalino quelle espressioni che meriterebbero maggior attenzione e che voi proporreste d i scrivere in neretto. Si preparino poi quattro domande la cui risposta è reperibile nelle sottolineature fatte. Poi si prepari un titolo, diverso dall'attuale, che attiri l'attenzione.
Di fronte a questa situazione un numero sempre più consistente di cittadini comincia a riflettere in modo nuovo sui problemi della guerra e della pace. Alcuni, più attenti alla dimensione politica, rivendicano allo stato sovrano il diritto-dovere di difendere i cittadini, i loro beni ed i loro valori, anche attraverso una politica nucleare. Altri contestano questo diritto-dovere di difesa nucleare dei cittadini da parte dello stato e si appellano al valore inalienabile della persona. Vale la pena di individuare le argomentazioni che stanno alla base di questi giudizi contrapposti. Sarà più facile così avviare una nuova ricerca morale più attenta non solo ai problemi della pace, ma anche ai problemi della difesa dello stato.
L'argomentazione di coloro che rivendicano allo stato il diritto-dovere di difendere i cittadini anche attraverso la guerra nucleare suona così: meglio morti che occupati. La vita in un certo senso non conta. O più precisamente conta, ma no tanto quanto la libertà, la giustizia, l'indipendenza nazionale. Meglio dunque, in determinate circostanze, morire che vivere senza libertà, senza giustizia, senza indipendenza nazionale.
La guerra da questo punto di vista viene legittimata come mezzo necessario per difendere la libertà, la giustizia, l'indipendenza. Si tratta, si dice, di beni così importanti che valgono la stessa vita, anche la vita di molte persone innocenti.
A questo modo di argomentare si oppongono coloro che si schierano decisamente a favore della vita. La vita, essi sostengono, è la condizione di tutti gli altri beni. Quando dunque si tratta di reale alternativa tra il bene fondamentale della vita ed altri beni, quali la libertà, la giustizia, l'indipendenza nazionale, meglio occupati che morti. La libertà, la giustizia, l'indipendenza nazionale contano sì, ma non tanto quanto la vita. Anche perché da un punto di vista logico non c'è libertà, giustizia, indipendenza, se non c'è vita.
La guerra da questo punto di vista non può essere legittimata come mezzo di difesa della libertà, della giustizia, dell'indipendenza nazionale. Non che tali beni non meritino di essere difesi, sia ben chiaro. Non è questo il problema. Il problema è che nella eventualità di una guerra nucleare questi beni non vengono difesi, ma compromessi insieme con la vita (Giuseppe Trentin).

LA MOTIVAZIONE

Anche sulla motivazione esistono molte ricerche e classificazioni.
In riferimento al sussidio nel gruppo, accenniamo solo a tre tipi di motivazioni:
- motivazioni contestuali;
- motivazioni procedurali;
- motivazioni intrinseche al tema.
Le presentiamo soltanto.
La prima riguarda la motivazione che il gruppo ha circa l'argomento proposto attraverso il sussidio: essa è provocata e determinata soprattutto dalla vita del gruppo, dall'animatore, dalle situazioni. Il miglior sussidio, se non trova l'interesse e una motivazione da parte del gruppo, è con molta probabilità condannato al fallimento. Se quindi l'animatore è interessato a che nel gruppo si affronti la riflessione su un certo argomento o su certi valori, prima dovrà preoccuparsi di provocare tutte quelle esperienze o condizioni che determinano un «bisogno» di tali riflessioni o prese di coscienza.
Ci sono, poi, motivazioni che riguardano direttamente il sussidio. Una prima categoria riguarda l'inserimento di testi o di contenuti semantici ritenuti importanti e di cui sembra necessaria la conoscenza da parte del gruppo.
Una seconda motivazione può invece esprimere lo scopo di una certa attività proposta. Ad esempio nel sussidio si possono trovare indicazioni motivazionali del tipo: «Si legga con attenzione il seguente brano "per" scoprire a quali interrogativi si intende dare una risposta», oppure: «Si legga il seguente brano "per" un ampliamento di quanto fino a questo punto è stato dibattuto», oppure: «Si faccia un'indagine di opinione nel gruppo su questo problema, se ne faccia una sintesi "per" poi discuterne insieme», ecc.
Un sussidio può poi riportare motivazioni di tipo logico-razionale a sostegno di una opinione, di una decisione, di una teoria, o per rafforzare la posizione o per indebolirla o per problematizzarla. La ricerca o la proposta di motivazioni connesse con qualche ipotesi di soluzione di problemi è particolarmente importante ed educativamente stimolante. E' questa una grave lacuna di molti sussidi. Spesso stimolano alla ricerca, propongono eventuali conseguenze applicative di qualche valore, ma molto raramente stimolano o propongono la ricerca di motivazioni che sostengono delle opinioni.

Scheda di lavoro

Si supponga di dover affrontare con il gruppo una riflessione sul tema: «pace». L'animatore esprima gli «indicatori» contestuali con cui egli può suscitare una motivazione nel gruppo ad affrontare tale argomento.
Si motivi la prospettiva da cui si vuole affrontare tale tema e quali attività intende provocare nel gruppo e perché.
Infine si provi ad esprimere le motivazioni che sostengono l'urgenza di un bisogno di pace per l'umanità e quali motivi giustifichino una corsa agli armamenti.
Come realizzeresti questo in un sussidio? Prova la tua fantasia e creatività trovando tre diversi modi con lo stesso obiettivo.

L'ANALISI E LA SINTESI

Ne abbiamo già in parte discusso. Qui ne parliamo però come processo e stimolo che deriva non dalla lettura-comprensione di un testo, ma dall'attività logico-deduttiva. La sintesi si ha con affermazioni che si presentano dense di significati sottintesi. L'analisi si ha evidenziando la complessità degli elementi semantici di una formulazione semplice. Così una riflessione sulla vita di gruppo può partire da una affermazione come: «la vita di gruppo comporta una condivisione di valori, una rete di comunicazione, un'assunzione e distribuzione di responsabilità, il riconoscimento dei ruoli, ecc.», e da questa trovare da parte del gruppo il senso e le conseguenze di tale affermazione. Oppure si può partire da una analisi condotta da gruppi diversi circa quello che deve essere il gruppo nella prospettiva della comunicazione interpersonale, che valore può o deve assumere nella vita di ciascuno, che cosa si deve pensare circa il suo inserimento nel sistema in cui si trova, ecc., e da qui risalire a una formulazione sintetica che definisce ciò che deve essere il gruppo.

Scheda di lavoro

Si provi ad esplicitare il significato di queste affermazioni.
- La pace dipende anche da te.
- Un uomo senza pace è un uomo anche senza speranza.
- La pace è un bene indivisibile.
- Se vuoi la pace, fai la pace.
- 1945-1985, quarant'anni di pace?
- Una pace per tutti è un'utopia.
- Pace e ingiustizia, due parole opposte.
Quali difficoltà hai incontrato? Hai sentito il bisogno di riflettere richiamando idee e conoscenza e che già avevi? Ne hai trovate anche di nuove? Ti sei sentito costretto ad organizzare le tue conoscenze? Hai sentito la necessità di approfondire leggendo? Hai provato un senso di povertà nelle tue idee? Hai pensato che si deve uscire dall'ambiguità degli slogan? Quando utilizzeresti questo processo in un sussidio?

CODIFICAZIONE DECODIFICAZIONE TRANSCODIFICAZIONE

E' un problema discusso se pensiero e linguaggio si identifichino. Sembra tuttavia assai più vicino alla realtà, che tra i due abbia una relativa autonomia e che nel passaggio del pensiero alla sua espressione linguistica e viceversa non si sia di fronte qualcosa di puramente speculare e ripetitivo.
I due passaggi sono normalmente denominati «codificazione» e «decodificazione». E' bene però notare come tali operazioni non consistano semplicemente nella «traduzione» del pensiero in una forma oggettivata. Esse (codificazione e decodificazione) sono costituite da «successive» traduzioni corrispondenti ai molteplici scopi per cui le si vuole oggettivare: scopi che sono relativi al contesto nel quale le si oggettiva, all'immagine di ricevente che ha il locutore, alla scelta del sistema segnico che indica le possibilità espressive, ecc.
Tutti questi riferimenti indicano che un processo di codificazione o di decodificazione è un'attività complessa e richiede l'acquisizione di molti sottosistemi operativi. Si pensi, ad esempio, alla conoscenza che si ha circa un tema come «l'amore». Di esso si può fare un'espressione conversazionale, poi una pagina di diario, poi una lettera, un articolo di giornale, poi una poesia... Per tutte queste codificazioni potremmo anche mantenere lo stesso contenuto semantico, ma le diverse forme esigeranno codificazioni e decodificazioni specifiche.
Ai fini della preparazione di un sussidio, tutto ciò può servire o come materiale su cui porre una riflessione per una interpretazione della comunicazione di cui siamo fatti oggetto, o per potersi confrontare su una forma comunicativa e oggettivata, o per scoprire aspetti sempre più ricchi di un tema.
Una operazione molto più complessa, oggi ancora misteriosa, è il processo di transcodificazione. Con questa operazione ci si riferisce all'attività di traduzione di un; forma codificata in un sistema segnico totalmente diverso. Una forma semplice può essere quella di una transcodificazione da un modo linguistico (es. prosa) ad un altro (es. poesia). Ma molto più complessa e difficile da controllare è quella che può avvenire nella trasposizione di un testo e pensiero codificato verbalmente in un altra forma di codificazione di tipo figurativo o musicale, ecc.
L'impressione è che questa attività non riguardi solo una capacità di trasposizione materiale e la conoscenza del sistema di segni, ma anche l'intervento di una forma interpretativa, soggettiva, creativa e assimilativa del contenuto non facilmente definibile.
Anche solo dalle semplici indicazioni che di queste attività abbiamo dato, si possono già trarre dei suggerimenti per la preparazione di un sussidio. Si potrà richiedere un'attività di codificazione quando sarà necessaria una forma oggettiva e comunicabile del proprio pensiero; si potrà proporre un'attività di decodificazione quando si vuole sottoporre un testo ad un'analisi o ad una sua interpretazione. Si può invece richiedere un'opera di transcodificazione o per far meglio assimilare un contenuto, o per far assumere un contenuto in una forma più espressiva e personale, o per far scoprire aspetti originali e insospettati di qualcosa ormai risaputo, o per stimolare la creatività e la fantasia, o per richiamare gli aspetti di attualità che un certo contenuto o esperienza può suggerire.

Scheda di lavoro

1986-04-1

L'APPLICAZIONE

Tale attività o processo mentale è molto in uso nei catechismi quando, dopo la spiegazione di qualche parabola o comportamento di Gesù, si chiede di trasferire nella propria vita o in situazioni simili di oggi quell'atteggiamento.
Tale processo richiede prima un'analisi delle strutture semantiche significative di una situazione o di un contenuto, e quindi l'individuazione di una situazione se verifichi le stesse condizioni o parte di esse. In questo caso, qualora la prima struttura risulti più vera o più plausibile, essa produce un effetto critico sulla seconda o un dover essere di questa.
Molto spesso nei sussidi l'attività di applicazione non è distinta da quella logica di «deduzione». Per cui si dice: «Se questo è vero, come ci si dovrebbe comportare in questa situazione..., o in quest'altra...?». Le due operazioni vanno però distinte, nel senso che l'applicazione è il trasferimento di alcune variabili costanti entro un certo problema da risolvere; nell'altro caso si richiede una estensione di tipo «consequenziale» di certe premesse sul tipo: «se... allora...».
L'applicazione, in altre parole, non è che l'individuazione di una «regola» e la sua applicazione solutoria a situazioni problematiche.
Come abbiamo già detto, questo processo è molto usato nell'ambito catechistico, morale, psicologico o nella vita di tutti i giorni. Tuttavia si deve stare attenti a non eccedere nella facilità di un suo uso. Le «regole» sono sempre norme che risolvono i problemi da un certo punto di vista e quindi in modo non sempre globale e complessivo, in un modo cioè che tenga presenti tutte le complesse variabili che determinano una situazione. Per tale motivo l'uso di questo processo in un sussidio deve essere fatto con cautela, in modo che i risultati non siano presi come onnicomprensivi e tassativi. Essi invece dovranno essere coordinati con prospettive e suggerimenti che provengono da altre considerazioni.

LA VERIFICA

Il processo di verifica non è un'attività esperienziale, né un processo di nuove acquisizioni, ma un'attività mediante la quale noi cerchiamo di convalidare e rafforzare o di indebolire e falsificare una teoria, un'affermazione, un concetto o una interpretazione.
Si possono dare fondamentalmente due tipi di verifiche: una estrinseca e un'altra intrinseca.
Le esplicitiamo in breve.
La prima è quella che si può avere in riferimento non tanto al contenuto da verificare, ma a condizioni ad esso estrinseco. Si riconosce e si accetta la validità della fede per una pressione di conformità che il gruppo esercita sulle proprie idee o scelte, per la testimonianza che qualche persona sa dare e che in modo particolare ci colpisce, o per la fiducia che riscuote in noi qualche persona particolarmente significativa.
Un secondo modo, intrinseco, si ha per un'analisi interna al contenuto da acquistare o respingere. Dire «interna» non significa riferirsi solo a qualcosa di razionale, intellettuale o linguistico, ma anche a qualcosa di esterno ed esperienziale, che abbia però un riferimento di connessione semantica e necessaria. Così, ad esempio, ci si può convincere dell'importanza della preghiera da una riflessione sul vangelo o sulla fede, o a seguito di un'esperienza di preghiera che ci conferma sulla necessità del pregare.
Oltre a ciò possiamo ancora far notare come il processo di verifica di qualche nuova acquisizione è quasi mai connesso ad una sola prova, ma a molte verifiche successive che lentamente confermano o disconfermano ciò che si deve assumere. Le prove che possiamo fornire non sono tutte della stessa qualità: alcune possono risultarci più convincenti ed aumentare di molto la sicurezza in qualche affermazione, ma altre possono non aumentare se non di poco quello che ritenevamo già assodato. Per questo bisognerà stare attenti alle prove che vengono offerte.
Anche su questo processo non possiamo dilungarci molto in un'analisi più dettagliata. Solo facciamo notare, per ciò che riguarda la preparazione di un sussidio, che un animatore non deve solo preoccuparsi di cercare di descrivere con precisione i contenuti da acquisire, né solo preoccuparsi di una metodologia che stimoli e motivi la ricerca o l'identificazione di un contenuto, ma anche prestare attenzione alle modalità che «confermano» quanto è stato in qualche modo proposto o conquistato.
Esemplificando, si potrebbe dire che per una buona educazione della fede non è sufficiente che si sappia che cosa distingue un credente da un non credente, ma anche «perché» o «che cosa» motiva una scelta o l'altra, e perché l'una ci risulti più convincente dell'altra. Non è importante che ciò sia espresso verbalmente, ma che le scelte siano fondate e motivate.

Scheda di lavoro

Prova a motivare queste affermazioni.
- La tolleranza è un valore fondamentale per la convivenza pacifica.
- Non c'è pace se non c'è giustizia.
- Non c'è pace se non è per tutti.
- La pace è un fatto soprattutto interiore.
- La pace è un fatto anzitutto politico.
- Non ci sarà mai pace finché ci sarà egoismo.

Quando in un sussidio bisogna far ricorso a questa attività?
In quali condizioni si può eseguire in gruppo?
La collocheresti all'inizio o alla fine di una riflessione?
E' utile collocarla all'inizio e alla fine? Con quali differenti risultati?

LO STIMOLO-RICHIAMO

La mente umana è un centro di elaborazione di informazioni così potente che dagli studiosi viene teoricamente ritenuta illimitata.
Tutte le informazioni e le esperienze che si vivono, se vengono ricordate, non sono
tutte trattenute e mantenute «presenti» nella coscienza. A mano a mano che sopraggiungono nuove esperienze o nuove informazioni, le precedenti subiscono una catalogazione e un trasferimento in quella che in termine tecnico viene chiamata «memoria a lungo termine». Ivi esse rimangono senza apparentemente influenzare le attività che di volta in volta ci si trova ad affrontare. Ma spesso può capitare di dover ricavare «nuove» informazioni da altre vecchie; per questo è necessario «ricuperare» o richiamare conoscenze o ricordi depositati ormai nella memoria a lungo termine. Questo può essere fatto in tanti modi: o con una descrizione di ciò che deve essere ricordato, o con immagini usate in modo proiettivo, o con esperienze simulate che riescono a riportare alla coscienza una conoscenza o un sistema di concetti organizzati enciclopedicamente attorno ad un argomento.
Opportuni stimoli di questo genere sono molto importanti nel momento di partenza di un sussidio, perché servono ad evidenziare lo stato della «mappa cognitiva» delle persone che lo utilizzeranno.
Dal rilevamento di questa situazione di partenza un sussidio non potrà prescindere, perché la sua «arte» consisterà proprio nel riuscire a sviluppare o modificare tali concetti, o nel cercare che essi siano messi in discussione come inadeguati. E' anche a partire da queste conoscenze già presenti che è interpretata qualsiasi cosa venga proposta o elaborata. E' da queste esperienze e conoscenze pregresse che l'utente troverà «significativa» una nuova esperienza o conoscenza.
Proposte diverse che non si connettano con esse, oltre ad essere molto precarie, mancheranno di punti di riferimento e di un radicamento significativo.
Nell'iniziare quindi un argomento di riflessione, un sussidio non deve mai mancare di rilevare in qualche modo quello che già è risaputo ed è significativo nella mente e nell'esperienza di chi utilizzerà il sussidio. Quanto suggerito in queste righe, lo consideriamo un passo importante troppo poco considerato dagli animatori, che preferiscono sempre fornire «nuove» informazioni, piuttosto che richiamare quelle già possedute.

Scheda di lavoro

Ecco un modo per rilevare le sensazioni, le idee e opinioni di un altro.
1. Che cosa pensi della pace?
- Un argomento oggi cruciale SI NO
- Un pensiero che mi è lontano dalla vita di tutti i giorni SI NO
- Una realtà che interessa soprattutto i politici SI NO
- Un valore che dipende da ciascuno di noi SI NO
2. Saresti disposto a rifiutare il servizio militare? SI NO
3. Sai quanto si spende più o meno in un anno per le armi? Prova a dire una cifra.
- In Italia
- Negli USA.
- In URSS.
4. Se sapessi che un missile atomico vola verso l'Europa, autorizzeresti un attacco con tutto il potenziale atomico? SI NO
5. Pensi che la pace sia in pericolo più per le armi atomiche o per l'ingiustizia? Perché?

LA DISSONANZA COGNITIVA

Viene indicato con dissonanza cognitiva quello stato di disagio che viviamo quando siamo incerti sulla validità di una nostra opinione, o siamo insicuri che una certa soluzione sia veramente la migliore rispetto ad altre che pure sembrano valide.
Il primo a svolgere un'indagine sulle cause e sul comportamento che abbiamo quando ci si trova in questa situazione, è stato L. Festinger in un libro dal titolo: «Teoria della dissonanza cognitiva».
Dalle diverse ricerche, risulta che questo stato di disagio è provocato dalla presenza di due conoscenze o informazioni che sono sentite come contrapposte o autoescludentisi vicendevolmente, di modo che il soggetto percepisce che o è vera l'una o è vera l'altra. Ma l'elemento di disagio non è tanto questo, quanto il fatto che ambedue sono percepite dal soggetto come equivalenti nella loro probabilità di essere vere. Festinger sottolinea inoltre che questo stato di disagio non è a lungo sopportabile, e che la mente rimane inoperosa e «bloccata» fino a che non è riuscita a verificare quale delle due è più attendibile.
Ciò indica che noi inseriamo in modo significativo nella nostra mente solo conoscenze che vengono percepite come attendibili, e che è la sicurezza di cui esse godono a muoverci all'azione e alle decisioni circa le cose da fare o da scegliere. Tutto questo diventa più serio quanto più importanti e cruciali appaiono certe affermazioni.
Tuttavia la mente possiede anche dei meccanismi di difesa. Se la nuova idea o informazione supera un certo limite di sopportabilità (perché mette in discussione un'area troppo vasta della nostra mappa cognitiva) o rimane a un limite troppo basso (perché la sua significatività nella mappa cognitiva non è eccessiva), il disagio non è molto sentito o viene facilmente «rimosso». Se tuttavia si rimane in una fascia compresa tra questi due estremi, scatta un meccanismo che ci muove alla ricerca di quale delle due conoscenze sia da noi più accettabile. La ricerca si conclude o con una conferma della informazione precedente, o con una sua modifica o sostituzione o, ancora, con il reperimento di una sintesi nuova che supera le ristrettezze delle acquisizioni precedenti. Questo processo è particolarmente interessante dal punto di vista dell'elaborazione di un sussidio.
Esso è appropriato per un intervento educativo che faccia riflettere sulle proprie acquisizioni e muova ad una loro revisione o ad una loro ulteriore conferma.
E' inoltre particolarmente stimolante per ottenere una motivazione personale verso una ricerca, richiama l'attenzione su concetti, idee o opinioni che erano stati assunti senza una eccessiva riflessione circa la loro attendibilità.
Questo stimolo educativo non ha una sua applicabilità solo in un sussidio, ma anche in altre situazioni e esperienze di vita di gruppo.
La differenza sta solo nella possibilità di efficacia. La dissonanza cognitiva che si ha attraverso una esperienza significativa può ottenere nei più giovani un effetto maggiore rispetto a quella provocata da un confronto astratto e formulato verbalmente; diversamente potrà avvenire per giovani più acculturati, forse più propensi a un confronto verbale o alla lettura di un libro particolarmente interessante. Le cose potranno in altri casi essere miscelate con esperienze e forme linguistiche che definiscono concetti contrapposti, fino alla semplice presentazione di due fotografie contraddittorie, ecc.
Come si vede, le forme espressive possono essere tantissime, e qui entra in gioco soprattutto la fantasia, la creatività, la situazione (il tipo di gruppo con cui si ha a che fare, l'età, il tempo disponibile, ecc.), la valutazione previsionale che saprà fare l'animatore... Ciò che non bisogna perdere di vista è la globalità del processo e l'articolazione con cui esso si esprime: determinazione di un quadro organico di conoscenze significative, proposta di un quadro di altre conoscenze significative contrastante con il precedente, identificazione della plausibilità e solidità di ciascuna, richiesta di decidere quale debba essere assunta o che cosa si debba fare per verificare la maggiore attendibilità dell'una rispetto all'altra.
Abbiamo così terminato la rassegna dei procedimenti che devono essere tenuti, anche se non tutti, in considerazione nella composizione di un sussidio.

Scheda di lavoro

Si esaminino le seguenti coppie di affermazioni.
Si trovi la «verità» che ognuna sembra possedere e si giudichi quale delle frasi ci sembra più accettabile.

CHI DICE
- La pace è impossibile.
- La pace è un'utopia.
- La pace favorisce i russi.
- La pace è urgente.
- Per la pace, credenti e non, possono lavorare insieme.

CHI DICE
- La pace è un impegno di ciascuno.
- La pace è possibile.
- La pace favorisce gli USA.
- La pace non si avrà mai.
- Per la pace non ci può essere collaborazione tra credenti e non.

Continua a scrivere affermazioni contrapposte e accettabili per poi vagliarle.
Quando si può utilizzare questo stimolo?

IL GRUPPO

Finora abbiamo considerato i diversi processi che possono essere scatenati in un sussidio da un punto di vista individuale. Chi deve preparare un sussidio non deve però esaminare le cose solo dal punto di vista del singolo, ma anche dalla fattibilità in un gruppo dei processi che propone.
Come abbiamo già fatto notare, alcuni processi hanno caratteristiche tali che preferiscono un'esecuzione personale e individuale, altri invece possono essere eseguiti bene sia in forma individuale che di gruppo. Tuttavia è bene notare che anche in questo caso la forma in cui tali attività devono essere compiute può non essere la stessa. Per questo essa deve essere pensata e determinata.
In particolare dovranno essere tenute presenti alcune osservazioni.
- L'algoritmo generale contempli sempre un equilibrio tra le attività che devono essere compiute in forma individuale e quelle in gruppo.
«Lavorare in gruppo è bello», ma non può trovare sempre la soddisfazione di tutti, ed inoltre il gruppo (oltre il numero di cinque persone) spesso lascia spazi al non inserimento o partecipazione attiva di qualcuno. Il gruppo ridotto obbliga invece a responsabilizzarsi maggiormente. Si devono quindi trovare attività che impegnano possibilmente il maggior numero di persone.
- Il compito che deve essere realizzato in forma individuale, abbia una connessione con quello che si è svolto o si deve svolgere successivamente in gruppo. Ciò è importante perché il gruppo proceda e cammini verso una maturazione che non sgretola il gruppo, ma lo costruisce.
- Si evitino le «relazioni assembleari» dell'elaborato dei singoli sottogruppi a tutto il gruppo.
Le sintesi sono per lo più difficilmente comprensibili per chi non è stato presente al dibattito, e inoltre molto spesso, dopo la relazione del primo o secondo gruppo, o i contenuti si ripetono (a meno che avessero compiti diversificati) o si ha un aumento della disattenzione.
Quando è possibile, è meglio seguire la tecnica di dividere in un primo momento il gruppo in sottogruppi molto ridotti (di tre o quattro persone), facendo compiere ad essi l'attività prevista, e successivamente ricomporre i gruppi facendo sì che ognuno sia relatore di quello che nel suo piccolo gruppo è stato fatto.
Tecnicamente ciò si ottiene dando a ciascun membro del gruppo un numero da 1 a quanti sono i gruppi ridotti che si vogliono formare (esempio: se siamo in 24 e si vogliono gruppi di 4 si darà a ciascuno un numero che va da 1 a 6; se si vogliono gruppi di 3 si conterà da 1 a 8); successivamente, si darà a ciascuno un numero da 1 a 4 (per il primo caso) oppure da 1 a 3 (per il secondo caso) e si chiederà che i numeri 1 si trovino insieme, e altrettanto i numeri 2, i numeri 3 (o i numeri quattro). In questo modo si otterranno o quattro gruppi di sei o tre gruppi di otto persone, nei quali ciascuno è relatore di ciò che è stato detto o fatto nel proprio sottogruppo. Su questo il gruppo (di otto o di sei) discuterà, dovrà trovare una decisione che possa valere per tutto il gruppo di 24, o sarà informato della opinione generale del gruppo.
Questo metodo ha il vantaggio di stimolare l'attenzione costante di tutti nel momento di lavoro, e di non dover esporre qualcuno ad una comunicazione pubblica, quando non si sente di farlo senza paura per i giudizi.
- Calcolare i tempi. Nella preparazione di un sussidio non ci si deve solo preoccupare delle cose sopra descritte, ma occorre anche saper valutare approssimativamente i tempi che si prevedono necessari per il loro compimento e confrontarli con i tempi disponibili.
Una cosa è quindi preparare un sussidio per una riunione di un'ora, un'altra per una giornata di ritiro o per un campo scuola. In particolare si dovrà curare che ciò che viene proposto abbia sempre una conclusione o sia un punto di arrivo. E' frustrante dover interrompere senza aver concluso un'attività, ed è difficile riprendere successivamente le cose dal punto a cui si era arrivati. Per non vanificare quindi il lavoro, è bene che un sussidio si articoli o secondo i tempi disponibili o sia solo il suggerimento di attività che si possono compiere, lasciando all'animatore concreto che l'utilizzerà la responsabilità di valutare e selezionare quello che sarà possibile fare.
- Quando si organizza un'attività da compiere in gruppo o singolarmente, i materiali possono essere diversamente elaborati. E' bene quindi stare attenti a fornire tutto il necessario a seconda del modo in cui sarà
svolta l'attività.

UNO SCHEMA RIASSUNTIVO

Possiamo concludere ricordando come la preparazione di un sussidio in fondo non richieda che l'attenzione che si deve avere per porre un atto educativo. Proprio per questo rapporto stretto con l'educazione in atto, noi consigliamo a chiunque voglia fare l'animatore di assumersi la responsabilità di preparare qualche sussidio. Al di là del fatto di essere usato o meno, egli potrà constatare in modo riflesso e cosciente l'articolarsi di un'azione educativa e le scelte che un'attività educativa di qualsiasi tipo richiede.
Possiamo così schematicamente e riassuntivamente rappresentare quanto abbiamo detto.
Il sussidio risulterà dalla capacità di saper coordinare e far interagire queste diverse prospettive.

DUE CONCRETI SUGGERIMENTI

Vogliamo proporre un'ultima conclusione indicando due esemplificazioni concrete delle cose che abbiamo detto.

Primo suggerimento

La prima è la proposta di un algoritmo per una attività di ricerca.
La ricerca comincia con «l'individuazione di un problema». Il problema può essere una qualsiasi situazione della nostra vita quotidiana, oppure una caratteristica distintiva della nostra epoca o società, o un atteggiamento diffuso, ecc. Se questo problema deve essere affrontato da un gruppo, ci si preoccuperà di verificare che o esso sia un problema di tutti o che lo possa diventare.
Una volta identificato il problema, si cercherà di individuare «le risposte» date per la sua soluzione. Ad esse si può pervenire attraverso la descrizione di modelli di risposte ed un loro esame, oppure attraverso una ricerca di quali sembrano al gruppo le risposte, oppure attraverso una indagine test sul gruppo o su persone esterne al gruppo, ecc.

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In un terzo momento si svolgerà «l'esame critico» confrontando le risposte tra di loro. Per far questo si dovrà controllare il significato di tutte le ipotesi formulate determinando le motivazioni o le circostanze che suffragano la plausibilità o meno di ciascuna.
In un quarto momento, invece, il gruppo formulerà una sua risposta definendone il senso, l'estensione, la plausibilità.

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Secondo suggerimento

A titolo esemplificativo riportiamo un secondo esempio di organizzazione di un algoritmo. Da una parte, sulla sinistra, si trovano le indicazioni dei materiali usati. Al centro è espressa l'attività che viene svolta, a destra il processo cognitivo che si vuole attivare (vedi a pagina seguente).

CONCLUSIONE

La preparazione di un sussidio non è un compito facile. Si richiedono competenze diverse e capacità di sintesi fra molteplici prospettive.
Il tutto deve essere poi condito con fantasia e creatività.
Ciò però non deve scoraggiare l'animatore. Quanto abbiamo scritto può essergli utile per valutare i sussidi che trova in commercio; ma se si eserciterà un po', l'esperienza lo aiuterà alla preparazione di buoni sussidi.
In questo articolo siamo stati costretti a una sintesi molto stringata, ma non era possibile fare diversamente.
C'è però rimasto un vuoto: solo una volta abbiamo usato la parola creatività e fantasia. E' troppo poco.
Per questo, oltre la lettura e l'uso di qualche testo per educarsi alla creatività, proponiamo che per qualche tempo l'animatore si preoccupi di non utilizzare mai sussidi già elaborati in precedenza.
Cerchi di provare modi nuovi: non a caso, ma facendo sempre riferimento alle cose finora dette, cambiando tecnica, cambiando forma, cambiando algoritmo.

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