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Chiesa e giovani in Italia: vent'anni di storia della pastorale giovanile

 

Cesare Bissoli

(NPG 1986-04-3)


Offriamo ai lettori un dossier diverso dai soliti, ma di grande utilità: una storia della pastorale giovanile in Italia dal Concilio a oggi. Parlare di storia è forse eccessivo, eppure il senso di questo studio attento di Cesare Bissoli è proprio aiutare a fare storia, inteso come sforzo di accumulare l'esperienza di pastorale giovanile maturata in questi anni, intuendo, tra le tante riflessioni, iniziative e proposte, quelle che «segnano» il cammino della chiesa italiana. Il dossier, che si inserisce nell'impegno di «celebrare» i vent'anni della nostra rivista, allarga il suo sguardo in tre precise direzioni. In un primo momento cerca di ricostruire le grandi modalità di impatto, lo stile con cui la chiesa italiana si è avvicinata ai giovani in questi ultimi vent'anni. In un secondo momento cerca di individuare alcuni «progetti» di pastorale giovanile, così come sono stati elaborati dai centri di studio e dalle riviste specializzate. In un terzo momento cerca di ripensare in termini critici le tante iniziative e le vie pastorali scelte dai gruppi e, in particolare, dalle associazioni e dai movimenti. Il tentativo di Bissoli è coraggioso, anche se, come ben si comprende, non esaustivo. Lo consideriamo sintomatico perché rivela una esigenza oggi diffusa, anzi due. La prima: ricostruire con intelligenza il cammino percorso per trovarvi stimoli e intuizioni per procedere oltre. La seconda: sollecitare la comunità ecclesiale ad affrontare in modo organico e senza paura un problema così cruciale e, per tanti versi, drammatico, qual è l'annuncio di Cristo ai giovani.


1. DARE LA PAROLA AI FATTI: IMPORTANZA DELLA RICERCA

«Certamente alla Chiesa postconciliare il problema dei giovani, per quanto riguarda la fede, si è posto in maniera drammatica, costituendo probabilmente il problema più grave della Chiesa oggi: le associazioni e i movimenti ne sono stati una risposta. Con essi infatti la Chiesa è venuta incontro alle nuove sensibilità giovanili, anche se il numero dei giovani che ha potuto essere raggiunto è stato modesto rispetto alle immense masse giovanili del nostro tempo» (Editoriale, La Civiltà Cattolica, 5 ottobre 1985, n. 3247, pp. 8-9).
Questa voce autorevole, fra le tante, ci sembra che esprima emblematicamente l'attuale difficile, complesso eppur non disperato rapporto tra Chiesa e giovani, valido indubbiamente anche per la Chiesa italiana:
- masse giovanili fuori di un reale contatto con la comunità ecclesiale;
- consapevolezza angosciata di ciò ed insieme sforzo rinnovato di intervento della Chiesa;
- intervento soprattutto attraverso associazioni e movimenti;
- che tocca però un numero assai modesto, anche se con notevole modernità e capacità di incidenza;
- sicché il problema dei giovani, per quanto riguarda la fede, assume rilevanza drammatica, «costituendo probabilmente il problema più grave della Chiesa oggi». Un campo aperto dunque come una sfida.

LE ESIGENZE DI UNA BUONA LETTURA

Una sfida che per essere seriamente assunta domanda documentazione, ricognizione critica dell'esistente, di ciò che effettivamente sta capitando, con l'intento di correggere o superare stereotipi valutativi (di bene o male, di possibile o impossibile, di giusto o sbagliato) che tendono ad affermarsi proprio in rapporto a problemi come il nostro, per cui una personale esperienza o l'esperienza di un determinato luogo, tempo, strategia, tende a diventare giudizio perentorio.
In realtà può capitare di restare sorpresi, e non solo negativamente, di fronte al nuovo che sta apparendo.
E' quanto si tenterà qui di fare per la situazione italiana. Ma prima conviene precisare l'ottica di lettura che intendiamo seguire e che proponiamo a quanti vorrebbero fare la stessa analisi nel loro ambiente.
- Chiaramente il nostro tema sposta l'attenzione da ciò che i giovani pensano e dal modo in cui si atteggiano verso la fede di Chiesa, cosa del resto notevolmente esplorata con ricerche serie,[1] a ciò che la chiesa italiana pensa e fa per i giovani, intorno a cui invece non esistono studi sistematici generali, ma una miriade di testimonianze e di indagini parziali, come avremo occasione di vedere.[2]
- E' un'indagine, la nostra, che in termini sintetici e rigorosi è interessata ai «processi di trasmissione della fede» al mondo giovanile (qui inteso come adolescenza avanzata-prima giovinezza), e non quindi per sé ad ogni tipo di proposta ed iniziativa della comunità ecclesiale genericamente promozionale, se questa fosse avulsa da una intenzionalità evangelizzante. Aggiungiamo subito che, ben oltre l'accumulo materiale dei dati, interessa la comprensione critica di essi, ossia la qualità dell'intervento di Chiesa che si può sintetizzare così: «Quale risposta per quale domanda? Come si rapportano proposta ecclesiale e domanda giovanile?».
- Ciò porta l'analisi a prestare attenzione a tre fattori (che valgono come criteri finali di valutazione).
La contestualità: se e come la Chiesa tiene conto della «situazione» dei giovani cui si rivolge, avendo quindi presente la condizione globale dei loro bisogni, l'area della loro vita reale per tanti esposta all'emarginazione, l'imponente massa di messaggi da cui sono toccati. Ciò permette di rilevare se la proposta è pertinente od estranea vitalmente, aperta al confronto, o piuttosto chiusa e sicura di sé...
La storicità e dinamicità della proposta vista nel periodo del dopo concilio fino a metà degli anni '80, per appurare il grado di tempestività, e prima ancora il livello di capacità di adattamento delle comunità ecclesiali al cambio storico-culturale nell'area della politica, dell'economia, del costume, delle novità emergenti come l'informatica, ... elementi tutti - come sappiamo - che hanno inciso e continuamente incidono sull'anima giovanile, più di ogni altra cosa.
L'organicità della proposta, ossia come la Chiesa ha concepito il proprio intervento in questi anni; se in termini magari intensi, ma frammentari, secondo quindi quale programmazione, con quale continuità... Sarà la via per vedere quale reazione (di paura, di coraggio, di routine, di partecipazione...) questa Chiesa (concretamente chi ha compito pastorale) intrattiene effettivamente con la fascia giovanile, pervenendo a quel nodo riconosciuto oggi come centrale: il nodo della comunicazione, del sapersi intendere, del farsi capire.

UN DOSSIER SINTOMATICO

Articoliamo così il nostro cammino di esplorazione.
Come abbiamo già accennato, una consistente novità del nostro tema sta nel fatto che più che altro esistano le fonti dell'esperienza viva, parzialmente codificata in sede locale, rimbalzata talvolta a livello nazionale in quotidiani, settimanali, riviste e in qualche libro.[3] Facendo tesoro di ciò e tramite altre fonti di informazione del tutto inedite personalmente attivate,[4] non potremo delineare che un quadro diagnostico di valore sintomatico, esemplificativo, ma significativo.
Fra le tante possibili catalogazioni di quanto la Chiesa opera effettivamente per i giovani, quella che proponiamo, oltre ad essere suffragata da dati di fatto, aiuta a capire come dal versante dell'istituzione ecclesiale viene concretamente accolto ed interpretato il problema giovanile, ed avviato a sbocchi risolutivi. Distinguiamo perciò l'intervento a livello di messaggio, di progetto, di prassi-operativa.
A ciò farà seguito una valutazione articolata per mettere in risalto, assieme a quello che viene fatto, i problemi e le esigenze emergenti per un ripensamento più o meno profondo del dialogo Chiesa-giovani. Questo non potrà essere altro che un dossier, ci auguriamo, oggettivo, che dia parola ai fatti per sapere meglio poi rendere fatto la parola, la proposta pastorale.

IL QUADRO STORICO

In prospettiva diacronica, è innegabile un interesse in crescendo della Chiesa italiana (e del suo Magistero) verso il mondo giovanile, cosa del resto comprensibile lungo il drammatico travaglio umano e cristiano di questi vent'anni. Sulla base del Concilio, che se non tematizza organicamente un discorso sui giovani, offre elementi basilari per ogni successivo intervento,[5] la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), con la essenziale mediazione del suo progetto pastorale iniziato negli anni '70, cerca di elaborare progressivamente l'eredità del Concilio anche verso i giovani, giungendo a metà degli anni '80 probabilmente al momento più intenso, cioè più avvertito, più sofferto ed anche più lucidamente impegnato nei loro confronti.
Assumendo, per quanto ci è possibile, una fondata periodizzazione dei «giovani nella storia» di questo ventennio[6] e, più internamente alla Chiesa italiana, riconoscendo l'iter del suo farsi postconciliare,[7] ci sembra dover sottolineare quei fattori che hanno catalizzato e direttamente influenzato l'attenzione di essa ai giovani. Ne registriamo quattro del resto già noti, che hanno una sequenza cronologica, ma che soprattutto si implicano fra di loro in una misura fin qui inedita.
- Anzitutto il cambio profondo, a livello di cultura totale, segnalato dal '68 in qua, con enorme ripercussione nel rapporto giovani-Chiesa (e reciprocamente).
- La scelta dell'evangelizzazione e catechesi da parte della Chiesa italiana all'inizio degli anni '70, e potenziata poi, per quanto riguarda i giovani, dal Sinodo della catechesi del 1977 che determinò nel nostro paese, al di fuori di gruppi specializzati, la prima organica presa di posizione per una pastorale giovanile, producendo un documento di vasta, anche se contrastata risonanza (il Catechismo dei giovani, 1979, con tutta la pubblicistica ad esso inerente).
- Terzo fattore, la esplosione dei movimenti, formati, come è noto, per tanta parte di elementi giovanili, che ha messo in evidenza delicati problemi di ordine ecclesiologico e pastorale.
- Finalmente, dagli anni '80 fino all'85 definiamo come fattore importante quello che chiamiamo simbolicamente «il vento di Loreto», che ha per asse portante il leale riconoscimento della complessità della realtà, anche giovanile, e la sua lettura in chiave di riconciliazione e comunione intorno ad evidenze etiche essenziali e in prospettiva di vocazione e di missionarietà. Porremmo come fondamentale anello il documento sempre più apprezzato del 1981: La Chiesa italiana e le prospettive del Paese, con specifico interesse verso i giovani (v. sotto), e come ultimo (per intanto) anello il II Convegno Ecclesiale del 1985 a Loreto. E' dentro questo quadro storico che emerge quanto vi è di meglio nella Chiesa italiana verso i giovani, nel triplice livello detto sopra, di attenzione, di riflessione, di prassi, ossia a livello magisteriale, a livello di progetti riflessi e a livello di iniziative concrete.


2. L'ATTENZIONE AI GIOVANI NELLE RIFLESSIONI DEL MAGISTERO ECCLESIALE

Riguarda la percezione del problema, l'attenzione alla domanda, cui si fa fronte con lo stile del messaggio, di un'offerta generale, che è insieme l'invito alla fede e richiamo ai suoi contenuti e alla sua prassi. Crediamo di potervi riconoscere, come forma classica, gli interventi del Magistero papale ed episcopale.
Esso infatti, nel suo ruolo guida della comunità ecclesiale, ne interpreta le attese, stimolandone le energie per una presa di coscienza e di partecipazione effettiva, ovviamente con maggiore o minore successo, ma non senza reale incidenza. E' a suo modo un modello di trasmissione della fede che fa leva sulla persuasività dei valori cristiani ed umani mostrati nella loro imponente globalità ed anche sul fatto dell'autorevolezza dei proponenti, tanto più che in questa maniera mostrano di personalizzare a fondo la relazione con il giovane, riconoscendogli dignità, come se dicessero, e di fatto dicono: «Tu mi interessi», «Voi giovani siete per me importanti», e certi slogan del tipo: «Voi siete la speranza», «Siete il futuro»... Non manca però, sempre a livello di Magistero, l'inoltrarsi - come vedremo - in pianificazioni pastorali e in iniziative concrete a livello locale, nel mentre che associazioni, gruppi e movimenti, antichi e nuovi, continuano il loro specifico impegno nel settore dei giovani. Ma in maniera tale da venire toccati dagli indirizzi magisteriali nelle singole comunità ecclesiali, con tensioni anche dialettiche, che obbligano ancora di più ad accennare ai tratti principali di tali indirizzi magisteriali, almeno a livello nazionale.

IL PAPA AI GIOVANI

In Italia sembra doversi registrare non uno, ma due canali autorevoli di intervento: uno per sé sopranazionale, quello del Papa, e quello nazionale della CEI (delle Conferenze regionali e dei singoli vescovi).
Per quella innegabile leadership che il Papa, non solo per carisma personale (del resto grande in Giovanni Paolo II), ma per tradizione, esercita sulla chiesa italiana, specificamente sul mondo giovanile, si può tranquillamente affermare che l'unico assemblamento di giovani a livello di massa, talvolta imponente che oggi può avvenire intorno ad un uomo di Chiesa, capita presso il Papa.[8] In ogni caso l'angoscioso interrogativo di Paolo VI nel 1968: «possibile l'incontro tra chiesa e giovani di oggi?» sembra fare da esplicito acceleratore per una serie di iniziative di avvicinamento tra il Papa, questo in particolare, e i giovani.
In concreto ricorderemo a modo di esempio: gli incontri periodici, privati e pubblici di Giovanni Paolo II e i giovani, in genere o secondo i movimenti o gruppi di appartenenza. Tra le manifestazioni pubbliche più recenti: il Natale con gli universitari, l'incontro con la gioventù del mondo la domenica delle Palme di ogni anno;[9] il suo rivolgersi frequente ai giovani negli scritti e nei discorsi e particolarmente in certe ricorrenze, come l'anno santo dei giovani (1983-1984), la celebrazione dell'anno internazionale dei giovani (1985). Specchio esemplare del suo modo di intendere la realtà giovanile rimane l'appassionato appello La pace e i giovani camminano insieme per la giornata annuale della pace (1 gennaio) e soprattutto la nota lettera Ai giovani e alle giovani del mondo (marzo 1985)[10] che rappresenta a tutt'oggi la esposizione più compiuta del pensiero del Papa. Un pubblicista italiano ne sintetizza così la portata: «La lettera costituisce una coraggiosa proposta organica di pastorale giovanile fondata su un progetto etico». E aggiunge che tanto frammentarismo della nostra pastorale trova qui ottime piste di riflessione-verifica per trasformarsi in progetto etico, attraverso la categoria di vocazione, in funzione del "crescere", che costituisce in un certo senso la definizione evangelica della giovinezza.[11]
En passant, a livello sopra italiano, ma con coinvolgimento anche italiano ricorderemo il crescente interessamento europeo per la questione giovanile in rapporto alla fede, pensiamo in particolare al Concilio dei giovani e altre manifestazioni organizzate di Taizé e che hanno avuto una risonanza nel nostro paese; al Simposio dei vescovi europei su «I giovani e la fede» (1978).[12] Rimane tutta da esplorare in profondità l'effettiva incidenza numerica e qualitativa delle iniziative ed interventi sia del Papa che di queste agenzie non italiane sul pubblico giovanile di casa nostra.

I VESCOVI ITALIANI E I GIOVANI

Da parte della Chiesa italiana, sempre a livello di autorevole messaggio magisteriale, merita rilevare la concentrazione dell'attenzione intorno a tre poli.[13]

La catechesi ai giovani

Il polo della catechesi ai giovani ha per segno saliente soprattutto l'esplicito riferimento ad essi nel Documento Base (Il rinnovamento della catechesi, 1970, n. 137-138).
In esso, con evidente influenza ottimistica del Concilio, si dà un quadro piuttosto idilliaco sulla loro «apertura al dialogo verso i valori universali, ecc...» (n. 138). Ma quello che più conta è la profonda e positiva relazione di stima che viene affermata nei loro confronti, e concretamente la decisione di aver pensato il classico uniforme catechismo eguale per tutti su misura delle diverse età, con attenzioni peculiari al «chi è» per natura e per grazia il giovane nella fase dell'adolescenza e successiva.
Ma è soprattutto negli anni 1977-1979 che nella Chiesa italiana avviene una specie di salto di qualità, ossia l'impegno di prendere sul serio il problema giovanile e di fare più e meglio, su sollecitazione immediata del Sinodo del 1977.
Uomini come Mons. Del Monte e il Card. Cé, provenienti non per nulla dal fecondissimo mondo dell'Azione Cattolica e rappresentanti della Chiesa italiana al Sinodo, impostano drammaticamente e lucidamente il problema della trasmissione della fede ai giovani nell'assemblea generale della CEI del maggio 1977.[14] Il Card. Cé concludeva il suo intervento in questi termini: «Pongo ora un interrogativo: dopo il prossimo sinodo dei vescovi che tratterà della catechesi e rivolgerà una particolare attenzione ai giovani; dopo il simposio dei vescovi europei, nel 1978, che avrà come tema i giovani e la fede; dopo un congruo cammino di preparazione delle chiese locali, è pensabile ad una assemblea dell'episcopato, o ad altra formula di incontro ecclesiale, sul problema dei giovani e la proposta di fede? Nel caso una iniziativa di questo genere sembrasse opportuna, bisognerebbe: 1) coinvolgere i giovani, a livello di chiese locali, in un "cammino verso" fatto di operosità pastorale ed ecclesiale; 2) istituire un organismo promozionale opportunamente legato alla conferenza episcopale, che abbia come primo compito di mettere immediatamente in moto e di aiutare le chiese locali ad assumere un rigoroso impegno pastorale, consapevole e organico, nei confronti del mondo giovanile».[15]
A nostro parere, è in questo momento che matura finalmente, in termini globali, una questione giovanile nella Chiesa, e viene proiettata verso coraggiose, inedite iniziative di soluzione, sulla base ormai di esaurienti indagini sociologiche sul rapporto giovani e fede, e più ampiamente sul rapporto giovani e società, giovani e vita...,[16] che testificano una disaffezione sempre maggiore dei giovani nella Chiesa.
In effetti, a chiusura della Assemblea generale della CEI nel maggio del 1978, il messaggio dei vescovi parla di «volontà di porre all'attenzione di tutta la comunità cristiana la condizione dei giovani nella società e nella chiesa».[17] Intorno a questo argomento interverranno sempre di più singoli vescovi con le loro lettere pastorali e piani di intervento, ma soprattutto come strumento privilegiato appare nel 1979 il Catechismo dei giovani.[18]
Accanto al polo catechistico non possiamo dimenticare l'attenzione ad un settore della formazione giovanile, che ha interessato lungamente la Chiesa italiana: l'insegnamento della religione nella scuola, e più ampiamente la scuola come tale, e la scuola cattolica in specie. Sia del catechismo come delle iniziative di pastorale scolastica faremo cenno nella parte dedicata alla prassi.
Restando a livello di documenti ufficiali, ricorderemo, in relazione specificamente all'insegnamento religioso nella secondaria superiore, la Nota che l'Ufficio Catechistico Nazionale pubblica nel 1971: una nota che per modernità di visione ispirerà in misura determinante tutto il travagliato periodo successivo fino all'attuale rinnovato insegnamento concordatario dagli imprevedibili sviluppi.[19] Mentre di particolare rilevanza è il documento della CEI sulla scuola cattolica.[20]
Finalmente, sempre nell'ambito formativo, riteniamo di dover segnalare l'elaborazione di una proposta vocazionale per i giovani, che assume l'ampiezza di un progetto di pastorale giovanile globale, con al centro due problemi di immediata rispondenza alla realtà: il problema della scelta e più ampiamente quello del personale progetto di vita. Il documento più recente «Vocazioni nella Chiesa italiana» (1985)[21] si interroga con viva sensibilità sull'attuale condizione giovanile: questi giovani soffrono «crisi di futuro», assumendo, nel progettare se stessi, atteggiamenti ambivalenti e oscillanti. Cosa scegliere? sembrano chiedersi: la gratificazione o la realizzazione di sé? I modelli del passato o i modelli nuovi apparentemente più umanizzanti? La logica del provvisorio o le scelte radicali? L'anonimato o il protagonismo? (n. 18). E arriva a concludere che pastorale giovanile e pastorale vocazionale sono complementari. La pastorale specifica delle vocazioni trova nella pastorale giovanile il suo spazio vitale. La pastorale giovanile diventa completa ed efficace quando apre alla dimensione vocazionale (n. 43).

Per una autenticità dei movimenti ecclesiali

Il secondo polo di attenzione ai giovani, ad una fetta certo non vasta, ma di notevole rilevanza umana e cristiana, passa attraverso l'attenzione ai movimenti ecclesiali, notoriamente popolati da molti giovani. Della incidenza dei loro progetti di vita accenneremo più avanti. Qui è giusto ricordare il problema che subito si apre e giunge fino ai nostri giorni: ossia sulla genuinità ecclesiale di essi, in quanto sembra esserne toccata sfavorevolmente la dimensione di comunione chiamata a sorreggere le comunità cristiane.[22]
Nel 1981 la CEI emette una Nota Pastorale di criteri al riguardo.[23] Questo è certamente un discorso intraecclesiale.
Ma per la concezione in gioco sia di Chiesa particolare che di carismi all'interno della istituzione, ha in sé notevoli riflessi sul momento più specificamente pastorale missionario allorché si hanno delle proposte da fare ai giovani come tali.
L'evidente pluralismo di proposte così caratterizzate non rischia di aggravare campanilisticamente un incontro con un mondo giovanile già per sé frammentato e diffidente? E d'altra parte un irrigidimento istituzionale che negasse la dimensione carismatica al suo interno, e quindi il pullulare di movimento diversi, non finirebbe con l'alienare ancora di più la proposta cristiana nei confronti di un uditorio giovanile molto attento alla propria soggettività?

Verso una progettualità di proposte

Ma il terzo e più interessante polo di attenzione ai giovani da parte del Magistero è dato dall'invito esplicito alla progettualità di una pastorale giovanile come tale. Accogliendo la decisione degli anni '77-'78, e percependo la insufficienza della sola programmazione catechistica (Catechismo dei giovani del 1979),[24] la chiesa italiana allarga la sua capacità di proposta in chiara sintonia con i ben vasti problemi della condizione giovanile che vanno emergendo nel paese.
Nel più ampio orizzonte aperto dal nuovo piano pastorale Comunione e comunità (1981) per gli anni '80, dove si cerca di comporre in unità organica l'identità della Chiesa con una nuova, più autentica visibilità pubblica per una incisiva missionarietà, è il documento «La chiesa italiana e le prospettive del paese» (del medesimo anno 1981)[25] che fissa in maniera esemplare un nuovo, articolato e soprattutto convinto sguardo della comunità verso i giovani.
Trattando come seconda questione, che più incide nella vita del paese, dopo quella del lavoro, la «situazione culturale», denuncia «una situazione di crisi profonda, che rivela da una parte l'inadeguatezza delle culture tradizionali e, dall'altra, il bisogno inquieto di nuovi progetti di esistenza umana. Il tormento che ne deriva pesa soprattutto su molti giovani, che in quest'ultimo decennio hanno drammaticamente cercato il senso della vita nella contestazione radicale, in spinte libertarie e istintive, in rivendicazioni utopiche, in socializzazioni provvisorie, nel ritorno al privato, sconfinando a volte nella violenza o nell'evasione della droga» (n. 28).
A questo punto, con atto di onesto coraggio, i vescovi si pongono quella domanda che possiamo definire, pur nell'ammissione di tanti elementi validi, la vera partenza di un cambio innovatore: «Dobbiamo chiederci - dicono - perché la proposta cristiana per sua natura destinata a dare pieno senso all'esistenza, è stata inadeguata alla richiesta dei giovani e degli uomini del nostro tempo, e quali responsabilità ci attendono. Troveremo di certo una carenza grave del nostro esplicito annuncio di Cristo e della nostra testimonianza di fede».
E poi rilanciano una prospettiva e un compito che aprono sulla vera novità di fondo del rapporto della Chiesa con i giovani e dunque sulla proposta di fede: «Impareremo anche a delineare un'organica pastorale della cultura, che sappia sì giudicare e discernere ciò che c'è di valido nei sistemi culturali e nelle ideologie, ma più ancora sappia puntare su tutto ciò che affina l'uomo ed esplica le molteplici sue capacità di far uso dei beni, di lavorare, di fare progetti, di formare costumi, di praticare la religione, di esprimersi, di sviluppare scienze e arte: in una parola, di dare valore alla propria esistenza» (n. 29).

La pastorale giovanile: a partire da Loreto

Questa diagnosi schietta e profonda perché organica, nel valutare e nel ricomporre elementi umani e cristiani, non nasce dal nulla. Matura dentro un fermento di riflessioni ed iniziative che dagli anni '77 animano in misura rinnovata questo difficile incontro fra Chiesa e giovani. A livello diocesano, come avremo occasione di vedere, ma anche in centri attrezzati, mediante studi, convegni...[26] tanto da non poter sicuramente dire che la Chiesa italiana abbia perso di vista il mondo giovanile. Solo si tratta di sapere se era ed è una buona vista, uno sguardo messo a fuoco. E qui, preparato dalla intensa vitalità postconciliare, si pone il II convegno ecclesiale di Loreto (1985).
Merita una parola sul nostro tema, non perché in esso sia stato risolto tanto o poco, ma perché come «il colle» di cui parla Isaia nel contemplare la liberazione dei prigionieri da Babilonia (Is 40,9) ci è dato di osservare una vitalità di Chiesa capace di affrontare questo problema, ricca anzi di esperienze al proposito, specie sul fronte del volontariato. Loreto, a mio parere, nel suo spirito ed anche nella sua lettera, ora fissati negli Atti del Convegno[27] e posti in verifica nelle singole comunità locali, raduna il meglio delle esperienze passate e le rilancia come metodo a tutta la comunità nazionale, partendo, secondo il motivo fondamentale della riconciliazione, da un atteggiamento che se coltivato genera certamente cose nuove: la Chiesa, prima di sentire i giovani lontani da sé, sente se stessa lontana dai giovani, dunque in una tensione missionaria, che nello spirito di Loreto vuol dire, con le splendide parole dei Vescovi nella Nota La Chiesa in Italia dopo Loreto, che «la chiesa e i cristiani devono vivere di continuo questa dimensione missionaria, che li spinge a non essere lontani da nessuno, e ad essere particolarmente debitori di verità, di carità e di solidarietà ai giovani, ai vecchi, agli ammalati, ai portatori di handicaps, ai reclusi e agli ex-carcerati, ai drogati, a chiunque subisce ingiustizia, a chiunque ha bisogno di verità e di amore».[28]
Più particolareggiatamente crediamo di poter segnalare i seguenti aspetti per un lavoro fruttuoso, ed anche per una buona interpretazione del Convegno loretano.
- Loreto non è stato un convegno sui giovani e nemmeno se n'è direttamente parlato tanto. Semmai è stata una dimensione che ha attraversato tutto il convegno, apparendo un po' ovunque in tutte le tematiche affrontate in commissione. Perciò questo silenzio non significa eludere il problema, ma piuttosto - ci sembra - scelta di collocare e inquadrare tale problema nel più vasto contesto organico della Chiesa e della società come tale, per evitare certe fissazioni allucinanti sul mondo giovanile tali da isolarlo pericolosamente da un contesto maggiore di appartenenza sia quanto ai problemi che alle soluzioni.
- In ogni caso ricordiamo che tantissimi erano i giovani maschi e femmine tra i delegati convenuti. Il tema "giovani" è stato particolarmente toccato dalla relazione introduttiva del Card. Pappalardo («Chiesa e giovani»)[29] e nella Commissione 8 che aveva come argomento: «Il rapporto tra le generazioni: il circolo vitale della tradizione»[30] con evidente scelta di una visione contestuale più ampia.
Dei ricchi stimoli ivi espressi ne coglieremo alcuni in riferimento al nostro tema: la scelta prioritaria del metodo educativo che si raccordi a ciò che i giovani vivono, alle loro istanze culturali; e che nello stesso tempo sia in grado di superarle; porre nella comunità il luogo di incontro tra le due diverse condizioni dei giovani e degli adulti... in cui queste due componenti interagiscono, si confrontano, comprendono la complementarità delle condizioni di vita e del loro modo di interpretare la loro appartenenza alla comunità; passaggio degli adulti da un ruolo di insegnamento, di trasmissione di valori, a un ruolo di "compagnia" nella vita; una presenza di compagnia, non senza propositività, nello stare insieme, nel camminare insieme, nella testimonianza, nei fatti, nella solidarietà, in una presenza vigile, operosa, partecipativa; dato il condizionamento evidente delle condizioni strutturali di vita nello stesso processo educativo, è necessario tentare una riconciliazione tra la dimensione educativa e quella delle condizioni strutturali di vita. Occorre cercare in proprio - se possibile - e col protagonismo dei giovani, soluzioni alternative ai problemi; ad esempio, favorire l'emergere di cooperative di servizi, ricercare alcuni sbocchi occupazionali; riconciliarsi con gli ultimi, con i giovani emarginati.
- Elemento certamente nuovo, che non potrà non avere ripercussioni future, è stata la vivace sottolineatura di tre fattori fin qui poco considerati: un dato di fatto, ossia la forte partecipazione di tanti giovani all'esperienza di volontariato, che si è così dimostrato come la proposta forse più incisiva e credibile della Chiesa italiana all'interno dell'universo giovanile;[31] un secondo dato di fatto, l'attenzione verso situazioni disastrate patite da giovani, quali la violenza e la devianza sociale;[32] e infine una proposta che non mancherà di orientare ogni progetto di pastorale giovanile: «Rivedere e reimpostare la pastorale comunitaria, nella parrocchia e nei movimenti, in una dinamica che dà il primato alla parola, pone al centro l'eucarestia, cui conduce il sacramento della riconciliazione e come destinazione obbligata intende il servizio degli ultimi. Insomma si tratta di mantenere la "compagnia" dell'unico pane di Dio: la parola, il corpo di Cristo, Cristo nel povero».[33]
- Conseguenza e ricapitolazione sono le poche battute dei Vescovi della Nota Pastorale citata, ma che ora, in un contesto ben ricco, assumono rilevanza profondamente innovativa, carica della novità di una visione realista ma insieme animata dal coraggio della speranza, e che viene offerta come nuova frontiera alla Chiesa italiana: «Particolare rilevanza ecclesiale e sociale riveste a questo proposito la pastorale giovanile sia come riflessione attenta sul mondo dei giovani sia come concreto impegno educativo teso ad offrire le ragioni dell'esistenza e la fiducia per il futuro» (n. 55).[34]
Non lasceremo passare sotto silenzio il fatto che questo autorevole invito, traguardo e punto di partenza di un rinnovato incontro Chiesa-giovani nel nostro paese, va proprio nella direzione di certe domande pressanti che un gruppo di riviste di pastorale e di catechesi attinenti all'area giovanile trasmisero alla vigilia al Convegno di Loreto,[35] rilevando come non sia più differibile una presa di posizione, ma soprattutto segnalando l'esistenza di un contesto maturo entro cui accogliere e fruttificare la nuova linea proposta dai Vescovi italiani.


3. RIFLESSIONI E PROGETTI DI PASTORALE GIOVANILE

Chiaramente l'attenzione rinnovata che la Chiesa italiana come tale è venuta donando al mondo giovanile trova la sua causa e il suo effetto insieme in un reale impegno a favore di esso già esistente tra di noi, sia a livello di prassi sia a livello di riflessione adulta sulla prassi, cioè mediante la considerazione approfondita dei diversi fattori in gioco, quelli propri di una proposta di fede genuina sul versante del vangelo, ma anche fedele alle condizioni del giovane nell'ambito culturale attuale.
Ne è prova un'encomiabile slancio di progettualità, in grande e in piccolo, nei frammenti di una singola iniziativa occasionale o stagionale, o con l'intento a tempi lunghi di un vero e proprio cammino di fede. Di ciò fa fede una pubblicistica inedita avanti il Concilio. E in verità quale settimanale diocesano, o rivista cattolica non ha affrontato e continuamente affronta il tema «giovani»?
Globalmente parlando si può arrangiare tutto questo impegno, più di una volta immaturo o squilibrato, ma certamente generoso, nei termini di pastorale giovanile. Pur restando vero che la comunità ecclesiale si è interessata dei giovani oltre una visuale strettamente pastorale, ossia per far diventare cristiani, ad esempio, in servizi di tipo promozionale o di supplenza in qualche situazione di emergenza, come in casi di emarginazione... Qui non resta che dipanare questa trama di pensieri-progetto organizzandola per aree distintive, pur sapendo le tante reciproche influenze.
Crediamo aderente alla realtà e facile a capirsi focalizzare tre aree:
- progetto di pastorale giovanile nelle sedi diocesane;
- progetto di pastorale giovanile nei gruppi, movimenti, associazioni;
- progetto di pastorale giovanile in opere specializzate di pastorale giovanile.
Di ogni area diremo prima una parola in generale e poi attenderemo ad uno o più modelli emblematici del nuovo corso.

PASTORALE GIOVANILE NELLE DIOCESI

Abbiamo accennato più di una volta allo scossone che soprattutto verso il 1977 investe un po' ovunque le chiese italiane. Tante diocesi, attraverso lo strumento associazionistico tradizionale come l'Azione Cattolica o di altro tipo, ma con l'avallo esplicito del vescovo e con estensione a tutto il territorio diocesano, tentano di darsi un qualche progetto di pastorale giovanile. Non resta che citarne diversi nomi, esplicitando più ampiamente il progetto diocesano che per ampiezza di vedute e per vicinanza di tempo è certamente tra i più significativi: quello di Torino.

Progetti diocesani

In un recente dossier di «iniziative e progetti diocesani di pastorale giovanile» (in Italia per gli anni 1977-1978)[36] vengono recensite le chiese di Crema, di Novara (probabilmente il progetto di più ampio respiro uscito fin qui in Italia),[37] di Adria-Rovigo, di Vittorio Veneto, dei vescovi della Lombardia, di Lodi, di Como, di Piacenza. Di altre chiese, come Rieti, Bergamo, Brescia, Vicenza e della Sicilia vengono ricordate le iniziative di analisi sociologico religiosa del mondo giovanile. Il conto può benissimo proseguire con la nomina di Lucca (1978;1984), Forlì (1981), Taranto (1982), Verona (1982)...[38]
Soltanto nel 1985 si registrano riflessioni e decisioni nelle diocesi di Vicenza, Vallo della Lucania,[39] a Bologna, a Venezia, a Torino.[40]
E' doveroso ricordare che questi interventi sono di ampiezza diversa e di autonomia diversa; a volte sono frutto di lunga preparazione, altre volte appaiono inseriti nel discorso sinodale diocesano, sono estesi oppure rapidi. Crediamo che pur riconoscendo tanta buona volontà non si possa sfuggire, specie per i tempi più antichi, al giudizio emesso da G. Angelini che nel 1979 parla di pastorale giovanile in Italia come «pulviscolo estremamente vario di esperienze pratiche, molto diversificato e in genere scarsamente elaborato a livello di riflessione teorico-pratica».[41] E d'altra parte rimangono come risposte positive e propositive al clima di generale allarmismo nei confronti del destino dei giovani che si respira da ogni parte.[42] E in effetti siamo convinti che qualcosa di nuovo e importante possa comparire, come appare emblematicamente nella chiesa di Torino.

La Chiesa di Torino: con i giovani... per i giovani

Per due anni, in due tempi, il programma pastorale della diocesi ha puntato sui giovani, in voluto prolungamento della campagna precedente dedicata alla pastorale familiare.[43] Ma è chiaro, dai contenuti stessi del piano, che a Torino si è preso coscienza forse più che altrove della gravità della "questione giovanile", essendo città all'incrocio di due fattori: emigrazione e disoccupazione. Ed infatti diffusione della droga, assenza quasi assoluta di proposte e di valori, di una cultura non solo effimera ma collegata alle situazioni sociali, hanno contribuito a creare nell'area torinese una condizione giovanile particolarmente fragile. E d'altra parte va ricordato il forte impegno teorico e pratico di quella diocesi sul fronte giovanile.[44]
La prima tappa «La Chiesa di Torino per i giovani» (1984-1985) conclude in brevi «linee programmatiche» una lunga riflessione previa. Primo punto: censimento di quanto esiste in rapporto al mondo giovanile nella chiesa torinese: persone, opere, ambiti, realizzazioni, attività, movimenti, associazioni. Ecco poi la novità al centro-diocesi: la costituzione dell'ufficio di delegato per la pastorale giovanile e dei ragazzi, e la creazione di un centro di pastorale giovanile e dei ragazzi. Il documento lancia poi le sue proposte operative a vari destinatari: a livello vicariale, alle parrocchie cui si chiede una pastorale che tenga insieme formazione catechistica, liturgica, caritativa e sociale, favorendo una specifica ricerca vocazionale, intesa come orientamento e scelta di vita.
Ai religiosi, alle associazioni e movimenti esistenti, altre forme aggregative cristiane (lavoratori) e laiche (gruppi sportivi) si chiede due cose: uno sforzo reale di coordinamento e di rilancio dell'esistente. Tre ambiti di lavoro sono segnalati come privilegiati: la scuola, la formazione all'amore e alla famiglia, la guida e la preparazione dei giovani che li prepari ad assumere le responsabilità personali, familiari, sociali, professionali, civiche ed ecclesiali, con salda coscienza cristiana e con illuminata coerenza vocazionale.
La seconda tappa «La Chiesa di Torino con i giovani» (1985-1986) si richiama esplicitamente al Convegno di Loreto, ricordando l'invito dei vescovi - già da noi menzionato - di elaborare una pastorale giovanile.[45]
Si affronta risolutamente il problema del protagonismo giovanile (come dice il titolo programmatico: con i giovani) all'interno di una pastorale d'insieme, con il duplice accento di coinvolgere tutta la comunità e di lasciare che ogni comunità realizzi il progetto comune nel contesto proprio.
Cinque sono le parti.
- Linee teologico-pastorali con riferimento al principio di incarnazione che si traduce nel principio pastorale di «fedeltà a Dio nella fedeltà all'uomo»; ed ancora, forte richiamo ad una visione comunitaria del problema giovani, visti cioè come età fra le altre età, considerati non come categoria a sé cui accudire (anche se il gruppo viene detto «il luogo e il mezzo naturale della formazione ecclesiale»), ma come membri di una famiglia «dove tutti i figli vanno ugualmente accolti, amati e valorizzati».
- Scelte programmatiche: è il cuore pratico del progetto. Sono quattro che qui riportiamo alla lettera: «1. I giovani e i ragazzi siano considerati come chiamati a vivere la vita cristiana da protagonisti, e cioè in modo personale e creativo, e ad esercitare un ministero attivo: essi sono i primi e immediati "apostoli" degli altri giovani e ragazzi. Ciò comporta la scelta prioritaria degli "animatori-giovani" nella loro formazione. 2. Gli adulti, e in particolare le famiglie, riconoscano la portata della pastorale giovanile nel tempo presente. Perciò sottopongano a revisione il loro rapporto con i giovani e i ragazzi e assumano piena responsabilità educativa verso di loro, mai nella pastorale senza adulti. 3. Il protagonismo ecclesiale dei giovani, rettamente inteso, e la corresponsabilità degli adulti e delle famiglie, comporta una ricerca convergente e condivisa per definire progetti pastorali rispondenti alle attuali esigenze di evangelizzazione e catechesi. 4. La comunità cristiana è il soggetto pastorale per i giovani e i ragazzi. Sedi privilegiate per l'elaborazione pastorale e approvazione di tale progetto sono il Consiglio pastorale parrocchiale e il Consiglio pastorale zonale che esprime la Commissione zonale giovani e ragazzi.
- Le priorità pastorali. Fa da cappello una espressione del cardinale: «Il mio cuore di vescovo si interroga con angoscia: questa nuova generazione è stata evangelizzata?» Ciò comporta nel progetto una catechesi di iniziazione cristiana con le diverse componenti della parola, celebrazione, vita ecclesiale e di carità mediante il gruppo. Peculiare accento viene posto sull'educazione all'amicizia e all'amore. Seconda priorità: la cura in termini di pastorale giovanile di questi ambienti di vita: la scuola, il lavoro, il tempo libero, le forme di emarginazione e devianza. La terza priorità si riferisce alle strutture ecclesiali perché siano funzionali agli obiettivi del progetto, quindi perché accolgano e dialoghino con i giovani e con essi rinnovino la pastorale. Sono le parrocchie, gli oratori, le zone vicariali, le strutture di curia con apposito costituendo centro diocesano di pastorale giovanile.
- Gli orientamenti generali: vengono detti «punti di riferimento pedagogici, inderogabili per una buona pastorale giovanile»: essere, o il primato della persona e della formazione personale, del dialogo interpersonale; partecipare, superando il gruppo-rifugio verso la comunità; impegnarsi nel servizio, stando «nella chiesa e nel mondo non ripiegati sulla propria giovinezza, ma aperti sull'orizzonte adulto costituito da: lavoro, professione, vita consacrata, matrimonio, famiglia, vita civica e sociale, ecc. Da qui la necessità di operare per una pastorale non giovanilistica, bensì per una concezione vocazionale e ministeriale della presenza nel mondo e nella Chiesa».
- Orientamenti particolari: curare la dimensione vocazionale e ministeriale della vita cristiana; approfondire e curare la formazione dell'animatore; avvalersi di istituzioni (religiosi, laici) che abbiano particolare carisma per la gioventù.
Ci siamo soffermati piuttosto a lungo sul progetto torinese perché a nostro parere è rivelativo di una maturazione che va facendosi un po' ovunque nelle comunità ecclesiali italiane, quindi indicativo di non delegare a movimenti e costituzioni sovrapparrocchiali e diocesani la cura dei giovani, ed insieme è impregnato di un interessante realismo di concezione (protagonismo giovanile, cura dei giovani nell'insieme della vita di comunità, rispetto delle zone pastorali eppur legate ad un efficace metodo di coordinamento), che tra il tutto dei piani ideali e il nulla dello scetticismo, mettono in luce il possibile e pongono accenti vigorosi di partecipazione.

PASTORALE GIOVANILE NELLE AGGREGAZIONI ECCLESIALI

Manteniamo qui il significato generale inglobante le tre o quattro forme specifiche di associazioni, movimenti, gruppi e comunità, ciascuna delle quali possiede indubbiamente delle connotazioni specifiche nella loro proposta cristiana.[46]
Come accennava la citazione della Civiltà Cattolica posta in apertura, si può dire che l'intervento della chiesa nel mondo dei giovani ha trovato qui uno strumento efficace, anzi è diventato uno dei segni caratterizzanti la pastorale giovanile italiana del dopo-Concilio. «Partiamo infatti - annota R. Tonelli - da una constatazione rilevante, sottolineata da molte ricerche. Il confronto tra giovani appartenenti a gruppi e giovani non aggregati fa risaltare come questa appartenenza può essere considerata la variabile più influente nella formazione degli atteggiamenti e nella ricostruzione dell'identità. Questa variabile è influenzata a sua volta dal tipo di associazione a cui si appartiene».[47]
Alla luce di questo concentrato giudizio globale, sulla base di una riconosciuta identità del fenomeno associativo cattolico italiano, che qui presupponiamo,[48] a noi qui interessa richiamare la memoria sui tratti di progettualità per i giovani da essi offerta. Prima in termini più specifici, poi soffermandoci su una valutazione generale.

Uno sguardo in particolare

Possediamo oggi una serie di ricerche che permettono di individuare sia le fonti sia le caratteristiche della loro proposta cristiana.[49] La Civiltà Cattolica nella sua enumerazione ricordava espressamente Azione Cattolica, Meic, Agesci, Opus Dei, CL, Focolarini, Gioventù Aclista, Catecumenali, Rinnovamento dello Spirito, Comunità di vita cristiana, Comunità ecclesiali di base, Comunità di base, Cursillos de Cristianidad. A questi si potrebbero aggiungere tanti altri nomi.[50]
In particolare non devono andare disattesi tipi di intervento ispirati da una collaudata progettualità propria di istituzioni tradizionali. Si ricorderà, ad esempio:
- la proposta che Congregazioni religiose fanno alla gioventù nelle proprie opere, di tipo scolastico, professionale, di formazione umana e spirituale in generale: gioventù mariana (Gesuiti), gioventù francescana, gioventù lasalliana, allievi ed ex-allievi salesiani, giovani cooperatori della Famiglia di Don Bosco, e analogamente per le Figlie di Maria Ausiliatrice;[51]
- la federazione oratori e circoli parrocchiali sotto diverse etichette, fra cui, fra le più note, l'ANSPI;[52]
- infine dovrebbero essere recensiti i tanti piani proposti a livello di centri di spiritualità e di formazione: da Bose a Spello, a Cuneo, alla Cittadella di Assisi...[53] Di ciascuna di questa aggregazioni che non sono per sé esclusivamente giovanili, ma che sono frequentate anche da giovani, è facile individuare l'itinerario di fede, e implicitamente una visione del mondo e dell'uomo.
Vi si rispecchiano bene la ricchezza, la verità, in un certo senso la complementarità, ed insieme la dialettica esistente, e quindi i problemi, dell'attuale proposta di fede ai giovani.

L'Azione Cattolica

Mentre daremo nel paragrafo successivo una certa tipologia dei movimenti, facciamo ricordo specifico dell'Azione Cattolica, giacché la sua storia praticamente si identifica tra di noi con la pastorale giovanile fino ai nostri giorni,[54] matrice feconda di progetti che poi hanno fatto la loro strada, ispiratrice in maniera determinante, pur nel tempo della propria grave crisi, della ripresa di pastorale giovanile negli anni '70,[55] e certamente oggi ancora capace di confrontarsi con i giovani del nostro tempo, anche se non è più il top dell'associazionismo cattolico. Infatti l'AC, al di là di concrete modalità di attuazione, non sempre felici, possiede per sua natura garanzie di validità e vitalità.
Anzitutto va menzionata la sua «genericità» rispetto ad altre aggregazioni forti, nel senso di non aver a priori un piano prestabilito ben preciso e rigido, ma di porre la propria metodologia e stile, pensati come processo educativo, paziente, continuo, al servizio della programmazione pastorale che la Chiesa a livello nazionale e locale si va donando. Di qui il radicamento essenziale dell'AC nel territorio della comunità e la sua apertura senza particolari condizioni alla popolazione giovanile ivi residente quindi accessibile a tutti nella concretezza del loro vivere quotidiano, e perciò anche fluida nell'organicità strutturale, duttile, in certo modo obbligata a ricercare e ridefinire sempre di nuovo la propria proposta, esposta anche ai rischi della crisi, in forza delle crisi ricorrenti della Chiesa e della società.
Si potrebbe dire che l'AC esprime al meglio quella che di una Chiesa locale è la dimensione di diocesanità e parrocchialità, sulle quali innerva la proposta di fede ai giovani del territorio. Nella continuità fedele al senso della Chiesa italiana, l'AC riflette i diversi aspetti e scelte in rapporto alla Chiesa che cambia.[56] Nei tempi del dopo-concilio riconosciamo quali suoi punti di forza: la scelta religiosa (1969), ridefinita a metà degli anni '70 come scelta pastorale e a metà degli anni '80 come scelta di partecipazione, con ciò precisando il delicatissimo rapporto fra impegno religioso e impegno nel sociale; la laicalità e popolarità, come sviluppo di un carisma, quello del laico, nel mondo della gente; una spiritualità del quotidiano, nello sforzo continuo di capire ciò che succede attorno a noi, nella fatica di un servizio gratuito e totale.[57]
Ciò che questo comporti praticamente per i giovani, quale ampiezza di orizzonti, quale concretezza di compiti, quale sensibilità sociale, si può ricavare ad esempio dalla relazione del presidente A. Monticone nella relazione alla V assemblea generale del 1983.[58]
Una simile esperienza associativa, che fa leva sui valori della coscienza e sulla libertà della persona, adeguando il proprio stile di mediazione ai bisogni di presenza, ma senza tendenze integristiche e aperta al dialogo e al confronto, rappresenta ancora oggi per i giovani italiani, in forza delle sue risorse non solo di ordine ecclesiale, ma anche per la convivenza civile, la via formativa forse più adeguata, certamente una via completa e moderna.[59]

Uno sguardo generale: alcune tipologie

In un tentativo di valutazione generale sembra che si possa dire che il vissuto dei movimenti è ancora maggiore di quanto non appaia e di quanto ne sia stato scritto.[60] Ma certamente è appurabile una dinamica che ogni operatore dovrebbe aver presente, legata ad un insieme di fattori: la struttura di gruppo è tendenzialmente portata a fare una proposta fortemente legata anche alla riproduzione del gruppo stesso, con evidente problema per quanto riguarda la ecclesialità dei gruppi medesimi; l'identità viene costruita su esperienze forti, su intensa interazione e partecipazione attiva dei membri, con linguaggio quasi esoterico e rigidamente unitivo. «La fede - annota Tonelli - viene così restituita per essi alla sua funzione di elemento centrale di riorganizzazione e riedificazione (del senso della vita). L'operazione è favorita dal ricupero della stessa esperienza cristiana di esigenze legate alla "modernizzazione" secondo moduli di integrazione e di conflitto nei confronti dei dati culturali emergenti».[61]
Si è tentato da vari di dare una tipologia in rapporto sia ai contenuti che al tipo di relazione fra gruppo e persona, gruppo ed istituzione.[62] Il Franchini, al seguito di Ambrosio, parla di quattro tipi: ascetico-mistici (o spiritualisti); gli utopisti che pensano all'identità della fede in nome di un radicalismo evangelico a partire dagli ultimi; i politici o presenzialisti, la cui ansia è di cercare una significazione politica-sociale all'essere chiesa; i realisti o mediazionisti, che cercano l'identità nell'attenzione a tutte le istanze culturali.[63]
A livello di modalità interpretative della fede, vi è chi semplificando, ma con efficacia, ritrova tre modelli: gruppi e movimenti che si riconoscono nella «cultura della presenza» fanno riferimento di solito ad una immagine di fede-evento, una fede che sembra avere uno statuto di rottura con la storia umana. Si tratta di una fede che si richiama continuamente all'evento Cristo per denunciare la storia come luogo prometeico di autodivinizzazione. Fuori di Cristo c'è solo l'errore, la perdita secca dell'umanità.
Gruppi e movimenti invece che si riconoscono nella «cultura dell'assenza» o della diaspora fanno riferimento principalmente ad una immagine di fede-profezia. Qui la rottura è con la chiesa come istituzione potente che svuota il radicalismo cristiano. Se Cristo è verità dell'uomo, solo il povero la può rivelare. E quindi gli ultimi diventano verità della chiesa.
Infine gruppi e movimenti che si riconoscono nella «cultura della mediazione» fanno riferimento ad una fede-testimonianza, che al posto della rottura vede continuità critica tra salvezza e storia umana, in uno sforzo sostanzialmente di superare rischi di ideologia ed utopia, e integrare radicalismo cristiano e attenzione agli ultimi in una esperienza di salvezza come esperienza di comunione fra tutti i valori positivi.[64]
Ulteriori altre classificazioni sono possibili.[65] A noi qui interessa richiamare i problemi che emergono, con maggiore o minore accentuazione, riguardo alla via aggregativa nel quadro della pastorale giovanile. Anzitutto per la individuazione dei tratti specificanti i singoli gruppi, le tante variabili in gioco chiedono l'intervento di più discipline, per un'autentica lettura teologica. Più in ambito teologico-pastorale, riconosciamo il problema del rapporto con la «Catholica», concretamente con altre figure della chiesa locale (quanti non sono aggregati) e specificatamente con l'autorità del vescovo;[66] c'è da chiedersi poi quale rapporto si intende dare al senso insieme religioso e secolare del mondo, concretamente il senso della cosiddetta scelta religiosa della Chiesa italiana al tempo di Paolo VI, quindi il rapporto fra la cultura della presenza con quella della mediazione; quale missionarietà di fronte ai cosiddetti lontani giacché - non dimentichiamolo - la stragrande maggioranza dei giovani è fuori dei gruppi e movimenti. Sicché l'innegabile ed anzi inevitabile e insostituibile ruolo oggi del movimentismo nella Chiesa per una proposta ai giovani domanda anche una considerazione e presa di posizione corretta per i diversi aspetti difficili emergenti. O con altre parole, anche la forma aggregativa non ha valore miracolistico, automatico, è uno strumento che domanda intelligenza e apertura di mente e di cuore.

PASTORALE GIOVANILE IN RICERCHE SPECIALIZZATE

Dopo aver accennato a grandi tratti al tipo di progettualità legato a istituzioni e strutture in funzione direttamente operativa (chiese locali, movimenti, congregazioni religiose), nel nostro viaggio di recensione dell'esistente (sempre nell'ambito della riflessione), dobbiamo vedere se e come si sia svolta una ricerca più teorica, produttiva di opere-sintesi di più largo respiro, tali da essere chiamati studi di pastorale giovanile, o in termini più generali, ricerche di fondazione critica del rapporto Chiesa e fascia giovanile. Individuiamo:
- le grandi linee di tendenza;
- la dinamica delle idee.

Il dibattito: linee di tendenza

Probabilmente è ancora troppo poco rispetto al bisogno,[67] però in questo ventennio si assiste anche in Italia ad un crescente dibattito che determina in non piccola parte quel risveglio di sensibilità verso i giovani nella Chiesa italiana che abbiamo sopra ricordato. In una rassegna dal titolo Fede-religione-religiosità e condizione giovanile condotta negli anni 1969-1978,[68] C. Bucciarelli mostra insieme le fonti di documentazione e le linee di tendenza della riflessione.
- Tali fonti sono di tre tipi: le riviste con maggior o minore ampiezza di tematica,[69] fra cui spicca oggi quella probabilmente più specializzata che è Note di Pastorale Giovanile in attività ormai dal 1966. Poi vengono i convegni spesso coordinati da associazioni e centri che stanno alle spalle: così da parte dell'Azione Cattolica, da parte del Centro salesiano pastorale giovanile (Roma), ma anche nelle singole chiese locali e in centri di studi come l'Università Salesiana nella Facoltà di Scienze dell'Educazione e di Teologia (Roma);[70] ed infine libri, risultato magari di convegni e tavole rotonde.
- Le linee di tendenza emergenti in questo sforzo riflessivo paiono concentrarsi su due poli: ricerca dell'atteggiamento che la fascia giovanile manifesta verso i valori religiosi, nella specificità della proposta di chiesa, o più in generale verso la domanda di senso con connotazione religiosa. In quest'area si può dire che la chiesa italiana ha delle possibilità di lettura di grande valore (ricerche di G.C. Milanesi e di F. Garelli, e la recente sintesi di E. Butturini, per fare un esempio).[71] C'è da chiedersi seriamente - notiamo sopra - se e come vengono assunte seriamente nell'elaborazione dei progetti o di altri interventi pastorali.[72]
Secondo polo di interesse riguarda la reazione o terapia dopo la diagnosi. Qui è facile vedere l'intreccio di interessi catechistici (come spiegare Dio, Cristo, Chiesa, la Bibbia ai giovani), probabilmente i più sviluppati; interessi di spiritualità, interessi di formazione socio-politica, interessi di abilitazione al volontariato, interessi per l'emarginazione, interesse per l'insegnamento religioso-scolastico...[73]
Appare clamorosa la settorialità delle trattazioni, che appaiono per lo più legate a singoli temi.
E visioni di insieme di pastorale giovanile? Diamo uno sguardo.

Il dibattito: la dinamica delle idee

Qui merita fare almeno un accenno a quelle poche opere che in qualche modo affrontano la sintesi per evidenziare, per quanto è possibile, la dinamica delle idee.
- Nel 1973-1975 C. Bucciarelli, pur affrontando un discorso catechetico, offre un quadro ricco di indicazioni pastorali circa le motivazioni, le opzioni fondamentali, i processi metodologici verbali e non verbali, i problemi dell'animatore di gruppo.[74]
- Ancora con accentuazione catechetica ma in un quadro più ampio, a cura dell'Ufficio Catechistico Nazionale si tiene un convegno su Problemi e prospettive di pastorale catechistica dei giovani, incentrato sugli itinerari di fede offribili ai giovani in un tentativo di dialogo fra l'analisi del sociologo (A. Ardigò) e la diagnosi e prospettive pastorali di R. Tonelli (che per la prima volta presentava una sua recensione dei modelli esistenti), dove si risente una modernità di accenti grazie all'impostazione basata sul principio del dialogo e dell'incontro con i giovani e tra i giovani.[75]
- Il Convegno di Gioventù Aclista ad Assisi del 1977, Il futuro della fede nelle attese dei giovani, dopo l'autopresentazione di alcuni movimenti giovanili, il momento propositivo vede al centro il problema della Chiesa come mediazione la quale è diffidata dai giovani e di conseguenza - afferma G. Bianchi in una sintesi finale - il bisogno di riaggregazione all'interno della Chiesa locale, unico spazio di verità e capacità formativa, ed insieme il bisogno di radicare nel vissuto quotidiano la fedeltà al Vangelo.[76]
- Nel 1978 C. Bucciarelli accentuava fortemente la dimensione pedagogica anche per la pastorale giovanile, rimarcando quello che è stato, già nell'AC, e poi successivamente nel progetto di Note di pastorale giovanile, un elemento essenziale: l'attenzione educativa.[77]
- Ad un gruppo di docenti della Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale dobbiamo uno specifico interessamento sul nostro tema in un convegno sulla condizione giovanile e l'annuncio della fede nel 1978.[78]
Vi si manifesta sempre un doppio polo di ricerca: quale sia la domanda giovanile con studi di G.C. Milanesi e G. Ambrosio, il quale sottolinea «la capacità da parte della Chiesa di un "discorso nuovo" per incontrare i giovani nella loro specifica condizione» (p. 59); fa seguito una proposta, elaborata da L. Serenthà circa la formazione catechistica; G. Angelini invece analizza la «Pastorale giovanile e prassi complessiva della Chiesa» (pp. 61-98), un titolo vicino a quello della nostra ricerca, di tipo positivo, ma purtroppo inevasa in quanto l'autore esaurisce piuttosto l'azione della Chiesa in Germania e in Francia.
In un primo momento cerca di chiarificare i problemi teorici sottesi sempre e comunque alla responsabilità pratica della Chiesa nei confronti dei giovani, per poi passar a cogliere i problemi che i giovani pongono alla Chiesa. L'autore evidenzia fortemente la distinzione tra il servizio educativo (promozionale) da prestare, che può e deve essere distinto dall'evangelizzazione e riconosciuto come relativamente autonomo, e che non deve essere contraffatto e confuso con il ministero ecclesiale nei confronti dei giovani (p. 74). In seguito analizza la diffidenza verso la Chiesa da parte di tanti giovani, per evidenziare il tipo di risposta data dell'attuale pastorale giovanile, con un sorprendente silenzio - come abbiamo detto - per affermata carenza di documenti ufficiali del magistero, sulla posizione italiana.[79]
Infine, trattando «Per una pastorale giovanile diversa», sottolinea che non conta tanto porre unicamente e principalmente iniziative ecclesiali per i giovani, quanto una «complessiva riforma della figura storica della Chiesa, la quale prenda atto delle responsabilità obiettive che la Chiesa ha nei confronti della fede o della non fede dei giovani».
Per questo suggerisce tra l'altro: la Chiesa deve essere attenta alla concreta condizione dei giovani nella nostra società, deve avere il coraggio di non avallare come valore loro incertezze e di proporre l'immagine oggettiva «dura», della fede; resistenze a manipolazioni arbitrarie, evitando regressioni dell'univocità della fede in formule catechistiche o in cristianità ben strutturate; riconoscimento della necessità di un cammino di maturazione per la scelta della fede, offerto in strutture ad hoc (pp. 87-92).
- Nello studio già citato di G. Costa circa la pastorale giovanile nelle diocesi italiane,[80] l'autore dopo l'esposizione dei documenti magisteriali e dei contenuti e delle linee di metodo dei singoli piani pastorali, avverte la debolezza a suo parere di tutto l'impianto, in particolare per il rischio del funzionalismo (render facile o adattato il messaggio) e la non stabilità delle iniziative prospettate.
- Per ricordare che la ricerca continua, menzioniamo qui i convegni recenti organizzati dall'Istituto Teologico Salesiano di Messina e dedicati a «Giovani e morale » (1982 e 1986) e alla «Formazione cristiana dei giovani d'oggi: per una spiritualità del quotidiano» (1983),[81] dove entrambe le tematiche sono ampiamente sviluppate, con testimonianze e studi, relativi specificamente alla situazione siciliana e meridionale, sulla base di una ricerca poderosa di D.M. Emma a proposito della fede dei giovani.[82]
- Infine, pur nata in un contesto di un movimento internazionale, merita sia accennata una proposta organica di pastorale giovanile a livello di ogni comune parrocchia, ora resa pubblica in un libro: La gioventù voce profetica (1985).[83] «Il progetto intende immettere i giovani, fin dal primo momento, nell'itinerario di una pastorale di insieme vissuta di fatto da tutta la comunità parrocchiale; e li vuole immettere da co-protagonisti» (p. 19). Si parte dal problema fondamentale della condizione giovanile, riconosciuto nella doppia faccia dell'emarginazione e dell'incapacità del giovane di essere partecipe attivo nella costruzione di un mondo migliore; purtroppo la pastorale giovanile, si dice, astrae dal contesto comunitario di base (famiglia, parrocchia) rivelandosi elitaria, settoriale, frammentaria o disorganica rispetto alla pastorale di insieme.
Di qui viene la proposta articolata che descrive il modello ideale di movimento giovanile, il modo di fare l'analisi della situazione reale della gioventù in una determinata parrocchia, le linee fondamentali del progetto operativo, il piano articolato di formazione dei giovani, l'offerta di sussidi chiarificatori. E' una di quelle sintesi che pur mantenendo una notevole aderenza alle dinamiche psico-sociali e ad una ecclesiologia di comunione da tutti accettabile mostra un profilo notevolmente rimarcato, giacché tende alla strutturazione dei giovani in un movimento giovanile organico.

Una proposta esemplare

Fino ad ora non ne abbiamo parlato, ma certamente oggi in Italia l'interessamento più avanzato ed organicamente elaborato nel confronto dei giovani va ascritto al Centro Salesiano pastorale giovanile (= CSPG) di Roma, da cui emanano la rivista Note di pastorale giovanile (= NPG), i Convegni pluriennali da esso organizzati e pubblicazioni proprie, tra cui, come una specie di «Manifesto», l'opera di R. Tonelli, Pastorale giovanile.[84]
Ma più che singoli libri, è illuminante seguire, almeno per cenni, il cammino percorso, esemplare nel metodo, prima ancora che nei risultati, giacché saggiamente accetta sempre di essere in fase di aggiorna mento, di riaggiustamento, di affinamento.

La «storicità» del progetto

Un lineamento caratteristico di fondo infatti è dato dalla «storicità» del progetto, inteso come un farsi ed arricchirsi continuo all'interno della storia della gente in questa società e Chiesa, e non quindi rigidamente bloccato su indicatori prefissati per quanto carismatici.
In questa prospettiva la riflessione del CSPG, così come appare in NPG, mi sembra lo snodarsi di un fiume che si arricchisce di tanti affluenti, non in maniera però di cadere nell'eclettismo, ma compaginata da costitutivi di fondo.
Tra di essi, come matrice profonda, va ricordata l'ispirazione salesiana, storicamente ben collaudata, per cui si mira ad un processo pastorale che è fortemente educativo e globale, aperto alle istanze dei tempi e ad ogni avvenimento significativo della condizione giovanile, e quindi anche in contatto di dare e ricevere con altre agenzie di chiaro valore, come l'Azione Cattolica da cui, per altro, si distingue perché meno vincolata alla parrocchialità e alle specifiche indicazioni pastorali del Magistero, eppur sempre in fedeltà a questo e applicabile, nei fini, contenuti e metodo, in ogni gruppo giovanile.

I grandi temi affrontati e il metodo

Nato nel 1965, vent'anni fa, il CSPG, nel solco evidentemente dell'incomparabile esperienza educativa salesiana, produce nel 1967 il suo strumento più illustre: Note di pastorale giovanile.[85] Tipico del CSPG è di riflettere fin dall'inizio in termini di progettualità, prima più direttamente rivolta ai salesiani, poi come proposta aperta ad ogni operatore, dove studi-documenti, esperienze e testimonianze, sussidi per l'azione, notiziario, libri (sono le rubriche della Rivista) danno a NPG quell'idea sempre mantenuta di laboratorio entro cui si costruisce il progetto.[86] A poco a poco emergeranno tutti i connotati tipici della rivista e del progetto che propone. Nel 1968 Tonelli, nella funzione di segretario della rivista, scrive con parole indubbiamente audaci quello che sarà l'intuizione teologica sostanziale, la verità dell'Incarnazione: «Tutto ciò che è umanamente valido è cristiano. Contro una visione disumanizzante del cristianesimo. Una pastorale valida deve necessariamente partire da queste premesse».[87]
Già nel 1968, G.C. Negri, altro pioniere fecondo del progetto, ricorda il valore del fattore «gruppo» e della sua dinamica.[88] Sono motivi - già all'inizio degli anni '70 - quanto mai essenziali, - assieme a quello di centro giovanile,[89] di revisione di vita[90] e più avanti di animazione - nella metodologia del progetto. Nel 1974, quando la crisi dell'associazionismo cattolico si rese evidente in maniera clamorosa, NPG propone un nuovo associazionismo giovanile come movimento di gruppi giovanili, collegati nella condivisione di uno stesso fascio di valori,[91] esprimendo in questa maniera una originalità di impostazione valida fino ad oggi, per cui il gruppo rimane mediazione per tutta la massa, senza bisogno di ulteriore appartenenza a movimenti specifici, sempre possibile, ma mai normativa.
Nel 1969 Tonelli stende gli «Appunti per una pastorale giovanile nella chiesa di oggi », ove appare il bisogno di una fondazione epistemologica chiara, che resterà in primo piano come esigenza assoluta: che cosa significa fare pastorale giovanile? Già in quell'anno egli fissa questa definizione che si ritrova poi con altre parole nel suo manuale fino all'ultima edizione: «Pastorale giovanile è momento di autorealizzazione della chiesa, mentre è servizio a partire dalla comunità tutta per la maturazione umana e cristiana dei giovani».[92]
Ancora nel 1969, anno fecondo come poi il 1977 (due anni-chiave della rivista), compare per la prima volta il tema dell'animazione prospettata da Mario Pollo, la cui definizione rimane ad indicare una linea forza del progetto sul versante metodologico-educativo: «Animatore è colui che stimola la partecipazione critica alle iniziative sociali, culturali... attraverso la consapevolezza della singola persona.[93] Negli anni '80 questo motivo sarà ripreso in termini rinnovati e fondanti, producendo quella serie di Quaderni dell'animatore (1983-1984) che rimangono il frutto più avanzato di ricomprensione pastorale dei processi propri della animazione culturale.
Ancora nella prima metà degli anni '70 si fa strada un altro motivo centrale: quello dell'educazione della fede e della integrazione fede e vita, non senza l'influsso del Documento di base della catechesi italiana,[94] mentre negli stessi anni diversi numeri della rivista sono dedicati a mostrare il progetto di pastorale giovanile nei diversi ambienti di vita: scuola, sport, professione, mondo operaio... con ciò indicando l'apertura di mente e di campo dell'équipe di NPG.
Nel 1975 inizia la collana «Strumenti di Pastorale Giovanile», con il libro di Giuseppe Sovernigo dedicato al progetto di vita,[95] mettendo così bene in risalto quelle dimensioni, psico-pedagogiche e delle altre scienze umane, nelle quali si è sempre mosso il progetto.
Annunciare Cristo, la salvezza, la liberazione: sono temi della rivista che a metà degli anni '70 indicano l'attenzione del Centro sui contenuti,[96] che portano alla pubblicazione del Dizionario dei temi della fede (1977).[97] Nello stesso 1977 compare la prima edizione del libro di Tonelli: Pastorale giovanile oggi, frutto maturo, che avrà tre edizioni, la terza profondamente rinnovata (1982), ma sostanzialmente emblematica del progetto di pastorale giovanile espresso dal Centro, ed ora in certo modo sintetizzata con accenti nuovi nell'esposizione che commemora i vent'anni della rivista.[98]
Nel 1977 esce pure il libro illuminante Educazione all'impegno politico,[99] ed insieme hanno il via i convegni regionali e nazionali, il cui primo, abbozzato nel settembre 1977, ha avvio ufficiale a Brescia nel 1978 sull'educazione cristiana degli adolescenti. Converrà notare al proposito questa attenzione peculiare sulla figura dell'adolescente maturo, più che sul giovane adulto. Si può dire che è la categoria (16-19 anni) che fa da interlocutore del progetto.[100] Sulla fine degli anni '70 (1978-1980) l'attenzione ai tempi porta la riflessione sull'integrazione tra fede e vita nella nuova condizione giovanile,[101] e compaiono studi e convegni su due altri motivi forti: la spiritualità per giovani di oggi[102] e l'animazione come metodologia globale di formazione.
Dagli inizi degli anni '80 fino ad oggi, ad arricchire la sintesi ormai acquisita, il Centro e la rivista si mostrano sensibili sia ad aspetti metodologici che contenutistici, per cui hanno rilievo argomenti quali narrazione, temi generatori, educazione alla quotidianità, alla preghiera, alla festa, il rapporto giovani-chiesa, il volontariato, la donna. Ultimissima attenzione: il rapporto con i cosiddetti «lontani»[103] che, nella globalità del progetto, ha la grazia di tenerlo sveglio, attento, aggiornato, integrato alla storia e alla vita.
Va pure ricordato che, per una unità educativa di intenti, il Centro ha iniziato a dare, negli anni '80, uno spazio sempre maggiore ai preadolescenti. Frutto migliore della serietà di impostazione sta nella ricerca appena uscita sulla condizione dei preadolescenti in Italia oggi.[104]

I fattori d'identità

La lunga carrellata ha giovato a mettere in rilievo diversi elementi costitutivi del volto di pastorale giovanile che qui interessa non solo come proposta di un Centro, ma come modello esemplare di metodo, come cioè un Centro ha saputo fare sintesi nella situazione italiana e a favore di tutti. In uno sguardo sintetico al massimo crediamo che si possano organizzare così i fattori di identità.[105]
- Sulla base di un doveroso interessamento ecclesiale ai giovani in termini di pastorale specifica, all'interno della più ampia pastorale di chiesa, e nella percezione netta dei diversi modelli di pastorale giovanile, non tutti eguali fra di sé e rispondenti a modi diversi di comprensione del rapporto fra chiesa-mondo e condizione giovanile, occorre dal puro fare passare risolutamente al progettare.
- Il progetto ha la sua base in un evento-verità: il mistero dell'Incarnazione, la cui grazia porta alla valorizzazione dell'umano, quindi della vita, della quotidianità, senza discriminanti, come volere di Dio e in rapporto con Lui. L'area del Dio della vita non può essere che l'area di vita dell'uomo. A partire dagli ultimi nel banchetto della vita.
- Il riferimento a Gesù Cristo si fa essenziale, giacché egli è il determinante della vita, secondo il suo modo di dire Dio nel quotidiano, mettendone i segni, e così producendo una originale spiritualità diffusa del mistero della salvezza nella realtà.
- L'Incarnazione porta in profonda unità Dio ed uomo, per cui l'ascolto, la riconciliazione, la condivisione si fanno obiettivo e ispirazione di metodo. Ciò richiede pure ogni congrua competenza umana, con la serietà del valore in gioco (la vita dell'uomo secondo Dio), per cui fede e vita si integrano e si compenetrano: gruppo, animazione sono parole-chiave che evocano gli elementi costituitivi di un processo articolato e ben specifico, con delle esigenze anche di tipo tecnico, eppur con lo stile di un processo essenzialmente educativo di crescita nella libertà, aperti, anzi aderenti alla modernità ed insieme nella tensione della ricerca e dell'incontro del giovane con il Dio di Gesù Cristo. Nella comunione della comunità, cui l'esperienza di gruppo fa da segno convincente.


4. LA PRASSI OPERATIVA: IL SERVIZIO DELLA CHIESA AI GIOVANI IN ITALIA

E' il livello di applicazione della prassi concreta, sia o meno ispirata da un progetto organico. E' il «ciò che si fa» della comunità ecclesiale italiana per i giovani, le iniziative nei loro confronti, le diverse forme di contatto, con o senza la diretta partecipazione e collaborazione dei giovani stessi. E' la fase dispersiva del seme della Parola di Dio, quella dell'impatto con il terreno, constatabile nei fenomeni più vistosi, assai meno controllabile nei risultati. E' comunque un momento di incontro (scontro, indifferenza) fra proposta e domanda. Si dovrebbe tener presente anche l'effetto alone, come si dice, ossia della ripercussione che un'espressione di Chiesa in generale può avere fra i giovani, quindi il problema dell'immagine, di simpatia o meno, di accoglienza o contestazione che la comunità produce di sé.
Siamo consapevoli che una ricognizione dell'esistente qui è ben più difficile che nei livelli precedenti, anche perché il vissuto è maggiore che lo scritto. In ogni caso dalle indagini fatte si dovrebbe concludere che fra tutti i fattori costitutivi della religione cristiana, il fattore «Chiesa» sembra il più estraneo ai giovani.[106] Qui, facendo riferimento a fonti di fiducia,[107] ci limitiamo a catalogare qualcuno dei servizi ecclesiali più vistosi ai giovani, quelli che potrebbero impressionare un visitatore straniero che volesse informarsi sul nostro paese. Distinguiamo subito elementi di contenuto, di struttura o mezzo, di stile o metodo.

LE GRANDI AREE DI INTERESSAMENTO

Si possono radunare in tre: la catechesi, la preghiera, il volontariato.

L'attenzione catechistica

Nella storia postconciliare della Chiesa italiana - l'abbiamo sopra indicato - ha assunto peculiare interesse, ancor più rinforzato dall'attenzione posta all'insegnamento della religione nella scuola secondaria e alla pastorale della scuola di questa specifica età.[108]
La proposta catechistica, di cui a livello giovanile si avvertiva un indubitabile bisogno,[109] ha avuto una proposta clamorosa con il catechismo dei giovani (1979), Non di solo pane. Di esso almeno tre cose meritano siano dette: lo sforzo del catechismo di incontrare il giovane nella sua atmosfera culturale; di presentargli una figura di Cristo storicamente incarnata ed esistenzialmente credibile; di annunciargli il messaggio con considerevole serietà ed esigenza, anche quando la proposta risulta alternativa e provocante.[110]
Il catechismo ha avuto perciò una grande risonanza tra gli esperti che lo hanno ripreso, adattandolo in diversi modi ad itinerario di fede.[111] Ma nelle speranze riposte in questo strumento non sono corrisposti i risultati, se si notano le reazioni negative e le poche adozioni avute, stando alla verifica in atto nella chiesa italiana. Come se lo strumento pur buono non fosse all'altezza di un problema più ampio e profondo.[112]
Altre vie catechistiche sono indubbiamente presenti soprattutto all'interno dei movimenti, e diverse sono le forme di evangelizzazione e catechesi, a seconda degli interessi dei gruppi e comunità di appartenenza. Ma è da chiedersi circa l'autenticità cristiana, segnatamente ecclesiale, di tale catechesi.[113]
Almeno una parola merita la diffusione delle scuole di teologia, o teologia per laici, ove la partecipazione dei giovani è pur sempre rilevante. In ogni caso non si dimenticherà che la parola in forma organica e sistematica arriva ad un numero piccolissimo dell'universo giovanile italiano, in misura ben scarsa anche dentro il gruppo dei credenti.
Quanto al settore della scuola, in particolare come insegnamento della religione, si assiste ad un insieme di elementi conflittuali: una disponibilità al discorso religioso da parte di tantissimi, cui si affianca un ammirevole impegno dei centri diocesani di essere all'altezza del bisogno con pianificazioni valide sia sul versante dei docenti che nella programmazione;[114] e d'altra parte si assiste ad una faticosa elaborazione epistemologica e organizzativa fin qui incompiuta stante anche la ristrettezza del concordato rinnovato, che favorisce varchi di evasione e di disinformazione. Non possiamo onestamente tralasciare di parlare degli istituti educativi cattolici, della cui portata formativa oggi ci si preoccupa con rinnovato vigore.[115]

Spiritualità e preghiera

Probabilmente ci troviamo davanti al fenomeno più sorprendente e che induce a pensare, giacché alla piccolezza del numero (anche qui non conviene illudersi!) fa da contrappeso la qualità della esperienza.
In un convegno sulle «Scuole di preghiera» tenuto a Pianezza (Torino) nel maggio 1985, e riferentesi alla sola alta Italia[116] si sono contate 112 scuole di preghiera, di cui 63 si definiscono vere e proprie «scuole di preghiera», 21 scuole della Parola e 28 scuole della preghiera e della Parola. La frequenza è mensile, talvolta settimanale, con la presente da 50 a 200 persone. Destinatari sono soprattutto i giovani (46%), ma aperto anche agli adulti, con maggioranza femminile (22%). Si attua insieme, sia pur con accentuazioni diverse, un cammino di preghiera vera e propria assieme all'ascolto della Parola di Dio o momento catechistico.
Ricordiamo la scuola della Parola nel Duomo di Milano con il card. Martini, ogni primo giovedì del mese con migliaia di giovani e adulti, forma che si sta estendendo presso altre diocesi (es. Udine). Da una corrispondenza diretta con Bose, che è per sé una comunità monastica, ho avuto comunicazione di una presenza annuale di oltre un migliaio di giovani su 5000/6000 partecipanti, con al centro la Lectio Divina quotidiana dal lunedì al venerdì. A Spello, fratel Florio incontra ogni estate settimanalmente 200 giovani cui propone un originale itinerario di preghiera sul monte Subasio, che è ascolto, contemplazione, catechesi, deserto. L'itinerario è incentrato sul tema «perché vivere» con le tre piste di risposta: vivere per rispondere, vivere per servire, vivere per costruire.[117] Non possiamo non accennare, vicino a Spello, l'impegno di promozione della cultura e spiritualità giovanile svolto dalla Cittadella di Assisi, sia pur nell'evoluzione travagliata della sua storia. Ma probabilmente oggi il fenomeno più impressionante è dato dalla scuola di preghiera di Don Gasparino a Cuneo,[118] centro caratterizzato da impegno di contemplazione ed insieme di scelta dei poveri, quelli del Terzo Mondo, ma anche dei tossicodipendenti, delle madri nubili, degli sbandati, degli ammalati.

Il volontariato

Non possiamo che accennarvi per renderci conto di un fenomeno che per tantissimi operatori pastorali forse rappresenta una novità non ancora ben inquadrata, ma che è profondamente carica di speranza, ed insieme di problemi all'interno di una prospettiva di pastorale giovanile.[119]
Dalla ricerca più recente (1983)[120] il fenomeno - che ha estensione nazionale e sovraconfessionale e comprende oltre 15.000 gruppi locali per oltre 3 milioni di membri (tralasciando le prestazioni dei singoli) - vede ovunque una percentuale significativa di giovani, presenti nell'80% dei gruppi. I gruppi ad ispirazione cristiana sono i più numerosi. Non è qui il luogo di enumerare il tipo di prestazioni del volontariato. Richiamo piuttosto quali tratti potenzialmente (ed esplicitamente) cristiani: la disponibilità al servizio gratuito, la sensibilità sociale e politica del servizio, la netta difesa dei principi di giustizia, di non violenza, di solidarietà con gli ultimi...
A Loreto, nella Commissione 20 dedicata al «servizio agli ultimi» (con una notevole partecipazione di giovani), si è evidenziato il nodo problematico del volontariato cristiano come tale, dato dalla separatezza che sta ancora fra ascolto della parola, la celebrazione liturgica e il servizio o diakonia;[121] nella Commissione 23 dedicata specificamente al «volontariato e istituzioni pubbliche nel segno della cooperazione» si è sottolineato, citando il Card. Martini, la «funzione profetica» del volontariato, come «la fede e la carità cristiana costituiscono una eccezionale base formativa», come al fondo di questo volontariato ci sono una maturità di coscienza e un senso di responsabilità cristiana e civile.[122]
A nostro parere ci troviamo di fronte ad una terra per la pastorale giovanile pressoché sconosciuta e d'altra parte da integrare necessariamente in essa come il segno de tempi nuovi.[123]
Più che realizzato dai giovani, va ricordato in favore di essi (ma non senza di loro) almeno il fenomeno di tante associazioni, comunità o singoli, di ispirazione cristiana che si dedicano a emarginati per lo più giovani, di straordinaria ampiezza, dalle comunità terapeutiche ad altre presenze presso aree e forme di emarginazione.[124]

SERVIZI Dl PASTORALE GIOVANILE

Quali offerte vengano fatte, basta vederli su qualche foglio ecclesiale di pubblicità (Settimana, Il Regno, Rocca). E' una vera ricchezza. Si possono ripartire in tre grosse aree.
- Gli incontri o meetings, da quelli con il Santo Padre, cui abbiamo accennato all'inizio, al tipo di incontri di festa e di amicizia dei giovani. Ricordiamo come esemplare, ma non unico, quello di Udine nel 1980 dedicato al lancio del nuovo catechismo e della pastorale che esso comporta, e a cui parteciparono 10-12 mila giovani dai 17 ai 25 anni,[125] ripreso a Padova nell'82 e a Venezia nel 1985.
- I campi scuola o incontri a tempi lunghi ed impegnati, specie nei periodi estivi,[126] in centri di spiritualità, nazionali o locali.
- Stampa dedicata ai giovani. Ricordiamo una rivista affermatasi per la modernità e solidalità, come Dimensioni Nuove (Leumann-Torino), senza contare le riviste proprie dei movimenti. E quanto ai libri? Qui il giudizio si fa più cauto, non negando però una discreta produzione. Ovviamente, rimane da esaminare la questione dell'accessibilità, dell'effettivo uso e della reale incidenza di tutti questi sussidi.
Ogni iniziativa ha delle caratteristiche proprie. Se si volesse ricondurre ad un comune denominatore, di quelle globalmente formative si possono indicare due qualità, almeno nella maggior parte dei casi:
- il fare esperienza vitale della proposta, e non solo quindi una comunicazione dottrinante;
- la partecipazione attiva dei giovani, sovente creativa, in clima di libertà, carica di responsabilità.
Così almeno appare dagli enunciati teorici, ma anche da racconti di esperienze.


5. VENT'ANNI DI PASTORALE GIOVANILE: SPUNTI DI VALUTAZIONE

In una sintesi valutativa, oltremodo difficile per essere rigorosa, interessa qui focalizzare alcuni nodi centrali, linee di tendenza meritevoli di dibattito.

DA CIÒ CHE SI FA AL COME SI DOVREBBE FARE

Qualche anno fa, il Card. M. Pellegrino, trattando del rapporto Chiesa-giovani, senza tacere per nulla delle deficienze, affermava: «Se, guardando agli aspetti positivi, dovessi dire che cosa la Chiesa, a livello diocesano e parrocchiale, di associazioni, di gruppi e di movimenti fa per i giovani, dovrei, anche solo attingendo alla mia limitata esperienza, scrivere un libro».[127] Negare che la comunità ecclesiale italiana nel suo insieme, ed ancor più a livello locale si interessa dei giovani, sarebbe negare l'evidenza, ed anche questa modesta ricerca crediamo l'abbia messo in luce.
D'altra parte l'anno scorso, il successore di Pellegrino, il Card. A. Ballestrero, forte di una prolungata esperienza di presidente della CEI, poteva dire: «Il settore giovani è forse un aspetto della Chiesa al quale dedichiamo meno attenzione».[128]

La consapevolezza di una chiamata

Sono due voci che esprimono la verità di un dato di fatto, costituito da ombre e luci, ma soprattutto rivelano una linea di tendenza a livello di ecclesialità diffusa, che secondo noi rappresenta un salto di qualità: non si tratta soltanto di dire quello che si fa, ma vedere come si fa, e più in generale come si dovrebbe fare. Nell'ambito della sua azione pastorale alle diverse categorie, mai forse come nell'area giovanile la Chiesa va mettendo in questione la certezza, che poi è una discutibile opzione pedagogica, che ciò che ha sempre fatto o che intende fare sia automaticamente portatore di risultati positivi, o più ancora che sia evangelicamente legittimo. Vi è oggi nella Chiesa come la percezione di una chiamata dello Spirito, che invita a fare un transito, come già il macedone a Paolo supplicandolo: «Passa in Macedonia e aiutaci» (Atti 16,9). Nel caso nostro il passaggio non dei giovani verso la Chiesa, ma della Chiesa verso i giovani che invocano: «Passa tra di noi ed aiutaci». Con tutti gli imprevisti di un'audace opera di evangelizzazione, meno per una tattica di ricupero, quanto per una strategia che nasce dalla obbedienza alla voce dello Spirito.[129]
In questa positività di tendenza vediamo, come conferma, una crescente e convinta disponibilità al passaggio da un pre-determinismo pastorale che rischia la presunzione e l'arroganza ad un ascolto documentato ed appassionato della condizione giovanile. Ciò si manifesta da una migliore considerazione della ricerca scientifica e dalla specializzazione degli interventi, dallo sforzo teso a dare uno statuto di interlocutore valido al giovane nella comunità. E dalla coscienza di dover elaborare come fatto normale ed esigente una pastorale giovanile che inglobi armonicamente la totalità degli aspetti di un progetto cristiano di vita: la parola, la celebrazione, il servizio di carità.[130]
Solo attraverso un sempre rinnovato ascolto dei giovani e una sempre rinnovata fedeltà al Vangelo può rinnovarsi la pastorale giovanile.

Contro la ghettizzazione

E d'altra parte - elemento di saggezza notevole - la Chiesa nella sua ricerca di incontro con l'elemento giovanile, cerca di evitare una considerazione categoriale, un'attenzione specializzata che rischia di diventare sottile ghettizzazione. Non esiste una Chiesa dei giovani, ma la Chiesa di tutti dove l'elemento giovanile viene accolto e riconosciuto. Almeno questo è l'orizzonte apparso a Loreto e che si pone come traguardo più maturo della Chiesa italiana come tale. Ed ancora da Loreto, quale luogo di rivelazione del cammino della Chiesa italiana nel suo insieme, non si può non recepire che il meglio del servizio ai giovani si fa nella concretezza di tempo e di luogo, nell'area della vita del giovane, all'interno della comunità locale, pur avendo lo sguardo aperto sulla comunità più grande, e anzi sulla società nel suo divenire. E' saggezza, pur con lo sguardo critico, inserirsi per far meglio nell'esistente concreto, e potenziarlo con pazienza e passione, sapendo che Dio, anche in pastorale giovanile, non pianta alberi fatti.

UNA RISPOSTA INTENSA MA DISORGANICA

Siamo di fronte a una risposta intensa, ma disorganica, frammentata e lacunosa ad un progetto pastorale giovanile attento ai valori etici e qualità della vita, con chiara tensione educativa e in prospettiva missionaria.

I caratteri della risposta

Chiaramente la percezione di un salto di qualità da fare nasce dalla consapevolezza di processi ancora carenti tra di noi.
A noi sembra che la Chiesa italiana nel confronto dei giovani viva un boom di intenso interesse, carico di emotività e soprattutto di novità di intervento, e d'altra parte in termini ancora segmentati, disorganici, frammentati e lacunosi. Lasciamo la parola ad esperti che toccano diversi aspetti. D. Gasparino dal suo osservatorio certamente significativo ci scrive che «lo sforzo a vari livelli ecclesiali per una particolare attenzione ai giovani... rischia di non tradursi sufficientemente in un cammino di fede, dosato, sistematico, fondato sull'essenziale per condurre via via ad una mentalità e vita cristiana integrali»;[131] l'Assistente generale dell'Agesci, P. G . Ballis S.J., ritiene che sia «generalmente carente un'azione veramente educativa e sia invece prevalente una pastorale settoriale: o catechistica nel senso di insegnamento dottrinale, o spiritualistica ed emotiva, o prassistica (attività con handicappati, ecc.), o ludica (sport, ecc.). Tale carenza deriva, penso, da mancanza di persone preparate a fare gli educatori: non ci sono o quasi scuole per educatori e neppure i seminari generalmente preparano a questo».[132]
Con la competenza che le provengono dallo specifico lavoro, alcune riviste di catechesi e di pastorale[133] richiamano l'attenzione a problemi che sono definiti «grossi»: la comunicazione pastorale, anche con i giovani che frequentano i luoghi ecclesiali, riesce sempre più difficile. Spesso questi giovani hanno l'impressione di vivere come in un «paese straniero»; talvolta si assiste ad una «utilizzazione strumentale» dei giovani «per alcune esigenze immediate», «senza permettere ad essi una crescita nella corresponsabilità ecclesiale», «in alcune proposte di vita cristiana» viene «proposta o richiesta una identità troppo forte oppure poco responsabilizzante» e «non mancano modelli di vita cristiana integristi, incapaci di vero dialogo con la cultura»; «l'azione pastorale versi i giovani» si «riduce alla sola prassi associativa» correndo il rischio di ignorare i veri problemi dei giovani e scivolare in una pastorale elitaria che emargina, anche nell'ambito ecclesiale, i più «poveri». Si potrebbe aggiungere il silenzio troppo serrato sulla condizione delle giovani donne; preoccupa il sottotono circa la formazione socio-politica e la partecipazione dell'elemento giovanile alla vita del paese, certamente ben oltre le rivendicazioni anche giuste, ma settoriali.

Quattro istanze

Non è difficile ritrovare qui l'emergenza di quattro istanze di cui si va prendendo sempre più coscienza.
- Il bisogno di progettualità pensata come pastorale organica, sia pur duttile, dove prende configurazione un cammino di fede sistematico e paziente, in rapporto specificamente all'accoglienza del mistero della Chiesa. Ciò esige la tenacia dei tempi lunghi e lo sguardo globale su tutti gli elementi cui attendere, così come si è mostrato a Loreto ed abbiamo in precedenza evidenziato.
- Una proposta cristiana imperniata di valori etici: quindi la qualità della vita, in ciò coinvolgendo la fedeltà al Vangelo; la fedeltà a questo paese in cui fondamentali evidenze etiche sono crollate, e di cui i giovani sono testimoni e vittime come nessun altro; la fedeltà sia al dover essere della generazione giovane portatrice di ogni speranza di cambio sia alla disponibilità di fatto propria di tanti giovani verso alcune qualità della vita tipicamente di matrice evangelica, come la solidarietà, l'autenticità, la tensione alla pace, l'amicizia, la difesa dei diritti umani, ecc.
- Ciò porta ad una azione pastorale vista come scelta educativa, come presenza e relazione interpersonale, quale modo concreto di servire la promozione umana, attivando nei giovani la coscienza riflessa e critica di se stessi, della propria storia, degli altri e del mondo.[134]
- La tensione missionaria. Annotava di recente la Civiltà Cattolica: «Forse mai nella sua storia la Chiesa ha avuto una gioventù così cristianamente impegnata come negli ultimi decenni. Tuttavia i giovani che la proposta di fede della Chiesa raggiunge sono un'infima minoranza. La grande massa giovanile è lontana da Cristo. E' chiamata come in causa, la missionarietà della Chiesa in una forma e in una misura che non hanno precedenti. La gioventù di oggi è per essa una sfida che non può perdere».[135] Ecco: la questione dei lontani. Ma anzitutto: lontano chi? da chi? Sono soltanto i giovani lontani dalla Chiesa o anche la Chiesa si sente straniera e rende stranieri i giovani? Per quale ragione questa estraneità?

PASSARE DAL CONOSCERE AL COMUNICARE

Alla fine non cessa di ritornare l'interrogativo di fondo: risponde veramente alla domanda giovanile lo sforzo della Chiesa italiana? Come si riflette tale domanda nella nostra risposta? In altri termini, nel nostro impegno pastorale sorge sempre il dubbio se colloquiamo con un giovane reale o uno prefabbricato su nostra misura.

Quale ascolto?

Abbiamo accennato sopra che un tratto di indubbia novità attuale è di una comunità che intende ascoltare prima che intervenire. Ma che cosa ascolta una Chiesa che volesse fare sul serio? E come dovrebbe reagire a ciò che ascolta? Non è forse dentro di noi la sensazione che tra Chiesa e giovani vi sia una estraneità profonda e paradossale, tanto da vedere i giovani disposti maggiormente al discorso religioso, anzi cristiano, ma in posizione di chiara diffidenza verso la Chiesa? Che cosa non funziona? Che cosa dovrebbe tornare a funzionare, o a funzionare meglio?
Qui subentra il delicato e fondamentale discorso sul come la Chiesa italiana va interpretando l'identikit del giovane italiano (ed europeo) di metà degli anni '80, inquadrato più o meno sommariamente, ma con perspicacia, nelle categorie della soggettività, della frammentazione, del basso profilo, del respiro quotidiano, come compensativo della complessità e della differenziazione sociale, eppur attento a certi valori attinenti alla pace, alla solidarietà, alla tolleranza, al rispetto della natura, anzi disposto a ipotesi e proposte religiose come plausibili proposte di senso. Cose tutte note, ma che rimbalzano nel laboratorio pastorale con non facili esigenze di discernimento dell'esistente, per una proposta di assunzione critica, che eviti sia una legittimazione sospetta dalle incertezze del giovane, e dall'altra parte non ignori o abbia paura delle loro espressioni culturali diffuse.

Iniziazione o riformulazione?

Al seguito del Tonelli sembra di poter individuare due modelli interpretativi che orientano in profondità il processo di pastorale giovanile nelle nostre comunità.
Esiste una linea di tendenza attenta a risolvere i problemi nella prospettiva di iniziazione, che altri dicono di verità oggettiva dell'evangelo, «restituendo al giovane un'immagine del cristianesimo consistente e determinata»,[136] mediante itinerari precisi e articolati, forniti di strumentazioni efficaci per far acquisire e interiorizzare contenuti e progetti che vengono accolti dalla esperienza cristiana ufficiale, testimoniata dalle attuali comunità ecclesiali. E' facile vedere la linea di tanti movimenti e centri di spiritualità.
La seconda linea di tendenza pur ritenendo la bontà del processo di iniziazione crede sia necessario per la condizione giovanile un programmato processo di riformulazione della stessa fede (quindi dello stesso cammino di iniziazione) affinché appaia seriamente interpretato e assunto il loro mondo culturale, le attese, le speranze, insomma le domande della loro vita, oggi e domani.[137] Mi avvalgo qui di una formula precisa di E. Feifel:
«Il rapporto giovani e chiesa è aggravato dalla mancanza di una risposta alla domanda come teologicamente vada compreso, spiegato e realizzato l'essere uomo nell'età giovanile. Una antropologia cristiana deve aiutare a chiarire come deve svilupparsi l'essere cristiano presso un giovane rispetto allo sviluppo presso un ragazzo o un adulto. Il ricorso del magistero ufficiale alla «totalità organica» e alla «normatività» della fede misura la fede di fatto vissuta dai giovani con il canone dell'obiettività della fede retta e perfetta, ma sottovaluta gli effetti della fede che fonda l'identità e orienta alla vita».[138]
Non si tratta di rovesciare il cristianesimo in umanesimo, ma nemmeno di limitarsi a dare una proposta di fede ai giovani coerente, esigente, lucida, ma di aiutare questi a dire nel loro quotidiano la fede in Gesù Cristo nella Chiesa.
Si può pensare che oggi nella Chiesa italiana esista un notevole tasso di indifferenza perché tra essa e giovani non vi è dialogo reale, né i canali per realizzarlo. Paradossalmente si condividono forse ideali comuni di solidarietà, di pace, eppure non si ci intende, non ci si incontra.
«Il problema della pastorale giovanile, come ogni problema giovanile, è prima di tutto di «comunicazione» tra mondi che sembrano chiusi»:[139] dal conoscere occorre passare al comunicare, dal dire l'evangelo all'intendersi sull'evangelo. Lo diremo con termini forse provocanti e semplificanti: se rappresentanti del coordinamento «movimento scuola '85» hanno avuto un dialogo reale, alla pari, sia pur nella diversità di ruoli, con il ministro Falcucci (dicembre 1985), è possibile che giovani come tali possano essere interlocutori diretti del vescovo, del parroco, degli altri membri delle comunità ecclesiali? Annota ancora con perspicacia E. Feifel che la trasmissione della fede alla giovane generazione è ostacolata dal conflitto di generazioni nella Chiesa. Se questa vuol diventare luogo di incontro generazionale, allora si esige un cambio di prospettiva: imparare a vivere e a credere insieme.[140]

CONCLUSIONE

Parlare del servizio di chiesa ai giovani, significa non soltanto riflettere sulla quantità dei servizi, ma sul rapporto: se questi servizi tengono conto della reale condizione dei giovani, delle domande implicite (che essi potrebbero fare se parlassero, o potessero, o sapessero parlare) e domande esplicite che certamente fanno. Interrogarsi sul rapporto significa anche non solo vedere se si è stata Chiesa capace di servire, ma anche di essersi lasciata servire dai giovani, di ricevere qualcosa da loro.
Con una nota certamente realistica ma improntata alla speranza, a conclusione di questo anno - che è stato l'anno dei giovani, ma in cui l'attenzione al mondo giovanile e ai suoi problemi è stato inferiore alle speranze e alle attese[141] - il Papa annotava: «I giovani attendono, sono delusi da troppe inadempienze sul piano civile, sociale e politico... Vi sono qua e là sintomi di un'aspettativa più grande, che non deve essere disattesa dalla Chiesa, che guarda ai giovani con speranza e amore».[142]
La Chiesa italiana su questo punto non è una chiesa seduta, semmai è una Chiesa in fermento, talora divisa; deve certamente crescere, convertirsi ai giovani come a specifica categoria di «barbari», uomini dal sangue nuovo nel senso coraggioso e creativo inteso da Gregorio Magno.
Nel solco della coraggiosa fiducia, vogliamo lasciare l'ultima parola al Sinodo straordinario, il quale così si esprime nella relazione finale: «Questo Sinodo straordinario si rivolge con speciale amore e grande fiducia ai giovani e si attende grandi cose dalla loro generosa dedizione, e li esorta affinché raccolgono e continuino dinamicamente l'eredità del Concilio, assumendo il loro ruolo nella missione della Chiesa».[143]


NOTE

[1]Per una panoramica essenziale aggiornata v. Tuttogiovani notizie, 7. Giovani e religione, Osservatorio della Gioventù (Facoltà di Scienze dell'Educazione dell'Università Salesiana di Roma), dicembre 1985 (anche in Note di pastorale giovanile, dicembre 1985). Particolare riferimento a: Garelli F., La generazione della vita quotidiana. I giovani in una società differenziata, Bologna, il Mulino 1984, Milanesi G.C. Oggi credono così. Indagine multidisciplinare sulla domanda religiosa dei giovani italiani, 2 vol., Leumann (Torino) 1981 Quaranta G., L'associazione invisibile. Giovani cattolici tra secolarizzazione e risveglio religioso, Firenze, Sansoni 1982.
[2]Ma aggiungiamo subito che le due aree di ricerca non mancano di essere tra loro connesse: l'atteggiamento dei giovani sovente è reazione che fa conoscere indirettamente il tipo di proposta loro fatta o da loro percepita; e d'altra parte il profilo della proposta tiene (o dovrebbe tenere) conto della presa di posizione dei giovani. Sicché - cosa meno fatta - si dovrebbe approfondire di più il rapporto reciproco (cf Bissoli C., Giovani e proposta cristiana, in Orientamenti Pedagogici, 29 (1982) 426-435).
[3]Ci siamo in particolare serviti delle seguenti riviste e giornali: Catechesi, Evangelizzare, Note di pastorale giovanile, Orientamenti pastorali.
Tra i quotidiani: Avvenire (Milano), L'Osservatore romano (Roma) (= OR).
Tra le riviste: Catechesi (Leumann), Evangelizzare (Bologna), Note di pastorale giovanile (Roma), Orientamenti pastorali (Roma), Il Regno-attualità, Il Regno-documenti (Bologna), Settimana (Bologna), Presenza pastorale (Roma). Per altre fonti specifiche, v. le singole note.
[4]In vista di questa ricerca abbiamo utilizzato informazioni giunteci epistolarmente da P. G. Ballis S.J. per l'Agesci (di cui è Assistente ecclesiastico generale), dalla Comunità di Bose, da D. A. Gasparino direttore del Centro Missionario P. De Foucauld di Cuneo, da D.L. Perrelli del Centro Salesiano Giovanile della Sicilia. Ad essi vada un doveroso ringraziamento.
[5]Ricordiamo qui il messaggio «Ai giovani» (1965). Più sostanzialmente, il patrimonio di un profondo ripensamento ed aggiornamento del pensiero cristiano per gli uomini del nostro tempo. E' significativo in ogni caso che oggi a 20 anni di distanza si rendano i giovani in certo modo depositari delle fortune del Concilio. Così in apertura del Sinodo straordinario del 1985 il Papa si esprime: «Giovani il Concilio ha vent'anni come voi. Il concilio è giovane. Fatelo vostro...» (OR, 24-XI-1985, 2).
[6]A questo proposito rimandiamo all'eccellente lavoro di Butturini E., Disagio giovanile e impegno educativo, Brescia, Editrice La Scuola, 1984.
[7]Per una prima sistematica ed autorevole lettura, v. la relazione di B. Forte al II Convegno Ecclesiale di Loreto (1985), Il cammino della Chiesa in Italia dopo il Concilio, in Conferenza Episcopale Italiana, «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini. Atti del 2° convegno ecclesiale. Loreto 9-13 aprile 1985», Roma, Editrice A.V.E., 1985, 93-126. V. pure Sartori L., Introduzione generale, in Dizionario di Pastorale, Assisi, Cittadella Ed., 1980, La barca è ripartita. Dal Concilio le vicende della Chiesa, in Note Mazziane 20 (1985) n. 1, 94-105.
[8]Come raduni di massa giovanile a sfondo religioso vanno ricordati certamente quelli di movimenti specifici (es. il Meeting di Rimini organizzato annualmente da Comunione e Liberazione). Significativi, in quanto formati da giovani non inquadrati e aperti a valori umani universali, sono gli incontri di Taizé, la marcia per la pace, contro la fame...
[9]E' stato inaugurato con il grandioso raduno del 1985 (OR, 31-III-1985).
[10]«Ai giovani e alle giovani del mondo. Lettera apostolica del papa Giovanni II in occasione dell'Anno internazionale della gioventù» (31-III-1985), Bologna, EDB, 1985. Per il riferimento ai giovani nei discorsi del Papa si veda Bertetto D. (a cura di), Messaggio ai giovani di Giovanni Paolo II, Napoli, Dehoniane, 1978.
[11]E. Franchini, in Settimana, n. 14,1985,1.
[12]Anche nel Simposio ultimo del 1985, dedicato alla «Secolarizzazione ed evangelizzazione oggi in Europa» viene ricordato il problema giovanile (v. Il Regno-documenti, n. 19,1985, 578-606).
[13]E' istruttivo scorrere lo Enchiridion della Conferenza Episcopale Italiana, Decreti, Dichiarazioni, Documenti pastorali per la Chiesa Italiana, I (1954-1972), II (1973-1979); Bologna, EDB, 1985. Un primo discorso esplicito dal titolo «Azione pastorale nel mondo dei giovani» appare nella Dichiarazione finale della III assemblea generale della CEI del 1968 (v. Enchiridion I, nn. 1625-1627).
[14]V. Il Regno-documenti, n. 11, 1977, 246-248;249-253.
[15]Ibid., 253. Merita qui di venir citato lo studio elaborato dalla Consulta generale dell'apostolato dei laici: «La comunità ecclesiale e la condizione giovanile» (Il Regno-documenti, 1979; n. 15, 358-364).
[16]V. sopra nota 1 (Butturini E., Disagio giovanile, 49-155).
[17]Enchiridion, II, n. 30-53.
[18]V. la parte successiva: 3. Riflessioni e progetti di pastorale giovanile.
[19]L'insegnamento della religione nelle scuole secondarie superiori. Nota dell'Ufficio catechistico nazionale, in Enchiridion, I, 3873-3908. Successivamente, più vicino a noi, L'insegnamento della religione cattolica nelle scuole dello stato. Nota della presidenza della CEI, in Il Regno-documenti, 1984, n. 17, 558-560.
[20]Al seguito del documento «La scuola cattolica» della Congregazione per l'educazione cattolica del 1977, viene pubblicato nel 1983 - ed è intervento più recente ed elaborato - dalla Commissione per l'educazione cattolica della CEI, La scuola cattolica oggi in Italia (v. Il Regno-documenti, 1983, n. 19, 574-588).
[21]Commissione episcopale per l'educazione cattolica della CEI, Vocazioni nella Chiesa italiana. Piano pastorale per le vocazioni, in Il Regno-documenti 1985, n. 15, 471-486.
[22]A proposito del primo convegno dei «movimenti» tenutosi a Bologna nel 1979, con la presenza di una settantina di sigle, E. Franchini scrive che esso «è riuscito solo a dimostrare una deludente incomunicabilità tra i convenuti, al tempo stesso aggressivi ed ansiosi, preoccupati di farsi accogliere, ma decisi a rifiutare accoglienza a chi li contraddiceva. E' bastato questo per indurre la CEI a scoraggiare un secondo incontro, che si sarebbe dovuto tenere in Sicilia. Sembrerebbe dunque che manchi perfino il basamento di una possibile unità», Il fenomeno dei movimenti nel mondo cattolico italiano, in Aggiornamenti Sociali 34 (1984) 370.
[23]Criteri di ecclesialità dei gruppi, movimenti, associazioni, in il Regno-documenti 1981, n. 11, 334-340. V. Tonelli R., Gruppi giovanili e esperienza di Chiesa, Roma, LAS, 1983.
[24]Opportunamente L. Sartori osserva che se lo spirito di rinnovamento conciliare ha avuto nella catechesi «la via più lunga e vivace, però era presente come lato debole una forma mentis secondo cui la catechesi non aveva anche estrinsecamente compiti di ulteriore rinnovamento, rispetto allo stesso concilio e alla teologia allora espressa». Il che ha posto in crisi la stessa catechesi, specialmente per giovani, accuratamente elaborata (Dal Concilio le vicende della chiesa, 96-97).
[25]Bologna, EDB, 1981.
[26]Meriterebbe fare una ricerca, fin qui inesistente, su tale argomento, indagando pazientemente nelle singole chiese locali o a livelli regionali e nazionali. interessante notare che la richiesta per un convegno nazionale o simile (assemblea episcopale, ecc.) e la istituzione di un «organismo promozionale» a livello CEI circa il mondo giovanile, proposto dal Card. Cé nel 1978, attende ancora compimento (v. sopra nota 15).
[27]Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini (v. nota 7).
[28]CEI, La Chiesa italiana dopo Loreto. Nota pastorale dei Vescovi, n. 30, in Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, 26-27.
[29]Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, 160.
[30]Ibid., 251-260.
[31]Commissione 20 (Il servizio agli ultimi), ibid., 360-372; Commissione 23 (Volontariato e istituzioni pubbliche), ibid., 392-407.
[32]Commissione 24 (Violenza e devianza sociale), ibid. 392-407.
[33]Conclusione del IV ambito (Il ministero della riconciliazione), ibid. 448.
[34]Ibid. 40.
[35]V. Catechesi 53 (1984) novembre, 9-13.
[36]Costa G., Pastorale giovanile in Italia. Un dossier, Roma, La Roccia 1981 (bibliografia annessa).
[37]Non per nulla ne è autore Mons. A. Del Monte. La sua lettera pastorale ha per titolo Una Chiesa giovane per annunciare il vangelo ai giovani, in Il Regno-documenti 1979, n. 3, 63-76.
[38]V. rispettivamente Settimana 1984, n. 28; 1985, n. 2; Il Regno-attualità 1981, n. 20, 471-473, ib., 1982, n. 1, 20-21; id., 1982, n. 20, 485-486. Altra puntuale documentazione in Note di pastorale giovanile e nella Collana Magistero della LDC, Leumann (Torino).
[39]Rispettivamente in Settimana 1985, n. 21; id., 1985, n. 25.
[40]Rispettivamente in Avvenire 1985, 12-9, 13-9,15-9.
[41]Pastorale giovanile e prassi complessiva della Chiesa, in Facoltà Teologica dell'Italia Settentrionale, «Condizione giovanile e annuncio della fede», Brescia, Editrice La Scuola, 1979; 81.
[42]Scrive Mons. G. Agresti, vescovo di Lucca: «L'intero contenuto del piano pastorale diocesano per gli anni ottanta deve avere una mediazione esplicativa e applicativa per il mondo giovanile preso nel suo insieme e secondo le fasce d'età e di condizione di vita. Ne nascerà una pastorale giovanile non a sé stante, ma che vede i giovani, suoi destinatari, al centro dell'opera della chiesa particolare, per farli protagonisti essi pure di tale opera, come soggetti di pastorale, responsabili e operanti per l'insieme del cammino pastorale e con un riferimento accentuato ai loro coetanei» (in Settimana 1984, n. 28, 7).
[43]La Chiesa di Torino con i giovani, in La voce del popolo, 8-IX-1985, n. 33 (inserto). V. pure Settimana 1984, n. 40, 8; OR 20-X-1985, 9. E' attesa ora una lettera pastorale del Card. Ballestrero sui giovani.
[44]Cf Villata G., Giovani, religione e vita quotidiana, Torino, Ed. Piemme 1984. Intensa è l'attività della GiOC, con studi specifici condotti da F. Garelli. Noto è l'impegno del SERMIG. Di recente presso l'ed. Piemme appaiono opere e sussidi relativi alla pastorale giovanile. Per una informazione più analitica, v. Note di pastorale giovanile dal 1980 ad oggi.
[45]V. nota 34.
[46]Cf Tonelli R., Movimenti ecclesiali, in Dizionario di catechetica, Leumann (Torino) LDC, 1986,438.
[47]Ibid., 437-438.
[48]V. ad es. Franchini E., Il fenomeno dei movimenti nel mondo cattolico italiano, in Aggiornamenti Sociali 34 (1984) 365-378.
[49]Cf Favale A. (a cura di), Movimenti ecclesiali contemporanei. Dimensioni storiche, teologico-spirituali ed apostoliche, Roma LAS, 1982, 2ª ed.; I movimenti ecclesiali: esperienza e teologia, in Credere oggi 3 (1983) n. 17; Garelli F., Gruppi giovanili ecclesiali: tra personale e politico, tra funzione educativa e azione sociale, in Quaderni di Sociologia 26 (1977) 275-320; Romanato G.P., Sull'onda del vento. Nuovi e antichi movimenti ecclesiali, in Note Mazziane 20 (1985) 106-114, Tonelli R., Gruppi giovanili e esperienza di Chiesa, Roma, LAS, 1983.
[50]Oltre ai libri della nota precedente, v. Camisasca M. - Vitali M. (ed.), I movimenti della Chiesa degli anni '80, Milano, Jaca Book 1982 (al Convegno del 1981 organizzato da Comunione e Liberazione e dal movimento polacco Luce-Vita si è parlato di ventidue movimenti di una certa consistenza). Ma G. Quaranta, L'Associazione invisibile, parla di 9000 «nuovi soggetti ecclesiali» collettivi.
[51]Non possiamo che rimandare ad opere specifiche per i diversi settori. Per una panoramica generale sul potenziale formativo cristiano di alcune di queste agenzie tradizionali, v. Braido P. (a cura di), Esperienze di pedagogia cristiana nella storia, 2 voll., Roma, LAS, 1981.
[52]ANSPI (= Associazione Nazionale San Paolo per gli Oratori e i Circoli parrocchiali d'Italia), Il coraggio del cambiamento, Atti dell'Assemblea Ordinaria annuale 1984, Brescia, Centro Pastorale Paolo VI, 1984.
[53]V. più avanti: 4. La prassi operativa: il servizio della Chiesa ai giovani in Italia.
[54]Qui non possiamo che rimandare alla storia dell'Associazione. Una interessante miniera è costituita dalla rivista Presenza Pastorale (dal 1966). Ricordiamo che proprio come GIAC (= Gioventù Italiana di Azione Cattolica) con le proprie riviste e sussidi, l'Azione Cattolica presta attenzione al mondo giovanile fin dal 1866! Per una sintesi rapida, v. Agnes M., L'Azione Cattolica italiana, in Favale A. (a cura di), Movimenti ecclesiali, 25-68; Moro R., Azione Cattolica Italiana, in Dizionario storico del Movimento Cattolico, vol. 1/2, Torino, Marietti 1981.
[55]Basti qui ricordare il grande ruolo svolto da Mons. A. Del Monte, assistente centrale dell'Azione Cattolica, nell'elaborazione dei nuovi catechismi e segnatamente nello stimolare l'attenzione alla cura dei giovani (ne abbiamo fatto cenno sopra).
[56]Così ad es. si esprime A. Monticone, presidente dell'AC, in uno dei suoi interventi: «In ordine al suo progetto formativo-apostolico, l'ACI è in stato di ricerca, essa non ha forme fisse né ripetitive, ma attraverso gli anni ripropone il suo modo di formare ragazzi e adulti. La stabilità è rappresentata dagli obiettivi generali, dal metodo e dallo stile adottati; ma all'interno di essi c'è una tensione dinamica, di ricerca, perché l'Azione Cattolica vuol corrispondere al proprio tempo e formare gente del proprio tempo. Non aver forme fisse, essere in tensione per corrispondere al proprio tempo significa non precipitarsi, non correre e proporre agli altri un piano prestabilito di educazione, come se fosse quello risolutore di tutti i problemi della presenza dei cristiani in Italia. Il modello di cristiano dell'AC e il suo progetto educativo mi pare si evolvano cioè con la vicenda storica, con la società, con le condizioni della vita e le domande della Chiesa...» (La proposta educativa dell'Azione Cattolica, in Presenza Pastorale 52 (1982) 793-800.
[57]Per una visione aggiornata delle attuali vie dell'AC si veda il Documento finale della V Assemblea, in Presenza Pastorale 54 (1984) 211-225.
[58]Ibid. 202.
[59]Non ultima, importante conferma ci viene dal Convegno ecclesiale di Loreto con la unanime approvazione del lavoro svolto dal V ambito (La Chiesa e il paese in un cammino di riconciliazione) presieduto da A. Monticone (v. Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, 452-460).
[60]Si parla di migliaia di gruppi operanti in Italia, con centinaia di migliaia di aderenti. Ma le cifre sono tutte approssimative, anche perché possono esserci casi di doppia e tripla appartenenza (v. Franchini E. Il fenomeno dei movimenti nel mondo cattolico italiano, 365-366, Favale A., Panoramica del fenomeno «aggregativo» nella chiesa italiana, in Credere oggi, 3 (1983) n. 17, 17-32).
[61]Movimenti ecclesiali, 438.
[62]Il fenomeno infatti viene giudicato ancora allo stato nascente, obbedendo più a logiche interne tutte in fieri, che non a schemi teorici o a classificazioni precostituite. Sicché le codificazioni teologico-ecclesiali e sociologiche devono evitare inquadramenti artificiosi (Romanato G.P., Sull'onda del vento. Nuovi e antichi movimenti ecclesiali, 109).
[63]Franchini E., Il fenomeno dei movimenti nel mondo cattolico italiano, 376-377. V. pure Ambrosio G., Il pluralismo intra-ecclesiale tra differenziazione e ridefinizione nell'area ecclesiale italiana, in «Pluralismo nella Chiesa», Brescia, Morcelliana 1982, 17-34, Tonelli R., Movimenti ecclesiali, 439-440 (insiste più sul fattore educativo come criterio distintivo).
[64]Trentin G., Movimenti ecclesiali tra fede e storia, in Credere oggi, 3 (1983) n. 17, 43-56.
[65]Cf Favale A., Panoramica del fenomeno «aggregativo» nella chiesa italiana, 20-31.
[66]E' il problema oggi più acuto, emerso al Convegno ecclesiale di Loreto, specificamente nella Commissione 12 (La chiesa locale, le associazioni e i movimenti, in «Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini», 294-307), con una chiarificazione essenziale nell'intervento del Papa, ibid. 53-54 e dei Vescovi nella loro Nota, ibid., 40. Più specificamente, v. Ardusso F., Movimenti ecclesiali e rapporto con la chiesa, in Credere oggi, 3 (1983) n. 17, 57-69 (v. sopra note 22-23).
[67]Cf Tonelli R., Giovani (pastorale dei), in Dizionario di catechetica, Leumann (Torino), LDC, 1986, 304.
[68]Rassegna di Teologia, 19 (1978) 481-494.
[69]Merita di ricordare Catechesi del Centro catechistico salesiano di Leumann (Torino), Da mihi animas del Centro Internazionale di Pastorale Giovanile delle Figlie di Maria Ausiliatrice (Roma), Via Verità e Vita del Centro catechistico paolino di Roma, Evangelizzare del Centro catechistico dehoniano di Bologna, Orientamenti Pedagogici dell'Università Salesiana di Roma, cui è annesso l'Osservatorio della gioventù, presso la Facoltà di Scienze dell'Educazione, con la rivista Tuttogiovani notizie.
[70]Ricordiamo a questo proposito i Convegni, e stampa degli Atti: Zevini G. (a cura di), Incontro con la Bibbia, LAS, Roma 1978; Amato A. - Zevini G. (a cura di), Annunciare Cristo ai giovani, LAS, Roma, 1980; Midali M. - Tonelli R. (a cura di), Chiesa e giovani, LAS, Roma 1982; Alberich E. (a cura di), Educazione e morale, Torino, SEI 1984; Midali M. - Tonelli R. (a cura di) Giovani e riconciliazione, Roma, LAS, 1984; Amato A. (a cura di), Essere cristiani oggi, Roma LAS, 1986.
[71]V. nota 1.
[72]V. nota 2.
[73]V. nota 68.
[74]Realtà giovanile e catechesi, Leumann (Torino), LDC, 1973-1975. Dell'Azione Cattolica - da cui proviene il Bucciarelli - ricordiamo il volume La pastorale giovanile nella chiesa locale, Roma, A.V.E., 1968 e i «Quaderni di Pastorale Giovanile», di cui il n. 3 (1969) ha per titolo «Pastorale giovanile e vita di fede».
[75]Ufficio Catechistico Nazionale (a cura di) Catechesi e pastorale giovanile. Ricerche e prospettive, Roma, A.V.E., 1977.
[76]AA.VV., Il futuro della fede nelle attese dei giovani, Assisi, Cittadella Ed., 1978, 22-26.
[77]Rinnovamento della teologia pastorale in prospettiva pedagogica, in Rassegna di Teologia 19 (1978) 173-179.
[78]Condizione giovanile e annuncio della fede, Brescia Ed., La Scuola 1979.
[79]V. sopra il giudizio (nota 41).
[80]Pastorale Giovanile in Italia.
[81]Cravotta G. (a cura di), Giovani e morale. Presupposti per una catechesi giovanile, Napoli, Edizioni Dehoniane, 1984; id., Spiritualità del quotidiano. Proposte e itinerari per la catechesi giovanile, Napoli, Edizioni Dehoniane 1984.
[82]Emma D.M., I giovani credono ancora?, Ragusa Ed., Cospes 1983; id., Ricerche longitudinali socio-psicologiche sulla religione dei giovani, Napoli, Edizioni Dehoniane 1984.
[83]AA.VV., La gioventù voce profetica, Assisi Cittadella 1985.
[84]Pastorale giovanile. Dire la fede in Gesù Cristo nella vita quotidiana, Roma, LAS, 1982, 3ª ed. Per una rapida sintesi, v. Tonelli R., Giovani (pastorale dei) in Dizionario di catechetica, Leumann (Torino), 1986, 303-306.
[85]Il vocabolo «Note» esprime il senso di concretezza, piuttosto pragmatica all'inizio, come raccolta di materiale a pro dei salesiani, poi è rimasto come sinonimo di aderenza alla realtà però «accuratamente studiata» (cf il n. 1 dei 1967).
[86]Sarà la struttura permanente, pur nel variare dei termini, della rivista, che in tal modo diventa un osservatorio specializzato quant'altri mai.
[87]Editoriale, in NPG 2 (1968) n. 1, p. 4-5.
[88]Facciamo il punto su questa pastorale giovanile salesiana, in NPG 2 (1968) n. 1, 89-95.
[89]V. NPG 2 (1968) n. 11, 3-15; 4 (1970) n. 6/7, 6-29.
[90]Nel 1971, per mano di Negri G.C. - Tonelli R. appare il libro Linee per la revisione di vita, Leumann (Torino), LDC.
[91]Verso un movimento tra gruppi giovanili ecclesiali. Problemi e prospettive, in NPG 8 (1974) n. 12, 79-93.
[92]Appunti per una pastorale giovanile nella chiesa di oggi, in NPG 3 (1969) n. 3, 21.
[93] Animazione e animatori nella pastorale giovanile, in NPG 3 (1969) n. 6/7, 10.
[94]Tonelli R., Appunti di pastorale giovanile in NPG 5 (1971) n. 3,4; id., Educare alla fede nell'umanizzazione. Un metodo di pastorale giovanile, in NPG 8 (1974) n. 6, 5-27.
[95]Progetto di vita e scelta cristiana, Leumann (Torino), LDC 1975. E' il primo di una serie orientato piuttosto sugli adolescenti: Come amare, 1976; Diventare liberi. Educazione alla libertà, 1978. Si dovrà tener conto di una certa oscillazione della concezione di giovane nel progetto di pastorale giovanile rappresentato da Note. I Quaderni dell'animatore paiono dirigersi preferibilmente verso la prima giovinezza o adolescenza.
[96]Galilea S., Verso una nuova spiritualità per i giovani impegnati nella storia, in NPG 9 (1975) n 5, 22-28 è l'articolo che dona il via ad una serie di articoli che mettono in risalto l'impegno politico nella pastorale giovanile contro una spiritualità disincarnata Ardusso F., La salvezza cristiana, in NPG 9 (1975) n. 6, 2-24, i fascicoli di NPG di luglio-agosto-settembre 1976 e gennaio 1977 sono concentrati sull'annuncio di Gesù Cristo ai giovani di oggi.
[97]Torino, SEI (con traduzione in lingua francese e spagnola).
[98]Tonelli R., Vent'anni di pastorale giovanile: una proposta che continua, in NPG 20 (1986) n. 1,5-40.
[99]Leumann (Torino), LDC, 1977.
[100]V. sopra nota 95.
[101]Integrazione tra la vita e la fede nella nuova condizione giovanile, in NPG 12 (1978) n. 1, 3-24, ripreso poi da Tonelli R. Un progetto di pastorale giovanile per i giovani di oggi, in NPG 13 (1979) n. 1, 3-22 (una sintesi illuminante).
[102]E' il dossier di NPG luglio-agosto-settembre 1978, cui succede il convegno sullo stesso tema a Roma nel gennaio 1979; v. pure il dossier luglio-agosto-settembre 1979 31-52, gennaio 1982; maggio 1983; dicembre 1984.
[103]Qui rimandiamo ai numeri di NPG del 1981-1985.
[104]Associazione COSPES (a cura di), L'età negata. Ricerca sui preadolescenti in Italia, Leumann (Torino), LDC, 1985. La ricerca è stata promossa dal Centro Salesiano Pastorale Giovanile e dal Centro Internazionale di Pastorale Giovanile (FMA).
[105]Per la sintesi più recente, v. nota 98. Ci preme richiamare il Progetto di pastorale giovanile unitario del Centro Internazionale di Pastorale Giovanile dell'Istituto delle Figlie di Maria Ausiliatrice, Roma 1985.
[106]Cf Garelli F., Giovani e Chiesa: un incontro difficile, in Midali M. - Tonelli R. (a cura di) Chiesa e giovani, Roma, LAS 1982, 55-71.
[107]V. sopra nota 3.
[108]V. Bissoli C. Giovani e Chiesa nella catechesi del post-concilio in Italia, in Salesianum 47 (1985) n. 4; Trenti Z., Giovani e proposta cristiana, Leumann (Torino), LDC, 1985.
[109]Caporello C., Corresponsabilità e compiti nuovi della chiesa locale, in Catechesi e pastorale giovanile, 87-105, id., Nuovi spazi per la catechesi dei giovani. Significato del Catechismo dei giovani per la comunità cristiana, in Presenza Pastorale 49 (1978) 271-277.
[110]Trenti Z., Giovani (catechesi), in Dizionario di catechetica, Leumann (Torino), LDC, 302.
[111]Si veda di Cravotta G., Valore e uso del catechismo dei giovani «Non di solo pane» quale strumento di spiritualità giovanile nel quotidiano, in Cravotta G. (a cura di), Spiritualità del quotidiano 306-356 (con ricca bibliografia sul catechismo dei giovani).
[112]E. Franchini parla di un modo stretto della chiesa nel rispondere a delle istanze ben più ampie emerse negli interventi di Mons. Del Monte e del Card. Cé nell'Assemblea CEI 1977 (il Regno-attualità 1979, n. 12, 255-257).
[113]V. il monito di Catechesi Tradendae (1979), n. 70. Crediamo possa far riflettere il commento alla ricerca condotta da G.C. Milanesi, I giovani credono così, nel volume II, Leumann (Torino), 1981,127-219.
[114]Si veda ad es. del Centro Pastorale e Comunicazione per la catechesi di Roma, Insegnamento della religione a Roma, in il Regno-documenti 1985, n. 5, 64-167. Per una panoramica aggiornata riesce esemplare la rivista Religione e Scuola, Brescia, Queriniana.
[115]All'ultima Assemblea Generale della FIDAE sono stati resi pubblici questi dati: 1531 istituti educativi cattolici, 3722 scuole, 32743 docenti, 503881 alunni (OR 29-XII-1985, 5).
[116]V. OR 20/21-V-1985, 6.
[117]Ora come libro, Perché vivere, Bologna, EDB, 1984.
[118]Centro Missionario P. De Foucauld, Città dei Ragazzi, Cuneo. Dello spirito ed iniziative del Centro racconta un libro extra-commerciale L'impossibile è possibile. Storia di una comunità fondata sulla preghiera. Testimonianze, 3ª ed., 1981.
[119]AA.VV., Volontariato di ispirazione cristiana. Gruppi operanti in Italia per la promozione umana nel campo dei servizi sociali, Bologna EDB, 2 voll. a schede, 1984. V. pure i dossier Giovani e volontariato, in NPG 1982, n. 2 e n. 3; 1983, n. 6; 1984, n. 9; 1985, n. 2 e n. 4.
[120]V. Belletti F., Il volontariato in Italia, in Aggiornamenti Sociali 36 (1985) 707-719. Il volontariato in Italia, in Regno-documenti 1984, n. 11, 375-390.
[121]Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, 360-372.
[122]Ibid., 387.
[123]V. le riflessioni condensate in NPG 1983 n. 6; 1984 n. 9; 1985, n. 2 e 4.
[124]V. ad es. in Settimana del 1984, n. 29/30 17-20. Specificamente in ambiente salesiano, nel recente convegno di Loreto, in Settimana 1985, n. 43, 4.
[125]V. il Regno-attualità 1980, n. 14, 35.
[126]Es. in Adista n. 24 del 25-26 giugno 1985, 14-15.
[127]Quale chiesa per i giovani oggi?, in Midali M. - Tonelli R. (a cura di), Chiesa e giovani, 195.
[128]In Settimana, 1985, n. 28/29, 7.
[129]Crediamo che in questa prospettiva «carismatica» vada inteso il frequente richiamo della Chiesa nel suo invito ai giovani (già accennato nella prima parte).
[130]Richiamo bene esplicito nel Convegno ecclesiale di Loreto, in Riconciliazione cristiana e comunità degli uomini, 448.
[131]Lettera personale del 30 luglio 1985.
[132]Lettera personale del 12 novembre 1985.
[133]Catechesi, Da mihi animas, Dimensioni Nuove, Evangelizzazione, Note di pastorale giovanile, Settimana, (v. Giovani e comunità ecclesiale italiana, in Catechesi 54 (1985) 27-31).
[134]Cf Nanni C., Giovani, cultura e relazioni nella formazione scolastica, in Orientamenti Pedagogici 32 (1985) 948-960; Butturini E., Disagio giovanile e impegno educativo, 159-216.
[135]Editoriale, 1985, n. 3228, 223.
[136]Sono parole di G. Angelini, Pastorale giovanile e prassi complessiva della Chiesa, 89.
[137]Tonelli R., Giovani (pastorale dei), 305-306.
[138]Feifel E., Kirche der Jugend entfremdet?, in Katechetische Blätter 104 (1985), 836-837.
[139]Tonelli R., Giovani (pastorale dei), 306.
[140]Feifel E., Kirche der Jugend entfremdet?, 836-837.
[141]Cf Milanesi G.C., Questo strano anno della gioventù, in Orientamenti Pedagogici 32 (1985) 799-804.
[142]Discorso alla Curia per gli auguri di Natale, in OR 21-XII-1985, 1.
[143]In Avvenire 10-XII-1985, 11

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