Imperativi per educare al mondo dei valori della vita quotidiana

Inserito in NPG annata 1985.


Eugenio Fizzotti

(NPG 1985-3-26)


«Se un medico cura nello stesso modo due pazienti che presentano gli stessi sintomi, in almeno uno dei casi sbaglia». Questa, più o meno trascritta fedelmente, è l'opinione di Freud. Potrebbe essere senza dubbio applicata alla tecnica delle interviste: se qualcuno pretendesse di ricavarne dottrine o assiomi, sbaglierebbe di grosso.
Ogni persona si presenta con i suoi caratteri di originalità, di unicità, di irripetibilità. Ogni intervista ha il suo taglio, perché è legata alla personalità dell'intervistatore, ma soprattutto dell'intervistato.
La psicologia, con il suo accurato studio dei dinamismi profondi dell'animo umano, ci ha ormai educato - speriamo! - ad evitare inutili e banali generalizzazioni.
L'uomo non si può ridurre ad una formula matematica, applicabile a qualsiasi sistema, in qualsiasi circostanza, in qualunque ambiente. Il ritmo evolutivo della vita già di per sé invita a far molta attenzione dinanzi alle presunte schematizzazioni. La prudenza, poi, diventa obbligo allorché si riflette che lo stesso processo evolutivo è diverso da persona a persona, attraversato da momenti di impennate e da altri di stasi o, talvolta, di involuzione.
L'imprevedibilità delle reazioni si unisce allora al pluralismo di dimensioni della realtà «uomo»: la dimensione corporea con i suoi condizionamenti, la dimensione spirituale con le sue aspirazioni e la sua progettualità, la dimensione psicologica con i suoi meccanismi reattivi consci ed inconsci, la dimensione sociale con le sue relazioni interpersonali, la dimensione storica con il suo sguardo rivolto al passato, al presente ed al futuro, la dimensione educativa con il suo peso generazionale non indifferente.
Ogni storia di vita si presenta così originale, unica, carica di attese e di problemi, aperta ad un futuro pluralistico, sollecita alla solidarietà ma anche bisognosa di un consenso sociale e di risposte immediate a esigenze personali di ricerca di senso.
Ciò significa che la stessa problematica morale, dal punto di vista psicologico, si presenta marcata dalla differenziazione personale, dai processi educativi, dagli influssi ambientali. Del resto gli stessi autori di studi psicologici offrono orientamenti diversi sull'evoluzione della coscienza morale, a seconda dell'immagine di uomo che guida la loro riflessione.

Un progetto di vita maturo

Agire e scegliere secondo coscienza si presenta, allora, come un compito di estrema difficoltà: sono troppi i fattori che vengono chiamati in causa. Soprattutto bisognerebbe illuminare il quadro di riferimento dell'esistenza, quel progetto di vita che dà significato e valenza positiva ad ogni singola scelta; poi il dinamismo della responsabilità, intesa come capacità di rispondere alle richieste del momento in stretto collegamento con il progetto generale dell'esistenza; la libertà, vista nella prospettiva della costruzione di sé; l'esistenza dialogica, considerata il motivo di fondo sul quale si modula ogni autentica esperienza umana.
Esistono, però, alcuni atteggiamenti che chiaramente contraddicono un progetto di vita maturo. Eccone alcuni:
- la morale del castigo, che considera la norma morale come qualcosa di estrinseco, un assoluto cui obbedire per ansietà. Ne deriva che si agisce non per il bene che deve essere raggiunto, quanto piuttosto per il castigo che deve essere evitato;
- la morale del Super-io, in base alla quale l'individuo è guidato da un principio di moralità che impone, in maniera necessitante, l'attuazione di un'azione, oppure la proibisce, pena l'ansietà, il rimorso, l'ossessione;
- il dovere impersonale, che spinge ad agire senza alcun giudizio sulla bontà della cosa in sé;
- la ricerca della sicurezza, che porta all'adeguamento passivo per timore di sbagliare, con la conseguenza sia del rifiuto di impegni che comportano responsabilità e sia dell'esagerazione nell'eseguire gli impegni assunti;
- lo scrupolo e l'ossessione, che portano ad un'esasperata attenzione a se stesso ed alle proprie - inevitabili! - insufficienze, con la conseguente incapacità a decidere;
- il falso senso di colpa, che rende il soggetto ansioso, quasi al punto di credersi colpevole di esistere ancora, lo isola sempre più e lo porta e denunciare la colpevolezza altrui per sollevarsi dalla propria.
La maturità della coscienza, pertanto, si pone in prospettiva del tutto contraria. Essa, in prima istanza, chiama in causa un'immagine o un progetto personale che, pur essendo ispirato a modelli culturali, non è privo di originalità personale. Attorno ad esso convergono e si strutturano tutte le piccole o grandi scelte. Esso rappresenta il principio di autonomia e di liberazione dell'individuo che lo vive e che si impegna con autenticità alla sua esecuzione.
E proprio per questo l'uomo, allorché viene bombardato da ideologie contrastanti ed è messo a diretto confronto con norme promulgate ed incapaci di offrire una soluzione adeguata e soddisfacente a situazioni ben precise, impegna in tutta la sua portata il piano generale dell'esistenza individuale con il corredo vitalmente personalizzato di valori e di norme. La maturità nelle scelte allora non appare nel collocarsi ai margini della morale stabilita, suppone piuttosto il superamento degli stati compulsivi, della sottomissione per ansietà o timore, e della realizzazione per sfuggire al vituperio o al castigo e per acquistare approvazione sociale. E, in positivo, si presenta come l'integrazione delle singole scelte all'interno di un progetto generale di vita, seguendo una condotta che sia continua, coerente e perciò prevedibile, nella misura in cui è più strutturata, cioè basata su motivi e idee chiare e vissute come importanti.

La mancanza di un'idea-base e di identità

In questo quadro di riferimento emergono alcuni problemi attinenti le interviste esaminate.
Per quanto riguarda la personalità dei giovani che hanno offerto le loro risposte in maniera immediata e coinvolgente, è bene sottolineare alcuni tratti significativi: l'estrema differenziazione delle proposte e degli influssi porta con sé la mancanza di un'idea-base, di un progetto ben delineato, di una identità conquistata e rassodata con la conseguenza di un adeguamento alla realtà, di numerosi centri all'interno del sistema relazionale, di molteplici esperienze sullo sfondo di orizzonti molto vasti. La pluralità di occasioni disponibili permette un mutamento continuo di atteggiamenti e di posizioni; la differenziazione del contesto vitale spinge ad un coinvolgimento affettivo molto ridotto, e quindi ad una scarsa identificazione con il mondo dei valori e, di conseguenza, all'impossibilità di attribuire a qualcuno di essi un senso totalizzante; la precarietà di equilibrio accentua la centralità dell'auto-realizzazione, che ritorna costantemente nelle risposte fornite, per cui emerge come obiettivo principale della vita la soddisfazione di problemi, di bisogni e di esigenze personali.
Per quanto riguarda i nuclei attorno ai quali ruotano le scelte di vita ed i diversi comportamenti quotidiani, appare immediatamente il rifiuto di una morale con validità universale, dalle radici esterne alla persona ed alla sua coscienza; piuttosto si tende alla realizzazione del bene visto coincidente con la libertà di agire e di decidere, e questo nel contesto del momento presente, carico di emotività e di coinvolgimento affettivo. Ne consegue l'affievolimento della tensione, che ha caratterizzato il ventennio passato come anche i recenti anni di piombo; a questo deve unirsi anche la ricerca di una armonia che si situi nell'orizzonte del possibile e del realizzabile, senza per altro tener troppo presente gli insegnamenti e le affermazioni pastorali della Chiesa circa i comportamenti morali. Per quanto riguarda l'incidenza delle figure parentali, esse appaiono legate fortemente all'ideologia dello sviluppo economico e del benessere materiale, che punta alla sopravvivenza sociale ed a risposte immediate: il che favorisce la soddisfazione di bisogni personali e l'esclusione di vere premesse morali, con l'accentuazione della soggettività e della libertà senza alcuna limitazione. Pur riconoscendo la diversità di vedute e di accentuazioni morali, gli adulti mantengono un atteggiamento di permissivismo, in base al quale l'azione viene considerata buona per il solo fatto di essere libera, per cui ne deriva la convinzione che la misura del bene o del male sia sempre e solo l'individuo con i suoi bisogni. Ne deriva anche una notevole e indiscriminata leggerezza nel valutare comportamenti dei giovani con la conseguente paura di intervenire nel proporre ideali più coraggiosi ed impegnativi. Ed infine è da osservare l'incapacità per molti adulti di introdurre in un mondo di valori che vadano al di là del proprio tornaconto e di un limitato coinvolgimento nel tessuto sociale, familiare, politico, religioso.

Alcuni imperativi pedagogici

In tale situazione appare urgente per i giovani alzare lo sguardo verso orizzonti ancora più ampi e capaci di soddisfare le loro esigenze più profonde, e non solo quelle immediate; e per gli adulti riflettere sulle proprie incoerenze, sul proprio disimpegno e sulla personale responsabilità in un processo educativo sempre nuovo.
Questo significa in primo luogo individuare nel marasma di ideologie contrastanti una visione dell'uomo che ponga al centro la dinamica dei valori, della ricerca del senso, dell'importanza delle risposte quotidiane, ma anche di un quadro di riferimento che giustifichi e fondi le singole scelte. Ciò in modo da dare contenuto vero e concreto alla persona, alla sua storia, ai suoi meccanismi.
In secondo luogo occorre riprendere la consapevolezza che l'incontro educativo costituisce la piattaforma per la crescita e la verifica: a tale scopo sarà necessario che l'adulto faccia messaggio delle esperienze vissute, comunichi il proprio orizzonte di valori, riconosciuti nella frammentarietà dell'esistenza, e conservi un costante atteggiamento di condivisione, di intuizione, di comprensione, di accoglienza.
Infine, occorre l'offerta di spazi di incontro, di comunicazione, di arricchimento reciproco, capaci non di racchiudere la tendenza al rifiuto di responsabilità per il bisogno di sicurezza, ma di aprire ad una ricerca comune, che coinvolga giovani e adulti in progetti concreti, che richiedano disponibilità alla collaborazione, alla condivisione, alla verifica.