Una rilettura dei dati: le tendenze emergenti

Inserito in NPG annata 1985.


Giorgio Tonolo

(NPG 1985-1-25)


Ora viene tentato un consuntivo rapido sui risultati della ricerca. Si tratta di indicazioni ancora molto generali, dato che gli studi specifici sono tuttora in fase di approfondimento. L'esposizione si concentra su alcuni nuclei tematici più significativi, premettendo qualche nota introduttiva a ciascuno di essi.

UNA NUOVA ETÀ DI SCOPERTA

Il mondo dei bambini e dei fanciulli conosce due tipi salienti di esperienza: il contatto immediato con le cose e le persone e la fantasia. Tra questi due poli esperienziali non vi è una linea netta di demarcazione. È lo stesso grado di sviluppo intellettivo del momento che non permette di produrla. La realtà è ancora qualcosa di schematico, che si riduce a ciò che il soggetto tocca, vede o sente direttamente. D'altra parte la fantasticheria mescola facilmente ciò che esiste con ciò che è puramente pensato. Sicché la fantasia è fatta a strisce con la realtà.
Nella preadolescenza, per effetto di vari fatti di maturazione, le due esperienze tendono sia a distinguersi che a collegarsi meglio tra loro. Al ragazzo ormai il quadro del reale si manifesta sempre più ricco e complesso, in quanto si estende dalla percezione di ciò che è, al possibile, all'eventuale. In lui subentra con più chiarezza la nozione di causalità negli avvenimenti.
Oltre il presente circoscritto nella sua mente, si va delineando un futuro dapprima vicino e poi anche lontano. In conseguenza di ciò il suo fantasticare si rivela sempre più realistico o puramente immaginario e irreale. Il preadolescente dunque riesce a creare un ponte tra la realtà e la pura immaginazione. Ciò sembra avvenire grazie all'apparizione di due particolari processi maturativi: l'accresciuta capacità di conoscenza di sé e del mondo, e l'affiorare della coscienza di un io artefice delle proprie azioni. Così egli può avere la sensazione di vivere la presenza nel mondo in modo inedito. Vi si sente dentro in prima persona e gli vien voglia di scorazzarci. La vita precedente, condotta sotto lo sguardo protettivo dei genitori e dell'autorità, gli appare angusta; e allora si lancia alla ricerca di esperienze nuove o vissute in modo diverso, perché per la prima volta sta scoprendo il mondo attraverso se stesso.

Preadolescenza: una fase di ricognizione

I dati emersi dalla ricerca confermano questa fase di ricognizione su di sé e sull'ambiente con un «io» dentro che decide la conquista.
Lo segnalano i ragazzi stessi, ammettendo un vasto cambiamento nell'insieme dei loro interessi.
La graduatoria di ciò che attira maggiormente ora, rispetto ad un passato immediato, vede come fenomeni primari le attività di movimento e l'amicizia. Il gioco e lo sport sono la traduzione territoriale di un bisogno prorompente di vita psicomotoria.
Le uscite segnalano una crescita esplosiva e il motorino è il miraggio che le esprime e le colora. Ragazzi e ragazze si allontanano verso zone sempre più discoste da casa; esplorano posti nuovi; sperimentano situazioni in cui devono impiegare abilità fisiche e tecniche di particolare impegno. E mentre lo fanno, trovano il gusto di sentirsi in azione e di esprimersi facendo.

Una dilatazione del proprio «spazio vitale»

Ma essi cercano anche l'estensione degli spazi affettivi, al di là della cerchia familiare. Amano trovarsi con gli amici individualmente o in gruppo; sono in festa quando possono discutere, giocare, divertirsi, ma stando insieme; e fare chiasso tra loro è inevitabile se non d'obbligo.
Anche l'esperienza scolastica li attira ampliamente; tuttavia finché garantisce occasioni espressive e di attivismo personale. Così, spuntano e fioriscono altri interessi più personalizzati, come il pensiero al proprio avvenire, l'attenzione all'altro sesso, la cura del proprio corpo e dell'aspetto esterno.
L'indagine riscontra dall'inizio della preadolescenza al termine di essa uno spostamento nella composizione degli interessi. Proiettati dapprima verso il mondo esterno, questi si orientano lentamente verso un mondo più intimo e personale: l'amicizia confidente, l'ascoltare musica, la preoccupazione per il futuro, l'osservare le proprie trasformazioni fisiche e psicologiche, l'avvertire delle simpatie eterosessuali.
I mutamenti avvengono nel modo stesso in cui è gestito il tempo libero. Resta rilevante ma in fortissima discesa il gioco generico; invece si dilata e diventa centrale l'uscire con amici; I'attività sportiva mantiene una discreta fascia di pratica o di attrattiva. In definitiva, per i maschi la seduzione maggiore è la vita all'aria aperta; mentre per le femmine, rimanendo sostanzialmente vero questo stesso desiderio, c'è un ampio tempo trascorso in casa: vedendo la TV, ascoltando musica, aiutando, leggendo, scrivendo il diario personale o telefonando.
L'impressione generale è che in questa età i soggetti stiano vivendo un processo simultaneo di «assaggio» di sé e di scoperta in certo senso nuova del mondo, attraverso l'impiego di un io più psicomotorio che mentale e riflesso.

USCITA DALLA FAMIGLIA: TRANSIZIONE O ROTTURA?

Stima di sé e senso di sicurezza, che sono la base per la sopravvivenza e il sano sviluppo psichico della persona, vengono forniti al bambino e al fanciullo soprattutto soprattutto dalla famiglia. Dunque in forma derivata e secondaria. Quando l'individuo entra in modo significativo in ambienti più vasti della famiglia o quando aumenta la sua capacità di gestione autonoma negli interessi e nelle attività, allora autostima e sicurezza devono alimentarsi da fonti ulteriori.
Attraverso l'approvazione di nuove persone credibili, autorevoli e, insieme, mediante una capacità di auto-gratificazione, legata ad esperienze più coscienti. E ciò avviene a partire dalla fine della fanciullezza. Ma è soprattutto all'avvento della preadolescenza che la vita familiare non basta più. Anzi, quanto più essa ripropone in forma rigida abitudini, atteggiamenti e principi, tanto più si trasforma in maglia costrittiva sull'individuo in crescita. La ricerca COSPES si è chiesta se in genere questa «uscita» avvenga come un passaggio lento oppure come un distacco di frattura e conflitto.
Non vi è dubbio che durante la preadolescenza si verifichi un allontanamento articolato dal sistema gravitazionale della famiglia. L'indagine ne coglie diversi punti di conferma. Un cambiamento generico è segnalato dalla grandissima parte dei soggetti, più precocemente dalla ragazza, con acme del fenomeno sui 12-13 anni. I motivi di disagio affettivo e di spinta al distacco dai genitori sembrano le troppe proibizioni, il trattamento non adeguato all'età, la crescente incomprensione (evidenziata in particolare dalle ragazze), la crisi di dialogo con il padre, i numerosi bisticci dovuti sia alla rigidità delle opinioni degli adulti sia alla fragilità emotiva dei preadolescenti.
I vari segni di crisi, tuttavia, non configurano complessivamente una vera e propria rottura. Nel rapporto con i genitori tra i soggetti della ricerca esiste un'alta percentuale di accordo sostanziale; e dove affiorano delle divergenze, queste non appaiono né gravi né frequenti. La controdipendenza, come fase di rigetto, sembra dunque riguardare solo una piccola porzione di preadolescenti. Porzione anzi che si ribella non per crescita fisiologica quanto per patologia educativa.
Tra le figure genitoriali, è un po' più controversa quella del padre. I dissapori con lui sono meno frequenti, ma le tensioni maggiori.
Al di là di ciò l'universo educativo familiare resta decisamente accettato e influente. L'educazione avuta in casa è valutata in modo ampiamente positivo e inalterato dall'inizio alla fine della preadolescenza. I ragazzi sono via via più critici, si lamentano di essere frenati; comunque non negano di sentirsi sostanzialmente capiti. L'aumento progressivo del peso dei coetanei e del gruppo, come fonte di sostegno affettivo, occasione di confidenza, modello di riferimento, non si pone in alternativa con l'ambiente familiare. Questo viene semplicemente ridimensionato, non negato; prolungato, non emarginato. Anzi, i preadolescenti vogliono che i genitori restino un aiuto al loro sviluppo, offrendo loro con fiducia delle libertà più ampie: nell'esprimersi, nelle uscite di casa, nel coltivare delle piccole simpatie, nelle varie scelte che sentono ormai di loro competenza. Questi ragazzi, in fondo, domandano di poter anche sbagliare, avendo la certezza che la famiglia non li rigetti, consenta loro di valicare la sua porta e di rientrarvi, se è vero che esiste un mondo esterno la cui conquista è sì motivo di gioia, ma anche di insicurezza. La conclusione è che la famiglia rimane un sistema di riferimento centrale per il preadolescente, sia in relazione al mondo dei coetanei che a quello di altre istituzioni formative. A condizione che assuma un atteggiamento verso la sua crescita, attraverso l'ascolto, la comprensione, una fiducia dimostrata concretamente: quanto, cioè, desiderano i soggetti della ricerca.

COETANEI: IL GUSTO DI FARE INSIEME

Quando un bambino ha raggiunto gli otto-nove anni usualmente non trova più al di dentro della cerchia familiare delle risposte appaganti per molte delle sue esigenze. Così a poco a poco i bisogni centrali dell'individuo vanno situandosi altrove.
Prima che egli esca dalla famiglia, per crearsi una posizione autonoma nella società, il mondo dei coetanei pare allora costituire il luogo umano più adatto per attuare, in modo per lui soddisfacente, questa specie di migrazione personale e sociale .
In tal senso si può forse spiegare la notevole importanza attribuita già dalla preadolescenza all'amicizia, alla vita di gruppo, alla simpatia tra coetanei, come viene evidenziato dalla ricerca COSPES.
I soggetti dell'indagine ritengono il fatto amicale come il fenomeno di mutamento più cospicuo della loro età.
Analizzando attentamente la realtà dell'amicizia preadolescenziale ci si avvede che essa si concretizza con modalità del tutto particolari. Più che relazione fondata primariamente sui sentimenti o sulla comunicazione verbale, essa è polarizzata essenzialmente sull'azione.
Stare insieme per i preadolescenti è fare qualcosa insieme, è esistere in modo prevalentemente motorio.
Con tutta una serie di effetti che questa brulicante vita «socio-motoria» comporta, in direzione dello sviluppo cognitivo, affettivo, sociale e della identificazione sessuale. Lo stare insieme riesce anzitutto ad agevolare la spinta del preadolescente alla conoscenza dell'ambiente circostante e di se stesso. La presa di contatto con la realtà ambientale, mediata e favorita dal trovarsi in compagnia, in questi ragazzi dà l'idea di essere soprattutto di tipo territoriale.
È una conquista in cui si potenzia conoscenza, fantasia, senso della scoperta, gusto di vivere, contatto sociale.
I luoghi nei quali questi preadolescenti preferiscono incontrarsi sono: il cortile, il campo sportivo, il quartiere, la strada, le zone inesplorate.
La parrocchia interessa se ha spazi ampi e utilizzabili.
Frequentando i compagni il ragazzo si addestra pure a conoscere se stesso. Nel gioco, ad esempio, su cui è canalizzata molta parte della sua vitalità, egli tende a valutarsi in base alle abilità apprezzate dagli altri. E in esse si cimenta per potersi affermare.
I preadolescenti dell'indagine, nell'attribuire una grande importanza allo stare con i propri simili, conferiscono agli incontri, singoli o di gruppo, informali o no, la capacità di aprire nuovi interessi e di ampliare le loro idee personali.
Non a caso per informazioni relative al sesso, quando all'inizio della preadolescenza il referente d'obbligo è apparso il genitore, al termine di questo periodo passa al primo posto la figura dell'amico fidato.

L'amicizia come esperienza maturante

Oltre allo sviluppo cognitivo, il coetaneo e il gruppo sembrano favorire anche la crescita affettiva del ragazzo, attraverso l'offerta di risposte positive ai suoi bisogni di sicurezza, approvazione e imitazione.
L'amico del cuore, che moltissimi preadolescenti riconoscono di avere, rappresenta un sostegno nelle situazioni difficili.
È un punto di riferimento nei dubbi, la spalla nelle iniziative più ardite. Una dote che lo fa particolarmente apprezzato è proprio il suo rendersi pronto all'aiuto.
L'amicizia è in grado di rispondere in certa misura anche all'esigenza di conferma nell'azione personale. Per confrontarsi, bisogna riflettere criticamente e il ragazzo, di per sé, al momento, preferisce agire più che pensare. Tuttavia egli ricerca in modo crescente colui che è disponibile ad ascoltarlo, gli dà fiducia, sa condividere idee, atteggiamenti, interessi. Proprio sulla base di questi criteri dai 10 ai 14 anni viene compiuta progressivamente una selezione numerica e qualitativa dei veri amici.
La frequenza dei pari soddisfa insieme il bisogno di imitazione. I comportamenti dei coetanei, vissuti in situazioni molto simili alle sue; offrono al preadolescente una gamma differenziata di modelli di azione e motivazionali.
Anzi, il peso degli amici gli appare talmente grande da convincerlo che, accanto all'educazione familiare, venga a costituire un fattore determinante per la sua maturazione equilibrata. Contemporaneamente all'arricchimento cognitivo ed affettivo, I'amicizia può produrre un insieme di fermenti maturativi anche sul piano sociale.
Rotto il guscio armonico e socialmente definito dell'infanzia (mediante trasformazioni nel fisico, negli interessi e nelle capacità logiche), i preadolescenti non si trovano in condizioni di parità sociale con nessuno, tranne che con se stessi. Respingono i più piccoli di loro e sono respinti dai più grandi. E allora solidarizzano insieme e cercano di capirsi. Dal gioco, che assorbe la maggior parte del tempo all'inizio della preadolescenza, passano a forme in cui la comunicazione si fa più fitta mentre vanno in giro, soffermandosi a chiacchierare, a discutere dei loro problemi, a confidarsi i loro segreti.
È stato detto che i modelli a cui l'individuo va ispirandosi dall'infanzia in avanti sono quelli degli «altri importanti». Fino ad un certo punto della fanciullezza si tratta di «alcuni importanti». Man mano che l'esperienza sociale si allarga, decisamente si deve parlare dei «molti altri importanti».
Dall'insieme confusivo delle sue esperienze, il preadolescente cerca di intravvedere, confrontandosi con altri amici, qualche lineamento di sé, di una identità sociale autonoma, ancora nebulosa e germinale. Fargli perdere, con incomprensioni e rifiuti, questa tenue raffigurazione, che si riflette in situazioni frammentarie e dinamiche, è gettarlo nel disagio e nello smarrimento. Al contrario, metterlo davanti allo specchio vivace dei suoi simili, è dargli delle opportunità, come dicono i soggetti della ricerca, fondamentali per la propria crescita.
Allora la scelta sempre più oculata degli amici migliori sembra un lavoro di cernita dell'immagine ancora indistinta ma più accarezzata di sé, così come la consuetudine col gruppo si fa il tramite più adatto di regole e ruoli sociali da interiorizzare lentamente, in vista di un domani più definito e impegnativo.

L'avvio di una definizione del ruolo sessuale

Un'ulteriore dimensione evolutiva, su cui il contatto fra coetanei gioca un ruolo decisivo, è quella sessuale. A questo proposito la ricerca mette in luce dei dati interessanti.
Secondo le indicazioni emerse si ha l'impressione che i preadolescenti '80 segnalino un notevole e spontaneo anticipo dei rapporti ragazzi-ragazze, rispetto alla mentalità ed alle consuetudini del passato.
Oltre quattro su cinque di loro trovano che è naturale e utile stare insieme senza distinzione di sesso.
La gran parte preferisce frequentare un gruppo misto e confida lo sboccio sempre più consistente di simpatie eterosessuali.
È forse un mutamento di costume che comunque si congiunge con un quadro evolutivo normale.
In effetti, dopo un periodo che la psicanalisi definisce di latenza e per cause combinate di maturazione fisiologica, cognitiva e sociale, durante la preadolescenza si produce un risveglio sensibile di questa dimensione. E l'occasione di una coeducazione mediata dal fare e dal discutere produce vari effetti benefici. Il ragazzo tenta a poco a poco di auto-definirsi mediante modelli di confronto; impara a conoscere l'altro sesso, in se stesso e come mondo complementare al suo; infine vive delle esperienze di relazionalità sessuata in forma adeguata alla sua età particolare.

ISTITUZIONI O SPAZI DI VITA?

Di fronte ad una delicata e complessa serie di trasformazioni quale quella che si sta verificando nel preadolescente, è lecito domandarsi quanto in genere l'ambiente in cui egli vive ne sia consapevole e quanto ne assecondi lo sviluppo.
Poiché la ricerca COSPES finora non ha sondato direttamente il versante ambientale, la risposta, se esiste, va colta solo dalle tracce dell'interazione presenti nei ragazzi.
I preadolescenti risultano chiaramente dei soggetti che cercano degli spazi vitali intorno a sé. Il rapporto però fra la loro personalità in espansione e l'involucro dei condizionamenti educativi e culturali, sembra fortemente sbilanciato, in termini dinamici, dalla parte del sistema socio-ambientale.

La resistenza a percepire l'ampio condizionamento

Il ragazzo di questa età è più un fascio di bisogni che una progettazione autogestita.
La ricerca fa trasferire in più modi la sua dipendenza dalla situazione circostante e la sua scarsa consapevolezza degli influssi subiti. Solo lentamente e verso la fine della preadolescenza pare emergere in proposito qualche elemento di presa di posizione critica, con richieste di cambiamento.
Nell'indagine i soggetti si dichiarano globalmente soddisfatti dell'educazione familiare; trovano amichevoli e disponibili all'aiuto gli insegnanti; per lo più non si lamentano degli adulti coi quali sono a contatto. Non mostrano, ad esempio, di avvertire il possibile contrabbando di modelli, valori e atteggiamenti da parte di televisione e mass-media in genere.
Sono invece molto più colpiti da fantasmi culturali e temi demonizzati quali la droga, la violenza, il sesso.
Tra le cause più incisive per la loro formazione umana individuano quelle più immediate e personali: i genitori, l'accordo familiare, la compagnia degli amici.
Verso la fine della preadolescenza qualcosa cambia.
Ragazzi e ragazze danno un assenso più blando al fatto dell'obbedienza ai genitori.
In sintonia con il loro momento, incominciano ad accordare molto eredito al sistema valoriale dei compagni preferiti.
Identificano con maggiore precisione certe valenze formative sulla loro personalità da parte dell'ambiente familiare, scolastico, amicale.

Che cosa chiede all'ambiente educativo?

Dalle prospettive diverse su cui si collocano educatori, adulti e ragazzi, sono intuibili gli effetti del reciproco influsso dei due sistemi.
L'ottica della preadolescenza verso le istituzioni educative, per esempio, è sorprendente. Scuola, casa, oratorio e parrocchia sono anzitutto un territorio. Ciò che attorno al loro nome vivacizza gli interessi e la fantasia, sono le occasioni di fare qualcosa e d'incontrarsi con amici. Ma prima di questi luoghi, nel cuore dei ragazzi vengono il cortile, il quartiere, il campo sportivo, la strada e soprattutto le uscite. Tutto ciò per gli adulti sembra richiedere il rovesciamento del concetto di luogo educativo. Alcune richieste di maggiore libertà avanzate dai ragazzi paiono dei segnali spia di punti di attrito fra sistema-educandi e sistema-educatori.
Si chiede, ad esempio, maggiore autonomia di amicizia, di scelta, di espressione. Su questo, in fondo, il preadolescente gioca la sua emancipazione e la sua crescita. Venire incontro alla domanda per l'adulto implica cambiare l'assetto precedente del rapporto educativo: accettando modelli, quelli di altri ragazzi, alternativi al suo; mutando in parte il suo ruolo di superiorità; adattandosi ad uno stile democratico nella comunicazione.
Non c'è scelta. O il sistema rimane rigido, imponendo al ragazzo di restare infantilizzato, o spingendolo ad essere ribelle, oppure cerca di situarsi sul punto preciso della sua evoluzione, con proposte che ne seguano i ritmi e la condizione in divenire.
Ciò che i preadolescenti vogliono esplicitamente dall'azione educativa è il rispetto empatico della loro crescita.
Sia contro la latitanza che contro i colonialismi nell'educazione.

ETÀ TRANSIZIONALE

A conclusione di questa rassegna sommaria di indicazioni emergenti rimane da formalizzare l'interrogativo di fondo: «In sostanza si può dire che esista un momento preadoleseenziale come arco di tempo specifico, connesso con l'adolescenza ma insieme distinto da essa?». Dalle risultanze della ricerca COSPES--da una ricognizione perciò datata e riferita all'«arcipelago» delle situazioni socioculturali italiane sembra si possa affidare un abbozzo di risposta a due proposizioni successive, che ora vengono enunciate e commentate.

Il periodo preadolescenziale come periodo dell'identità transizionale

Esso è caratterizzato da vari fenomeni evolutivi al centro dei quali vi è il transito dalle identificazioni (soprattutto genitoriali e di prolungamento ad esse) verso l'identità.
L'identificazione è un processo fondamentale durante l'infanzia e la fanciullezza. Bambini e fanciulli, incapaci di adottare delle loro soluzioni ai problemi della vita, imparano molto precocemente ad assorbire atteggiamenti e comportamenti dall'esperienza altrui.
«Si identificano» con modelli che, per il loro peso affettivo e la loro portata pratica, assumono un valore assoluto come norma di azione. Così tali modelli vengono, come si dice, interiorizzati o fatti propri. I primi in ordine di tempo e d'importanza sono usualmente i genitori. Dopo di essi, e come loro prolungamento, si succedono altri familiari significativi e, via via, ulteriori personaggi del mondo esterno, dalla scuola allo sport allo spettacolo. Durante la fanciullezza dunque le identificazioni si estendono sempre più, foggiando in modo molteplice il carattere e la personalità del soggetto. Ciò che tuttavia definisce la natura e il limite di tale processo è la dipendenza dell'individuo dai modelli. Per cui, quando con l'adolescenza il soggetto matura progressivamente l'autodefinizione e una progettualità autonoma, mette in crisi questo sistema e tende a creare una sua «identità»: come personalità che sa situarsi e farsi accettare in modo significativo all'interno della società, sicché «la formazione dell'identità incomincia dove termina l'utilità dell'identificazione» (Erikson).
La preadolescenza sembra il momento che realizza questa transizione.
Nel fenomeno delle identificazioni, ad esempio, il preadolescente segnala un preciso mutamento di rotta rispetto all'intero passato. Infatti egli passa da modelli adulti a modelli paritetici o «coetanei»; da schemi di comportamento assimilati acriticamente e per necessità dal mondo dei grandi, a schemi selezionati dall'ambiente dei pari in età e con scelte più deliberate che imposte dalle circostanze.

Fase esplorativa della progettualità

La progettualità è in timido avvio. Non è certo definitiva, perché ancora poco chiaramente situata nel macrocosmo della società. Ma è apertura di ricerca (fase «esplorativa» dell'orientamento), è esercizio anticipato di assunzione di responsabilità fra coetanei, sulla linea della «socializzazione secondaria» dei futuri ruoli professionali e sociali.

La valutazione degli altri per valutarsi

La stessa autodefinizione che il ragazzo tenta di compiere su di sé evidenzia dei tratti transizionali particolari. Più veicolata dal fare, dalla conquista dello spazio, dallo stare insieme che trascritta da definizioni astratte, essa è un misto di valutazioni altrui e autonome; di ciò che il preadolescente vuole essere e ciò che vuole non essere; di ciò che desidera mutare e di ciò che intende far permanere. Se in definitiva si adotta, estendendolo, il concetto di «identità», si può forse affermare che, mentre infanzia e fanciullezza sono una fase di identità derivata (o impropriamente detta), e l'adolescenza è una fase di identità autonoma (o propriamente detta), la preadolescenza può essere considerata la fase dell'identità transizionale.

Mutamenti specifici in diversi ambiti di sviluppo

Concezioni scientifiche recenti, come la cosiddetta teoria «focale» di Coleman, osservano che nello sviluppo un soggetto non si dà nessuna area di crescita che definisca da sola tutta una fascia evolutiva. Esistono, cioè, delle dimensioni diverse, parallele e in connessione tuttavia queste procedono con intensificazioni né prevedibili rigorosamente nel tempo, né interdipendenti in modo stretto fra loro. La preadolescenza sembra pertanto risultare una trasformazione complessa che si configura nel suo insieme come un mutamento evolutivo specifico.
Lo sviluppo si può osservare su vari piani.
Sul piano biologico, con l'avvento della pubertà, l'accrescimento in altezza e forza fisica.
Su quello psicomotorio con un bisogno nuovo di attivismo, la spinta alla conquista dello spazio, la dilatazione del senso della scoperta.
Sul piano intellettivo si va introducendo il ragionamento astrattivo (che si traduce, fra l'altro, in una maggiore capacità critica verso l'educazione familiare, il comportamento dei coetanei, la formazione fornita dalla scuola), mentre in connessione mutano le attività immaginative e gli interessi nella conoscenza.
Il preadolescente vive ora la sua affettività in modo più diffusivo, allargando le dimensioni di alimento e di scambio; si indirizza verso nuovi oggetti d'amore, quali i coetanei o anche modelli adulti accessibili o idealizzati come proiezioni dei suoi desideri. Benché in parte legato ancora alle figure genitoriali, imbocca poi il percorso vacillante del coinvolgimento eterosessuale. Così, anche in relazione alle identificazioni maschili o femminili precedenti, si va polarizzando verso un proprio senso di identità.
Pure la socializzazione, in questa fase, conosce aspetti nuovi. Lo spostamento dell'asse degli interessi al di fuori della famiglia conduce a esperienze e aggregazioni ulteriori, favorisce il passaggio dallo stato di subordinazione a quello di autonomia.
Vita amicale, crisi delle identificazioni precedenti, aumento della vita interiore, avviano lo sboccio dell'identità, con cui il preadolescente si definisce meglio nell'oggi e verso il domani ed esce da posizioni socialmente egocentriche.
Nella preadolescenza, infine, progettazione di sé e necessità di scelta nel rispetto di certe norme di carattere morale, annodano una costellazione di elementi. Ne nasce una progettualità ancora implicita e a breve raggio, tutta proiettata nel fare. Si evidenza una moralità in bilico fra eteronomia ed autonomia. Permane un bisogno religioso consistente, ma piuttosto ambivalente e in crisi iniziale quanto a dubbio, pratica esterna, senso di appartenenza, mentre i valori risultano relativamente interiorizzati e ancora «a cavalcioni» fra dipendenza e personalizzazione.

In conclusione

Nel nostro ambiente socioculturale sembra, dunque, che la preadolescenza abbia un volto distinto da quello della fanciullezza come da quello dell'adolescenza. Ammetterlo, in caso, è trovarsi molto vicini all'idea che attorno a questa età, vanno migliorati conoscenze, atteggiamenti e prassi educative.