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Itinerario di educazione alla fede per i fanciulli

 

(NPG 1991-09-68)


AREA DELL'IDENTIFICAZIONE

Meta

Aprirsi a tutto ciò che vive attorno a sé sperimentando la gioia di crescere nella relazione positiva con le persone che donano vita.

L'età della fanciullezza segna un nuovo modo di porsi del fanciullo di fronte alla realtà, di instaurare relazioni con gli adulti e i coetanei. Questa fase è caratterizzata dalla fiducia, dallo scambio di rapporti, dal legame vitale con coloro che più direttamente sono a contatto con il fanciullo: genitori, insegnanti, parenti... L'identificazione con figure adulte significative fa sperimentare la gioia di crescere, favorisce l'imitazione, l'accettazione acritica del ruolo che gli adulti gli assegnano.
Il ruolo degli adulti è quanto mai impegnativo poiché il fanciullo percepisce lui stesso la realtà che lo circonda attraverso ciò che essi dicono di lui.
Egli è quello che gli altri, soprattutto i genitori, gli insegnanti, dicono di lui, e accetta di «giocare» il ruolo che gli viene assegnato.
La relazione positiva con i genitori è fonte di sicurezza, stimolo ad allargare gradualmente il cerchio delle relazioni, soprattutto con l'inizio dell'esperienza scolastica ad altri adulti e coetanei.
L'immagine di sé che il fanciullo incomincia gradualmente a percepire osservando attentamente le reazioni dei genitori nei suoi confronti (accettazione, fiducia, rifiuto, disinteresse, iperprotezione, ansietà...) condiziona non solo il suo rapporto con la realtà ma anche con se stesso e con gli altri.
Il graduale sviluppo dell'intelligenza contribuisce a far allargare la cerchia degli interessi anche di fuori della famiglia. È vivo il desiderio e la curiosità di esplorare il mondo, di manipolare concretamente gli oggetti per conoscerli, per possederli, di accostarsi all'ambiente fisico e sociale nel quale il fanciullo vive.
A questa età incomincia a destarsi anche la curiosità storica su fatti e personaggi, avvenimenti di cui il fanciullo è venuto a sapere qualcosa. Le domande che egli pone: chi è, perché, cosa ha fatto, come è avvenuto, quando è avvenuto... sono indici di questo nuovo interesse. È importante sollecitare il fanciullo a esplorare la realtà, a sentirsi non solo spettatore ma coinvolto in quello che sta scoprendo, a guardare dentro i fatti per scoprire le cause.
Gradualmente il fanciullo sente il bisogno degli altri, dei suoi coetanei, per giocare, per affermarsi, per fare amicizia. Nasce pian piano il bisogno di collaborare con loro, la necessità di rispettare alcune regole che il gruppo si dà, l'individuazione del ruolo che è chiamato a svolgere per realizzare un'attività concreta.
È necessario accompagnare il fanciullo in questo cammino di scoperta della realtà, degli altri, di se stesso, con tanta serenità e affetto. Se egli sperimenta comprensione, sicurezza, fiducia, trasferisce più facilmente questi atteggiamenti sia nella relazione con gli adulti che con i coetanei e con Dio.
Sperimentare la gioia di crescere significa essere accolto nelle sue domande con attenzione, essere stimolato ad osservare, a fare, essere incoraggiato in tutte quelle forme espressive che manifestano l'originalità e i suoi tentativi di affermazione.

Movimenti

1. Dallo stupore e meraviglia di fronte alle cose alla scoperta di un mondo che è vivo.
Il fanciullo è un grande esploratore. Ama scoprire le cose che lo circondano; rimane meravigliato di fronte a tante novità che, man mano, va sperimentando attraverso l'agire concreto e le prime conoscenze che apprende a scuola.
Verso i 6-7 anni la sua visione del mondo è ancora confusa e non vi sono confini ben distinti tra il reale e l'immaginario. I continui «perché» che egli pone agli adulti mirano a scoprire le cause dei fenomeni, la struttura interna delle cose, nel tentativo di superare alcuni modi di pensare tipici dell'infanzia, quali: l'animismo ossia il dar vita ed esistenza ad ogni realtà che trova dinanzi a sé; il magismo per cui, poste determinate azioni, pretende effetti sproporzionati; oppure l'egocentrismo come tendenza a non rendersi conto del punto di vista degli altri.
Il bisogno di sicurezza e di amore, tipico di questa età, incide anche nella scoperta della realtà. Essa è filtrata e percepita in termini di rapporti affettivi.
Per questo è importante orientare il fanciullo alla scoperta gioiosa delle cose, degli avvenimenti, delle persone, delle situazioni di vita, esprimendo attenzione per le sue scoperte, assecondando il suo desiderio di conoscere, la sua spinta a diventare grande, il suo bisogno di sentirsi immerso in un clima di sicurezza e di fiducia.
Occorre sollecitare la sua creatività, non abituarlo a trovare tutto pronto, tutto preordinato, ma stimolarlo ad agire, a scoprire, a inventare, a provarsi nell'affrontare la fatica, le contrarietà.
Dare il gusto della scoperta significa anche aiutare il fanciullo a passare gradualmente dalla concretezza delle cose ai sensi e ai simboli con cui vengono rappresentate, ad allargare la conoscenza ad altri mondi, ad altri Paesi, ad esercitare le sue forze, a sognare quello che vorrà fare da grande, nello sforzo di scoprire chi è lui in questo momento dentro l'immensa realtà che lo circonda e che è piena di vita.

2. Dalla scoperta di un mondo vivo all'esperienza di sentirsi «qualcuno» in relazione con gli adulti.
L'esperienza quotidiana del fanciullo è quella di essere parte di un ambiente particolare, quello della famiglia.
È qui che egli sperimenta di essere importante per i suoi genitori, che gusta la gioia dell'essere insieme, del fare insieme le piccole cose quotidiane.
Protezione, sicurezza, affetto è tutto ciò che il fanciullo chiede alle persone con le quali si trova a contatto durante la giornata. Gradualmente, proprio attraverso le relazioni positive che vive con le persone della sua famiglia, prende coscienza della sua esistenza.
Attraverso l'esperienza di essere chiamato con il suo nome, scelto da coloro che hanno voluto la sua vita, egli inizia ad acquisire una «nuova» consapevolezza di esistere con una propria originalità. Egli è qualcuno con un nome particolare, con una famiglia, una casa, con alcune caratteristiche che lo distinguono dagli altri, con alcuni interessi e abilità.
La percezione che il fanciullo ha di se stesso come persona, come essere umano con un suo «io», è sempre in funzione dei rapporti che stabilisce con gli adulti. Egli osserva se le sue azioni producono gioia, preoccupazione, divertimento, collera o indifferenza e matura, conseguentemente, un concetto di sé positivo o negativo.
La serenità della famiglia, l'equilibrio nei rapporti interpersonali sono elementi decisivi. In questo movimento, come negli altri, è molto importante la sintonia di atteggiamenti tra tutti coloro che sono a contatto con il fanciullo: genitori, insegnanti, parenti, catechisti... per aiutarlo a percepirsi come «qualcuno» molto importante per le persone con cui vive.

3. Dal sentirsi «qualcuno» alla percezione che gli altri sono importanti per la scoperta e valorizzazione delle proprie capacità.
Dopo l'esperienza socializzante dei primi anni, caratterizzata per la maggior parte dei bambini dall'ingresso nella scuola materna, il fanciullo si apre ulteriormente agli altri, ai coetanei, alle esigenze del vivere insieme. Gli altri sono importanti perché aiutano a stabilire rapporti positivi con la realtà e con se stessi. L'apertura agli altri è condizionata dal rapporto che il fanciullo vive con gli adulti. Se egli si sente accettato, amato, approvato, sviluppa un atteggiamento simile verso se stesso e gli altri ed allarga gradualmente il cerchio delle sue relazioni.
È importante aiutare il fanciullo a estendere le sue relazioni anche al di fuori della famiglia, a stabilire un contatto con gli adulti educatori, rapporti più intensi con i coetanei, a realizzare gradualmente una certa autonomia affettiva nei confronti dei genitori.
Gli altri restano il campo cruciale per l'affermazione di sé e della stima in se stesso. La valorizzazione di sé è molto legata alla stima che i coetanei accordano per quello che il fanciullo sa fare in termini di abilità concrete, per il ruolo che riesce ad avere nel gruppo.
L'educatore è attento a sollecitare il fanciullo a prendere iniziative, a rassicurarlo, ad affrontare l'insuccesso, a sganciarsi pian piano dalla dipendenza nei confronti dei genitori per arrivare a «provare» le sue abilità, senza troppa paura.

4. Dalla percezione dell'importanza degli altri alla graduale accoglienza delle regole dello star bene insieme.
A contatto con gli adulti il fanciullo soddisfa il suo bisogno fondamentale di sicurezza e di affetto. Man mano che si apre agli altri, soprattutto ai coetanei, soddisfa maggiormente il desiderio di affermarsi, di avere un certo prestigio nel gruppo, di essere riconosciuto degno di rispetto per quello che sa fare.
È con i coetanei che il fanciullo deve conquistarsi la stima, e l'ottiene se si dimostra abile nel gioco, nello studio, se ha coraggio, se è leale verso il gruppo.
In questo movimento l'adulto educatore ha una funzione molto importante per aiutare il fanciullo a vincere l'egocentrismo, ad acquisire abilità pratiche, a tener conto del punto di vista degli altri, ad osservare regole e norme che il gruppo si dà in vista di qualcosa di concreto da realizzare insieme.
È importante inoltre, che l'educatore riconosca gli sforzi che il fanciullo fa, poiché se egli non sperimenta la gioia di produrre e si sente privato dalla stima degli adulti, si porrà dubbi circa il proprio valore personale.
Gradualmente il fanciullo scopre anche un mondo di valori e di norme di comportamento che non dipendono solo da quello che i genitori o gli educatori dicono, ma sono al di là dei loro comandi. Soprattutto nell'ambiente scolastico il fanciullo incomincia a scoprire le regole del vivere sociale che valgono per tutti, che sono necessarie in un rapporto di reciproco rispetto. Il confronto con gli adulti ha, anche in questo caso, una forte incidenza: il loro modo di pensare, di giudicare, di punire, di apprezzare, diventa un criterio di giudizio anche per il fanciullo. È quanto mai importante che gli educatori siano in sintonia tra di loro nel presentare i valori per non creare conflitti o indifferenza.
In uno stile di educazione autoritaria il fanciullo arriva spesso ad assumere in modo passivo, per amore di sicurezza, quello che «si deve fare». Spesso è combattutto tra la vivacità dei suoi desideri e la molteplicità di divieti che gli vengono imposti dagli adulti. Può allora reagire, spesso, in modo difensivo raccontando bugie, facendo piccoli furti... e, soprattutto, può instaurarsi pian piano un senso di inferiorità.
È importante che gli educatori aiutino il fanciullo, attraverso la loro testimonianza, a riconoscere certe norme come valori in sé, a formarsi un suo iniziale criterio di giudizio sugli avvenimenti.
Il fanciullo si fida dei suoi educatori; per questo è necessario aiutarlo a passare dall'accettazione acritica di quanto viene definito bene o male dagli adulti, alla graduale capacità di mettersi dal punto di vista degli altri, a confrontarsi con modelli che hanno contribuito a rendere più umani i rapporti tra gli uomini.

SCHEDA Dl SPERIMENTAZIONE/VERIFICA

Atteggiamenti

- Capacità di stupirsi di fronte alle cose che lo circondano;
- fiducia nelle persone che si interessano a lui e lo aiutano a diventare grande;
- capacità di aprirsi agli altri, di considerare il loro punto di vista;
- capacità di fare piccole scelte autonome, di esprimersi in modo originale.

Esperienze

- Escursioni, passeggiate ecologiche, osservazione dell'ambiente; - carovana della gioia;
- partecipazione a feste di compleanno degli amici, dei genitori, dei nonni;
- ricerche sulla propria storia e su quella della propria famiglia;
- attività di gruppo;
- lettura guidata di filmati, documentari, trasmissioni TV, libri.


AREA DELL'INCONTRO CON GESÙ CRISTO

Meta

Scoprire la storia di Gesù per incontrarlo come amico che invita a chiamare Dio con il nome di Padre.

Via privilegiata all'incontro con Gesù Cristo è - in questa fase di sviluppo - il rapporto positivo e stimolante con gli adulti. Per il fanciullo, infatti, hanno una importanza particolare le persone che gli stanno accanto: genitori, insegnanti, catechisti... Ogni parola, ogni gesto assume una carica di significato che incide notevolmente sulla sua vita.
La testimonianza della comunità cristiana diventa il linguaggio più eloquente perché il fanciullo possa accogliere la storia di Gesù, confessata e vissuta dalle persone da cui viene «narrata».
Gesù Cristo non può essere visto come un personaggio del passato, né il Vangelo solo come un libro che offre delle conoscenze religiose interessanti.
Gli apostoli, i primi che sono stati chiamati amici da Gesù, hanno iniziato la catena ininterrotta dei testimoni che trasmettono e prolungano la medesima esperienza di vita. Mediante la conoscenza della storia di alcune di queste persone che hanno accettato di seguire Gesù e di impegnarsi con lui e come lui a servire gli altri, il fanciullo può accogliere più facilmente e più vitalmente l'invito di Gesù ad essere suo amico.
La meta globale propone, perciò, di aiutare il fanciullo a:
- riconoscere il posto centrale che il Cristo ha nella vita della comunità cristiana e, più concretamente, delle persone che si prendono cura di lui;
- intuire il senso della presenza e della vicinanza di Gesù Cristo, vivente nel mondo di oggi;
- scoprire Gesù sempre in relazione con Dio, suo Padre, che ama tutti gli uomini e vuole la loro vita e felicità;
- accogliere Gesù come un amico che percorre insieme la strada verso il Padre, riunendo gli uomini in un unico amore.
È essenziale, dunque, che il fanciullo scopra Gesù sempre in relazione con il Padre. Egli è venuto a manifestare il grande amore del Padre verso ogni uomo, a insegnare a vivere come a lui piace, a liberare dal male e dal peccato.
In questo senso hanno pure una importanza particolare i genitori e gli educatori; con i loro atteggiamenti essi aiuteranno il fanciullo a scoprire il Padre come colui che accoglie, ascolta, vede nel profondo del cuore, provvede a tutti, è sempre pronto al perdono, rispetta la libertà dei suoi figli ed è presente nel loro impegno di rendere migliore la convivenza umana, ma non si sostituisce mai ad essi. È al loro fianco per partecipare al loro sforzo e per indicarne la vera direzione.
Il fanciullo, inoltre, sarà orientato a interpretare e a esprimere i comportamenti di Gesù nell'amicizia verso gli altri. Diventare amico di Gesù, vuol dire, infatti, vivere con lui, condividere il suo impegno di servire la vita, di comunicare la gioia, di costruire un mondo dove regni la fraternità e la pace.

Movimenti

1. Dalla relazione positiva con gli adulti all'accoglienza della storia che essi «narrano» di Gesù.
L'incontro di Gesù Cristo con il fanciullo si realizza nell'ambito di una comunità di fede, dove ci sono delle persone che si rifanno a Gesù, lo confessano con la parola e con la vita, lo celebrano come il grande «Amico» di ogni giorno.
Il ruolo delle persone, che sperimentano in prima persona le cose che «narrano» e si rendono credibili per i gesti che producono, assume una importanza particolare, in quanto il fanciullo è molto sensibile ai comportamenti di coloro che lo circondano.
In questo senso, il movimento prende come punto di partenza la qualità delle relazioni che egli instaura con le persone con cui entra in contatto. La comunicazione, infatti, avviene solo all'interno di un'atmosfera affettiva di accettazione, rispondente al bisogno di imitazione e di identificazione, tipico di questa età.
Il fanciullo si incontra con Gesù Cristo nel cuore dei rapporti, cioè nei gesti di bontà, di perdono, di servizio, di amore; nelle situazioni di gioia e di sofferenza. Non si tratta perciò di trasmettere soltanto delle conoscenze sulla vita e sull'opera di Gesù. Egli non può essere ricondotto al ruolo di un grande personaggio del quale si impara la storia.
Gesù Cristo è una persona da incontrare, da amare, oggi, nel mistero della sua presenza nel mondo. Ogni uomo, in qualsiasi situazione si trovi, diventa un appello a scoprire e ad accogliere il Signore della vita.
L'educatore è chiamato a una consapevolezza sempre maggiore che la storia di Gesù è accolta dal fanciullo nella misura in cui l'annuncio si fa racconto. E il racconto suscita cose meravigliose perché chi parla di Gesù Cristo produce attorno a sé i segni del suo amore e della sua salvezza.
Solo l'educatore fortemente coinvolto nella storia che narra, può favorire lo stesso coinvolgimento da parte del fanciullo. Si tratta, appunto, di comunicare una esperienza di vita per sollecitare nuove esperienze vitali.
La storia di Gesù è una storia che continua oggi, e il fanciullo è chiamato ad esserne protagonista.
Luoghi privilegiati per l'accoglienza di Gesù possono essere, dunque:
- l'esperienza della relazione con adulti credenti che comunicano la gioia della fede nel Cristo vivente;
- l'esperienza della relazione tra i coetanei, che ripropone la presenza di Cristo in termini di accettazione vicendevole;
- l'esperienza progressiva dell'apertura e della condivisione, per cui tutto ciò che si compie o non si compie nei confronti degli altri divenga segno di incontro o di rifiuto di Gesù Cristo.

2. Dall'accoglienza della storia di Gesù Cristo alla scoperta della storia di quanti l'hanno incontrato.
La testimonianza delle persone più vicine rende credibile al fanciullo la storia di Gesù, da esse raccontata, celebrata e attualizzata.
ll movimento propone di aiutare il fanciullo a scoprire che il Vangelo non è tanto un libro scritto per essere conosciuto, ma per essere creduto e vissuto e così entrare in comunione con Gesù, e, attraverso lui, con il Padre e lo Spirito Santo.
La storia di Gesù, infatti, è stata tramandata da coloro che hanno vissuto con lui e furono testimoni delle cose che ha fatto e delle parole che ha detto. La lunga catena di testimoni, iniziata da Maria, Giuseppe, gli apostoli, si prolunga oggi tramite coloro che, accogliendo il Vangelo, s'incontrano con il Cristo risorto.
È necessario, quindi, far vedere al fanciullo come le testimonianze dei personaggi del Vangelo vengono prolungate e attualizzate nella vita dei cristiani autentici, i quali posseggono, proprio per questo, una naturale forza di appello e persuasione.
L'accostamento ai personaggi è particolarmente rispondente alla capacità conoscitiva del fanciullo e al suo sviluppo morale, per cui egli riesce a individuare nei modelli i valori che questi incarnano e che rispondono a quelli che gli vengono proposti. Lo sviluppo affettivo, inoltre, favorendo l'identificazione con figure cariche di significato, consente l'acquisizione di atteggiamenti religiosi.
Il fanciullo sarà aiutato a riconoscere Gesù nelle persone più impegnate oggi e nei santi di tutti i tempi; a scoprirlo attraverso gli occhi dei discepoli e dei primi cristiani; a vederlo mentre cammina per le strade della Palestina, parla alle folle e guarisce i malati; a ritrovarlo dopo la risurrezione sulle rive del lago o a tavola con gli apostoli.
L'educatore sarà attento, però, a presentare:
- i fatti come esperienze vissute dagli amici di Gesù, significative nel loro nucleo essenziale, provocanti per la carica di suggestività;
- i personaggi come interlocutori capaci di accogliere l'invito del Cristo e, pertanto, attuali, convincenti;
- i comportamenti come le vere risposte date a Gesù, in piena libertà e in un clima di dialogo.

3. Dalla vita di Gesù e dei suoi amici alla scoperta che Gesù è amico di tutti e chiama ad essere suoi amici.
Il movimento sottolinea la necessità di aiutare il fanciullo a passare dalla conoscenza della storia di Gesù e di quanti si sono lasciati incontrare da lui, ad un rapporto più personale, vissuto in termini di amicizia e di familiarità nel quotidiano.
La vera scoperta di Gesù Cristo avviene, infatti, quando lo si incontra come amico e Si incomincia a «stare» con lui, ad amarlo e a seguirlo nelle sue scelte.
È importante, perciò, orientare il fanciullo all'incontro con Gesù amico di tutti; cioè, a rendersi conto che voler bene significa star volentieri con le persone, e cercare le occasioni per dimostrare la propria amicizia.
Gesù, nella sua vita, è sempre in cerca della gente per parlare con essa e aiutarla... Gesù ama anche quelli che gli altri, i ricchi, i potenti, i «più buoni», dicono di non amare, perché sono diversi, sono poveri, umili, peccatori, non sono degni. Gesù va insieme a loro, li va a cercare. Egli ama per dare, non solo per ricevere. Ama le persone per renderle migliori, per farsele amiche, in modo che diventino più buone.
Il fanciullo, quindi, può cogliere che l'amicizia di Gesù non si limita alle parole. Gesù è uno che fa, e fa cose che nessun altro può compiere, perché ha in sé il potere datogli dal Padre di vincere non solo il peccato, ma anche la morte.
È necessario, inoltre, aiutare il fanciullo a scoprire che Gesù ha incontrato difficoltà, ostacoli... Egli vuole essere amico di tutti, ma c'è chi lo rifiuta e lo tradisce. Gesù perdona sempre e insegna con la sua vita ad amare anche i nemici.
A partire da una esperienza umana in cui l'amicizia è ancora egocentrica, incostante, ma emotivamente molto ricca, il fanciullo, a contatto con la persona di Gesù, può sperimentare gradualmente la necessità di donare liberamente, di condividere, di riconciliarsi...

4. Dall'amicizia con Gesù alla scoperta del Dio di Gesù: il Padre.
L'amicizia con Gesù Cristo è chiamata ad aprirsi all'amore verso il Padre. Il fanciullo può giungere, così, al cuore della personalità di Cristo, al suo «segreto», che è la relazione con Dio, suo Padre.
Il movimento porta, perciò, a fare un passo avanti nella conoscenza e nel rapporto con Gesù: dalle cose che egli fa, si passa a quello che egli è. Gesù, infatti, non è solo l'uomo buono che accoglie e perdona, non è solo forte e potente della potenza di Dio che mette a disposizione degli altri. Egli è il «Figlio di Dio», venuto a rivelare il volto del Padre, cioè a far conoscere che il Padre ama gli uomini e li accoglie come figli.
L'incontro con Gesù è, quindi, l'incontro con il Dio di Gesù, vita e salvezza di ogni uomo. Un Dio presente, vicino, amico, sempre pronto al perdono.
Il fanciullo sarà aiutato a cogliere che la relazione di Gesù con il Padre si manifesta in ogni momento della sua vita. Il processo di identificazione faciliterà così l'apertura progressiva e senza forzature al rapporto filiale con Dio.
Allo stesso tempo è molto importante che il fanciullo scopra la presenza dello Spirito Santo come il grande dono di Gesù ai suoi amici. In forma più intuitiva che razionale, egli può cogliere lo Spirito come Qualcuno che lo aiuta a diventare sempre più amico di tutti.

5. Dalla fiducia nel Padre alla scoperta che egli chiama a vivere come Gesù l'amicizia con gli altri.
L'amore verso gli altri è l'esigenza fondamentale dell'amicizia con Dio. La scoperta del Padre comporta, infatti, la decisione di vivere come Gesù, l'amicizia con tutti.
È necessario aiutare il fanciullo a comprendere che ogni gesto, ogni piccolo incidente, ogni situazione costituisce un appello ad amare. Dio è alla sorgente di ogni autentica espressione di amore, e solo camminando per la via del dono, della condivisione, si può diventare sempre più amici di Gesù.
Il movimento sottolinea l'importanza di scoprire che Dio chiama, invita, propone nelle circostanze ordinarie della vita e attende dal fanciullo un atteggiamento di apertura e di disponibilità.
Lo Spirito Santo si manifesta nel dinamismo della crescita personale, dove desideri, impulsi, bisogni, costituiscono degli inviti interiori a sviluppare i propri doni a servizio degli altri nella comunità.
Il fanciullo è invitato a superare gradualmente il naturale egocentrismo e a entrare in rapporto personale, in dialogo con i propri simili. Il clima di amicizia si tradurrà concretamente nel rispetto, nel reciproco aiuto, nella partecipazione alle gioie e alle sofferenze, nel superamento delle rivalità e dello spirito di competizione.
La dinamica dell'incontro tra le persone porta, infatti, a passare da uno stare insieme fino alla comunione dell'amicizia.

SCHEDA Dl SPERIMENTAZIONE/VERIFICA

Atteggiamenti

- Capacità di ascoltare l'invito di Gesù a diventare suo amico;
- capacità di imitare Gesu nella sua relazione filiale verso Dio Padre che ama gli uomini e li accoglie come figli;
- capacità di stare volentieri sia con gli adulti che con i coetanei donando gioia;
- disponibilità a diventare amico di tutti.

Esperienze

- Preghiera come dialogo con Gesù che invita a chiamare Dio con il nome di Padre;
- incontri e confronto con testimoni che, nel nome di Gesù, amano per dare, non solo per ricevere;
- accostamento ai personaggi del Vangelo per individuare nei modelli i valori che questi incarnano;
- racconti di esperienze vissute, significative e provocanti.

 

AREA DELL'APPARTENENZA ECCLESIALE

Meta

Sperimentare nello stare insieme (nella famiglia, nella scuola, nel gruppo degli amici) l'appartenenza alla grande famiglia degli amici di Gesù.

Il graduale inserimento nella vita ecclesiale si inscrive per il fanciullo in un'esperienza complessa in rapporto a fattori psicosociali, quali il senso di appartenenza, la responsabilizzazione, la socializzazione, l'istruzione.
Per i fanciulli il senso della Chiesa si richiama ad un insieme di esperienze, di incontri, di relazioni, che ne definiscono la fisionomia nel profondo della vita.
Sembra che a quest'età l'immagine di Chiesa sia la risultante di alcuni fattori:
- la partecipazione dei genitori alla vita della comunità cristiana, per cui l'appartenenza religiosa familiare si trasferisce al fanciullo;
- la frequenza alle celebrazioni liturgiche;
- l'incontro con alcune persone significative della comunità cristiana, dai cui comportamenti traspare un'immagine di Chiesa: ad esempio, il senso di accoglienza, la disponibilità, il servizio verso gli altri;
- i luoghi di culto dove la comunità cristiana celebra e vive momenti particolari.
È importante evidenziare che, per il nostro itinerario di appartenenza alla Chiesa, non si tratta tanto di parlare della Chiesa al fanciullo, quanto di far percepire e sperimentare la Chiesa. Una Chiesa come luogo umano, in cui si vivono alcune esperienze di fede, che egli condivide progressivamente con gli adulti che gli sono significativi: i genitori, i parenti, gli educatori; una Chiesa come realtà viva, presente e concreta, come grande famiglia interessata alla vita del fanciullo e dove anch'egli può esprimere, in modo creativo, la sua presenza.
La socializzazione a quest'età è il fenomeno che più di ogni altro introduce ad un'esperienza religiosa organizzata, poiché apre al mondo degli adulti. E l'espansione dell'io, dinamismo psichico presente nel fanciullo, è come presupposto potenziale per l'acquisizione del senso di appartenenza e per l'inserimento nella comunità cristiana.
L'esperienza ecclesiale, poi, che di per sé è una realtà relazionale, attraversa tutti gli ambienti di vita e i gruppi di persone con cui il fanciullo ordinariamente entra in relazione: la comunità familiare, il gruppo dei coetanei, i gruppi misti: fanciulli-adulti, la comunità adulta...
Queste agenzie educative assurgono a luoghi di mediazione relazionale del momento ecclesiale, e rappresentano il linguaggio esistenziale attraverso cui si può assicurare ai fanciulli l'autenticità dell'esperienza ecclesiale.
È indispensabile, allora:
- favorire quelle esperienze significative che permettono gradualmente al fanciullo di appropriarsi dell'esperienza ecclesiale in modo comunitario e personale, senza abbandonare il vissuto umano;
- rendere il fanciullo capace di coinvolgersi in concreti progetti operativi al di là dei propri interessi immediati.
L'educazione dei fanciulli all'appartenenza ecclesiale:
- mira a comunicare ai fanciulli la certezza che non sono mai soli, ma che fanno parte di una grande famiglia interessata al loro cammino e consapevole della loro presenza. In questa famiglia le persone sanno stare insieme e si vogliono bene;
- intende accompagnare i fanciulli ad incontrare in modo vivo la Chiesa attraverso un progressivo allargamento delle loro scoperte: essa è viva nel contesto del gruppo familiare, scolare, amicale e nella comunità più ampia che celebra gesti di perdono, di festa, di gratuità nel nome di Gesù;
- vuole aiutare i fanciulli a vivere la dimensione celebrativa dell'esistenza, a scoprire cioè la preghiera dentro la vita: nella gioia dello stare insieme e dell'amicizia, nelle varie esperienze quotidiane...;
- può aprire i fanciulli ai primi gesti di amore, allo stare insieme, al saper convivere, all'assaporare l'amicizia con un sempre maggior numero di persone. Perché l'amicizia è la prima esperienza di Chiesa costruita e consolidata attorno a Gesù che è l'amico di tutti.

Movimenti

1. Dallo stare bene insieme all'impegno di compiere gesti che fanno crescere l'amicizia e la gioia di tutti.
Il fanciullo, soprattutto quello di 6-7 anni, è fortemente legato alla famiglia in quanto è ancora vivo in lui il bisogno di sicurezza sul piano affettivo-emozionale; tuttavia, grazie a una progressiva maturazione psicosociale, può giungere allo stadio di una costruttiva differenziazione che gli permette di conoscere meglio il suo posto in seno alla famiglia e di fare quelle esperienze di «scambio» di vita che lo possono gratificare.
L'esperienza che il fanciullo fa in famiglia gli consente di vivere già una esperienza ecclesiale (famiglia = chiesa domestica), quando ci si ama, ci si aiuta, si sta bene insieme.
Questa esperienza privilegiata si apre a quella di vita di comunità che il fanciullo può fare nella classe e nei gruppi dei coetanei. La partecipazione alla vita di gruppo, che il fanciullo ricerca come risposta al suo gusto di giocare e di stare insieme ai coetanei, è uno dei primi momenti in cui egli spontaneamente entra in rapporto con i bisogni e i desideri diversi dai suoi, accetta di confrontarsi con gli altri e impara pian piano a rispettarli.
Tali esperienze di vita comunitaria sono, perciò, per il fanciullo occasioni importanti di crescita, che lo portano ad un graduale superamento dell'egocentrismo, ad un atteggiamento di accoglienza e di «scambio» reciproco.
Allora è necessario aiutare il fanciullo a:
- aprirsi gradualmente agli altri;
- rendersi conto delle capacità con le quali ciascuno contribuisce a far nascere e sviluppare l'amicizia e la gioia del vivere insieme.
È, inoltre, importante iniziare il fanciullo ad assumere gli atteggiamenti dell'essere amico: saper accogliere e rispettare le persone, accettarle e scoprire i loro doni, essere capace di perdonare, di salutare, di ringraziare.

2. Dal compiere gesti di amicizia alla scoperta di una famiglia più grande che celebra gesti di festa, di perdono, di gratuità nel nome di Gesù.
In questo momento dell'itinerario vogliamo suscitare nei fanciulli la curiosità di scoprire «come» e «dove» altre persone fanno esperienze simili alla loro, e stimolarli a conoscere di incontrarsi con tanti altri che, come loro, fanno parte della grande famiglia dei figli di Dio in festa: la Chiesa. La dimensione «festiva» è, per il fanciullo, una via privilegiata all'incontro comunitario, in quanto apre agli altri con atteggiamenti di compartecipazione.
Il fanciullo scopre questa grande famiglia capace di accoglienza incondizionata, che fa crescere nella festa e nel servizio alla vita, che ha per stile di vita quello trasmesso da Gesù: la gratuità nell'essere dono gli uni per gli altri.
La scoperta di questa grande famiglia, dove ciascuno è chiamato dal Padre a seguire Gesù e a stare insieme, volendosi bene gli uni gli altri, può avvenire se il fanciullo è aiutato a:
- osservare e rendersi conto dei luoghi e dei momenti in cui la comunità più grande si incontra e fa festa;
- prendere atto di come si trascorre la domenica, giorno di festa: che cosa si fa, dove si va, con chi ci si incontra;
- vivere la domenica come il giorno della lode e come il giorno privilegiato della comunità in cui tutti si incontrano per formare con Gesù un solo gruppo di amici che ascoltano la sua Parola, chiedono e si scambiano il perdono, accolgono Gesù e con lui si impegnano a portare dovunque l'amicizia;
- scoprire la celebrazione eucaristica come «sua» esperienza di festa, di gioia, di condivisione, per viverla nella propria vita, nell'esperienza e nella liturgia, a partire dalle cose che riempiono la vita attraverso azioni concrete di accoglienza, di ascolto, di fraternità, di aiuto reciproco;
- comprendere il linguaggio simbolico nella vita, di ogni giorno, dai gesti, dagli avvenimenti umani, dalle situazioni di vita.

3. Dalla scoperta di una famiglia che celebra nel nome di Gesù all'incontro con i tanti amici di Gesù che vivono dentro questa famiglia.
La voglia di conoscere, il desiderio di «crescere» e di comportarsi da «grandi» sono le caratteristiche che aiutano i fanciulli a non chiudersi all'interno del gruppo, ma ad aprirsi agli altri, a guardare con curiosità il mondo che li circonda.
Fin qui abbiamo aiutato i fanciulli a valorizzare l'esperienza di vita comunitaria nel gruppo familiare, scolare, amicale come esperienza di Chiesa, e a scoprire una grande famiglia riunita nel nome di Gesù.
In questo momento dell'itinerario ci sembra necessario che i fanciulli conoscano e si incontrino con i tanti amici di Gesù che vivono dentro questa famiglia e che li aiutano a «fare Chiesa» là dove si vive, ci si incontra, si gioca, promuovendo l'accoglienza, l'amicizia, l'ascolto, la fraternità.
Ci si riferisce in particolare all'incontro con:
- le persone concrete e significative per i fanciulli: genitori, educatori, animatori, catechisti: testimoni che collaborano alla crescita di grandi e piccoli, che donano e ricevono qualcosa gli uni dagli altri, perché vivono come Gesù ha insegnato;
- i personaggi del Vangelo che, fidandosi di Gesù, hanno accolto l'invito a diventare suoi amici e a diffondere nel mondo il suo messaggio di amore, che fa crescere l'amicizia fra gli uomini. Tra queste figure si incontra Maria, come colei che più di ogni altra persona è vissuta in comunione con Gesù, come colei che fa strada con noi e ci aiuta a fare i gesti che aumentano la gioia di vivere.

4. Dall'incontro con i tanti amici della famiglia di Gesù al sentirsi parte di una comunità da costruire «insieme» attraverso piccoli gesti di vita.
È la tappa che vuole esplicitare e valorizzare l'apporto concreto dei fanciulli alla costruzione della comunità.
Tutta l'azione educativa di questo movimento tende in modo particolare ad aiutare i fanciulli ad impegnarsi, come hanno fatto gli amici di Gesù, a vivere nello stile dell'amicizia: si costruisce la Chiesa quando si vive in amicizia. Questa diventa la prima esperienza di Chiesa costruita e consolidata attorno a Gesù che è l'amico di tutti. Chi fa amicizia costruisce la comunità, rende il mondo più vivo, più unito e più popolo di Dio.
I fanciulli nella comunità cristiana operano, agiscono. Essi devono sentirsi accolti ed avere in essa un posto ben preciso. Feste, giochi, iniziative varie, celebrazioni liturgiche, sono esperienze comunitarie nelle quali dovrebbe essere valorizzata la loro presenza.
Allora educare i fanciulli al senso della Chiesa significa aprirli ai primi gesti di amore, al saper convivere, a far sperimentare di essere protagonisti e costruttori di una comunità che, soltanto con l'aiuto e la collaborazione di ognuno, cresce e diventa più bella e accogliente. È importante, soprattutto, rendere i fanciulli capaci non solo di ricevere ma anche di donare.
Si tratta, quindi, di aiutarli a:
- saper occupare il proprio posto partecipando alle iniziative e alle attività proposte secondo le proprie capacità, in modo attivo e responsabile;
- superare le piccole divisioni e le grandi, a volte create dagli adulti guardando tutti con stupore e simpatia, portando gioia e festa alle persone con cui essi si incontrano;
- impegnarsi a compiere gesti di fraternità, di solidarietà e di amicizia in ogni situazione e gruppo umano: famiglia, scuola, gioco, parrocchia e soprattutto verso i più soli, appartati ed «esclusi» e verso coloro che hanno delle menomazioni fisiche o psichiche.

SCHEDA Dl SPERIMENTAZIONE/VERIFICA

Atteggiamenti

- Capacità di stare volentieri con gli altri;
- disponibilità ad aprirsi gradualmente agli altri;
- capacità di partecipare gioiosamente e attivamente alle iniziative e alle celebrazioni liturgiche proposte dalla comunità;
- capacità di superare le piccole divisioni e i momentanei rancori;
- capacità di compiere gesti di fraternità, di solidarietà e di amicizia soprattutto con quelli più soli o «esclusi».

Esperienze

- Vita di gruppo: campeggi, vita oratoriana, scolastica;
- ricerca e intervista sulla vita della parrocchia e i suoi bisogni;
- celebrazioni liturgiche e paraliturgiche;
- preparazione delle feste e dei tempi forti;
- preghiera personale spontanea, dentro i fatti del quotidiano, e preghiera partecipata nel gruppo;
- visite agli anziani, a bambini malati e a persone bisognose.

 

AREA DELLA VITA COME VOCAZIONE

Meta

Percepire nelle persone e nelle cose la chiamata di Gesù ad imparare a ricevere e a donare.

La meta di quest'area sottolinea l'istanza etica del cammino dietro a Gesù e l'esigenza di far percorrere al fanciullo un itinerario nella dinamica della «chiamata-risposta», che si integra con l'evolversi delle sue esperienze fondamentali di vita.
Sappiamo che l'estensione dell'io corrisponde a un dinamismo psico-sociologico di crescita, che può far maturare gradualmente nel fanciullo la capacità di scoprire di stare «con» e «per» gli altri, la capacità cioè di realizzare lo «scambio» di ricevere e di dare vita.
Il fanciullo, a 6-7 anni, è particolarmente rivolto alla scoperta di ciò che lo circonda: realtà, persone, avvenimenti, situazioni di vita sotto lo stimolo del bisogno di crescere e di emulare gli adulti. Egli è aperto al futuro, è disponibile, è desideroso di conoscere. La scoperta della presenza di Gesù nella sua vita gli infonde senso di sicurezza, di apertura verso gli altri, di coraggio, di fiducia. Per il fanciullo ha un significato stimolante il sapere che anche Gesù ha progredito nello sviluppo delle sue esperienze umane: ha imparato a parlare, ad osservare le cose, ad amare...
Verso gli 8-9 anni, il fanciullo desidera maggiormente stare con gli altri, giocare insieme, condividere, partecipare. È il periodo in cui egli è attento ai valori della reciprocità, alle regole del gioco, al senso di lealtà, allo «scambio» e alla fedeltà vicendevole. La scoperta di Gesù si fa appello, invito alla sua intimità, in una comunione di vita che si apre agli altri, alla comunità.
A 10-11 anni, il fanciullo è particolarmente attivo, disposto ad assumere tra i compagni ruoli sempre più impegnativi a livello di decisioni e di iniziative. È il periodo del bisogno di sentirsi «qualcuno» tramite un'attività concreta, e di assumere le proprie responsabilità che, molte volte, sono animate da spirito di avventura. Gesù appare come l'Amico che fa appello al fanciullo perché cresca nel mondo come persona attiva, e che lo invita ad accorgersi degli altri, a lottare per il bene, ad essere un testimone di bontà, a collaborare con lui per rendere il mondo più abitabile e più bello.
È da tener presente, però, che nel fanciullo l'acquisizione del senso della compartecipazione è ancora embrionale: si esprime in forma di desideri, di aspirazioni, e si manifesta nel gioco, nella vita di gruppo e in alcune espressioni fantastiche, controllabili mediante il disegno, il mimo.
Inoltre, la sua capacità di relazione sociale e cosmica si concretizza nella disponibilità all'impegno, quale risposta al bisogno di «valorizzazione dell'io» come una specie di valutazione positiva di sé che contribuisce a far assumere o non assumere piccole responsabilità. Si tratta della coscienza del proprio valore, che è in stretta dipendenza della stima e dall'apprezzamento che il fanciullo riceve dagli altri, soprattutto dagli adulti per lui significativi.
Queste considerazioni pongono la necessità di interventi fatti in un clima di fiducia, di accoglienza, di rispetto, che permette al fanciullo di scoprire i propri «tesori», da sviluppare e da esercitare nell'impegno di convivenza. Interventi che gli offrano la possibilità di un cammino progressivo che lo guidi a percepire nelle persone, nelle cose, nella globalità della sua esperienza «quotidiana» la chiamata di Gesù e saper ricevere e donare.
Un cammino, perciò, che aiuti il fanciullo a:
- vivere le esperienze quotidiane nella dinamica «chiamata-risposta» ai doni del Padre; come dimostrazione di amicizia a Gesù che lo invita personalmente a condividere l'impegno di dare la vita e la gioia agli uomini; come prova di amore a tutti coloro che gli vogliono bene: genitori, amici, maestri...;
- fare attenzione alle chiamate anche implicite (di solidarietà, di amicizia, di comprensione) che gli provengono dal mondo che lo circonda: le chiamate delle persone della propria famiglia, quelle degli amici, dei compagni di scuola... ma anche quelle che gli giungono attraverso i fatti, le informazioni, la pubblicità, la televisione;
- accogliere la vita come un dono, ma anche come un compito da svolgere con creatività e slancio, per offrire agli altri il meglio di se stesso, nella fedeltà alle piccole cose di ogni giorno.

Movimenti

1. Dall'esperienza di essere importanti per alcune persone significative alla scoperta di sentirsi circondati da molti doni.
L'aspirazione fondamentale del fanciullo è quella di «crescere», di diventare «grande», di conoscere. A questa aspirazione corrisponde un desiderio altrettanto grande di essere amato, «valorizzato», di «contare» agli occhi di chi lo circonda. Egli aspira a fare le cose che vede fare dagli adulti, soprattutto dai genitori; vuole riuscire a rendere quei piccoli servizi che, via via, gli possono essere richiesti perché, facendo così, può sentirsi importante, soprattutto per alcune persone che lo gratificano, gli infondono sicurezza e protezione.
È opportuno che questo clima rasserenante interpelli in modo efficace la vita del fanciullo; che egli sia aiutato ad intuire il senso diffuso della bontà delle cose e delle persone che lo circondano. Si può prendere l'avvio dall'esperienza di relazione di amore, di presenza, di protezione che il fanciullo possiede sul piano umano. Nei gesti di amore, di attenzione, dei quali è fatto oggetto ogni giorno, gli si può far scoprire il disegno di amore di chi lo ama e lo cerca attraverso essi.
Il fanciullo comincia ad intuire che ogni persona è frutto dell'intrecciarsi dei doni di tanti altri. Comincia a rendersi conto del fatto che tutto quello che ha ricevuto è dono. Da questa iniziale consapevolezza possono nascere in lui la capacità di saper ricevere, la riconoscenza verso gli altri e la lode verso Dio.
Si tratta allora di:
- guidare il fanciullo ad avvertire la bontà delle cose che lo circondano e la gratuità di alcune situazioni di vita; ad approfondire la relazione di comunione che si attua, tramite esse, nello «scambio» e nel dono;
- far scoprire la molteplicità dei gesti di amore, dei doni di cui è ricca la sua esistenza nell'ambito della vita familiare, scolastica, amicale, ludica, parrocchiale, e di fronte ai quali esprime riconoscenza, gratitudine, accoglienza gioiosa.

2. Dal sentirsi circondati da molti doni alla percezione dei tesori ricevuti.
In questo momento del cammino vogliamo guidare il fanciullo a scoprire i «tesori» ricevuti in quanto «essere-in-relazione» con persone, cose che fanno ricca la sua vita.
Il fanciullo fa esperienza di situazioni nuove a casa, a scuola, nel rapporto con gli altri. Egli vive queste situazioni sul piano quasi esclusivamente affettivo, così da essere totalmente assorbito dalle emozioni del momento. Però, allo stesso tempo, prova il bisogno inconscio di riflettere sulle situazioni, di riviverle, per comprenderle, assimilarle e integrarle.
L'azione educativa deve aiutare i fanciulli a conoscersi, ad analizzare le esperienze di relazione di amore, di presenza, di protezione che possiedono sul piano umano, per far loro scoprire la molteplicità dei tesori di cui sono portatori e che sono segno di amore gratuito.
Si tratta di far scoprire al fanciullo tutto il positivo che porta con sé: corporeità, aspirazioni, affettività, capacità espressive, doti, desideri, situazioni positive di vita, «cose» che ha e di cui può disporre, ciò di cui è capace...
La scoperta di queste «risorse» permette al fanciullo di sentirsi qualcuno, che chiede, però, riconoscimento, stima, valutazione positiva, soprattutto agli adulti, per poter crescere nell'apertura agli altri e all'Altro e nella gioia di vivere.
È importante mostrare «gradualmente» al fanciullo come i valori e i tesori scoperti nella sua esperienza siano lo spazio in cui egli si può aprire ad un rapporto interpersonale con gli altri e con Dio, e in cui fiorisce la «chiamata-risposta» ai doni ricevuti.
Si tratta essenzialmente di aiutare il fanciullo a:
- riconoscere con gioia i propri tesori, valorizzarli e metterli a disposizione degli altri con semplicità;
- scoprire nei valori che lo fanno vivere e crescere la chiamata di Gesù a dare qualcosa di sé;
- compiere gesti che è capace di fare, per il valore intenzionale e la risonanza umana di cui sono portatori: il fare la pace, il darsi la mano, l'essere insieme, lo scambiarsi un invito, il prestare i propri giocattoli, il fare piccoli servizi.

3. Dalla scoperta dei tesori ricevuti all'intuizione di essere invitati a condividerli con gli amici.
In questo momento dell'itinerario vogliamo condurre i fanciulli a capire che:
- i tesori scoperti e ricevuti non si possono tenere nascosti, perché un dono è sempre un impegno reciproco;
- non si può vivere senza comunicare;
- ciascuno è «chiamato» dagli altri a partecipare, a condividere, a servire.
Per questo i fanciulli vanno guidati a guardare gli altri con interesse e simpatia; a considerare tutti come possibili amici; a raggiungere un modo di vivere improntato alla collaborazione e al dialogo.
L'esempio di Gesù, che ha «condiviso» se stesso facendosi pane da spezzare tutti insieme, aiuta i fanciulli a partecipare alla vita della famiglia, del gruppo, della scuola, della parrocchia con lo stile di servizio.
In queste esperienze bisogna far cogliere la necessità di un cammino comune, di un impegno condiviso nella solidarietà, di una comunione di vita.
Sovente i fanciulli si sentono uniti perché si ritrovano a fare riferimento a persone che sono significative per loro e che si propongono come modelli.
Allora la condivisione dei vari doni con gli amici permette ai fanciulli di crescere e di capire come da ogni incontro con persone e avvenimenti scaturiscano scoperte e responsabilità nelle quali ci si sente coinvolti.
È necessario, quindi, che i fanciulli siano guidati a:
- acquistare fiducia nelle possibilità di ciascuno; sperimentare la certezza che ognuno ha dei talenti da mettere a disposizione di tutti, e che «insieme» si costruisce più e meglio che da soli;
- sperimentare che l'essere disponibili agli altri non si limita al solo dare delle «cose» materiali.
L'amicizia, l'allegria, le scoperte fatte insieme sono tutti doni che ciascuno può offrire;
- gustare la ricchezza dello stare insieme, dello «scambiare» doni e del condividere momenti di fattiva collaborazione.

4. Dalla condivisione dei propri tesori con gli amici alla scoperta che «insieme» si possono rendere felici gli altri.
Questa ultima tappa dell'itinerario vuole accompagnare i fanciulli a capire che, come «discepoli» di Gesù, non possono vivere in modo individualistico pensando solo a se stessi o al proprio gruppo, ma tutti «insieme» sentirsi solidali con gli altri fratelli.
È importante far comprendere di essere «chiamati», non solo come singoli, ma anche «come gruppo», ad allargare la festa della vita, coinvolgendo il maggior numero possibile; di essere «chiamati», cioè, a formare una comunità di fratelli che testimonia l'amore di Gesù per ogni uomo.
Perché la vocazione degli amici di Gesù si esprime nel servizio, quale esperienza da cui scaturisce la serenità, la gioia, la festa.
Questa esperienza non può prescindere da una strada percorsa «insieme» che non conosce esclusi, che accoglie anche l'invito silenzioso ma reale che sale dai poveri, dai malati, da coloro che sono «soli».
Questa esperienza, inoltre, va vissuta nella fedeltà. Per questo è importante portare i fanciulli a leggere la fedeltà al dovere delle persone che li circondano e che offrono un servizio per il bene della comunità: la fedeltà al dovere di papà e mamma, del maestro, del bidello della scuola, del medico...
In tal modo, i fanciulli possono crescere nella fedeltà alla grande chiamata della vita che si costruisce ogni giorno: è il «sì» alla vita che dura tutta la vita e prepara un futuro nuovo.
È necessario allora guidare i fanciulli a:
- acquisire l'attitudine ad esprimere concretamente l'amore agli altri (in particolare a chi si trova in difficoltà): aiutare i compagni più timidi ad inserirsi nel gruppo, far sorridere chi è triste anche quando non se ne ha voglia...;
- essere più attenti alle persone che stanno loro accanto e sentirsi «chiamati» a fare qualcosa per rendere più bella la vita di tutti, soprattutto quella di chi è solo, bisognoso, escluso, allargando gradualmente la propria attenzione ai problemi del territorio e di tutto il mondo.

SCHEDA Dl SPERIMENTAZIONE/VERIFICA

Atteggiamenti

- Capacità di riconoscere con gioia i propri tesori, valorizzarli e metterli a disposizione degli altri;
- capacita di accogliere l'invito di Gesù ad accorgersi degli altri per ricevere e donare vita;
- capacità di scoprire la bontà delle cose e la gratuita di alcune situazioni gratificanti;
- capacità di rispondere alle chiamate anche implicite che provengono dal mondo che ci circonda.

Esperienze

- Incontri di festa;
- gioco dei ruoli;
- piccoli servizi in famiglia, nel gruppo, ecc.;
- elenco delle proprie qualità;
- caccia al tesoro delle qualità altrui o dei gesti di bontà colti nel gruppo;
- confronto con persone significative che, nella fedeltà al dovere, offrono un servizio per il bene della comunità.

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