Franco Floris

(NPG 1982-08-63)


Dal prossimo gennaio Note di pastorale giovanile uscirà con un inserto speciale per la formazione degli animatori di gruppo, sotto il titolo «I quaderni dell'animatore». Sono previsti 20 inserti monografici sui vari temi dell'animazione.
Con questa iniziativa, che sappiamo gradita ai lettori i quali più volte ce l'hanno richiesta, vogliamo fornire degli strumenti, quasi delle dispense, da utilizzare, oltre che nella lettura e studio personale, nelle «scuole animatori», soprattutto quando gli allievi sono giovani «aspiranti animatori». E a loro soprattutto che i quaderni sono indirizzati.

UN FATTO NUOVO ED ALCUNI INTERROGATIVI

Un personaggio per molti versi nuovo, con una immagine ancora fresca e vivace nel panorama ecclesiale e sociale, è l'animatore di gruppo, soprattutto a livello giovanile. Una immagine che a livello sociale evoca nuove forme di presenza politica e culturale, e a livello ecclesiale evoca una rinnovata attenzione della chiesa alle nuove generazioni e un rinnovato interesse per la «via della educazione» in campo pastorale. Per molti, fare l'animatore è tradurre in termini operativi la consapevolezza culturale e religiosa che «fare educazione è un modo originale di fare politica» e dunque di rinnovare la chiesa e la società, ed è un nuovo modo di evangelizzazione dei giovani, facendosi carico della loro educazione globale. Il numero degli animatori e, più in genere, la disponibilità di giovani ed adulti a questo servizio educativo sono un segno di speranza che va accolto con simpatia, e soprattutto con un atteggiamento di rispetto e di sostegno da parte di tutti.

Una certa confusione attorno all'identità dell'animatore

In questo moltiplicarsi di iniziative di animazione e di nuove figure di animatore non mancano le ombre. Ne accenniamo velocemente ad alcune.
L'animatore, in primo luogo, rimane, nonostante tutto, una figura per molti versi ancora generica e confusa. Dietro a questo nome si nascondono attività e stili educativi molto diversi: allenatore sportivo, catechista, leader di gruppo, esperto di giochi di società...
L'animatore, in secondo luogo, è in genere più un attivista che un educatore, uno che fa di tutto, e spesso senza riuscire a inserire le attività in uno schema o in un contesto educativo e pastorale. A molti manca la competenza professionale dell'educatore, la maturità dell'esperienza umana e cristiana, la capacità di riflettere sulla personale esperienza educativa...
Quando gli animatori sono giovani, ed è un caso frequente nei gruppi e movimenti ecclesiali, ai problemi accennati vengono ad aggiungersi quelli della maturazione della identità personale e della sintesi tra esperienza umana ed esperienza cristiana. Molti giovani animatori sono impreparati ed incapaci. Da loro si richiede troppo, sia sul piano dell'impegno prolungato e difficile, sia sul piano della competenza. Per alcuni l'animazione diventa la tomba di ogni altro tipo di impegno e presenza, quasi una droga in cui affogare problemi personali irrisolti. La buona volontà, che li aveva sorretti all'inizio, ormai li ha abbandonati. Quando non smettono di fare animazione, sentono che il loro è un «lavoro sterile».
Le responsabilità ecclesiali in proposito sono numerose.
Intanto in molti ambienti ecclesiali fare animazione è l'unico sbocco che si è capaci di indicare ai giovani che sentono di dover rendere un servizio sociale ed ecclesiale.
E poi all'invito ai giovani a fare gli animatori solo raramente segue un «accompagnamento educativo», sotto forma di direzione spirituale, tirocinio pratico con momenti di verifica, garanzia che l'animatore abbia un suo gruppo di appartenenza oltre che un suo gruppo di animazione, offerta di partecipazione a corsi e incontri di qualificazione sul piano teologico, pastorale, educativo...

Quale formazione per gli animatori?

Un altro ordine di problemi riguarda il tipo di formazione che si propone agli animatori.
C'è anzitutto un problema di spiritualità, di identità cristiana dell'animatore al quale spesso non si offre un adeguato quadro teologico ed ecclesiologico in cui ripensare il suo servizio. L'animazione è un «ministero» che richiede di ridefinire la propria presenza e testimonianza di educatore dentro la chiesa e la società. Spesso la formazione teologica è ridotta ad una teologia per laici, più spesso non si offre loro neppure questo. La formazione teologica non può essere, infine, solo in funzione del servizio di catechista/animatore e dunque una formazione che lo qualifica sul piano dei contenuti da «trasmettere» ad altri.
È richiesta invece una seria teologia della salvezza entro cui sia possibile comprendere la propria attività educativa in termini di esperienza di Dio, ed una adeguata teologia della evangelizzazione che aiuti a situare il proprio servizio come testimonianza ed annuncio del Regno di Dio.
Un secondo ordine di problemi è individuabile a livello della formazione professionale, intendendo la formazione in quanto «educatore» in un centro giovanile, in un gruppo, in un movimento di ispirazione ecclesiale, di fatto anche con grosse responsabilità sociali.
Rispetto a questa qualificazione alcuni gruppi e i loro responsabili manifestano preclusioni circa la utilizzazione delle scienze umane. L'educazione alla fede, a loro avviso, esclude il riferimento a processi educativi sul piano umano e, di conseguenza, il ricorso alle scienze umane.
Un altro tipo di preclusione è quella per una seria formazione degli animatori sul piano scientifico, culturale ed educativo. Da una parte si disprezza tutto quello che è riflessione e studio, dall'altra, se si organizzano incontri «formativi», questi vengono ridotti a pratica di giochi; attività di gruppo, apprendimento di canti e mimi... La formazione dell'animatore diventa così generica, approssimativa, e non crea mentalità e atteggiamenti da educatore sul piano umano e su quello specifico della fede.

UNA PROPOSTA E UNO STRUMENTO: «I QUADERNI DELL'ANIMATORE»

Nonostante certi rischi e ambiguità, sta crescendo dappertutto la esigenza di impostare seri programmi di formazione degli animatori, siano essi adulti o giovani. Ci si rende conto che non ha senso affidare i ragazzi e gli adolescenti a delle persone piene di buona volontà, ma impreparate. Ci si rende conto che la incidenza negativa di alcuni animatori è alla base della confusione, disincanto, indifferenza, disorganizzazione dei gruppi.
Di qui la esigenza di formazione. In quale direzione muoversi?

La nostra proposta

I problemi da affrontare sono molti, come si è appena accennato. Una risposta può essere cercata nella istituzione di corsi e scuole per animatori, come perno attorno a cui far ruotare non solo l'aspetto teorico della formazione, ma anche il tirocinio pratico e la stessa esperienza di fede, e dunque la formazione della identità umana e cristiana dell'animatore.
La nostra proposta è la intensificazione di questi corsi, la creazione di tappe formative, in qualche modo obbligatorie, per quanti desiderano offrire un servizio di animazione in ambienti giovanili ecclesiali. Da questo punto di vista condividiamo lo slogan secondo cui animatori non si nasce, ma si diventa. E lo si diventa con una adeguata formazione.
Su questo abbiamo insistito più volte nelle pagine della rivista.
Ci è sembrato importante non limitarci ad insistere che nascano e si moltiplichino queste scuole. In questi anni, come redazione di Note di pastorale giovanile, abbiamo organizzato molti di questi corsi e scuole. In particolare a Torino da anni la redazione gestisce una scuola per la qualificazione di animatori di centri giovanili.
A questo punto abbiamo pensato che era opportuno mettere a disposizione l'esperienza acquisita, preparando, dentro un progetto organico, «i quaderni dell'animatore». Il progetto prevede venti quaderni monografici, di 32 pagine ciascuno, da utilizzare a livello personale e di piccolo gruppo, ma soprattutto a livello delle scuole e dei corsi di qualificazione degli animatori, soprattutto dei «giovani animatori». I quaderni si presentano così come delle «dispense» che il corso utilizza, a cui chi fa lezione fa riferimento e che gli allievi sono chiamati a leggere, studiare, discutere insieme.
I quaderni cominceranno ad uscire mensilmente come «inserto speciale» su Note di pastorale giovanile dal gennaio 1983.

Alcuni criteri per la formazione degli animatori

Prima di presentare i contenuti dei quaderni, è utile evidenziare i criteri che stanno orientando la loro stesura e che vanno tenuti presenti per la organizzazione dei vari corsi per animatori, nell'ambito di una pastorale giovanile che fa suo il «principio della Incarnazione».

1. Una formazione da educatori. Una scuola di animazione non serve per formare dei cristiani in genere, ma per qualificare quelli che decidono di spendere parte del loro tempo nel servizio educativo. La scuola dovrà tuttavia preoccuparsi non solo dell'abilitare al servizio, offrendo tecniche e strumenti adeguati, ma anche, soprattutto nel caso di giovani, una mentalità da educatori, che aiuti a consolidare anche la identità personale.

2. Integrazione tra formazione «professionale» e formazione cristiana. Per formazione professionale intendiamo la qualificazione in quanto educatori e quindi il ricorso alle scienze dell'educazione, sia nel loro momento di lettura della realtà (sociologia, psicologia, ...) che di intervento (metodo educativo, programmazione, strategie...).
Per formazione cristiana intendiamo la qualificazione sul piano della «riflessione» teologica e pastorale.
La formazione dell'animatore prevede la integrazione, a partire da una adeguata teologia della Incarnazione e della evangelizzazione, tra i due momenti. L'animatore in un gruppo giovanile ecclesiale non è solo un animatore, ma anche un evangelizzatore; non è solo un catechista (esperto di contenuti della fede) ma anche un educatore (si fa carico di tutto il processo di maturazione dei soggetti). Quella dell'animatore viene a chiarirsi così come una formazione interdisciplinare e richiede una progressiva maturazione della capacità di unificare, in termini transdisciplinari, tutta la formazione, consapevoli di voler essere non teologi o catechisti, sociologi o psicologi ma educatori ed evangelizzatori.

3. L'animazione come metodo educativo. Un altro criterio per identificare il processo formativo attraverso cui qualificare gli animatori è il riferimento all'animazione in senso specifico e ristretto. Intendiamo per animazione una metodologia educativa specifica, con una sua originalità che la colloca a fianco di altre metodologie, stili e metodi educativi, sia induttivi che deduttivi, sia autoritari che permissivi o non direttivi.
Animazione è per noi «una metodologia formativa globale, che mira ad una crescita ed evoluzione armonica dell'individuo considerato una unità indivisibile... e questo sviluppando la capacità di apprendere utilizzare e creare sistemi simbolici» (M. Pollo).
Come già si diceva, in questi anni all'animatore vengono attribuiti invece compiti e funzioni le più disparate e, soprattutto, raramente in chiave educativa.

4, La scelta dell'animazione nell'educazione alla fede. Esistono oggi nella chiesa italiana stili diversi nell'educazione dei giovani alla fede. Alcuni seguono la via dei contenuti e di una catechesi organica, altri la via dell'inserimento dei giovani in esperienze e comunità affascinanti chiuse al loro interno, quasi dei ghetti, altri seguono la via dell'impegno nel sociale quasi che «facendo» si apprenda ad «essere», altri ancora seguono la via delle tattiche di massa e del coinvolgimento emotivo in grandi feste e veglie di preghiera...
La nostra scelta è educare alla fede utilizzando il metodo dell'animazione, facendo dunque spazio alla maturazione umana come luogo in cui si realizza una scelta implicita aperta a Dio e dove si consolida uno stile di vita ispirato alla fede. «L'opzione di fede in quanto atto umano (dono di Dio, espresso in parole umane e che richiede una risposta umana) maturerà man mano che il giovane attiva quel processo di umanizzazione che lo promuove in quanto persona umana; e troverà consistenza ed autenticità in rapporto alla stabilizzazione nella sua struttura di personalità di uno stile di vita e di progettazione di sè corrispondente alle dimensioni fondamentali del progetto di "uomo nuovo" che è Gesù Cristo» (R. Tonelli).

5. La formazione di «giovani animatori». La maggior parte degli animatori di gruppi giovanili ecclesiali sono giovani o giovani-adulti. I destinatari principali delle scuole di formazione sono loro. Questo dato di fatto comporta alcune scelte.
In primo luogo un ripensamento della formazione in termini di maturazione della identità personale, oltre che di formazione professionale. Spesso gli animatori sono giovani disponibili ad un servizio, ma si rendono conto di dover ancora approfondire la loro identità sul piano umano e sul piano della scelta di fede. Desiderano fare gli educatori, ma sanno di non avere una maturità sufficiente per non lasciarsi coinvolgere nei problemi affettivi del gruppo e si rendono conto che sono chiamati a testimoniare una fede verso la quale loro stessi sono a volte in crisi. La frammentazione, il soggettivismo, la incapacità di tradurre la scelta di fede in progetto di vita coerente e concreto riguardano anche loro come giovani. E così sentono di mostrare una falsa sicurezza, una maturità umana e religiosa che non hanno. Con tutti i problemi educativi che ne derivano.
I quaderni vogliono tener conto di queste problematiche.

6. Quaderni di base. Dato che i principali utilizzatori dei quaderni saranno giovani animatori con una scarsa esperienza pratica alle spalle e con una insufficiente qualificazione al livello delle scienze teologiche ed educative, i quaderni dovranno essere dei piccoli corsi introduttivi ai vari aspetti della animazione. Ciò comporta attenzione a non presupporre troppi concetti, a introdurre un vocabolario di base spiegandolo opportunamente, a seguire un filo di discorso relativamente semplice tralasciando problemi collaterali che pure sarebbe importante trattare, a non fare eccessivo appello alla esperienza del lettore al quale invece si offre una seria «informazione» sul tema...

7. Animatori di gruppi di adolescenti e giovani. Parlare di animazione rischia di essere generico se non si dichiara a chi si intende fare animazione. La nostra scelta è di rivolgersi, prevalentemente, ad animatori di gruppi di adolescenti (dai 14 anni ai 18) e di giovani (dai 18 in su). I gruppi, a quell'età, vivono dinamiche diverse da quelle dei gruppi di preadolescenti e di fanciulli, e la funzione dell'animatore si specifica, anche se nella continuità con le grosse scelte di base. I quaderni, in sintesi, vengono ad orientarsi verso giovani animatori, di gruppi adolescenziali e giovanili, in un ambiente di ispirazione ecclesiale, come può essere un centro giovanile, un gruppo sportivo legato alla parrocchia, un movimento educativo di ispirazione cristiana...

IL PROGETTO E I CONTENUTI DEI QUADERNI

Presentiamo ora l'impostazione globale dei quaderni e un breve cenno ai contenuti di ognuno.
I quaderni sono stati suddivisi in quattro serie: la serie della «analisi», la serie dell'«identità dell'animatore», la serie del «metodo» e la serie delle «strategie» e «interventi».
Questa suddivisione corrisponde a quattro domande relative all'animazione: chi fa animazione? a chi fare animazione? come fare animazione? quali strategie e interventi?
1. Chi fa animazione? L'animatore come persona nella sua crescita verso la maturità umana e cristiana, alla luce del fatto che intende essere un educatore/evangelizzatore (fa suo lo slogan «evangelizzare educando ed educare evangelizzando») e del fatto che è un giovane-animatore.
2. A chi fare animazione? I destinatari dell'animazione: i giovani degli anni '80, in un momento di crisi culturale, alla ricerca di una nuova identità e di nuovi modelli di vita.
3. Come fare animazione? Il metodo con cui fare animazione ed una evangelizzazione che accoglie la metodologia dell'animazione.
4. Quali strategie e interventi? Una volta scelta la strada dell'animazione, che fare in concreto, non tanto sul piano delle singole attività, quanto della pratica dell'animazione e dell'educazione alla fede nelle varie dimensioni della vita umana (vita di gruppo, esperienza morale, confronto con la parola di Dio, politica e presenza nel territorio, esperienza di preghiera...).
Come ben si comprende i quattro ordini di domande sono interdipendenti e vengono a porsi contemporaneamente. Vengono a costituire i quattro angoli di un ideale quadrato dell'animazione. Da qualunque angolo si parta è decisivo percorrere tutte le «linee» del quadrato.

animazione

 

Diamo ora un indice dei quaderni, divisi nelle quattro serie indicate, con un breve cenno ai contenuti.

PRIMA SERIE: LA IDENTITÀ DELL'ANIMATORE

1. Una proposta: qualificarsi come animatore

Il quaderno è suddiviso in tre parti:
- il giovane animatore tra desiderio e paura: da una parte il desiderio e la buona volontà, dall'altra la consapevolezza delle proprie insufficienze e dei rischi a cui corre incontro in quanto persona e in quanto responsabile di un gruppo di adolescenti o giovani;
- che significa decidere di fare l'educatore/animatore? qual è il «punto di vista» sulla realtà di chi è educatore? che significa poi qualificarsi come animatore? che significa frequentare un corso per animatori? quali requisiti e quali indicazioni concrete?
- presentazione dei quaderni attraverso un indice e i contenuti dei vari quaderni.

2. La maturità umana dell'animatore

Quali qualità umane sono richieste per essere animatore? Dato che si tratta di giovani: è possibile essere giovani (con tutti i problemi dei giovani) ed educatori (e quindi fare proposte agli altri)? Una maturità da conquistare, dunque alla luce della psicologia della personalità.

3. L'orizzonte ultimo dell'animatore: la vita e la causa del Regno

Poiché si tratta di giovani animatori in un gruppo ecclesiale si pone la domanda: dove si colloca «da cristiani» il proprio servizio di animazione?
In questo quaderno si offre una risposta utilizzando due temi generatori: la vita ed il Regno di Dio. Un quaderno di teologia biblica.

4. Un «manifesto» di spiritualità giovanile

Per spiritualità giovanile intendiamo l'identikit del giovane cristiano negli anni '80: come vivere la integrazione fede/vita? con quale stile? Il quaderno propone un quadro di valori, il dover essere del giovane credente dentro l'attuale crisi culturale.

SECONDA SERIE: ANIMAZIONE COME METODO ED EDUCAZIONE ALLA FEDE

1. L'animazione culturale: una definizione

Cosa si intende per animazione culturale? Come qualificare il termine per uscire dal generico? L'animazione viene proposta come stile educativo originale.

2. L'animazione culturale: obiettivi e strumenti

Il quaderno prosegue quello precedente, affrontando la riflessione sugli obiettivi e sugli strumenti.

3. La scelta dell'animazione nell'educazione alla fede

Ci sono diversi modelli di pastorale giovanile ed educazione alla fede. I quaderni si fanno portatori di un modello di pastorale giovanile che si ispira ai principi e al metodo dell'animazione e trova in essa tipici strumenti operativi originali.

4. Un itinerario di educazione dei giovani alla fede

Come viene ad organizzarsi una «scuola della fede» che si ispira ai principi formativi dell'animazione? Una proposta che accoglie il desiderio di vita dei giovani, lo educa e lo sollecita all'incontro/esperienza di Gesù «Signore della vita» attraverso la «narrazione», fatta dalla comunità cristiana, del «racconto di Gesù».

5. Verso una programmazione educativa: obiettivi, metodo, strategie

Nei quaderni precedenti è stato tracciato un quadro metodologico che va specificato in «situazione».
In questo quaderno si parla del «metodo del metodo», cioè si offrono indicazioni per arrivare ad alcune scelte metodologiche nel proprio ambiente, seguendo le indicazioni della teoria della programmazione educativa. Vengono anche offerti alcuni spunti per una concretizzazione degli obiettivi generali e particolari, delle strategie e degli strumenti, della verifica della programmazione.

6. Quale gruppo: criteri di maturità umana e di ecclesialità

L'opzione gruppo come luogo di educazione umana e cristiana, e come luogo di esperienza ecclesiale per i giovani, qualifica il progetto dei quaderni. Ma di quale gruppo si tratta? Prima di rispondere alla domanda come fare gruppo, compito della dinamica di gruppo, c'è da interrogarsi sul «dover essere» di un gruppo giovanile ecclesiale. Sul piano della maturità umana e sul piano della maturità ecclesiale. Il quaderno offre anche una serie di indicazioni strategiche per realizzare il «dover essere» del gruppo ecclesiale in un tempo di soggettivismo e di frammentazione.

TERZA SERIE: FARE ANIMAZIONE CON QUESTI GIOVANI

1. Il trapasso culturale e la difficile identità dei giovani

In questa serie di quaderni si vuole rispondere alla domanda: a chi si fa animazione? I giovani vivono in modo originale il trapasso culturale in atto dopo la crisi delle ideologie, del politico e dell'impegno, del ruolo del movimento operaio... Il quaderno si muove su due versanti: il versante sociologico culturale che descrive i nodi della crisi; il versante psicologico che individua i riflessi della crisi nella identità dell'adolescente e del giovane.

2. I giovani della vita quotidiana

Quali caratteri e bisogni manifestano i giovani oggi? Sotto il tema della vita quotidiana si vuole presentare i giovani come figli non più della ideologia o dell'impegno, o figli del consumismo e dello scadimento dei valori, come soggetti di una ricerca di un nuovo stile di vita legato alla «valorizzazione» delle cose di ogni giorno. Dalla descrizione dei bisogni si passa successivamente alla individuazione della «domanda educativa».

3. Le tendenze antropologiche del nostro tempo

I giovani si muovono in un universo culturale in trasformazione. Essi sono, allo stesso tempo, elaboratori e fruitori di cultura. Per capire i giovani è necessario allora comprendere le principali tendenze antropologiche oggi in circolazione: l'uomo nichilista, l'uomo radicale, l'uomo cibernetico, l'uomo dell'autorealizzazione...
Il quaderno, come quelli precedenti, si muove al livello della analisi e della problematizzazione educativa. Termina con una «domanda aperta»: quale uomo per gli anni '80?

4. Aggregazione giovanile e associazionismo ecclesiale

La scelta del gruppo e l'attenzione alla dimensione comunitaria ed ecclesiale della formazione richiede una analisi storica delle vicende della aggregazione giovanile in genere e delle forme di associazionismo giovanile ecclesiale in particolare. Il quaderno si muoverà su tre piste: una prima pista storica per evidenziare i modelli di aggregazione giovanile e i modelli di associazionismo ecclesiale giovanile nel dopoguerra; una seconda pista che analizzerà la situazione attuale; una terza pista che indicherà alcuni problemi aperti e alcuni nodi pastorali emergenti ai quali l'animazione dovrà dare una risposta.

QUARTA SERIE: STRATEGIE ED INTERVENTI

1/2. La dinamica di gruppo

Alla dinamica di gruppo vengono riservati due quaderni.
Utilizziamo la dinamica di gruppo come uno strumento utile per conoscere e far evolvere la situazione di gruppo dentro una scelta di animazione.
Temi che verranno trattati: la definizione di gruppo, le tensioni e il morale di gruppo, potere e comunicazione, le interazioni, il gruppo tra persona e società, ruolo del gruppo nei processi formativi, strumenti e tecniche per conoscere la dinamica in atto nel gruppo e per focalizzare l'attenzione verso problemi non risolti.

3. II centro giovanile nella Chiesa e nel territorio

Con «centro giovanile» intendiamo le strutture in cui la chiesa «si apre» alle nuove generazioni. In genere pensiamo ad un gruppo oratoriano, ad un movimento con i suoi gruppi, ad un centro giovanile culturale, ad un ambiente in cui si fa dello sport, della musica, dell'aggregazione, della catechesi, della preghiera... Il quaderno si interesserà dello stile globale che un centro deve avere per darsi una identità «educativa». E si interesserà del rapporto tra centro giovanile e comunità ecclesiale e tra centro giovanile e territorio (presenza nel prepolitico, nel politico, nel quartiere e nelle altre forme di aggregazione civile).

4.«Vita quotidiana» e parola di Dio

Qual è lo spazio della parola di Dio nella vita del credente in genere e nella vita di chi vuole essere, in qualche modo, evangelizzatore e dunque testimone di Dio in mezzo agli altri giovani?
Sembrano due i livelli del discorso: da una parte, che senso ha la parola di Dio in un tempo in cui l'uomo ha riscoperto la «vita quotidiana» come luogo ermeneutico; dall'altra parte, come concretamente accostarsi con un approccio ermeneutico alla parola, evitando rischi come il fondamentalismo, il soggettivismo, la lettura emotiva...

5. Una proposta morale per un tempo di desiderio e frammentazione

Ogni proposta morale è un modello storico culturale di morale. Ogni norma è sempre un incontro tra il dover essere dell'uomo e il suo modo di pensare la vita lungo la storia.
Da un'epoca morale centrata sul rispetto delle leggi della natura si è passati ad una morale che sente il bisogno di fondarsi maggiormente sul rispetto per il soggetto e la sua coscienza. E da un'evoca morale fondata sul senso del dovere si è passati ad una sensibilità morale fondata sul desiderio. È possibile una proposta morale a dei giovani frammentati, che si definiscono a partire dal desiderio, gelosi della propria soggettività? E quale proposta?

6. Vivere la preghiera dentro la passione per la vita

Non mancano oggi proposte di preghiera... Quello che non sempre è presente, è una proposta di preghiera riformulata su modelli vicini alla sensibilità di quei giovani, i quali, tutt'altro che chiudersi in zone franche di preghiera o di comunità, sentono che il luogo primordiale dell'incontro con Dio è il servizio al fratello, l'amore per la vita in tutta la sua ricchezza e povertà. Una preghiera dunque che fa sua la riscoperta della passione per la vita.

OSSERVAZIONI CONCLUSIVE

Ogni quaderno è monografico, steso quasi sempre da un solo autore, il quale avrà così la possibilità di organizzare con calma le sue riflessioni. In un primo tempo si era pensato a una specie di «rivista dell'animatore», ma poi si è optato per le monografie perché più facilmente utilizzabili nei corsi, nei campiscuola, negli incontri formativi in genere.
La stessa formula sollecita anche chi utilizza i quaderni a farsi un suo «montaggio» dei vari temi, a seconda delle necessità e della esperienza maturata dagli animatori.
L'intenzione, come si diceva, è di creare dei «quaderni di base», di introduzione ad un aspetto tematico dell'animazione ed educazione alla fede. Per quanto possibile i quaderni si caratterizzeranno per un linguaggio semplice, anche se faranno giustamente uso dei termini tecnici delle varie discipline, e per una linearità del discorso, evitando di introdurr tematiche collaterali che verranno invece riservate a «finestre» a fianco del testo e alle note a fondo pagina.
Per quel che riguarda l'uso dei termini tecnici, sarà premura degli autori definirli la prima volta che li utilizzano, magari con delle piccole finestre fuori testo. Se ognuno evidenzia i «vocaboli di base» della sua disciplina, gli animatori potranno apprendere progressivamente il linguaggio scientifico, tipico delle scienze umane ed educativo/pastorali.
Anche se ad ogni quaderno sono state date 32 pagine, l'autore si sentirà lo stesso imprigionato nel trattare una tematica in un modo che non è né sufficientemente diffuso, né così limitato tale da non dover approfondire il tema.
A questa comprensibile difficoltà si è venuti incontro suggerendo agli estensori di indicare, magari attraverso piccole finestre, problemi aperti che meriterebbero di essere ulteriormente approfonditi, piste per lo studio in gruppo, piccole ed accessibili bibliografie a cui fare riferimento per proseguire la riflessione.
Ogni contributo verrà letto, prima della pubblicazione, da un gruppo di operatori pastorali e giovani animatori per una verifica del linguaggio, della praticabilità delle piste di lavoro (che potranno anche approfondire), dei punti oscuri che andrebbero maggiormente chiariti. In ogni caso la responsabilità ultima di ogni quaderno sarà dell'autore.
I quaderni si svolgeranno lungo due intere annate della rivista, a partire, come si diceva, dal gennaio '83. Lungo il cammino sarà possibile non solo aggiustare, ove occorra, il tiro ed aprire il confronto della redazione con quanti utilizzeranno il materiale. E questo per un servizio sempre più qualificato ai giovani, alla società e alla chiesa italiana.
Come utilizzare concretamente i quaderni?
Su questo tema ci ripromettiamo di ritornare presto partendo dal concreto, presentando cioè alcune esperienze di corsi e scuole per animatori a livelli di diocesi, gruppi, movimenti. Ringraziamo fin d'ora quanti collaboreranno segnalandoci esperienze significative.