Carlo Molari

(NPG 1981-9-21)


Queste brevi note sono alcune reazioni alla lettura delle esperienze qui riportate. Evidentemente non si possono valutare esperienze di preghiera dall'esterno e per di più partendo da una semplice descrizione scritta. L'unico richiamo concreto possibile è ad esperienze analoghe. Ma questo mette in moto meccanismi ermeneutici molto soggettivi e spesso fuorvianti.
Non si tratta quindi di un giudizio, ma di una serie di stimoli per una valutazione globale che eventualmente gli stessi protagonisti potranno fare.
Occorre inoltre tenere presenti due altri filtri di deformazione possibile: quello della struttura mentale tipica del teologo e quello della redazione che, in questi casi soprattutto, impoverisce drasticamente la ricchezza disordinata delle emozioni, delle reazioni e dei pensieri.
Ci sono alcune costanti nelle esperienze proposte: la creazione di un ambiente di silenzio e di raccoglimento, l'interazione personale in un gruppo di amicizia e in un clima di accoglienza reciproca, l'orizzonte religioso dell'incontro, l'utilizzazione della Bibbia come stimolo di riflessione, la traduzione in preghiera dei propri stati d'animo e delle convinzioni maturate, la prevalenza dei giovani o almeno la loro maggiore risonanza ed infine alcuni risultati positivi ottenuti.

LE ESPERIENZE E LA LORO INTERPRETAZIONE

La descrizione delle esperienze è accompagnata da interpretazioni spesso implicite e sottintese, ma a volte anche espresse formalmente. Esse riguardano prevalentemente il valore della Bibbia, il significato dell'incontro con Cristo nel Vangelo, l'azione dello Spirito e l'ascolto della Parola di Dio che si realizza nella preghiera.
Occorre distinguere bene tra i fatti e la loro interpretazione.
È innegabile che esperienze di questo tipo hanno notevoli effetti positivi. Permettono di pervenire «alle radici della persona»; attivano «infiniti dinamismi interiori, valorizza(no) la dialogicità, l'interpersonalità», sviluppano «dimensioni personali e comunitarie»; conducono all'identificazione personale, all'accettazione di se stessi, ecc. Mettono in moto cioè tutti quei meccanismi di crescita della persona che è una delle componenti essenziali della salvezza n intesa nella sua globalità.
Da un punto di vista religioso, inoltre, esperienze di questo tipo servono a inquadrare la coscienza sempre più frequente della precarietà dell'esistenza e a farla accettare senza traumi; servono a «sacralizzare» le proprie decisioni di vita inserendole in una storia più ampia e in un progetto assoluto. Tradurre in preghiera i propri stati d'animo ed i propri propositi ha una funzione di trasferimento in un piano «divino» degli impegni individuali o comunitari.
Da un punto di vista cristiano queste esperienze servono a interiorizzare la figura di Gesù di Nazareth, a cogliere il valore storico e la funzione salvifica che ha il riferimento personale a lui come guida di vita, a scoprire quindi l'efficacia trasformatrice del Vangelo.
Questi fatti sono incontestabili ed hanno riscontri in tutti i tempi ed in tutti i luoghi. Non sono una scoperta dei nostri giorni; anche se si deve ammettere che la recente nostra tradizione aveva trascurato questi aspetti della vita religiosa universale e del patrimonio spirituale cristiano. Si può parlare quindi di una riscoperta.
Ma le interpretazioni di questi fatti oggi possono essere più guardinghe e critiche, sostenute come sono da molti dati delle scienze umane e dal facile confronto con analoghe esperienze di altre religioni.

Non è semplice attribuire i risultati all'uso della Bibbia

In primo luogo credo occorra evitare l'attribuzione di questi risultati all'uso della Bibbia come tale. Medesimi esiti, infatti, potrebbero avere preghiere guidate da altri libri spirituali anche non cristiani. Di fatto ci sono gruppi di giovani che giungono agli stessi traguardi, a volte con risonanze emotive anche più intense, riflettendo su altri testi religiosi, o incontrando guide spirituali non cristiane. Altri giovani utilizzano le stesse espressioni di assoluta dedizione a un guru ed esprimono la medesima fiducia di salvezza nel rapporto di amicizia con un maestro dello spirito, ottenendone effetti notevoli.
Sarebbe quindi deleterio attribuire l'efficacia di tale metodo alla forza dello Spirito contenuta nella scrittura, ed identificare quindi Bibbia con Parola di Dio. È questa che sollecita l'uomo al rinnovamento e lo guida verso la propria identificazione; ma la Parola di Dio è negli eventi storici, risuona all'interno del cuore di chi vive con fedeltà e compie scelte autentiche.
Anzi vi possono essere risultati analoghi in tecniche sganciate da qualsiasi orizzonte religioso, quando ci si pone realmente in ascolto della Vita e ci si impegna ad accoglierla senza riserve.
Con ciò non intendo negare l'efficacia della Bibbia per queste esperienze di interiorità e di preghiera, né escludere una sua peculiarità specifica, dato che la tradizione cui si richiama è di una ricchezza straordinaria.
Voglio solo escludere la connessione esclusiva. La Scrittura ebraico-cristiana ed in particolare il Vangelo sono la trascrizione di eventi umanamente molto ricchi, di esperienze spirituali profonde, sono il condensato di acquisizioni vitali che hanno segnato per sempre la storia umana.
Ma i risultati indicati nelle esperienze descritte sono ancora di carattere generico e possono essere raggiunti anche con altre tecniche meditative. L'interpretazione «cristiana» dei fenomeni descritti è troppo affrettata.
Solo a lungo andare quando sorgeranno santi con caratteri tipicamente cristiani, e la cosa è certamente possibile, si potrà parlare di efficacia evangelica o biblica.

Il ruolo delle componenti psicologiche

Credo che nelle interpretazioni presentate non siano state sufficientemente rilevate le componenti «psicologiche» delle dinamiche messe in moto.
La pertinenza di questo rilievo trova una conferma nel fatto che si tratta prevalentemente di giovani. Che «la maggiore risposta« si sia «avuta dai giovani» non credo sia «segno... della presa forte e attuale che il Vangelo esercita ancor oggi, ricco di fascino e capace di suscitare impegno per una vita piena» o almeno non è un segno sufficiente.
Penso che la verifica della validità di un metodo e del fascino esercitato dal Vangelo stia molto più in comunità di adulti che in gruppi di giovani, presso i quali giocano molte altre componenti di adesione e di scelta religiosa.
In questo senso non direi che in queste esperienze si realizzi un passaggio dalla «religiosità naturale alla fede in Gesù». Direi piuttosto che si verifica un cammino da una religiosità infantile ed esteriore ad una adulta ed interiore. È un cammino di interiorizzazione e quindi di crescita personale con caratteristiche e motivazioni religiose.
Nei nostri ambienti non esiste una religiosità naturale ma esistono forme infantili di fede cristiana che esigono stimoli per una maturazione.
Anche la fede in Dio rivelatosi in Cristo si sviluppa attraverso dinamiche «naturali» che debbono essere apprese ed esercitate. Il riferimento a Gesù di Nazareth per le proprie scelte vitali acquista la sua completezza e investe globalmente l'esistenza solo quando si perviene ad una maturità personale, che non può caratterizzare il periodo adolescenziale e giovanile.
Queste esperienze rappresentano quindi stimoli di crescita, luoghi di maturazione.

ALCUNI LIMITI

Questi rilievi rendono ragione anche di alcuni limiti che si possono trovare in esperienze di questo tipo. Nelle relazioni non ce n'è traccia e quindi le osservazioni che seguono non le riguardano.

Il fondamentalismo e il soggettivismo

Il primo è un certo fondamentalismo. Consiste nel dare valore assoluto alle formule scritte così da identificarle con la Parola di Dio immutabile ed eterna. Le formule hanno spessori culturali e storici spesso notevoli che occorre oltrepassare per cogliere il messaggio salvifico. La Parola si è espressa in eventi di vita; le narrazioni e le pagine profetiche la traducono in modo limitato ed imperfetto. La preghiera deve guidare alla rivelazione di Parole nascoste, al rinvenimento di significati reconditi, al di là delle formule.
Questa esigenza, d'altra parte, può indurre in un altro grave pericolo: il soggettivismo e l'arbitrarietà dell'interpretazione. Attribuire allo Spirito di Dio i propri stati d'animo e le proprie reazioni sarebbe ancora più deleterio di ogni fondamentalismo. Come gli antichi attribuivano a Dio i sogni notturni o le intuizioni artistiche e poetiche, così si potrebbe durante la preghiera biblica cadere nella presunzione di una rivelazione divina in ogni stato d'animo o in ogni progetto che il dinamismo della preghiera suscita in noi.
La preghiera fatta pubblicamente e in una comunità di amici permette la verifica continua; il confronto è già una garanzia contro la sacralizzazione delle proprie fantasie.

L'esaltazione della emotività

Un altro pericolo può venire dalle risonanze eccessive dell'emotività. Le prime esperienze di interiorità sono eccitanti, ma non sempre sono profonde. Non è impossibile incontrare ragazzi che hanno compiuto esaltanti esperienze di preghiere e poi hanno abbandonato ogni pratica religiosa. Resta il ricordo di ingenuità adolescenziali o di pie illusioni con il rammarico forse o la nostalgia di stagioni che non possono tornare.
È facile che negli entusiasmi delle prime esperienze si confonda novità con azione dello Spirito, sicurezza con verità raggiunta, tranquillità interiore con soluzione definitiva dei problemi esistenziali.
Solo la lunga pazienza del cammino all'interiorità permette di giungere a forme definitive di silenzio profondo nel quale la Parola risuona con modulazioni continue e il Vangelo esercita il fascino invincibile di un invito a vivere intensamente. Abitualmente ciò richiede molto tempo. D'altra parte solo la morte sarà così esigente da richiederci quel grado di interiorità che giunge a far meno dell'esercizio dei sensi e quella capacità di risposta totale che suppone l'abbandono radicale di ogni cosa. Non è necessario perciò affrettare eccessivamente i passi, ma è opportuno essere coscienti del lungo percorso della fede.

LE ESIGENZE POSITIVE

Non vorrei che queste brevi note suscitino un'impressione negativa nei confronti delle esperienze di preghiera biblica. Esse hanno molti aspetti positivi, che altrimenti sono difficilmente realizzabili.

Coniugare Parola e vita

Gli aspetti positivi sono prevalentemente collegati al fatto che in esse la vita diventa contemplazione attraverso processi di interiorizzazione.
Come utilizzare la Scrittura perché ciò avvenga senza inganni e deformazioni?
Occorre prima di tutto individuare l'esperienza salvifica che soggiace al racconto, alla poesia, alla preghiera o alla profezia letta. Quali ideali sono stati scoperti, vissuti, elaborati e tradotti nel testo antico?
Questa analisi passa certamente attraverso la determinazione dei generi letterari, della situazione storica di composizione, ecc., ma soprattutto richiede una consonanza vitale. Non si può cogliere il significato di una narrazione di perdono quando non si è capaci di misericordia, né il significato di un racconto di amore gratuito con l'animo percorso dall'odio.
Per questo un momento essenziale della riflessione consiste nella purificazione interiore. Si tratta di liberarsi dai pregiudizi che derivano dalle abitudini acquisite, dalle convinzioni maturate in esperienze vitali inautentiche e parziali. Ciò permette di interiorizzare il valore vitale delle esperienze storiche richiamate e meditate. Più esse sono autentiche e ricche, più profonda sarà la possibile risonanza.
La parola ascoltata serve allora da specchio per esaminare la propria condizione. Il clima di accoglienza e di amicizia creato per la preghiera rende possibile l'accettazione della propria realtà, anche se imperfetta.
I gesti di pace, di convinzione, di solidarietà spesso accompagnati dai canti, servono a mettere in moto le proprie energie vitali come a saggiare la capacità di realizzare i propositi fatti. La preghiera che sorge in questo ambiente è rituale di amicizia, affermazione degli ideali comuni, comunicazione reciproca di promesse.

Alla ricerca del vero volto di Dio

La consistenza di tutto sta nella fede che anima la preghiera, cioè nell'abbandono totale per il quale si è in grado di decidere della propria esistenza. Ogni scelta vitale ha motivazioni ideali. Esse sono legate ai testimoni di cui ci fidiamo e in ultima analisi al «dio» della nostra vita. Può essere il denaro, il partito, la carriera, la fama altrui, può essere il genitore o un amico. Ciascuno ha degli assoluti che rendono ragione delle sue scelte quotidiane, delle sue reazioni, dei suoi stati d'animo.
Pregare significa ricercare gli «dei» della propria esistenza e smascherarne la fatuità fino a scoprire il Dio che non tradisce.
La Bibbia è il libro di una storia vissuta alla scoperta di un Dio che non tradisce le attese dell'uomo. Meditare perciò questa storia è un mezzo straordinariamente efficace per percorrere un cammino, cui nessun uomo può sottrarsi: abbattere cioè gli idoli fino a liberare tutto l'orizzonte dell'esistenza. Perché questo avvenga occorre individuare gli assoluti della propria infanzia, i giocattoli che possono restare anche nella fase adulta dell'esistenza, ma soprattutto occorre decidere seriamente di chi ci si vuole fidare nelle scelte vitali. Non si può evitare un riferimento storico, nessun uomo basta a se stesso per le decisioni della sua vita: ha bisogno di una tradizione cui richiamarsi. La fede è appunto l'atteggiamento con cui ci si fida così di qualcuno da abbandonarsi interamente a lui prestandogli l'ossequio dell'intelletto e della volontà. La fede è caratterizzata dal «dio» o dagli «dei» che di fatto costituiscono gli assoluti della vita.
La preghiera biblica serve a raggiungere la fede nel Dio rivelatosi in Cristo come l'unica risposta dell'uomo, perché l'unica ragione della sua tensione vitale.
Solo quando si è scoperta la propria condizione di creatura e la si è accettata senza riserva, abbandonandosi contemporaneamente alla sicurezza di un amore che sostiene la vita intera e le dà consistenza, la preghiera diventa espressione di fede autentica e la Bibbia costituisce un riferimento pieno di suggestione.
Ma a quel punto si è protesi oltre al liminare ultimo della propria persona e si è già capaci di morire. Le formule allora non sono neppure più necessarie e la preghiera diventa un clima stabile dello spirito.
Le esperienze di preghiera biblica sono itinerari per giungere a questo traguardo.