(NPG 1980-1/2-88)


Il dossier è stato pensato fin dagli inizi con una pretesa: parlare direttamente ai giovani animatori per proporre una attenta riflessione sui problemi che, a livello personale e di ruolo, li toccano da vicino.
Allo stesso tempo non ci inganniamo. Per molti gruppi è necessaria una a traduzione» in uno strumento più accessibile. Più accessibile in particolare per quanti sui 17-18 anni stanno decidendo di dedicare alcuni anni della loro vita a fare gli animatori con i giovani o con i ragazzi.
Per questi, ma anche per tutti gli altri animatori giovani, presentiamo una pista di «traduzione» per un camposcuola di 4-5 giorni. Ci sembra che solo un camposcuola permetta di fare luce su certi risvolti di fondo dell'animazione e di creare lo spazio per un vero salto di qualità nel servizio che si intende prestare.
Per forza di cose ci limitiamo a delle indicazioni sommarie. Più che altro per invitare i gruppi a organizzarsi in questa direzione.
Oltre al campo, nel dare questa traccia, abbiamo in mente anche un eventuali sussidio litografato, che il gruppo può preparare per i partecipanti. In alcuni campi infatti si può usare direttamente questo dossier; in altri è opportuno preparare un sussidio fatto in casa, ripensando gli stimoli che la rivista offre e integrandoli con materiale di altra provenienza, più rispondente alle esigenze immediate dei partecipanti (età, livello di maturazione umana e cristiana, esperienza di animazione...) e alla storia del gruppo.
Sulla base del principio che ispira i nostri dossier, cioè «prassi - riflessione sulla prassi - per una nuova prassi», si possono individuare tre grossi nuclei attorno a cui progettare sia il campo che l'eventuale sussidio litografato.

 

PRIMO TEMPO: LE DOMANDE A PROPOSITO DELL'ANIMAZIONE

La prima domanda che si pone è: il campo vuole essere una «proposta» per le nuove leve di animatori, o un momento di riflessione per chi già fa l'animatore? Rimane una terza possibilità, quella più ordinaria: al campo sono presenti vecchi e nuovi animatori e i temi sono i problemi dei vecchi e le attese dei nuovi.
Per mettere a fuoco i «fatti» da cui partire il dossier offre alcune piste di lavoro. Se si vuole sensibilizzare l'ambiente al tema dell'animazione si può organizzare una inchiesta, servendosi del questionario che nel dossier è stato utilizzato per raccogliere le testimonianze dei giovani animatori. Evidentemente il questionario va adattato. Due le possibili direzioni di adattamento: per un campo-proposta vanno maggiormente messe in risalto le domande sulle motivazioni, sulle attese, sull'immagine circolante di animatore. In un campo di verifica invece l'attenzione può essere maggiormente concentrata sulla chiarificazione del modello di animatore sottostante la vita di gruppo e sul cambio (positivo/negativo) delle motivazioni che si è venuto a creare nel tempo.
Una volta raccolte le testimonianze, per catalogare il materiale può essere utile servirsi della traccia offerta da F. Garelli nella sua analisi dei problemi degli animatori. Si avrà a disposizione una serie di punti caldi su cui attirare l'attenzione all'inizio del campo: problemi posti dalla condizione giovanile, esigenze di realizzazione personale e impegno di animazione, problemi di «ruolo» nel gruppo e nella società.
Nell'ipotesi di un sussidio, in questa prima parte possono entrare:
- il questionario e la sintesi delle testimonianze raccolte nel gruppo
- alcuni punti nodali ripresi dall'articolo di F. Garelli
- alcuni «modelli» di animatore esistenti sul mercato (si possono riprendere i numerosi stimoli offerti dall'articolo di L. Cian e anche la scanzonata descrizione di D. Sigalini).
Nel campo scuola tutto va naturalmente ripensato in modo più didattico e espressivo: cartelloni, drammatizzazione dei vari modelli di animatore, ricostruzione caricaturale di situazioni di gruppo...

SECONDO TEMPO: L'ANIMATORE COME FUNZIONE E COME PERSONA

Nella «riflessione sulla prassi» due sono i temi da svolgere: il primo di ordine «teorico» (cos'è l'animazione?), il secondo più «progettuale» (l'identikit dell'animatore).

Animazione: come e perché

A livello teorico sono necessari due interventi: uno di tipo teologico (per dare lo spazio di fede in cui situare la scelta dell'animazione e per chiarire e approfondire le motivazioni dei presenti) ed uno più culturale, per la fondazione della stessa animazione.
Il dossier offre in questa direzione due preziosi contributi che nel campo possono essere presentati come «lezioni».
Nella rubrica Studi compare anzitutto lo studio di G. Piana su evangelizzazione e promozione umana. La prima parte dell'articolo, opportunamente ripensata, permette di dare spessore teologico ad una scelta educativa come quella dell'animazione, che pone al centro la crescita globale della persona, facendo attenzione a saldare continuamente la dimensione religiosa con le altre dimensioni della crescita umana. L'articolo di Piana va presentato (nel sussidio se ne possono riprendere delle citazioni), e discusso in gruppo, ma va soprattutto studiato e interiorizzato personalmente ed in certo senso fatto momento di preghiera.
Solo attraverso questo lavoro di interiorizzazione possono purificarsi le motivazioni che spingono a fare l'animatore ed il tipo di coinvolgimento esistenziale che si mette in gioco.
L'articolo di M. Pollo introduce a sua volta nel nucleo scientifico del discorso: cosa vuol dire fare animazione? La trattazione, molto precisa, permette di fare luce sull'entroterra culturale da cui nasce un modello preciso di intervento nella realtà e richiede discreto spazio e impegno nell'economia di un camposcuola. Voler saltare queste riflessioni per arrivare subito al dunque, cioè alla discussione dei vari problemi o anche soltanto alla messa a fuoco di un certo modello di animatore, è una tentazione da evitare. Si finirebbe per usare termini come animatore ed animazione in modo equivoco, e, quel che è peggio, ci si ritroverebbe a discutere sempre da capo, man mano che la vita di gruppo solleverà nuovi interrogativi, sullo «stile» dell'animazione.
C'è da aggiungere che il contributo di M. Pollo è forse troppo sintetico. Per integrare il discorso si può vedere: M. Pollo, La difficile funzione dell'animatore, NPG 1978/2; R. Tonelli, I «processi formativi» nei gruppi giovanili, NPG 1979/10. Per una visione di insieme M. Pollo, L'animazione culturale: teoria e metodo, LDC 1980 e R. Tonelli, La vita dei gruppi ecclesiali, LDC 19783, alle pagine 95-142.

Identikit dell'animatore

L'animatore è una persona che fa sua una particolare funzione. Ma quali valori deve vivere e qualità deve possedere per essere animatore con «questi» giovani, in «questo» ambiente educativo? In altre parole è possibile tracciare un identikit dell'animatore?
A questa tappa del cammino va dedicato un lavoro a parte, tra il teorico e il pratico, che tenti la sintesi dei contributi teorici con la esperienza viva di chi da anni sta facendo animazione.
Ci sono alcuni valori anzitutto che descrivono lo stile di vita dell'animatore «cristiano». Un primo abbozzo lo si può trovare nell'articolo di G. Piana e in alcune pagine del contributo di L. Cian. In questo articolo si trova in effetti un enorme quantità di materiale, non tutto dello stesso livello, per spunti, idee, stimolazioni al lavoro di gruppo.
Il metodo di lavoro cambia di nuovo. Meno lezioni e più ricerca di gruppo, dopo brevi introduzioni per inquadrare il tema. Il compito è duplice: tradurre in brevi e dense affermazioni i discorsi di fondo delle giornate precedenti, esprimere queste sintesi in modo comprensivo per tutti: slogans, decalogo (si veda ad esempio quello riportato nella pagina di copertina di questo numero), cartelloni, mimi, montaggi di diapositive...

TERZO TEMPO: ALCUNI TEMI SPECIFICI

Una volta tracciato un modello ideale di animatore, il campo può affrontare temi più specifici. Ne indichiamo alcuni:
- il gruppo degli animatori
- la qualificazione professionale delle nuove leve
- il rapporto degli animatori con l'istituzione ecclesiale.
Il gruppo degli animatori è un tema su cui nel dossier, si ritorna con una certa insistenza: si veda oltre le testimonianze dei giovani, l'articolo di Garelli e soprattutto le diverse ipotesi che propone Sigalini per dare un volto al gruppo degli animatori. Sulla qualificazione professionale degli animatori ricordiamo, a livello teorico, le riflessioni di M. Pollo e, a livello di progetto, gli spunti offerti dai programmi del «corso per animatori di centri giovanili» organizzato dal Centro Salesiano Pastorale Giovanile. Si tratterà di fare delle scelte a seconda delle possibilità concrete. L'importante è che ai giovani animatori si chieda veramente dei momenti di studio e qualificazione.
Sul terzo tema, il rapporto degli animatori con l'istituzione ecclesiale, il dossier non offre molto. Ma è un tema sempre caldo; per questo lo riteniamo importante in un campo scuola. Per inquadrare il tema consigliamo di leggere: R. Tonelli, La vita dei gruppi ecclesiali, pp. 145-184 e anche l'articolo di C. Grossini, Operazione «sbocco», NPG 1979/2.