Cesare Bissoli

(NPG 1978-05-48)


L'interpretazione della Bibbia è un fatto antico quanto la Chiesa. Si pensi anche soltanto al fenomeno sbalorditivo, nella sua semplicità, della predicazione domenicale: lo stesso testo (racconto, personaggio, comandamento...) è diventato Parola autorevole per milioni e milioni di persone, lungo tanti secoli e in regioni geografico-culturali diversissime. Ma nell'epoca moderna è avvenuto qualcosa di nuovo. Alla certezza di sempre che la Bibbia ci comunica la stessa Parola di Dio indispensabile per la nostra salvezza si è accompagnata l'inquietante scoperta dei tanti condizionamenti psicologici, sociali, culturali che sottostanno ad ogni nostra conoscenza e percezione di valori. S. Freud, K. Marx, F. Nietzsche sono quei «maestri del sospetto», di cui parla P. Ricoeur, i quali obbligano chiunque voglia fare l'interpretazione di qualsiasi testo o situazione umana a mettersi sul chi va là: non basta comprendere, occorre saper comprendere. Di qui la legittimità, anzi l'urgenza della domanda: come ricavare un significato per la vita di oggi da un testo scritto millenni di anni fa? Intendiamo rispondervi con estrema semplicità e con un intento pratico seguendo questo filo di pensiero: difficoltà e deformazioni in circolazione; i presupposti; l'itinerario operativo.
Partiamo definendo attualizzazione della Bibbia: vuol dire esprimere con sufficiente facilità per l'uomo di oggi un verace, comprensibile, convincente messaggio che spinga coerentemente alla prassi.

IL PENTAGONO DELLE DIFFICOLTÀ

Nel recente «Incontro per gruppi ecclesiali» ad Assisi, ove la stragrande maggioranza erano giovani, il problema ermeneutico o del «senso per me oggi» era quello più sentito. Da una parte si lamentava il fatto che molti, specialmente impegnati politicamente ritrovavano la carica della fede a prescindere dalla Bibbia, giudicata spesso antiquata ed inadeguata a rispondere alle domande di oggi; d'altra parte c'era chi evocava il malessere di una pura ripetizione del senso storico o letterale, di un restare fermo all'ieri, come in un giardino archeologico, senza cogliere della Bibbia l'istanza profetica, la quale, perché tale, attende la novità creativa dell'adempimento nel presente; infine si sentiva il disagio di certi passaggi dal senso del testo al senso attuale, fatti così a prima vista, senza approfondimenti razionali...
Era come una radiografia dello stato di salute "ermeneutica" di tanti gruppi cristiani del nostro tempo, salute chiaramente cagionevole secondo i sintomi che ora esprimiamo con facili, ma pertinenti etichette:
- Un incontro o ascolto banale, superficiale. È ogni attualizzazione compiuta nella fretta, epidermicamente, sia nei riguardi di ciò che veramente dice la Bibbia sia nei confronti delle effettive attese e reali bisogni dell'uditorio. Si dimentica che attualizzare importa «scavare» sotto la scorza del fenomenico per ritrovare una comune piattaforma esistenziale (il problema umano che agitava l'uomo biblico e che oggi concerne il contemporaneo) e così incidere effettivamente sulla prassi. Un conoscere per cambiare.
- Un ascoltare (o mediare l'ascolto per altri) senza ascoltarsi, senza percepire la provocazione biblica, la forza di coinvolgimento, insomma per pura curiosità culturale. È il caso di letture esegetistiche oggi tanto fortemente contestate da molti cristiani specialmente nei gruppi biblici, come se un discorso anche eccellente di esegesi e di teologia biblica potesse bastare. Radicalmente ciò è dovuto sia al misconoscimento della rilevanza autoimplicativa, anzi giudicativa della Parola di Dio, sia a deplorevole insensibilità per quello che è il mestiere di uomo, di cristiano, oggi nella storia.
- Un ascoltarsi senza ascoltare. È la strumentalizzazione della Parola per cui, più o meno consciamente, si ritaglia e si riduce la verità del testo sulle proprie attese. Casi clamorosi: la lettura cosiddetta manualistica della Scrittura per provare tesi prestabilite relative a verità dogmatiche e morali; oggi si parla di letture ideologiche, comandate da interessi precostituiti di tipo sociale, politico o spiritualistico, alla ricerca più di una conferma che di una leale verifica. Allora è facile selezionare soggettivamente i contenuti, cogliere certi accenti contro altri (classiche sono le dicotomie: impegno temporale/salvezza dell'anima, promozione umana/liberazione dal peccato, azione/preghiera...). È il rischio cui si espongono certi movimenti cristiani in America Latina e i cattolici del «dissenso», ma anche, e forse più gravemente, perché più subdolamente, movimenti carismatici, nella misura in cui per cautelarsi da una diakonia, sempre difficile, nel sociale a tutti i livelli, drogano di incenso la «memoria pericolosa» della Parola di Dio.
Radicalmente alla base di questa terza deformazione stanno insieme l'oblio del ruolo che alla Bibbia spetta nel farsi della fede cristiana, la sopravvalutazione dei «segni dei tempi» come luogo della Parola di Dio ed anche un inconfessato narcisismo, cioè la difesa di esperienze gratificanti nell'incontro con Dio, come Pietro sul Tabor. Vi è però anche un monito, almeno nella parte più genuina di tanti movimenti neobiblici: non lasciar cadere la Parola biblica in una innocua contemplazione del passato senza che avvenga un confronto concreto, sofferto, incisivo con situazioni di vita attuali, personali e comunitarie.
- Nella scia dell'inconveniente precedente si può accennare a quella che si può qualificare per impazienza prassistica, specialmente nei gruppi protesi a saldare la Parola con le situazioni di vita. Scambiando forse la Bibbia per un ricettario o saltando le necessarie mediazioni (voce della Chiesa, scienze dell'uomo, la coscienza...) si tende a collegamenti troppo precipitosi tra il messaggio del testo e quanto devo fare qui ed ora (nella vita personale, nel quartiere, nell'azione politica, nell'intervento educativo...), finendo in forme di deduttivismo integralistico: o facendo sgorgare progetti ed impegni tecnici dalla Bibbia, dal Vangelo (come se la Bibbia avesse una precisa direttiva a riguardo dei problemi ecologici, o di una scelta politica, o del rapporto tra genitori e figli); o viceversa, cogliendo il senso della Bibbia direttamente ed univocamente da esperienze attuali (come se il senso della liberazione dell'esodo coincidesse con il progetto di società socialista, o il drago e la bestia dell'Apocalisse corrispondessero alle testate nucleari in orbita).
- Infine va deprecata, per il suo pernicioso influsso, la trascuratezza dei fattori influenti nel processo ermeneutico. Sono i dinamismi di natura e di grazia, quali l'azione dello Spirito Santo, la mediazione della comunità ecclesiale, del gruppo, il ruolo sovente decisivo (in bene e in male) dell'animatore, l'apporto del clima spirituale legato al rapporto interpersonale, alle strutture di tempo e di luogo ecc. Qui grava la minaccia di perdere la coscienza di trovarsi in zona «mistero», cristiano ed anche umano, mistero che intrinsecamente costituisce ogni verace attualizzazione. Si avranno quindi letture più o meno secolaristiche, frutto di sforzi puramente naturali, assenza della dimensione religiosa ed ecclesiale (silenzio, meditazione, docilità allo Spirito, comunicazione reciproca, celebrazione sacramentale della Parola ascoltata, confronto del senso biblico con il sensus Ecclesiae...). L'oscuramento del senso comunitario, di una Chiesa fatta soprattutto di «povera» gente in ogni senso, può favorire il formarsi di gruppi élitari, possessori della verità (gnostici) rispetto agli altri. Infine un malinteso senso dell'ex opere operato della Parola di Dio può portare a trascurare la indispensabile attività del soggetto: la sua presa di parola, una atmosfera di amicizia e di reciproca accettazione, il bisogno di usufruire di strutture valide, l'inevitabile ma arricchente pluralismo di opinioni pur in riferimento alla stessa Parola...
Se l'operatore pastorale o l'animatore biblico farà una breve riflessione, noterà che le diverse difficoltà che egli riscontra nel processo di attualizzazione rientrano in qualcuna delle categorie ora descritte.

I PRESUPPOSTI PER UNA VALIDA ATTUALIZZAZIONE

Sono di due tipi: uno dovuto alla natura dell'interpretazione come tale e l'altro proprio dell'interpretazione della Bibbia in una prospettiva di fede.

Le leggi del dialogo umano

Comprendere un altro è essenzialmente frutto di un dialogo con esso, anche nel caso che il suo pensiero ci arrivi cristallizzato in un testo. Ora un dialogo autentico si muove sulla base di qualcosa in comune tra i due partners, ma anche nella consapevolezza della reciproca diversità e distanza ed insieme con l'intento di una personale, appassionata partecipazione. Spieghiamo brevemente.
L'elemento in comune che precede il dialogo stesso è il fatto di essere uomini. Comprendere è uno scambio di umanità, di motivazioni, di valori. Nel caso del testo si tratta di rintracciare tra le parole immobili e fredde il volto dell'uomo che le ha poste, l'intenzionalità, l'idea, il progetto che vi ha incarnato. Ermeneutica è esercizio di umanità.
Ma qui è facile l'equivoco, come nel caso di interlocutori frettolosi o un po' sordastri: si afferra il senso che in fondo fa piacere. Dialogo onesto (attualizzare è radicalmente esercizio di lealtà e richiede una profonda onestà!) è quello che non inventa il punto di vista dell'interlocutore, ma lo ascolta anzitutto così come egli lo ha deposto nel testo. «L'oggettività del testo - annota acutamente A. Rizzi - è la soggettività dell'autore in quanto manifestatasi in esso; e l'oggettività dell'interpretazione è lo sforzo di cogliere quella soggettività, l'ambizione di sentirsi dire: mi hai capito». «È importante - continua ancora il Rizzi - riaffermare il momento oggettivo della lettura, soprattutto per la Bibbia, contro il malcostume delle interpretazioni improvvisate che ne violentano il senso. Tale malcostume non è nuovo; ma ciò che oggi lo caratterizza è la copertura ideologica: la polemica contro la «neutralità» della scienza (e quindi dell'interpretazione), l'affermazione che l'oggettività è un mito borghese, e corbellerie di tal fatta, gabellate magari come ermeneutica. Si avalla così la pretesa di far dire a un testo tutto ciò che si vuole, riducendolo a occasione per ribadire ciò che sta a cuore al lettore».
D'altra parte rimane vero che un dialogo efficace, quanto più avviene tra persone diverse tanto più mette sotto pressione la partecipazione soggettiva degli interlocutori, e nel caso di un testo, quella del lettore. Occorre mettersi nelle condizioni di poter e voler capire. In effetti una specie di presentimento, di precomprensione sta alla base di ogni apprendimento e comprendere è sempre un comprendersi, cioè compiere un cammino circolare, meglio a spirale. Si parte da se stessi («sono curioso», «mi interessa», «ho questa domanda»...), ci si apre al messaggio dell'altro, in qualche modo lo si traduce ritrascrivendolo in chiave personale di assenso, dissenso, perplessità, assunzione o rifiuto, pronti a partire per un altro dialogo. È il cosiddetto circolo o spirale ermeneutica. Sembra facile questa sintesi di oggettività e soggettività. In realtà interpretare è sempre una lotta tra la pigrizia di una banale ripetizione e la prepotenza di imporre i significati. Attualizzare è un esercizio etico, sempre perfettibile e mai definitivamente compiuto.

Le leggi del dialogo con la Bibbia

Ma nel caso della Bibbia intervengono alcune leggi specifiche, almeno per chi la legge in una prospettiva di fede, come comunicazione della Parola di Dio.
Attualizzare la Bibbia significa inserirsi in una logica che promana dalla stessa Bibbia. A chi l'avesse dimenticato va ricordato che la Parola di Dio chiede di incarnarsi, di farsi attuale per l'uditorio, così come Gesù di Nazaret incontrava i suoi contemporanei secondo la loro lingua e mentalità, rispondeva ai loro bisogni, li liberava nelle loro situazioni concrete di pubblicani, farisei, malati, poveri...
Di fatto la Bibbia stessa giunge a noi non come un condensato di «parole pure» di Dio, ma come Parola «reagita», vissuta, già attualizzata, insomma come Parola-in quanto-incontra-l'uomo-il quale-reagisce. Casi vistosi di ciò sono, nel VT, il Pentateuco e, nel NT, i Vangeli, entrambi risultati di mediazione o attualizzazione di tipo liturgico, missionario, catechistico, pastorale.
Esigere dunque un passo ulteriore alla pura esegesi (= il senso inteso dall'agiografo) perché quel senso risuoni oggi, è condizione essenziale per essere fedeli a Dio e rispettosi dell'uomo, anzi è prolungare creativamente un lavorio iniziato col farsi della Bibbia stessa.
Concretamente ciò comporta queste avvertenze:
- La Bibbia, in quanto comunica la Parola di Dio, racchiude una intenzionalità, un progetto umano che si inquadra in quello più ampio della salvezza, e quindi ciò di cui essa parla ha una valenza religiosa radicale: tocca problemi sostanziali dell'essere uomo in una prospettiva nettamente teologale. La Bibbia né risponde ad attese banali, secondarie, né dona giudizi secolaristici, mondani. Tutto questo sarà di basilare importanza in fase esecutiva, come vedremo.
- Altrettanto importante è il riconoscere che è proprio di una Bibbia, di un Dio che parla, di essere interpellante come esigenza assoluta e come promessa infallibile. «Nella precomprensione specifica della fede la Bibbia non mi parla dell'uomo, ma di me; non rivela il senso dell'esistenza umana in generale, ma indica a me come realizzare il senso della mia esistenza. E questo come è suscettibile di diverse attuazioni». A questo punto la Parola di Dio spinge alla decisione esistenziale o attuazione secondo un concreto discernimento cui ultimamente presiede la coscienza illuminata dallo Spirito Santo. La dimensione oggettiva e soggettiva dell'atto interpretativo si saldano in un atteggiamento incondizionato di fede pronta all'opera.
- Attenzione verrà pure prestata al fatto della destinazione ecclesiale del Libro sacro. Ciò che un passo biblico vuol dire oggi passa anche attraverso il confronto con il contenuto di fede che il popolo di Dio oggi esprime con la liturgia, la formulazione dottrinale, una retta prassi di vita. In questo senso la Tradizione vivente è il primo criterio di efficace attualizzazione delle Scritture.
- Il ricordo della tradizione come luogo interpretativo ha spinto H. Gadamer a formulare il principio che comprendere un testo è sempre interpretarlo attraverso lo spessore od orizzonte delle tradizioni che ce lo hanno tramandato. Un salto dall'oggi al passato, quasi mettendo tra parentesi venti secoli di cultura, è un salto nel... vuoto. La tradizione culturale è l'humus della precomprensione del soggetto. A questo punto attualizzare diventa per sé fare la storia delle attualizzazioni precedenti fino alla nostra. Almeno dovrebbe essere tenuto presente l'inizio dell'interpretazione biblica, quella a livello di fondamenti, compiuta all'interno della stessa Bibbia: entro il VT, entro il NT, nel NT rispetto al VT. Si cercherà più precisamente di cogliere a quali problemi o situazioni di vita della comunità e dei singoli hanno inteso rispondere la parola (e l'azione) del profeta, di Gesù, dell'apostolo. È come il punto di partenza di una freccia sulla cui traiettoria si porrà la nostra rilettura di moderni (cf 1 Cor 3,10s).

IL CAMMINO CORRETTO

L'immagine in sé giusta del cammino o di un processo con diversi momenti non vuol dire che l'attualizzazione si compia come una folgorazione in un'ora speciale. È tutto il movimento da noi al testo e dal testo a noi che è attualizzazione, cioè scoperta, con ampiezza ed intensità diverse, che la mia, la nostra vita è toccata (criticata, confortata, stimolata) dalla Parola di Dio. Ma per essere più utili e chiari presentiamo ora una specie di itinerario articolato, arricchito di suggerimenti che traducono per la prassi i principi sopra elencati.

1. UNA CERTA PRECOMPRENSIONE ESISTENZIALE

- Si realizza con una sensibilizzazione dell'uditorio toccando i dinamismi affettivi (amicizia dell'animatore, fraternità e stimolo del gruppo) ed insieme intellettivi-vitali (porre davanti il problema umano cui il testo darà risposta).
- Si compie stabilendo un'atmosfera di partecipazione, in particolare con l'esplorazione del tema in gioco (problematizzazione, difficoltà...). Al momento e nella forma opportuna, la preghiera.
- Si manifesta come senso di attesa, di ascolto, di disponibilità interiore come di fronte a qualcosa che vale.

2. ASCOLTO DEL SENSO BIBLICO mediante l'esegesi

- Si deve arrivare a cogliere il kerigma («che cosa» dice) del passo, o del tema biblico, in modo critico (il «come» lo dice).
- La lettura chiede di essere potenzialmente globale, cioè secondo il contesto particolare, generale (teologia biblica) e cristiano totale (fede della Chiesa).

Alcune osservazioni pratiche:
a) Per la scelta dei testi, si può andare per libro (un vangelo...), per tema, per personaggio, o partendo da problemi di vita. È la capacità dell'uditorio che determina quantità e intensità.
b) Un buon contatto è già attualizzazione, cioè il modo di leggere i testi: con calma, preleggere personalmente, momenti di silenzio. Compito essenziale dell'animatore è di essere esperto in esegesi e nei problemi critici, capace di essere sufficiente in poche battute.
c) Messaggio corretto è quello che si articola in modo da evidenziare la verticale e l'orizzontale del medesimo, ciò che è Dio per l'uomo e l'uomo per Dio, la risonanza verso l'alto e verso gli altri; è informazione, conversione e conforto; coscientizza su una situazione di grazia (dono, l'indicativo) e di responsabilità (imperativo, impegno).
d) Un messaggio che ha la sua totalità solo nella pienezza della rivelazione del Cristo nella Chiesa. Il VT non è sufficiente per una attualizzazione cristiana: vuole la luce del NT (perciò leggere il VT completandolo almeno sommariamente con il NT); e il messaggio biblico non può non intendersi nella «fides ecclesiae», cioè nella tradizione vivente (ortodossia, celebrazione, ortoprassi) .
e) Ottima risorsa sarebbe quella di riuscire ad unificare la svariata materia biblica in alcuni filoni centralizzanti, ed ultimamente riportati sul mistero di Cristo. Però non inventando tali categorie, ma cogliendole dalla Bibbia stessa (per esempio: il filone del dialogo Dio-uomo; quello del piano di salvezza della storia; quello del rapporto tra Signoria di Dio e promozione dell'uomo) .
f) Evidenziare l'attualizzazione già portata avanti dentro lo stesso testo sacro, e di cui la nostra oggi vuol essere prolungamento, esplicitando il contesto (problemi, bisogni, attese) delle comunità cristiana al cui servizio sono sorti i Vangeli. La stessa considerazione circa il rapporto comunità-testo va fatta per i libri dell'AT e per l'epistolario paolino.

3. L'ATTUALIZZAZIONE

Attualizzazione vuol dire evidenziazione degli esistenziali profondi che riguardano la vita dell'uomo di ogni tempo (l'uomo biblico e l'uomo di oggi): l'essere alla vita, l'essere al mondo, l'essere agli altri, l'essere all'assoluto (Dio).
Concretamente: i motivi della speranza, della vita, della liberazione, dell'amore, del dolore, della comunione, del lavoro, dello scacco, della gioia, del senso delle cose...
È il momento della transculturazione. Il discorso è universale, non dice ancora per sé quella che dovrebbe essere la mia scelta concreta di attuazione, ma è essenziale perché crea in modo non equivoco una piattaforma unificante su valori comuni, cioè sul progetto-uomo (secondo qualche suo aspetto) come è nella Bibbia e come è in me. Vediamo allora che l'orizzonte biblico si fonde col mio orizzonte di uomo del sec. XX, al di là, meglio, al di dentro della reciproca scorza estraniante (il contingente inevitabile, la storicità concreta sia dell'esperienza biblica sia mia) .
Naturalmente il confronto si farà con un'ampiezza ed un approfondimento che siano consentiti.
Quello che è certo è che soltanto da uno sguardo in profondità nella Bibbia e nel fenomeno umano è possibile un discorso corretto. Questo esigerà oltre a una buona conoscenza della Bibbia una conoscenza non superficiale dell'uomo nella sua strutturazione storico-spirituale.

Qualche osservazione pratica:
a) Il momento di transculturazione si compie:
- confrontando esperienze analoghe della Bibbia e dell'uomo,
- ritrovando in profondità esistenziali comuni,
- notando l'impatto tra quel messaggio e il nostro intendimento,
- esprimendo tutto ciò in linguaggio adeguato.
Come è possibile questo? E soprattutto come fare una siffatta lettura su misura d'uomo?
Converrà confrontarsi con modelli già realizzati.[1]
b) Ricordiamo tuttavia che è attualizzazione anche una semplice illuminazione, un atto interiore di pietà, un gesto di amore, una espressione di preghiera, un proposito... fino alla conversione del cuore, ad una scelta di servizio, di missione, di impegno totale.
c) Forse qualcuno può restare impressionato e sentirsi inabile a compiere una «transculturazione» ed ipotizza chissà quali machiavelliche. Si invoca quindi da certuni la semplicità, il così come viene, «basta una buona parola di applicazione», «basta la fede», «il Signore farà lui...».
Tutto giusto, a patto che non sia una copertura per la propria pigrizia, ed è tale se non si approfondiscono una buona volta e si rispettano i principi dell'ermeneutica. Ovviamente riconoscendo i limiti sia del messaggero, sia di recettività dell'uditorio, sia in fondo della nostra stessa strumentazione.
Ricordiamo quindi per dissipare ogni complesso di incapacità:
- Valorizzare tutto quello che genera accoglienza, fa stare a proprio agio: dal modo di parlare, al tono, al rispetto della persona...
- Guardare e parlare alla gente con occhi di simpatia, come fratelli e sorelle, così come vuole il Signore. Senza «empatia», si è già fuori strada!
- Sollecitare la loro partecipazione attiva con strumenti (tracce di dialogo).
- Collegare almeno per qualche aspetto, centrale però, il messaggio e la vita delle persone concrete, quelle eventualmente presenti, ma anche dell'uomo come tale. A questo giova un po' di buon senso affinato però dalla conoscenza della situazione reale, dei problemi del momento. Meglio ancora se si è esperti delle leggi elementari della psicologia, della sociologia, della vita di gruppo...
- Una parola che riecheggi lealtà e bontà, generi conforto per cambiare, per resistere...
- Valorizzando la celebrazione come attualizzazione, sollecitando l'incontro fraterno tra le persone.
- Porre espressamente, almeno dove si può, tutto ciò che si dice sotto la potenza dello Spirito con pause di silenzio, di preghiera personale e collettiva. Siamo alla presenza di Colui di cui parliamo.
- Infine poter disporre di quella punta di diamante di ogni persuasione che sono i fatti, i testimoni. Poter usare di esempi di persone che incarnano la proposta che viene fatta (e non solo rimarcare le controtestimonianze!); poter soprattutto parlare come testimone, e far parlare dei testimoni.

4. ATTUAZIONE OPERATIVA

La tappa precedente è al servizio di questa, ma non si identifica, giacché non può dare delle ricette. Il «cosa fare qui ed ora per me» si realizza mediante il discernimento, cioè l'impulso dello Spirito tramite la riflessione, il dialogo, la preghiera, il contatto continuo con i dati «razionali» circa l'argomento. Finalmente il rischio inevitabile della decisione che si farà azione. Qui subentra l'attenzione non più sull'uomo in genere, ma in situazione, speciale e specifica. A questo punto la Bibbia non può approdare, perché siamo in una contingenza storica che è il mio concreto, e che sfugge a determinazioni e decisioni altrui.
Il circolo ermeneutico si chiude. La precomprensione è stata illuminata dall'ascolto (confermata, criticata, ampliata). Ho trovato orientamenti di scelta universali. Ritorno su di me e prendo consapevolmente e maturamente la decisione.

Qualche osservazione pratica:
Sappiamo come sia logico, e di fatto avvenga, sfociare in una qualche decisione sia personale o addirittura collettiva. Ma qui sappiamo anche come possa subentrare un pluralismo, o esplodere dei conflitti, o forse una certa incapacità di trarre delle conclusioni, oppure affiorino pericoli di integrismo (= deduzione dalla pagina biblica di comportamenti immediati). Ricordiamo:
a) Bisogna credere e aiutare a credere che lo Spirito del Signore agisce nel cristiano perché sia buona la sua scelta; anzi dallo Spirito proviene una certa pluralità di interpretazioni, di accenti, ed anche lo stato di conflitto di idee non contraddice alla sua presenza. Semmai la composizione si fa a livello di carità, rispettando contemporaneamente il travaglio delle persone. Se il nostro incontro con la Bibbia non portasse un travaglio, non creasse sconvolgimento, disagio in qualche modo, vuol dire che allora stiamo dormendoci sopra.
b) Ma allorché si tratta di valutare situazioni storiche, umane, diventa necessario documentarsi sulla realtà del problema, vedere quali siano le soluzioni che la ragione prospetta, quali i motivi profondi di un certo fenomeno (la decadenza morale del nostro tempo, o la crisi economica, o lo stesso problema dell'aborto, o le multinazionali, o la crisi della confessione...).
Niente è più insensato che una frettolosa valutazione: ci si illude sulla realtà la quale è invece diversa da quanto noi pensiamo; ci si illude sulla soluzione che non può essere pertinente, si generano o delle fughe nel fideismo, nell'isolazionismo dello pseudocarismatismo, o dei conflitti pericolosi con i dati scientifici, trascurando quella parola di Dio che è la ragione (le scienze dell'uomo). Siamo onesti: parliamo e giudichiamo dei problemi con una intensità proporzionata alla nostra competenza. Epperò ricordiamo di essere chiamati ad essere sempre più competenti!
P. Grelot annota saggiamente: «Possiamo porre alla Bibbia qualsiasi interrogativo, purché si colleghi alla condizione concreta dell'uomo e al senso ultimo della sua esistenza (= problema reale, sentito da cogliere e risolvere nella su radicalità). Ma non bisogna ingannarsi sul tipo di risposta che si ha il diritto di attendere. Non bisogna aspettarsi di trovare dalla Bibbia la soluzione tecnica dei problemi concreti che l'umanità solleva e risolleva continuamente per organizzarsi nella vita presente e lottare contro i mali di cui soffre. Quando questi problemi riguardano direttamente l'etica, è certo che la rivelazione biblica proietta su di essi una luce definitiva, senza risolvere per questo i casi di coscienza che le situazioni pratiche fanno sorgere in gran numero... Non possiamo aspettare che essa li risolva direttamente perché, su tutti questi punti, Dio ha dato all'uomo una ragione perché se ne serva e trovi soluzioni pratiche ai problemi sollevati dalla sua vita nel mondo. Ma dobbiamo cercare in essa una luce indiretta perché le soluzioni da scoprire rispettino le esigenze etiche legate alla condizione spirituale dell'uomo... Si rivela dunque necessario un lavoro di riflessione e tutti i cristiani vi sono invitati secondo il loro stato e le loro capacità: è un'esigenza essenziale della loro fede».

5. OSSERVAZIONI CONCLUSIVE CIRCA IL METODO

Per il mistero «divino-umano» dell'attualizzazione (= imprevedibilità legata sia alla grazia che alla libertà), è legittimo ed inevitabile un pluralismo sia di forme di approccio, sia di mezzi e di tecniche impiegabili. Ed anche l'ampiezza ed intensità del processo di attualizzazione agli effetti di un'assimilazione vitale della Parola, è assai variabile.
- Avremo quindi forme più immediate di semplice contatto, altre volte sarà sufficiente la sola lettura; viceversa potrà imporsi una ricerca faticosa, un dibattito; il comunicarsi reciprocamente i punti di vista sarà sempre efficace; il silenzio di riflessione potrà più di una volta essere il momento decisivo...
- È però altrettanto vero che in una data situazione bisogna saper scegliere ciò che è adatto (non basta una formula qualunque!), e che certi «ingredienti» hanno ormai una indubbia efficacia: una qualche sensibilizzazione sul problema umano implicato, lo stile del dialogo, la presa di parola, il clima di amicizia, il silenzio e preghiera.

NOTE

[1] Per un confronto utile, vedi i modelli realizzati in Giovani e la Bibbia, LDC Torino-Leumann 1974 (Esodo, Marco, Atti ) stimolante è il fascicoletto di R. Fabris, Temi per gruppi biblici, Cittadella, Assisi 1976; ancora di Fabris, Tracce per gruppi biblici, in Atti degli Apostoli, Borla, Roma 1977.