Una lettura dei Lineamenta in ottica giovanile

Cesare Bissoli

(NPG 2011-07-11)


Premessa

Convocata dal Papa, dal 7 al 28 ottobre 2012 si radunerà in Vaticano la XIII Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei Vescovi, per riflettere sul tema «Nova evangelizatio ad christianam fidem tradendam - La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana».
Il tema è di quelli che esprimono – in una parola pregnante – l’identità e la missione della Chiesa (evangelizzazione), collocata dentro il tempo storico (il kairòs) che stiamo vivendo (nuova): il che significa i nuovi contesti socioculturali, le nuove situazioni delle persone che si accostano al Cristianesimo o perché provenienti da altre confessioni o perché non (più) cristianamente socializzati.
Come si sa, molti giovani con cui la nostre pastorali giovanili entrano in contatto rientrano in quest’ultima categoria, e in ogni caso hanno bisogno di rimettere al centro del loro rapporto con la propria ricerca e l’accostamento alla Chiesa, una riscoperta piena della fede, così come suscitata dall’incontro con il Vangelo di Gesù e la testimonianza della comunità dei cristiani.
Sappiamo che il tema della nuova evangelizzazione entra di diritto e con forza nel cuore stesso delle attenzioni pastorali verso i giovani, perché la PG possa ritrovare la via corretta per riappropriarsi dell’essenziale della vita cristiana.
Proponiamo dunque ai nostri lettori un iniziale accostamento ai temi del prossimo Sinodo (che sfoceranno in un nuovo documento, che sarà pregnante denso importante come quello proposto da Paolo VI al termine della III Assemblea del Sinodo (Evangelii Nuntiandi), e che potrà rinnovare il nostro stesso modo di pensare la pastorale giovanile.
Sappiamo che i Lineamenta di un Sinodo non sono ancora l’Instrumentum laboris e tanto meno le Proposizioni finali o l’Esortazione finale: ma di certo offrono la riflessione della chiesa in tutte le sue componenti geografiche e culturali, uno status quaestionis in cui è riflesso anche il modo proprio dei giovani di essere cristiani e sentire la presenza del Vangelo nella loro vita.
Va subito ricordato il genere letterario di questi Li­neamenta (LN) che il Segretario Generale dl Sinodo, Mons. N. Eterovic, nella Prefazione definisce «un‘importante tappa della preparazione dell’assise sinodale». Più specificamente il documento ha il compito di proporre quella che possiamo definire l’ipotesi ufficiale del prossimo Sinodo, articolata in una Introduzione più tre capitoli e una conclusione, per 25 paragrafi (4+6+7+5+3), da cui sono ricavate 74 domande capitolo per capitolo.

UNO SGUARDO D'INSIEME

Queste domande formano l’obiettivo e dunque la ragion d’essere dei LN. Esse sono indirizzate alle Conferenze Episcopali della Chiesa Cattolica e ad altri organi rappresentativi.
Esse sono sostanzialmente orientate a suscitare un libero confronto che serve sia di auto-verifica e insieme a proporre ulteriori punti di vista e tematiche da mettere nell’ordine del giorno del Sinodo. Tali domande, pur non sempre facili da rispondere, né talora così aderenti all’esperienza, toccano però veri problemi inerenti all’argomento della Nuova Evangelizzazione (NE). Con le risposte, attese per novembre 2011, viene redatto lo Instrumentum Laboris (primavera 2012). Esso sarà il testo per l’uso diretto nell’Assemblea sinodale. Dal Sinodo, come è noto, saranno confezionate una cinquantina circa di Proposizioni. Di esse si avvarrà il Papa per una Esortazione Apostolica successiva.
I LN sono dunque un input, non di più, ma con una loro funzione strategica nel farsi del Sinodo, anzi possono contenere degli elementi di valore da non perdere di vista, anche se non fossero recepiti nei documenti successivi. Ad ogni modo appartengono alla documentazione ufficiale del Sinodo.
Ritengo che lo scopo euristico o di raccolta-dati che si propongono, possa essere accolto dalle comunità ecclesiali (diocesane, parrocchiali), istituti religiosi, associazioni e movimenti, per realizzare al proprio interno una seria valutazione sul tema scelto, contribuendo così fin da subito alla crescita della coscienza, della responsabilità e del coraggio della Chiesa in un ambito di così vitale e immediata urgenza per la comunicazione della fede oggi.
Il tema infatti possiede un titolo quanto mai limpido e netto: La nuova evangelizzazione per la trasmissione della fede cristiana. Sono riscontrabili tre motivi di fondo: la fede cristiana chiede di sua natura di essere trasmessa, trattandosi della salvezza dell’uomo; lo strumento adeguato oggi si chiama nuova evangelizzazione; soggetto responsabile è la Chiesa.
Non è difficile notare il legame stretto con documenti conciliari (Nostra Aetate) e con Sinodi precedenti, legame debitamente ricordato nella Prefazione. In particolare sono citati il Sinodo del 1974 da cui è provenuta quella perla di Esortazione che è la Evangelii Nuntiandi (1975) di Paolo VI, documento oggi ricordato quasi con nostalgia, molto citato in LN, che da esso ricava in certo modo l’ispirazione di fondo; successivamente viene nominato il Sinodo del 1977 con l’Esortazione Catechesi Tradendae (1979) di Giovanni Paolo II e finalmente il Direttorio Generale per la Catechesi (1997), che fa da intelligente collettore dei primi due documenti e di altri documenti magisteriali. Si aggiungano molteplici riferimenti al magistero di Benedetto XVI. Tutto ciò significa che l’argomento si situa nel flusso della vita della Chiesa, e dunque si tratta di un Sinodo che non celebra qualche scadenza significativa, ma che richiama, con una certa enfasi e qualche ripetitività, un’eredità essenziale permanente, come è il dono della fede cristiana, da riprendere e rilanciare con somma cura come fosse la prima volta, confermando ciò che funziona, correggendo ciò che è spurio e soprattutto aprendo la via ai tanti cercatori di Dio, destinatari ultimi della NE.
Nei LN viene anche menzionato il rapporto che mantengono con il Sinodo sulla Parola di Dio, da cui proviene Verbum Domini (VD). È proprio la Parola di Dio, fondamento della fede cristiana e sua «sinfonia» (VD 7), che chiede di essere trasmessa agli uomini del nostro tempo. Per questo abbondanti sono le citazioni attinte dalla Bibbia (oltre cinquanta). Ebbene, di questa trasmissione vitale, la NE ne è la mediazione più efficace.

La struttura

Su questo sfondo, giova lanciare un sguardo globale sui contenuti toccati e la logica che li lega. In ciò ci aiuta la chiarezza dei titoli delle diverse parti:
– l’Introduzione propone le motivazioni per una NE: l’urgenza, il dovere, l’esigenza di un processo per discernimento, lo stretto contatto con il mondo di oggi;
– il primo capitolo (Tempo di NE) ha il merito di mettere in evidenza il significato di NE, gli scenari in cui è chiamata ad operare, come ne viene interpellato il cristiano e come all’intera Chiesa sono richiesti nuovi modi di essere, riconoscendo i livelli diversi di trasmissione della fede;
– il secondo capitolo (Proclamare il Vangelo di Gesù Cristo) richiama la sostanza dell’impegno: cosa trasmettere (la Parola di Dio, Gesù Cristo), chi trasmette (la Chiesa universale e le comunità locali), le modalità di trasmissione (la pedagogia della fede, lo stile del rendere ragione, i frutti);
– il terzo capitolo (Iniziare all’esperienza cristiana) punta alle vie operative. La categoria dell’iniziazione sta al centro. Sono indicate pratiche confacenti: il primo annuncio, l’educazione mossa dalla fede, la realizzazione di una nuova antropologia. Conclude il richiamo alle qualità dell’operatore: deve poter essere un evangelizzatore ed educatore, che realizza il suo compito come testimone;
– la Conclusione legge la NE come evento di pentecoste, propone una visione sicura della Chiesa di oggi e di domani, assicura la gioia di evangelizzare intendendola sigillo di autenticità.

PUNTI PASTORALMENTE PIÙ SIGNIFICATIVI

LN non intende porsi come magistero catechistico diretto, non è il suo scopo, ma offre degli elementi che toccano utilmente il servizio di catechesi nel senso più ampio. Portano a riflettere su un compito, la trasmissione della fede, di cui avvertiamo, in modo sensibile, la necessità e la difficoltà insieme. In questo modo viene gettata luce sul senso corretto da dare a NE, pur dovendo riconoscere una certa fluttuazione nella sua precisa identità. Vengono alla luce i diversi nuclei della proposta: trasmettere la fede cristiana è ciò che conta come primo in assoluto; l’identità della Chiesa è chiaramente missionaria; la NE è la forma pertinente dell’annuncio del Vangelo per chi vive nell’attuale contesto culturale, segnatamente nel mondo di tradizione cristiana, per quanti ne abbiano perduto il senso; il processo è guidato dal metodo del discernimento, non dalla contrapposizione manichea né dall’assunzione superficiale dell’esistente; alla luce della NE va compresa l’indispensabile componente educativa; la mediazione comunicativa (catechistica) ha il suo spazio privilegiato all’interno dell’iniziazione cristiana; la gioia è segno verace di credibilità. Vi è anche un certo interesse nel confronto del mondo giovanile. Sarà specifico oggetto nella terza parte.

Il compito della Chiesa di trasmissione della fede

La trasmissione della fede, intesa come «proclamare il Vangelo di Gesù Cristo» a tutti gli uomini, è al centro dei LN, occupa di sé tutto il secondo capitolo, per affermarne la necessità e il valore (il mandato missionario a conclusione dei Vangeli, ampiamente citato, l’attesta con assoluta chiarezza) e per indicare la via pratica di attuazione.
Merita raccogliere ciò che viene detto su tale trasmissione. In termini semplici, «trasmettere la fede significa creare in ogni luogo e in ogni tempo le condizioni per l’incontro e la comunione con Cristo» (n. 11), grazie al quale si partecipa al mistero trinitario. Ciò richiede di creare una «struttura di trasmissione» «per una fede pensata, celebrata, vissuta e pregata: ciò significa inserire nella vita della Chiesa» (n. 11). È richiamato esplicitamente il percorso del Catechismo della Chiesa Cattolica (n. 11).
Dallo scopo si passa al soggetto agente: la Chiesa. Essa «esiste per evangelizzare» (n. 2). È la forte affermazione di Paolo VI in EN, nn. 13-14. Che aggiunge: «Evangelizzare tutti gli uomini costituisce la missione essenziale della Chiesa. Evangelizzare è la grazia e la vocazione propria della Chiesa». Qui si esprime la profonda qualità ecclesiale di NE, con un accento diciamo pure vibrante.
– Intorno a questo compito di garantire una sicura identità della Chiesa, e dunque della sua ragion d’essere e fecondità davanti a Dio e davanti agli uomini, si radunano decine di affermazioni. Poggiano su un triplice supporto:
* alla base sta lo stesso Vangelo con il preciso mandato missionario o di evangelizzazione da parte di Gesù (Mc 16,15; Mt 28,19-20; Atti 1,8), ripreso, meditato e praticato in particolare di Paolo, citato in testa all’intero fascicolo dei LN (Rom 10,20 e poi 10,14);
* quanto mai eloquente è la storia dell’evangelizzazione «che ci consegna pagine straordinarie per coraggio, dedizione, audacia, intuizione e ragione» (n. 2), con il richiamo a «eccellenti esempi…: san Paolo, san Patrizio, san Bonifacio, san Fran­cesco Saverio, i santi Cirillo e Me­todio, san Turibio da Mongrejo, san Damiano de Veuster, la beata Madre Teresa di Calcutta» (n. 22);
* netto è l’appoggio del magistero, dal Vaticano II (Ad Gentes) in avanti, con l’intervento già citato dei Papi.
– Non manca l’invito ad un serio esame di coscienza della Chiesa in se stessa per valutare se la sua vocazione missionaria evangelizzatrice, in concreto la trasmissione della fede, l’ha vissuta autenticamente operando « in forza del suo essere e del suo vivere», oppure ha indugiato nella ricerca di strategie o concentrando l’attenzione sui destinatari. Di qui un monito severo:
«E forse così si può anche cogliere il fatto che il problema dell’infecondità dell’evangelizzazione oggi, della catechesi nei tempi moderni, è un problema ecclesiologico, che riguarda la capacità o meno della Chiesa di configurarsi come reale comunità, come vera fraternità, come corpo e non come macchina o azienda» (n. 2).
– Successivamente questo forte richiamo alla Chiesa come soggetto capace e responsabile di evangelizzazione si traduce in determinate operazioni circa la metodologia: l’ascolto della situazione («scenari»), la riflessione, il discernimento, l’invenzione di «nuovi modi di essere Chiesa» (n 9), la forza generativa della testimonianza (n. 12, 22), la partecipazione attiva delle chiese locali come garanzia di un realistico risultato di NE su tutta la faccia del pianeta (n. 15). È il capitolo secondo che tratta in particolare di questo stretto connubio di Chiesa e NE.

La Nuova Evangelizzazione

Finalmente viene da parlare della Nuova Evangelizzazione. LN lo fa presentandola con enfasi, come un vero kairòs provvidenziale per trasmettere la fede oggi, oggi inteso come inizio del terzo millennio. Il capitolo primo di LN fa portavoce.
Si avverte però anche la difficoltà di una spiegazione rispetto agli abituali, classici termini di evangelizzazione e catechesi (n. 5). Di fatto vediamo in LN diverse formulazioni di NE (ne abbiamo contato una decina), la cui somma alla fine offrono il senso globale di essa.
Possiamo ricavare i seguenti tratti:
– si tratta sempre di continuare a dire il Vangelo, a trasmettere la fede della Chiesa, insomma a fare evangelizzazione con le diverse vie dal primo annuncio alla catechesi. Sarebbe una grave deformazione pensare per NE chissà quale altro cammino separato. Chi parla di NE deve pensare anzitutto evangelizzazione nel senso della tradizione della Chiesa, rilanciata vigorosamente da Evangelii Nuntiandi di Paolo VI;
– la novità sta nel «coraggio di osare sentieri nuovi di fronte alle mutate condizioni dentro le quali la Chiesa è chiamata a vivere oggi l’annuncio del Vangelo», con le qualità che per primo espresse Giovanni Paolo II negli anni ’80 parlandone ai Vescovi dell’America Latina»: Evan­geliz­zazione nuova nel suo ardore, nei suoi metodi, nelle sue espressioni» (n. 5). Giovanni Paolo II ha poi ripreso il motivo di NE in altri documenti come Redemptoris missio (1990) e Christifideles laici (1989);
– la novità entro cui dire oggi il Vangelo viene descritto dai LN con un’interessante, aggiornata panoramica intitolata «gli scenari della nuova evangelizzazione» (n. 6). Sono: lo scenario culturale segnato profondamente dalla secolarizzazione, il fenomeno migratorio con l’avvento di un inedito e massiccio pluralismo culturale e religioso, l’impatto dei mezzi di comunicazione sociale, l’incidenza del fronte economico, lo straordinario sviluppo scientifico e tecnologico, lo scenario politico. Viene da dire che se la Parola di Dio è il necessario e permanente fermento nella pasta, non dimentichiamo lo spessore e varietà della pasta. NE non è dunque un termine accessorio, facilmente intercambiabile con altri (predicazione, annuncio, catechesi). Se NE richiama l’evangelizzazione di sempre, ebbene l’evangelizzazione di sempre, oggi (e ogni volta che viene concretamente collocata nel tempo), non può non intendersi che come NE.

Le incidenze

Varie sono le incidenze.
– La Chiesa ne viene fortemente impregnata: «Il termine NE indica l’esigenza di individuare nuove espressioni dell’evangelizzazione per essere Chiesa dentro i contesti sociali e culturali attuali così in mutamento… C’è bisogno di un lento lavoro di costruzione di un nuovo modello di essere Chiesa» (n. 9). Si voglia d’altra parte notare che NE è anzitutto «una missione da svolgere presso i credenti che si sono allontanati dalla fede o sono indifferenti» (R. Fisichella).
– La NE per la sua natura di «intercettare la questione Dio dentro i problemi dell’uomo» è chiamata a confrontarsi con il «ritorno del bisogno religioso e la domanda di spiritualità che a partire dalle giovani generazioni emerge con rinnovato vigore» e vede la partecipazione di associazioni, movimenti, nuove esperienze religiose (n. 8). Solo una NE corrisponde ad una spiritualità desiderata per oggi.
– «L’attenzione a persone che si ritengono agnostiche o atee» e la considerazione data al cosiddetto «cortile dei gentili» (n. 5), collocate negli ‘scenari’ sopra citati, pur non coincidendo per sé con NE, la configurano dotata di «un’attitudine, uno stile audace. È la capacità da parte del cristianesimo di saper leggere e decifrare i nuovi scenari che in questi ultimi decenni sono venuti creandosi dentro la storia degli uomini, per abitarli e trasformarli in luoghi di testimonianza e di annuncio del Vangelo» (n. 6).
– Essendo l’evangelizzazione un servizio delle persone secondo la loro concreta relazione con Dio, ha ragion d’essere la distinzione tra prima evangelizzazione o attività missionaria per i pagani, la cura pastorale cui appartiene la catechesi per i praticanti e la NE per gli ex-cristiani, i cercatori di Dio, tenendo però ben presente che i confini non sono nettamente definibili (n. 10) e continue sono le implicanze reciproche.
Dopo aver sottolineato la necessità di evangelizzare da parte della Chiesa e di farlo nel contesto reale (gli ‘scenari’), e dunque tramite una nuova evangelizzazione, merita mettere a fuoco una parola che ritorna nei LN è che serve a specificare meglio il metodo della NE e dell’evangelizzazione in generale: è il termine discernimento (n. 3). Esso nasce e interpreta una precisa situazione, il presente «momento storico ricco di cambiamenti e di tensioni, di perdita di equilibri e di punti di riferimento». Ebbene di fronte alla tentazione di una valutazione in bianco e nero, fatta di rapide condanne o immediate giustificazioni, LN sceglie la categoria della sfida, che significa segnalare con coraggio valori negativi, assumere quelli positivi e purificare e maturare il possibile potenziale di bene sparso ovunque. È un processo che si addice chiaramente alla NE, così immersa in scenari complessi. In quest’ottica «il processo di evangelizzazione si trasforma in un processo di discernimento: l’annuncio richiede che prima ci sia un momento di ascolto, comprensione, interpretazione» (n. 3). Ne sgorga un importante criterio – ripreso lungo tutti i LN – che fa parte intrinseca della NE: «Evangelizzare dentro il mondo di oggi, a partire dalle sue sfide» (n. 4). Nessun spazio né a vittimismi, condanne o scetticismi, né ad esaltazioni superficiali, ma sotto la guida dello Spirito e alla scuola del Signore Gesù «individuare quelle strade che Dio attraverso il suo Spirito sta costruendo per manifestarsi e farsi trovare dagli uomini» (n. 4).

La componente educativa

La NE va compresa e attuata alla luce della componente educativa.
– È un altro nucleo generatore che viene affermato dai LN nei termini di «pedagogia della fede» (n. 14). Essa viene considerata non teoricamente, ma nel vivo della duplice via della catechesi e del catecumenato. È stato obiettivo del Sinodo sulla catechesi del 1977 (Catechesi Tradendae), ripreso ampiamente dal Direttorio Generale per la catechesi (1997), per cui evangelizzare ed educare si sorreggono reciprocamente pur nella distinzione delle funzioni. La NE proprio a causa della sua full immersion nelle sfide dei diversi scenari dovrà avvalersi della componente pedagogica. A questo proposito quattro livelli sono toccati dai LN:
– la NE, chiamata a bene sceverare i bisogni e le risorse della persona, organizza un cammino di fede che sia adeguato e dotato di uno «stile della proclamazione» confacente. I LN si rifanno al celebre passo pietrino del «rispondere a chiunque vi domandi ragione della speranza che è in voi con dolcezza, rispetto, con una retta coscienza» (1Pt 3,15-16) (n. 16):
– l’intreccio del discorso su Dio con il discorso sull’uomo porta ad un preciso compito: «educare alla verità», diventato oggi una «emergenza educativa» (n. 20). Essendo coinvolto in particolare il mondo giovanile ne parliamo nel paragrafo successivo;
– lo scopo ultimo è inteso come ricostruzione di una «ecologia della persona umana» (Benedetto XVI), cioè un ridare all’uomo la identità integrale secondo la creazione e la redenzione. La fede cristiana contribuisce alla «comprensione del contenuto profondo delle esperienze fondamentali dell’uomo», la Chiesa vi svolge il suo impegno culturale ed educativo individuando le «sfide, le energie e le strategie da adottare per garantire il futuro non soltanto della Chiesa, ma dell’uomo e dell’umanità». «Sono sicuramente impegni della NE portare positivamente la questione su Dio e l’esperienza della fede cristiana dentro le questioni del tempo; aiutare questi spazi ad essere luoghi in cui formare delle persone libere e adulte, capaci a loro volta di portare la questione di Dio dentro la loro vita, nel lavoro, nella famiglia» (n. 21);
– capaci di NE sono coloro che svolgono la funzione educante nel processo di evangelizzazione, essendo contemporaneamente dei testimoni (n. 22).
Infine i LN per un Sinodo che vuole essere operativo, portano l’attenzione sulla mediazione comunicativa della fede, collegando la sua efficace trasmissione con il processo di iniziazione cristiana (n. 18), che diventa perciò non solo un metodo privilegiato, ma un orizzonte entro cui comprendere l’evangelizzazione nelle sue varie articolazioni: primo annuncio, catechesi, catecumenato. Si avverte il riferimento esplicito al Direttorio Generale per la Catechesi. In questa parte dei LN, la NE non è quasi mai citata, ma vi appare la sua esigenza nel fatto di dover ri-attuare la pratica di annuncio per persone che l’hanno dimenticato e che ora vivono nel contesto complesso che gli scenari hanno evocato. Si può dire che in ogni momento in cui si afferma il cammino di evangelizzazione nell’ambito della cristianità, se la si vuole significativa e incisiva, si profila come NE.

QUALE INCIDENZA PER LA PASTORALE GIOVANILE

Salvo in un passo (n. 13), i LN non propongono una esplicita, articolata riflessione sul mondo giovanile. Nei questionari a fine capitolo una sola volta ci si riferisce ai giovani, quando si chiede alle Chiese una verifica sulla risposta che esse danno alla «domanda di esperienza spirituale che attraversa anche le giovani generazioni» (c. II, 3). E per altri aspetti mancavano forse le domande?
Ciò dispiace essendo il mondo giovanile oggetto-soggetto diretto e determinante la trasmissione della fede. In ogni caso le «giovani generazioni» sono almeno nominate più volte lungo tutto il documento (cf nn. 2,3,8,13,18,20,21). Si potrebbe benevolmente pensare che la figura giovanile è così necessaria da essere taciuta perché è ritenuta scontata la presenza. Come si dice di un libro, essi sono i destinatari impliciti.
Esplicitiamo qui tale presenza partendo dal primo dato da acquisire: la cura richiesta per una evangelizzazione della gioventù oggi va svolta nel quadro globale del processo di trasmissione della fede descritta dai LN; fa seguito il secondo dato, secondo cui nella trasmissione della fede anche per i giovani vale il processo di NE; terzo dato, occorre mettere in atto la componente educativa; quarto dato, vi sono dei quadri istituzionali a titolo diverso, come il cammino di iniziazione cristiana e lo spazio formativo della scuola, che vanno considerate agenzie coinvolgenti direttamente il pianeta giovani; rispetto ai quali, come quinto dato, va considerata la necessità assoluta di «evangelizzatori ed educatori perché testimoni». Vi è un sesto dato conclusivo che diremo alla fine. Ora proponiamo una parola per ciascun punto.

La trasmissione della fede ai giovani

Evangelizzare è sempre un dono e un compito che qualifica la stessa identità della Chiesa: «Essa esiste per evangelizzare» (Paolo VI). Singolare, ma fondato, è l’appunto che i LN rivolgono alla Chiesa sulla qualità della sua evangelizzazione, criticata per avere posto più attenzione ai destinatari, «per esempio i giovani», che «non su di sé, sul suo modo di essere e di vivere secondo il Vangelo» (n. 2). Vi si può intravvedere una velata critica ad una evangelizzazione giovanile troppo antropologicamente orientata o eccessivamente funzionale come potrebbe essere una non ben guidata Giornata Mondiale della Gioventù?
Ma quello che maggiormente interessa è quel punto in cui i LN, richiamando il Sinodo sulla Parola di Dio, esplicitamente menzionano che «i Padri sinodali hanno riservato un’attenzione particolare all’annuncio della Parola alle nuove generazioni». Viene riportata la sostanza della Proposizione 104 in cui si legge: «Nei giovani spesso troviamo una spontanea apertura all’ascolto della Parola di Dio e un sincero desiderio di conoscere Gesù. […] Questa attenzione al mondo giovanile implica il coraggio di un annuncio chiaro; dobbiamo aiutare i giovani ad acquistare confidenza e familiarità con la sacra Scrittura, perché sia come una bussola che indica la strada da seguire. Per questo, essi hanno bisogno di testimoni e di maestri, che camminino con loro e li guidino ad amare e a comunicare a loro volta il Vangelo soprattutto ai loro coetanei, diventando essi stessi autentici e credibili annunciatori».
Facendo sintesi dei passi espliciti e impliciti sull’evangelizzazione giovanile, va recepito il triplice compito espresso nel c. I di LN:
– «ll dovere di evangelizzare» le giovani generazioni è da intendersi come obbligo di coscienza radicale che sgorga direttamente da Gesù Cristo e impegna la stessa natura della Chiesa (n. 2);
– secondo compito, l’evangelizzazione, anche giovanile, va realizzata nella consapevolezza che «ci troviamo a vivere un momento storico ricco di cambiamenti e di tensioni, di perdita di equilibri e di punti di riferimento… rendendo sempre più difficile la condivisione di valori su cui costruire il futuro delle nuove generazioni» (n.3);
– terzo compito, va accolto e valorizzato il buon tracciato dei Padri sinodali: far conoscere Gesù Cristo, coraggio dell’annuncio, promuovere familiarità con la Bibbia, intesa come bussola, necessità di maestri e testimoni che facciano cammino con il giovane, abilitare i giovani a diventare portatori di vangelo.

Attuando il processo della Nuova Evangelizzazione

Ciò comporta anche per il mondo giovanile il processo di Nuova Evangelizzazione sopra delineato. Significa la consapevolezza di valorizzare tre indicatori:
– si tratta di fare evangelizzazione entro ’scenari’ ineludibili (n. 6). Li abbiamo nominati, possiamo ora dire che investano impetuosamente proprio i giovani. Richiamiamo per il nostro oggetto di riflessione, segnatamente lo scenario culturale, in cui si intrecciamo, si scontrano, si fanno visibili tendenze di secolarizzazione estrema, di stili di vita egocentrici e consumisti, assieme ad una ricerca religiosa che ha dello stupefacente e del promettente;
– in questi scenari va fatta opera di discernimento (n. 3). La categorizzazione dell’elemento giovanile in buoni e cattivi, in vicini e lontani è quanto mai fragile e deformante. L’evangelizzazione deve farsi nuova perché guarda la realtà giovanile ispirata dall’apriori che Dio in Gesù Cristo vuol bene ad ogni giovane, un per uno, perché è tale, e per il potenziale positivo (i talenti) che può sviluppare a bene suo e della società. Il discernimento richiesto è guidato dallo Spirito Santo su sollecitazione dell’analisi sociale e mira meno a constatare quanto a cambiare la vita realizzando l’umanesimo del Vangelo;
– i LN qualificano la NE come offerta di spiritualità perché di questa vi è domanda. Ebbene, a questo punto appare specificamente il richiamo al mondo giovanile con queste chiare affermazioni: lo « forzo di portare la questione di Dio dentro i problemi dell’uomo intercetta oggi il ritorno del bisogno religioso e la domanda di spiritualità che a partire dalla giovani generazioni emerge con rinnovato vigore… I grandi raduni mondiali della gioventù, i pellegrinaggi verso luoghi di devozione antichi e nuovi, la primavera dei movimenti e delle aggregazioni ecclesiali sono il segno visibile di un senso religioso che non si è spento. La NE in questo contesto chiede alla Chiesa di sapere discernere il segni dello Spirito all’opera, indirizzandone ed educandone le espressioni, in vista di una fede adulta e consapevole» (n. 8). Viene evidenziato un processo che mira a far provare al mondo dei giovani non (sol)tanto gratificanti esperienze religiose, ma li porta a ritrovare il «senso religioso» della vita, «la questione di Dio dentro i problemi dell’uomo», consapevoli di andare incontro a reali attese giovanili. Fin qui i LN. Si tratta di farne una verifica

Mettendo in atto la componente educativa

Una componente intrinseca che sostiene la trasmissione della fede grazie alla NE è l’educazione (n. 14 ss), tanto più, viene da dire, in ambito giovanile. I LN danno subito corpo a questa istanza pedagogica vedendola incarnata nella catechesi e nel catecumenato, appellandosi a quanto dice su questo argomento il Direttorio Generale per la catechesi, qui ampiamente citato. Non vi sono particolari novità rispetto a quanto detto altrove, ad esempio nella Lettera di Benedetto XVI sull’emergenza educativa, od anche rispetto a quanto si dice su questo tema nei recenti Orientamenti Pastorali della CEI. Si può fare – e di fatto lo facciamo – un duplice richiamo su questo aspetto, in quanto i LN vi battono il tasto:
– merita attenzione il richiamo allo stile dell’annuncio evangelico, perché lo sentiamo così necessario e insieme gradito al mondo dei giovani: arrivare ad una scelta di fede saper rendere ragione della scelta fatta secondo 1Pt 3,15s (n. 16);
– proprio appellandosi al compito della Chiesa di «iniziare alla fede», i LN vi collegano strettamente «educare alla verità» (n. 20. A questo proposito, per ben quattro volte, sono nominati i giovani (n. 20) in termini piuttosto di denuncia, il cui contrario deve entrare in pastorale giovanile. Ecco un triplice lamento:
* «si fa sempre più fatica a trasmettere alle nuove generazioni i valori-base dell’esistenza e di un retto comportamento. E questa fatica la vivono i genitori, che vedono ridotta sempre di più la loro capacità di influsso nel processo educativo, ma anche le agenzie educative deputate a questo compito, a partire dalla scuola»;
* «in un simile contesto come sarebbe possibile proporre ai più giovani e trasmettere di generazione in generazione qualcosa di valido e di certo, delle regole di vita, un autentico significato e convincenti obiettivi per l’esistenza umana, sia come persone sia come comunità? Perciò l’educazione tende ampiamente a ridursi alla trasmissione di determinate abilità, o capacità di fare, mentre si cerca di appagare il desiderio di felicità delle nuove generazioni colmandole di oggetti di consumo e di gratificazioni effimere»;
* «qui sta l’emergenza educativa: non siamo più capaci di offrire ai giovani, alle nuove generazioni, quanto è nostro compito trasmettere loro. Noi siamo debitori nei loro confronti anche dei veri valori che danno fondamento alla vita. Finisce così disatteso e dimenticato lo scopo essenziale dell’educazione, che è la formazione della persona per renderla capace di vivere in pienezza e di dare il proprio contributo al bene della comunità».

In connessione con l’iniziazione cristiana

Propendiamo di assumere, come quarto dato inerente alla NE dei giovani, la già ricordata connessone di questa con il processo di iniziazione cristiana (n. 18). In verità tale processo oggi nell’abituale impostazione è fatto oggetto di studio per i bambini e per gli adulti che si fanno cristiani. Ma è proprio qui che dovrebbe innestarsi l’attenzione ai giovani, citati espressamente e correttamente come adolescenti (n. 18). Questi infatti dovrebbero manifestare di essere il frutto pregiato e promettente dell’iniziazione cristiana. Purtroppo così non avviene, arrivando al paradosso che proprio nel giorno che sono iniziati con i sacramenti dell’eucaristia e della cresima, tanti di loro (la maggior parte?) abbandonano la pratica della fede. Ecco una prospettiva di evangelizzazione dei giovani da far rifiorire: l’iniziazione cristiana va fatta su loro misura come Dio vuole, superando «comportamenti inerziali, semplice ripetizione di azioni stereotipate» (n. 18), in particolare ridando «contenuto ed energia a quella dimensione mistagogica dei percorsi di iniziazione, senza la quale quegli stessi itinerari risulterebbero privi di un ingrediente essenziale del processo di generazione alla fede» (n. 18). Vuol dire continuare il cammino iniziatico con l’approfondimento dei misteri ricevuti (mistagogia). È proprio ciò che si addice a degli adolescenti, ma viene scarsamente fatto. Qui la pastorale giovanile deve impegnarsi seriamente.

Con l’aiuto di autentici educatori

Come quinto dato emergente, proprio a riguardo delle giovani generazioni «cresce da più parti la domanda di un’educazione autentica e la riscoperta del bisogno di educatori che siano davvero tali. Una simile richiesta vede accomunati genitori (preoccupati e spesso angosciati per il futuro dei propri figli), insegnanti (che vivono la triste esperienza del degrado della scuola), la stessa società, che vede minate le basi stesse della convivenza» (n. 20). È così sentita questa esigenza, che l’ultimo paragrafo del terzo capitolo dei LN è dedicato agli adulti perché siano ad un tempo «evangelizzatori ed educatori perché testimoni» (n. 22). Si avverte un tono sofferto e pressante:
«Qualsiasi progetto di ‘nuova evangelizzazione’, qualsiasi progetto di annuncio e di trasmissione della fede non può prescindere da questa necessità: avere uomini e donne che con la loro condotta di vita danno forza all’impegno evangelizzatore che vivono. È proprio questa loro esemplarità il valore aggiunto che conferma la verità della loro dedizione, del contenuto di quanto insegnano e di ciò che chiedono di vivere» (n. 22).
È tirata in ballo la famiglia, la scuola, la Chiesa. Ma i giovani stessi – come è ben noto – si aprono al dialogo e danno fiducia a chi vive ciò che intende annunciare, e annuncia la sua esperienza secondo una relazione accogliente e rispettosa.
A questo proposito riteniamo illuminante, per una evangelizzazione giovanile, insistere sull’esigenza di uno stile che riguarda la relazione degli adulti verso le nuove generazioni e insieme si pone a scopo della educazione di queste per raggiungere felicemente l’età adulta:
«È questo lo stile che il mondo ha diritto di trovare nella Chiesa, nelle comunità cristiane, secondo la logica della nostra fede. Uno stile comunitario e personale; uno stile che interpella alla verifica le comunità nel loro insieme ma anche ogni singolo battezzato, come ci ricorda Papa ‘accanto alla proclamazione fatta in forma generale del Vangelo, l’altra forma della sua trasmissione, da persona a persona, resta valida e importante. [...] Non dovrebbe accadere che l’urgenza di annunziare la buona novella a masse di uomini facesse dimenticare questa forma di annuncio mediante la quale la coscienza personale di un uomo è raggiunta, toccata da una parola del tutto straordinaria che egli riceve da un altro’» (n. 16)

CONCLUSIONE

L’esame portato ai LN mirava ad un triplice scopo:
– indicare la loro ragion d’essere e dunque le linee del loro contenuto: trasmettere la fede o evangelizzare come dono e compito intrinseco all’identità stessa della Chiesa;
– illustrare cosa comporta che tale trasmissione avvenga come NE. Una prima risposta semplicissima è: evangelizzare nel contesto reale di vita delle persone. In termini elaborati, gli stessi LN presentano questa sintesi eccellente: «Nuova evangelizzazione non significa un «nuovo Vangelo», perché «Gesù Cristo è lo stesso ieri oggi e sempre» (Eb 13, 8). Nuova evangelizzazione vuol dire: una risposta adeguata ai segni dei tempi, ai bisogni degli uomini e dei popoli di oggi, ai nuovi scenari che disegnano la cultura attraverso la quale raccontiamo le nostre identità e cerchiamo il senso delle nostre esistenze. Nuova evangelizzazione significa perciò promozione di una cultura più profondamente radicata nel Vangelo; vuol dire scoprire l’uomo nuovo che è in noi grazie allo Spirito donatoci da Gesù Cristo e dal Padre» (n. 23). Rimane da precisare meglio chi sono i destinatari ‘più specifici’ della NE. Mons R. Fisichella, nominato presidente responsabile del Pontificio Consiglio per la promozione della NE, la riferisce direttamente a quanti già cristiani intendono ritrovare e rafforzare la fede. I LN non lo dicono, ma certamente lo includono;
– ulteriore scopo della ricerca era fissare la ricaduta in un accostamento alle giovani generazioni. Sostan­zial­mente si tratta di applicare questa NE nelle sue implicanze, segnatamente in relazione al loro contesto culturale così lontano da stereotipi tradizionali eppure così potenzialmente attratto dalle risorse esistenziali del Vangelo, alla mediazione educativa e allo stile credibile e affidabile degli adulti che li incontrano.

La gioia di evangelizzare

Vi è il «sesto dato», nominato sopra che impatta in particolare con il mondo giovanile. Appare nell’ultimo paragrafo con il titolo espressivo «La gioia di evangelizzare» (n. 25). Quello della gioia è uno dei motivi carissimi a Benedetto XVI. Anche Verbum Domini termina con l’affermazione della gioia. La ragione profonda sta nel fatto che evangelizzare significa «comunicare il Logos della speranza», in quanto si annuncia «quel Dio che possiede un volto umano e che ci ha amati sino alla fine» (Benedetto XVI).
«Proprio l’assenza di questa consapevolezza genera deserto e sconforto. Tra gli ostacoli alla nuova evangelizzarne c’è proprio la mancanza di gioia e di speranza che simili situazioni creano e diffondono tra gli uomini del nostro tempo. Spesso questa mancanza di gioia e di speranza sono così forti da intaccare lo stesso tessuto delle nostre comunità cristiane. La nuova evangelizzazione si propone in questi contesti non come un dovere, un peso ulteriore da portare, ma come quel farmaco capace di ridare gioia e vita a realtà prigioniere delle proprie paure».
È un lamento che trova riscontro in particolare tra i giovani. Accogliamolo come invocazione alla scuola di San Giovanni Bosco, facendo proprie le ultime righe di LN:
«Possa il mondo del nostro tempo, che cerca ora nell’angoscia, ora nella speranza, ricevere la Buona Novella non da evangelizzatori tristi e scoraggiati, impazienti e ansiosi, ma da ministri del Vangelo, la cui vita irradi fervore, che abbiano per primi ricevuto in loro la gioia del Cristo, e accettino di mettere in gioco la propria vita affinché il Regno sia annunziato e la Chiesa sia impiantata nel cuore del mondo» (n. 25).