La buona notizia della libertà: scheda di lavoro

Inserito in NPG annata 2011.

 

Giuseppe Morante

(NPG 2011-03-41)


Premessa

Se per Sarte «l’uomo è una passione inutile» e la libertà consiste «nello scegliere di essere Dio», può ragionevolmente coesistere una tale contraddizione nella vita quotidiana di ciascuno di noi?
Se per Marx «i mondi urlano i loro canti di morte. E noi siamo scimmie di un Dio freddo», ci domandiamo se vale proprio la pena vivere e affannarsi tanto. Per che cosa?
Se per la mitologia la libertà consiste nello sfidare la divinità, si può verificare per l’uomo il più ingannevole degli assurdi: il fallimento più totale, l’autodistruzione. E allora?
Se il pensiero moderno arriva a concludere che «l’uomo, come uno zingaro, si trova ai margini dell’universo in cui deve vivere. Universo sordo alla sua musica, indifferente alle sue speranze, alle sue sofferenze, ai suoi crimini», allora la libertà non può che portare alla disperazione, al vuoto, al nulla.
In sintesi, la ricerca sull’essenza della libertà identificata in queste quattro teorie si dimostrano pessimistiche e negative dell’uomo stesso. L’autore conclude che «più che di sillogismi», la libertà «è una faccenda di cuore».
L’autore conclude con quattro «dunque» (vedi testo dell’articolo).
L’animatore si deve confrontare con queste domande conclusive che identificano alcuni filoni culturali che sono tanto distanti dal modo di riflettere di ragazzi, adolescenti e giovani, ma spesso molto vicini alla loro prassi esistenziale. Il confronto è difficile ma vale la pena affrontarlo.
In che modo? L’itinerario educativo può seguire le seguenti provocazioni.

1. ORGANIZZARE UN CONFRONTO CRITICO-RIFLESSIVO
(con la realtà personale e sociale del ragazzo e del suo ambiente)

Tenendo conto che le età della vita sono mutate, dal punto di vista personale bisogna tener conto dei seguenti dati di esperienza:
– la sete di conoscenza e le relazioni amicali caratterizzano la vita dei ragazzi. Tale situazione richiede di valorizzare la relazione amicale e la valenza affettiva in ambienti ricchi di umanità e positività;
– gli adolescenti passano da fasi esaltanti a fasi di scoraggiamento (insicurezza) e cercano l’amicizia, in una conquista spasmodica di autonomia (hanno bisogno di educatori pazienti e disponibili); e sono in una fase di progressiva scelta di libertà e responsabilità: solo nella vita di relazione possono maturare una propria coscienza morale;
– i giovani provano un profondo disagio davanti alla vita priva di valori e di ideali, e ciò provoca atteggiamenti di insoddisfazione e di solitudine ed una ricerca sfrenata della libertà, da cui partire per soddisfare la propria domanda di significato, di verità e di amore.
Considerando anche il punto di vista culturale e sociale bisogna mettere in bilancio che:
– i media sembrano assumono un’importanza notevole, come strumenti privilegiati non solo nel tempo libero ma anche come nuovi e centrali strumenti di relazione sociale, e più, in generale, come oggetti dal forte valore simbolico, spesso indispensabili perché ragazzi si sentano «al passo con i tempi» e «alla moda»; e questo li priva di un’autentica libertà interiore;
– l’uomo di oggi tende a giocare con l’esistenza, piuttosto che a giocarsi nell’esistenza, per cui vive in superficie ogni esperienza quotidiana senza riflettere sul significato della proprie azioni.
Volendo tutto, subito e senza fatica, sviliscono il significato dell’esistenza, hanno paura di ogni responsabilità e definitività di parola, moltiplicano i tentativi in direzione delle gratificazioni e dell’effimero. Il tutto, subito, a nessun costo è il trinomio che sintetizza una certa cultura giovanile, indotta dal mondo degli adulti, che viene schiavizzata dal consumismo;
– esiste una cultura dell’esteriore che si materializza nel culto del corpo: questo dio dorato e adorato viene regolato dai più con un grande pragmatismo di esteriorità, a scapito dei valori spirituali profondi;
– che vi è un’enorme crisi di percezione della verità diventata manipolabile, perché talmente influenzabile che può essere portata dove si vuole, pur sapendo che le giovani generazioni hanno una sete immensa di certezze dottrinali e di punti di riferimento etici cui appigliarsi;
– che una crisi analoga si riscontra sul versante della libertà, la quale viene definita quasi esclusivamente come libertà di essere libero da ogni impedimento fisico, psicologico o morale. Non avere più alcuna catena, non essere più vincolato da alcuna norma, di qualunque natura essa sia;
– che i giovani non hanno un sapere sistematico, e seguono lo zapping del modello televisivo, che ha finito per rappresentare l’attuale modalità di trasmissione del sapere. Ogni storia inoltre è frammentata per l’esigenza di inserire degli spot pubblicitari, il che spinge a cambiare continuamente canale, non potendo fissare l’attenzione sullo stesso tema dando all’esposizione televisiva un ritmo schizofrenico: un insieme di immagini senza nessuna coerenza; è la frantumazione della coscienza.

Per un confronto in gruppo

In questo primo paragrafo sono stati posti alcuni dati (ipotesi?) prima esistenziali e poi culturali.
Analizzare ogni singolo punto con la discussione, ripresa, conferma o disconferma, a partire dalla propria personale esperienza. Tutto questo c’entra con la libertà? Poi magari operare un dibattito con persone o sottogruppi che difendono posizioni opposte.

2. PROGETTARE UN ITINERARIO DI INSERIMENTO NELLA REALTÀ PERSONALE E SOCIALE

La prima e fondamentale proposta educativa, abbastanza ragionevole, è quella che consiste nell’introdurre la persona umana nella realtà della sua esperienza storica ed umana. Le domande da cui partire:
– Chi mi ha messo a questo mondo?
– Per comando e opera di chi mi sono dati questo luogo e questo tempo?
– Esso nutre e soddisfa quello che potremmo chiamare il desiderio fondamentale della nostra vita?
– Lo potremmo chiamare desiderio della realtà, desiderio di essere?
Chi ne ha voglia può leggere e commentare qualche passo del volume di Susanna Tamaro, Ascolta la mia voce, Rizzoli 2006. L’autrice riflette, a partire da queste domande, sul senso profondo della vita e della libertà umana.
La grande tradizione classica e cristiana indicavano questa visione della vita con una parola pressoché scomparsa dal nostro vocabolario: desiderio di beatitudine (termine ora quasi completamente svuotato nel suo equivoco «felicità»). Beatitudine è «pienezza di essere».
Perciò nel contesto culturale se­gnato dall’individualismo, dall’utilitarismo, dall’efficientismo e dal presentismo, l’edu­cazione alla libertà deve essere caratterizzata da:
– un aiuto a crescere nella responsabilità, nella solidarietà, nella ricerca condivisa del be­ne comune,
– nell’impegno di partecipazio­ne civile per la promozione e la tutela dei diritti umani di tutti e di uno sviluppo dal volto umano per tutti i popoli e per le generazioni venture;
– nel non limitarsi a trasmettere una serie di pur utili nozioni, ma impostare un processo lungo con una strategia preventiva efficace di difesa della dignità integra di ogni individuo.

Per un confronto in gruppo

Si possono riprendere le quattro domande citate per evidenziare le intuizioni/domande:
– la libertà riguarda solo me?
– come mi metto di fronte alla libertà degli altri?
– e se entriamo in conflitto, quali i criteri di soluzione?
– la libertà è tutto o no?
– che relazione c’è tra libertà e felicità? non solo la mia... ma anche quella degli altri.

3. OPERARE IL CONFRONTO E REALIZZARE L’INTERVENTO

Suggeriamo due iniziative operative.

3.1. La scoperta dei valori dell’uomo integrale (mente = intelligenza, volontà, coscienza; cuore = affettività, relazionalità, socialità; corpo = emotività, corporeità) attraverso esperienze ludiche (soprattutto con i preadolescenti).

Secondo l’Onu, giocare è un diritto almeno fino ai 18 anni. Il gioco è una delle attività che attraversa tutte le fasi e le età della vita di un individuo ed è riconosciuto come fondamentale per lo sviluppo totale dell’uomo, dall’infanzia alla morte. Purtroppo con l’avvicinarsi dell’adolescenza il gioco viene considerato troppo infantile; la società sembra aver messo da parte il gioco, mentre sembra tendere a pure e semplici attività.
Così facendo ci si priva di uno strumento veramente efficace per accompagnare i ragazzi nel loro processo di crescita, o magari non se ne sfruttano appieno tutte le valenze educative a livello cognitivo, affettivo e relazionale.
Il gioco deve restare il primo grande educatore, soprattutto per i ragazzi!
Per utilizzare il gioco come strumento educativo, l’educatore deve rispettarne le valenze importanti:
– il protagonismo: prevede la partecipazione attiva dei soggetti. Il gioco diventa partecipazione e si lega al muoversi insieme secondo regole: ragazzi e adolescenti imparano a cooperare per vincere, a far leva cioè sulle possibilità di tutti per raggiungere obiettivi comuni; inoltre imparano a convivere secondo delle regole, che vengono accolte, discusse, dominate… come nella vita vera;
– il divertimento/sorpresa: deve allontanarsi dalla banalità. Senza divertimento non c’è apprendimento che sia vero, sentito, attivo, vivace. Senza divertimento il gioco non ha gusto: non vale la pena giocarlo! Il divertimento è anche capacità di cogliere aspetti insoliti delle situazioni, di guardare la realtà con uno sguardo diverso, penetrante, trasversale; è la capacità di accendere la simpatia tra le persone, di avvicinarle;
– ambientazione: per ambientazione si intende l’argomento del gioco. Comunicare a ragazzi un argomento partendo con un gioco, o trattandolo con un gioco, permette di raggiungere più risultati che non solo parlando e spiegando.
Con queste premesse il gioco diventa uno strumento di autoeducazione, perché se usato con coscienza permette al ragazzo di crescere, attraverso la scoperta di nuovi saperi, ma anche di sperimentazione delle proprie capacità e dei propri limiti.
Con il gioco si può affrontare ogni argomento, anche quello del rapporto tra autorità e libertà; si possono trasmettere valori: dalla voglia di stare insieme, all’accettare le altre persone all’argomento più difficile e impensabile.
All’inizio il gioco può essere usato prevalentemente come gioco di socializzazione: si entra in relazione con l’altro a partire da regole che si chiede di condividere. La presenza delle regole permette l’incontro e la conoscenza dell’altro. Successivamente il gioco può raggiungere altri livelli, toccare altri argomenti che portano il ragazzo a fare nuove esperienze e a sperimentarsi come persona capace e autonoma; infine i ragazzi imparano giocando a sperimentarsi con la vita.
Il concetto di vivere la vita come un gioco significa essere protagonisti della propria storia umana e non semplice osservatore; significa portare i ragazzi a vivere le esperienze in prima persona. La vita è un «gioco» che dobbiamo «giocare» da protagonisti e responsabili.
A titolo di esempio si possono indicare i seguenti giochi (la cui esecuzione va ricercata nei manuali di animazione di gruppo).
– giochi dei ruoli;
– giochi del patteggiamento;
– portare a conclusione una scena iniziata…

3.2. La scoperta del valore dell’autonomia e della libertà, nel progetto personale di vita, specie per gli adolescenti e giovani.

Attraverso una ricerca e una riflessione sui messaggi delle «canzoni di libertà». L’educazione alla libertà ri­chiede istruzione, dialogo, senso critico, realismo, motivazione, di­scussione. Ma anche capacità creativa e senso dell’u­topia (cioè il gusto per gli ideali che si vogliono realiz­zare, anche se in modo limitato).
Occorre perciò esercizio, esperienza, tirocinio guidato, accompagnamento; occorre far pratica di libertà nel concreto della vita comune del proprio tempo, delle istituzioni, delle forze qui e ora disponibili.
Sarà necessario aiutare a tro­vare la discrepanza ottimale tra ideale e reale, ed imparare ad essere coraggiosi e prudenti allo stesso tempo, a toccar con mano possibi­lità e limiti personali e sociali. E saranno pure necessarie opportune e scadenzate forme di valutazione, di verifica e di super­visione interpersonale e (o anche) comuni­taria.
Per il confronto culturale, bisogna verificare quali stimoli vengono ai giovani da autori di canzoni che hanno come oggetto di riflessione la libertà, non solo nella storia recente. Indichiamo alcune piste di ricerca nel mondo del web.
Il Conformista, la Libertà… di Giorgio Gaber.
Libertà va cercando. Nel 1790, un frate fiorentino che preferì restare anonimo (come si confaceva alla veste che indossava) compilò, a mano, una Raccolta di canzoni popolari dalla quale risulta che al suo tempo era ancora in voga un canto di quasi due secoli prima (si ritiene che risalga ai primi del ‘600) che parlava di libertà. Un canto ironico, che fa ben cogliere quanto nell’animo della gente, anche in epoche molto lontane dalla nostra, la libertà dell’individuo fosse un tema assai sentito. Di questa introvabile canzone diede notizia, cantandola, Riccardo Marasco (cercare) folklorista e chansonnier fiorentino, nel suo oramai altrettanto introvabile volume/album Chi cerca trova (Edizioni Birba, Firenze 1977). Dal volume in questione trarre il testo di questa canzone (pagine 128-129).
Mia libertà di Claudio Baglioni.
Libertà di Fabrizio De André.
– Cliccare la frase «Libertà nelle canzoni» su un motore di ricerca e si troverà un abbondante materiale di riflessione sui testi storicamente significativi sulla libertà umana, espressa in tutte le sue dimensioni e che può diventare oggetto di confronto e di discussione sui parametri espressi precedentemente nella riflessioni introduttive, come nei quattro paragrafi dell’articolo.