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L’essere umano e la dimensione del mistero

 

Giovani cercatori di Dio /1

Francesca Moratti

(NPG 2008-01-40)


Là dove ci si trova

«Ai giovani che venivano da lui per la prima volta, Rabbi Bunam era solito raccontare la storia di Rabbi Eisik, figlio di Rabbi Jekel di Cracovia. Dopo anni e anni di dura miseria, che però non avevano scosso la sua fiducia in Dio, questi ricevette in sogno l’ordine di andare a Praga per cercare un tesoro sotto il ponte che conduce al palazzo reale. Quando il sogno si ripeté per la terza volta, Eisik si mise in cammino e raggiunse a piedi Praga. Ma il ponte era sorvegliato giorno e notte dalle sentinelle ed egli non ebbe il coraggio di scavare nel luogo indicato. Tuttavia tornava al ponte tutte le mattine, girandovi attorno fino a sera. Alla fine il capitano delle guardie, che aveva notato il suo andirivieni, gli si avvicinò e gli chiese amichevolmente se avesse perso qualcosa o se aspettasse qualcuno. Eisik gli raccontò il sogno che lo aveva spinto fin lì dal suo lontano paese. Il capitano scoppiò a ridere: ‘E tu, poveraccio, per dar retta a un sogno sei venuto fin qui a piedi? Ah, ah, ah! Stai fresco a fidarti dei sogni! Allora anch’io avrei dovuto mettermi in cammino per obbedire a un sogno e andare fino a Cracovia, in casa di un ebreo, un certo Eisik, figlio di Jekel, per cercare un tesoro sotto la stufa! Eisik, figlio di Jekel, ma scherzi? Mi vedo proprio a entrare e mettere a soqquadro tutte le case in una città in cui metà degli ebrei si chiamano Eisik e l’altra metà Jekel!’. E rise nuovamente. Eisik lo salutò, tornò a casa sua e dissotterrò il tesoro con il quale costruì la sinagoga intitolata ‘Scuola di Reb Eisik, figlio di Reb Jekel’. Ricordati bene di questa storia – aggiungeva allora Rabbi Bunam – e cogli il messaggio che ti rivolge: c’è qualcosa che tu non puoi trovare in alcuna parte del mondo, eppure esiste un luogo in cui la puoi trovare». (in M. Buber, Il cammino dell’uomo).

Inauguriamo la rubrica «Giovani cercatori di Dio» con questo primo articolo che illustra le tematiche di fondo e il percorso che si vuole intraprendere.
Chi sono questi «giovani cercatori»? Cerca chi non ha trovato ma ha intuito una promessa di senso. Chi non ha trovato nulla di significativo per la propria vita, ma è obnubilato da un mondo pieno di cose o di problemi assolutizzati, non cerca comunque, schiacciato dall’indifferenza, dal cinismo o dal male di vivere. Ma per chi ha percepito almeno una volta la possibilità di un piano diverso su cui giocarsi, diventa inevitabile cercare; cerca quel qualcosa che Rabbi Bunam avverte di non poter trovare in alcuna parte del mondo, anche se esiste un luogo in cui lo si può trovare.
Per quale motivo rivolgere un’attenzione particolare a cercatori giovani? I giovani di oggi vivono in una società quanto mai complessa, ricca di stimoli come di banalità, connessi al mondo quanto isolati e sradicati rispetto ad un ambito culturale definito che li protegga e li orienti. Giovani inquieti e, in quanto tali, in movimento, non paralizzati del qualunquismo. Giovani «contro» che rifiutano le risposte preconfezionate e cercano una parola viva, convincente più per chi la pronuncia che non per cosa dice. Giovani in cerca di una verità come relazione e non come risultato di un sillogismo incontrovertibile.
L’incongruenza di molte risposte offerte dagli adulti della nostra società occidentale è dovuta fondamentalmente ad una carenza di spessore umano; il vero problema, oggi, è la mancanza di interlocutori credibili più che l’estrema complessità sociale e l’iperstimolazione.

Obiettivi e tematiche

Risulta così chiaro il senso di questa ricerca. In un ambiente umanamente povero e confuso il tentativo è duplice: offrire, ancor prima di risposte, orizzonti di senso entro cui cercare queste risposte e indicare testimoni credibili con i quali confrontarsi.
L’obiettivo principale è quello di proporre ai giovani un itinerario di ragione che li conduca all’unico luogo in cui poter trovare ciò che cercano: un percorso che, partendo dalla quotidianità, li spinga a ricontestualizzare le tante domande all’interno di una prospettiva sempre più ampia fino a giungere alla soglia della trascendenza, lasciando intravedere la possibilità dell’esistenza di un Oltre (vissuto come senso illuminante effettivo o come scommessa) che per alcuni è una Persona ragionevole e affidabile.
Diversi sono gli obiettivi specifici ad esso collegati:
– Riscoprire il valore autentico della laicità intesa nel senso più pieno di spazio umano comune, spazio di gioco per il confronto, dato che opera la sospensione del giudizio attorno alle verità ultime delle cose. In questo modo si supera il concetto comune e riduttivo di laicità intesa come spazio in contrapposizione al religioso o addirittura come espressione di disinteresse totale per il religioso e per le questioni fondamentali dell’uomo. L’idea di laicità va estesa a tutto il genere umano (etimologicamente laico deriva dal greco laikós che significa popolare).
– Tematizzare la dimensione dell’Alterità in senso orizzontale (la realtà materiale esterna, gli altri esseri umani) e verticale (il trascendente) partendo da due diversi tipi di esperienza estetica: da un lato lo stupore e la bellezza; dall’altro lo scandalo, l’indignazione, la denuncia. Resistenza è anche non soccombere allo squallore, ai soprusi perché si sa cogliere il bello nascosto dietro l’assurdo.
– Tematizzare e decostruire pre-comprensioni e pre-giudizi che attanagliano, spesso inconsapevolmente, sia i credenti che i non credenti reciprocamente. In realtà, come afferma il cardinal Martini, credente e non credente convivono in ciascun essere umano.
– Porre le basi per un dialogo che sia, da un lato, aperto e rispettoso nei confronti dell’altro (diverso per credo religioso, posizione politica, ecc) e, nello stesso tempo, che sia in grado di definire dei tracciati virtuosi di convivenza e cooperazione tra culture diverse per evitare le secche del relativismo assoluto, il quale porta all’indifferenza reciproca, alla chiusura verso l’altro, all’appiattimento sulla superficie più banale delle abitudini quotidiane e quindi al non-senso finale in cui si ripiomberebbe al termine dei voli teoretici che si rivelerebbero meramente pindarici se non radicati nella concretezza della vita. La percezione di un tale non-senso spesso conduce nella direzione diametralmente opposta all’indifferenza, ossia alla violenza e al fanatismo.
– Insegnare ad argomentare, a spiegare razionalmente le proprie posizioni, oltre che ascoltare con rispetto gli altri: seppur non sufficiente a sradicare posizioni chiuse e razziste, ciò contribuisce a erodere la demagogia di molti discorsi superficiali e qualunquisti. Questa è anche la base della pedagogia della resistenza, la quale stimola le coscienze affinché si oppongano a qualsiasi forma di dominio e di pensiero precostituito contribuendo così a formare persone libere, consapevoli, rispettose e amiche dell’altro, soprattutto della sua diversità. Se la convivenza non è una scelta bensì un dato di fatto, allora occorre iniziare un viaggio verso gli altri e negli altri, che ci riporti a noi stessi, ma arricchiti e impreziositi.
L’auspicio è quello di riscoprire la fede come storia di un incontro con l’altro (esperienza umana da condividere) e con l’Altro trascendente. Come in tutti gli ambiti pregnanti della nostra vita, l’approccio razionale-dimostrativo non conduce mai lontano (e soprattutto non lascia segno indelebile nel tempo) se non inserito in un contesto di relazione affettiva. La fede, a maggior ragione, si riduce ad un nulla se analizzata e scandagliata dalla sola ragione calcolante. Le argomentazioni razionali costituiscono il terreno comune da cui partire (essendo l’uomo animale razionale oltre che relazionale), ma se il discorso sillogistico non si trasforma in esperienza di un incontro, due sono i casi: o non regge nel tempo e viene smantellato, oppure si irrigidisce diventando sterile ritualismo e formalismo; risultato, quest’ultimo, che specialmente i ragazzi aborrono sopra ogni altro.
Ma perché dedicare un nuovo lavoro a questa tematica, considerata la già estesa bibliografia sull’argomento e i numerosi interventi di voci autorevoli? Cosa possiamo offrire di diverso? Il desiderio di parlarne di nuovo nasce da una semplice considerazione: si tratta di un tema inesauribile profondamente radicato nell’esperienza umana; come tale, richiede di essere ricontestualizzato e affrontato ogni volta come fosse la prima, seppur senza dimenticare i contributi di chi ci ha preceduto.
Di fatto sono tanti i percorsi (personali, comunitari, istituzionali…) verso la trascendenza e verso Dio. Mediante le varie socializzazioni, gli uomini (soprattutto i giovani) percorrono per lo più percorsi religiosi, di fede: dunque l’appartenenza e la pratica ecclesiale, il pacchetto di credenze, le autorità costituite, i libri sacri, le liturgie, ecc. Ma molte volte questa dimensione ecclesiale va in crisi o non regge più anche per il giovane socializzato religiosamente (ignoranza religiosa, abbandono della pratica, idee-pregiudizi sulla chiesa e sui suoi ministri, conoscenza di altre forme religiose o filosofie, razionalismo, ecc.). Tanto più questo vale per chi non è mai stato religiosamente socializzato. Ma curiosità, interesse, nostalgia, desiderio restano sempre nelle pieghe dell’esistenza e attendono solo di essere riscoperti. A volte certi incontri o esperienze rimettono fortemente in gioco l’interesse religioso. Esistono risposte personali ed ecclesiali a questo richiamo. Noi vorremmo qui percorrere un altro cammino, quello estetico-filosofico, dalla parte della ragione e della a-razionalità (diversa dall’irrazionalità) che si pongono al servizio del desiderio, della ricerca, della scoperta.

La metodologia

Il percorso proposto partirà da un approccio fenomenologico, ovvero da un’analisi delle questioni del vivere dei giovani (vita, morte, sessualità, libertà, dolore, giustizia, amore, ecc.). Domande che attingono al senso dell’esistere, alla presenza-assenza di Dio nella storia, alla libertà e al limite, al male, alla verità, al bene, al creato, al senso/bisogno di una fede (anche solo laica). Quali problemi della vita quotidiana appellano al trascendente? Perché dovremmo credere alla percezione di una promessa di senso? O, ribaltando la domanda: perché non dovremmo crederci? Cosa ci si guadagna, se ci si guadagna? Si crede per amore o per paura? Si crede (o non si crede) perché è comodo? Per cultura, tradizione, «imposizione», per partito preso? Tra credenti e non credenti è possibile trovare uno spazio neutro di incontro e di dialogo? Credente e non credente vivono forse già in ciascuno di noi?
Da tale fenomenologia esistenziale e fenomenologia del credere passeremo ad un piano più squisitamente teoretico cercando di delineare una filosofia dell’esistenza (offrendo un quadro razionale entro il quale collocare le domande e le possibili risposte ai perché dell’esistere); si giungerà, al limite, alle soglie della dimensione di fede, una fede umana prima ancora che trascendente e, nello specifico, cristiana.
Per compiere tale percorso ci avvarremo quindi non solo della ragione comunemente intesa (la ragione calcolante, che appunto misura, calcola, spiega, valuta, confronta) ma anche della ragione poetica, vale a dire la modalità intuitiva ben più sottile e capace di penetrare il mistero dell’esistere. Questi due strumenti d’analisi saranno utilizzati in modo complementare e attingeranno ad elementi di riflessione offerti da testimonianze, racconti, canzoni, film, opere artistiche varie.
Le strategie che metteremo in campo saranno quelle della pedagogia della resistenza per stimolare i giovani ad argomentare, a criticare a ragion veduta, a resistere di fronte alla prepotenza di un sistema che tende ad omologare le voci dei singoli nell’illusione di poter garantire un maggior controllo da parte dei pochi che lo governano. In base all’argomento che si affronterà di volta in volta si tematizzeranno diversi campi di forza (dolore, giustizia, verità, felicità, ecc), diversi orientamenti di senso (nostalgia, opposizione, denuncia, nascondimento, utopia) e diverse strategie educative ad essi collegate (critica, sobrietà, bellezza, ironia, boicottaggio, narrazione, ecc).
Il confronto e il dialogo marcheranno lo stile di ogni intervento, certi che per affrontare questioni esistenziali, soprattutto quando rimandano ad una dimensione trascendente e all’atto del credere, siano più utili relazioni significative che non argomentazioni ineccepibili. Si cercherà così di essere apprendisti alla scuola dei giovani, guidarli alla meditazione sul mistero della vita senza essere scoperti, attingendo a tutto quel patrimonio artistico-espressivo che costituisce il DNA cognitivo di un giovane del terzo millennio.
Il percorso si articolerà in diverse tappe: undici temi emersi dalla quotidianità giovanile che rappresentano non solo un’urgenza per i giovani ma anche un’occasione di riflessione per tutti, trattandosi di porte che aprono al mistero dell’esistenza.
1) credere o non credere – fenomenologia di un atto antico quanto l’uomo
2) corpo, affetti e mente – fenomenologia delle relazioni umane
3) il bello – via preferenziale al mistero o condanna alla superficialità
4) lo scandalo e l’essere contro – miti e modelli dei giovani d’oggi
5) libertà e limite
6) scienza, tecnologia e comunicazione – nuovi linguaggi, nuova antropologia
7) dolore e malattia – il senso del male
8) povertà e giustizia
9) scienza, arte e fede
10) la morte
11) la speranza – tra terra e cielo
L’ipotesi del principio speranza sarà quella che orienterà ogni nostro intervento, ma solo al termine del percorso questa potrà assumere la pregnanza che le è propria, indicando una via immanente e una via trascendente verso il cuore del mistero, verso il senso dell’essere.
Il punto non è Dio, almeno non lo è esplicitamente: il punto è fare i conti con la dimensione del mistero che alberga in ciascuno di noi e che ci spinge alla ricerca di qualcosa, un qualcosa che plachi il senso intrinseco di incompiutezza. Si scoprirà che credente e non credente convivono in ognuno di noi secondo modalità differenti e personali. Emergerà che la ragione calcolante non può illuminare da sola questo mistero, ineffabile e grande, radice della nostra umanità: per farlo occorre «affidarsi» ad una ragione poetica più complessa e comprensiva. Solo dopo aver «intuito» la grandezza di tale mistero all’origine della vita sarà poi possibile valutare, almeno in parte, le scelte pratiche quotidiane in base alla loro consonanza con l’umano.
Ragione e intuizione riconoscono la gratuità del mistero originario e tale gratuità può essere interpretata come senso o non-senso. Qui entra in gioco la libertà di ciascuno: tale mistero è promessa di bene per me o rappresenta il limite invalicabile della mente e del cuore umano? Mistero stimolante, minaccioso o semplicemente inconsistente? Un dono può essere assoluto e non richiedere nulla in cambio o impone comunque un cambiamento?
Chi si lascia interrogare dalla vita quotidiana non può rimanere sordo alla domanda di senso che nasce dal dolore e dallo stupore; non può neppure inventarsi una rapida risposta priva di aderenza al reale semplicemente per mettere in pace la coscienza. Certo la società occidentale odierna non aiuta la riflessione; spinge all’agire e all’apparire più che all’essere. Vogliamo andare contro corrente: pur partendo da categorie interpretative attuali e utilizzando un linguaggio familiare ai giovani, vorremmo tentare di aprire dei varchi in questa sfera ottundente dell’iper-modernismo e dell’iper-tecnicismo che rende dimentichi di se stessi, giovani in primis; intendiamo creare uno spazio/tempo di attesa in cui far risuonare le loro voci, i loro vissuti, le domande di fondo, cercando di fornire degli strumenti di navigazione nel corso del viaggio.
Davanti al mistero incarnato nel dolore, nelle ingiustizie, nei soprusi, nella superficialità qualunquista, ma anche nella bellezza, nella gratuità di un gesto, nell’amicizia, nel coraggio, nell’amore, quali sono le reazioni dei giovani? Quali le loro griglie di lettura?
Per rispondere a questo occorre risalire ad un tema ancor più radicale: è necessaria una fenomenologia del credere. Nel prossimo articolo affronteremo proprio questo tema.

 

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