Paolo Natali

(NPG 1974-02-86)

 

Precisazioni di linguaggio

1. La «cultura della scuola» è interna all'«azione culturale», in quanto tende a preparare uomini liberi, cioè capaci di critica e di creazione,[1] ma non è identificabile col tutto di essa. L'azione culturale infatti conduce, in ultima analisi, al superamento della «coscienza reale» o «cultura di massa»[2] attraverso la «cultura critica» e a un processo permanente di impegno e di trasformazione della realtà.[3]
2. «Educazione» non è solo conquista di contenuti, ma anche struttura di atteggiamenti intesi come disposizioni operative in continua evoluzione.[4]
3. «Educazione alla fede». Il giovane consapevole di sé e libero di disporre del proprio destino che riconosce al vero e al bene un diritto sul suo intelletto e sulla sua libertà (pienezza umana)[5] è spinto ad andare oltre i traguardi raggiunti (trascendentalità «esistenziale» della persona) e si apre a Dio nella storia per liberare la storia e se stesso nella storia.
Il processo della fede non rientra nella categoria del rapporto «sapere fare», che è tipica del pensiero centrato sul fattibile, come se scaturisse da questa, ma piuttosto in quella dello «stare-comprendere», perché la fede cosciente rappresenta un abbandono, per grazia e con libertà, al non-fatto e mai-fattibile da noi che sostenta tutto il nostro fare: è un dare il proprio assenso a quel senso che siamo in grado di ricevere solamente come dono.[6]
I due aspetti non sono privi di mutue relazioni, ma lo «stare-comprendere» non è riducibile né deducibile dal «sapere-fare». Nel «sapere-fare» abbiamo una cultura di confusa precomprensione della fede, nello «stare-comprendere» una vita che si pone in ascolto e trasforma la storia (salvezza-comprensione).

LA CULTURA DELLA SCUOLA IN ORDINE ALLA EDUCAZIONE ALLA FEDE

È possibile questo «ordinamento»? C'è un fondamento culturale che lo sorregge?

Ogni scienza è preceduta da «uno schema di orientamento e d'interpretazione della realtà», prescientifico ma tale che la rende possibile. Questa esperienza preriflessiva invita a due momenti complementari:
- è una percezione confusa della realtà, e dunque fa nascere le scienze particolari che ne chiariscano gli aspetti;
- è una totalità originaria e dunque, perché sia nuovamente raggiunta, ma in modo critico, obbliga a un movimento interdisciplinare e a una riflessione filosofica.

Ma a questa «totalità critica» non si perverrebbe né col semplice dialogo interdisciplinare né attraverso una unificazione numerica, e dunque artificiosa, degli aspetti parziali messi in luce dalle singole ricerche (formalizzazione).
La filosofia e il concetto di umanità sono gli elementi di coesione di una vera cultura di scuola.[7]

Ma quale filosofia per quale concetto di umanità?
Se la filosofia si presenta come metodologia unificante, per cui non si tratterebbe di «che cosa insegnare», semmai, piuttosto, di formare l'attitudine alla scienza, essa assumerebbe allora il carattere di una pura mediazione (formale).[8] E il giovane sotto la spinta delle necessità personali, si formerebbe una cultura per suo conto, reinventandone i modi a partire da certe tecniche trasmissibili, anche se non ritenute definitive, e inseguendo i contenuti di un «concetto di umanità» tra la molteplicità degli schemi di orientamento e di definizione della realtà. Tutte le scuole possono questo.
Il problema è se un così difficile lavoro di integrazione, concretamente, sia possibile in un ragazzo di Scuola Media Superiore. Certo può essere aiutato questo lavoro, in ogni caso non a livello di équipe di insegnanti né dalla scuola come istituzione.

Una «scuola cattolica» è chiamata a presentare una proposta filosofica, autonoma in se stessa e continuamente in dialogo creativo con la cultura di diverso orientamento nei modi più diversi. «Pluralismo», «tolleranza», «libertà della cultura» sono l'espressione inevitabile della ricchezza e ella varietà del reale.
Non sarà soltanto metodologia, né ricerca della «spiegazione», ma del «significato» della profanità e dell'uomo (individuo e comunità) che vi è impegnato.
Mi spiego con un esempio tratto dal Roqueplo. Egli riflette su tre «esperienze di base»
1. «l'esperienza dell'istante come involucro di un rapporto saziante con una Fonte assoluta e indubitabile di senso»;
2. «l'esperienza del male come contestazione scandalosa e radicale di qualsiasi affermazione dell'esistenza»;
3. «l'esperienza del valore e dell'attrattiva delle realtà di questo mondo, per quanto contingenti e passeggere possano essere».
Conclude all'«esistenza di necessità ineluttabili che rendono possibile il male ed eventualmente necessaria la salvezza». Ma come? Distinguendo tra «l'ordine della spiegazione» e «l'ordine del significato»:
- L'ordine della spiegazione è una analisi che fonda la comprensione dei fenomeni nel senso «che permette all'uomo - nella misura del possibile - di sottomettere la realtà al progetto della libertà, ma in maniera secondaria, sotto il punto di vista della sua realizzazione tecnica e pratica (che cosa è morire e che cosa fare per ritardare la morte di fronte al male che incalza?).
- L'ordine del significato «si effettua costitutivamente in riferimento con la libertà, colta nel suo intento più fondamentale e anteriormente a qualsiasi realizzazione storica» (la morte e il male distruggono il senso e il progetto di essere uomo? Riferimento al «progetto uomo» e alla sua «destinazione»).

Per questo una «cultura perennemente aperta», insieme all'apporto interdisciplinare e alla filosofia, invoca forse una cultura che riveli il significato della profanità e di me nella profanità, di fronte alle esperienze radicali (e dunque misura di tutte le altre) che questo significato sembrano rendere assurdo. «Qui si opera una sintesi, ancora una volta non logica, ma reale, e che una sintesi di forma logica, se è vera, non farà che esplicitare in modo sempre deficiente, visto che la sutura si compie ad ogni istante nel mistero... Tra il dato rivelato e la sua riduzione a sistema non vi è comune misura. C'è tuttavia un rapporto: l'uno chiama l'altra e la condizione, senza esserne esso stesso condizionato».[9]
«La catechesi, insomma, si offre da una parte come interpretazione del reale e dall'altra è aperta ad un'attesa del più essere e ad un avvenimento preciso della salvezza nella persona di Cristo», nostro futuro assoluto.[10] E bisogna che questo nasca attraverso tutto il movimento della cultura programmato in équipe.

Se dalla scoperta del significato camminiamo verso le proposte di mutazione e di impegno nell'esperienza (dalla cultura all'azione culturale) bisognerà sempre sottintendere che:
- anche se sembra utopistico concedere che un'istituzione si possa presentare, in quanto tale, capace di libertà critica, la scuola cattolica, come espressione di Chiesa che annuncia la speranza del Regno di Dio, si presenta e vive sotto il «segno della riserva escatologica», come è stato scritto; è coscienza cioè della sua transitorietà e del suo significato di mezzo per la salvezza. Per questo, di fronte a se stessa, al processo sociale, alle sue ideologie, ai suoi assolutismi, alle sue resistenze è chiamata a porsi come «coscienza critica»;
- questa sua profezia secolare, chiamiamola così, alla lunga non è priva di riflessi sulla comprensione di se stessa come istituzione che annuncia anche, alla pari con altre istituzioni, «una» parola su questioni contingenti. Allora si troverà costretta ad assumere e ad elaborare informazioni che non risultano semplicemente dalla riflessione ecclesiale-teologica; e dovrà dunque essere disposta a lasciarsi contraddire anche criticamente, a cadere in certe unilateralità, a rischiare su qualcosa di contingente. Si distruggerà forse una coscienza monolitica, ma acritica e astratta, e non accadrà che si coartino le iniziative sociali dei singoli e dei gruppi con la rigidità dottrinale né che si abbandonino alla arbitrarietà istintiva.

«Le singole scienze in una scuola cattolica non sono cattoliche: è la cultura totale che, formalmente, è cattolica».[11]
Questa cultura allora è teoria o prassi? è in continuità o in discontinuità con la «cultura della scuola» e con «l'azione culturale»?
«La dinamica dell'esperienza del male ci vieta di ridurre la salvezza cristiana a un sistema ideologico o pratico. Eppure la salvezza cristiana "fonda" una reale intelligibilità dell'esistenza, "fonda" pure una reale pratica» (= continuità con la «cultura della scuola» e con «l'azione culturale»).
«Ma l'intelligibilità così fondata non è mai una comprensione oggettivata in un sistema esplicativo di cui noi saremmo i possessori soddisfatti, anzi... è coscienza della nostra insufficienza e necessaria dipendenza rispetto alla Parola» (discontinuità con la «cultura della scuola»); né ha l'aria di «un metodo acquisito di cui saremmo i proprietari privilegiati e che potremmo proporre come una sistematica salvatrice: è anzi... coscienza della nostra impotenza e della nostra necessaria dipendenza rispetto alla Potenza» (discontinuità rispetto all'«azione culturale»).

In conclusione al «progetto di una scuola cattolica» è affidato l'impegno di promuovere «la coscienza del significato della profanità; e soprattutto la esigenze radicali che questa coscienza, nel seno stesso della profanità umana e rispetto a questa stessa profanità, suscita in noi» (ultimo momento dell'educazione alla fede):

La preghiera con la sua funzione di «memoria efficace»:
- «io faccio memoria del significato universale della storia degli uomini e della mia propria e ridivengo efficacemente e coscientemente quello che non cesso di essere senza pensarci» (= mi faccio esistere);
- «io faccio memoria della mia vocazione cristiana» (= mi faccio esistere secondo il Vangelo);
- «io incontro Colui la cui presenza avvolge la mia esistenza».

La pratica sacramentale ormai richiesta
- dalla comunità di fede che si proclama come comunità di fede in una memoria collettiva ed efficace delle meraviglie di Dio;
- dai sacramenti come azioni profetiche che proclamano e rivelano l'universale sacramento dell'esistenza umana universale e che attualizzano la presenza efficace del mistero pasquale;
- dai sacramenti come fonti misteriose istituite da Gesù Cristo per vivificare la nostra coscienza evangelica e darci l'energia di vivere fra gli uomini la verità e l'amore incondizionati.[12]
· Questi valori possono essere educati da un medesimo ambiente aperto e impegnato, e stimolare e giustificare un progetto di «scuola cattolica», dove la cultura sia liberamente ordinata alla educazione alla fede?

RAPPORTI TRA SCUOLA ED EDUCAZIONE NELL'EDUCAZIONE ALLA VITA DI FEDE

Oltre quanto abbiamo detto vorremmo indicare un elenco di premesse operative perché siamo d'avviso che i modi con cui si fa cultura sono altrettanto importanti dei contenuti su cui si riflette.
1. Estensione dell'insegnamento della filosofia a tutte le scuole secondarie e il pieno tempo.
2. Ricerca delle caratteristiche, dei problemi e degli interessi degli allievi, mediante tests e riunioni di libera discussione tra insegnanti ed alunni. Gli insegnanti di filosofia avranno cura di indurre gli alunni alla sintesi concettuale nell'ambito dei grandi problemi: psicologico, economico, etico, politico, sociologico, pedagogico, estetico, religioso.
3. Partecipazione di tutti i professori di materie scientifiche e umanistiche ad un piano di lavoro svolto in comune.
4. Formazione dei gruppi di studio. Saranno guidati da un insegnante di filosofia con nozioni elementari sulla consultazione dei testi, sull'interpretazione dei termini filosofici e scientifici, sull'organizzazione del lavoro di gruppo, sulla preparazione del testo scritto e della bibliografia, sull'ordinamento e la consultazione della biblioteca.
5. I gruppi riuniti, una o due volte la settimana, seguiranno «un corso di istituzioni», perché siano portati a conoscenza degli allievi i fondamenti
- della linguistica e della logica;
- della epistemologia, con riferimenti ai metodi sia delle scienze fisiche sia delle scienze dell'uomo;
- della filosofia;
- della teologia.
Se sarà possibile anche uno schizzo cosmologico, etico e metafisico o un'introduzione alla antropologia che muova alla ricerca del «significato». Un'introduzione al cristianesimo. Un'esposizione riassuntiva, ma il più possibile completa, dei risultati più recenti delle diverse scuole filosofiche e scientifiche contemporanee.
6. Gli allievi all'interno del proprio gruppo e in seguito alla presenza di più gruppi riuniti, esporranno i risultati del loro lavoro, ai fini dell'informazione dei compagni, del raggiungimento di una maggiore capacità espressiva e della valutazione.
7. Proposte di libero impegno e di libera pratica religiosa.
8. È indispensabile il funzionamento di una «vera» biblioteca e la presenza di forme di vita comunitaria e di cogestione democratica.


NOTE

[1] F. RUSSO, Crisi e rinnovamento della scuola, in «Civiltà Cattolica», 2 dic. 1972.
[2] E. MORIN, L'esprit du temps, Grasset, Paris, 1962, pp. 12-13.
[3] P. FREIRE, La cultura per la liberazione dell'uomo, in una Conferenza a Roma per iniziativa della Comunità latinoamericana.
[4] S. DE PIERI, in un intervento a «Cristiani e Scuola Media Superiore», convegno di studi, Bologna 17-19 marzo 1973.
[5] PH. ROQUEPLO, Esperienza del mondo: esperienza di Dio?, L.D.C., Torino.
[6] RATZlNGER, Introduzione al Cristianesimo, Queriniana, Brescia, c. 1.
[7] Cf J. MEURERS, L università nella società pluralista; AMEDEO DE EUENMAYOR, Presenza della Chiesa nel mondo universitario; E. SCHILLEBEECKX, Considerazioni teologiche sull'università cattolica, in «Chiesa e mondo universitario», Ed. Ares, Milano.
[8] G. DAVOLI MORSELLI, Mozione per una proposta di riforma dell'insegnamento della filosofia, presentata al congresso nazionale di filosofia, Roma, 18-21 marzo 1971: in «Studi cattolici», luglio 1971.
[9] SERTILLANGES, Il Cristianesimo e le filosofie, Morcelliana, p. 11.
[10] P. SCHOONENBERG, Scuola e educazione alla fede: esperienza e rivelazione, in «Note di Pastorale Giovanile», 6/7, 1973.
[11] E. SCHILLEBEECKX. op. cit.
[12] PH. ROQUEPLO, Esperienza del mondo: esperienza di Dio?, L.D.C., Torino.