Gesù, un amico

che cammina con noi 

Carlo Prezzolini  

Premessa

Questa estate sono stato chiamato a fare da guida spirituale al campo scuola che le parrocchie di Castelmuzio-Petroio e di Torrita e l'Azione cattolica di Sinalunga,  paesi della diocesi di Montepulciano-Chiusi-Pienza, hanno organizzato fra luglio e agosto nella struttura della ricordata diocesi a Santa Giusta, nel comune di Amatrice. Insieme a me hanno collaborato ad organizzare il campo don Sergio, parroco di Castelmuzio e Petroio, che si è occupato della liturgia e della logistica, e Gianni  e Alberto con un gruppo di otto animatori.

Metodo e contenuto

Era la prima volta che partecipavo ad un campo scuola come guida,  mi sono occupato e mi occupo  di gruppi di auto-aiuto e di gruppi di ascolto della Parola e questo mi è servito per proporre sia il contenuto sia il metodo. Per il contenuto ho pensato ad un tema particolarmente sentito dai ragazzi e che si potesse declinare agevolmente sia nell'aspetto umano sia spirituale; per il metodo ho pensato di seguirne uno che stimolasse la partecipazione attiva dei ragazzi.

Negli incontri con gli animatori per la preparazione del campo ho proposto come contenuto il tema dell'amicizia, dal punto di vista esperienziale, e di "Gesù un amico che cammina con noi", da quello spirituale, aspetti evidentemente strettamente connessi. Come metodo ho proposto quello del brain storming, della "tempesta di idee", metodo che gli animatori non avevano mai sperimentato. Per questo motivo  ho lavorato soprattutto con gli animatori, in incontri precedenti e durante il campo, per sperimentare con loro  il metodo e per prevenire eventuali difficoltà.

Il metodo della "tempesta di idee" consiste nel proporre un tema e nello stimolare le risposte fra i partecipati di un gruppo, creando nel gruppo stesso un clima di fiducia e di accoglienza reciproca fra gli animatori e i ragazzi, evitando il giudizio e stimolando la conoscenza e lo scambio libero di idee e di emozioni. Gli incontri con gli animatori, che possiamo chiamare di formazione, sono stati molto coinvolgenti, stimolanti e motivanti. Discutendo insieme siamo arrivati a definire alcuni aspetti metodologici e i tempi della giornata, come vedremo in seguito.

I ragazzi erano circa 50, alcuni delle scuole elementari e medie, in maggioranza delle superiori. Per affrontare il problema posto dalla differenza di età, sono stati fatti quattro gruppi misti per il gioco, e quattro gruppi omogenei per età per il lavoro di approfondimento. Il gruppo dei ragazzi più piccoli, degli ultimi anni delle elementari e di prima e seconda media, hanno avuto delle difficoltà ad affrontare il metodo proposto e per loro il tema dell'amicizia è stato affrontato lavorando su parabole raccontate da Gesù. Gli altri gruppi si sono impegnati con entusiasmo nelle varie tappe, costruendo un cammino molto stimolante e coinvolgente.

L'organizzazione della giornata del campo

Dopo colazione e la preghiera delle lodi, ho tenuto una breve introduzione al tema a tutti i ragazzi;  sono poi stati fatti i gruppi sul tema del giorno e successivamente un gioco che ha cercato di collegarsi all'argomento trattato. Dopo pranzo è stato lasciato un breve  tempo di riposo e di  nuovo  l'incontro generale, dove ogni gruppo ha parlato dell'incontro della mattina e dove io ho proposto una breve riflessione spirituale; poi nuovamente il gioco, la preghiera della sera o la Messa, la cena, l'ora delle stelle e la preghiera finale e...il riposo notturno. Le giornate sono state molto piene e c'è stata una certa difficoltà ad organizzare l'incontro fra me e gli operatori, incontro di verifica e di programmazione, che però è stato fatto puntualmente. Il campo è durato una settimana e a metà è stata fatta una escursione, al lago e al paese di Amatrice, per evitare di stancare i ragazzi.

Per l'incontro dei gruppi della mattina, dopo la breve introduzione, gli animatori hanno proposto il tema, invitando i ragazzi a scrivere cosa ne pensassero. Quanto risposto dai singoli è stato poi condiviso, scritto dall'animatore in un grande foglio, per risultare evidente a tutti,  e discusso in gruppo. Alla fine del campo i fogli dei singoli ragazzi, uniti ai risultati del lavoro del gruppo e alle mie riflessioni, hanno composto il quaderno del campo scuola.

Qui di seguito riporto le varie tappe del cammino, con le riflessioni che ho proposto all'incontro dei gruppi.

 

1° tappa: Gesù un amico che cammina con noi

Dopo l'arrivo, la sistemazione e il pranzo, nel pomeriggio i ragazzi sono stati divisi nei gruppi e c'è stato il primo incontro. Avevamo scelto di non proporre direttamente il tema dell'amicizia, ritenendo che sarebbe uscito spontaneamente; quindi è stato chiesto ai ragazzi: "Cosa è importante nella tua vita?". Le risposte sono state tante, ognuno ne ha date molte, ma tutti hanno messo ai primi posti l'amicizia.

Il secondo momento è stato il proporre l'amicizia come tema, accolto da tutti i partecipanti e il chiedersi "Chi è un amico per me?" e successivamente "Che amico sono io?" Anche qui sono state date molte risposte, rielaborate in seguito nell'incontro con gli animatori per organizzare i temi dei giorni successivi.

Incontro del mattino del secondo giorno, introduzione al campo e alla giornata.

Riflessione:

Ieri nei gruppi si è creato un bel clima di ascolto e di dialogo e sono uscite tante cose molto interessanti. Il campo scuola si sta costruendo come uno spazio dove stare insieme in un modo un po' diverso da come siamo abituati, non solo divertendoci ma parlando anche di cose importanti senza annoiarci.

Fra queste cose importanti per la nostra vita è emerso, in particolare, il tema dell'amicizia e ci siamo chiesti, affrontandolo, "Chi è un vero amico, per me?" e, per non fare restare la risposta a livello solo ideale, "Che amico sono io?".

Stamani vi volevo dire una cosa semplice e al tempo stesso molto bella: noi possiamo avere un amico importante: Gesù.

Gesù vuole essere nostro amico. Vi propongo, dopo l'incontro di ieri, di dare questo tema al nostro campo: "Gesù, un amico che cammina con noi". Gesù nella sua vita ha avuto molti amici, in particolare i Dodici con cui ha  vissuto insieme e ha condiviso le gioie e i dolori della vita; ma ha avuto tanti altri amici, in particolare penso a Lazzaro e alle sue sorelle, Marta e Maria: Giovanni nel suo Vangelo, parla chiaramente di questa amicizia, ci dice che Gesù pianse per la morte di Lazzaro e gli volle talmente bene che arrivò a donargli di nuovo la vita (Giovanni 11).

E nella Santa Cena, quando Gesù vuole restare in intimità con i suoi amici prima della sua crocifissione, nei discorsi di addio dice cose molto belle, ad esempio: "Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri, come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se farete ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il padrone; ma vi ho chiamati amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l'ho fatto conoscere a voi (...) Questo vi comando: che vi  amiate gli uni gli altri" (Giovanni 15,12-17).

Gesù è un amico diverso dagli altri come dimensione dell'amicizia: non lo possiamo vedere fisicamente, ma lo possiamo incontrare. Lo possiamo incontrare nella nostra interiorità, dentro di noi, dimensione molto importante; lo possiamo incontrare nel volto dell'altro, amico e non amico, nei Sacramenti, in particolare nella comunione e nella confessione. Lo possiamo incontrare nel Vangelo, libro che narra la storia della sua amicizia con gli uomini e le donne.

Con i vostri animatori, dopo aver  letto e cercato di raccogliere le vostre risposte, stamani vi propongo di continuare a parlare  dell'amicizia, discutendo e riflettendo su questa affermazione:

"Un amico mi conosce e mi accoglie".

 

2° tappa: Un amico mi conosce e mi accoglie

Sempre nell'incontro del mattino del primo giorno ho proposto questo tema e ho suggerito  di riflettere nei gruppi su: cosa vuol dire conoscere e cosa vuol dire accogliere una persona, pensando poi se io mi conosco e mi accolgo.

Segue l'incontro dei gruppi.

Riflessione: Gesù è un amico che mi conosce e mi accoglie come sono.

Il conoscersi è alla base dell'amicizia, senza conoscersi non c'è amicizia o questa è un sentimento ideale e vago.

La conoscenza può essere finalizzata al bene o al male.

Accogliere vuole dire voler bene, fare spazio dentro di sé, nella propria mente e nel proprio cuore, ad un altro. E' bello, come avete detto, il gesto delle bracca aperte come significativo dell'accogliere.

Gesù conosce chi incontra, lo conosce sempre per il bene di lui, e accoglie sempre tutti come sono, vuole loro bene come sono: e questo è lo stimolo più efficace per  il cambiamento e la crescita.

Ad esempio Gesù mangia sempre con chi lo invita e per la mentalità del tempo il mangiare insieme è sinonimo di grande vicinanza. Prendiamo l'episodio del pranzo a casa di Simone il fariseo, narrato da Luca (7,36-50).

Gesù accoglie Simone come è, accetta di essere suo ospite, va in casa di lui e, con grande attenzione e rispetto, lo invita a crescere, a non etichettare le persone, a non appiattirle nel loro peccato o nel loro ruolo. Lo fa con una grande sapienza umana, pedagogica direi, non riprendendolo ma raccontando una parabola molto appropriata.

Gesù, sempre in casa di Simone, accoglie la peccatrice, probabilmente una adultera, una escort come si dice oggi, che gli lava  i piedi e lui  lascia che lo tocchi, che instauri una relazione con lui, e per la mentalità del tempo se una persona impura toccava un'altra persona la rendeva impura: è per questo che il padrone di casa si scandalizza. Gesù accogliendo la donna nel suo pianto, perdonandola,  le comunica in profondità l'invito a cambiare vita.

Con il suo atteggiamento Gesù dice a Simone: "Sono tuo amico, sono nella tua casa, ti voglio bene come sei, non ti giudico anche se non concordo  con quello che pensi e che fai. E te non ti fermare alle apparenze, non guardare solo il comportamento delle persone, non impedire loro la possibilità di cambiare con il tuo giudizio pesante". E alla donna dice: "Non sprecare la vita, vai avanti, puoi cambiare, puoi fare tante cose belle senza venderti per soldi".

Nella Santa Cena, nell'intimità del cenacolo, Gesù mangia con tutti i suoi amici, anche con chi lo venderà, lo rinnegherà o lo abbandonerà; lava i piedi a tutti, donando a tutti questo gesto stupendo di amore e vicinanza, dona il suo corpo e il suo sangue a tutti. Pur sapendo che Giuda lo venderà, che Pietro lo rinnegherà, che gli altri, ad eccezione del ragazzo Giovanni, lo abbandoneranno nel momento più difficili, Gesù li accoglie con gesti profondi di amicizia, di affetto.

Non li dà per persi, spera nonostante tutto: a Pietro affida i suoi fratelli (Luca 22,31-34), a Giuda dona un boccone di pane intinto come farebbe una mamma con il suo bambino (Giovanni 13,21-26) e fino all'ultimo continua a considerarlo un amico (Matteo 26,47).

Con i suoi gesti di tenero affetto Gesù dice ai suoi amici: "Vi voglio bene, vi sono fedele, anche voi potete esserlo anche se siete deboli e paurosi. Anche se mi tradite io ci sarò sempre e aspetto che ritorniate miei amici". Sappiamo come va a finire: Pietro e gli altri si fidano di Gesù che gli vuole bene nonostante quanto hanno fatto, Giuda non ce la fa!

Gesù ci insegna che accogliere l'altro, fare posto per lui, così come è, dentro di noi è uno stimolo fortissimo per cambiare.

Vi pongo nuovamente queste domande e vi invito a rispondere: Io mi conosco? Mi accolgo? Mi voglio bene?

 

3° tappa:  Un amico mi ascolta e si prende cura di me

Nell'incontro della mattina ho proposto questo nuovo tema, dell'ascolto e del prendersi cura dell'altro, stimolando i ragazzi a porsi queste domande nei gruppi:

cosa vuol dire per me essere ascoltato? Io so ascoltare? Con che cosa si ascolta?

Cosa vuol dire che un amico si prende cura di me? Io so prendermi cura dell'altro?

Segue l'incontro dei gruppi.

Riflessione: Gesù mi ascolta e si prende cura di me.

I Vangeli ci mostrano Gesù sempre attento, sempre in ascolto ai bisogni, alle esigenze dell'altro, esigenze e bisogni materiali e spirituali; chiede anche a chi lo cerca: "Cosa vuoi che io faccia per te?", ad esempio lo chiede a Bartimeo, cieco di Gerico, prima di guarirlo (Marco 11,46-52).

Significativa è l'attenzione ai bisogni della folla che lo segue: dopo aver insegnato  molte cose, avendo compassione di loro perché erano come pecore senza pastore, vedendo che erano affamati  moltiplica i pani e i pesci (Marco 6,33-44). L'attenzione di Gesù ai bisogni di chi incontra è basata sull'ascolto, non solo con le orecchie ma anche con gli occhi, la mente, il cuore e si traduce nel prendersi cura. L'amore di Gesù è un amore che si prende cura di chi incontra.

Bella, a questo proposito, è la parabola del Buon Samaritano nel Vangelo di Luca (10,25-37). L'imput per raccontare la parabola è data dalla domanda di un dottore della legge che chiede a Gesù, per metterlo alla prova, "Cosa deve fare per ereditare la vita eterna?". Gesù, da buon maestro, stimola da lui la risposta: "Sei esperto della legge, cosa vi è scritto?". L'uomo risponde bene, ricordando l'amore per Dio e  per il prossimo, che va amato come se stesso, ed è approvato da Gesù. Ma subito dopo pone una domanda che è il nodo cruciale del Vangelo: "Ma chi è il mio prossimo?". Per gli ebrei del tempo d Gesù il prossimo era una realtà molto ristretta, praticamente erano solo gli altri  ebrei, magari solo quelli del loro orientamento religioso o della loro classe sociale.

E Gesù non propone dotte discussioni filosofiche ma un semplice racconto con quattro protagonisti: siamo in Giudea, nella strada che scende da Gerusalemme a Gerico. Un giudeo incappa nei briganti, che lo rapinano e lo lasciano mezzo morto. Passano due persone, due sacerdoti del tempio, possiamo dire uno di serie a e uno di serie b, e vanno oltre, scansandosi. Non sono particolarmente cattivi ma non vogliono rogne: eppoi toccare quell'uomo tutto sanguinante li avrebbe resi impuri, quindi  avrebbe creato loro problemi per il culto nel tempio. I due sacerdoti mettono la legge prima dell'uomo.

Passa un Samaritano e si ferma, si prende cura del ferito.  E chi è il Samaritano? Che rappresenta? Proviene dalla Samaria, quella regione compresa fra la Giudea e la Galilea, i cui abitanti sono visti con profondo disprezzo dai giudei, che li considerano degli eretici e dei nemici. Pensate alle categorie di persone che noi consideriamo nemici, che la nostra società disprezza: ogni tanto ci viene indicata una categoria, una razza nuova su cui buttare il nostro odio, da ritenere l'origine di tutti i nostri mali, proiettando tutto il male che è nel mondo e che è dentro di noi su questo obiettivo, in modo tale che noi ci possiamo sentire  a posto. E' il meccanismo psicologico della "proiezione", meccanismo antico come il mondo: il male, la colpa è nell'altro, io sono a posto, e se elimino l'altro elimino il male. Negli ultimi anni ci sono stati indicati come causa dei nostri problemi gli immigrati, prima gli albanesi poi i musulmani, i romeni e gli zingari. Proviamo ad aggiornare i personaggi della parabola: uno di voi cade dal motorino. Passa un prete e non si ferma, perché ha tanto da fare e poi qualcuno chiamerà senz'altro il 118; passa un professionista e fa lo stesso discorso. Passa un ragazzo room e si ferma, si rende conto di quanto è successo, vi prende per mano, cerca di rasserenarvi e chiama subito il 118 con il cellulare. Sta con voi fino a quando arriva, continua ad incoraggiarvi fino a quando non siete partiti con l'ambulanza, poi viene al pronto soccorso e a trovarvi all'ospedale. Nel frattempo ha chiamato i vostri genitori, spiegando loro la situazione e cercando di tranquillizzarli.

Il comportamento di Gesù è come il buon Samaritano, o se volete come il ragazzo room della parabola aggiornata. Questo è l'esempio di un amore che si prende cura.

 

4° tappa: Un amico mi ama e mi perdona

Nell'incontro della mattina ho proposto questo nuovo aspetto del tema dell'amicizia, stimolando i ragazzi a chiedersi:

"Cosa vuol dire amare una persona? Io sono capace di amare?

Cosa vuol dire perdonare un altro? Io sono capace di perdonare?"

Ho cercato anche di chiarire che il perdono non vuol dire dimenticare o mettere da parte la giustizia, ma è altro.

Segue l'incontro dei gruppi.

Riflessione: Gesù un amico che mi ama e mi perdona.

Tutta la vita di Gesù è incentrata sull'amore per i suoi; comanda anche di amare i nemici (Matteo 5,43-48). Durante la Santa Cena più volte ritorna sul "comandamento nuovo" dell'amore reciproco: "Vi do un comandamento nuovo: che vi amiate gli uni gli atri. Come io ho amato voi, così amatevi anche voi gli uni gli altri. Da questo tutti sapranno che siete miei discepoli: se avete amore gli uni per gli altri" (Giovanni 13,34-35).

"Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi". (Giovanni 15,12).

Dall'amore nasce il perdono che compare come richiesta al Padre nella preghiera che Gesù ci ha insegnato: "Perdonaci come noi perdoniamo" (Matteo 6,12).

Gesù ci insegna a perdonare perdonando e chiedendo perdono per i suoi crocifissori  sulla croce: "Padre, perdona loro perché non sanno quello che fanno" (Luca 23,34), e donando il suo perdono al buon ladrone (Luca 23,43).

Perché perdonare? A monte c'è Dio che mi perdona. Umanamente parlando c'è il mio bisogno di essere perdonato e di perdonarmi quando mi fo del male. Ma c'è anche il bisogno, profondamente umano, che ho di perdonare per non farmi vincere da sentimenti negativi. Quando io ricevo una offesa posso pensare a vendicarmi o a coltivare odio e rancore: e questi sono sentimenti negativi che mi rendono una persona più brutta. Posso distaccarmi dalla persona che mi ha offeso e ignorarla. Posso anche cercare di chiarirmi, di perdonare e di darle altre possibilità: e questo è il miglior modo per mettere da parte i sentimenti negativi.

Perdonare non vuol dire dimenticare, scordare, non vuol dire nemmeno non ricercare la giustizia, vuol dire non coltivare il rancore, non farsi vincere  dai sentimenti negativi che fanno di me una persona più brutta, vuol dire donare all'altro la possibilità di crescere e di cambiare.

E' molto bello l'episodio dell'incontro di Gesù con la donna adultera, raccontato da Giovanni (8,1-11). Un gruppo di persone, maestri della legge, gli porta una donna sorpresa con un uomo che non era suo marito: loro la vogliono lapidare perché la legge dice così. Gesù li invita a guardare dentro loro stessi, se sono senza peccato: "Chi di voi è senza peccato, getti per primo la  pietra contro di lei". Tutti se ne vanno, resta solo la donna: i maestri della legge volevano la sua morte, Gesù vuole la sua vita e la salva, la invita a cambiare vita, a non peccare più. E' un esempio importante di perdono che dona la vita, alternativo radicalmente alla morte, di perdono che stimola l'altro a crescere.

Gesù ama ognuno di noi e proprio perché ci ama ci perdona e ci dice:

"Io vi amo, amate anche voi; io vi perdono, imparate a perdonare anche voi".

 

5° tappa: Un amico mi aiuta a migliorare e a crescere

Nel penultimo giorno del campo il tema dell'amicizia è stato affrontato solo la mattina, introdotto da questa mia breve riflessione. Poiché nei gruppi era spesso emerso il tema della Chiesa, della sua utilità e del difficile rapporto che i ragazzi hanno con lei, ho cercato brevemente di affrontare anche questo tema.

Riflessione:

La vita nostra è una crescita continua, anche se con progressi e involuzioni o fermate. L'amicizia è uno dei luoghi fondamentali della crescita nostra, crescita che ha una dimensione strettamente personale, ma anche familiare, di gruppo (classe, sportivo, politico, ecclesiale).

Come un amico mi aiuta a migliorare e a crescere? Percorrendo  insieme a me le tappe del nostro campo scuola:

1) conoscendomi e accogliendomi e chiedendomi di fare altrettanto con lui

2) ascoltandomi e prendendosi cura di me e chiedendomi di fare questo per lui

3) volendomi bene e perdonandomi e chiedendomi di fare insieme il cammino del volersi bene e del perdonarsi.

Spesso noi abbiamo paura di crescere, di cambiare: un amico mi stimola ad andare avanti e ad affrontare e gestire anche la paura.

Gesù fa così con i suoi amici e vuole fare così anche con noi. Tutti gli incontri di Gesù nel Vangelo, di cui abbiamo parlato (Simone il fariseo, l'adultera, il povero disgraziato soccorso dal samaritano), in particolare la relazione con i suoi amici prediletti, gli apostoli, sono cammini di crescita, di stimolo a migliorarsi. Gesù molto spesso sostiene i suoi amici, li stimola ad andare avanti, a non avere paura.

La Chiesa per noi è un grande luogo di crescita, umana e spirituale:

ci ha conservato integro il Vangelo, dove noi possiamo incontrare Gesù;

ci dona i Sacramenti, momento  di incontro con Gesù;

ci dona occasioni di crescita, come questo campo scuola;

ci stimola ad incontrare Gesù nei nostri fratelli, in particolare negli ultimi, negli emarginati, nei poveri, verso i quali dedica grande attenzione.

Il tema della crescita stimolata dall'amicizia è stata suggerita anche per gli incontri che verranno svolti durante l'anno dai gruppi dei ragazzi.