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Il rapporto

tra la Parola di Dio

e la Chiesa

Nazzareno Marconi

La Chiesa nel recente sinodo dedicato alla parola di Dio nella vita della Chiesa e dei cristiani ha sviluppato una riflessione molto preziosa, che ha trovato una sua prima sintesi nel "Messaggio al popolo di Dio del Sinodo dei vescovi sulla Parola di Dio".
È un testo prezioso, più esortativo che dottrinale, volto a incoraggiare una crescita ancora più decisa del rapporto tra Parola e Comunità ecclesiale, tra la Parola ed i singoli cristiani.
Il messaggio è suddiviso in quattro parti, ognuna corrispondente ad una "declinazione della Parola di Dio": la sua voce, ovvero la Rivelazione; il suo volto, ossia Gesù Cristo; la sua Casa, quindi la Chiesa e le sue strade, ovvero la missione.
Nella nostra riflessione sarà soprattutto prezioso il terzo momento di questo messaggio: la Chiesa come casa della Parola di Dio. 

La Chiesa casa della Parola di Dio

Il rapporto tra la Chiesa e la Parola si caratterizza così in maniera chiara: la Parola trova nella Chiesa la sua vera casa e la chiesa si sente abitata dalla parola, se questa manca la chiesa diventa una casa vuota, disabitata, triste.
Per comprendere questa immagine in tutta la sua ricchezza è importante fare chiarezza.
Ogni volta che parliamo di Parola di Dio e del suo rapporto con la chiesa ed i cristiani, dobbiamo essere esigenti, perché spesso confondiamo con un solo nome varie realtà: il libro, cioè la Sacra Scrittura, la Parola fatta carne in Gesù, la Parola viva nell'assemblea. Questi termini sono diversi ed indicano realtà collegate, ma diverse.

Il libro e la Chiesa
La bibbia è un insieme di libri, che rendono questo libro di libri una unità composta. 
Generata nell'arco di un millennio da un popolo di credenti, in diverse aree. L'area giudaica, ma anche l'area babilonese, quella greca ed addirittura Roma. 
Umanamente è una biblioteca in lingue diverse, con autori diversi e proveniente da culture diversificate. Eppure ha una unità nell'ispirazione, nel riconoscere che "tutta la scrittura è ispirata da Dio" (2Tim 3,16). 
E questa unità è stata soprattutto attestata da quel discernimento attuato dalla comunità che l'ha distinta ed ha riconosciuto come santi alcuni libri, escludendone altri. La scrittura quindi è stata prima generata e poi riconosciuta dalla comunità credente. Non ci sarebbe senza la comunità.
Prima è stata la comunità ebraica a formare la Bibbia ebraica, a Jawnè, quando si è fissato il canone ebraico, cioè l'elenco dei libri che fanno parte della Bibbia ebraica. 
Poi la Chiesa ha formato la definitiva bibbia cristiana nel 2° secolo quando, accogliendo il canone dell'AT della tradizione greca LXX ha anche riconosciuto ed aggiunto i suoi libri nel NT. Così è nata la nostra Bibbia.
Questo è fondamentale: è la comunità dei credenti che ha generato e riconosciuto i libri.
È la Chiesa che fa il libro, ma una volta che la comunità ha dichiarato che quel libro è santo, ha dichiarato al tempo stesso la sua appartenenza al libro. Per cui c'è una appartenenza del popolo dei credenti al libro e c'è una appartenenza del libro al popolo dei credenti. L'uno non può più vivere senza l'altro.
Il libro è poi diventato il mezzo per convincere i credenti, perchè la fede viene dall'ascolto. È così che la Bibbia ha preso a generare la Chiesa ed il cerchio si è chiuso: la chiesa ha generato la Bibbia e questa genera la chiesa. Non solo ma la chiesa ha riconosciuto la bibbia, i libri che ne fanno parte ed ora la Bibbia riconosce la chiesa, dona la carta d'identità per appartenervi. 
Infatti per la chiesa la Bibbia è "norma normans" è una norma che diventa norma sulle altre norme della chiesa, ha un primato sulla vita della chiesa. Possiamo accostarla alla legge costituzionale della chiesa, che le dona l'identità ed a cui tutta la vita della chiesa e le sue scelte debbono riferirsi. 
Torniamo più in dettaglio su questa azione con cui la Bibbia genera la chiesa e la edifica donando la fede.

La Bibbia che genera la Chiesa
Perché la Bibbia Può generare la fede e costituire la chiesa, edificare la chiesa?
Lo spiega il messaggio del Sinodo al n 3
"Le Sacre Scritture sono la "testimonianza" in forma scritta della parola divina, sono il memoriale canonico, storico e letterario attestante l'evento della Rivelazione creatrice e salvatrice. La Parola di Dio precede, dunque, ed eccede la Bibbia, che pure è "ispirata da Dio" e contiene la parola divina efficace (cf. 2 Tm 3, 16). È per questo che la nostra fede non ha al centro solo un libro, ma una storia di salvezza e una persona, Gesù Cristo, Parola di Dio fatta carne, uomo, storia".
Dopo avere parlato del valore della Bibbia che genera la chiesa dobbiamo fare attenzione a quanto dice il Sinodo: la Bibbia può fra questo perchè contiene la Parola di Dio. Ma essa non è immediatamente Parola di Dio. 
Il Concilio ha detto nella DV: "verbum dei continent" le scritture contengono la parola di Dio, non sono direttamente Parola di Dio.
Lo spiega molto bene il prologo dell'Apocalisse:
Rivelazione di Gesù Cristo che Dio gli diede per render noto ai suoi servi le cose che devono presto accadere, e che egli manifestò inviando il suo angelo al suo servo Giovanni. Questi attesta la parola di Dio e la testimonianza di Gesù Cristo, riferendo ciò che ha visto. Beato chi legge e beati coloro che ascoltano le parole di questa profezia e mettono in pratica le cose che vi sono scritte. Perché il tempo è vicino.

Tre passaggi: 
1- C'è stata un rivelazione condensata in Gesù Cristo. 
2- Questa è stata affidata ad un libro tramite la scrittura dell'apostolo.
3- Questo libro viene letto in una comunità e c'è una assemblea che l'ascolta". 
Questo prologo si conclude con affermazione "Beato il lettore", (non chi legge (CEI) "e quelli che lo ascoltano" ecco l'evento della chiesa. 
Fuori da questo contesto la bibbia resta un libro tra gli altri, un libro patrimonio dell'umanità certo, ma di cui si fa una lettura universitaria e non la lettura della Chiesa. 
Per questo è importante cogliere che la Parola, è contenuta nelle Sacre Scritture, ma le Sacre Scritture di per sé non riescono a donare la parola di Dio, occorre che intervenga lo Spirito santo che può davvero resuscitare la parola di Dio contenuta nelle scritture. 
Senza lo Spirito santo la Bibbia resta lettera morta, lettera che uccide, e non genera nulla, tantomeno la Chiesa. 
Dice il messaggio del Sinodo al n 6. "Ecco, allora, la necessità della «viva Tradizione di tutta la Chiesa» (DV 12) e della fede per comprendere in modo unitario e pieno le Sacre Scritture. Se ci si ferma alla sola "lettera", la Bibbia rimane soltanto un solenne documento del passato, una nobile testimonianza etica e culturale. Se, però, si esclude l'incarnazione, si può cadere nell'equivoco fondamentalistico o in un vago spiritualismo o psicologismo".
Cioè occorre evitare tre pericoli sempre presenti nella storia della chiesa, ma in particolare oggi, se si legge la Bibbia lontano dal legame con la comunità di fede e la sua tradizione vivente.

1- Fondamentalismo. Lettura letterale delle scritture. Non dimentichiamolo: "contiene la Parola", ha perciò bisogno di una ermeneutica spirituale, ha bisogno di un ambiente la chiesa, l'assemblea nella quale solo è capace di diventare parola di Dio. Il fondamentalismo è impossibile nella lettura cristiana. Non fosse altro perchè è stata scritta in ebraico e in greco, perché non Dio ha scritto direttamente la parola ma autori umani e la parola è testimoniata. Nessun fondamentalismo.

2- Il Razionalismo nell'interpretare le scritture, cioè il voler dare una chiara, distinta e definitiva e quindi necessariamente riduttiva interpretazione delle scritture. Quasi che si possa interpretare il testo una volta per sempre e poi buttarlo, conservando solo l'interpretazione, magari in un "supercatechismo" blindato. La Bibbia ha invece una armonia plurale perché parla del mistero di Dio e di quello dell'uomo ed è dall'armonia e dalla sintonia di tutti i libri, costantemente confrontati e riletti con la tradizione viva, che noi riusciamo a percepire finché ci è possibile, con l'aiuto dello Spirito santo la verità di Gesù. Non a caso abbiamo 4 vangeli, quattro ritratti di Gesù, tutti veri e tutti diversi, non uno soltanto.

3- Lo Spiritualismo, la tendenza a leggere le scritture in modo individualistico senza tenere conto della tradizione ecclesiale, attribuendo allo Spirito santo una interpretazione che è solo soggettiva e che spesso non ci invita a cambiare, ma ci conferma in quello che siamo (vizi compresi!).

Poste queste basilari cautele in che modo la Bibbia si trova a casa sua nella Chiesa? È quanto spiega il cap III del messaggio del Sinodo. Inizia descrivendo le caratteristiche fondamentali della Chiesa per comprendere come la Parola possa trovarcisi "a Casa". Questa Casa della Parola che è la Chiesa "è descritta Luca, negli Atti degli Apostoli (2, 42) e ne traccia l'architettura basata su quattro colonne ideali: «Erano perseveranti nell'insegnamento degli apostoli, nella comunione fraterna, nello spezzare il pane e nelle preghiere»".
Analizziamo dunque seguendo questo capitolo il rapporto tra la Parola e le colonne costitutive della Chiesa.

Parola ed insegnamento degli Apostoli

"Dalla Chiesa esce la voce dell'araldo che a tutti propone il kérygma, ossia l'annunzio primario e fondamentale che Gesù stesso aveva proclamato agli esordi del suo ministero pubblico". La chiesa ci fa incontrare questo nucleo della Parola quando ci introduce nella vita di fede. Una chiesa che non annuncia il Kerigma, che non guida a scoprire il fondamento della fede, ma la dà per scontata, non ci fa incontrare la Parola.
Ma la fede, dopo l'entusiasmo iniziale che segue la conversione deve crescere. Non basta un annuncio che commuova e muova le coscienze, la parola deve anche nutrire la fede. 
Dice il messaggio: "Nella Chiesa risuona, poi, la catechesi: essa è destinata ad approfondire nel cristiano «il mistero di Cristo alla luce della Parola perché l'uomo intero sia irradiato da essa» (Giovanni Paolo II, Catechesi tradendae, 20)".
Infine propone l'incontro più ricco e denso con la Parola annunciata che si compie nell'omelia. Un servizio importante ed esigente perché "ancor oggi per molti cristiani è il momento capitale dell'incontro con la Parola di Dio". In essa il celebrante deve "in un linguaggio nitido, incisivo e sostanzioso, non solo con autorevolezza «annunziare le mirabili opere di Dio nella storia della salvezza» (SC 35) - offerte prima attraverso una chiara e viva lettura del testo biblico proposto dalla liturgia - ma deve anche attualizzarle nei tempi e nei momenti vissuti dagli ascoltatori e far sbocciare nel loro cuore la domanda della conversione e dell'impegno vitale: «Che cosa dobbiamo fare?» (At 2, 37)".

È come si vede un ideale esigente, che punta a tre obiettivi: 
1- aiutare completare la comprensione chiara e viva del testo letto
2- attualizzarne il messaggio nei tempi e nei momenti della vita di chi ascolta
3- suscitare nell'intimo il desiderio della conversione e dell'impegno.
Come si può ben capire questo non si realizza senza una preparazione attenta, capace di conoscere il testo così come la vita degli ascoltatori. Infine il terzo passaggio non è frutto di capacità umana o di preparazione tecnica, ma è opera dello Spirito, che va chiesta nella preghiera come dono dall'alto.
Cosa fare per dare all'omelia una tale qualità?
Come aiutare il parroco a conoscere la vita quotidiana ed i problemi delle persone. Proposta del gruppo biblico per costruire la base della omelia.
Sintetizza il messaggio sempre al n 7: "Annunzio, catechesi e omelia suppongono, quindi, un leggere e un comprendere, uno spiegare e un interpretare, un coinvolgimento della mente e del cuore. Nella predicazione si compie così un duplice movimento. Col primo si risale alla radice dei testi sacri, degli eventi, dei detti generatori della storia di salvezza, per comprenderli nel loro significato e nel loro messaggio. Col secondo movimento si ridiscende al presente, all'oggi vissuto da chi ascolta e legge, sempre alla luce del Cristo che è il filo luminoso destinato a unire le Scritture".

Parola e frazione del pane

Un secondo fondamentale momento di incontro tra la chiesa e la parola, in cui la chiesa diventa davvero la casa della Parola e nella liturgia eucaristica.
Dice il messaggio al n 8: "La narrazione evangelica dell'ultima cena, memoriale del sacrificio di Cristo, quando è proclamata nella celebrazione eucaristica, nell'invocazione dello Spirito Santo diventa evento e sacramento".
Il fatto che le parole pronunciate siano sempre le stesse, non deve farci sminuire il valore di questo momento in cui ci confrontiamo con al parola potente di Dio che opera ciò che dice. Anche una coppia di fidanzati dice sempre lo stesso "ti amo", ma il suo significato ed il suo valore, variano di attimo in attimo e non si finiscono mai di scandagliare con un cuore amante.
Il messaggio invita la comunità cristiana a dare il giusto valore a questa unione profonda di Parola e sacramento: 
"Si dovrà, perciò, riportare al centro della vita cristiana «la liturgia della parola e la liturgia eucaristica, congiunte tra loro così strettamente da formare un solo atto di culto» (SC 56)".
Questo richiede una riflessione comune sul nostro stile di celebrazione. Sull'ispirarci alla densità simbolica del sacramento per non fare della omelia una "lezione" o un "talk-show". Ed a rendere chiara, attenta e intellegibile la celebrazione del sacramento, perché non appaia come un evento magico o mitico.

Parola e preghiera

Il messaggio ricorda innanzi tutto che una colonna costitutiva della chiesa è la preghiera. La celebrazione eucaristica è la più grande preghiera della chiesa, ma non è l'unica. Dobbiamo riscoprire come comunità il valore della preghiera personale fatta a partire dalla parola di Dio ed il protagonismo dei laici che in mille occasioni possono vivere, anche senza la presenza del sacerdote, l'esperienza della preghiera comunitaria non eucaristica, ma comunque biblica. Il valore della parola nella vita del cristiano dovrebbe spingerci infatti a non cadere nella tentazione di riempire i nostri incontri ed i momenti oranti di preghiere, belle e poetiche, ma mettendo da parte la Parola. Dice il messaggio al n 9: "Un posto privilegiato è occupato naturalmente dalla Liturgia delle Ore, la preghiera della Chiesa per eccellenza, destinata a ritmare i giorni e i tempi dell'anno cristiano, offrendo, soprattutto col Salterio, il cibo quotidiano spirituale del fedele". 
Rilanciare questa preghiera della Chiesa nutrita abbondantemente di Parola, per tutti, e non solo per i religiosi, è stata una scelta forte partita dal Concilio. Spesso cerchiamo novità e soluzioni miracolose senza pensare a quanto sono preziosi i doni della grande tradizione ecclesiale.
Quello che però il messaggio soprattutto intende sottolineare è la valorizzazione della lectio divina, sia personale che comunitaria, cioè con il momento della collatio vissuto in gruppo.
In poche righe ne dà una presentazione molto interessante: "la prassi della Lectio divina, lettura orante nello Spirito Santo, capace di schiudere al fedele il tesoro della Parola di Dio, ma anche di creare l'incontro col Cristo, parola divina vivente. Essa si apre con la lettura (lectio) del testo che provoca una domanda di conoscenza autentica del suo contenuto reale: che cosa dice il testo biblico in sé? Segue la meditazione (meditatio) nella quale l'interrogativo è: che cosa dice il testo biblico a noi? Si giunge, così, alla preghiera (oratio) che suppone quest'altra domanda: che cosa diciamo noi al Signore in risposta alla sua parola? E si conclude con la contemplazione (contemplatio) durante la quale noi assumiamo come dono di Dio lo stesso suo sguardo nel giudicare la realtà e ci domandiamo: quale conversione della mente, del cuore e della vita chiede a noi il Signore?".

La Parola e la comunione fraterna

Perché questa nostra riflessione non si riduca ad un approccio troppo intellettualistico e spiritualistico la quarta colonna della Casa della Parola ci riporta al concreto.
Dice il messaggio a proposito della Parola e della comunione fraterna: "per diventare suoi fratelli e sue sorelle bisogna essere «coloro che ascoltano la Parola di Dio e la mettono in pratica» (Lc 8, 21). L'ascoltare autentico è obbedire e operare, è far sbocciare nella vita la giustizia e l'amore, è offrire nell'esistenza e nella società una testimonianza nella linea dell'appello dei profeti, che costantemente univa Parola di Dio e vita, fede e rettitudine, culto e impegno sociale.".
La fede deve diventare azione concreta, continua il messaggio citando San Gregorio Magno che : "L'uomo giusto e fedele non solo "spiega" le Scritture, ma le "dispiega" davanti a tutti come realtà viva e praticata. È per questo che viva lectio, vita bonorum, la vita dei buoni è una lettura/lezione vivente della parola divina".
In questo tempo in cui il ricordo della ascensione è ancora vicino vorrei chiudere con un'ultima citazione de nostro testo: "San Giovanni Crisostomo osserva che gli apostoli scesero dal monte di Galilea, ove avevano incontrato il Risorto, senza nessuna tavola di pietra scritta come era accaduto a Mosè: la loro stessa vita sarebbe divenuta da quel momento il Vangelo vivente".
Questa è la sfida più semplice e più difficile che ci sta davanti.

(Fano, giugno 2009, dal sito http://fanodiocesi.it/comunichiamo.htm)

 

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