Pierangela e Valentino Castellani

(NPG 1973-08/09-58)

 

Se la «famiglia aperta» è la meta educativa che progettiamo per i giovani e che cerchiamo di realizzare nella nostra vita di sposi, siamo convinti che alla radice di una famiglia aperta sta un amore coltivato con perseveranza nelle vicende, apparentemente incolori, del «quotidiano»: un amore coltivato prima di tutto a livello di coppia e poi come contenuto essenziale del rapporto con i figli. Potremmo dire che questo aspetto non è altro che la dimensione di «apertura» della famiglia verso il suo interno.
Le due dimensioni «interno-esterno» si richiamano in modo pregiudiziale, al punto che la mancanza di una delle due è una forma di alienazione che finisce per snaturare l'impegno. D'altra parte la ricerca costante di un equilibrio tra queste due esigenze fa parte del «rischio di vivere» e costituisce la sfida alla quale ogni giorno il nostro amore è chiamato a rispondere.
In questo nostro intervento considereremo perciò la «vita della coppia», per sottolineare come la maturazione di questa realtà sia una delle tensioni essenziali per la realizzazione di una «famiglia aperta». Potrebbe forse sembrare fuori luogo questa sottolineatura di sapore apparentemente intimistico, soprattutto oggi che la realtà familiare è così fortemente in crisi ed i rapporti di coppia non sfuggono alla tentazione di facili soluzioni alternative. Mai come oggi, forse, pare «naturale» fare e disfare le coppie. Eppure «possiamo ritenere che fino a quando l'uomo conserverà la sua "umanità", non potremo pensare ad un mondo senza coppie, anche se i figli dovessero nascere in provetta, i padri potessero realizzare la propria paternità dopo essere morti e la programmazione determinasse in anticipo scelte non più affidate al caso. Per continuare ad essere uomini, proprio partendo dalle caratteristiche biologiche della specie umana, è indiscutibile che la gratificazione sessuale dovrà essere non una mera comparazione di riflessi nervosi, ma un'accettazione totale dell'altro, nella sua sessualità, completa e sempre in divenire, che andrà cercata nella certezza di essere sempre parimenti accettati, e questo pare possa realizzarsi, anche per convenienze biologiche, in maniera decisamente preferenziale proprio nella coppia. Partendo da tale base, il rapporto di coppia, cerca, già al più elementare livello, di essere intrinsecamente stabile» (L. De Cecco, in La Famiglia, n. 35, sett.-ott. 1972, pag. 425).
Il nostro obiettivo è quello di individuare quali possono essere le prospettive di fondo nelle quali la coppia può maturare la sua identità e di indicare alcuni «gesti concreti» attraverso i quali il cammino della coppia può progredire.

UNA PREMESSA INDISPENSABILE PER «COSTRUIRE» LA COPPIA

Se poteva apparire vagamente intimistico sottolineare la centralità della «vita di coppia» nel discorso sulla «famiglia aperta», può sembrare inutilmente problematico chiedersi come fare - oggi - a realizzare tale vita di coppia. L'emancipazione sessuale che ha fatto crollare molti tabù, la possibilità sempre più ampia di esperienze comuni, un diverso contesto socio-culturale hanno reso molto più facili i rapporti interpersonali tra ragazzi e ragazze.
Ma tutto questo basta? Siamo stati «liberati» da molti condizionamenti, ma abbiamo conquistato il senso positivo di questa «liberazione»?
Essere coppia non significa soltanto stare bene insieme, ma vuol dire soprattutto essere una realtà nuova, non più un «tu» ed un «io» ma un «noi» che si proietta verso una storia comune tutta da costruire, insieme, giorno per giorno. Questa realtà nuova non è data gratuitamente, come premio del «volersi bene»: è una realtà che cresce attraverso l'impegno accettato con pazienza, con gioia e soprattutto con amore.
Amore: ecco una chiave interpretativa della realtà di coppia. «Amare è lasciare se stessi per andare verso l'altro» (M. Quoist). Una frase come questa, che ci «tocca» per la sua poesia e per le risonanze evangeliche che contiene, che cosa significa in concreto nella vita della coppia?
La psicologia ci dice che un rapporto interpersonale è positivo, costruttivo, quando fra le due persone si stabilisce uno stato di «empatia». Empatia è «la percezione corretta dello schema di riferimento altrui con tutte le risonanze ed i valori che esso implica». È insomma, più banalmente, un «mettersi nei suoi panni», un percepire il suo mondo soggettivo «come se» si fosse l'altra persona, non dimenticando però che si tratta di un «come se». Non si tratta perciò di annullare se stessi, ma soltanto di mettersi, come punto di partenza, nell'ottica dell'altro, per capirlo e conoscerlo fino in fondo.
Non si costruisce un realtà d'amore, ed in particolare di coppia, senza questo atteggiamento di fondo: è esperienza comune infatti che ogni persona si chiude in se stessa o diventa aggressiva quando non si sente accettata. Questa accettazione reciproca è essenziale perché il rapporto di coppia diventi una esperienza di autentica liberazione: è il primo e più importante passo da fare per essere coppia. Più precisamente non è un passo che si fa una volta per tutte, ma è una disponibilità di fondo che va cercata giorno per giorno.
«Portate gli uni i pesi degli altri», cioè accettatevi reciprocamente soprattutto in ciò che più «pesa» e che ha bisogno di incontrare la pasqua di liberazione. Accettarsi, infatti, non significa «sopportarsi» alla meno peggio, una specie di «vivi e lascia vivere»: significa partire da quello che si è, per costruire insieme, con un atteggiamento di amorevole fiducia nelle possibilità dell'altro.
Questa accettazione fiduciosa dell'altro è una delle occasioni, nella vita di coppia, per incarnare quella dimensione di speranza cristiana della quale oggi tanto si parla.
Ognuno, nella coppia, resta autenticamente se stesso e ciò nonostante può cambiare in profondità, diventare assieme all'altro un «segno di amore» gioioso e liberatore.
Non ci sembra superfluo osservare che questa capacità di accettazione dell'altro è una faticosa conquista che non si improvvisa il giorno del «sì», ma che si costruisce sul piano educativo molto più a monte, quando la prospettiva di essere coppia sembra ancora immensamente lontana.
Ci domandiamo ora attorno a quali «impegni» di fondo la coppia può maturare la sua identità una volta che i due procedono insieme con un atteggiamento di accettazione reciproca.

I PUNTI DI RIFERIMENTO DELLA VITA DI COPPIA

Non abbiamo la pretesa - del resto inutile - di fare un elenco «completo» di valori, quanto piuttosto di indicare alcune grosse prospettive nelle quali ci sembra fondamentale che la coppia viva, in laboriosa speranza, la sua realtà quotidiana.

La progettazione del futuro

La coppia ha davanti a sé una «storia» tutta da costruire: si tratta di due persone che si assumono assieme la responsabilità della propria vita, fino a diventare corresponsabili della propria salvezza.
Ci pare significativo, in questo discorso, partire con un esempio. Spesso l'essere coppia, l'avere famiglia, è percepito come una realtà che «frena» i progetti giovanili, che intralcia ogni impegno di cambio sociale. Nella tavola rotonda sulla professione (cf Note di Pastorale Giovanile, 1973/4) c'è un intervento che ci ha molto colpiti.
«Credo che, prima di tutto, sia necessario rendersi conto presto del progetto di sé che si vuole condividere e realizzare. Mi spiego. Mi pare difficile e neppur troppo giusto chiedere ad una persona sposata, con figli a carico, di abbandonare un certo tipo di lavoro perché non lo si valuta in sintonia con i propri progetti. Quando si è responsabili di altre persone... bisogna andarci cauti.
Diverso è il discorso da fare prima. Il periodo dai 18 ai 25 anni, per me, è fondamentale: è il periodo in cui si sceglie e si sceglie "liberamente".
Prima comanda la fantasia, l'utopia direi. Dopo, è troppo tardi. L'età buona è sui vent'anni. Se si sbaglia a quest'età... addio».
È fuor di dubbio che la famiglia implica tutta una serie di responsabilità nuove, ma è altrettanto evidente che il modello di famiglia e di coppia che questo giovane percepisce attorno a sé e che concretizza nel suo intervento è un modello alienante dal quale bisogna difendersi predisponendo a monte le scelte fondamentali: «l'età buona è sui vent'anni!». La terapia sarebbe efficace se fosse vero che le nostre scelte sono fatte una volta per tutte in un preciso momento della vita: in realtà, quante scelte dei vent'anni naufragano tristemente nelle secche di una realtà familiare di stampo «borghese»!
Ecco perché diventa fondamentale per la coppia la progettazione di un futuro comune. Due progetti di vita si incontrano, si confrontano, si modificano e confluiscono in un progetto comune. E questo processo dovrebbe coinvolgere, con la ovvia gradualità, anche i figli, almeno per le implicazioni che possono condizionare pesantemente il loro futuro.
Quali valori prevalgono nella coppia? La tranquillità economica, il prestigio sociale, il successo, la rispettabilità, la ricerca di sicurezze? Oppure c'è spazio per il dubbio, per l'insicurezza, per la ricerca, per l'attenzione ai «più poveri»? Quale posto occupa il lavoro («la carriera») e che significato assume nella gerarchia dei valori? E con i figli: la preoccupazione è quella di preservarli dalle malattie, dalle parolacce, dai «cattivi compagni» (che poi sono quasi sempre i ragazzi più emarginati!) oppure c'è l'ansia di educarli alla libertà, alla responsabilità, all'impegno, alla non-violenza?
Questi sono soltanto alcuni esempi di contenuti sui quali si può misurare il progetto di vita di una coppia.
E la «famiglia aperta» si gioca tutta in questo progetto, nella misura in cui la dimensione «politica» è presente nelle scelte di fondo.

L'esigenza di una comunicazione efficace

Non si fanno progetti concreti in due se il quotidiano di una coppia non è attraversato, come da una filigrana, da una comunicazione ed uno scambio sulle singole esperienze e su tutti i problemi. È questo il secondo importante punto di riferimento della vita di coppia.
Oggi ci si riempie così tanto la bocca di «dialogo» che la sottolineatura sembrerebbe scontata se la «incomunicabilità» non fosse un'altra costante di un certo modello corrente di vita di coppia (cf E. Natta: «Giovani, amore e matrimonio nel cinema contemporaneo», Note di Pastorale Giovanile, 1973/4).
Le esperienze concrete della vita cambiano a poco a poco ciascuno di noi, i nostri modi di pensare, la nostra sensibilità, le nostre aspirazioni. Se non c'è comunicazione a livello di coppia c'è il rischio che i due diventino un po' alla volta degli estranei e non si «ritrovino» più, in profondità, nei problemi che li coinvolgono.
Perché ci sia comunicazione è necessario che i due mantengano la propria identità e vivano pienamente le loro esperienze nell'ambiente in cui sono singolarmente inseriti. Ma al tempo stesso una comunicazione costante e costruttiva con il proprio coniuge consente di affrontare tutte le situazioni in un'ottica di coppia e non con una mentalità da celibi.
C'è poi sempre la tentazione di lasciare fuori dalla porta di casa i problemi, per non compromettere «il calduccio» nel nido! E c'è anche il rischio - per lo stesso motivo - di accettare acriticamente le esperienze del proprio partner. Solo se ciascuno dei due è autenticamente se stesso ed è continuamente «trasparente» nell'incontro con l'altro si può avere una vera maturazione di coppia.
In questo clima di comunicazione reciproca delle esperienze è importante che a poco a poco vengano inseriti anche i figli: è così che la comunità familiare può tentare di diventare una comunità d'amore nella quale genitori e figli si educano a vicenda, si prendono a carico, aiutandosi a maturare le proprie potenzialità.

La ricerca di una sessualità autenticamente umana

La sessualità è una caratteristica dell'intera persona e non è soltanto la facoltà di esprimersi sul piano genitale. La scoperta progressiva di una «armonia sessuale» è il terzo punto di riferimento per la vita della coppia. «Le ricerche più attuali e significative sulla sessualità documentano in tutti gli aspetti, da quello psicologico a quello biologico, come la relazione sessuale permetta all'individuo di esprimere nella coppia, in maniera massimale, tutte le facoltà umane, quanto a tensione verso l'altro». «Il rapporto che si stabilisce nella coppia trova dunque proprio sul piano della sessualità il paradigma essenziale delle tensioni dell'individuo verso l'altro che, in ultima analisi, caratterizza anche per l'uomo la capacità di amare e tale capacità, d'altra parte, trova in quel rapporto la possibilità di raggiungere la pienezza della sua espressione e la sua più vera umanizzazione» (L. De Cecco in La Famiglia, sett.-ott. 1972).
Non ci dilunghiamo oltre su questo argomento. Ci pare importante evidenziare soltanto un punto.
Dall'incontro sessuale dovrebbe scaturire una ricerca attenta del valore della «tenerezza» nella vita della coppia. Si tratta di un atteggiamento di fondo, attraverso il quale tutti i piccoli gesti quotidiani tendono ad iscriversi in un contesto d'amore che ha nell'incontro sessuale in senso stretto i suoi momenti forti. Solo in un clima di tenerezza si salva il valore della sessualità. Altrimenti, c'è il rischio di confinarne la ricchezza nella sfera puramente genitale condannandola così al logorio del tempo ed alla banalità dei contenuti.
Questa non è - almeno ci pare - una posizione riduttiva o peggio ancora moralistica sulla sessualità della coppia. Non intendiamo relativizzare l'importanza dell'incontro sessuale, ma piuttosto recuperarne tutti quei contenuti essenziali che gli assicurano una crescita ed una maturazione, pur nelle alterne vicende di un rapporto a due.

LA SFIDA DEL QUOTIDIANO

Come realizzare le prospettive di fondo che abbiamo descritte? Le grosse scelte, come i gesti eroici, si fanno raramente, mentre ogni giorno siamo chiamati a realizzare «un po'» dei grandi ideali. Nel mare tranquillo del quotidiano naufragano molti matrimoni perché nel quotidiano si giocano le grandi scelte della vita di coppia.
Ecco perché crediamo che la vita di una coppia deve essere segnata da alcuni momenti privilegiati nei quali si coltiva l'intimità dell'amore. Sono momenti di ricarica, essenziali affinché la dimensione di «apertura» non si riduca ad un vuoto «attivismo».
Proviamo ad indicare, in concreto, alcuni di questi momenti.
* Una serata tutta dedicata al dialogo ed all'ascolto dei problemi della vita a due, quasi un «appuntamento» (ad esempio mensile) che richiede un impegno ad «incontrarsi». Si creano così le condizioni per un bilancio, una revisione di vita, una verifica delle scelte fatte o da fare. Le situazioni nuove di ogni giorno ci interrogano e richiedono una riflessione fatta in comune. Si dirà che ci si parla lo stesso (in macchina, a tavola, al mattino, la sera...), che questo è un modo di ingigantire i problemi. A noi sembra essenziale non soltanto il parlarsi, ma anche il mettersi ogni tanto nell'atteggiamento di «fare il punto della situazione».
* Un momento della giornata in cui ci si «racconta» quello che si è fatto (potrebbe essere il momento della mensa, ad esempio): è importante che non si accumulino troppe cose da raccontare, altrimenti le esperienze di vita a mano a mano ci estraniano e nel momento del «problema» vengono a mancare gli elementi per capirci.
* Una giornata intera, ogni tanto, vissuta tutta «per noi», senza i figli (se ci sono), un momento di pausa, nel quale ci si lascia andare alla gioia dello stare assieme. È una «evasione» se si vuole, ma nel senso più impegnativo del termine; non una fuga cioè, ma un tentativo di riscoprire, sul piano emotivo, la realtà esistenziale che ci lega.
* Dei momenti di silenzio, di riflessione anche sul piano individuale, per dare un senso autentico al quotidiano che ci interroga.
* Qualche momento di preghiera a due, ogni giorno. È già difficile pregare da soli, lo è spesso di più pregare in coppia. Non è poesia questa. Se la coppia è una realtà nuova, un «noi», c'è anche una preghiera di coppia che completa quella personale. Molte volte risulta più facile, in clima di preghiera, sbloccare certe difficoltà, così come arricchisce la preghiera di ringraziamento per una gioia vissuta insieme.
* Il momento, infine, fondamentale dello scambio e della verifica in un piccolo gruppo. La dimensione del gruppo è vitale anche per la coppia. Si innesta qui il discorso sui gruppi di «spiritualità coniugale». La dizione rischia di essere ambigua se non si afferma chiaramente una spiritualità tutta «incarnata». Non la ricerca di un gruppo in cui sentirsi al riparo, ma di un luogo per la «revisione di vita» fatta assieme a dei fratelli, nell'ascolto della Parola di Dio.
L'elenco potrebbe continuare senza esaurire le singole situazioni concrete. Ci premeva esemplificare. È compito di ogni coppia, nella sua realtà particolare, cercare questi momenti forti di intimità e calarli nella propria vita quotidiana.

IN ATTEGGIAMENTO DI SPERANZA

Dalle riflessioni che abbiamo esposte emerge una realtà così «difficile» e problematica da indurre forse qualcuno al pessimismo o perlomeno allo scetticismo sulla possibilità di costruire qualcosa in due. Ma se è importante prendere le cose sul serio, è perlomeno discutibile prenderle troppo sul serio! La capacità di sdrammatizzare, un po' di umorismo e di buon senso, sono atteggiamenti costruttivi in molte situazioni della vita di coppia.
Per non parlare di una dimensione più fondamentale e profonda che è quella della speranza!
La realtà della coppia è tutta tesa tra l'ottimismo del sesso come valore ed il pessimismo del sesso segnato dal peccato (cf G. Gozzelino, in Note di Pastorale Giovanile, 1972/1). Ma il valore della vita di coppia è «una realtà germinale destinata a diventare frutto» perché anche tutte le sue ambiguità sono state redente.
Quando si sceglie di «fare coppia» si sceglie anche il rischio, l'ignoto, si sceglie una vita a due che non è chiara a priori e non si sa bene che cosa voglia dire fino in fondo. La stessa indissolubilità è, sul piano esistenziale, una tensione, una conquista. Ciò richiede una disponibilità piena di speranza al futuro.
In fondo, è la storia di Abramo che si ripete e che è all'origine di ogni esperienza cristiana: «l'audacia di partire verso una terra sconosciuta, annunciata soltanto dalla Parola di Dio».