Roberto Giannatelli

(NPG 1971-67-36)

 

Secondo l'indicazione che viene dal documento della CEI per il nuovo catechismo italiano (RdC), nella catechesi non si devono comunicare solo delle conoscenze, ma promuovere soprattutto gli atteggiamenti corrispondenti al contenuto di fede che è stato trasmesso. Ora, tra i molti atteggiamenti che devono essere suscitati dall'opera del «catechista», il RdC ritiene che ve ne sia uno principale e unificatore dell'intera personalità del catechizzato. Tale atteggiamento viene chiamato «mentalità di fede». Compito della catechesi è conseguentemente quello di «nutrire e guidare la mentalità di fede» (RdC, 38) o, in altri termini, «educare al pensiero di Cristo, a vedere la storia come Lui, a giudicare la vita come Lui, a scegliere e ad amare come Lui, a sperare come insegna Lui, a vivere in Lui la comunione con il Padre e lo Spirito Santo» (ib.). Anche per l'età della preadolescenza, si applica il principio enunciato dal RdC: il «catechista» deve proporsi di formare nel ragazzo una mentalità di fede corrispondente ai bisogni spirituali, alle capacità, alle situazioni di quella età (cf RdC, 74,75). Il nostro compito è in qualche modo quello di «preadolescentizzare» il capitolo 3° del RdC.

RISCOPERTA, APPROFONDIMENTO, SISTEMAZIONE DELLE CONOSCENZE RELlGlOSE

La meta nel RdC

Il RdC richiama alcuni principi che sono da tener presenti nello studio di questo primo obiettivo:
- L'elemento informativo (cioè le conoscenze e le idee) è alla base di una mentalità di fede. La componente intellettuale è d'altronde essenziale allo stesso atto di fede, ed è conseguentemente reclamata dalla catechesi: «La fede è conoscenza di Dio (...). Per questo, la catechesi è insegnamento, esposizione chiara e sempre più profonda della dottrina rivelata, nel rispetto delle esigenze e delle capacità dei fedeli (...). C'è vera mentalità di fede, quando c'è capacità di comprendere e di interpretare tutte le cose secondo la pienezza del pensiero di Cristo» (RdC, 39).
- Tuttavia, non ogni istruzione è utile alla formazione di una mentalità di fede, e si deve evitare di ricadere nell'«intellettualismo e nozionismo» di un tempo (ib.).
La dottrina rivelata viene integrata nella mentalità di fede quando diventa per il credente «valore e motivo ispiratore per tutta la vita» (RdC, 40).
- Il catechizzato deve perciò acquisire una conoscenza «pratica» del cristianesimo, rivolta cioè al consolidamento e alla crescita della mentalità di fede.
Tale conoscenza pratica della fede, comporta secondo il RdC:
* la «presentazione organica del mistero cristiano» (RdC, 41), presupposto indispensabile per la formazione di una mentalità che è essenzialmente unitaria,
* sapendo ordinare il messaggio rivelato «attorno a un centro vivo, ben assimilato e operante» (RdC, 56; cf il n. 57 «Il centro vivo della fede è Gesù Cristo» e il n. 174 sul principio della concentrazione).
- Oltre alla concentrazione dei dati della rivelazione, la maturazione di una mentalità di fede richiede una loro progressiva esplicitazione.
Il RdC fornisce anche a questo riguardo qualche criterio di massima che deve essere riflesso nella pratica catechistica:
* tenendo in conto «quanto più possibile, dell'oggettiva ricchezza della Rivelazione» (RdC, 74);
* si assumerà come criterio di esplicitazione il «bisogno di fede di ciascuno, secondo la sua vocazione e situazione» (RdC, 74); con altre parole, le «attitudini e necessità di fede dei singoli cristiani», il «contesto di cultura e di vita in cui si trovano» (ib.);
* in modo che le verità della fede «possano essere integrate nel pensiero e nella vita» (ib.). Così «il cristiano può illuminare con la fede tutta la sua cultura e la sua vita» (RdC, 80).

La meta nel preadolescente

- Lo sviluppo intellettuale del preadolescente consente non solo un ampliamento delle conoscenze religiose, ma anche una loro prima sistemazione logica. Tale esigenza viene affermata dal RdC per l'adolescente, ma vale inizialmente anche per il preadolescente: «l'adolescente avverte assai nitidamente l'esigenza di giustificazione e di sistemazione delle proprie conoscenze» (RdC, 137).
- In questo lavoro di organizzazione delle conoscenze ed esperienze religiose, un primo obiettivo è la revisione delle idee religiose e morali acquisite nell'età precedente. Gli psicologi collocano durante gli anni della preadolescenza, il possibile superamento di alcuni elementi tipici della religiosità infantile, come sono l'antropomorfismo dell'idea di Dio, una concezione magica e animistica della religione, la religiosità di tipo tradizionale, ecc.
- Il problema centrale ci sembra però quello di individuare un tipo di sintesi adatto alla «vocazione e situazione» dei preadolescenti.
La recente tradizione catechistica, italiana ed estera, ha concepito una sintesi articolata in questi tre momenti:
* una sintesi di tipo storico-dottrinale capace di fondere insieme gli aspetti storici, liturgici, ecclesiali, sistematici che è data dalla «storia della salvezza»;
* una sintesi di tipo sacramentale, che partendo dalla presenza del popolo di Dio nel mondo (attualizzazione della storia della salvezza), ne scopre la struttura, la missione, la vita e i ritmi di sviluppo (sacramenti);
* una sintesi di tipo vitale-personale in cui tutta la condotta morale viene considerata come risposta all'appello di Dio, collaborazione all'edificazione del suo Regno secondo un patto di alleanza.
- Un altro tipo di sintesi potrebbe svolgersi attorno al tema centrale dell'appartenenza alla Chiesa.
- Tra i temi da approfondire in una catechesi preadolescenziale, si vogliono qui semplicemente ricordare alcune problematiche tipiche di questa età, da assumere nella catechesi perché il preadolescente le possa considerare alla luce della fede (si veda, per i temi classici, il testo: Temi di catechesi per i preadolescenti, LDC).
Tra queste problematiche, vanno sottolineati:
- il fenomeno della pubertà, della sessualità, dell'amicizia;
- l'impegno del tempo libero;
- il modo nuovo di sentire e vivere il rapporto con i genitori, gli educatori, gli adulti;
- la scuola e i problemi scientifici da essa sollevati;
- le speranze e le angosce del mondo d'oggi (progresso, conquista dello spazio, problemi della pace, della giustizia, della libertà, ecc.).
- Come avvertenza pedagogica è da ricordare che:
* la prima sistemazione delle conoscenze è fondata per il preadolescente in gran parte sulla logica «concreta», non sulla logica astratta. Si deve perciò dare largo spazio ai «processi induttivi», come è d'altronde raccomandato dai programmi della scuola media unica (Premesse, p. 10) e del RdC (175);
* la sintesi della dottrina cristiana assimilata nella preadolescenza, è per molti battezzati l'ultima occasione di approfondire in modo sistematico la propria fede (anche per i «praticanti» prevarranno nella giovinezza le problematiche di tipo soggettivo e occasionale; per gli adulti non esiste normalmente la possibilità di offrire una catechesi sistematica e adeguata alla loro situazione);
* la mancanza di informazione è d'altronde, a detta dei sociologi (Carrier, Milanesi), uno dei primi fattori dell'ateismo contemporaneo.

INTERIORIZZARE IN MODO COSCIENTE E MOTIVATO I VALORI DELLA FEDE CRISTIANA

La meta nel RdC

Il RdC afferma che la parola di Dio deve apparire ad ognuno come «un allargamento ai propri valori ed insieme una soddisfazione alle proprie aspirazioni»: a questa condizione, essa «diventerà agevolmente motivo e criterio per tutte le valutazioni e le scelte di vita» (RdC, 52; cf anche n. 40).
Qui sta il punto cruciale di tutta la pastorale: fare in modo che le realtà della fede siano percepite dal soggetto come aventi significato per la propria vita, come elemento di riuscita ultima e totale inserito efficacemente nel proprio progetto di vita (cf RdC, 137).
Su questo obiettivo della catechesi, il RdC ritorna più volte e offre indicazioni assai utili per la prassi catechistica.
- La catechesi deve mostrare al soggetto che il cristianesimo promuove tutti i valori autenticamente umani, i quali trovano il loro vertice nella libertà della persona umana (RdC, 92). Nell'accentuare l'uno e l'altro valore, si dovrà badare alle sensibilità del nostro tempo. Infatti i grandi fenomeni culturali che attraversano il mondo d'oggi, hanno determinato «una nuova mentalità e una nuova concezione dell'uomo, del suo posto e del suo compito nel mondo» (RdC, 128).
I giovani d'oggi, avverte il RdC al n. 138, «sono sensibili alla dignità dell'uomo e ambiscono partecipare alle responsabilità del mondo sociale. Stimano altamente i valori del corpo, dell'amicizia e dell'amore; capiscono il senso del servizio e apprezzano e perseguono la ricerca della pace del mondo».
- Altro principio fondamentale che deve informare tale «pedagogia dei valori» è l'unità della persona.
«Per sviluppare la sua mentalità, il cristiano attinge i valori ovunque si trovino, ma deve poter costruire nella sua coscienza una visione unitaria e ordinata dei misteri della fede, della storia, della vita» (RdC, 159). È appunto a livello dei valori, che diventa decisivo il principio enunciato al cap. 3° sulla integrazione tra fede e vita (cf RdC, 53). Perciò il RdC raccomanda al catechista di «promuovere il senso dei valori, mostrando come tutto si ricapitola in Cristo» (RdC, 155).

La meta nel preadolescente

- Il sistema di valori che possiede il preadolescente, è sostanzialmente quello ricevuto durante la fanciullezza dalla propria famiglia. In altri tempi, perciò, il problema della educazione ai valori si poneva in termini di continuità e di approfondimento. Ora che si diffonde sempre più l'indifferenza religiosa o un ateismo pratico, anche nelle famiglie di battezzati, l'educazione ai valori cristiani comprende la revisione critica di ciò che viene vissuto nell'ambiente familiare o sociale.
- In ogni caso (sia cristiana oppure no la famiglia), il preadolescente, vivendo in un mondo pluralistico e «desatellizzandosi» sempre più dall'ambiente familiare, viene a contatto con una cultura che è portatrice di valori talora in contrasto con quelli della fede. Si verifica così un confronto tra sistemi di valori, tra cui il preadolescente è chiamato a scegliere. Non si deve ignorare che il preadolescente d'oggi è affascinato dal mondo contemporaneo in tensione verso un progresso fascinoso e imprevedibile, e che difficilmente accetterebbe una soluzione che fosse di rottura nei confronti di questo mondo.
- La catechesi ispirata al RdC preferirà mettere in evidenza più ciò che unisce che quello che divide Chiesa e mondo, la continuità più del contrasto. Si adopererà anche a far comprendere il posto e la missione della Chiesa nel mondo, quale segno e strumento della realizzazione del Regno di Dio (RdC, 8).
- Dal punto di vista pedagogico, è da valorizzare per questa età una pedagogia dell'eroe: il preadolescente assimila i valori e supera il conflitto tra fede e mondo, non tanto su basi teoretiche quanto trovando incarnati i valori e superato il conflitto, in una persona concreta, in una comunità che incarna i valori ideali del cristianesimo.
Sono da valorizzare in questa linea, la testimonianza dei genitori, del giovane catechista, degli adulti nella fede della propria comunità parrocchiale e diocesana, come pure l'azione stimolatrice e sostenitrice del gruppo dei coetanei (A.C.R., scouts, clubs, ecc.).

RENDERE PERSONALE LA VITA Dl PREGHIERA E LA PARTECIPAZIONE LITURGICA

La meta nel RdC

- Il RdC considera l'iniziazione alla liturgia e alla preghiera personale, come elemento costitutivo della mentalità di fede.
A questo riguardo è da tener presente tutto il n. 44:
«La fede abilita il credente al culto, che la Chiesa rende a Dio con la sacra liturgia e nella preghiera personale di tutti i suoi membri.
Promuovere una matura mentalità di fede, significa educare i credenti all'adorazione, al rendimento di grazie, alla penitenza, al senso della comunità, alla familiarità con i segni che indicano la presenza di Dio e in vario modo lo comunicano; in una parola, introdurli alla comprensione e all'esercizio del sacerdozio regale, con il quale sono consacrati dallo Spirito Santo».
In altre parole, «la catechesi inizia i cristiani a cogliere i valori dei segni liturgici, con i quali Dio si rivela e si comunica; li abilita alla professione di fede, che essi esprimono soprattutto nell'assemblea eucaristica; li dispone a compiere con Cristo l'offerta gradita al Padre» (RdC, 32; cf anche 45). Al vertice di questa opzione educativa sta, poi, «la preoccupazione a disporre i fedeli a fare del mistero eucaristico la fonte e il culmine di tutta la vita cristiana» (RdC, 46).
- Un altro aspetto della iniziazione liturgica che interessa la catechesi, è che la liturgia costituisce un'esperienza di vita di fede che «conforta l'azione catechistica» (RdC, 32) e «apre la coscienza a nuovo desiderio di conoscere e amare il Signore e di rendergli testimonianza» (RdC, 33).
- Circa la vita di preghiera, il RdC mette in evidenza che essa è la risposta gioiosa che il cristiano rende al piano d'amore del Padre, il «culto spirituale» da rendere a Dio prima con la vita che non con le labbra.
«La vita del cristiano è risposta grata e gioiosa all'iniziativa di salvezza che viene dall'amore del Padre. Tutta la condotta morale assume allora un essenziale significato religioso: è «a gloria di Dio», è ringraziamento a Dio Padre, per mezzo di Gesù Cristo. Questa situazione si esprime, in maniera pienamente consapevole, nei momenti della preghiera. La catechesi deve educare i fedeli a un tale riconoscimento esplicito della potenza e bontà di Dio, manifestatasi in Gesù Cristo, insegnando loro i contenuti e le vie della preghiera personale e comunitaria, soprattutto della preghiera liturgica» (RdC, 95).

La meta nel preadolescente

- All'inizio della preadolescenza, il ragazzo si trova in un momento felice per acquistare delle buone abitudini di preghiera. Egli gode infatti di una certa stabilità psicologica che lo mette in un clima particolarmente favorevole, sta approfondendo l'idea di Dio (momento della «personalizzazione» secondo Deconchy, Vergote) che gli appare ora come un «tu» con il quale può entrare in dialogo: avverte pure il bisogno di rivolgersi a un Essere superiore che gli dia protezione e fiducia.
Più tardi le difficoltà di tipo morale, come pure l'abbandono della pratica religiosa, renderanno più problematico il suo atteggiamento verso la preghiera.
- All'educazione alla preghiera durante la preadolescenza, va data molta importanza: se il preadolescente non impara a pregare in questa età, difficilmente ricupererà il senso della preghiera nell'età giovanile o adulta. Fa parte di un'educazione alla preghiera l'avvio alla preghiera spontanea non legata necessariamente a formule memoristiche, la promozione della preghiera meditata sulle pagine del Vangelo o di altri libri della S. Scrittura, l'utilizzazione dei salmi, delle preghiere liturgiche, dei canti sacri.
- Secondo lo spirito del Concilio Vaticano II (SC 14, t9, 26, ecc.) si devono educare i ragazzi a capire le preci e i segni della liturgia, perché la loro partecipazione sia «consapevole e attiva». La catechesi deve farsi promotrice di uno «stile nuovo» di preghiera e di partecipazione liturgica, come viene indicato nei recenti documenti della Chiesa.
- Un ulteriore aspetto dell'educazione alla preghiera e alla liturgia, è il superamento delle forme ritualistiche e magiche di preghiera o di partecipazione ai sacramenti.

CONSOLIDARE L'APPARTENENZA ALLA CHIESA

La meta nel RdC

Il RdC dà un forte rilievo all'appartenenza alla Chiesa. Se ne tratta esplicitamente ai nn. 42-48, ove l'iniziazione alla vita ecclesiale è considerata come un elemento costitutivo della mentalità di fede, ma si può dire che la Chiesa (il suo concetto e la sua realtà d'oggi) è un punto di riferimento costante attorno a cui si articola tutto il discorso del RdC.
- L'iniziazione alla vita ecclesiale viene fondata sulla natura stessa dell'atto di fede, che non è solo conoscenza, ma «adesione a Dio che parla e chiama gli uomini alla comunione nel Figlio suo fatto carne» (RdC, 42). Di conseguenza si afferma che il processo di maturazione della mentalità di fede comporta l'essere introdotti «sempre più pienamente» (ib.) nella comunità di fede, di culto, e di carità, che è la Chiesa.
- La catechesi sta in rapporto a questa appartenenza alla Chiesa, come fattore di informazione e di motivazione. Il RdC le assegna infatti il compito di «nutrire il senso dell'appartenenza a Cristo nella Chiesa» (RdC, 43).
- Il RdC esplicita anche gli elementi costitutivi dell'appartenenza alla Chiesa. Appartenere alla Chiesa significa partecipare alla fede della comunità (cf nn. 7, 11, 43), al suo culto (44-46), alla sua testimonianza di carità nel mondo (47-48). C'è infine una partecipazione alla carità universale della Chiesa, cioè al dialogo che la Chiesa intende promuovere oggi con tutti gli uomini: con i fratelli separati, con i non cristiani, con i non credenti (49-51).
- La dimensione ecclesiale della catechesi, viene assunta anche nel momento metodologico, dove il metodo della socializzazione e la pedagogia di gruppo sono considerati «palestra di costume sociale ed ecclesiale» (RdC, 171 ).

La meta nel preadolescente

- Il preadolescente vive una fase decisiva quanto alla sua appartenenza alla Chiesa. Mentre per il fanciullo il sentimento di appartenenza si esaurisce quasi esclusivamente nel sentimento di inclusione nel nucleo familiare, nel preadolescente si verifica un fenomeno complesso, di cui vanno tenuti presenti i seguenti fattori:
* lo sfaldamento della dipendenza psicologica dalla famiglia;
* uno spostamento dell'egocentrismo verso il sociocentrismo (a 12 anni questo fenomeno è già sufficientemente delineato);
* l'oggettivazione del sentimento di appartenenza alla Chiesa. In connessione con la maturazione del concetto di tempo (può comprendere la storia della Chiesa) e di spazio (afferra la sua universalità), il preadolescente diviene capace di cogliere la Chiesa in se stessa (a prescindere dalla mediazione familiare), nella sua origine storica, nella sua struttura attuale, nel compito che ha nel mondo d'oggi;
* mentre il preadolescente si apre alla Chiesa, si socializza allo stesso tempo nei confronti della società e del mondo.
L'apertura al mondo (pluralistico e secolarizzato), comporta per il preadolescente la scoperta di altri sistemi di valore, di altri schemi di comportamento che non siano quelli imposti dalla Chiesa, di altri gruppi di riferimento ugualmente soddisfacenti dal punto di vista psicologico, ecc. Di qui può nascere un conflitto di appartenenza. (Può sorgere allo stesso tempo un altro tipo di conflitto: quello tra religiosità personale e religione istituzionalizzata).
- Problema centrale della pastorale catechistica della preadolescenza, sembra pertanto essere questo: conciliare l'appartenenza alla Chiesa e al mondo, sia a livello di idee e mentalità (una Chiesa segno e strumento di salvezza per il mondo) sia a livello di comportamento (non ghetto, ma comunità aperta).

FORMARE LA COSCIENZA MORALE

La meta nel RdC

- Il RdC al cap. 5° offre gli orientamenti di fondo e i contenuti che dovranno informare l'educazione della coscienza morale (soprattutto i nn. 94-95). L'accento è messo sui seguenti punti:
* la legge suprema del cristiano è Gesù Cristo. Perciò: «sequela di una persona» e non «osservanza di una legge»; i «precetti» sono solo espressione delle esigenze interiori dello spirito, un ausilio offerto per discernere, nella coscienza, la voce dello Spirito di Cristo dalle istigazioni della «carne»;
* chi si incarica di conformarci a Cristo è lo Spirito Santo: è lo Spirito che fa risuonare la Parola di Dio nel «cuore» o «coscienza» del credente;
* la vita dell'uomo nuovo scaturisce perciò dal battesimo e trova la sua guida e legge in Gesù Cristo reso presente alla coscienza dal suo Spirito;
* in questa luce, vanno considerati i temi della libertà e responsabilità personale che trovano sensibile il ragazzo, soprattutto verso il termine della preadolescenza.
- L'educazione della coscienza morale va considerata nel quadro di una mentalità di fede, cioè nel contenuto della formazione di una coscienza unitaria, in cui trovano integrazione fede e vita (RdC, 53 e 159).

La meta nel preadolescente

- Gli schemi psicosociologici hanno già avvertito quale peso abbia la maturazione della coscienza morale nel periodo preadolescenziale e quale ruolo rivesta per la costruzione della personalità.
Negli anni della preadolescenza, la coscienza morale assume infatti una struttura pressoché definitiva, in cui viene avviata a conclusione la transizione verso la morale autonoma, la responsabilità intenzionale, la diminuzione di connotazioni magiche o animistiche (giustizia immanente) nell'atteggiamento morale.
- Due aspetti problematici circa la formazione morale del preadolescente, sono da tenere presenti nella catechesi: il moralismo e il senso di colpevolezza.
Si mostrerà al preadolescente che la religione non è un «mezzo» per risolvere i problemi morali e che la realtà non va misurata solo sul metro della bontà o riprovevolezza morale. Gli orizzonti offerti dalla fede, che stanno alla base del comportamento morale, sono ben più vasti.
Gli psicologi mettono in guardia gli educatori dall'acuire il senso di colpevolezza nel ragazzo (già fortemente avvertito per i problemi sessuali dell'età) con motivazioni religiose. Potrebbe «addirittura avvenire che, per una sana reazione di difesa, il ragazzo si liberi della religione che fonda la sua colpevolezza, quando il sentimento ch'egli ne prova gli diventa intollerabile» (A. Vergote, Psicologia religiosa, Torino, Borla, 1967, p. 303).
- Si avrà cura invece di far interiorizzare l'imperativo morale non come costrizione, ma come progetto di vita, impegno dell'alleanza con Dio, collaborazione con lui nell'edificazione del suo regno di pace, di libertà, di giustizia. La catechesi morale oltre ad essere in chiave positiva, avrà anche una funzione liberante nei confronti dei timori, dubbi e scrupoli propri delle incertezze e tensioni interiori di questa età.