Ancora storie

del gregge

Racconti di Rocco Quaglia /3


48. Pecora Marrone

Un giorno Pecora Nera portò all’ovile una pecora tanto sporca da essere marrone. Immediatamente, tutte le pecore dell’ovile si scostarono indignate per una tale sporcizia e per il timore di essere, a loro volta, insudiciate.
Le Presbitere allora si fecero avanti e dissero a Pecora Nera: «Cosa ti è saltato in mente di portare una pecora marrone tra di noi che siamo candide e linde? Riportala dove l’hai trovata, altrimenti saremo costrette ad allontanare dall’ovile anche te!».
Pecora Nera fu rattristata per Pecora Marrone, la quale se ne stava da sola in un angolo. «Devo confessarti una cosa – le disse infine - vedi, al Buon Pastore appartiene soltanto l’ovile, non le pecore!».

49. I turbamenti di Pecora Nera

Pecora Nera decisa ad aver giustizia condusse Pecora Marrone alla vigna del Buon Pastore.
«Buon Pastore - disse Pecora Nera – ho trovato Pecora Marrone, che pascolava sotto un fico».
«Come le mie viti, anche le mie pecore sono o bianche o nere», rispose il Buon Pastore.
«E tutte quelle pecore che non sono né bianche né nere e che stanno nell’ovile che cosa sono?», esclamò confusa e smarrita Pecora Nera.
«Come le mie viti, anche quelle sono vergini o selvatiche», rispose ancora il Buon Pastore.
«Allora Pecora Marrone potrebbe essere una Pecora Vergine!», incalzò Pecora Nera.
«No! Lei non è né vergine né selvatica», informò il Buon Pastore.
«Allora che cos’è?», domandò, questa volta preoccupata e seccata, Pecora Nera.
«Forse è soltanto una Pecora!», rispose il Buon Pastore.

50. I dubbi di Pecora Marrone

Pecora Marrone, fattosi coraggio, chiede al Buon Pasrore:
«Buon Pastore, ti ho conosciuto tardi e non so proprio cosa potrei fare per te!».
Il Buon Pastore le rispose: «Talora, il frutto invernale matura con i mandorli in fiore».
«Buon Pastore - disse ancora Pecora Marrone - nei momenti più bui, tu dov’eri?».
«Ero vicino a te, e più del buio avevi terrore di me!».

51. I dubbi di Virginia

«Buon Pastore - chiese un giorno Pecora Virginia - è peccato per una pecorella salutare un lupetto che dice di amarla?».
«Sì, - rispose il Buon Pastore - se non lo saluta con il mio amore».
«Buon Pastore - chiese ancora Pecora Virginia - ed è peccato per una pecorella rispondere al saluto di un lupetto che l’ama?».
«Sì, - rispose ancora il Buon Pastore - se risponde al suo amore».

52. Virginia in “Pecora Samaritana”

«Buon Pastore - chiese un giorno Virginia - se, sul ciglio della strada, mi imbattessi in un lupo nudo e ferito devo, per amore, fermarmi e curarlo?».
«Sì, - rispose il Buon Pastore - potrebbe diventare un agnello».
«E se non lo diventasse?» replicò Virginia.
«In tal caso - rispose il Buon Pastore - il lupo non era ferito, ma soltanto nudo!».

53. Rapporto dalle missioni

Un giorno, Pecora Missionaria, di ritorno dalle missioni, si recò dal Buon Pastore per fare rapporto: «Buon Pastore, una volta ho incontrato un terribile lupo nero e subito gli ho parlato di te; poi, gli ho chiesto se voleva anche lui diventare una pecora come noi, ma lui mi ha risposto di no. Mi ha detto che non credeva nelle pecore, che per lui sono tutte finte. Ha anche aggiunto che sotto la lana nascondiamo crini e setole. Io non ci ho visto più e allora gli ho tirato un calcio».
«E lui come ha reagito?» domandò il Buon Pastore.
E Pecora Missionaria: «Lui mi ha chiesto di colpirlo anche sull’altro gluteo».

54. Superstizione

«Zizù cosa fai con le zampe incrociate?» domandò un giorno Scribia.
«È per scongiurare l’incontro con il lupo» rispose Zizù.
«Ma non lo sai che se ti vede il Buon Pastore sono guai? La superstizione per noi pecore è un peccato mortale».
«Anche incontrare il lupo per noi pecore è mortale! Anche incontrare il lupo!» ribatté Zizù allontanandosi.

55. Beati gli ultimi perché un giorno saranno con i primi

«Questo è un mondo di lupi, - si lamentava un giorno Pecora Nera – e noi pecore siamo, tra tutte le creature le più umiliate, siamo le ultime».
«Il Buon Pastore questo lo sa; - disse Scribia – per questo ci ha detto: Beati gli ultimi perché saranno primi».
«Vuol dire che un giorno noi potremo umiliare i lupi, e i leoni, e i pavoni, e tutti gli uccelli del paradiso?» domandò Pecora Nera.
«No!» fu la risposta di Scribia.
«Allora, perché dovremmo essere beate?» chiese Pecora Nera.
«Perché un giorno le pecore si giaceranno con i lupi» concluse Scribia.

56. L’amore del Buon Pastore

Un giorno il padrone delle capre venne a trovare il Buon Pastore: «Dimmi, cos’hanno di speciale queste tue pecore dal momento che le ami così tanto?».
«Nulla, - rispose il Buon Pastore – speciale è soltanto il mio amore!».

57. Pecora perseguitata manca all’appello

Nel giorno del Consiglio generale, Pecorissima, propose la discussione sul tema: “Cosa manca all’ovile per essere completamente beato”.
Tutte le pecore furono invitate a riferire quale fosse la loro personale beatitudine.
A turno si fecero avanti Pecora Povera, Pecora Depressa, Pecora Mansueta, le gemelle Pecora affamata e Pecora Assetata, Pecora Carità, Pecora Ingenua, Pecora Inerme, Pecora Abusata. Al conteggio delle beatitudini però mancava l’ultima; infatti, non c’era nell’ovile nessuna Pecora Perseguitata.
Farisella allora intervenne: «Sorelle non siate tristi, non è colpa nostra se i lupi non sono più quelli di una volta, e hanno smesso di darci la caccia».
Pecorissima approvò e suggerì: «Mostriamo tuttavia al Buon Pastore la nostra disponibilità e chiediamo che ci invii un lupo».
Tutto l’ovile cominciò così a cantare l’inno che dice: «Buon Pastore, vogliamo un lupo, e se anche divorarci vorrà, fermo il nostro cuore resterà!».
Finalmente Scribia, alzandosi in piedi, disse: «Sorelle! Poiché ormai tutti i lupi sono stati convertiti, ed è difficile che il Buon Pastore riesca a procurarcene uno, perché non proviamo piuttosto a chiedere una pecora?».

58. Pecora Cieca

Un giorno si presentò all’ovile Pecora Cieca: «Mi hanno detto che questo è l’ovile del Buon Pastore e che lui dà la vista ai ciechi».
Pecora Cieca fu accolta e rassicurata: «Questo è l’ovile del Buon Pastore e noi, che siamo le sue pecore, abbiamo ricevuto ogni potere».
Pecorissima e le Pecore Probe si misero subito all’opera. Dapprima pregarono a mani giunte, poi a mani alzate, in seguito a mani agitate, e infine a mani in tutte le posizioni ma Pecora Cieca continuava a restare cieca.
Pecorissima allora, dopo essersi consultata con le altre, si fece venire un’illuminazione: Pecora cieca doveva sicuramente avere un peccato inconfessato.
Immediatamente Farisella intimò a Pecora Cieca di confessare il suo peccato.
Pecora Cieca raccontò che quando era giovane era entrata una volta nel recinto dei capri e, lì, a causa di un corno, perdette la vista.
Pecorissima, scandalizzata, sentenziò: «Con codeste tali non si deve avere nulla a che fare, com’è scritto!».
«E neppure riceverle in casa, com’è scritto!» intervenne Santina.
«E neppure salutarle, com’è scritto!» suggellò Scribia.
Pecora cieca fu scacciata, e l’ovile fu purificato.

59. Le pecore secondo il cuore del Buon Pastore

Un giorno, in un momento in cui le pecore si sentivano particolarmente buone, tutte andarono dal Buon Pastore, che dormiva tra i filari della vite, con Converso per cuscino, e gli chiesero: «Buon Pastore, ci piacerebbe tanto sentirti dire che siamo secondo il tuo cuore».
Il Buon Pastore rispose: «Se ve lo dicessi, voi mi credereste?».
«Certamente! - risposero tutte le pecore in coro – Noi crediamo sempre a tutto quello che tu dici».
E il Buon Pastore: «In verità, in verità vi dico che le pecore secondo il mio cuore non mi crederebbero!».

60. Il cane del Buon Pastore

Sempre in quell’ora, pecora Anonima si fece avanti e, con aria di rimprovero, riprese a dire: «Buon Pastore, noi vediamo però che tu ami il tuo cane. Ti confessiamo di essere un po’ gelose di lui».
«Quel che vedete – rispose il Buon Pastore – non è il mio amore, ma il suo. Lui mi ama pur conoscendo il versetto che dice Fuori i cani!»

61. Pecore al sole

Un giorno, tutte le pecore se ne stavano sdraiate a prendere il sole nel recinto dell’ovile. Passarono di lì le solite due caprette, le stesse dell’altra volta, con giacca, cravatta e le solite borse in mano, e le apostrofarono: «Perché ve ne state lì tutto il giorno a non fare niente? Perché non andate anche voi a lavorare nella vigna del vostro Padrone? Noi ci andiamo tutti i giorni, fin dal mattino presto».
Scribia rispose per tutte: «Non avete letto la parabola dei lavoratori delle diverse ore? Vedete! Noi siamo quelle dell’undicesima ora!».

62. Il riposo delle pecore

Sempre in quello stesso giorno, all’avvicinarsi dell’undicesima ora, Zizù cominciò a inquietarsi e a preoccuparsi, finché non domandò a Scribia.
«Ma Scribia, dove si trova questa vigna nella quale dovremmo lavorare?».
Scribia rispose: «Stai di buon animo Zizù, noi non siamo vignaioli ma pescatori».

63. Il buon combattimento

Il giorno dopo, le due caprette ritornarono alla stessa ora davanti all’ovile e subito ingaggiarono un feroce dibattito con Scribia. Discussero a lungo se il Vero Pastore fosse quello delle capre, oppure quello delle pecore. Scribia e Gran Becco chicchiricarono molto, azzuffandosi come galletti amburghesi, nella speranza che il vero Pastore udisse e risolvesse la faccenda, ma né dal giardino dell’Eden, né dalla vigna arrivarono risposte. Finalmente i due si congedarono, restando ognuna della propria opinione.
Al tramonto, Scribia decise di recarsi dal Buon Pastore, per chiedergli come mai non avesse risposto; in fin dei conti, lui stava facendo i suoi interessi! Così lo interrogò: «Buon Pastore, perché non hai risposto? Forse non mi hai sentito?».
Il Buon Pastore rispose: «Ecco, io ho sentito chiamare il Vero Pastore, non il Buon Pastore!».

64. Speriamo che anche le capre si salvino!

Il giorno dopo del giorno dopo, impassibili e impavide, passarono di nuovo davanti all’ovile le due caprette, e lanciarono il loro S.Y.S. [es, wai, es], che tradotto vuol dire: «Salvate le Vostre Anime».
Tutto agitato, Zizù corse subito da Scribia a riferire: «Scribia, le caprette sono tornate e hanno detto che il Vero Pastore verrà e ci punirà, ma io ho risposto che sarà il nostro pastore che punirà loro e il loro pastore».
«No Zizù! - rispose Scribia – Dovevi dire che il Nostro, al contrario, li ama e che quando verrà, farà entrare sicuramente anche loro nel pascolo celeste».
«Ma allora qual è la differenza tra noi e loro?» replicò Zizù.
«Vedi! - riprese Scribia – Loro sperano di salvarsi, facendo condannare noi; noi pensiamo che possa esserci salvezza anche per noi se si salvano loro».