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Bibbia ed

educazione alla fede

Intervista a Cesare Bissoli


Domanda. Oggi la Bibbia ha certamente acquisito buona cittadinanza nelle comunità e presso gli educatori. Ma in modo corretto? Ci sono modi sbagliati di utilizzare la Bibbia da cui vuole mettere in guardia?

Risposta. L’incontro con la Bibbia oggi avviene in modo sostanzialmente corretto, o almeno gli educatori hanno la sensibilità e i mezzi perché sia così. Gli educatori cattolici hanno pure sentito parlare di Vaticano II, di Dei Verbum, di Lectio Divina… Hanno in mano la Bibbia di Gerusalemme.

Il problema principale è che l’interesse per la Bibbia nella formazione cristiana oggi è ancora molto esiguo, appare un optional, una devozione fra le altre, anche se al primo posto, ma non una esperienza della Parola di Dio.

Quanto ai “modi sbagliati” sono sostanzialmente: il fondamentalismo ossia la lettura ingenua, superficiale; il moralismo che si ferma sulle cose da fare (tu devi “amare”) più che sulle motivazioni religiose (tu sei “amato da Dio”); la carenza di fede nella Parola di Dio; il distacco tra le indicazioni della Bibbia e la vita della Chiesa (catechesi, liturgia, vita cristiana).


D. E come può venire utilizzata “correttamente” per educare alla fede?

R. È il contrario dei difetti detti sopra. Al positivo si richiedono tre cose:

- la fede nella Parola di Dio. Il che comporta una essenziale teologia della rivelazione, e dunque la conoscenza del carisma dell’ispirazione, la natura della verità biblica. Qui possono servire le pagine iniziali del Catechismo della Chiesa Cattolica;

- la conoscenza della Bibbia secondo le esigenze della sana critica scientifica (vale a dire ricorrere ai commentari fidati);

- la pratica di un diretto e concreto accostamento al Libro Sacro: non parlare soltanto di Bibbia, ma far parlare la Bibbia, secondo un metodo adatto ai giovani.

Ma qui merita citare Benedetto XVI nel suo dialogo con i giovani il 6 aprile 2006 a S. Pietro: “Penso che dobbiamo imparare questi tre elementi: leggere in colloquio personale con il Signore; leggere accompagnati da maestri che hanno l’esperienza della fede, che sono entrati nella Sacra Scrittura; leggere nella grande compagnia della Chiesa, nella cui Liturgia questi avvenimenti diventano sempre di nuovo presenti, nella quale il Signore parla adesso con noi, così che man mano entriamo sempre più nella Sacra Scrittura, nella quale Dio parla realmente con noi, oggi”.


D. Una utilizzazione comune è quella della Lectio Divina. Lei la suggerisce ai giovani? Quali i vantaggi, quali i rischi? C’è una lectio divina di stile salesiano?

R. Benedetto XVI nel Messaggio della GMG del 2006 propone esplicitamente la Lectio Divina ai giovani (così nell’incontro del 6 aprile con i giovani romani).

Naturalmente va adattata, quanto alla ampiezza di forma e di tempo e quanto alla modalità.

Chiaramente vale per giovani; è più difficile per gli adolescenti, per cui occorre un esercizio secondo le loro risorse. Lo stesso dicasi per ragazzi e fanciulli. La Lectio Divina va bene per tutti, se pedagogicamente adattata.

Fatta bene, in un intreccio cioè di ascolto della Parola come Parola del Padre e di reazione dell’uditorio, con risonanze e preghiera, avvalendosi di tracce, questo esercizio dà alla fede il gusto della sorgente, introduce alla conoscenza della Bibbia, propone i grandi valori spirituali ed etici della vita.

Una Lectio Divina salesiana non esiste, esiste quella della Chiesa. Semmai si tratta di una Lectio Divina con modalità salesiana, ossia con la pedagogia coinvolgente e testimoniale del salesiano.

In ottica salesiana si possono accentuare aspetti del sistema preventivo (ragione, religione, amorevolezza) e relativi allo spirito salesiano, quali l’attenzione educativa ai giovani, i temi della povertà, della solidarietà, dello spirito di famiglia, della vocazione, e naturalmente alla base deve stare il riconoscimento del Signore Gesù e la sua amicizia con Lui. Si avrà come specifico criterio ermeneutico “l’onesto cittadino e il buon cristiano” di Don Bosco.


D. E come utilizzarla per la preghiera personale o di gruppo?

R. Per il gruppo, la formula migliore è la Lectio Divina alla scuola di Martini che il Papa ha presentato come “vero maestro” con i suoi “bei libri”. Personalmente presento da vari anni un modello su Dossier catechista (dove la traccia vale anche per giovani) e in Note di pastorale giovanile (da cui è uscito il libretto di Lectio Divina per giovani, Maestro, dove abiti? Elledici 2002).

A livello personale importa dare un sussidio di lettura, indicando i passi e segnalando una traccia di riflessione.


D. Ma secondo Lei la Bibbia parla ancora ai giovani di oggi, alla loro vita, ai loro problemi, alle loro domande? Non è “roba di altri tempi”, a parte le belle pagine poetiche e letterarie?

R. A prima vista non parla ai giovani perché il suo linguaggio è diverso da quello abituale, ancor più aggravato dal rumore dei media. Perché ciò riesca bisogna che Bibbia e giovani si incontrino su una piattaforma comune: l’essere creature umane in questo mondo con domande di senso, alla ricerca della felicità. Solo l’umanità unifica i due mondi. La Bibbia come umanità che ha incontrato Dio; il giovane come umanità che sulla strada della ricerca si incontra con l’uomo biblico che condivide la sua esperienza.

Questo comporta che la Bibbia appaia come storia di persone con i nostri stessi problemi di vita, con le tante domande, le difficoltà, le speranze, e naturalmente comporta anche vedere come Dio, e la fede in Lui, partecipa alla loro ricerca e la risolve. Anche i giovani devono essere aiutati a scoprire in profondità queste loro domande di uomini, domande esistenziali, che pur hanno nascoste sotto un cumulo talvolta di superficialità e di omologazione al costume consumista. Soltanto su questa piattaforma sulle domande di senso, l’incontro tra Bibbia e giovane si apre su orizzonti nuovi e attraenti.

Certamente riguardo alla Bibbia dobbiamo superare la difficoltà del linguaggio e del mondo culturale non più nostro, andando appunto alla ricerca dell’uomo biblico; ma anche a riguardo del giovane occorre fare la stessa operazione, passando decisamente dall’estroversione delle chiacchiere all’interiorità della riflessione, sia pur minima. Nella Bibbia stanno uomini e donne che hanno trovato in Dio una risposta; qui stanno dei giovani messi nella condizione di trovare nella soluzione dell’uomo biblico una proposta anche per loro. Nell’uno e nell’altro caso fa da chiave interpretativa la vita.


D. Cosa dice la Bibbia ai giovani di oggi, per la loro gioia di vivere e nelle loro difficoltà quotidiane di vita?

R. Diamo qui concretezza al criterio detto sopra. I grandi annunci o rivelazioni della Parola biblica costituiscono il grande messaggio che essa rivolge ai giovani, a patto che tale messaggio venga sviluppato nelle sue implicanze esistenziali.

Facciamo qualche esempio:

- la creazione, testificata nei primi capitoli della Bibbia, afferma che la realtà dell’uomo e del mondo non vengono dal male o dal caso, ma dalla azione di Dio potente e buono verso le sue creature, un Dio che vuole la vita delle sue creature;

- i grandi racconti di esodo e del mistero pasquale di Gesù rivelano che un progetto di salvezza pervade questa nostra storia umana, è una liberazione che ultimamente Gesù ha portato su questo pianeta verso una vita libera dal male del peccato e della morte nel Regno di Dio;

- la persona e la storia di Gesù attestano che nel mondo dell’uomo vi è Uno grande quanto Dio, il Figlio del Padre, che accettando la nostra realtà umana si è fatto sul serio nostro amico e compagno di viaggio, condividendo la sua vita, la sua mente, il suo destino;

- il nostro vivere insieme, talora così difficile e carico di conflitti, è dalla Parola biblica visto come una vocazione ad un unico popolo in comunione di giustizia e di pace. La Chiesa per volere di Gesù ne è il grande segno storico in marcia verso il Regno;

- il futuro assoluto non è la tomba né il caos, ma la vita in pienezza con il Signore in un mondo redento, pulito, ospitale per tutti;

- amare Dio e il prossimo come ha fatto Gesù e in sua compagnia è l’anima di ogni legge e dà alla vita un profondo sentimento di gioia e di coraggio per la giustizia, la verità e la pace.

È questo un grande messaggio di luce e di speranza per nodi talora così difficili dell’esistenza anche giovanile.

Naturalmente questo messaggio dovrebbe essere autenticato, reso credibile da parte di adulti che lo manifestano tale ai giovani. Altrimenti restano solo belle parole.


D. Dopo anni di insegnamento, ha qualche suggerimento da dare ai giovani circa la riscoperta e la lettura della Bibbia, dei Vangeli?

R. Li aiuterei a capire che la Bibbia e segnatamente i Vangeli sono come un capitolo del libro della loro vita, un capitolo diverso, nuovo e appagante: nuovo perché per lo più ignorato, e appagante perché tratta con profondo rispetto e motivazioni straordinarie i nodi dell’esistenza, prospettando una soluzione significativa e sperimentabile, soprattutto liberatrice e incoraggiante.

A mio parere la Bibbia, e al suo centro i Vangeli, apportano alla vita del giovane il senso della fede alla sorgente, cioè come sia profondamente umano avere fede in Gesù Cristo e nella sua visione di realtà.

Li invito, con l’aiuto di una guida, ad entrare nel mondo biblico, come nella propria casa, e a starci un po’ (corrisponde al “Venite e vedrete” di Gesù, Gv 1,3).

Sempre con la guida di un maestro, li invito ad affrontare la Bibbia, non aprendola a caso, e nemmeno partendo dal primo libro, la Genesi, ma da uno dei Vangeli, ad esempio Marco, che dona una panoramica “biografica” e teologica di Gesù. Poi si passi agli Atti e alle Lettere degli Apostoli per riconoscere l’espansione del “corpo di Gesù”, la Chiesa nella storia e la cura di questa vita missionaria nelle lettere di Paolo e degli apostoli.

Accosterei l’Antico Testamento in quanto chiamato in causa dai continui richiami di esso da parte dei Vangeli e del Nuovo Testamento. L’Antico Testamento rappresenta la patria storica e religiosa di Gesù, e da questo punto di vista va affrontato, prendendo all’inizio i grandi testi della rivelazione biblica: creazione, patriarchi, esodo, Salmi, un profeta, la Sapienza, per poi ritornare allargando il cerchio.

Li educherei a “studiare” la Bibbia, a farsi cioè quella cultura di base proposta dalla scienza esegetica di oggi.

Non posso tacere che l’accostamento completo vi sarà solo quando la propria fede, resa robusta, crede che “nei libri sacri il Padre che è nei cieli viene incontro ai suoi figli e parla amichevolmente con essi” (DV, 21).

Infine spiegherei loro che essendo la Bibbia il libro del popolo di Dio, solo dentro questo popolo, si può comprendere e vivere la Chiesa. Cosa sono i sacramenti se non le grandi azioni di Dio e di Gesù applicate a noi?

 

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