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Oratorio:

continua ad essere

un’istituzione educativa?

Franco Dorofatti

(NPG 06-08-53)


Da un po’ di anni in varie parti e a più riprese torna alla ribalta il tema dell’oratorio, quale realtà educativa significativa in campo pastorale e come luogo di educazione integrale della gioventù. Si pone come istituzione educativa, espressione della Chiesa-parrocchia, che promuove la formazione umana e cristiana dei ragazzi e giovani, nel quadro di una società pluralista in continuo cambiamento, ed è aperto alla collaborazione-integrazione delle varie agenzie sociali (famiglia, scuola, associazioni varie…), che operano nell’ottica di un policentrismo educativo. Nel maggio 1994 il Cardinal Martini, a conclusione delle due giornate di studio a Triuggio sull’oratorio («Avvenire», 12 maggio 1994), ha delineato quattro note che lo devono caratterizzare per essere all’altezza dei tempi: sinergico, cioè in dialogo costruttivo con altre agenzie educative; flessibile, cioè rispondente alle esigenze del tessuto sociale; aperto ai bisogni delle giovani generazioni; paziente, capace di seminare con fiducia, nell’attesa della maturazione. L’oratorio poi assume una duplice valenza sia formativa (cioè rivolto al suo interno) sia missionaria (nei confronti di chi è fuori). Nel maggio 1996 Mons. Monari, vescovo di Piacenza, affermava che la nuova evangelizzazione degli anni Duemila va rivolta particolarmente ai giovani, per formare i quali bisogna tornare all’oratorio, che può offrire un luogo di sano divertimento, di socializzazione, di espressione creativa, d’incontro personale con i coetanei e soprattutto di educazione alla fede e a una visione cristiana della vita («Avvenire», 22 maggio 1996). Nell’ottobre del 2001 si è tenuto un Convegno nazionale («Avvenire», 14 ottobre 2001) sulle trasformazioni dell’oratorio come istituzione educativa e si è cercato di rilanciare l’oratorio come luogo di accoglienza, con le porte sempre aperte, capace di formazione, con la tensione alla crescita di chi vi appartiene, e capace di missionarietà (missione oltre le mura): un oratorio che vuol essere ponte tra la strada e la Chiesa. Nel marzo 2004 il Forum degli oratori italiani si è riunito in assemblea («Avvenire», 13 marzo 2004) per riflettere sul progetto educativo oratoriano aggiornato da offrire alle nuove generazioni. Dunque, in varie parti del Paese le comunità cristiane negli ultimi tempi si sono impegnate, in un processo di rinnovamento, a promuovere l’«educativo», prestando particolare attenzione all’oratorio, cantiere che pone in primo piano il crescere umano e cristiano dei ragazzi e giovani.
Ebbene noi qui, in linea con gli sforzi di riquotazione dell’oratorio, che sono in atto nella comunità cristiana, e nel ricordo degli appelli di PaoloVI, che incoraggiava l’opera dell’oratorio, dicendo: «È la scuola della bontà e della pietà; è il laboratorio delle coscienze giovanili, è l’allenamento ai grandi doveri della vita; è la tessitura delle buone amicizie..; è veramente un vivaio di uomini sani, onesti, intelligenti e attivi» («L’Osservatore Romano» 24-1-1964), e di Giovanni Paolo II, che invitava a promuovere luoghi di aggregazione per una formazione umana e cristiana dei giovani, e a rilanciare gli oratori, adeguandoli alle esigenze dei tempi, come ponti tra la chiesa e la strada, con particolare attenzione per chi è emarginato e attraversa momenti di disagio («L’Osservatore Romano», 28-29 agosto 2000 e 7 aprile 2001), intendiamo focalizzare la nostra attenzione sulla realtà educativa dell’oratorio, alla ricerca di una rinnovata metodologia e di contenuti validi da proporre in questo, al fine di promuovere un’educazione riqualificata e incisiva agli effetti della maturazione della personalità di ragazzi e giovani che lo frequentano.
L’oratorio [1] è luogo di aggregazione, ponte tra la strada e la Chiesa, in grado di favorire una sana qualità della vita e di educare alla vita di fede. Esso si pone tra la strada e la Chiesa, luogo di culto, e non è un condensato della povertà della strada, ma nemmeno un prolungamento della sagrestia. Ha una sua configurazione: è uno spazio di aggregazione, dove è possibile intercettare le domande della vita dei suoi aderenti e trovare risposte alla ricerca di senso, e dove è possibile approfondire la vita cristiana. Nel mondo d’oggi, dove si registra la caduta di valori, si presenta come ente sicuro di riferimento valoriale con il fine primario di guidare ragazzi e giovani ad elaborare una sana concezione di vita e a collocare gradualmente la religione e la fede al centro del proprio progetto di vita, così da divenire cristiani autentici. Esso è un vero settore pedagogico della pastorale parrocchiale, la quale si prende cura della promozione cristiana dei propri membri. La Chiesa, oltre che offrire spazi di celebrazione liturgica, di approfondimento catechistico, offre a ragazzi e giovani anche l’oratorio come spazio di aggregazione, di serene relazioni umane, di amicizia, di proposta culturale e religiosa, di dialogo, di condivisione e di collaborazione, nel quale sviluppare valori autentici di vita umana e cristiana. Per essere efficace nella sua azione educativa, l’oratorio oggi ha bisogno di fare un salto di qualità e divenire un vero spazio aggregativo e un laboratorio di formazione religiosa, di fede.

Oratorio vero spazio aggregativo

L’oratorio è un insieme equilibrato di fattori che favoriscono la qualità della vita.
– In primo luogo come ambiente va costruito o ristrutturato, perché sia altamente aggregativo, con spazi di libertà di movimenti, di appartenenza e circolazione, con spazi di rapporti personalizzati, faccia faccia, che consentano di stare a parlare (un muretto…), con ambienti per la musica, per la recita, con sale internet per ricerca e comunicazione, con luoghi di raccoglimento personalizzati, pure con luoghi di consumo: il mangiare è componente abituale dei luoghi di incontro giovanile.
– In secondo luogo alla base dell’oratorio ci deve essere una comunità educativa, composta di adulti e giovani, corresponsabili nel portare avanti il discorso educativo, che fanno la scelta preferenziale del metodo esperienziale, che permette di sperimentare i valori teoricamente proposti, così che si possa «imparare facendo» lo stile di vita cristiana.
In una società dove vige il rapporto sociale in termini di indifferenza, di freddezza, di conflittualità, l’oratorio si pone come casa della cordiale accoglienza, del dialogo, della condivisione, della fraternità, dove si impara il prossimo. È opportuno valorizzare il desiderio di protagonismo dei giovani, chiamandoli alla corresponsabilità e partecipazione nella conduzione dell’oratorio, alla organizzazione di iniziative ricreative, sociali, religiose, a farsi carico dei problemi giovanili, a livello parrocchiale e interparrocchiale e di territorio e a svolgere il tutto in spirito di servizio. L’oratorio rilanciato nella sua funzione educativa dà origine a forme aperte e collaborative nei confronti del al territorio
– In terzo luogo l’oratorio è l’ambiente della distensione, del giuoco, come espressione della vitalità giovanile. Senz’altro lo sport-giuoco deve essere «tecnicamente» qualificato, ma deve rivestire la caratteristica di gioco «oratoriano», di sport educativo. Il gioco è svago, diverte, tonifica il fisico, è incontro, è cortile: è giocare per stare insieme, per condividere. Il gioco diventa strumento di socializzazione, espressione di gioia, di gratuità, di immaginazione e creatività. Si può elaborare tutta una cultura del gioco educativo, espressione di vita e aiuto alla crescita della personalità.
– In quarto luogo l’oratorio si caratterizza per una distinta animazione culturale, che dà la possibilità di confrontarsi con le problematiche della cultura e della convivenza civile e politica, e di acquisire il senso critico, la propria maturità di giudizio nelle varie questioni.
Va notato che l’oratorio, oltre che liberare le ragioni della ragione, riserva udienza alle ragioni del cuore, alla intuizione, alle emozioni. In un mondo dove trionfano la scienza e la tecnica bisogna dare libero corso alla poesia, alla letteratura, all’arte, alla musica, alla religione, che custodiscono il mondo ricco di significati di cui i giovani sono alla ricerca per poter cantare la vita. Nell’oratorio, carico di tensioni ideali, trovino la localizzazione i nobili sentimenti dell’uomo: la curiosità, lo stupore, la meraviglia, l’incanto, il pellegrinaggio in cerca della verità, il fascino del mistero «in una società senza misteri», il sognare in grande il progetto di vita. Tante volte i giovani, paghi di un certo benessere materiale, sono inquieti, alla ricerca di un benessere spirituale, di valori, di ideali, in grado di realizzare in pienezza la loro personalità. E nella proposta valoriale in oratorio è bene ricorrere alle categorie della bellezza e dell’amore, della gioia, della verità raggiunta e del bene operato, dell’attrattiva che gli ideali possono esercitare sull’animo giovanile. «Quale bellezza salverà il mondo», si chiedeva il Cardinal Martini, rimembrando Dostoevskij, e identificava la bellezza in Dio, «Bellezza tanto antica e tanto nuova» di cui il mondo ha tanto bisogno, e osservava che non basta deplorare le brutture del nostro mondo o parlare di giustizia e di doveri, di bene comune… «Bisogna parlare con un cuore carico di amore compassionevole, facendo esperienza di quella carità che dona con gioia e suscita entusiasmo; bisogna irradiare la bellezza di ciò che è vero e giusto nella vita, perché solo questa bellezza rapisce veramente i cuori e li rivolge a Dio» (C. M. Martini, «Quale bellezza salverà il mondo? Lettera Pastorale 1999-2000», Centro Ambrosiano, Milano 1999, pp.11-13) Allora l’oratorio diviene lo spazio aperto di respiro culturale, ricco di tensioni ideali, che, nel tempo del pensiero debole e della «cultura del frammento», apre agli orizzonti culturali e aiuta a cavare dai «frammenti di verità» una concezione matura di vita e scelte responsabili del bene.

Oratorio laboratorio di formazione religiosa, di fede

L’oratorio inoltre si qualifica come spazio di evangelizzazione e di catechesi, di approfondimento della vita cristiana.
Anzitutto una precisazione. Per attivare una proposta religiosa, si può procedere secondo una linea impegnata, selettiva, secondo quella che è stata detta la «pastorale del bonsai», del piccolo gruppo, che vuol formare a fondo gli aderenti e guarda meno alla massa, o secondo la linea della pastorale della convocazione generale, con grandi incontri, con feste, con raduni emotivi coinvolgenti, magari con l’occhio attento ai lontani.
L’idea di fondo dell’oratorio è che si vuole mandare in onda una pastorale aperta a tutti, «popolare», che contempli una formazione di base offerta a tutti, ma che trova i modi di farsi più esigente e approfondita per chi è più sensibile e maggiormente impegnato (cf D. Sigalini, «Una pastorale giovanile non selettiva», in «Il Gabbiano», n. 09/1998, Brescia, p. 3).
Ecco dunque alcune linee pedagogiche secondo cui procede l’opera formativa religiosa dell’oratorio.

* Una prima linea prospetta la vita interiore, la vita spirituale, la preghiera.
Nel mondo dell’immagine, dell’esteriorità, dello spettacolo, c’è bisogno di portare i giovani a «guardarsi dentro», al «dialogo interiore» con se stessi, con Dio. In momenti di riflessione, di meditazione, nel laboratorio interiore, è possibile passare al vaglio le situazioni problematiche di vita, alla scoperta di risposte di fede. Il contatto con la Scrittura, la lezione di catechesi, gli incontri di spiritualità, di istruzione religiosa, le celebrazioni… sono tutti momenti da favorire come opportunità per la maturazione di una fede adulta e pensata, sapendo che «la fede, se non è pensata, è nulla» (Fides et Ratio, n. 79). Non risulti superfluo ricordare che per dei giovani in ricerca dibattere in comune le problematiche inerenti al rapporto fede-ragione (dubitare, obiettare, riflettere insieme sulle verità da credere), contribuisce a maturare delle convinzioni e decisioni che fanno sentire il loro effetto nella vita. Fattore di capitale importanza poi per la maturazione della personalità cristiana è la preghiera. «Dimorando» con il Signore, uno impara a cambiar vita, quale discepolo di Gesù. Ha significato, perciò, ricavare nell’oratorio la cappella, l’angolo («la tenda») della preghiera personale, che si coniuga con la preghiera comunitaria.

* Una seconda linea riguarda la morale, i comportamenti morali. I giovani, che vivono in regime di pluralismo culturale e relativismo morale, devono trovare nella Bibbia, nel Magistero della Chiesa una base solida per l’agire morale. Mentre nella società cresce l’attesa per una morale non confessionale, per la cosiddetta morale laica, prodotta dalla sola ragione e indipendente da qualsiasi rivelazione divina, nell’oratorio va messa in atto un’azione educativa che porti a scoprire le «fonti» della morale cristiana: bisogna andare ai comandamenti, alle beatitudini, ai precetti della Chiesa. Per un aggiornamento sui principi cristiani che devono ispirare l’agire, si potrebbe suggerire il metodo della revisione di vita: vedere la realtà, giudicarla, tenendo presenti i principi ricavati dalla Scrittura e dal Magistero, e agire (dedurre, cioè, i comportamenti cristiani). Ebbene i ragazzi e giovani, procedendo in questo modo vincono la ignoranza religiosa (si dice che tanti cattolici non sanno più il Decalogo), imparano ad ascoltare la Parola di Dio, l’insegnamento della Chiesa, a fare delle scelte di vita cristiana e a vivere con amore e carità. A questo punto torna illuminante il Messaggio per la XXI Giornata Mondiale della Gioventù di Benedetto XV «Lampada per i miei passi è la tua parola, luce sul mio cammino» (Sal 118). La Parola di Dio diviene l’anima della vita cristiana. E via ben collaudata per approfondire e gustare la parola di Dio, dice il Papa, è «la ‘lectio divina’, che costituisce un vero e proprio itinerario spirituale a tappe. Dalla ‘lectio’, che consiste nel leggere e rileggere un passaggio della Sacra Scrittura cogliendone gli elementi principali, si passa alla ‘meditatio’, che è come una sosta interiore, in cui l’anima si volge a Dio cercando di capire quello che la sua parola dice oggi per la vita concreta. Segue poi la ‘oratio’, che ci fa intrattenere con Dio nel colloquio diretto, e si giunge alla ‘contemplatio’, che ci aiuta a mantenere il cuore attento alla presenza di Cristo… La lettura, lo studio e la meditazione della Parola devono poi sfociare in una vita di coerente adesione a Cristo e ai suoi insegnamenti… Costruire la vita su Cristo, accogliendone con gioia la parola e mettendo in pratica gli insegnamenti: ecco, giovani del terzo millennio, quale dev’essere il vostro programma!».

* Una terza linea riguarda la promozione della cultura del lavoro. Occorre lavorare nella pastorale oratoriana nella direzione che riguarda la dignità del lavoro, della professione, come strumento della propria realizzazione e a beneficio degli altri. È necessaria l’educazione al lavoro ben fatto, con competenza, in modo che i giovani si appassionino ad esso. L’uomo, lavorando, dice la «Laborem exercens» (n. 9), prima di produrre beni, realizza se stesso, impegnando il proprio talento in favore del prossimo. La scelta professionale va fatta, seguendo il proprio talento, le attitudini, l’interesse, ma pure aperti alle necessità della Chiesa e della società, e soprattutto attenti alle ispirazioni di Dio, che suggeriscono i modi con cui testimoniare la carità. Qui si può aggiungere che è opportuno tenere viva la tematica della scelta dello stato di vita, particolarmente del matrimonio, con l’illustrazione della vita di famiglia a cui ci si orienta con una preparazione remota che si farà poi prossima, più su negli anni, e che dispone il cuore, di lunga mano, a maturare il dono della vita nella famiglia.

* Un’ulteriore linea riguarda la missionarietà. I giovani vanno educati alla missionarietà, chiamati a vivere la fede, donandola. Essere discepolo di Cristo non è un fatto privato, al contrario il dono della fede deve essere condiviso con gli altri, deve essere testimoniato, e i giovani rafforzano la fede vissuta, donandola. In fondo nessun cristiano è un’isola, ma il cristiano, che sperimenta nella vita l’amor di Dio, va ad annunciare al mondo la bella notizia del Vangelo. Una missionarietà che si realizza anzitutto per ciò che si è, prima ancora che per ciò che si dice o si fa: una fede accolta, vissuta si irradia da se stessa, nello splendore di una vita rinnovata (cf Presidenza CEI, «Educare i giovani alla fede», c. 4). I cristiani diventano «testimoni di Gesù risorto, speranza del mondo» (cf 1Pt).

* L’ultima linea riguarda la direzione spirituale. Nell’oratorio si auspica ci sia la possibilità quotidiana di avere dei «maieuti», dei «maestri d’arte» che guidino nel discernimento spirituale, nell’itinerario di vita cristiana, nella scoperta della propria vocazione e nella scelta di vita e accompagnino nell’accogliere e amare nella vita Gesù Cristo e il prossimo.

E prima di chiudere, due osservazioni. L’oratorio che nella sua azione educativa va rinnovandosi nelle strutture, nelle strategie aggregative e formative (la sua funzione sociale e formativa è pure riconosciuta sul piano legislativo e regionale e nazionale), non vive arroccato in un’autosufficienza, ma, come espressione della comunità ecclesiale, si pone quale cittadella aperta alla collaborazione con le varie agenzie educative, quali la scuola, la famiglia i gruppi e le associazioni, in dialogo con le realtà sociali del territorio e del quartiere e in particolare con gli oratori e centri giovanili della zona o vicariato nell’ottica di un piano di «pastorale giovanile d’insieme». Si tratta di promuovere un’azione integrata, sinergica e più completa a beneficio di ragazzi, adolescenti e giovani. Ci piace sottolineare in particolare il benefico contributo in campo educativo che proviene dalla viva collaborazione oratorio-famiglia: questa «familiarizza l’oratorio», donandogli lo «spirito di famiglia», ma a sua volta lo spirito dell’oratorio rifluisce in famiglia, così che dalla reciproca interazione traggono beneficio i ragazzi e i genitori e gli educatori.
Va notato che noi abbiamo tenuto in considerazione i luoghi formali, istituzionali dell’educare, ma non vanno dimenticati i mondi vitali informali, i luoghi del tempo libero, dello stare insieme, degli incontri del consumo, dei viaggi e della musica. Pertanto i luoghi istituzionali, classici dell’educazione, saranno più efficaci pedagogicamente, se sapranno collegarsi con questi nuovi areopaghi giovanili, per intercettare i giovani sulle strade del loro vivere quotidiano, cogliere le loro domande e essere in grado di fare poi una proposta cristiana adeguata. Bella può risultare l’immagine dell’oratorio, non cintato, che si apre alla strada, come una tenda, che sa spostarsi in piazza, con attenzione alla voci del territorio e con fedeltà ai punti di riferimento, portati appresso dall’oratorio.
Seconda osservazione. È necessario procedere, nei campi formali e informali educativi, nella direzione di una educazione diffusa. A tutti gli educatori operanti sul territorio, sia in campo religioso che civile, è consigliato di lavorare in «rete», offrendo il proprio contributo, armonizzandolo con quello degli altri, in vista della costruzione dei bravi cittadini e buoni cristiani.

NOTE

[1] Per una piccola, iniziale bibliografia di riferimento, oltre quella citata nel corso del lavoro:
- J. Vecchi, «Oratorio», in Dizionario di Pastorale Giovanile (a cura di M.Midali e R.Tonelli), LDC, 1989, pp.615-621;
- G. De Nicolò, «Oratorio» e «Centro giovanile» in Dizionario di Scienze dell’Educazione – Università Pontificia Salesiana-LDC-LAS-SEI, 1997, pp.766-767; pp. 16-170;
- D. Sigalini, «Oratorio: uno spazio di aggregazione indispensabile per educare i giovani alla fede», in «Dossier sugli oratori», «Orientamenti Pastorali» 7-8/2001, pp.23-37; idem, «I luoghi della pastorale giovanile», in Pastorale giovanile (a cura della Università Pontificia Salesiana), LDC, 2003, pp.225-246;
- P. Gambini, «Ripensare l’oratorio a partire dalla strada», «Note di pastorale giovanile, febbraio 2004, pp. 65- 74;
- G. L. Pussino, «L’oratorio sulla soglia del Terzo Millennio», «Note di pastorale giovanile», aprile 2004, pp.64-73;
- F. Floris, M. Delpiano, L’oratorio dei giovani, LDC, 1992.

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