«Vita comune»

Una testimone d'eccezione

Etty Hillesum


(Diario e Lettere)

Ultimamente ho sentito che era mio compito mantenere l'armonia in questa famiglia contraddittoria: una donna tedesca, cristiana, di origini contadine, che è per me come una buona seconda madre; una studentessa ebrea di Amsterdam; un vecchio socialdemocratico equilibrato; poi Bernard un piccolo-borghese, ma di animo puro e di notevole intelligenza, pur se limitata appunto dalle sue origini piccolo-borghesi; e il giovane studente di economia, onesto, buon cristiano, che ha la gentilezza e la comprensione ma anche la combattività e le maniere tipiche dei cristiani come li si conosce oggigiorno. Era - ed è - un piccolo mondo affaccendato che, minacciato dai fatti politici esterni, rischiava di implodere. Tuttavia mi sembra che valga la pena di tenere in piedi questa piccola comunità come testimonianza contro le convulse e forzate teorie sulla razza, sul popolo, ecc., come prova che la vita non può essere rinchiusa in uno schema determinato. Però tutto questo costa dolore, forti conflitti interiori, reciproche offese di tanto in tanto, nervosismo e rimorso, ecc. ecc. A volte, se sono improvvisamente presa dall'odio, dopo aver letto il giornale o dopo aver avuto notizie di fatti che capitano, mi metto a inveire contro i tedeschi, fuori di me. So che lo faccio apposta per ferire, per sfogare in qualche modo il mio odio anche se poi lo scarico su una persona sola - una persona di cui so che ama la sua patria d'origine, com'è più naturale e comprensibile, del resto: ma in quel momento io non riesco ad accettare il fatto che lei non provi altrettanto odio, in quell'odio io cerco, per così dire, l'armonia con tutti i miei simili. Eppure so che lei trova la nuova mentalità altrettanto pericolosa, che si sente altrettanto oppressa per gli eccessi compiuti dal suo popolo.

È davvero vergognoso, Etty, che tu ti sia di nuovo lasciata impigliare in speranze e desideri che non sono neanche davvero tuoi. Devo fare chiarezza su questo punto, prima di potermi considerare appartenente a quella grande comunità nel cui seno tutti dovrebbero tornare scevri dal proprio egocentrismo. Molti, di questi tempi, attuano una politica dello struzzo: pur facendo appello alla gravità e alla serietà di “quest'epoca”, lasciano che i loro piccoli problemi continuino a vagare, irrisolti e trascurati, in ogni angolo del loro essere. Ci vuole uno speciale coraggio, per prendere sul serio i piccoli problemi personali, e irrilevanti, per così dire, a fronte di eventi essenziali. Eppure gli eventi che, grandi e minacciosi, gravano fuori, sopra e intorno a noi, ma con i quali noi dovremmo sentire un contatto interiore, non nascono, in ultima istanza, da noi stessi? Eccetera. Vedi Jung, pagina così e così.

Passiamo ad altro; oggi ho imparato una cosa importante: dovunque ci troveremo, dobbiamo esserci con tutto il nostro cuore. Se il cuore è altrove, non saremo capaci di dare abbastanza alla comunità a cui apparteniamo e quella comunità ne diventerà più povera. Che si tratti di impiegate carrieriste o Dio sa cosa, bisogna esserci con tutto il cuore e si potrà trovare qualcosa anche in loro.

“Lei non vive abbastanza nella realtà”. Più tardi avevo pensato: è un ragionamento sbagliato. La realtà, appunto. La realtà è che in molti luoghi di questa terra ci sono uomini e donne che non possono stare insieme. Gli uomini sono al fronte. I campi. Le prigioni. Le separazioni. Questa è la realtà che si deve affrontare. E ci si dovrebbe allora rinchiudere nei desideri inutili, e commettere il peccato di Onan? Perché non si potrebbe trasformare quell'amore che non si può scaricare sull'uno o sull'altro sesso in una forza che torni a profitto della comunità degli uomini, e che forse si potrebbe anche chiamare amore? E se ci si adopera in questo senso, non si poggia proprio sul terreno della realtà? Una realtà meno tangibile di un uomo e una donna in un letto: ma non esistono forse altri tipi di realtà? C'è qualcosa d'infantile, quasi di sottosviluppato in un ometto attempato che di questi tempi, mio Dio, proprio di questi tempi, si mette a parlare di “lasciarsi andare”. Mi piacerebbe saper raccontare in modo nitido quello che lui intendeva veramente.

Sono presuntuosa nel dire che possiedo troppo amore per darlo a una persona sola? L'idea che per tutta la vita si debba amare sempre e soltanto una persona mi sembra così infantile. Può impoverire e inaridire parecchio. Chissà se la gente imparerà che l'amore per la persona reca assai più felicità e buoni frutti che l'amore per il sesso, e che questo priva di linfe vitali la comunità degli uomini? Congiungo le mani in un gesto che mi è divenuto caro e attraverso il buio ti dico cose sciocche e serie, e imploro una benedizione sulla tua bella testa sincera - in una parola sola si direbbe che “prego”. Buona notte, mio caro!

In pochi mesi la popolazione di Westerbork si è gonfiata da 1000 a circa 10.000 unità. La crescita maggiore risale alle terribili «giornate d'ottobre» - quando, in seguito a una grande caccia all'ebreo scatenata nell'intera Olanda, il campo venne travolto da un'inondazione umana che minacciò di sommergerlo. Quindi non si può certo parlare di una comunità dallo sviluppo organico e dal respiro regolare, e tuttavia - cosa stupefacente - vi si possono ritrovare tutti gli aspetti, le classi, gli «ismi», i contrasti e le tendenze della società odierna (eppure la superficie è ancora di mezzo chilometro quadrato). In fin dei conti non è un fenomeno così stupefacente, se è vero che ogni individuo porta in sé la tendenza, la parte sociale o il livello culturale che rappresenta. Ma ogni volta si è colpiti dal fatto che in una situazione di comune necessità i contrasti permangano.

Io sto bene. Ho ripreso a lavorare al mio russo per un'ora al giorno, leggo qualche Salmo e parlo con donne centenarie, che ci tengono molto a raccontarmi tutta la loro vita. In fondo vivo qui proprio come quando stavo con voi ad Amsterdam - vivo nella comunità ma anche molto per me stessa, e questo mi riesce benissimo, sebbene qui si stia addosso e sopra e sotto e in mezzo agli altri.

Di là dai confini ben protetti della mia scrivania, sembra che Rilke possa attecchire adesso anche in queste comunità umane prigioniere e inermi, e ve lo devo dire: mi dà una certa soddisfazione.