Annate NPG

Ai confini della terra per trovare se stessi

Inserito in NPG annata 2017.

I CAMMINI /1

Il Cammino di Santiago: dai Pirenei a Santiago de Compostella – Finisterrae

(NPG 2017-03-51)


1. Il percorso

Paolo Asolan

Il re dei pellegrinaggi
Non c’è dubbio che quello a Santiago sia “il re dei pellegrinaggi”: il sepolcro dell’apostolo Giacomo, infatti, è stata la prima meta che ai nostri giorni ha ripreso vigore e ha attirato pellegrini. Santiago ha dato il tono, il segno e il carattere al pellegrinaggio della nostra epoca, ne ha stabilito modalità (che potremmo definire “compostellane”: la credenziale, gli ospitali, la compostella…) che stanno contagiando beneficamente la ripresa di tutti gli altri pellegrinaggi. Dante stesso (Vita Nova 7,47) scrive che “pellegrino […] non si intende se non chi va verso la casa di san Jacopo e vi riede”.
I pellegrinaggi jacopei iniziarono molto presto: al tempo della prima scoperta della tomba apostolica, avvenuta circa l’820, sulla scorta di una ininterrotta tradizione secondo la quale Giacomo di Zebedeo aveva evangelizzato l’Occidente europeo. Si era al tempo delle invasioni arabe, e quell’avvenimento fu interpretato come un segno della benevolenza di Dio che inviava come protettore dei cristiani in terra di Spagna proprio l’apostolo che li aveva evangelizzati. Storicamente il primo pellegrinaggio è, quindi, quello oggi chiamato Camino primitivo, compiuto dal re asturiano Alfonso II subito dopo la scoperta della tomba.

Il percorso classico: il Cammino francese
Molto presto, a seguire, iniziarono i pellegrinaggi, soprattutto dai piccoli regni cristiani del Nord della Spagna. Ma già nel 950, da Le Puy, parte in pellegrinaggio il vescovo Gotescalco, che lascia una singolare e certissima documentazione del percorso svolto, e che costituisce quello che è senza dubbio il più celebre e frequentato dei cammini compostellani, ovverosia il Camino Francés.
Il nome si deve al fatto che questa direttrice di pellegrinaggio – che si stende dai Pirenei (valicati al passo di Cize, cioè a Roncisvalle) fino all’Oceano (che si raggiunge a Finisterre) – inizia fin dai centri di raccolta dei pellegrini che sono in Francia, attraverso quattro strade principali: la tolosana (quella più a sud, percorsa dagli italiani), la lemovicense (che inizia a Limoges), la podense (che parte dalla cattedrale di Le Puy), e la turonense (che passava per Tours). È importante sapere che anche oggi queste vie sono tutte percorribili a piedi e possono essere percorsi interessanti per progettare routes scout o campi mobili con gruppi giovanili.
Da Roncisvalle il cammino prosegue toccando Pamplona, Puente la Reina, Logroño, Burgos, Leon, Astorga e quindi la Galizia, al passo del Cebreiro. Da qui si giunge a Santiago in poco meno di otto giorni. Per ottenere la “compostella” (il diploma di avvenuto pellegrinaggio) occorre che la credenziale (il documento rilasciato ai pellegrini in partenza, e che va timbrato almeno una volta al giorno) dimostri che si sono compiuti almeno cento chilometri a piedi (quindi che si sia partiti almeno da Sarria) o duecento in bicicletta.
Su questa via hanno transitato nei secoli migliaia e migliaia di nostri fratelli e sorelle nella fede, ospiti negli stessi ospitali, pellegrini sugli stessi ponti, devoti delle stesse reliquie nei medesimi luoghi santi.
È senza dubbio questo il prototipo del pellegrinaggio: chi lo compie per intero può vivere un’esperienza intensa di ricerca e di crescita in interiore animae, lì dove lo Spirito Santo abita e da dove ci interpella alla nostra identità di figli di Dio in Cristo Gesù.

Gli altri cammini
Nel tempo – e per la legge elementare che “il cammino inizia dalla porta di casa” – altri cammini storicamente documentati sono stati riaperti e messi a disposizione dei pellegrini. Li ricordiamo rapidamente, rinviando alle guide e ai siti – ormai diffusissimi – per avere informazioni più dettagliate.
Il Camino Inglès parte da Ferrol (o da La Coruña), come anticamente facevano i pellegrini delle isole britanniche. È il più breve, tutto in territorio galiziano. È l’ideale per quanti non abbiano molti giorni a disposizione e vogliano comunque cimentarsi con un pellegrinaggio perfettamente compiuto che conduca alla meta santa, a Santiago.
Il Camino Portuguès, invece, risale il Portogallo (generalmente i pellegrini partono da Porto, ma c’è chi inizia da Fatima!) ed entra in Galizia a Tui, giungendo a Santiago dopo aver attraversato Padron e Iria Flavia, località legate ai racconti dell’arrivo di san Giacomo in Spagna.
Il Camino Primitivo, inizia da Oviedo, e giunge a Santiago passando per Lugo. Si tratta di un percorso senz’altro faticoso, che per buona parte conosce le pendenze delle montagne asturiane. Anche questo percorribile in poco più di dodici giorni.
Il Camino del Norte è quello che inizia a Irun, nel Paese Basco, e seguendo tutta la cordigliera cantabrica (e, per buona parte, anche l’oceano) si tuffa nel Cammino Francese poco prima di Arzua. Si tratta di un percorso molto lungo, e altrettanto affascinante.
Infine, la Via de la Plata, per i più forti: inizia da Siviglia e risale la penisola iberica fino a Salamanca, per poi immergersi ad Astorga in quello Francese; oppure, deviando verso Ourense, congiungersi con le ultime tappe del Portoghese. Proibitivo per le temperature, che in estate superano quotidianamente i quaranta gradi.

2. Considerazioni pastorali da una "postazione" lungo il Cammino di Santiago
Fabio Pallotta

Il vecchio locandiere Pedro mi disse: “Se sei venuto qui troppo bene non stai”. Bisogna accogliere questa diagnosi, perché molta gente la evita, nell’illusione ingenua che ha solo sbagliato tempo, modo, persona e che, dando un bel colpo di reni, si rifarà. Accettare l’insoddisfazione sottile che fa chiedere: “Che mi manca?”. Ecco, quello che manca è quello che salva. Questa domanda è quella cruciale.
Tra la gente che viene a Santiago trovo molto spesso persone che non sanno dove vanno, ma sanno molto bene da dove vengono: il Cammino è per loro la boccata d’aria rispetto all’apnea della vita ordinaria, una sorta di finestrino aperto su una situazione di vita che sentono chiusa, asfissiante, inquinata. Insomma corpo e spirito che reagiscono, che protestano.
Nessuno viene a Santiago per forza. Neppure per forza della moda, come qualcuno sostiene. Scatta sempre in tutti, in mille forme, quel desiderio di altro che per i credenti è ombra del Desiderio profondo. Non solo fotografia della precarietà umana che cerca un punto d’appoggio, ma panico della sposa che ha perso lo sposo e sa che deve esserci, che troppo lontano non può essere andato. Ignari cercatori di Dio, anche quando dicono di aver chiuso con lui, perché il “no” è pur sempre un brandello di dialogo.
Quello che posso raccontare in queste righe è solo il riflesso di un’esperienza parziale: solo tra italiani, solo in alcuni mesi, solo nella relazione prete-fedele, solo di sfuggita…

Il delirio a Santiago
Mi sconvolge innanzitutto – sono di impostazione pragmatista - l’alto numero di persone che arriva senza sapere che Santiago custodisce la Tomba dell’Apostolo Giacomo e che il Cammino è un percorso verso una Tomba. Come andare a Roma senza sapere che c’è la Basilica di San Pietro. A tale ignoranza contribuiscono le sciape letture del fenomeno Santiago come luogo della pace e del benessere, della scioltezza e della genuinità, dell’incontro e della sorpresa, del ritorno alle origini e della fuga e tante altre suggestioni, tutte vere, ma secondarie.
Altro segno del delirio è la gamma di motivazioni per cui si dice di intraprendere il Cammino. C’è spesso da soffrire, a volte da sorridere: “Sono venuto per ritrovarmi… per riprendermi in mano… per ricentrarmi… per dedicarmi del tempo… per trovare una dimensione… per sentire Dio, lo voglio proprio sentire…”. Insomma sono tante le motivazioni quante le persone che arrivano qui. Ma che c’entra tutto questo con la Tomba dell’Apostolo?
Il delirio appare anche durante il cammino. L’ansia per il posto dove dormire e dove mangiare, lo stile dell’andare, la relazione con il cibo e con i piaceri della della vita, i compagni di percorso, la stranezza di certe pretese, la preghiera, la relazione coi sacramenti, l’eccesso di preoccupazione per il timbro sulla credenziale. Ma anche qui: chi ne ha colpa? Nessuno. Ignoranza incolpevole. Chi sa che l’antico pellegrino spesso portava con sé il vangelo, camminava nelle prime ore del mattino, cercava con ansia una chiesa ogni giorno dove poter partecipare all’Eucaristia, faceva quasi tutto il percorso da solo e in meditativo silenzio, giurava di mantenersi lontano dai vizi per quanto fosse possibile, mangiava una sola volta al giorno e con sobrietà? Pochissimi.
Altro sintomo è la relazione ossessiva con i mezzi di comunicazione; si fa il Cammino coinvolgendo mille altre persone a distanza, non con la riservatezza e il raccoglimento di chi si accosta al mistero di Dio, ma con la baldanza di chi è in gita scolastica o in viaggio di nozze. Curiosa anche la maniacale tendenza a fotografare e fotografarsi continuamente, che distrae e disorienta. Consiglio a tutti una sana distanza dal telefonino durante il Cammino.
E che dire del ritorno? Bisognerebbe tornare dal Cammino come i reduci dalla guerra o gli scampati da un pericolo; senza falsi salti nel passato, anzi con un salto nel futuro.

Le sorprese di un pastore
Anzitutto in confessione. Ovviamente non sono confessioni abituali e con linguaggio consueto, poiché la gran maggioranza dei pellegrini sono in genere lontani dalla pratica religiosa. Emergono le fatiche di chi ancora non conosce questo sacramento; mi pare però di notare meno paura, meno disagio, più determinazione, un senso delle scelte fatte che il Cammino ha illuminato in modo nuovo, un pentimento che ha prodotto un dolore più acuto. Direi che, in genere, si è avuto modo di riflettere su un punto decisivo della conversione: le conseguenze negative del peccato. In una cultura dove, di fronte alla colpa, spesso si innescano interpretazioni innocentiste e autoassolutorie, il Cammino aiuta a comprendere che il male fa male.
Poi nella celebrazione della Messa. Invito i presenti con una certa energia ad aprire occhi, bocca, cuore, orecchie. Soprattutto li invito a nutrirsi dello stesso pane: che senso avrebbe andare a un banchetto senza mangiare? Mi piacerebbe scrivere un libro sulle reazioni facciali a queste mie esortazioni. Comunque sia, dopo l’atto penitenziale, sento che l’assemblea è “calda”. Il miracolo dell’ascolto e della partecipazione piena, corpo e anima; uno spettacolo che non sempre mi è dato di percepire nelle messe parrocchiali. Quel luogo, quelle contingenze, quella rottura del cuore, quel desiderio inespresso, quel trovarsi ammassati... crea una miscela strana e favorevole.
Infine nel dialogo coi pellegrini: vicende interessanti e propositi veri. Matrimoni che riprendono colore e sapore, riconciliazioni offerte e concesse, dialoghi da riavviare, cammini di fede riprogrammati, una nuova visione delle cose che viene dall’incontro con Dio. Cammini di conversione che, quando è vera, indolenzisce sempre un po’. Tra l’altro, Santiago regala la grazia della conversione nella sua scansione più esatta: prima come apertura a Dio e poi come rifiuto della meschinità. Solo chi ha detto di sì a Dio e al suo Regno trova la forza per respingere il male.
La portata antropologica dell’esperienza Santiago è colossale: la bontà della creazione e delle creature, la minaccia del peccato e le sue conseguenze, le infinite possibilità che ha l’uomo per essere sanato e perdonato, la grazia degli incontri umani.

Il mistero di Santiago
Da oltre undici secoli intorno alla Tomba di Giacomo si è configurata una struttura unica, di pietre e persone, come comunità guardiana di uno dei tesori più pregiati e più cercati di tutto l’orbe cristiano. A Santiago percepisci che è un peccato vivere senza Dio e senza le vicende di Dio e dei suoi popoli; a Santiago senti che il vangelo di quei dodici ragazzotti audaci sparsi per il mondo a portare la notizia della risurrezione del loro maestro Gesù non è una frottola, se no che starebbero a fare lì quelle pietre, quel tempio, quel sepolcro…? E che inutile e beffardo sarebbe l’andirivieni di popoli davanti al nulla.
A Santiago c’è la speranza, è la Città di Dio, dove anche le pietre sono vive, non ti senti mai solo e non intravvedi nemici; a vasi comunicanti si diffonde una letizia che è la prova del Paradiso.
Come mille anni fa si ripete ancor oggi il prodigio di questo “Campo delle stelle”: meta di pellegrini, incontro di correnti spirituali, crocevia di tendenze culturali e di visioni della vita, dell’economia, della società. 
Quando mi chiedono perché tanta gente viene a Santiago non so rispondere. So solo una cosa: se possono, torneranno. Tutti. È successo qualcosa. Qualcuno mi chiede ‘come’ prepararsi a fare il Cammino. La vera preparazione mi pare la più elementare: sapere dove si va.

3. La testimonianza
La meta inattesa: una certissima luce

Conobbi il pellegrinaggio attraverso l’incontro con un sacerdote pellegrino. Furono mesi molto intensi, parlavamo spesso. Così, presto la mia vita iniziò a starmi stretta: Dio aveva senz’altro qualcosa da dirmi! E così decisi di partire per questo famoso “Cammino di Santiago”. Decisi di di darGli del tempo, perché avevamo molto di cui parlare. Ma non sapevo realmente di cosa e soprattutto di come ne avremmo parlato.
Da quando sono tornato da Santiago ho sempre avuto chiare due cose: il desiderio che tutte le persone a me care facessero il Cammino e la certezza che non avrei potuto mai spiegare loro che cosa fosse, perché è un bellissimo segreto fra chi lo fa e Dio.
Camminando, ti rendi conto piuttosto presto che quella strada è il luogo del dispiegarsi della tua intera vita. E ti accorgi che sul cammino non sei mai solo, anche quando sei solo.
Potrei poi soffermarmi sull’adesione al reale: su come ben presto ci si accorga che lo zaino non sia poi così leggero come si credeva e che c’era un motivo se ti dicevano di portare il cappello. Ecco, senza accorgermene lungo il Cammino ho imparato a prendermi cura di me, l’importanza delle cose fatte bene, del cappello o della crema solare, ma anche del fermarsi ogni tanto e togliersi le scarpe, per bucare qualche vescica e far prendere aria ai piedi. Penso che un tempo, ascoltandomi parlare così mi sarei dato del vecchio, o comunque dell’esaltato... Ma un tempo non sapevo quanto potessero fare la differenza 600 grammi di ciabatte in più o in meno dopo 34 km; non sapevo della gioia di andare al ritmo della vita e sentirsi esattamente al posto giusto nel momento giusto; così come non sapevo di portare da sempre uno zaino invisibile sul groppone.
Ci sono cose di cui ti accorgi già quando sei in cammino, come del fatto che, a ben vedere, è una vita che non sei solo; oppure della netta sensazione di essere fatto per camminare, fino a credere di non aver mai fatto altro. Poi ci sono frutti che raccogli una volta a casa, come per esempio quello per cui anche se ti sforzi di raccontare un fatto, un episodio del tuo cammino, ti accorgi che in realtà non è possibile, purtroppo o per fortuna. Certe cose bisogna viverle, c’è poco da fare. Prima credevo che le cose si potessero vivere anche “da fuori”, ascoltandole, o peggio capendole solo di testa. Ma la vita, come il Cammino, va vissuta: bisogna buttarcisi dentro. La vita, nonostante tutto, nonostante il cinismo o il sentimentalismo che ci attentano continuamente, è veramente qualcosa di stupendo e indescrivibile. Per questo anche il Cammino di Santiago lo è: perché è un’esperienza di vita vera, al contrario di tante altre “esperienze” in realtà totalmente insignificanti ed episodiche. E in questo senso allora il Cammino non finisce a Santiago: perché semplicemente la vita non inizia al Somport.
Certo, vi sono comunque delle differenze: nella vita non vi sono frecce gialle ad ogni bivio, o mete così chiaramente prestabilite, o giorni così soleggiati; ma ci sono viandanti come noi, pellegrini che possono farsi compagni di viaggio, e persone messe lì per indicarci la strada, o anche solo per donarci un sorriso. E vi è Dio. Nella vita vi è Dio. E Dio fa in modo che frasi che potrebbero sembrare vuote come “la meta è il viaggio” si riempiano quotidianamente di senso, passo dopo passo, anche quando il peregrinare si fa più simile ad un brancolare nel buio o ad uno smarrirsi. Ed è per questo che il Cammino fa nuove tutte le cose e ricapitola tutto in sé: perché nel cammino, così come nella vita, dall’inizio fino alla fine, c’è Gesù con noi, Lampada sui nostri passi, Luce sul nostro cammino.
Questa è la meta inattesa e il dono più grande del mio cammino: una certissima luce.
Francesco Donat-Cattin (24 anni)

4. Informazioni aggiuntive
- Don Paolo Asolan è docente di teologia pastorale alla Pontificia Università Lateranense. Pellegrino compostellano doc, ha pubblicato su tema: A Santiago. Diario di un prete sul «camino» (Marietti, 2006); Cammini in Europa. Pellegrinaggi antichi e moderni tra Santiago, Roma e la Terra Santa (Terre di Mezzo, 2005); Il santo viaggio. Appunti di pastorale del pellegrinaggio (Lateran University Press, 2013).
- Padre Fabio Pallotta, guanelliano, svolge da anni servizio di accoglienza ai pellegrini del Camino Francés nella località di Arca e incontra ogni giorno i pellegrini italiani nella cappella del Cristo de Burgos della Cattedrale di Santiago, per un momento di catechesi e la celebrazione della Messa. Organizza anche esperienze di pellegrinaggio e di servizio sul Camino.
(www.guanellianisantiago.it)
- La Confraternita di San Jacopo di Compostella in Perugia, formata in larga parte di pellegrini compostellani, si occupa di distribuire in Italia le credenziali per il Cammino e di fornire informazioni a chi – da solo o in gruppo - Intende partire. Ha sedi nelle principali città. Gestisce anche un ospitale sul Camino Francés (San Nicolàs de Puente Fitero), tre sulla Via Francigena (Badia a Isola, Radicofani e Roma) e uno sulla Via di Francesco (Assisi). (www.confraternitadisanjacopo.it)
- Per andare a Santiago lungo i diversi cammini suggeriamo le seguenti guide dell’editore Terre di Mezzo, che ha anche altri titoli sul tema:
• P. Scidurlo - L. Callegari, Santiago per tutti (straordinaria guida per disabili sul Camino Francés)
• A. Curatolo – M. Giovanzana, Guida al Cammino di Santiago di Compostella (Camino Francés)
• I. Bezzi – G. Caprioli, A Santiago lungo il Cammino Portoghese
• R. Latini, A Santiago lungo la Via della Plata e il Cammino Sanabrese
• D. Capizzi Mitan, A Santiago lungo il Cammino Primitivo e il Cammino Inglese
• L. Callegari, A Santiago lungo il Cammino del Nord