Annate NPG

Sulle orme del Poverello in semplicità e armonia

Inserito in NPG annata 2017.

I CAMMINI /3

La Via di Francesco: da La Verna o Greccio ad Assisi

(NPG 2017-07-57)

1. Il percorso
Gianluigi Bettin

La Via di Francesco è un cammino che collega tra loro alcuni “luoghi” che testimoniano della vita e del messaggio del Santo di Assisi e Patrono d’Italia; un percorso che intende riproporre l’esperienza francescana nelle terre che il Poverello ha calcato nelle sue itineranze. Proprio nell’aderenza alla storia di Francesco, al suo rapporto con il Creato e gli uomini, la Via trova la sua plausibilità e il suo fascino. I luoghi francescani più importanti segnano un tracciato che si snoda dalla scabra rupe del Santuario della Verna alla volta di Gubbio e Assisi; oppure, partendo da Roma, si prosegue attraverso la Valle Santa di Rieti con i monasteri e santuari di Poggio Bustone e di Greccio e in direzione di Spoleto, luogo del “Sogno di Francesco” per poi raggiungere la Basilica di San Francesco in Assisi. Monasteri, santuari, boschi e campi, eremi e borghi, ognuno di questi luoghi conserva una parte dell’anima e delle suggestione legate alle vicende di Francesco. La Via ha un'anima che è religiosa e spirituale, un'identità che è custodita dalle famiglie francescane di Assisi, dalle Diocesi dell'Umbria e dalle numerose associazione laiche e religiose attive sul percorso che mettono a disposizione energie e tempo per accogliere i pellegrini. Quest'anima della Via è anche qualcosa in movimento che appartiene ed è arricchita dall'esperienza personale sia dei pellegrini sia dei viandanti che la percorrono.

La Via del Nord
Si parte dal santuario della Verna in Toscana. Il Santuario non è solo il punto di partenza, ma uno dei luoghi più sacri e coinvolgenti di tutto il cammino. Poco meno di 200 km, circa 9 giorni a piedi, separano le foreste del parco nazionale delle foreste casentinesi dalla tomba di Francesco all’interno della Basilica in Assisi. L’itinerario in Umbria conduce attraverso l’alta Valle del fiume Tevere fino a Città di Castello e trova in Gubbio una delle tappe più importanti ed emozionanti, non solo per la bellezza della cittadina medievale, ma perché qui Francesco da pellegrino, senza beni e senza protezione si recò e fu accolto dall’amico Giovanni Spadalonga. Dopo i lunghi giorni di cammino, tra fatica e gioia, tra salite e discese il viaggio sui passi di Francesco si conclude di fronte alla sua tomba e nella cittadina dove ogni pietra narra la sua storia.

La Via del Sud
Francesco e Roma, culla della cristianità e sede del Successore di Pietro, costituiscono un binomio inscindibile. Si parte dalla Basilica di San Pietro per un cammino che in meno di 300 km condurrà nel cuore verde d’Italia fino alla Città serafica, principale teatro della storia e della fede francescana, meta conosciuta in tutto il mondo. Lungo il cammino è la Valle Santa di Rieti, dove sorgono i celebri santuari di Greccio (Francesco vi realizzò il celebre presepe), di Poggio Bustone, de La Foresta e di Fonte Colombo. Il cammino tocca una delle meraviglie d’Italia: la Cascata delle Marmore. Dopo aver risalito la valle del fiume Nera si sale al bosco sacro di Monteluco, dove è d’obbligo una sosta al piccolo monastero francescano. Da Spoleto si entra nella dolce valle umbra, di cui Francesco diceva: “Nihil iucundius vidi valle mea spoletana” (“Non vidi mai niente di più bello della mia valle di Spoleto”). Tra salite e discese, tra olivi secolari e campi il cammino attraversa i borghi di Trevi, Foligno e Spello. L’ultima tappa si conclude presso la spettacolare facciata della Basilica di San Francesco. Qui si poggia lo zaino e si scende nella cripta per meditare davanti alla sua tomba.

La Via di Roma
Nel suo Testamento Francesco ricorda: “E dopo che il signore mi donò dei frati, nessuno mi mostrava cosa dovessi fare; ma lo stesso Altissimo mi rivelò che dovevo vivere secondo la forma del santo Vangelo. Ed io con poche parole e semplicemente, lo feci scrivere, e il signor Papa me lo confermò” (FF 116). Numerosi passi delle Fonti francescane testimoniano il legame di Francesco con Roma. La Via di Roma segue il percorso della Via del Sud in direzione inversa.

2. Considerazioni pastorali
Padre Mauro Gambetti, custode del sacro convento

Sulle orme del Poverello in semplicità e armonia
Francesco, «dico, perché a te tutto il mondo viene dirieto, e ogni persona pare che desideri di vederti e d’udirti e d’obbidirti? Tu non se’ bello uomo del corpo, tu non se’ di grande scienza, tu non se’ nobile; onde dunque a te che tutto il mondo ti venga dietro?» Così, 800 anni fa, domandava frate Masseo a un esterrefatto frate Francesco.
Questo interrogativo è attuale ancora oggi, davanti a milioni di persone che salgono ad Assisi, alla tomba del Santo. Come suo “custode” anch’io gli ho posto la domanda: perché tutto il mondo vuol “sentirti”, avvicinarti?
Mi pare di udire la sua voce, ferma e soave: sei inquieto? ma, vuoi essere protagonista della vita? soprattutto, vuoi essere davvero libero, capace di esistere nell’unica dimensione per cui vale la pena esistere, l’amore?
Francesco mostra una via che si snoda attraverso semplici passaggi. Ne richiamo alcuni.

Cammino con la natura
Il cammino di Francesco ha inizio nell’incantevole scenario delle verdi colline umbre. Puoi incontrare odori, colori, panorami mutevoli come il vento che spesso anima il paesaggio umbro. I cambi di stagione tingono l’aria di sfumature turchesi, dorate, rosseggianti, plumbee, conferendo alla terra una naturale solennità. Sovvengono le parole del Cantico di frate Sole:

Laudato sie, mi’ Signore, cum tutte le Tue creature, spezialmente messor lo frate Sole, lo qual è iorno et allumini noi per lui. Et ellu è bellu e radiante cum grande splendore: de Te, Altissimo, porta significazione. […]
Laudato si’, mi’ Signore, per frate Vento e per aere e nubilo e sereno et onne tempo, per lo quale a le Tue creature dai sustentamento. […]
Laudato si’, mi’ Signore, per sora nostra matre Terra, la quale ne sustenta e governa, e produce diversi frutti con coloriti flori et herba.

Dal cuore contemplativo di Francesco, sgorga naturale la lauda. L’animo dei semplici, dei poveri si innalza spontaneamente dalle creature al Creatore.
Scruto anch’io l’orizzonte per carpire l’oltre, senza perdere di vista il terreno sul quale mi trovo. È l’arte del ricercare, del vivere l’esistenza come una splendida avventura. Nuovi panorami, nuovi incontri. Tutto muta. Anche io. Accolgo, ricomprendo, riconosco e cerco un senso diverso, più profondo, che stia oltre.

Cammino con i fratelli
Se un autentico itinerario di ricerca incomincia sempre da un atto di responsabilità – con il quale la persona si assume il compito della vita –, sempre si apre anche alla condivisione. In particolare, vivere in cammino non consente di appropriarsi delle persone, ma al contempo introduce in un orizzonte di prossimità agli altri.
Dopo la rinuncia all’eredità paterna dinanzi al vescovo di Assisi, Francesco visse per circa due anni da eremita nei dintorni del paese natale, questuando di porta in porta, pregando con assiduità nella solitudine, ristrutturando alcune chiesette del circondario, servendo i lebbrosi presenti in alcune strutture adatte a loro. Fu deriso. Destò ammirazione.
Alcuni chiesero di condividere la sua stessa scelta di vita. Furono un dono di Dio. Fratelli inaspettati e non cercati che lo sconvolsero e lo disorientarono. Furono un dono e uno stimolo decisivo alla ricerca di ciò che non è assolutamente scontato o già stabilito. Nacque così, un po’ alla volta, una nuova forma di vita, la “fraternità francescana”. La pienezza di senso e di vita cercata in un piccolo libro, il vangelo, e la gioia trovata stando tra gli emarginati, facendosi sempre più piccoli, minori.
Se mi metto in cammino con Francesco, mi lascio sorprendere, coltivo la gratitudine, accolgo le persone, stringo legami, mi prendo cura di chi è posto sulla mia strada, evito dispute e alterchi, non giudico, cerco di essere mite, pacifico e modesto, mansueto e umile, parlando onestamente con tutti così come conviene. Così come Francesco insegna.
Come narra San Bonaventura nella sua biografia maggiore, Francesco “diceva che il codice dei pellegrini è questo: raccogliersi sotto il tetto altrui, sentir sete della patria, transitare in pace”.

Cammino libero con me stesso
Camminare con se stessi rimanda a un fardello. Camminare liberi rimanda alla leggerezza. Come si coniugano?
Francesco era davvero libero, perché si era spogliato di tutto, era libero perché sapeva essere in ogni cosa e gioire di ogni cosa.
Nella Regola di vita che egli consegnò ai frati e che la Chiesa gli approvò nel 1223, si legge: «I frati non si approprino di nulla, né casa, né luogo, né alcun’altra cosa. E come pellegrini e forestieri in questo mondo, servendo al Signore in povertà e umiltà, vadano per l’elemosina con fiducia».
Attenzione. Francesco non spronava a girovagare e vagabondare, senza legami e senza meta. Piuttosto, egli esortava a “sentirsi” come pellegrini e forestieri, imitando il Signore Gesù, povero, ospite, esiliato, bisognoso, che “non ha dove posare il capo”. Una forte sollecitazione alla itineranza, al fine di porre le condizioni interiori per un continuo esodo da se stessi. Una espropriazione che conduce a vivere la provvisorietà dell’esistenza come la porta di accesso alla vita oltre la morte.

Cammino con Dio
I frati minori, sull’esempio del Serafico Padre, solevano muoversi a due a due, ma non camminavano l’uno a fianco dell’altro. Camminavano a debita distanza, immersi nella natura e nel silenzio, per non molestarsi e non essere causa di distrazione reciproca. Questo modo di camminare, di viaggiare, si impresse nel Medioevo, tanto che Dante nella Divina Commedia, per descrivere il modo con cui lui e Virgilio camminano per la sesta bolgia dell’Inferno, usa quella immagine divenuta familiare a tutti: “Taciti, soli, sanza compagnia/ n’andavam l’un dinanzi e l’altro dopo,/ come frati minor vanno per via”.
L’immagine richiamava alla mente di tutti la preghiera. Una preghiera contemplativa, a contatto con la natura, con le creature, riflesso di Dio. La preghiera contemplativa connota fortemente il camminare, il viaggiare di Francesco e dei suoi frati.
Si racconta che una volta tornando da Perugia a Santa Maria degli Angeli insieme a frate Leone, Francesco propose al suo fedele compagno di pregare lungo tutto il tragitto, ciascuno da sé, la preghiera del Pater noster. Giunti alla Porziuncola, dopo varie ore di cammino, il Santo domandò a frate Leone quanti ne avesse recitati. Non sappiamo la risposta di frate Leone; Francesco confessò che non aveva potuto dire altro che “Padre”.

Cammino
Giunto ormai alla fase finale della sua esistenza terrena, dopo l’esperienza della Verna, il Poverello d’Assisi ardeva ancora dal desiderio di crescere nel cammino: «Incominciamo, fratelli, a servire il Signore Dio nostro, perché finora poco abbiamo progredito».
Il suo fascino forse sta proprio in questo. Francesco, “alter Christus”, non ha riprodotto un modello ma ha “inventato uno stile” ispirato al vangelo, senza esaurire la fonte. Francesco è incompiuto. Cammino e guardo Gesù con gli occhi di Francesco. Con lui esclamo: “mio Dio e mio tutto!”

3. La testimonianza
Sr. Francesca Alunni, Suore Francescane Missionarie di Assisi

BEATO TE, PELLEGRINO, SE…
Cinque suore in cammino sulla Via di Francesco, da Greccio ad Assisi, con zaino in spalla, bastone in mano e un desiderio comune: fare esperienza di fraternità, semplicità, preghiera, incontri di vita!
26 Agosto 2016, si parte! Nel cuore tante attese e qualche timore, e accorgersi pian piano che il cammino è paradigma della vita, dove non ci si può fermare quando il passo si fa più duro e stanco, dove sperimenti la gioia dell’incontro e la bellezza della solitudine che fa spazio all’incontro con te stesso e con Dio!
Ci siamo lasciate accompagnare dalla Parola di Dio e dalla vita di San Francesco; raggiungendo i santuari della Valle Reatina, dove si può toccare con mano l’esperienza da lui vissuta. È stato molto bello iniziare il nostro pellegrinaggio da Greccio, lì dove la tradizione vuole che, nel 1223, Francesco fa preparare la culla del Bambino per la rappresentazione del Natale. Le Fonti Francescane ci ricordano che, in quell’avvenimento, “il fanciullo Gesù veniva risuscitato nei cuori di molti” (FF470). Nella consapevolezza che Dio nasce e rinasce nelle nostre ferite, raggiungendoci lì dove noi siamo, abbiamo iniziato il cammino.
Alcune parole hanno caratterizzato questo nostro pellegrinaggio. La prima è semplicità, una dimensione che ci ha guidato e accompagnato, che abbiamo cercato, desiderato e difeso. Abbiamo camminato portando con noi l’essenziale, fidandoci della Provvidenza che avremmo incontrato, sperimentando nella nostra pelle anche alcuni disagi che normalmente nella quotidianità non viviamo. Una semplicità che si è scontrata con le piccole pretese che ogni giorno avanziamo senza accorgerci nei confronti di noi stessi, degli altri e di Dio.
La seconda parola è incontro/solitudine, un binomio che sembra essere contraddittorio. Durante il cammino fai esperienza di quella solitudine accompagnata dal silenzio, che scava nel profondo del tuo cuore e crea quello spazio necessario che ti permette d’incontrare l’altro e l’Altro nella verità di se stessi.
La vita è un pellegrinaggio, confidando non solo sul camminare ma anche sull’imprevedibile regalo nascosto tra le pieghe del viaggio. In tal modo diventa un’esperienza di contemplazione, un andare incontro al Signore per incontrare il suo volto. Questo va cercato anche nei fratelli che ci accompagnano e che incontriamo lungo il percorso. Essi sono un piccolo riflesso, per scorgere il volto dell’Amato che continuamente cerchiamo.
Abbiamo sperimentato la stanchezza del cammino e la gioia che lentamente pervadeva il cuore, la dolcezza della Provvidenza e il sorriso della sorella che ti rialza dalla fatica, la preghiera e la condivisione … e infine, con ogni timore ormai dissipato, abbiamo raggiunto la Basilica di Assisi, che custodisce le spoglie mortali di frate Francesco ricevendo, durante la consueta s. messa del pellegrino, la benedizione con l’augurio di continuare a camminare come pellegrini sulle vie della quotidianità.
“Beato te, pellegrino, se il cammino ti conduce al silenzio,
il silenzio alla preghiera e la preghiera all'incontro con il Padre”
(Beatitudini del pellegrino)

4. Informazioni aggiuntive

- Gianluigi Bettin classe 1975, curioso di tutto ciò che è sulla terra, per i primi trent’anni della sua vita ha fatto suo il motto “il mondo è un ponte, attraversalo ma non costruirci la tua casa sopra”, letto in una moschea durante un viaggio in India. Ha viaggiato molto, ma il suo carattere mutevole, e una buona dose di epicureismo, lo hanno portato a “sistemarsi” in Umbria, da dove, da solo e con amici, parte per continue spedizioni a piedi in Italia e all'estero. Da circa cinque anni lavora come consulente di turismo per enti pubblici, Comunità montane e Consorzi. Ha collaborato ad alcune pubblicazioni sul territorio della Valnerina e dal 2009 fornisce il suo contributo alla promozione e tutela della Via di Francesco.
- Padre Mauro Gambetti è dal 2013 il custode del Sacro Convento di Assisi. Ingegnere meccanico bolognese, entra nei frati minori conventuali nel 1992 e viene ordinato sacerdote nel 2000. Nella sua Provincia è stato prima animatore vocazionale, poi Guardiano del convento di Longiano e infine Ministro Provinciale. Ha dato forte impulso all’accoglienza dei pellegrini presso la Basilica di san Francesco, istituendo un apposito ufficio (statio peregrinorum) per il rilascio del Testimonium e una Messa quotidiana per i pellegrini. Unico santuario al mondo, la Basilica possiede anche un dog parking, per i pellegrini che arrivano insieme al proprio cane, in modo che di possa lasciare al sicuro mentre si visitano i luoghi sacri.
- Per percorrere la Via di Francesco suggeriamo le seguenti guide.
* P. Giulietti e G. Bettin, La Via di Francesco, Edizioni San Paolo.
* A. Seracchioli, Di qui passò Francesco, Terre di Mezzo.
- Le informazioni sulla Via e sulle accoglienza possono essere ottenute anche attraverso il sito www.viadifrancesco.it o scaricando l’APP gratuita “Francesco’s Ways”.