Il Vangelo del giorno (Bose)

Attendiamo il Signore

con fede e vigilanza

Fratel Adalberto - Bose


2 dicembre 2019

18In quel tempo, mentre rientrava in Gerusalemme Gesù ebbe fame. 19Vedendo un albero di fichi lungo la strada, gli si avvicinò, ma non vi trovò altro che foglie, e gli disse: «Mai più in eterno nasca un frutto da te!». E subito il fico seccò. 20Vedendo ciò, i discepoli rimasero stupiti e dissero: «Come mai l'albero di fichi è seccato in un istante?». 21Rispose loro Gesù: «In verità io vi dico: se avrete fede e non dubiterete, non solo potrete fare ciò che ho fatto a quest'albero, ma, anche se direte a questo monte: «Lèvati e gèttati nel mare», ciò avverrà. 22E tutto quello che chiederete con fede nella preghiera, lo otterrete».
Mt 21,18-22

Avvento è un tempo di attesa. La chiesa attende il ritorno del Signore: la sua venuta sarà un giorno di giudizio e di misericordia. Anche il Signore attende il frutto dalla sua chiesa, la fede che opera per mezzo della carità (cf. Lc 18,8 e Gal 5,6).
Gesù ritorna a Gerusalemme, “la mattina dopo” aver purificato il tempio: ha scacciato mercanti e cambiavalute, ma ha guarito ciechi e storpi che si avvicinavano a lui (Mt 21,13-14). Non tutti accolgono Gesù. I sommi sacerdoti e gli scribi si sdegnano dei bambini che lo acclamano come Messia. Le due attese ― di Dio e del suo popolo ― non si sono incontrate.
Ora Gesù ha fame. Scorge un fico, ma non trova i frutti che cerca. Ha una reazione di sdegno, e alla sua parola il fico si secca “subito”. Nel vangelo di Marco l’episodio del fico disseccato si distende su due giorni (Mc 11,12-25). In Matteo la scena è raccorciata. I discepoli restano stupefatti.
Di che cosa ha fame Gesù? Ha fame e sete di compiere la volontà di Dio, desidera misericordia e non un culto esteriore e ipocrita (Mt 5,7; 9,13; 12,7; 23,23), cerca un cuore capace di ascolto. Cerca i frutti dell’amore per Dio e il prossimo, non le foglie della pratica esteriore.
Nei profeti l’albero seccato è un’immagine giudiziale (Is 34,4; Ger 27,27, Os 9,16; Am 2,9, Sal 105,33). L’interpretazione tradizionale dei padri della chiesa applica il fico a Israele: ma il monito vale per i capi di Israele, e vale sempre per la chiesa. Il fico seccato è il segno di un giudizio, ma è anche l’occasione di un insegnamento, la possibilità di una conversione. “C’è speranza per l’albero”, commenta Gerolamo, poiché le radici sono vive.
Anche la fede della chiesa, per Matteo, è sempre una “poca fede” (oligopistìa: Mt 6,30; 8,26; 14,31; 16,8). Per crescere nella fede occorre portare un frutto buono (Mt 7,16-20; 12,33; 13,8.26), e il frutto buono è fare la volontà del Padre (Mt 7,21). Allora anche una fede come un granello di senape trasporta i monti (Mt 21,21 e 17,2).
I salmi cantano la preghiera esaudita, e l’esaudimento della preghiera è l’amore: “Sia benedetto Dio! Non ha respinto la mia preghiera, non mi ha privato del suo amore” (Sal 66,20).
Anche la preghiera, se non porta il frutto della carità, non è che inutile fogliame, destinato a seccare. “L’uomo è come un albero”, dicevano i padri del deserto: “La fatica del corpo sono le foglie, la custodia del cuore il frutto. Ora, poiché com’è scritto: Ogni albero che non produce buon frutto sarà tagliato e gettato nel fuoco (Mt 3,10), è chiaro che tutto il nostro impegno deve tendere al frutto, cioè a custodire il nostro spirito” (Agatone 8).
La custodia del cuore è un altro nome della vigilanza, e la vigilanza è una forma dell’amore, perché sostiene l’attesa, e il frutto dell’attesa è l’incontro con l’Amato.
Chi non ha amore dentro di sé, diceva lo starec Silvano, lo invochi dal Signore e il Signore gli farà dono del suo Spirito santo, che è amore. Chiediamo anche noi discernimento e amore, per non smarrirci nella lunga attesa.