"Perché avete paura

della vita?"

Gesù sta tutto in una domanda


Massimo Recalcati

Nei Vangeli le domande di Gesù prevalgono sulle risposte. È la constatazione sorprendente dalla quale prende avvio l’ultimo ispirato libro del monaco di Bose Ludwig Monti, studioso raffinato e radicale delle Sacre Scritture. L’etimologia del termine domanda viene dal greco erotesis, parola che concerne direttamente il desiderio e la forza di Eros. L’amore, come la domanda, è, infatti, qualcosa in movimento, dinamico, vivo. Nella predicazione di Gesù non solo la domanda assume un valore dominante rispetto alla risposta, ma Gesù stesso appare come l’incarnazione di una domanda. Come Copenhaver ha scritto, egli è «la domanda a tutte le nostre risposte».
Nelle domande di Gesù, sostiene Monti, ci sono dei "chiodi fissi". Domande che ritornano insistentemente. Per esempio, la domanda cruciale: «Non avete mai letto?». Il rapporto di Gesù con le Scritture è indicativo del senso stesso della sua predicazione. Egli non legge i testi sacri come se fossero semplici parole o racconti che provengono da un tempo passato. Leggere le Scritture non significa accumulare un sapere erudito.
L’idea che Gesù ha della lettura è sovversiva. Si legge non con gli occhi ma col cuore; per questo, come scriveva Gregorio Magno, «le parole divine crescono insieme con chi legge». La lettura non è solo un esercizio intellettuale, ma è fare esperienza di un incontro. Questo incontro — l’incontro con la parola delle Scritture — se è davvero tale dà luogo ad una "conversione", all’acquisizione di una nuova forma per la propria vita. «Non avete mai letto nelle Scritture?» è la domanda che Gesù rivolge a chi lo ascolta per spronare a leggere col cuore. Se non c’è cuore, o, se il cuore si è "indurito", non c’è possibilità di incontrare la verità della parola. Questo significa, come ricorda il monaco di Bose, che la religione non deve mai prevalere sulla vita. Se essa porta nel suo etimo latino ( religio) il legare, l’imbrigliare, Gesù «ha sempre liberato e mai legato».
La parola di Gesù è focalizzata a liberare la vita da ogni peso sacrificale, compreso quello religioso.
Non si tratta di mortificare la vita sotto la frusta di una legge inumana e patibolare, ma di riempire la vita di vita, di diventare il "sale della terra". «Io sono venuto perché abbiano la vita e l’abbiano in abbondanza» (Gv, 10,10). Le Scritture non contengono parole morte, parole chiuse nella dogmatica religiosa della risposta, ma parole che chiedono di essere restituite alla vita. Un altro "chiodo fisso" riguarda la domanda sulla paura nei confronti della vita: "Perché siete paurosi?", "Perché siete paurosi uomini di poca fede?", insiste a domandare Gesù. La paura della vita è il vero, se non l’unico, peccato che l’uomo può commettere. Seppellire il proprio talento, fuggire alla propria responsabilità, al proprio desiderio, fare prevalere il chiuso sull’aperto, la distruzione sulla creazione, la morte sulla vita. È quello che Gesù dice ai suoi, questa volta non nella forma della domanda ma della affermazione imperativa: «Coraggio, io sono la resurrezione, la vita, non avere paura! » (Mc, 6,50). E il chiodo fisso di Monti? È quello di ogni autentico cristiano. Lo si può dire con la domanda sulla bocca di Legione, l’uomo posseduto dal demonio che si aggirava giorno e notte tra le tombe, sui monti, gridando forsennatamente percuotendosi con le pietre: «Che c’è tra me e te? Gesù?» (Mc, 1,24). Riprende Monti: «Chi è Gesù per me?». È questo il suo chiodo fisso. Si tratta di rispondere ad una domanda chiave: «Voi, chi dite che io sia?» (Mt, 16-13-16). Già, riprende il monaco di Bose, come in una poesia d’amore: «Che c’è tra noi e te, tra noi e il Nazareno?».
Domanda chiave che rende possibile o impossibile l’evento stesso di Gesù.
Perché Gesù non è stato un semplice episodio della storia. Se la sua parola e le sue domande ci riguardano oggi è solo perché qualcuno resta fedele all’evento della sua parola. Se questa parola non si è esaurita nel tempo ma si ripercuote nei secoli è solo perché qualcuno sa rispondere alla domanda «che c’è tra me e te?». È l’assillo di Monti: la fede non riposa su una dogmatica ma sulla testimonianza. Per questa ragione la passione per la domanda di Gesù non è la stessa di Socrate.
La maieutica socratica tende a fare sorgere dalla latenza una verità già compiuta. Diversamente la parola di Gesù impone un rapporto differente con la verità, perché la verità non è nell’ordine della dimostrazione, ma della testimonianza, dell’incontro con un amore nuovo. Ludwig Monti è innanzitutto un innamorato di Gesù; non cerca Gesù per avere benefici o tornaconti, ma solo per incontrarlo. Egli vuole restare fedele all’evento. È questa per lui la sola domanda che conta: «Quale è il tuo rapporto con Gesù? Chi è Gesù per te?».

(Repubblica” - 29 novembre 2019)