È tempo di

svegliarci dal sonno!

Prima domenica di Avvento (A)

a cura di Franco Galeone

 Isaia San Vitale

1. Buon Capodanno! Inizia un nuovo anno liturgico. Guidati dall’evangelista Matteo, nell’anno A, siamo invitati a scoprire Gesù come colui che realizza le promesse antiche e viene ad abitare tra noi, ora e sempre, perché il suo nome Immanu El, Dio è con noi. Anche la vita del cristiano si svolge nel tempo civile (krònos), con le sue opere e i suoi giorni; la terra ruota attorno al sole secondo i grandi ritmi delle stagioni. Ma il tempo può essere vissuto anche in riferimento a Cristo, riempito della sua memoria, e allora abbiamo l’anno liturgico, che è la “organizzazione cristiana del tempo” (kairòs). Durante l’anno liturgico rappresentiamo (= rendiamo presenti) i misteri del Signore che ci hanno salvato (SC 102). Se l’anno civile si chiude in se stesso come un cerchio, o si ripete come l’eterna clessidra, l’anno liturgico invece è come una spirale, ha un andamento elicoidale, per cui ogni anno celebriamo il Natale, la Pasqua … ma speriamo con una efficacia migliore. “Vegliate” è l’imperativo di maggior spicco nel brano del Vangelo che inaugura il nuovo anno liturgico. Il Signore, quando verrà, ci trovi vigilanti, non addormentati o distratti!

2. Un po’ di storia. Agli inizi della chiesa naturalmente le cose erano diverse. Sino al tempo di Costantino, i cristiani si radunavano per celebrare l’eucaristia e consumare un pasto in comune. In seguito si avvertì il bisogno di dedicare un giorno all’avvenimento centrale della vita di Gesù e fu istituita la Pasqua. La festa del Natale entrò nel calendario cristiano più tardi. Nel 354, fu fissata la data del 25 dicembre per ricordare la nascita di Gesù. Ovviamente non fu trovato alcun documento all’anagrafe di Nazaret, non conosciamo né il giorno né l’anno esatto in cui è nato. La scelta del 25 dicembre fu dovuta al fatto che in quella data veniva celebrata a Roma il solstizio d’inverno, cioè si avvicinava la primavera, il sole ritornava a scaldare e illuminare. I cristiani, anziché condannare le licenziosità delle feste Saturnali, in onore del Sol invictus, diedero un senso nuovo alla festa pagana: Gesù è il nuovo sole, venuto a illuminare chi sta nell’ombra di morte (Lc 1,79), è lui la luce che illumina ogni uomo (Gv 1,9), la stella radiosa del mattno (Ap 22,18). Lo aveva capito l’artista che fece il primo mosaico cristiano a Roma, quello del mausoleo dei Giulii nel cimitero del Vaticano (250 d.C.), che raffigura appunto Gesù sul carro del sole. Verso il 600, i cristiani ritennero che la festa del Natale dovave essere preceduta dalle quattro domeniche di Avvento, per accogliere bene la sua nascita.

3. È venuto, viene, verrà. Qualcuno giustamente potrà chiedersi: ma se Gesù è già venuto, perché prepararsi alla sua venuta? Il motivo è che Gesù è venuto ma viene ancora e verrà alla fine dei tempi. Si può aspettare un amico e non incontrarlo, perché sia sbaglia il luogo o l’ora dell’incontro. Succede anche con Do. È venuto molte volte nella storia ma non lo abbiamo incontrato. Forse non siamo capiti bene. Faccio qualche esempio. Vorremmo che Dio venisse quando siamo malati … nelle difficoltà economiche … nei momenti di solitudine … nell’insuccesso per uscirne vincitori … nell’ingiustizia per far valere i nostri diritti … E invece niente, perché le vie di Dio non sono le nostre. Nel lager di Birkenau, il giorno di Natale, un gruppo di donne è condotto alle camere a gas, tentano di fuggire e vengono fucilate sulla neve. Di fronte a questa scena il figlio di un rabbino grida: “Dio, mostra contro di loro tutta la tua potenza”. Non accade nulla. Il ragazzo allora esclama: “Dio non esiste”. Noi preghiamo Dio di manifestare la sua forza ed egli compare su una croce, vogliamo vincere con lui ed egli sceglie la sconfitta.

4. Essere vigilanti. Ci sono molte forme di sonno. Una, per esempio, è quella di lasciarsi prendere completamente dal vortice del tempo, con le sue suggestioni e i suoi richiami: da una parte la vita, la cultura, gli interessi ci assediano, ci invadono, ci occupano; la moda del momento, lo slogan di battaglia diventano la verità. E così entriamo nel grande sonno della ragione e della fede! Il sonno è fabulazione e genera mostri. Durante il sonno, la fantasia si sgancia dalla ragione, e finge mondi immaginari; nella vita quotidiana spesso siamo catturati dal gioco di queste fabulazioni separate dalla ragione e dalla fede. Viviamo nella “caverna” di un sonno collettivo! Il pericolo per i cristiani è quello di vendere i valori trascendenti del Vangelo, come se fossero moneta fuori corso, e così anch’essi entrano nel grande sonno collettivo dell’immanentismo culturale. Ma la verità del Vangelo non si misura dalla sua incidenza sulla storia, dalle sue realizzazioni quantitative, dalla sua efficacia pubblicitaria. Crediamo di essere cristiani moderni, e invece siamo entrati nel grande sonno collettivo; abbiamo diluito le precise e decise parole del Signore.

5. Essere fedeli. La lama della parola di Dio entra nel tessuto corrotto del nostro tempo, e ci mette di fronte alla scelta. Aut aut! Non scegliere è già una scelta e sarebbe la peggiore scelta! Vigilanza significa anzitutto fedeltà a Dio, che ha stretto con l’uomo un patto, un’alleanza irreversibile, per cui siamo certi che la storia non è l’inutile favola raccontata dall’idiota del villaggio, ma un faticoso e misterioso venire alla luce. Lo Spirito volteggia ancora sull’abisso della storia per guidarla verso cieli nuovi e nuove terre. Vigilanza significa anche capacità di discernere le possibilità positive presenti nella storia: sono appelli di Dio, che ci indicano la direzione giusta verso la Città santa. Vigilanza, infine, significa compromettersi, rischiare, scegliere: comodo ma inutile vigilare stando alla finestra, guardando la storia che scorre sotto di noi. Siamo tutti dentro i flutti, e chi non sceglie è solo un superato ed un sorpassato, uno che “non si accorge di nulla”. Il Signore verrà, come un ladro notturno, dal volto buio. Parole inquietanti, ma il loro bagliore apocalittico emana anche fiducia. Il giudice che viene, è anche l’Amico liberatore, il Signore atteso, l’Emanuele crocifisso e risorto.

6. Non si accorsero di nulla! Dio non è come lo immagina la nostra fabulazione intellettuale, filosofica o teologica che sia. Ci accorgiamo che le nostre opere “buone” sovente sono “panno immondo e cosa impura”, che il mondo intero con i suoi ideali è posseduto da una potenza negativa invincibile. Questo senso di fragilità globale è una delle tentazioni cui saremo sempre più esposti. Le nuove tentazioni non saranno quelle interiori tra corpo e anima, ma quelle bibliche tra speranza e disperazione. Le nostre epopee finiscono nell’inceneritore della storia. Le nostre rivoluzioni producono rapporti di schiavitù più interiori e perciò peggiori. Siamo fragile argilla, dal tempo di Adamo al nostro tempo magnifico e funesto. Questa precarietà esistenziale ci suggerisce di non abusare di Dio. Santo pudore della teologia negativa! Il vero Dio ama il silenzio. Perciò non parleremo di Dio, ma a Dio, come ad un amico di viaggio, a un compagno di gioie e di dolori. Personalmente sono convinto che molta ribellione contro il cristianesimo deriva in gran parte dalla pretesa dei cristiani di possedere Dio nella propria teologia scientifica, o nelle proprie istituzioni religiose. Abbiamo dimenticato la dimensione dell’attesa, della ricerca, del silenzio, così viva nei profeti e nei santi. Il credente non possiede, ma “attende”, cioè “tende verso” una salvezza che viene da Dio.

7. Vietato illudersi. E come sarebbe possibile possedere Dio? Dio non è un concetto che può essere “compreso” dalla nostra ragione dialettica. Dio è una persona, e una persona va attesa, ascoltata, accolta. Dio, il Totalmente Altro e Diverso, va atteso perché viene nell’ora e nelle forme che noi non immaginiamo. Dio non può essere mai posseduto, ma va sempre cercato! Questa ricerca sapienziale non comporta disimpegno né scetticismo. Questa fragilità congenita ci impedisce anche di affidarci ciecamente alle “magnifiche sorti e progressive” della ragione strumentale. Molti credono che il cervello elettronico nasconde nei suoi lobi meccanici, nei suoi cristalli liquidi, la soluzione a tutti i problemi esistenziali; che una scheda perforata nel personal computer offre sempre la risposta giusta; a molti sembra una conquista questo mondo ordinato e sterilizzato, dalla culla all’eutanasia. Ma la terra “interamente illuminata dalla ragione, brilla all’insegna di trionfale sciagura”. Non è la Città di Dio che stiamo costruendo, ma la Torre di Babele! Il Vangelo di oggi ci ricorda che al centro c’è l’uomo, non l’economia o il profitto o la carriera … Nessuno deve mettere le mani sull’uomo, fosse pure in nome di immortali principi. Nella storia antica si legge di uno che per costruire una nuova e bella Roma, bruciò migliaia di romani: quel folle si chiamava Nerone! Ancora oggi, c’è chi fa carriera o ricava profitto sulla pelle di tanti utili imbecilli o di poveri innocenti, il cui dolore grida vendetta davanti a Dio!

8. Belle notizie in arrivo. Il mito del diluvio, che Matteo mette in bocca a Gesù in questo brano, non è una minaccia perché noi viviamo spaventati nell’attesa della fine del mondo. Quello che Gesù propone è vivere bene nel momento presente. Se viviamo in questo modo, allora saremo sem-pre nella migliore disposizione possibile per quello che possa venire e per quando venga. Questa è la cosa fondamentale che Gesù ci chiede. È quello che ha detto loro nella notte drammatica della passione, quando pregava nel giardino del Getsemani: “Restate qui e vegliate con me” (Mt 26,38.40.41). Essere vigilanti con Gesù non è vivere spaventati, timorosi di fronte ad una possibile disgrazia. Chi vede così Gesù, non crede in Gesù. Crede in un essere pericoloso e minaccioso, che può rovinare chiunque per sempre. Gesù non ha portato un messaggio di terrore, ma una “buona notizia” di gioia, di pace e di speranza.
Buona vita e buon nuovo anno!