Il Vangelo del giorno (Bose)

Troverà la fede?

Fratel Valerio - Bose


16 novembre 2019


In quel tempo Gesù 1 diceva ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». 4Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».

Lc 18,1-8

Questo è un testo che apre domande più di quanto non dia risposte.
Con la parabola del giudice e della vedova Gesù ci consegna un importante insegnamento sulla preghiera, come esplicita fin da subito Luca – il solo a riportare questa parabola –, che ci offre anche la chiave di lettura del testo: “Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità (tòdeîn) di pregare sempre, senza stancarsi” (v. 1).
Il tema della preghiera è qui inserito nel quadro di una contesa tra un giudice disonesto, che amministra la giustizia a proprio arbitrio, e una vedova, simbolo dell’estrema insicurezza sociale, che reclama i propri diritti. Essa si trova peraltro a lottare contro due avversari: colui che le ha arrecato un grave torto e il giudice che si rifiuta di renderle giustizia. Assistiamo dunque a un confronto squilibrato, all’apparenza perdente.
Per chi pensasse che la preghiera sia una dimissione, un’evasione dalla storia, dalla vita, la parabola ci mostra che la preghiera è lotta per la vita. La vedova è una persona senza difesa, nella totale vulnerabilità, però c’è in lei una forza combattiva, indomita: nonostante tutto, essa ha fede nella giustizia; e continua addirittura ad avere fiducia nel giudice, una fiducia che non desiste, che non si arrende di fronte a una partita che sembra persa. Con ciò Gesù intende dire ai suoi discepoli, a noi: se quella vedova è riuscita a far fiducia a un giudice iniquo, voi non siete disposti a far fiducia a Dio, a credere che egli farà giustizia ai suoi eletti che gridano giorno e notte verso di lui? Sì, farà loro giustizia prontamente!
Ma è qui che la nostra fede spesso si inceppa e può perfino conoscere lo scandalo. Perché, “se è vero che Dio ci ascolta sempre, è altrettanto vero che ci ascolta a modo suo” (B. Maggioni). Non sempre ci dà ciò che gli chiediamo, e neppure come e quando vorremmo. I tempi di Dio non coincidono con i nostri. C’è uno scarto spesso rilevante tra il “prontamente” dell’intervento di Dio e il “prontamente” come lo intendiamo (e a volte pretendiamo) noi.
È l’esperienza vissuta dallo stesso Gesù, l’eletto per eccellenza, come ci testimonia la Lettera agli Ebrei: “Nei giorni della sua carne egli offrì preghiere e suppliche, con forti grida e lacrime, a Dio che poteva salvarlo da morte e, per il suo pieno abbandono a lui, venne esaudito” (Eb 5,7). Venne esaudito? Ma è morto! L’esaudimento è venuto dopo, solo dopo…
Ecco allora la necessità di pregare “senza stancarsi”, senza scoraggiarsi. Perché i tempi di Dio mettono alla prova la nostra costanza e possono ingenerare in noi demotivazione, sfiducia, forse anche un certo risentimento nei confronti di Dio che sembra non ascoltarci. Il perseverare nella preghiera non è finalizzato a convincere Dio, a piegarlo ai nostri bisogni, ma è una necessità per noi, per continuare ad avere fiducia anche quando Dio sembra ignorarci, per restare saldi nella fede che egli certamente interverrà, per disporci a entrare nei suoi tempi e nei suoi modi.
Il finale del nostro testo ci lancia una domanda di Gesù che ci colpisce in pieno e mette a nudo il vero problema. Non è l’intervento di Dio, ma è la nostra fede: “Il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” (v. 8). Un finale quanto mai aperto. La risposta la possiamo dare solo noi, ciascuno di noi.