Il Vangelo del giorno (Bose)

Il Signore che è buono

renda buono

il nostro cuore

Sorella Roberta - Bose


11 novembre 2019


In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli:" 31Quando il Figlio dell'uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. 32Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, 33e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. 34Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: «Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, 35perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, 36nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi». 37Allora i giusti gli risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? 38Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? 39Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?». 40E il re risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l'avete fatto a me». 41Poi dirà anche a quelli che saranno alla sinistra: «Via, lontano da me, maledetti, nel fuoco eterno, preparato per il diavolo e per i suoi angeli, 42perché ho avuto fame e non mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e non mi avete dato da bere, 43ero straniero e non mi avete accolto, nudo e non mi avete vestito, malato e in carcere e non mi avete visitato». 44Anch'essi allora risponderanno: «Signore, quando ti abbiamo visto affamato o assetato o straniero o nudo o malato o in carcere, e non ti abbiamo servito?». 45Allora egli risponderà loro: «In verità io vi dico: tutto quello che non avete fatto a uno solo di questi più piccoli, non l'avete fatto a me». 46E se ne andranno: questi al supplizio eterno, i giusti invece alla vita eterna».

Mt 25,31-46

“Non è piuttosto questo il digiuno che voglio:
sciogliere le catene inique,
togliere i legami del giogo,
rimandare liberi gli oppressi e spezzare ogni giogo?
Non consiste forse nel dividere il pane con l'affamato,
nell'introdurre in casa i miseri, senza tetto,
nel vestire uno che vedi nudo,
senza distogliere gli occhi da quelli della tua carne?
Allora la tua luce sorgerà come l'aurora,
la tua ferita si rimarginerà presto.
Davanti a te camminerà la tua giustizia,
la gloria del Signore ti seguirà.
Allora lo invocherai e il Signore ti risponderà;
implorerai aiuto ed egli dirà: ‘Eccomi!’.
Se toglierai di mezzo a te l'oppressione,
il puntare il dito e il parlare empio,
se offrirai il pane all'affamato,
se sazierai chi è digiuno,
allora brillerà fra le tenebre la tua luce,
la tua tenebra sarà come il meriggio.
Ti guiderà sempre il Signore,
ti sazierà in terreni aridi,
rinvigorirà le tue ossa;
sarai come un giardino irrigato
e come una sorgente le cui acque non inaridiscono” (Is 58,6-11).
Questo testo di Isaia racconta in modo diverso lo stesso appello del Signore nel vangelo di Matteo che ascoltiamo oggi: dare da mangiare a chi ha fame, da bere a chi ha sete, accogliere lo straniero, vestire chi è nudo, visitare i malati e i carcerati. Il testo del vangelo è in chiave escatologica, il Figlio dell’uomo nella sua gloria separa le pecore dalle capre e le azioni distintive sono le stesse, sia per le pecore sia per le capre, solo che le prime le hanno compiute, le seconde se ne sono astenute. Le azioni compiute nella nostra vita creano già ora la nostra vita futura, ma in Isaia c’è una conseguenza che si manifesta già nell’oggi.
“Allora la tua luce sorgerà come l'aurora, la tua ferita si rimarginerà presto” (v. 8), aver cura degli altri è anche aver cura di sé.
“La tua tenebra sarà come il meriggio, rinvigorirà le tue ossa” (vv. 10-11), operare il bene agli occhi del Signore è operare il bene per la nostra vita, per noi stessi. Fare il bene è volersi bene ed è essere segno dell’amore grande e misericordioso del Signore.
San Martino, che a cavallo incontra un povero nudo, al freddo, e gli dona la metà del suo mantello, ha vissuto concretamente queste parole che trovano nell’incontro tra Martino e il povero una realizzazione. Per Martino questo gesto sarà l’occasione di incontro con il Signore e inizio del suo cammino di conversione. La leggenda narra che dopo il gesto generoso di Martino esce il sole e l’aria si fa tiepida (ecco l’estate di San Martino!), questo ci rivela che il suo donarsi è gradito al Signore, che il Signore non lo abbandona, ma gli si fa vicino, lo consola e sostiene come lui ha fatto con il povero. Dando il nostro necessario per vivere sappiamo che il Signore non viene meno con i suoi doni, questa l’esperienza di Martino. Questa la fiducia e la fede da rinnovare nel Signore e la forza che può destare e rinnovare il nostro agire quotidiano. Il Signore che è buono renda buono e generoso il nostro cuore.
“Per la vostra vita non affannatevi di quello che mangerete o berrete, e neanche per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita forse non vale più del cibo e il corpo più del vestito … Cercate prima il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. Non affannatevi dunque per il domani” (Mt 6,25.33).