Il Vangelo del giorno (Bose)

La vigilanza del cuore

Fratel Emanuele - Bose

23 ottobre 2019 

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «39Cercate di capire questo: se il padrone di casa sapesse a quale ora viene il ladro, non si lascerebbe scassinare la casa. 40Anche voi tenetevi pronti perché, nell'ora che non immaginate, viene il Figlio dell'uomo».
41Allora Pietro disse: «Signore, questa parabola la dici per noi o anche per tutti?». 42Il Signore rispose: «Chi è dunque l'amministratore fidato e prudente, che il padrone metterà a capo della sua servitù per dare la razione di cibo a tempo debito? 43Beato quel servo che il padrone, arrivando, troverà ad agire così. 44Davvero io vi dico che lo metterà a capo di tutti i suoi averi. 45Ma se quel servo dicesse in cuor suo: «Il mio padrone tarda a venire» e cominciasse a percuotere i servi e le serve, a mangiare, a bere e a ubriacarsi, 46il padrone di quel servo arriverà un giorno in cui non se l'aspetta e a un'ora che non sa, lo punirà severamente e gli infliggerà la sorte che meritano gli infedeli.
47Il servo che, conoscendo la volontà del padrone, non avrà disposto o agito secondo la sua volontà, riceverà molte percosse; 48quello invece che, non conoscendola, avrà fatto cose meritevoli di percosse, ne riceverà poche. A chiunque fu dato molto, molto sarà chiesto; a chi fu affidato molto, sarà richiesto molto di più».
Lc 12,39-48

“Sappiate bene questo” (v. 39): voi “non immaginate” (v. 40) l’ora! Sapere la propria “non conoscenza”, cioè la consapevolezza della propria ignoranza, può costituire la scintilla da cui origina la vigilanza, come disposizione di chi – vivendo un’attesa abitata dal desiderio dell’incontro – riconosce di essere non un padrone, ma semplicemente un “amministratore”, cioè un servitore incaricato di un ministero a favore di altri, e che adempie quel servizio in modo affidabile e prudente, prendendosi cura di quanto e quanti gli sono stati affidati.
Ma l’indeterminatezza dell’ora, l’impossibilità di veder tutto chiaro e di poter pianificare ogni cosa, unite alla sfiducia nel ritorno dell’Atteso e nel compimento delle sue promesse, possono anche ingenerare una postura di irresponsabilità: chi pensa di non dover più rendere conto a nessuno, né di se stesso, né del proprio operato, né di coloro che gli sono stati affidati, finirà per dimenticare la propria chiamata al servizio di “amministratore”, si considererà un padrone e si riterrà autorizzato “a percuotere” (v. 45) coloro che avrebbe dovuto custodire, pervertendo il senso del mandato ricevuto. E mentre spadroneggerà sugli altri – magari facendosi anche passare per un benefattore (cf. Lc 22,25) –, si abbandonerà al proprio delirio di onnipotenza, e a briglia sciolta non troverà di meglio da fare che mangiare, bere e ubriacarsi, tentando così di saziarsi sino all’ottundimento e di colmare, con smodate quantità che stordiscono, l’abisso del vuoto che si porta dentro.
Si tratta, peraltro, di un copione ben noto, quello delle scelte degli empi, descritte con dovizia di particolari nell’Antico Testamento. Ecco i pensieri del loro cuore:
“Venite dunque e godiamo dei beni presenti,
gustiamo delle creature come nel tempo della giovinezza!
Saziamoci di vino pregiato e di profumi,
non ci sfugga alcun fiore di primavera,
coroniamoci di boccioli di rosa prima che avvizziscano;
nessuno di noi sia escluso dalle nostre dissolutezze.
Lasciamo dappertutto i segni del nostro piacere,
perché questo ci spetta, questa è la nostra parte.
Spadroneggiamo sul giusto, che è povero,
non risparmiamo le vedove,
né abbiamo rispetto per la canizie di un vecchio attempato” (Sap 2,6-10).
Così “l’amministratore abusa della sua autorità e percuote i servi, per cui, al ritorno improvviso del padrone, verrà punito. Questa scena – ammonisce papa Francesco – descrive una situazione frequente anche ai nostri giorni: tante ingiustizie, violenze e cattiverie quotidiane nascono dall’idea di comportarci come padroni della vita degli altri. Abbiamo un solo padrone a cui non piace farsi chiamare ‘padrone’ ma ‘Padre’. Noi tutti siamo servi, peccatori e figli: lui è l’unico Padre”.
Ci è dunque chiesto di essere “pronti” (v. 40), di vegliare su noi stessi, per diventare capaci di vegliare anche sugli altri, con uno sguardo che accarezza e accompagna, e non con l’occhio di chi spia, giudica, abusa, ma con la vigilanza del cuore che sostiene il dolce peso dell’attesa di colui che ha promesso: “Sì, vengo presto!” (Ap 22,20). Da mercedem sustinentibus te; Da pacem, Domine, sustinentibus te: “Ricompensa, Signore, e dà la tua pace a quanti portano il peso dell’attesa del tuo ritorno!” (cf. Sir 36,18).