Il Vangelo del giorno (Bose)

“Sii integro”

Sorella Silvia - Bose


9 ottobre 2019

In quel tempo, Gesù disse ai capi dei Giudei:«50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno». 52Gli dissero allora i Giudei: «Ora sappiamo che sei indemoniato. Abramo è morto, come anche i profeti, e tu dici: «Se uno osserva la mia parola, non sperimenterà la morte in eterno». 53Sei tu più grande del nostro padre Abramo, che è morto? Anche i profeti sono morti. Chi credi di essere?». 54Rispose Gesù: «Se io glorificassi me stesso, la mia gloria sarebbe nulla. Chi mi glorifica è il Padre mio, del quale voi dite: «È nostro Dio!», 55e non lo conoscete. Io invece lo conosco. Se dicessi che non lo conosco, sarei come voi: un mentitore. Ma io lo conosco e osservo la sua parola. 56Abramo, vostro padre, esultò nella speranza di vedere il mio giorno; lo vide e fu pieno di gioia». 57Allora i Giudei gli dissero: «Non hai ancora cinquant'anni e hai visto Abramo?». 58Rispose loro Gesù: «In verità, in verità io vi dico: prima che Abramo fosse, Io Sono».
Gv 8,50-58

Oggi ricordiamo la figura di Abramo, padre di tutti i credenti nel Dio unico, dalla cui discendenza sono state benedette tutte le genti della terra. Il Dio delle promesse e dell’alleanza si lega ad Abramo e alla “moltitudine di genti” di cui sarà chiamato a diventare padre: “Io sono Dio onnipotente: cammina davanti a me e sii integro. Porrò la mia alleanza tra me e te e ti renderò numeroso molto, molto” (Gen 17,1-2).
Leggiamo che Abramo “credette al Signore, che glielo accreditò come giustizia” (Gen 15,6). La sua fede ha un’eco importante anche nel Nuovo Testamento: “Per fede Abramo, chiamato da Dio, obbedì partendo per un luogo che doveva ricevere in eredità, e partì senza sapere dove andava” (Eb 11,8).
Il legame tra Dio e Abramo è tanto determinante da divenire cifra dell’identità del Signore: “Io sono il Dio di tuo padre, il Dio di Abramo, il Dio di Isacco, il Dio di Giacobbe” (Es 3,6).
I vangeli si aprono ponendo Gesù in relazione ad Abramo: “Genealogia di Gesù Cristo figlio di David, figlio di Abramo” (Mt 1,1). Nel discorso di Pietro al popolo ascoltiamo: “Il Dio di Abramo, di Isacco e di Giacobbe, il Dio dei nostri padri ha glorificato il suo servo Gesù, che voi avete consegnato e rinnegato” (At 3,13). Il legame tra il Dio dei padri e Abramo sembra allora trovare compimento nel volto di Gesù, il Figlio di Dio.
Il brano evangelico che leggiamo oggi ci pone di fronte a questo legame e insieme a un’incomprensione a cui siamo sempre tutti esposti, in forme più o meno fragorose.
Il quarto vangelo, tra l’episodio della donna adultera e la guarigione dell’uomo cieco dalla nascita, racconta di una discussione tra i giudei e Gesù, al quale prima viene imputato di dare testimonianza di se stesso e ora di cercare la sua gloria. Gesù si riferisce sempre alla gloria del Padre, al suo radicamento nel Padre, perciò può dire, con la solennità di quel “in verità, in verità vi dico”, che la sua parola è viva, appartiene alla vita, non si corrompe con la morte: “Se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno” (Gv 8,51). Aveva già detto: “Chi ascolta la mia parola … è passato dalla morte alla vita” (Gv 5,24). Eppure accusano Gesù di essere indemoniato, di credersi più grande del “nostro padre Abramo”, di credersi più forte della morte.
Gesù tenta di far comprendere che anche lui si riconosce discendenza di Abramo, e però insieme sua origine… Gesù rivendica una conoscenza intima con il Padre, ed esplicita la gioia di Abramo nel vedere il suo giorno, ossia il tempo messianico, la venuta di Gesù, compimento della promessa nel figlio Isacco, offerto a Dio: “Pensava infatti che Dio è capace di far risorgere anche dai morti: per questo lo riebbe e fu come un simbolo” (Eb 11,19).
Gesù dice che Abramo “vide il suo giorno”, mentre i suoi avversari deformano la realtà rovesciando soggetto e oggetto, come se fosse Gesù stesso a pretendere di vedere il patriarca! Questo tuttavia provoca la solenne proclamazione della sua divinità: “Prima che Abramo fosse, Io sono”.
Nella rivelazione di Gesù si adempiono le promesse di Dio. Possano anche i nostri giorni anelare a questo compimento guardando all’integrità della fede di Abramo e a quella di Gesù.