Il Vangelo del giorno (Bose)

Incontrare l'altro

Sorella Roberta - Bose


7 ottobre 2019

25In quel tempo un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».
Lc 10,25-37

Oggi Gesù racconta a un dottore della legge, che voleva sapere che cosa fare per ereditare la vita eterna e chi fosse il suo prossimo, una parabola. Ci viene narrato di un viaggiatore che ha una disavventura con dei briganti, ma grazie all’incontro con un samaritano si salva, viene curato e accompagnato al sicuro; è una storia a lieto fine. Nella storia però vengono citate anche altre due persone, un sacerdote e un levita, che invece non hanno saputo dare un buon esito alla vicenda: sono stati due mancati incontri, due mancate occasioni di soccorso e di aiuto di un altro. Quanto ci interpella questo! Quanti mancati incontri nella nostra vita!
Facciamo la medesima strada (cf. v. 31), siamo nello stesso luogo (cf. v. 32), ma manchiamo l’incontro con l’altro che potrebbe anche essere “la salvezza” dell’altro. Siamo presi dalla cose che facciamo, dai nostri impegni, e come perdere tempo per soccorrere un altro? Colpisce che sia il sacerdote sia il levita - dice il vangelo - “videro” (cf. vv. 31-32), entrambi videro l’uomo caduto nelle mani dei briganti, ma non si fermarono; di entrambi infatti si dice: “Passò oltre” (vv. 31-32). Farsi vicino, vedere le ferite dell’altro, prendersene cura, farsene carico, dovrebbe essere una cosa naturale, istintiva, invece a volte quanto è difficile!
Non dimentico mai una frase di Bobin: “Il primo venuto è più grande di me”. Sappiamo fare spazio all’altro o siamo pieni di noi stessi e non ne siamo capaci? Pieni anche di cose importanti da fare o pieni delle nostre ferite e sofferenze che a volte ci fanno fuggire dagli altri, comunque incapaci di quell’accoglienza dell’altro quando è un imprevisto, un di più per noi, un intralcio, un cambiare programma, uno spendere del nostro… Perché l’atteggiamento più umano ed evangelico può essere così difficile che tralasciamo di compierlo?
Il vangelo con le sue semplici narrazioni ci chiede di andare a fondo di noi stessi, di fare luce sulla nostra umanità, così povera e mancante, per saper non smettere mai di percorrere quella strada che ci fa uscire da noi stessi per incontrare l’altro. Strada che non è straordinaria, ma sta nell’ordinario della nostra vita, nei percorsi che ogni giorno viviamo, attraversiamo, abitiamo.
Il Signore ci doni questa capacità di uscire da noi stessi, liberati da noi stessi per farci vicini e prossimi: “Va’ e anche tu va lo stesso” (v. 37).

TU HAI AVUTO COMPASSIONE DI ME
(Nerses Snorhali, padre della chiesa armena)

“Mentre percorrevo le strade del mondo
sono caduto nelle mani dei briganti.
Mi hanno spogliato della luce
mi hanno strappato l’innocenza:
le piaghe dei miei peccati bruciano
le mie colpe mi opprimono.
Molti sono passati accanto a me
e sono andati oltre:
hanno visto le mie ferite
ma non mi hanno curato.
Ma tu, Signore Gesù
tu che sei stato chiamato ‘samaritano’ (cf. Gv 8,48)
tu passando accanto mi hai guardato
e hai avuto compassione di me.
Ti prego, mio Signore:
versa sulle mie ferite olio e vino
versa l’olio dell’unzione, lo Spirito santo
donami la coppa del vino della Nuova Alleanza.
Portami con te sulla cavalcatura della croce
conducimi all’albergo, la tua chiesa
dona la parola dell’Antico e del Nuovo Testamento
e io sarò guarito e vivrò!
Tu sei stato accanto a me, Signore
ti sei fatto mio prossimo:
fa che io sappia farmi prossimo all’altro
e sappia aver compassione di chi è nel bisogno”.