Il Vangelo del giorno (Bose)

Accogliere l’agire

del Padre

Fratel Mauro - Bose


4 ottobre 2019

25In quel tempo Gesù disse: «Ti rendo lode, Padre, Signore del cielo e della terra, perché hai nascosto queste cose ai sapienti e ai dotti e le hai rivelate ai piccoli. 26Sì, o Padre, perché così hai deciso nella tua benevolenza. 27Tutto è stato dato a me dal Padre mio; nessuno conosce il Figlio se non il Padre, e nessuno conosce il Padre se non il Figlio e colui al quale il Figlio vorrà rivelarlo.28Venite a me, voi tutti che siete stanchi e oppressi, e io vi darò ristoro. 29Prendete il mio giogo sopra di voi e imparate da me, che sono mite e umile di cuore, e troverete ristoro per la vostra vita. 30Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero».
Mt 11,25-30

Matteo colloca questa preghiera di lode di Gesù al Padre (l’unica nel Vangelo secondo Matteo) in un momento non facile per lui. Gesù deve prendere coscienza della non accettazione e del rifiuto da parte di scribi e farisei, e più in generale dell’indifferenza degli abitanti delle città dove ha compiuto segni e opere messianiche. Perfino Cafarnao, la città dove ha abitato, non ha creduto e non si è convertita (Mt 11,20-24). Ma di fronte a questo fallimento, paradossalmente, Gesù loda il Padre, lo ringrazia. Anzi, in questo fallimento, vede l’agire del Padre. Non perde la fiducia, perché sa che “Dio guarda ciò che è umile”, sa che Dio “guarda il povero che ... ha uno spirito contrito e teme la sua parola” (Is 66,2).
Anche Francesco vive questa stessa esperienza. Nel 1224 giace ammalato a San Damiano, sofferente per la malattia e le cure praticate dai medici, e comprende che la morte non è lontana, ma proprio in quel periodo sa avere uno sguardo diverso, impara a guardare con altri occhi la sua condizione e detta il canto delle creature, questo salmo di lode e ringraziamento a Dio.
Gesù sa guardare con altri occhi alla sua missione. Il leggere la realtà oltre il rifiuto gli fa scoprire ciò che il Padre vuole rivelargli. Gesù non si lascia frustrare dall’insuccesso, ma in esso scopre un percorso che il Padre sta tracciando per lui.
Impara a conoscere il “beneplacito” del Padre, la sua volontà di bene e di salvezza al di là dell’apparente insuccesso. Gesù è umile e povero perché sa accogliere il volere di Dio e non antepone il suo progetto a quello del Padre, ma lo accoglie in tutte le sue conseguenze, compresa l’indifferenza e il rifiuto da parte di chi avrebbe dovuto accoglierlo.
Gesù comprende che l’insuccesso non è determinante ai fini dell’agire di Dio e dunque rende lode e ringrazia il Padre. In questa situazione riconosce che è Dio a condurre la storia e che Dio sa operare la salvezza nonostante l’opposizione e il rifiuto. Per questo loda il Padre.
Solo chi possiede uno spirito di lode e di ringraziamento è in grado di riconoscere l’agire di Dio nella storia, è in grado cioè di vedere come Dio opera la salvezza, perché Dio “rivela agli umili i suoi segreti” (Sir 3,20), fa conoscere la sua volontà (Ps 25,14).
Il testo liturgico si conclude con un invito che è anche promessa. Gesù non si rivolge agli ignoranti per renderli sapienti. Egli pensa piuttosto alle persone stanche dei pesi della vita, si rivolge a coloro che si affaticano per trovare un senso a ciò che stanno vivendo. A costoro Gesù dice: “Prendete il mio giogo”, il mio carico, “e troverete ristoro per la vostra vita. Il mio giogo infatti è dolce e il mio peso leggero” (vv. 29-30). Prendere su si sé il giogo di Gesù significa imparare da lui, diventare suo discepolo. Certo è sempre un giogo, ma non è pesante perché è con-portato da Gesù. Andare da Gesù e diventare suoi discepoli significa trovare un uomo “mite e umile di cuore”, capace di accoglienza e di ospitalità, un uomo che lava i piedi, un uomo che perdona, un uomo che ama anche quando non lo meritiamo. In questo Gesù narra Dio, mostra il volto di Dio, rende trasparente nella sua umanità le tracce di Dio, perché lui è il Figlio di Dio, la sua Parola fatta carne.