Gli animali nell'Islam

Shahrzad Houshmand Zadeh *

Nel Corano vari passi parlano di animali. Alcuni aiutano al pentimento dell’essere umano davanti al peccato, altri si fanno metafora della bellezza di tutto il creato. Tuttavia, il messaggio più importante è che l’uomo è il luogotenente del Creatore, l’unico vero custode della Vita, compito che deve essere svolto con grande responsabilità.

È interessante notare che il testo coranico non solo cita diversi animali, ma addirittura intitola loro cinque capitoli (sure). Il secondo capitolo, che è anche il più lungo in assoluto, si chiama La giovenca, il capitolo 16 Le api, il 27 è dedicato a Le formiche, il 29 è il capitolo de Il ragno, mentre il 105 è intitolato a L’elefante. Il sesto capitolo, Gli armenti, invece comprende tutte le specie a quattro zampe.

UN UNICO CREATORE
Il Corano spiega che il Creatore del Cielo è lo stesso della Terra, è uno solo ed è sempre Lui che ha creato tutti gli animali, e procura loro il cibo. Leggiamo nel versetto 45 del capitolo La luce: «Dio ha creato dall’acqua ogni animale. Vi è di essi chi cammina sul ventre, altri che camminano su due zampe e altri che camminano su quattro. Dio crea ciò che Egli vuole. Certo Dio su tutto è Potente».
Un’armonia totale che comprende il Cielo e la Terra. Gli uccelli e tutti gli animali cantano le Sue lodi: «Non hai visto che cantano le lodi di Dio tutti gli esseri che sono nei cieli e sulla terra? Anche gli uccelli in volo. Ognuno ha imparato il proprio modo di adorarLo e di glorificarLo. E Dio conosce bene ciò che fanno» (Il Corano 26:41).

GLI ANIMALI INSEGNANTI DELL’UOMO
Tra i primi racconti dell’apparizione dell’essere umano sulla terra c’è quello di Caino e Abele. Caino uccide suo fratello e in quel momento è proprio un animale ad entrare in scena, per dare un insegnamento all’essere umano: «E racconta loro secondo verità la storia dei due figli di Adamo. Offrirono sacrifici; da uno fu accettato e dall’altro non fu accettato. Questi disse: “Ti ucciderò certo”. L’altro disse: “Dio Accetta solo dai devoti, e se stendi la mano per uccidermi, io non stenderò la mia per uccidere te, poiché io temo Dio, Signore dei mondi. Voglio che tu parta col mio peccato e col tuo peccato. Allora sarai tu nel novero delle genti del Fuoco. Questa è la ricompensa per gli iniqui.” La sua anima l’incoraggiò a uccidere il fratello. Lo uccise, e fu nel novero dei perdenti. Poi Dio mandò un corvo, che si mise a grattare la terra per mostrargli come nascondere la vergogna del fratello. Disse: “Sventura a me. Sono incapace di essere come questo corvo e nascondere la vergogna del fratello. Fu così nel novero di quelli che si pentono.” E fu così che Noi abbiamo prescritto per i figli di Israele che chiunque ucciderà una persona non colpevole d’assassinio o di una corruzione sulla terra, è come se avesse ucciso tutta l’umanità. E chiunque fa rivivere qualcuno è come se avesse fatto rivivere tutta l’umanità» (Il Corano 5:27-36). In questo racconto, agli inizi della vita umana, è già annoverata la presenza di un animale, che diventa il mezzo attraverso il quale l’uomo peccatore si rende conto di aver operato male e si pente. Un animale, un uccello, causa il risveglio dell’essere umano. E da lì nasce il concetto dell’importanza di ogni essere umano: «uccidere una sola persona innocente è come uccidere l’intera umanità».

UNA DIMORA FRAGILE
Un altro degli animali presenti nel Corano è il ragno, citato in relazione alla fragilità della sua dimora: «L’esempio di quelli che prendono dei padroni all’infuori di Dio è come l’esempio del ragno che si fa un’abitazione ma, certo, l’abitazione del ragno è la più debole delle abitazioni. Se sapessero! Certo, Dio conosce qualunque cosa essi invocano all’infuori di Lui. Egli è
il Prezioso, il Saggio. Proponiamo agli uomini queste similitudini ma le capiscono solo quelli che sanno» (Il Corano 29:41).

L’IMPORTANZA DI OGNI ANIMALE
«Dio non esita a coniare come esempio un moscerino o poco di più ancora. Coloro che credono sanno che è la verità da parte del Signore; coloro che non credono dicono: “Che ha mai voluto Dio con un esempio come questo?”» (Il Corano 2:26). E a seguire «Genti, vi è coniata una parabola; ascoltatela: certo, quelli che voi invocate di fuori da Dio non saprebbero creare una mosca anche se si unissero per farlo. E se la mosca li spogliasse di qualche cosa non saprebbero riprendergliela.
Come sono deboli il supplicante e il supplicato!» (Il Corano 22:73). In questi versetti il testo sacro dei musulmani mette in evidenza il miracolo della vita, nelle sue forme più piccole e deboli. Non è la grandezza o la misura di una creatura a determinarne il valore, perché anche una mosca piccolissima può essere un capolavoro di perfezione. È una logica che capovolge i criteri di importanza a cui siamo abituati. Una mosca è perfetta nella sua creazione, e in questo paragone l’uomo deve uscire dalla superbia e riconoscere i suoi limiti.

ANCHE GLI ANIMALI COMUNICANO E SONO CAPACI DI COMPASSIONE
Nel capitolo intitolato Le formiche si ricordano i profeti coranici Davide e Salomone, e la capacità di saper interpretare il linguaggio degli uccelli da parte di Salomone. A questo si aggiunge il dialogo tra le formiche e la riflessione sulla loro solidarietà collettiva: «Noi abbiamo dato una scienza a Davide e a Salomone, che dissero: “Gloria a Dio che ci ha favoriti sopra molti dei suoi servi che hanno la fede!” Salomone ereditò da Davide. Egli disse: ”O uomini ci è stato insegnato il linguaggio degli uccelli e ci è stata concessa ogni cosa. Ecco, in verità, un favore insigne!” Le armate di Salomone, Jinn, uomini e uccelli, furono radunate e messe in ranghi. Arrivando essi nella valle delle Formiche, una formica disse: “Formiche, entrate nelle vostre dimore affinché Salomone e le sue armate non vi schiaccino senza accorgersene.” Salomone, ridendo alle sue parole, disse: “Signore, concedimi di ringraziarti per il beneficio di cui hai colmato mio padre, mia madre e me stesso, nonché di compiere un bene che ti piaccia. Ammettimi alla Tua misericordia, fra i tuoi servi devoti.” Cercando quello che mancava fra gli uccelli disse: “Perché non vedo l’upupa? È fra gli assenti? Certo la castigherò severamente o certo la sgozzerò, a meno che essa non mi fornisca una discolpa chiara”. Essa non tardò, e disse: “Ho conosciuto ciò che tu non conosci: e ti porto una notizia sicura da Sabâ. Ho scoperto che regna su di loro una donna colma di tutto e che possiede un trono magnifico» (Il Corano 27:20). Come si evince da questi versetti è proprio un uccello il collaboratore favoloso del profeta del tempo.

LA RIVELAZIONE A UN INSETTO
Nel disegno armonioso del creato anche un’ape può essere in comunione con il Creatore. Il Corano addirittura usa la parola wahy (rivelazione) riguardo all’ape: «Dio fa scendere dal cielo un’acqua con cui vivifica la terra dopo che essa è morta. Vi è certo un Segno per coloro che capiscono. Vi è certo un insegnamento per voi nelle greggi; vi abbeveriamo con ciò che c’è nei loro ventri: oltre al chimo e al sangue vi è anche un latte puro, facile per chi lo beve. Dai frutti delle palme e delle vigne estraete sia una bevanda inebriante, sia un alimento eccellente. Ecco un segno per gente che riflette. E il Signore rivelò all’ape: “Prendi dimora nelle montagne, negli alberi e in ciò che gli esseri umani costruiscono; poi mangia ciò che i vegetali producono e segui docilmente le Vie del Signore. Dai loro ventri esce un essenza dai colori cangianti, in cui c’è una guarigione per le genti. Ecco un segno per gente che riflette» (Il Corano 16:665-70).
Nella meraviglia della vita anche un’ape segue le vie del Signore. La sua dimora, il suo ricercare il nutrimento e la produzione della sua essenza, tutto fa parte del progetto divino, e tutto questo è stato rivelato all’ape!
Il verbo awhayna è esattamente il verbo che il Corano usa per la rivelazione di Dio ai Suoi profeti, compreso il Corano stesso. Questo testimonia l’armonia tra la terra e il cielo, tra vita animale e umana.

UN CANE NEL GRUPPO DEI SANTI
Il capitolo 18 del Corano si intitola La grotta e racconta il cammino di un piccolo gruppo di giovani credenti, che cercano la misericordia di Dio e una crescita spirituale, fuggendo dai loro persecutori. In questo racconto miracoloso, il Signore li fa addormentare per un lungo periodo per poi risvegliarli e fargli comprendere il Mistero della Resurrezione. È importante qui la compagnia del loro cane. Il Corano presenta il cane unito al gruppo dei credenti: «Li avresti creduti svegli invece dormivano. Li giravamo sul lato destro e sul lato sinistro, mentre il loro cane era all’ingresso, con le zampe distese. (…) Poi verrà detto: “Erano tre, e quarto il loro cane.” E si dirà, congetturando: “Cinque, il loro cane sesto.” E si dirà: “Sette e il loro cane ottavo.” Di’: “Il Signore conosce bene il loro numero. Pochi lo sanno» (Il Corano 18:17-22).

LA COMUNITÀ ANIMALE COME LA COMUNITÀ UMANA
Il Corano presenta l’essere umano come il luogotenente e il successore di Dio sulla terra: il Khalifa. «Io ho messo un successore sulla terra», dice, un luogotenente del creatore, e il Signore Dio degli universi dovrebbe far sì che l’uomo sia cosciente di questa enorme responsabilità. Perciò custodire il mondo con saggezza, equità e amore è la vera realizzazione di questo ruolo. Ciò significa che l’essere umano ha un compito molto importante: custodire con cura e amore. Custodire la Vita, la sua, quella degli animali, dei vegetali e di tutta la Terra. Questo ruolo è di così grande importanza che a volte potrebbe portare l’essere umano a una errata superbia. Il Corano in un linguaggio pedagogico spiega ed educa invece ad una diversa realtà. Gli animali sono simili agli esseri umani, anche nella loro forma comunitaria: «Ogni animale che va sulla Terra, ogni uccello che vola con le sue ali è come voi in comunità. Noi non abbiamo omesso nulla nel Libro. Al Signore saranno ricondotti» (Il Corano 6:38).

IN CONCLUSIONE
Esiste una profonda armonia in tutto il creato. L’essere umano capace di conoscere quasi tutto viene presentato come il luogotenente e il successore del Creatore, e questo dovrebbe far di lui il vero custode sapiente della vita. Gli animali hanno tutti lo stesso valore, dal più piccolo al più grande, sono esseri dotati di vita, e di conoscenza. Sono dei doni, segni e anche insegnanti per chi sa meditare.

* Teologa, collaboratore esperto linguistico di persiano all’Università la Sapienza, membro della consulta femminile presso il Pontificio Consiglio della Cultura.

[FONTE: acConfronti 09/2019]