La ricchezza...

per la fraternità!

XXV Domenica (C)

a cura di Franco Galeone *

 Usurai

1. La domenica “dell’amministratore astuto”. Nella Sacra Scrittura, la ricchezza si presenta con un duplice volto: da un lato essa è presentata come una ricompensa che Dio concede ai giusti; dall’altro lato, la ricchezza è vista come un pericolo, un rischio che conduce all’idolatria e alla corruzione. Il profeta Amos è vissuto verso il 750 a.e.v. nel regno del Nord, al tempo del re Geroboamo II; abile politico, inaugurò un periodo di grande benessere in campo commerciale e anche religioso: i templi erano pieni di fedeli e i sacerdoti ben stipendiati dal sovrano. Ma Amos, un pecoraio venuto da Teqòa, villaggio vicino Bet Lèchem, non si unisce al coro dei gaudenti e pronuncia invettive terribili contro i sacerdoti (vedi il sacerdote di Bet El, Amasia), i latifondisti, i ricchi, i commercianti. Circa 50 anni più tardi, un altro profeta, Michea, gli farà eco: Ai poveri voi strappate la pelle di dosso e la carne dalle ossa (Mi 3,2). Di fronte alle ingiustizie, il Signore fa una promessa terribile: Ascoltate questo, voi che calpestate il povero. Non dimenticherò mai le vostre opere. Queste parole sono dell’illetterato profeta Amos, e sono parole di grande attualità. Lui parla di mercanti che speculano sui profitti, che nei giorni di festa organizzano i loro giochi di mercato, che usano bilance false, aumentano il prezzo dei prodotti, comperano le piccole proprietà dei poveri. Mettete al posto di questi anonimi speculatori le multinazionali e voi sentite l’attualità di questa profezia.

2. Sono parole dure quelle di questa parabola per noi che amiamo gli equilibri, essere acrobati, conciliare il diavolo e l’acqua santa. E invece non possiamo servire due padroni, Dio e il Denaro. Attenzione: quando si parla di denaro, le acque si intorbidano un poco, come nella parabola di quel furbo amministratore, un tipo disonesto ma simpatico, di cui è pieno il mondo, e che viene persino lodato dal padrone! E quel misterioso procurarsi amici con la disonesta ricchezza cosa vorrà mai significare? Che un uso legittimo e meritorio della ricchezza è possibile? Che vanno santificati i ladri tipo Robin Hood? Può darsi, ma anche usata bene quella ricchezza è sempre chiamata disonesta. Comunque sia, teniamo per buono il finale della parabola, che è chiaro come il sole: Nessuno può servire due padroni. O Dio o il Denaro!

3. Il mondo è sempre stato diviso tra ricchi e poveri. L’annuncio del regno di Dio viene fatto in un mondo diviso tra ricchi e poveri. La parola di Dio sconvolge il cuore dell’uomo, ma sconvolge anche un certo tipo di ordine sociale (o disordine costituito?). Il ricco non deve dare per buon cuore, per elemosina, ma è un suo preciso dovere che gli deriva da ciò che possiede: Tanti pensano che quando si fa qualcosa per i poveri, si fa loro un dono, ma non è così. Quando si fa qualcosa per i poveri non si fa la carità, si paga un debito (Don L. Milani). Il povero nella comunità cristiana ha dei diritti, e il ricco deve sentirsi più un attento amministratore che un proprietario: Non sei forse un ladro, tu che delle ricchezze di cui hai ricevuto la gestione, ne fai cosa tua propria? All’affamato appartiene il pane che tu conservi, all’uomo nudo il mantello che tu tieni nel baule, a chi va scalzo le scarpe che marciscono a casa tua, al bisognoso il denaro che tu tieni nascosto. Così tu commetti tante ingiustizie quanta è la gente cui tu potevi donare (San Basilio). Ma questo rimprovero può essere capito e accolto solo dall’uomo nuovo che riscopre il valore delle cose. Senza la conversione del cuore, le ricchezze creano divisione. È triste vedere come queste pagine dei profeti e del Vangelo trovino una reazione sorridente e scettica proprio nel mondo cristiano, che le ritiene una pia illusione. E così la profezia fugge dalle nostre chiese e si rifugia nelle folle degli ultimi, i quali credono possibile una società diversa. E così ancora una volta gli ultimi saranno i primi, i beati, i preferiti nel regno di Dio.

4. Il brano di Luca di questa domenica ci offre un insegnamento molto chiaro: il denaro è uno strumento per gli altri, per farsi degli amici. Ma, invece di usarlo per farsi degli amici, c’è chi si fa amico del denaro e poi ne diventa servo. Non si serve del denaro ma serve il denaro, diventato ormai suo padrone. Il brano è complesso anche perché è solo Luca che ha questa parabola di Gesù. Cerchiamo di capire.
* Un uomo ricco: anzitutto colpisce il pronome impersonale uno, non ha nome, perché la ricchezza può cancellare ogni identità ma anche perché siamo tutti coinvolti. Tre volte appare nel Vangelo di Luca l’espressione un uomo ricco (Ἄνθρωπός τις πλούσιος) ed è sempre in senso negativo. Ecco il significato profondo di questo brano: Ebbene io vi dico: Fatevi degli amici con la ricchezza disonesta. Il termine ricchezza è mammona, dall’aramaico mamon, che significa quello che è sicuro, quello che è certo.
* Ricchezza disonesta (μαμωνᾶ τῆς ἀδικίας): Gesù chiama questa ricchezza disonesta, non c’è ricchezza accanto all’onestà, la denuncia che fa Gesù è molto grave. Quindi dobbiamo scegliere: o ci fidiamo di Dio e mettiamo la nostra ricchezza, la nostra sicurezza in lui, oppure ci affidiamo a mammona. Ma Gesù dice che è incompatibile servire Dio e servire mammona. Che illuso Gesù! E infatti cosa succede? Alle sue spalle sghignazzano quelli che da sempre sono riusciti a servire Dio e mammona, a riverire Dio e a fare i propri interessi. Infatti chi sono? Il brano continua, anche se non qui nella versione liturgica. Chi sono? I farisei - le persone superpie, i primi della classe, i devoti appartenenti al club dei perfetti - che erano attaccati alle cose e si beffavano di lui.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano