Il Vangelo del giorno (Bose)

Una donna audace

Fratel Giandomenico - Bose


19 settembre 2019


In quei giorni36uno dei farisei invitò Gesù a mangiare da lui. Egli entrò nella casa del fariseo e si mise a tavola. 37Ed ecco, una donna, una peccatrice di quella città, saputo che si trovava nella casa del fariseo, portò un vaso di profumo; 38stando dietro, presso i piedi di lui, piangendo, cominciò a bagnarli di lacrime, poi li asciugava con i suoi capelli, li baciava e li cospargeva di profumo. 39Vedendo questo, il fariseo che l'aveva invitato disse tra sé: «Se costui fosse un profeta, saprebbe chi è, e di quale genere è la donna che lo tocca: è una peccatrice!».

40Gesù allora gli disse: «Simone, ho da dirti qualcosa». Ed egli rispose: «Di' pure, maestro». 41«Un creditore aveva due debitori: uno gli doveva cinquecento denari, l'altro cinquanta. 42Non avendo essi di che restituire, condonò il debito a tutti e due. Chi di loro dunque lo amerà di più?». 43Simone rispose: «Suppongo sia colui al quale ha condonato di più». Gli disse Gesù: «Hai giudicato bene». 44E, volgendosi verso la donna, disse a Simone: «Vedi questa donna? Sono entrato in casa tua e tu non mi hai dato l'acqua per i piedi; lei invece mi ha bagnato i piedi con le lacrime e li ha asciugati con i suoi capelli. 45Tu non mi hai dato un bacio; lei invece, da quando sono entrato, non ha cessato di baciarmi i piedi. 46Tu non hai unto con olio il mio capo; lei invece mi ha cosparso i piedi di profumo. 47Per questo io ti dico: sono perdonati i suoi molti peccati, perché ha molto amato. Invece colui al quale si perdona poco, ama poco». 48Poi disse a lei: «I tuoi peccati sono perdonati». 49Allora i commensali cominciarono a dire tra sé: «Chi è costui che perdona anche i peccati?». 50Ma egli disse alla donna: «La tua fede ti ha salvata; va' in pace!».
Lc 7,36-50

“Ma già volgeva il mio disio e ‘l velle,
sì come rota ch’igualmente è mossa,
l’amor che move il sole e l’altre stelle”
Gli ultimi versi del Paradiso e della Divina Commedia di Dante Alighieri potrebbero con un po’ di audacia sintetizzare con la poesia ciò che la donna peccatrice osa compiere con gesti folli e senza dire una parola: tutto il suo essere, il suo desiderio e la sua volontà, è in movimento come una ruota che gira con moto uniforme, mossa dall’amore che muove ogni cosa, il Dio che ama il mondo e muove il sole e le altre stelle. La sua è una danza d’amore ai piedi di Gesù l’amato, il suo amore è una risposta mirabile alla follia di amore immenso che Dio le offre, per primo, gratuitamente.
Il fariseo Simone ha invitato Gesù a casa sua. Forse è realmente interessato a conoscere Gesù più da vicino, ma è schiavo del suo ruolo, e la sua postura anemica ci svela un cuore senza slancio, una vita senza passione, una volontà senza desiderio. La sua accoglienza è fredda, formale, disattenta. Gesù accetta l’invito ma la vera accoglienza la riceve inaspettatamente da una donna che si intrufola senza invito nella casa del fariseo, infrange le regole di buona condotta e offre a Gesù un’ospitalità calda, traboccante di attenzioni e di affetto.
Il fariseo irrigidito si chiude a riccio nella sua tana religiosa, la donna in casa altrui si apre senza paura, senza maschere, senza vergogna. Simone, che si ritiene giusto e irreprensibile dinanzi a Dio, non si abbassa a nessun gesto di accoglienza e riconoscenza nei confronti di Gesù che va alla ricerca della pecora smarrita; la donna senza nome porta con sé il peso del suo peccato e il vaso di profumo che segna già l’inizio di una vita nuova, si mette nell’atteggiamento di discepola, dietro a Gesù, si getta ai suoi piedi, comincia a baciarli, li asciuga con i suoi capelli, li bacia e li cosparge di quello stesso profumo. Il fariseo è l’uomo religioso tutto d’un pezzo, che non ha bisogno di conversione, vive già in una tomba prima di essere morto, è nella tristezza di chi giudica e mormora; la donna è viva, palpita d’amore, è una donna trasfigurata, che sperimenta l’accoglienza e l’amore di Gesù, sa riconoscersi peccatrice, sa pentirsi con le lacrime della compunzione ed è nella gioia.
Bellissime le parole che Efrem il Siro mette sulla bocca della donna che si rivolge a Gesù così:
“Tu solo sai come mai ho osato fare ciò. Non certo ignorando i miei peccati, Signore, ho osato avvicinarmi a te, l’Immacolato; ma mi sono prostrata ai tuoi piedi come i pubblicani e i peccatori perché voglio essere salvata. Accogli, o Cristo, i torrenti delle mie lacrime. Accogli, Signore, il desiderio della mia anima. La mia audacia considerala una supplica e la mia impudenza come una preghiera: questo mio olio profumato diventi pegno di perdono e la contrizione del mio cuore di illuminazione … Sono un’agnella del tuo gregge che si è perduta. Riportami al tuo ovile, o Cristo, perché tu e solo tu sei il pastore buono, che raccogli nel tuo ovile coloro che si sono perduti. Sono la tua colomba, o amico degli uomini, che è stata rapita dal feroce sparviero. La mia anima è infiammata, ferita davanti al tuo perdono grande e puro. Allontana con la tua grazia il tremendo fetore delle mie iniquità. In cambio dell’olio profumato, Signore, purifica le piaghe dei miei terribili peccati lavandole con le mie lacrime … Sì, ti prego, Salvatore, non disdegnare le lacrime di un cuore in pena. So che per te nulla è impossibile e che puoi tutto”.