Annate NPG

Pratiche di giubileo. Schede di lavoro

Inserito in NPG annata 2015.


A cura di Giuseppe Ruppi *

(NPG 2015-07-69)


1. Vocabolario e pratiche del Giubileo

2. Percorsi diocesani
3. Il Giubileo spiegato ai ragazzi
4. Giubileo e comunità educativa
5. Misericordia e ministerialità nella famiglia

Questo blocco di schede è essenzialmente collegato (anzi, fa tutt'uno) con gli studi presentati nel n. 5/2015 di NPG, nel dossier dal titolo «Misericordia, profumo di Vangelo», materiale offerto agli educatori per una miglior comprensione e preparazione al Giubileo sulla misericordia, in vista del loro lavoro con i ragazzi e giovani (nei gruppi di impegno e di tempo libero, nelle classi scolastiche, negli incontri di catechesi, nei ritiri...).
Ecco gli studi lì proposti:
Premessa: Dialogo sulla misericordia e sul giubileo (Gioia Quattrini)
1. Dalla beatitudine al cuore del Vangelo: la misericordia rivela il volto del Dio di Gesù. Aspetti biblici (Giuseppe De Virgilio)
2. La misericordia come chiave interpretativa della vita cristiana e via privilegiata dell'educazione alla fede (Alberto Martelli)
3. Segni e strumenti di misericordia: il sistema educativo di Don Bosco e i sacramenti dell'Eucaristia e Riconciliazione (Francesco Motto)
4. Linee per una pratica educativa che valorizza le opere di misericordia corporale e spirituale per costruire un nuovo umanesimo (Raffaele Mantegazza)

* Responsabile dell'associazione culturale "Laboratorio don Bosco oggi: Educazione - Cultura - Pastorale" dei Salesiani di Bari, coordinando il lavoro di una piccola équipe di soci: Marcella Vigilante, docente di Religione - Foggia; La Selva Vito, studente di Scienze Religiose - Monopoli (Ba); D'Errico Cosimina, assistente sociale ed educatrice - Cisternino (Br). Il metodo è stato quello della ricerca nella contestualizzazione del proprio vissuto lavorativo, familiare, parrocchiale e giovanile. Alcuni momenti di discussione insieme e quindi elaborazione delle schede.

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Vocabolario e pratiche del Giubileo

Il nostro Dio è un Dio misterioso ma incarnato, tanto che leggiamo la sua Parola sotto forma di libro. Crediamo in un Dio invisibile, eppure lo adoriamo sotto la specie del pane. Crediamo in un Dio totalmente altro, eppure ne conosciamo il nome di uomo e sappiamo che è nostro Padre. Il nostro Credo, insomma, la nostra fede cristiana vive di questo duplice, inscindibile, movimento: ti fa alzare gli occhi al cielo, ma ti fa camminare per terra; ti fa pensare all’eternità, ma ti lega con forza al tuo tempo; ti fa considerare nulla tutte le cose che sono, ma ti fa risplendere la vita al loro servizio.
Questa è l’essenza della Misericordia, è il profumo che ti fa accorgere, che ti fa respirare. che ti aiuta a scoprire un Vangelo incarnato, non più solo libro ma, soprattutto, Gesù il Signore: VIA, VERITÀ E VITA.
Nella bolla di indizione del Giubileo straordinario della Misericordia, “Misericordiae Vultus” (= MV, n°), al n. 1 papa Francesco dice: “Gesù Cristo è il volto della misericordia del Padre. Il mistero della fede cristiana sembra trovare in questa parola la sua sintesi. Essa è divenuta viva, visibile e ha raggiunto il suo culmine in Gesù di Nazareth [...]”. Al n. 3 poi afferma il senso, quindi, il significato di questo Giubileo Straordinario della Misericordia: “tempo favorevole per la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti. La testimonianza dei credenti, infatti, è opportuna nei momenti nei quali in modo ancora più forte siamo chiamati a tenere fisso lo sguardo sulla misericordia per diventare noi stessi segno efficace dell’agire del Padre”.

Date del Giubileo: Inizio: 8 dicembre 2015 (MV,3) - Conclusione: 20 novembre 2016. (MV,5)

Perché inizia l’8 dicembre 2015?
MV,4: “Ho scelto la data 8 dicembre perché è carica di significato per la storia recente della Chiesa. Aprirò infatti la Porta Santa nel cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Ecumenico Vaticano II. La Chiesa sente il bisogno di mantenere vivo quell’evento. Per lei iniziava un nuovo percorso della sua storia [...]. Tornano alla mente le parole cariche di significato che San Giovanni XXIII pronunciò all’apertura del Concilio per indicare il sentiero da seguire: «Ora la Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore [...]».

Perché si conclude il 20 novembre 2016?
È la Domenica conclusiva dell’anno liturgico con la solennità di Gesù Cristo Signore dell’universo, per cui “chiudendo la Porta Santa avremo anzitutto sentimenti di gratitudine e di ringraziamento verso la SS. Trinità per averci concesso questo tempo straordinario di grazia (MV,5). Alla Signoria di Cristo viene affidata la vita della Chiesa, l’umanità intera e il cosmo.

Qual è il desiderio di Papa Francesco in questo anno della misericordia?
“Gli anni a venire siano intrisi di misericordia per andare incontro ad ogni persona portando la bontà e la tenerezza di Dio! A tutti, credenti e lontani, possa giungere il balsamo della misericordia come segno del Regno di Dio già presente in mezzo a noi”. Il Giubileo, nella sua storia, si è arricchito di segni che attestano la fede e aiutano la devozione del popolo cristiano.

Porta Santa = Porta della Misericordia

La prima porta santa si aprirà a San Pietro l’8 dicembre 2015, “Sarà in questa occasione una Porta della Misericordia, dove chiunque entrerà potrà sperimentare l’amore di Dio che consola, che perdona e dona speranza”(MV,3).
Le altre “porta santa” saranno aperte nella 3a domenica di Avvento (13.12.2015) a San Giovanni in Laterano (cattedrale di Roma) e nelle Basiliche papali. “In questa stessa domenica saranno aperte in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa madre per tutti i fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia” (MV,3). Il Vescovo di ogni diocesi potrà aprire anche nei “Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione” (MV,3).
Il segno della “porta santa” (Porta della Misericordia) evoca il passaggio che ogni Cristiano è chiamato a compiere dal peccato alla grazia. Nessuno può avere accesso al Padre se non per mezzo di Gesù (Gv 10,7), e noi sappiamo che il Cristo è il Volto della Misericordia del Padre. Attraverso la porta santa, la porta della misericordia, Cristo ci immetterà più profondamente nella Chiesa, suo Corpo e sua Sposa. “Con questi sentimenti di gratitudine per quanto la Chiesa ha ricevuto e di responsabilità per il compito che ci attende, attraverseremo la Porta Santa con piena fiducia di essere accompagnati dalla forza del Signore Risorto che continua a sostenere il nostro pellegrinaggio” (MV,4).

Il Pellegrinaggio

“Il pellegrinaggio è un segno peculiare nell’Anno Santo, perché è icona del cammino che ogni persona compie nella sua esistenza” (MV,14). Esso riporta alla condizione dell’uomo che ama descrivere la propria esistenza come un cammino. “La vita è un pellegrinaggio e l’essere umano è viator, un pellegrino che percorre una strada fino alla meta agognata [...]. Esso sarà un segno del fatto che anche la misericordia è una meta da raggiungere e che richiede impegno e sacrificio” (MV, 14). Esso evoca il cammino personale del credente sulle orme del Redentore: è esercizio di ascesi operosa, di pentimento per le umane debolezze, di costante vigilanza sulla propria fragilità, di preparazione interiore al rinnovamento del cuore. Il pellegrinaggio ha delle tappe attraverso le quali è possibile raggiungere la meta e ci vengono indicate da Gesù in Lc 6,37-38.

L’Indulgenza

L’indulgenza è un altro segno particolare del Giubileo, anzi uno degli elementi costitutivi dell’evento. In essa si manifesta la pienezza della misericordia del Padre, che a tutti viene incontro con il suo amore, espresso in primo luogo nel perdono delle colpe. Così il Codice di diritto canonico al canone 992 la spiega: “È la remissione dinanzi a Dio della pena temporale per i peccati, già rimessi quanto alla colpa, che il fedele, debitamente disposto e a determinate condizioni, acquista per intervento della Chiesa la quale, come ministro della redenzione, dispensa e applica autoritativamente il tesoro delle soddisfazioni di Cristo e dei Santi”
L’Anno Santo della Misericordia accentua di un rilievo particolare il segno dell’indulgenza. “Il perdono di Dio per i nostri peccati non conosce confini. Nella morte e risurrezione di Gesù Cristo, Dio rende evidente questo suo amore che giunge fino a distruggere il peccato degli uomini. Lasciarsi riconciliare con Dio è possibile attraverso il mistero pasquale e la mediazione della Chiesa […]. La misericordia di Dio però è forte anche di questo. Essa diventa indulgenza del Padre che attraverso la Sposa di Cristo raggiunge il peccatore perdonato e lo libera da ogni residuo della conseguenza del peccato, abilitandolo ad agire con carità, a crescere nell’amore piuttosto che ricadere nel peccato” (MV, 15).

La Carità: le opere di misericordia corporale e spirituale

Un segno della misericordia di Dio, oggi particolarmente necessario, è quello della carità. “È mio vivo desiderio che il popolo cristiano rifletta durante il Giubileo sulle opere di misericordia corporale e spirituale. Sarà un modo per risvegliare la nostra coscienza spesso assopita davanti al dramma della povertà e per entrare sempre di più nel cuore del Vangelo, dove i poveri sono i privilegiati della misericordia divina” (MV,15). Oggi in tempo di forte disagio sociale ed economico, il Giubileo della misericordia è un ulteriore richiamo alla conversione del cuore mediante il cambiamento della vita. Ricorda a tutti che non si devono assolutizzare né i beni della terra, perché essi non sono Dio, né il dominio o la pretesa di dominio dell’uomo, perché la terra appartiene a Dio e sola a Lui.

La memoria dei martiri

La vita cristiana comporta condivisione della Passione di Gesù, senza compromessi e tergiversazioni. Comporta e richiede eroismo. È una vita forte, giocata tutta a caro prezzo. La persecuzione entra nell’orizzonte della dismisura dell’avventura cristiana. La memoria dei martiri è un segno eloquente della verità dell’amore cristiano. Il cristiano di oggi, accogliendo la misericordia del Padre, testimoniato dal Martire, per eccellenza, il Signore Gesù, ed effusa nell’azione dello Spirito Santo ai martiri, fa suo il messaggio di coloro che hanno annunciato il Vangelo dando la loro vita per amore. Sa riconoscere e fare memoria dei martiri di oggi presenti nelle diverse parti del mondo. Il martire, infatti, soprattutto ai nostri giorni, è segno di quell’amore più grande che compendia ogni altro valore.

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Percorsi diocesani

“Misericordiae Vultus” al n. 3 così invita le Chiese particolari a celebrare l’Anno Santo della Misericordia: “Nella stessa domenica stabilisco che in ogni Chiesa particolare, nella Cattedrale che è la Chiesa Madre per tutti i fedeli, oppure nella Concattedrale o in una chiesa di speciale significato, si apra per tutto l’Anno Santo una uguale Porta della Misericordia. A scelta dell’Ordinario, essa potrà essere aperta anche nei Santuari, mete di tanti pellegrini, che in questi luoghi sacri spesso sono toccati nel cuore dalla grazia e trovano la via della conversione. Ogni Chiesa particolare, quindi, sarà direttamente coinvolta a vivere questo Anno Santo come un momento straordinario di grazia e di rinnovamento spirituale. Il Giubileo, pertanto, sarà celebrato a Roma così come nelle Chiese particolari quale segno visibile della comunione di tutta la Chiesa”.
Si comprende chiaramente che il desiderio del papa è che si celebri la Misericordia in tutta la Chiesa e soprattutto in tutte le “periferie”. Opportunità per tutti in ogni parte della terra. Tutto il santo popolo di Dio è chiamato al pellegrinaggio esistenziale dell’uomo verso la Misericordia. Dopo aver individuato alcuni segni concreti del Giubileo, nella precedente scheda, offriamo alcuni percorsi da valorizzare nelle diocesi.

- “… nella Cattedrale che è la Chiesa madre per tutti i fedeli”

La cattedra è il sedile riservato al vescovo quando presiede l’assemblea liturgica. Solitamente è posta al centro dell’emiciclo absidale della Chiesa titolare del vescovo diocesano che per questo viene chiamata “chiesa cattedrale”: la madre di tutte le chiese della diocesi. È il luogo per eccellenza dove il vescovo è segno di Cristo Signore, rivelatore della misericordia del Padre. Qui i catecumeni ricevono, nella Veglia Pasquale, i sacramenti dell’iniziazione cristiana, qui è presente il luogo confessionale del Penitenziere diocesano, qui sono riammessi nella Chiesa coloro che si erano allontanati dalla comunione con la Comunità ecclesiale e, infine, qui le celebrazioni presiedute dal Vescovo con i presbiteri, i diaconi e i ministri e tutto il popolo santo di Dio è la manifestazione piena della Chiesa, amministratrice della misericordia di Dio.

Attività da proporre:
- catechesi sulla Chiesa e la comunione in essa;
- pellegrinaggio parrocchiale;
- incontro del Vescovo con i catecumeni, con i ricomincianti, con i ragazzi cresimandi, con i carcerati e con i sofferenti.

- Il Sacramento della Riconciliazione

MV, 19: “La parola del perdono possa giungere a tutti e la chiamata a sperimentare la misericordia non lasci nessuno indifferente. Il mio invito alla conversione si rivolge con ancora più insistenza verso quelle persone che si trovano lontane dalla grazia di Dio per la loro condotta di vita”.
In ogni Chiesa particolare deve essere sentito, come culmine dell’Anno Santo della Misericordia, l’incontro con Dio Padre, onnipotente e misericordioso, per mezzo di Cristo, presente nella sua Chiesa, in modo speciale nei Sacramenti. Tutto il cammino del Giubileo straordinario della Misericordia, preparato dal pellegrinaggio, ha come punto di partenza e di arrivo la celebrazione del sacramento della Penitenza e di quello dell’Eucaristia, mistero pasquale di Cristo nostra pace e riconciliazione.

Chiedersi perché confessarsi?

Perché siamo peccatori! Ossia pensiamo e operiamo in modo contrario al Vangelo. Chi dice di essere senza peccato è bugiardo oppure cieco. Nel sacramento Dio perdona i figli che, avendo contraddetto la loro identità, confessano i loro limiti e insieme la sua misericordia. Poiché il peccato di uno solo reca danno al Corpo di Cristo che è la Chiesa, il sacramento ha come effetto anche la riconciliazione con i fratelli.

Educarsi a come confessarsi

Non è sempre facile confessarsi: talora non si sa che dire, si ritiene non necessario rivolgersi al prete… Non è facile neppure confessarsi bene: la difficoltà più grande è l’esigenza di orientare di nuovo pensieri, parole e azioni colpevolmente distanti dal Vangelo. Occorre un cammino di autentica conversione, che comprende sia un aspetto negativo (liberazione dal peccato) sia un aspetto positivo (scelta del bene). Il percorso comincia dall’ascolto della voce di Dio e prosegue, attraverso la Parola di Dio e l’azione dello Spirito Santo, con l’esame di coscienza, il pentimento, l’accusa dei peccati al sacerdote, il proposito della soddisfazione, l’invocazione della misericordia divina elargita mediante l’assoluzione, la lode per il perdono ricevuto, la vita rinnovata.

Cosa confessare?

Colui che vuole ottenere la riconciliazione con Dio e con la Chiesa deve confessare al sacerdote tutti i peccati gravi che ancora non ha confessato e di cui si ricorda dopo aver accuratamente esaminato la propria coscienza. Sebbene non sia in sé necessaria, la confessione delle colpe veniali è tuttavia vivamente raccomandata dalla Chiesa (C.C.C., 1493).

Il Sacramento dell’Eucaristia

MV, 22: “La Chiesa vive la comunione dei Santi. Nell’Eucaristia questa comunione, che è dono di Dio, si attua come unione spirituale che lega noi credenti con i Santi e i Beati il cui numero è incalcolabile (cfr Ap 7,4). La loro santità viene in aiuto alla nostra fragilità, e così la Madre Chiesa è capace con la sua preghiera e la sua vita di venire incontro alla debolezza di alcuni con la santità di altri. Vivere dunque l’indulgenza nell’Anno Santo significa accostarsi alla misericordia del Padre con la certezza che il suo perdono si estende su tutta la vita del credente. Indulgenza è sperimentare la santità della Chiesa che partecipa a tutti i benefici della redenzione di Cristo, perché il perdono sia esteso fino alle estreme conseguenze a cui giunge l’amore di Dio”.
Dove si forma una comunità cristiana, dove vive una Chiesa, ecco che si trova l’Eucaristia. Tutte le Chiese disseminate su tutta la terra si sentono unite e si riconoscono nel gesto di spezzare il pane e di bere al calice, cioè di ricevere il Corpo di Cristo e il suo Sangue. Dall’iniziativa e dalla volontà del Signore nasce l’Eucaristia. Dal “rendimento di grazie” per i doni del pane e del vino è venuto il nome di Eucaristia. Il ringraziamento è quello per il sacrificio di Gesù e per l’amore che esso rappresenta.

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Il Giubileo spiegato ai ragazzi

L’Anno Giubilare, che sta per iniziare, si aprirà l’8 dicembre 2015 con la solennità dell’Immacolata Concezione.
La festa liturgica apre significativamente questo tempo di gioia in cui ricorre anche il cinquantesimo anniversario della conclusione del Concilio Vaticano II, tempo in cui “la Chiesa sentiva la responsabilità di essere nel mondo il segno vivo dell’amore del Padre”.
Il Giubileo ci invita a riflettere sull’infinita ricchezza del Mistero dell’amore divino, un amore che è misericordia.
Nella Bolla di Indizione, Misericordiae vultus, Papa Francesco interpella la Chiesa, perché renda più forte ed efficace la testimonianza dei credenti, nella società globale in cui si vive la crisi dell’uomo e dei valori.
I cristiani, infatti, sono nutriti dalla speranza, chiamati a testimoniare senza paura l’amore misericordioso di Dio: “Paziente e misericordioso” è il binomio che ricorre spesso nell’Antico Testamento per descrivere la natura di Dio. Il suo essere misericordioso trova riscontro
concreto in tante azioni della storia della salvezza dove la sua bontà prevale sulla punizione e la distruzione.
L’appello del Papa è cogente per quanti vogliano ritornare ad una spiritualità pasquale, ad una spiritualità di risurrezione, che faccia dei cristiani uomini e donne della gioia: “queste cose vi ho detto perche la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena” (Gv 15,11).
La mancanza di speranza per il futuro, in particolare per i giovani, nutre un pessimismo dilagante in tutti gli ambiti sociali, tuttavia, la realtà dell’incarnazione ci fa prendere coscienza e ci ricorda costantemente che Dio ha voluto avere un cuore di uomo, amare con cuore di uomo, provare compassione con cuore di uomo. Una compassione che ha come oggetto le folle “stanche e sfinite, come pecore senza pastore” (Mt 9,36).
La misericordia ha a che fare, certo, con l'errore, con la colpa. Ma sempre tiene presente il futuro, scommette sul futuro. Crede nell'umanità anche di chi è colpevole. Quindi la misericordia così intesa, non nega la frattura, la rottura nei rapporti, ma se ne fa carico in forma ultima.

Suggerimenti per la PG

Per quanti sono impegnati nella pastorale parrocchiale e dell’oratorio, questo è il tempo opportuno per rispondere con più forza alla chiamata battesimale, promuovendo ed esercitando i sacramenti.
La risposta alla chiamata battesimale non si svolge in modo generico, essa ha una sensibilità e una tonalità proprie, che impregnano tutto il nostro essere e il nostro operare da seguaci di Cristo. Si traduce nell’attuazione del Regno di Dio, qui e ora.
Se con il Battesimo si realizza la Parola: “vi darò un cuore nuovo e uno spirito nuovo” (Ez 36,23-28), con l’Eucaristia partecipiamo al Sacrificio di Cristo sulla Croce, al suo consegnarsi nell’estremo atto d’amore al Padre. Ma è con il Sacramento della Riconciliazione che sperimentiamo la misericordia del Padre.
In questo sacramento, spesso poco conosciuto, ma straordinariamente potente, incontriamo Cristo, Buon Pastore che va in cerca della pecora smarrita, il Padre Prodigo che ci accoglie come figli, rivestendoci di amore e di nuova dignità.
La Riconciliazione è un incontro con l’Amore, che si dona e vivifica, che sostiene e dà nuova vita, che consola e perdona.
Gesù Cristo che è Dio, che è Amore, ci trasforma nell’amore, sia sul piano individuale sia sul piano comunitario, infatti, non possiamo essere uniti a Cristo nell’amore, se siamo separati dagli altri (Gv 15).
Davanti alla misericordia di Dio, umilmente noi ci riconosciamo per quello che siamo, creature sempre bisognose del dono di colui che ci plasma a Sua immagine.
Il sacramento della Riconciliazione è l’azione di Dio che ci trasforma dal di dentro, che rinnova il centro del nostro essere, cioè il nostro cuore.
La riconciliazione con Dio è ‘un’ opera di autentica ‘risurrezione’ spirituale che restituisce la dignità e i beni della vita dei ‘figli di Dio’, di cui il più prezioso è l’amicizia di Dio’ (CCC 1468).
La gioia della misericordia, della riconciliazione e dello Spirito, che sta dentro di noi, emana dal nostro essere interiore e si riflette nel nostro comportamento esteriore. L’esperienza di essere perdonati ci porta ad amare di più (Lc 7,47).
La conversione ci porta ad amare con il Suo Cuore.

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Giubileo e comunità educativa

giub misericordia

Riflettiamo a partire dal logo.

Che idea di Chiesa/comunità educativa abbiamo? Quale Chiesa/comunità educativa vogliamo costruire?
Il logo offre una sintesi felice dell’Anno giubilare. Mostra, infatti, il Figlio che si carica sulle spalle l’uomo smarrito. Il Buon Pastore tocca in profondità la carne dell’uomo, e lo fa con amore tale da cambiargli la vita. Il Buon Pastore con estrema misericordia carica su di sé l’umanità, ma i suoi occhi si confondono con quelli dell’uomo. Cristo vede con l’occhio di Adamo e questi con l’occhio di Cristo. Ogni uomo scopre così in Cristo, nuovo Adamo, la propria umanità e il futuro che lo attende, contemplando nel Suo sguardo l’amore del Padre.
«La comunità evangelizzatrice sperimenta che il Signore ha preso l'iniziativa, l'ha preceduta nell'amore (cfr 1Giovanni 4,10), e per questo essa sa fare il primo passo, sa prendere l'iniziativa senza paura, andare incontro, cercare i lontani e arrivare agli incroci delle strade per invitare gli esclusi. Vive un desiderio inesauribile di offrire misericordia, frutto dell'aver sperimentato l'infinita misericordia del Padre e la sua forza diffusiva» (EG). Questo «desiderio inesauribile» ha un orientamento preciso: spinge con tutte le sue forze ad andare incontro ai poveri, agli afflitti, ai bisognosi (EG, n. 193). Anzi, proprio questo esercizio della misericordia diventa il criterio di verità della fedeltà al Vangelo: «Quando san Paolo si recò dagli Apostoli a Gerusalemme per discernere se stava correndo o aveva corso invano (cfr Galati2,2), il criterio chiave di autenticità che gli indicarono fu che non si dimenticasse dei poveri (cfr 2,10). La bellezza stessa del Vangelo non sempre può essere adeguatamente manifestata da noi, ma c'è un segno che non deve mai mancare: l'opzione per gli ultimi, per quelli che la società scarta e getta via» (EG, n. 195).
Questa attenzione prioritaria al grido del povero nel lessico di papa Francesco assume il nome di solidarietà. Di fronte alle insidie della società liquida, la misericordia è la strada per costruire qualcosa di autenticamente solido (la radice di solidarietà).
L'apertura della Porta santa è l'atto che da sempre nella Chiesa è simbolo del giubileo. Se tradizionalmente i fedeli entrano attraverso la Porta santa, la Chiesa, che papa Francesco vuole sempre in uscita, è chiamata a imparare a varcare quella soglia in direzione opposta, per portare al mondo la misericordia e la salvezza di Dio e soprattutto per riconoscerle e incontrarle già all'opera.

Piste di lavoro

La solidarietà al centro della formazione della comunità degli educatori, declinata in 3 piste di lavoro:

- Pace
- Giustizia
- Ecologia

Proposte

- Formazione al volontariato, all’ impegno sociale negli itinerari formativi dei gruppi di ogni fascia: facendo fare esperienza
- In ascolto delle nuove povertà: come leggere il territorio, risorse e vincoli, progettazione sociale
- Riflessione sulla disoccupazione giovanile
- Campi lavoro per gli educatori, nelle periferie.
- Incontro – confronto con gli enti che lavorano in questi campi.
- Riscoperta dell’attualità del messaggio di don Bosco
- Il ruolo del cristiano laico nella Chiesa e nella società civile.
- Formazione sulla Dottrina Sociale della Chiesa
- Predisposizione di sussidi formativi sui suddetti temi per i gruppi e le comunità

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Misericordia e ministerialità coniugale:
i due ministri del matrimonio

La ministerialità coniugale è tutta da scoprire. Ci si rende conto di questo leggendo lo stupore sul volto dei nubendi quando gli si spiega che i ministri della celebrazione nuziale saranno proprio loro.
E il sacerdote? Questo è un momento fondamentale durante il percorso di preparazione al Matrimonio Cristiano perché consente di focalizzare l’attenzione su un aspetto imprescindibile: il Matrimonio Cristiano è un Sacramento che con l’Ordine Sacro costituisce quella coppia di Sacramenti destinati al servizio e alla comunione. Sposi e sacerdote si trovano quindi intimamente legati a quel “mistero grande” di cui parla San Paolo nella Lettera agli Efesini (Ef 5,32): come un uomo e una donna si donano l’un l’altro per divenire coppia sponsale, così il ministro ordinato dona sé stesso alla Chiesa per amarla come Cristo stesso la ama.
Grazie alla memoria del Battesimo la ministerialità coniugale emerge sin dalle prime battute del rito del matrimonio poiché i due sposi, attraverso la celebrazione delle nozze, realizzano quel sacerdozio comune ricevuto proprio col Battesimo.
Questa singolare ministerialità è ancor più evidente all’atto del consenso. Nel CCC 1623 si legge che “nella Chiesa latina si considera abitualmente che sono gli sposi, come ministri della grazia di Cristo, a conferirsi mutuamente il sacramento del matrimonio esprimendo davanti alla Chiesa il loro consenso”. Tale affermazione non mette in evidenza solo l’aspetto giuridico del consenso, ma proietta la ministerialità degli sposi in una prospettiva teologica. E in questa prospettiva il ruolo del sacerdote è fondamentale: il gesto epicletico con cui benedice gli sposi è un vero e proprio atto di consacrazione a Cristo e alla Chiesa.
Il matrimonio sacramento non si esaurisce nella celebrazione di un rito. Gli sposi, in virtù della consacrazione ricevuta, sono anche abilitati a compiere la loro missione nel mondo e a realizzare il “bonum coniugum”, ma dovranno anche affrontare le sfide che “società liquida” (Baumann) porrà loro davanti: la fragilità dei legami affettivi e l’incapacità di mantenere legami stabili e orientati verso il futuro.
Dai casi studio analizzati da diversi consultori familiari emerge che i legami affettivi sono messi alla prova non solo dalla “liquidità affettiva”, ma anche da una dinamica di coppia molto diffusa che, come un meccanismo ad orologeria, carica gli sposi di una tensione che ne altera gli equilibri fino alla deflagrazione: la ricerca del torto e della ragione. Chi fra i due ha subito un torto fa valere in ogni modo la sua “ragione” relegando l’altro coniuge ad un ruolo subalterno oppure tende a dilazionare i tempi di un chiarimento o di un eventuale “perdono” in modo da alimentare il senso di colpa. E’ evidente che quanto affermato è una generalizzazione perché la molteplicità dei casi richiederebbe una analisi caso per caso, ma il senso di questa generalizzazione consiste nel fatto che la “ragione”, o meglio essere dalla parte della ragione, sicuramente non salva un matrimonio.
Una relazione sponsale non può dirsi equilibrata se governata solo ed esclusivamente dal criterio della giustizia. Se è vero, come è vero, che la giustizia consiste nel minimo che siamo obbligati a dare agli altri perché è un loro diritto, è altrettanto vero che alla coppia unita in matrimonio occorre altro: la misericordia. La misericordia non esclude la giustizia, ma la ingloba, la supera e dona all’altro non solo un diritto, ma il calore di un amore incondizionato e concreto che rigenera la relazione ferita. Un amore che ha la sua origine nel Cristo che si è fatto servo e ha lavato i piedi ai suoi Discepoli, il Cristo a cui la coppia si è consacrata e che ha reso gli sposi ministri di misericordia ordinati l’uno al servizio dell’altro.