Annate NPG

Il fascino di don Bosco e il suo potere di attrazione del popolo e dei giovani

Inserito in NPG annata 2015.


Rilettura della peregrinatio dell’urna di don Bosco nel mondo

Giancarlo Manieri


(NPG 2015-06-21)


Un evento unico

Rarissime volte è capitato di incontrare chi chiamasse il santo dei giovani come si usa: san Giovanni Bosco. Lo si sente sempre chiamare “don Bosco”, punto e basta. Quando il 25 aprile 2010 il Rettor Maggiore dei Salesiani tra la sorpresa di tutti annunciò la “peregrinatio” dell’urna di don Bosco attraverso i cinque continenti, qualche salesiano restò a bocca aperta, letteralmente. “Don… chiudi la bocca!”. “Ah!… scusa! Ma, hai sentito la notizia? L’urna di Don Bosco in giro per il mondo? È assurdo. In alcuni Stati far girare l’urna di un morto, santo o diavolo che sia, è quasi un’aberrazione; la rifiuteranno!”. “Ma dai, non deprimerti! Don Bosco ne ha combinate e scombinate tante che, vedrai, se la caverà alla grande anche stavolta”. Non fu l’unico ad arricciare il naso, e qualche dubbio ce l’avevano tutti: mai a nessuno era venuto in mente di mandare in giro per il mondo l’urna di un santo. Il privilegio non è toccato né a san Francesco, né a san Carlo Borromeo, né a sant’Ignazio di Loyola, e nemmeno a santa Teresa D’Avila, o a santa Rita da Cascia, solo per accennare a qualche grosso calibro di santità! A dire il vero qualche santo/a si è avventurato qua e là: le peregrinatio si sono fatte con la statua o con una reliquia non appariscente ma certo non con l’urna. Un anziano confratello, scuotendo la testa, ha confidato: “Bah! È sicuro che il Rettor Maggiore stia bene? Non è che…?”. “Tranquilllo, don! Sta benissimo!”. Tuttavia, la frase lasciata a metà esprimeva tutti i dubbi di chi si trovava di fronte a un evento che appariva più grande della sua fantasia!

Tutto facile?

Non è stato un pellegrinaggio in discesa. Chi si accinge a fare il giro del mondo, impattando stili di vita, culture, modi diversi di pensare e agire, deve per l’appunto far bene i conti, sia quelli economici, sia quelli politici, sia quelli culturali e religiosi. Il che vuol dire che non è scontato che tutte le bocce infilino la buca. Occorre prevedere nel ruolino di marcia percorsi in salita e altri in discesa, strade comode e sentieri angusti, vie asfaltate e mulattiere. È pur vero che don Bosco, forte tempra contadina, era abituato al lavoro duro e allenato al superamento degli ostacoli. Oltretutto aveva, “incarnito”, il brivido dell’avventura, misto a una volontà ferrea che gli faceva accettare le sfide, anche le più impossibili, in più era fornito di una fede adamantina che lo metteva al sicuro dai tranelli del male… anzi, del MALE! Pochi si aspettavano che prima di celebrare il suo duecentesimo compleanno, egli avrebbe visitato i suoi giovani dei cinque continenti, quasi a rassicurarli che era sempre vivo, sempre lo stesso, era il prete che aveva giurato di regalare a loro la sua vita fino all’ultimo respiro. È andato più in là: continua a respirare anche oggi per i giovani che hanno sempre più bisogno di un educatore della fede come lui, di uno che sa coniugare gioia e santità, tenerezza e decisione, sorriso e serietà, gioco e studio, preghiera e azione. Non sempre è facile mescolare queste carte. Lui c’è riuscito alla grande.

Comincia l'avventura

Il pellegrinaggio è iniziato con qualche incognita: in alcune nazioni non è concepibile, come accennato, trasportare un cadavere, o anche solo le sue ossa, seppure nascoste dentro la sua statua. Già il fatto di essere coricata nella postura di una persona morta, suscita un senso di ripulsa, soprattutto là dove il morto non si tumula ma si crema, e quasi sempre per una questione religiosa: l’uomo ha bisogno di purificazione; durante la vita si è in qualche modo inquinato, poiché non tutto è puro sulla terra. La cremazione risolve il problema. Il fuoco oltretutto, secondo alcune religioni, serve anche a illuminare al defunto il sentiero verso un altro modo di vivere, verso altri orizzonti, verso un altro mondo.
Don Bosco ha iniziato il suo coraggioso tour da Torino, dove ha vissuto il suo apostolato e dove la sua fama ha dilagato a 360 gradi in tutte le direzioni. Ha lasciato Valdocco il 25 aprile 2009, in Italia festa della Liberazione. S’è liberato dalla cittadinanza torinese per farsi cittadino del mondo. Per prima cosa è andato a Roma: omaggio alla capitale o al Papa? Alla capitale non so, al Papa certamente, ma soprattutto omaggio ai suoi figli che dopo i venti viaggi fatti a Roma quando era in vita, ne ha fatti altri due con la sua urna: il primo in occasione della consacrazione dello splendido Tempio costruito in suo onore al Tuscolano, prezioso scrigno di capolavori, opera dei migliori artisti del secolo XX. Il secondo è questo di cui stiamo scrivendo.

L'armonia dei numeri

Dopo aver fatto visita ai salesiani di Roma e del Lazio, il 1 luglio 2009 inizia il suo sorprendente giro attraverso i cinque continenti. Lo attendevano un centinaio di nazioni e centinaia di migliaia di ragazzi e giovani di tutti i “colori”. E non è una battuta, dal momento che i suoi salesiani, oltre quindicimila, sono ormai in circa 1900 case, sparse in 131 nazioni dei 5 continenti. A loro vanno aggiunti altri 29 gruppi della grande Famiglia Salesiana con un totale che supera ampiamente le 340.000 unità. Don Bosco si è fatto amare da genti di ogni lingua, razza, idee, religione. Anche religione, sì. Un po’ di pazienza e lo vedremo. Ancora vivo, si affacciò in Francia e Spagna: viaggi in cerca di aiuti per i suoi ragazzi, viaggi d’affari, direbbe qualcuno. Ma erano soprattutto affari di anime, anche se chiedeva soldi per aiutare i suoi ragazzi e i suoi salesiani. E quando partiva, lo faceva alla contadina, poche cose e molta grinta, o meglio molto acume: sapeva come commuovere, come animare, come infiammare, come attirare la simpatia su se stesso e soprattutto sulla sua opera che andava allargandosi a livello esponenziale e suscitava qualche invidia qua e là negli ambienti ecclesiastici. Lui però tirava dritto lasciando “cantar le passere”.

Una formidabile organizzazione

Stavolta don Bosco è partito supportato da una organizzazione invidiabile. L’urna, dell’architetto Gianpiero Zoncu, in alluminio, bronzo e cristallo, poggia su un ponte sostenuto da quattro piloni, decorato con formelle quadrangolari sulle quali sono incisi volti di giovani dei cinque continenti, opera dello scultore Gabriele Garbolino. Lo stemma della Congregazione salesiana e il motto di Don Bosco – “Da mihi animas, cetera tolle” – decorano la teca. Per la gioia degli impallinati dei numeri – la speranza è che non li giochino all’azzardo – ecco quelli che si riferiscono all’urna nel suo complesso: 253 cm di lunghezza, 100 di larghezza e 132 di altezza, 530 kg di peso. All’interno, la statua di don Bosco, opera del Garbolino, che conteneva una reliquia insigne, il braccio destro del nostro santo, quello con cui benediceva, assolveva, indicava, scriveva, accarezzava. Suor Anna Scaglia, Figlia di Maria Ausiliatrice, la seconda grande famiglia da lui fondata insieme a Maria Domenica Mazzarello, ha confezionato gli abiti. Il volto è stato riprodotto dal calco realizzato all’indomani della sua morte. La guardia d’onore? Un aereo privato e due camioncini per il trasporto.

Prologo: il Lazio

Frascati, Latina, Formia, Castelgandolfo, Genzano… Infine Roma. L’ultima sosta alla Casa Generalizia. Non poteva dimenticarla: là ora vivono i suoi successori, di là partono per visitare le case della congregazione e animare i confratelli. Dalla Pisana il Consiglio Generale con al vertice il Rettor Maggiore guida verso il futuro la grande nave ereditata dal fondatore.

PRIMO STEP: L'AMERICA

Dal 2 al 18 luglio l’urna di Don Bosco per 17 giorni soggiorna in Cile. comincia dalla Tierra del Fuego, là dove i marinai di Ferdinando Magellano videro sparsi nel freddo territorio che si parava loro dinnanzi numerosi fuochi accesi dagli indi Yámana per scaldarsi. Doveva fare un gran freddo, essendo la terra più vicina al Polo Sud. Qualcuno ha detto che don Bosco è riuscito assai meglio dei fuochi degli Yámana a scaldare il cuore dei fueghini. Azzeccato, “senza se e senza ma”. I primi missionari che egli inviò da quelle parti si mossero via mare e vi sbarcarono dopo alcuni mesi di viaggio non sempre allegro e tranquillo: il Pacifico non era poi così pacifico come il nome vorrebbe far credere.
Comunque è stato un viaggio esaltante, che ha rincuorato gli organizzatori: “il buon giorno si vede dal mattino”, dice uno dei nostri proverbi più sfruttati. Il tour è partito dalla cattedrale di Santiago, con un Te Deum officiato dal cardinale Francisco Javier Errázuriz Ossa, presenti il presidente della Camera dei Deputati, l’ex presidente della Repubblica, autorità civili e militari, tanti salesiani, tantissimi giovani. Poi un volo verso la Tierra del Fuego e la visita nelle città dove operano i salesiani. Nella sede del Bolletino Salesiano italiano arrivò quei giorni un’e-mail: “Caro direttore, l’urna di don Bosco ha iniziato un viaggio le cui prime tappe hanno raccolto un consenso insperato; oso presagire un percorso trionfale”. Previsione azzeccata. Folle di giovani, numerosi prelati, costante presenza di autorità civili e militari, e tanta, tantissima gente con idee diverse, cultura politica opposta, cultura religiosa “screziata”, poveri e ricchi, gente senza risorse e uomini d’affari… la più varia umanità insomma, che ha voluto venerare o quanto meno rendere omaggio al santo italiano più famoso tra i giovani, l’estensore del Sistema Preventivo che anche oggi va per la maggiore.
Entrata l’urna in Argentina, emozionante si è rivelata la tappa a Junin de los Andes dove è spuntato un altro fiore del sistema salesiano, l’adolescente Laura Vicuña che le Figlie di Maria Ausiliatrice hanno condotto fino alla santità. Altrettanto toccante quella nella terra dei Mapuche, l’etnia che ha regalato ai salesiani il beato Ceferino, figlio del gran cacique Manuel Namuncurá, un gioiello prezioso che andrebbe proposto ai ragazzi del nostro tempo, un misto di vivacità, coraggio, abilità, amore alla natura, fedeltà alla sua gente, ossequio ai suoi educatori, amorosa dedizione a Dio. Folla attonita e festante anche a Stefenelli. L’antica cittadina di Roca ha il nome di don Alessandro Stefenelli, sacerdote salesiano, partito da Torino con la spedizione di monsignor Cagliero nel gennaio del 1885. Ve l'aveva designato lo stesso don Bosco. Giunto a destinazione, impiantò l'Osservatorio di Almagro, al quale si dedicò con entusiasmo. A Carmen costruì un laboratorio scientifico e poté organizzare uno studio completo sulla pressione atmosferica, termopluviometrica e igrometrica della regione. Più tardi sorsero altri Osservatori salesiani a S. Nicolàs de los Arroyos, a Paysandù, a Puntarenas, l'odierna Magallanes, dove i salesiani hanno compiuto imprese memorabili. Se ci fossero stati gli auruspici, i divinatori ufficiali dello stato romano, avrebbero potuto predire, senza circonlocuzioni affabulatorie o sottili sofismi un avvenire glorioso ai salesiani argentini. Don Bosco divenne il nome più pronunciato in tutta la nazione e non solo. Le innumerevoli tappe dell’urna nelle ispettorie di Buenos Aires, Bahía Blanca, La Plata, Rosario, Córdoba, l’hanno acclamato come un figlio della loro terra. Altrettanto hanno fatto gli indigeni della Tierra del Fuego: i Mapuche, i Tehuelche, gli Ona e molti altri.
Poi in Brasile a Porto Alegre, San Pablo, Belo Horizonte, Campo Grande, Recife, Manaus e molte altre. In questo immenso e per certi versi misterioso Paese i salesiani hanno osato molto, raggiungendo i popoli indigeni degli Yanomami, dei Xavante, dei Guaranì, opponendosi alle ingiustizie, ai soprusi, alle angherie degli squadroni della morte, agli abusi dei garimpeiros, ai danni dei deforestatori. Impossibile descrivere le folle accalcatesi attorno all’urna, la loro estatica ammirazione, la loro commovente intercessione. In Paraguay, ad Asuncion, la grande festa ha visto la presenza ammirata del vicepresidente della Repubblica Federico Franco. Convinta e dirompente l’allegria dell’America Latina con i suoi canti, i frizzanti balli, le accattivanti musiche, i caratteristici costumi nazionali, la calca indescrivibile davanti all’urna, gli occhi lucidi dei poveri, i cori dei ragazzi e dei giovani, la tenerezza delle mamme nel far sfiorare l’urna alle manine dei figli piccoli. “Inolvidable”/indimenticabile e “memorable”/memorabile sono stati i vocaboli più gettonati. Don Bosco ha conquistato tutti, anche gli “indios”. La capacità dei suoi figli di adattarsi ai luoghi ai costumi, alla cultura locale, l’hanno reso cittadino del mondo.

Interamerica

Il 28 febbraio 2010, l’urna del nostro santo inizia la peregrinatio nella regione Interamerica, prima tappa in Bolivia. Giunge a tarda ora, ma l’accoglienza è stata una grande festa affollata di giovani, di salesiani, di FMA, di curiosi (quelli non mancano mai!) e come sempre calorosa. Dall’aeroporto di Viru Viru, dove l’urna è sbarcata, verso l’una e trenta di notte, è arrivata presso l’Istituto “Cáritas” tenuto dalla suore della Carità di Gesù. L’attendevano ottocento giovani che hanno vegliato per don Bosco fino al mattino. Lasciamo immaginare gli applausi, gli slogan, i canti, i balli, le preghiere: una grande allegria, cui ha partecipato anche Ana María Cáceres, sindaco della città, dichiarando don Bosco “Ospite d’Onore e Gran Benefattore di Santa Cruz” a motivo dei suoi oratori, delle scuole, dei laboratori, dei dispensari, degli ospedali, e a motivo della sua straordinaria capacità pedagogica, che il Rettor Maggiore don Egidio Viganò usava chiamare “l’occhio educativo”, sempre rivolto ai più bisognosi. L’excursus non ci permetterà, ahimè, di segnalare tutte le tappe (la congregazione salesiana ha circa 1800 opere sparse nei cinque continenti, altre 1400 sono quelle delle Figlie di Maria Ausiliatrice) ma permette di ricordare che l’America nel suo complesso fa un tifo da stadio per il santo di Valdocco. Proprio “l’occhio educativo” è il gioiello salesiano. Senza di esso, ambedue le congregazioni non avrebbero senso, perderebbero una trance fondamentale del loro carisma. E “l’occhio educativo” è quello più apprezzato dal mondo, anche dai laici più laici e più lontani dalla Chiesa.
Poi il Perù e l’Ecuador dove l’ex presidente della Repubblica, Gustavo Noboa, già allievo dei salesiani, ha salutato “l’ospite” speciale come modello di un sistema educativo applicabile in tutto il mondo. 12.500 ragazzi nel palazzetto di Ruminahui hanno scandito per lui: “Si vive, si sente, don Bosco è qui presente”. In Colombia non poteva non fermarsi ad Agua de Dios, dove i salesiani hanno speso il meglio di se stessi nella cura dei lebbrosi. Lì uno dei suoi figli è diventato beato; si tratta di don Luigi Variara, un altro don Bosco che si è speso senza riserve in quella che era chiamata “Città del dolore”. Ha usato i soliti testati ingredienti: teatro, banda, canto, direzione spirituale, cura amorosa dei malati, trasformando la “Città del dolore” in “Città della Speranza”. In Venezuela ad Amazonas hanno visitato l’urna, attonite, anche le popolazioni indigene. Il Venezuela è il paese che più di qualunque altro ha ricordato don Bosco attraverso la filatelia, realizzando ben 20 francobolli. Anche per questo l’accoglienza dell’urna è stata invidiabile. Infine le Antille e Cuba, dove tra disagi politici, difficoltà materiali e povertà culturale i salesiani hanno saputo destreggiarsi con sapienza, senza urtare sensibilità diverse, e raccogliendo frutti copiosi dalla loro presenza educativa. In tutto il Sudamerica i due vocaboli “don Bosco” e “salesiani” sono intercambiabili, qualcuno ha scritto: “Aquí son sinónimos”.

SECONDO E TERZO STEP: ASIA E OCEANIA

Il tour asiatico dell’urna di don Bosco è iniziato dalla Corea del Sud. Era il primo novembre del 2010. Grandi feste e grande devozione. Dalla Corea alla Thailandia, accolta con entusiasmo non solo dai giovani thai ma anche dalle autorità buddiste del Paese che apprezzano molto i salesiani. Le rinomate scuole “Don Bosco” ospitano oltre 20 mila alunni. Una delle tappe più commoventi è stata quella alla “Don Bosco Bangsak Home”, una casa rifugio per i bambini colpiti dallo tsunami del 2004. Quel giorno a rendere omaggio a don Bosco c’era anche la principessa Sirindhorn, che ha ringraziato i figli del santo pellegrino per il lavoro a favore dei giovani. Dalla Thailandia l’urna è passata in Cambogia, dove ha fatto tappa a Pipet presso la “Don Bosco Children Home”. L’opera ospita bambini vittime della dittatura dei Khmer rossi. Le Filippine è stata la quarta nazione asiatica visitata. Vi si è fermata per un mese, né poteva essere altrimenti: è lo Stato che ha la più alta percentuale di cattolici di tutta l’Asia. Folle di giovani e adulti si sono stretti attorno all’urna in una commovente gara devozionale. Il 16 gennaio del 2011 le reliquie sono giunte in Vietnam a Ho Chi Minh City, un paese a regime comunista che tuttavia dà molte vocazioni alla congregazione, segno evidente che don Bosco è conosciuto e amato proprio da tutti.
Dopo il Vietnam, a ricevere l’urna è stato il Giappone, paese in cui i cattolici non raggiungono nemmeno l’1% della popolazione, dove tuttavia i salesiani sono rispettati e apprezzati. In Giappone tutti conoscono il nome di don Cimatti, musico eccellente, oratore formidabile, educatore inarrivabile e soprattutto santo, il don Bosco del Giappone. Dall’aereo non è sbarcata l’urna bensì, in ossequio alla tradizione locale, la statua in vetroresina che raffigurava il nostro santo con quattro ragazzi. La reliquia di don Bosco era posta all’interno del piedistallo di base. Terminato il giro delle case salesiane giapponesi, le reliquie sono arrivate a Timor Est. Il piccolo e sfortunato paese preda prima della dittatura, poi di un disastroso terremoto, deve molto ai salesiani che si sono impegnati anche nella tutela dei diritti umani. Non per nulla ad accogliere l’urna c’era il Primo Ministro Xanana Gusmao e alla messa nella cattedrale della capitale Dili era presente il Presidente della Repubblica Ramos Horta. La tappa successiva è stata l’Indonesia, paese dove l’86% della popolazione è musulmana. I cattolici non vanno oltre il 3%, eppure don Bosco ha avuto le sue giornate di gloria, anche tra i musulmani. La cosa non profuma di miracolo?
Dall’Indonesia le reliquie, poste nuovamente nella statua in vetroresina, sono volate in Australia. A Chadstone, un sobborgo di Melbourne, sede della comunità salesiana, ha ricevuto grandi onori anche dalla comunità aborigena australiana. Il 17 marzo 2011 l’urna è arrivata a Hong Kong accolta dal cardinale Zen Ze-kiun, salesiano, molto conosciuto in tutta la città, e molto amato dal popolo… un po’ meno, e pur tuttavia rispettato dalle autorità, per le quali è sempre stato una spina nel fianco. Le scuole salesiane di Hong Kong hanno tributato grandi onori al “pellegrino torinese” che è stato visitato anche da diversi giovani della Mongolia. Il primo aprile, in nave, l’urna ha raggiunto Macao. Proprio in quella città i salesiani sbarcarono nel 1906 per prendere la direzione di un orfanatrofio con scuole e laboratori. Direttore di questo primo nucleo di salesiani fu don Luigi Versiglia che, consacrato vescovo, fu martirizzato nel 1930 assieme a don Callisto Caravario a Lai-tau-tsui, una lingua di terra alla confluenza dei fiumi Sui-pin e Lin-chow. Furono fucilati da una banda di pirati maoisti nel tentativo di difendere tre giovani donne appartenenti alla loro missione. L’urna non ha potuto entrare nella Cina continentale per ovvi motivi, ma non ha mancato una benedizione dai confini. Non pochi i festeggiamenti al Santo Ospite tributati dalla popolazione di Macao che stima i salesiani per l’alto livello professionale raggiunto dalle loro scuole e per la loro attività a favore delle persone più deboli. Da Macao a Myanmar, l’antica Birmania, anche qui, per ragioni culturali non è stata usata l’urna, ma la statua utilizzata sia in Australia sia in Giappone. Un mese di permanenza, toccando le otto case salesiane tra il tripudio di giovani e adulti, accorsi a venerare le reliquie del santo. Il 29 aprile del 2011 l’Urna faceva il suo ingresso in India.

Nel subcontinente indiano

Mentre la statua di don Bosco terminava la sua “peregrinatio” in Myanmar, il 29 aprile 2011, l’urna entrava nel subcontinente indiano, dove avrebbe soggiornato per dieci mesi. Doveva entrarci la statua, ma i responsabili dell’organizzazione della visita in terra indiana, che seguivano attraverso i mezzi di comunicazione il percorso dell’urna, sono rimasti talmente stupiti e impressionati dalla capacità attrattiva e dalla ressa di gente commossa attorno a quel cimelio così lontano dalle loro tradizioni, che hanno cambiato i loro schemi mentali e le decisioni in antecedenza prese. Si è rivelata una decisione saggia, anche se in contrasto con la loro cultura, perché è stato un viaggio trionfale. La carovana peregrinante ha preso il via nello stato di Manipur, a Imphal, presso la scuola salesiana “Little Flower”. Una coloratissima processione composta da oltre 2500 persone, tra canti, danze e preghiere, ha attraversato la città fino alla scuola salesiana. Splendida la testimonianza del portavoce della Camera ed ex primo ministro, che ha dichiarato davanti a tutti di dover molto ai salesiani: grazie a loro, infatti, ha potuto continuare gli studi e arrivare alla guida dello Stato. Il tour religioso è continuato tra l’entusiasmo delle popolazioni di interi villaggi, la partecipazione calorosa degli allievi delle scuole salesiane, la venerazione dei membri onorevoli della tribù Kuky, i fuochi artificiali, raduni di circa 8000 persone a Kohima, un corteo di 50 moto e circa 20.000 persone a Golaghat. A Diphu, nello stato dell’Assam, l’hanno atteso 3000 persone delle quali 2000 erano studenti, a riprova che Don Bosco è il santo dei giovani. “I giovani vogliono bene a don Bosco perché don Bosco ha voluto bene ai giovani”, ha commentato un salesiano. L’urna ha toccato varie località, con presenze di salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice. Tutti indistintamente gli abitanti hanno tributato grandi onori a Don Bosco. Nella diocesi di Argatala tra la commozione generale hanno sostato in preghiera 35 giovani sordomuti, seguiti dalla Ferrandine, le suore missionarie di Maria Aiuto dei Cristiani, una congregazione fondata dal vescovo salesiano monsignor Ferrando.
Poi Calcutta, oggi Kolkata. L’urna si è inoltrata fino alle pendici dell’Himalaya. Nella scuola delle Figlie di Maria Ausiliatrice di Jaigoon è stata accolta dalle grida di centinaia di ragazzi che scandivano “We love Don Bosco”, mentre veniva collocata all’interno di un “pandal”, una struttura tipica del luogo, usata per scopi e cerimonie di tipo religioso; per tutto il tempo della sosta ha ricevuto l’omaggio di canti, danze, richieste, offerte e quant’altro. Nel distaccamento di Patibasri circa 5000 giovani hanno partecipato alla messa, mentre a Sonada, sulla catena dell’Himalaya, si è svolto alla presenza dell’urna un incontro di preghiera interreligioso fra cristiani, buddisti, islamici e seguaci di Sai Baba, un evento che pochi avrebbero giurato potesse avvenire. A Berhampore, nel Bengala occidentale, l’urna ha visitato il carcere distrettuale, accolta dalle autorità carcerarie, seguita da una troupe video e omaggiata dalla “Don Bosco Band”, la banda musicale del penitenziario, composta da detenuti e supportata dal coro dei ragazzi del reparto minorile. Il miracolo di costituire una banda e un coro di piccoli detenuti è stato fatto dai salesiani che si occupano della pastorale carceraria, dove hanno ottenuto risultati a volte clamorosi.
Lasciata l’ispettoria di Calcutta, l’urna ha raggiunto, dopo 18 ore di viaggio, quella di Nuova Delhi. Oltre 10.000 persone di ogni fede hanno atteso le reliquie del santo pellegrino. Si è innescata una grande gara per vedere e toccare la grande teca. Come non pensare all’episodio dell’emorroissa, la donna che voleva toccare il mantello di Gesù, sicura di esserne guarita? Una cinquantina di motociclisti l’hanno poi scortata fino a Nova Delhi. Ai rombanti centauri per circa due chilometri si sono uniti gruppi di suonatori di tamburi che hanno sfoggiato canti e danze tribali. Circa 3000 persone hanno poi trascorso la notte nel cortile, prima che l’urna partisse per l’ispettoria di Bombay, oggi Mumbai.
Il 4 agosto 2011 le venerate reliquie sono arrivate a Baroda, presso l’Istituto Auxilium; da qui tra musiche, festoni, ghirlande e tripudio di gente sono state scortate fino all’istituto salesiano “Bambino Gesù” e accolte da canti in lingua “gujarati”. Festose accoglienze si sono ripetute nei vari villaggi della zona. Il 16 agosto, compleanno di Don Bosco, erano esposte nel santuario “Don Bosco’s Madonna” di Matunga, voluto da don Aurelio Maschio, uno dei grandi missionari italiani. Basta la testimonianza di un agente per sottolineare il successo di questa visita: “Sono in servizio da oltre 20 anni e ho seguito molte celebrazioni, ma questa è indubbiamente la più bella che abbia mai visto. Ho invitato i miei familiari e amici a visitare la reliquia: c’è qualcosa di magnetico in Don Bosco”.
Nell’ispettoria di Panjim dove l’urna è entrata il 16 agosto la folla si è accalcata lungo tutti i 10 km da Oros alla capitale. Oltre ai cristiani erano accorsi anche numerosi induisti, musulmani e fedeli delle religioni tradizionali. Ma la cosa più strabiliante è successa a Fatorda: gli stupefatti organizzatori hanno avuto grosse difficoltà a gestire il flusso di pellegrini di gran lunga superiore alle aspettative. I giornali hanno scritto di oltre 50.000 persone al giorno, tant’è che la fermata ha dovuto prolungarsi per la grande moltitudine di fedeli in attesa di venerare la reliquia.
Il 27 agosto era nell’ispettoria di Bangalore, accolta in cattedrale dallo stesso arcivescovo. Oltre alla solita grande folla, l’aspetto più toccante della visita si è avuto a Davangere, dove i salesiani si occupano dell’assistenza dei giovani a rischio. Tanti gli ex allievi che tra la commozione generale hanno raccontato le loro vicende e la svolta della loro vita, impressa proprio da chi li aveva accolti e formati. Commovente il loro grazie a don Bosco.
Il 23 settembre in Kerala è stato record di visite e di soste, ben 82. Il percorso ha toccato 12 distretti dello Stato e 34 diocesi, attraversando trionfalmente anche comunità dove non ci sono presenze salesiane. In Kenia sono stati realizzati ben 130 video e le televisioni locali hanno seguito tutta la peregrinazione. Altrettanto calore nelle ispettorie di Hyderabad e di Tiruchy dove ha ricevuto l’omaggio del portavoce dell’Assemblea legislativa del Tamil Nadu.
Nell’ispettoria di Madras/Chennai don Bosco c’è capitato nella stagione delle piogge. Intensissime. Ma… niente paura: alla pioggia il santo c’era abituato dal giorno della sua canonizzazione, in quel 1° aprile del 1934, quando proclamato santo da Pio XI sotto una pioggia battente, qualche spiritoso, con un improvviso guizzo di fantasia, incoronò don Bosco “Patrono degli ombrellai!”. Ebbene alle 200.000 persone munite di ombrello di Piazza San Pietro hanno fatto pendant le 200.000 persone, compresi molti credenti di altre fedi, riversatesi sul “Monte di San Tommaso”, dove la tradizione colloca il martirio dell’apostolo nel 72 d.C. In India l’urna ha percorso 28.000 km.
Prima di cambiare continente don Bosco ha fatto sosta nello Sri Lanka, peregrinando per tutta l’isola. Studenti delle scuole salesiane, ragazzi dei centri giovanili, ex alunni, e semplici fedeli nei 17 centri dell’isola l’hanno venerata con attenta e calorosa partecipazione. Moltissimi giovani svantaggiati si sono trasformati nelle scuole professionali salesiane in persone qualificate e rispettate. Viaggio trionfale, dicevamo e ripetiamo. Gli indiani hanno addirittura inventato una nuova materia per il santo italiano: un anno di “Boscologia!”. In India si è parlato anche di un miracolo avvenuto in occasione della visita dell’urna. Non ci azzardiamo né a confermare né a smentire.

QUARTO STEP: L'AFRICA

Lunedì 6 Febbraio 2012 l’urna ha fatto il suo ingresso nell’Africa. Prima la parte francofona a cominciare dal Benin. Ha visitato opere e parrocchie. Dovunque la partecipazione dei fedeli è stata massiva. L’Africa nera ha riservato a Don Bosco manifestazioni colorate, anzi coloratissime e smaglianti. Il cuore africano, batte cadenze sofferte, spesso tragiche e quasi sempre insanguinate. Un continente devastato da colonizzazioni selvagge, da spartizioni vergognose, da sfruttamenti indegni. L’Africa è stato l’ultimo continente a ricevere, con il “Progetto Africa”, lanciato dal Rettor Maggiore don Egidio Viganò, successive ondate di missionari salesiani che in poco tempo si sono ramificati in gran parte degli stati. Da subito è iniziata una fioritura vocazionale tale che ha permesso agli stessi africani di continuare l’opera di evangelizzazione presso i propri connazionali e di trasformarsi essi stessi in missionari. Don Bosco è transitato attraverso il Togo, il Senegal, la Guinea, la Costa d’Avorio, ovunque venerato, ovunque ammirato da occhioni sgranati, sorrisi smaglianti, sospiri colmi di desideri.
Nell’Africa Occidentale Anglofona l’urna è entrata giovedì 16 febbraio 2012, iniziando la visita dal Ghana. Ha poi visitato la Nigeria, la Sierra Leone, la Liberia, sempre accolta dalle comunità salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice e sempre acclamata da folle festanti, dai canti e dalle preghiere dei gruppi giovanili.
Il pellegrinaggio è continuato nell’Africa Tropicale Equatoriale. Ha sostato in Gabon, Guinea Equatoriale, Camerun, Ciad e, nell’ispettoria dell’Africa Centrale, la Repubblica democratica del Congo (chiamata anche Zaire: l’ex Congo Belga). Dovunque ha incontrato moltitudini vestite a festa, non si può dire però, come in Occidente, all’ultima moda: super eleganti, gessati, firmati, esaltati dai media. In Africa il vestito da festa, soprattutto quello femminile, è pieno di colori, come se le donne volessero raccoglierli tutti rubando l’iride al sole. Ai piedi i soliti sandali, ma nel cuore tanta passione che esplicitano in danze semplici, ritmate dai loro movimenti, come se in una zona speciale del cervello avessero incorporato il suono degli antichi tamburi tribali. I movimenti delle mani, del corpo, dei piedi, invece che sprigionare una gioia spensierata sembrano meditazioni sulla vita, sui drammi giornalieri e sulla volontà di accettare quanto ogni giorno riserva a ciascuno e alla comunità. Nella Repubblica Democratica del Congo l’urna è stata accolta dall’intero clero diocesano di Kipushi e alla “Cité de Jeunes”, opera per i ragazzi di strada, gli stessi giovani ospiti l’hanno omaggiata con un gioioso spettacolo teatrale che ha infervorato quanti vi hanno assistito.
Dal 15 al 30 si è snodata la sosta nella Visitatoria del Mozambico. Originale, sorprendente e coinvolgente il canto che è stato selezionato per accompagnare la preregrinatio dell’urna. Ha vinto la gara, organizzata dai salesiani e dalle Figlie di Maria Ausililatrice, la canzone composta da Assane Iussufo, un musulmano, allievo della scuola professionale salesiana di Moamba; gli antichi romani avrebbero qualificato e segnato l’evento come “Albo signanda lapillo”. L’urna ha sostato anche nell’unica parrocchia dello Stato dedicata a Don Bosco, officiata dai nostri cugini orionini. Dopo due mesi passati in Spagna, dal primo maggio al 29 giugno, l’urna è tornata nella Visitatoria dell’Africa Meridionale toccando il Sud Africa, il Lesotho, lo Swaziland. Accolta e venerata con il solito contenuto trasporto africano, più interiore che esteriore, benché non siano mancate giornate di vera grande festa. Quindi, è ripartita per la Visitatoria dello Zambia, dove ha sostato dal 16 al 31 luglio 2012, toccando anche lo Zimbabwe, il Malawi, la Namibia. Dal 1 al 16 agosto si è trasferita in Angola. A Luena, la capitale, è stata portata in processione – una processione africana, s’intende – per tre ore: i tempi africani! L’ultima tappa è stata la Visitatoria del Madagascar, dal 16 al 30 agosto. “Radio Don Bosco”, la più seguita del Paese, ha annunciato e commentato passo dopo passo lo straordinario evento. Ad Ambanja l’urna è stata accolta tra danze folcloristiche e celebrazioni. Migliaia di persone si sono date appuntamento nella pianura del Sambirano, dove hanno confluito i membri del Movimento Giovanile Salesiano, religiosi e religiose di altre congregazioni, ragazzi provenienti da 10 comunità salesiane e delle Figlie di Maria Ausiliatrice del Madagascar. Il 5 settembre, alle cinque della mattina, l’urna si è diretta ad Antsiranana, dove migliaia di giovani l’attendevano con un entusiasmo da stadio. Dopo tre giorni nelle Isole Mauritius la reliquia ha continuato il suo tour religioso nelle isole di Capo Verde, Funchal e Madeira, onorata da messe, veglie di preghiera, processioni a piedi e in bicicletta, spettacoli musicali, teatri e quant’altro. Don Bosco attira le persone come una calamita il ferro. In Africa l’urna a trovato le porte chiuse solo nel Sudan e nel Congo Brazzaville: la situazione sociale dei due stati ha sconsigliato la visita, ma don Bosco li ha benedetti lo stesso, dai confini, come già aveva fatto con la Cina continentale.

QUINTO STEP: L'EUROPA

La Spagna

Il 1° maggio 2012 don Bosco ha iniziato il suo pellegrinaggio nella Spagna salesiana. “Benvenuto a casa!”. Così l’hanno salutato il vescovo di Bilbao e gli ispettori salesiani di Siviglia, Leon, Madrid, una folta rappresentanza della Famiglia Salesiana e, come sempre, gli allievi delle scuole sdb e fma. Il clima spagnolo odora di danze, e don Bosco è stato accolto dovunque con l’aurresku de honor, un simpatico ballo di benvenuto, popolarissimo nel Paesi Baschi e nel Nord della Spagna. A Logroño ha prevalso la samba, a Pamplona hanno preferito le campane a festa. “Continuate a essere i don Bosco del nostro tempo”, ha detto ai tanti giovani presenti il vescovo salesiano di Vitoria. A Santiago de Compostela l’ordinario del luogo ha accolto l’urna addirittura con una lettera pastorale, dove ha ribadito e sottolineato uno dei punti rivoluzionari della via alla santità secondo lo stile di Don Bosco: allegro, semplice, impegnato, un trinomio che a suo tempo deve aver fatto storcere il naso a non pochi maestri di spirito. Il solito afflusso di persone, armate di canti, danze, chitarre, progetti, propositi, preghiere, ha dato accoglienza all’ospite desiderato e atteso nelle ispettorie di Madrid, Siviglia, Valencia, Barcelona. Raduni di giovani, veglie diurne e notturne, silenzi commossi… Proprio a Barcelona nell’opera Marti-Codolar il silenzio è stato all’improvviso interrotto da un urlo potente: “Viva Don Bosco!”. Molti si sono stupiti per la massiccia partecipazione di giovani oltre che di adulti e anziani. Perfino i gadget sono andati a ruba: 25.000 magliette, 6000 palloncini serigrafati, 30.000 volantini vocazionali, oltre a 20.000 Euro raccolti per progetti di solidarietà legati alla visita dell’Urna.

Francia e Germania

Il 12 novembre 2012 la reliquia è entrata in Francia. Nizza gli ha dedicato giochi sportivi e culturali; forti testimonianze dei membri della Famiglia Salesiana a Tolone; la danza “Waki Waki” del MGS davanti alla basilica di Fourviere, esibizione canora a Marseille; la guardia di onore composta da studenti e adulti a La Navarre…
Il 1° dicembre era a Monaco di Baviera nella chiesa dei Salesiani colma all’inverosimile di fedeli di altre parrocchie e religiosi di altri ordini. In Germania ha sostato, ammirata, visitata e pregata in oltre 30 opere della nazione. Anche i severi e compassati tedeschi si sono aperti al santo della santa allegria che ha raccolto attorno a sé bambini, giovani e adulti in quantità considerevoli.

Gran Bretagna, Belgio e Olanda

La prima tappa in Scozia a Glasgow dove quasi 2000 persone hanno ascoltato attentamente il contributo dato da don Bosco all’educazione e all’evangelizzazione dei giovani. A Liverpool ha raccolto attorno a sé pellegrini da tutta la zona nord dell’Inghilterra. A Birmingan, ancora una volta nella cattedrale metropolitana, è stata sottolineata la svolta coraggiosa impressa dal prete di Torino alla spiritualità cristiana come spiritualità della gioia: “Essere santi non significa musi lunghi e sacrifici… è gioia e serenità!”, così l’ispettore. A Cardiff un migliaio di allievi salesiani e altrettanti salesiani cooperatori si sono stretti attorno all’urna. A Londra, nella cattedrale cattolica di Westminster l’hanno acclamata circa 2000 giovani. A Feltham è stata ricevuta nel carcere minorile, dopo una preparazione dei giovani detenuti, durata varie settimane.
Dal 15 al 31 gennaio 2013 le reliquie hanno peregrinato in Belgio e Olanda. Molti i bambini e grande entusiasmo giovanile nelle varie tappe, nonostante la forte laicizzazione della società. In Belgio, nello storico studentato filosofico e teologico salesiano, è stato organizzato un seminario dal titolo “Don Bosco e la Bibbia”, poi l’ospite dell’urna è stato salutato con un simpatico brindisi. Ed ecco il commento di due torinesi: “Un brindisi? Solo a don Bosco poteva capitare”. “Già! Sarà stato barbera d’Asti”.

Repubblica Ceca, Austria e Irlanda

“Don Bosco qui da noi vive oggi per i giovani”. È stato questo il motto delle giornate di visita nella Repubblica Ceca. Una sosta, a cominciare da Praga, segnata da grande partecipazione in una nazione in cui la congregazione continua a crescere. Le undici città della Repubblica toccate dall’urna gli hanno tributato grandi feste e un inno ufficiale ispirato a una citazione di Don Bosco: “Non rimandare a domani il bene che puoi fare oggi”.
Il 13 febbraio l’urna è ripartita per l’Austria, dove ha sostato fino al 22. Il vescovo di Linz, monsignor Ludwig Schwarz sdb, ha presieduto una messa solenne in una chiesa stracolma di fedeli, tra i quali anche il Governatore dell’Alta Austria. A Unterwaltersdorf gli allievi del liceo salesiano hanno reso onore a don Bosco con acrobazie ginniche, molta musica e un partecipato e colorato “flash mob” con più di 70 studenti che indossavano una maglietta con la scritta “Holy is der Don Bosco - Santo è don Bosco”. A Vienna, nella “Don Bosco Haus” è stato il Nunzio apostolico a presiedere la solenne celebrazione dell’Eucarestia. A Graz l’urna non poteva non sostare nella stazione dedicata a Don Bosco; lì i giovani della parrocchia hanno distribuito ai passanti informazioni sul santo e sul suo metodo educativo, accompagnando il libretto con alcune castagne in ricordo del noto miracolo del santo a favore dei suoi ragazzi.
Dal 23 febbraio al 7 marzo l’urna è entrata in Irlanda. A Dublino inizia il giro con una solenne celebrazione presieduta dal Nunzio apostolico. Liturgie e celebrazioni hanno caratterizzato il resto del percorso. A Celbrige presso la scuola salesiana per tutta la mattinata del 25 i giovani allievi hanno partecipato a diverse liturgie e celebrazioni, mentre nel pomeriggio i cancelli si sono aperti perché anche la gente potesse vivere una pausa di riflessione e qualche momento di preghiera.

Croazia e Bosnia-Erzevogina

Dall’8 al 23 marzo l’urna si è fermata nelle 13 comunità dell’ispettoria. Ciò che la sua presenza ha provocato un po’ dovunque è stato l’accento posto da tutti gli oratori (vescovi, preti, suore, laici e perfino persone di altre fede e religioni) sull’educazione attraverso il sistema Preventivo, che ha fatto da catalizzatore, raccogliendo l’attenzione interessata di genitori, educatori, politici, professori, e gente comune. Anche qui è capitato quello che è capitato in ogni tappa e in ogni paese: oltre alle cerimonie religiose e alle preghiere individuali e di gruppo, l’urna è stata avvolta e riempita di suoni, canti, danze, giochi, scenette, monologhi, testimonianze... insomma il tipico cocktail ludico/educativo salesiano che non finisce di stupire ed è sempre più avvincente, tanto che ormai se ne servono tutti gli animatori dei villaggi turistici non solo italiani, e non poche imitazioni se ne vedono nei media di ogni tipo. In Croazia, presso il santuario di Jarun si sono radunate per venerare la reliquia oltre 2000 persone. Si sono viste folle a Fiume e a Zara, dove la gente ha riempito i marciapiedi e addirittura la carreggiata; a Spalato oltre a composte e festose attività ludiche, le incessanti celebrazioni liturgiche hanno visto la partecipazione dell’arcivescovo; a Dubrovnik ha raccolto preghiere e applausi una grande processione dal lungomare alla cattedrale. Zepce in Bosnia-Erzegovina ha riservato a don Bosco un programma ricco di spiritualità.

Romania, Ucraina, Slovacchia, Slovenia

Anche il giro nell’Europa dell’Est è stato un evento senza precedenti. Esaltante la permanenza a Leopoli, dove nei tre giorni di sosta l’urna ha ricevuto la visita di oltre 50.000 persone, stracciando ogni previsione. In Slovacchia la parte più umana ed emozionante è stata la visita nel carcere minorile di Sucany e quella presso l’Università Cattolica e Podolfnec, dove il regime comunista imprigionò centinaia di religiosi tra i quali oltre 100 salesiani. Stesso entusiasmo in Slovenia.

Ungheria, Polonia, Lituania, Russia, Bielorussia

Il 17 maggio 2013 l’urna è entrata in Ungheria. L’hanno venerata, oltre ai salesiani e alla Figlie di Maria Ausiliatrice, i monaci premostratensi, i 300 detenuti del carcere di Veszprem, e 50 giovani cresimandi che lo hanno ufficialmente preso come loro patrono e protettore. Dal 26 maggio 2013 ha peregrinato in Polonia nelle quattro ispettorie salesiane, attirando ovunque grandi folle. In suo onore si sono celebrati i giochi della “Salos”, la Polisportiva Giovanile Salesiana Polacca. A Suwatki ha ricevuto l’omaggio delle comunità salesiane della Lituania, Vilnius e Kaunas. A Piła ha ricevuto l’ossequio riverente di ragazzi e ragazze vestiti con gli abiti tradizionali. Davanti all’urna hanno messo in scena la loro danza regionale, la “Kujawiak”, suscitando grande eccitazione e interminabili applausi. Poi la visita ai Micaeliti, membri della Famiglia Salesiana, fondati dal salesiano polacco, beato Bronislao Markiewicz. Quindi a Wroclaw, la città dei cinque giovani oratoriani martirizzati dai nazisti e beatificati da papa Wojtyła. A Lubin l’urna è stata accolta da una “Marcia dell’allegria” con contorno di grida di gioia, canti, bandiere, applausi. Imponente la visita a Wroclaw e Cracow. Il 17 agosto l’urna è partita per la Russia. Proprio a Mosca, la cattedrale cattolica affidata ai salesiani si è riempita, nonostante i giorni feriali, di fedeli provenienti anche da altre parrocchie, e perfino di un buon numero di ortodossi. La fila di persone per avvicinarsi all’urna è stata lunga e composta per tutti i tre giorni di permanenza nella capitale. Ha avuto una certa rilevanza in Russia la copertura mediatica, riservata all’urna nonostante che i cattolici siano considerati poco più che una setta. L’affluenza ha superato ogni più rosea aspettativa. E ciò vale anche per la peregrinazione in Bielorussia.

Libano, Israele, Malta, Albania, Kosovo

Dopo la Bielorussia, il Libano dove l’urna è giunta all’apice della crisi siriana. È stato un atto di fede e di coraggio, ma la fede presuppone sempre tanto coraggio. Per implorare un aiuto e venerarne le spoglie, la gente è giunta perfino dalla martoriata Siria. Totale la copertura mediatica, e raggiante la gente che l’ha salutato con lanci di riso, petali di rosa, luminarie e fuochi accesi al suo passaggio. Il 7 settembre, mentre a Piazza S. Pietro si vegliava per la pace, per volere di Papa Francesco, ad Harissa si faceva altrettanto davanti alla reliquia insigne del Padre della Gioventù. Dal Libano a Israele dove i salesiani sono bene accolti sia dalla comunità musulmana sia dagli ebrei. Don Bosco più volte aveva manifestato il desiderio di visitare la Terra Santa. Non ce l’ha fatta da vivo, c’è andato nel settembre del 2013, 125 anni dopo la sua morte. Ma religiosi e religiose, clero e fedeli l’hanno percepito ben vivo. Gerusalemme, Betlemme, Nazareth le tappe che anche don Bosco avrebbe voluto fare. L’11 maggio 2015 faceva il suo ingresso in Albania al centro “Maria Mazzarello”, per dirigersi poi al centro “Don Bosco”. Ovunque grande, composta e commossa partecipazione anche e soprattutto perché la visita, attesa da parecchio tempo, era stata preparata attraverso gare, quiz e momenti ludico/sportivi. Dall’Albania al Kosovo, accolta con altrettanto calore. Infine a Malta. Lì don Bosco è conosciuto e amato per le opere sociali che funzionano a pieno ritmo. Non per nulla a Qormi era presente anche la Presidente del piccolo ma importante Stato, la signora Marie Louise Coleiro Preca.

Italia, l'ultima fatica

L’ultima fatica di don Bosco è riservata all’Italia. Il presidente della Repubblica a Torino Valdocco a confessato: “Ho un’immagine di Don Bosco nel mio studio”. Una affermazione che rincuora non solo i salesiani ma tutti quelli che amano l’educazione e i giovani. Non spenderemo troppe parole per la peregrinatio in Italia. Conosciamo la sua penetrazione nella devozione popolare e possiamo solo immaginare il viaggio trionfale della sua mano benedicente. Quel santo braccio, nascosto all’interno della statua dell’urna, non lo si scorgeva con gli occhi, tuttavia si sentiva e si vedeva col cuore. Inutile descrivere le numerosissime tappe del viaggio (la congregazione sdb ha circa 200 case in Italia e oltre 230 sono quelle delle fma). Da nord a sud, da est a ovest l’entusiasmo dei giovani ha contagiato gli adulti, ha rallegrato gli anziani, ha smosso le corde dei cuori e delle menti, ha svegliato la fantasia dei salesiani e delle Figlie di Maria Ausiliatrice, ha dato coraggio agli educatori e agli animatori. È scattata una serie da gare: dell’accoglienza, della venerazione, della festa, dello sport, della gioia, della preghiera, cose che non sempre stanno insieme, né sempre marciano all’unisono quando insieme ci stanno. Con l’urna in casa tutto è filato liscio come l’olio. In alcune zone è risultata simpatica anche la gara dei self con i diabolici smartphone tuttofare. Il “Santo della Preventività” (così l’ho sentito definire da un consigliere municipale) non ha perso il suo smalto. Affollati come non mai i raduni, con sbandieratori, palloncini, festoni, coccarde, medaglie, santini; con pagliacci, bandierine, berretti e magliette; con marce, processioni e gare ginniche. Si è visto don Bosco fasciato da occhi sgranati di bimbi, occhi lucidi di donne, occhi pensosi di uomini, occhi compiaciuti di anziani, occhi speranzosi di sofferenti… Ovunque in Italia don Bosco s’è trovato a casa: in Sardegna come in Sicilia, in Veneto come in Puglia, a Genova come a Roma, in montagna come al mare, in città come in campagna, lui che nella campagna astigiana aveva preso i natali 200 anni fa. L’hanno omaggiato il papa Francesco, cardinali e vescovi, autorità politiche e militari, accademiche e scolastiche, ma anche e soprattutto la gente umile, i lavoratori, i senza lavoro, i senza fissa dimora, e perfino gruppi di rom. E accanto a sé ha sempre avuto oltre ai salesiani e alle Figlie di Maria Ausiliatrice anche i membri dei numerosi gruppi della Famiglia Salesiana.
Hanno reso simpatico ovunque il nostro santo alcune sue affermazioni, diventate effati continuamente ripetuti: “Io con voi mi trovo bene”, riferito ovviamente ai suoi ragazzi e giovani e a tutta la gioventù; “Chi vuol essere amato bisogna che faccia vedere che ama”; “Laetare et benefacere… e lasciar cantar le passere”, simpatico nonostante l’errore di latino, o forse proprio per quello; “In ognuno di questi ragazzi, anche il più disgraziato, c’è un punto accessibile al bene”; “Basta che siate giovani perché io vi ami assai”; “Io per voi studio, per voi lavoro, per voi vivo, per voi sono disposto anche a dare la vita”; “Un oratorio senza musica è come un corpo senz’anima” e centinaia di altre. Come si fa a non amare uno che pensa così?
“Don Bosco è un santo sociale, gli vogliono bene anche i comunisti come me!”, mi ha confidato un anziano signore. “A Mornese ho pianto tutto il tempo che l’urna è stata lì; di gioia ho pianto, perché sono convinta che Don Bosco non è solo il santo dei giovani ma anche di noi vecchiette, di tutti insomma, don Bosco è un santo universale, ecco!”. Come dare torto all’estasiata sorella suora? Le sue affermazioni la dicono lunga sulla capacità di don Bosco di rapire il cuore, attirare le persone, suscitare simpatia, strappare consensi per le sue opere. Forse non sarà l’uomo per tutte le stagioni, ma per la stagione giovanile è senza dubbio il massimo! Oggi si studia tantissimo il mondo giovanile, sembra diventato il “punctum dolens” della sociologia e della pedagogia. Don Bosco non si è rotto la testa a studiarli i suoi giovani, non ha fatto mille congetture pseudo-scientifiche su di loro, non è ricorso a esperti per “raddrizzarli”, semplicemente li ha amati.