Annate NPG

Don Bosco è qui a Milano

Inserito in NPG annata 2015.


Samuele Marelli *

(NPG 2015-06-23)


Sono state le nuove «cinque giornate di Milano», cinque giorni in cui Don Bosco ha incontrato migliaia di persone in terra ambrosiana, in una delle ultime tappe della sua Peregrinazione in vista del bicentenario della sua nascita. Cinque giorni che ci hanno sorpreso non solo per la quantità delle gente coinvolta, ma per l’affetto che i fedeli della nostra Chiesa ambrosiana hanno dimostrato nei confronti del Padre e Maestro della Gioventù. Ci si è ritrovati insieme riconoscendo in Don Bosco un riferimento comune. È come se non ce lo fossimo mai detto esplicitamente e, tutto d’un tratto, ci fossimo ritrovati tutti uniti da quella stessa passione educativa che Don Bosco aveva per i suoi giovani.

Sono stati dunque «giorni rivoluzionari», in cui abbiamo riconosciuto che la nostra Chiesa ambrosiana ha connaturata, impressa nel suo Dna, una forte «vocazione educativa». I nostri mille oratori, presenti in quasi tutte le parrocchie e praticamente in ogni paese e città della nostra vasta diocesi, rendono la nostra azione pastorale tutta protesa a fare dell’educazione il fulcro di ogni attività o progetto. Non c’è comunità che non metta al centro la cura dei ragazzi e dei giovani e che, per loro, non investa in strutture, persone, idee e programmi, pensando primariamente alla crescita integrale di ciascuno, grazie a quel metodo che ha il sapore del sistema preventivo di Don Bosco.
L’Urna di san Giovanni Bosco è entrata nella diocesi di Milano il 31 gennaio 2014, passando da Varese e da Lecco, per toccare luoghi simbolici come il Seminario Arcivescovile di Venegono (con i suoi 150 seminaristi), il Carcere minorile «Cesare Beccaria», la casa salesiana di Milano Sant’Agostino in via Copernico (in cui si sono radunati i giovani dell’MGS della Lombardia ed Emilia) e le Parrocchie diocesane dedicate al «Padre e maestro della gioventù». Don Bosco ha incontrato i ragazzi degli Oratori di Melzo, in rappresentanza dei circa trecentomila che frequentano ogni anno gli oratori ambrosiani, si è fermato presso una comunità di recupero minorile e poi ha percorso le vie del centro di Milano, sostando nella Basilica di Sant’Ambrogio e trovando nel Duomo di Milano una casa per incontrare tutta la nostra Chiesa. È nella cattedrale che si sono radunati catechisti e catechiste, ragazzi e adolescenti, giovani ed educatori, davvero in migliaia, grazie anche a diversi momenti di incontro che sono culminati nella celebrazione eucaristica presieduta dall’Arcivescovo Angelo Scola nella serata di martedì 4 febbraio.
È stato proprio il Cardinale a tracciare sinteticamente il senso del passaggio di Don Bosco a Milano, prima tappa della sua peregrinazione in Lombardia: «Perché tante persone si sono mosse per pregare davanti a Don Bosco? Perché percepiamo un bisogno di conversione, di cambiamento e un’urgenza di verità. Per poter amare, abbiamo prima bisogno di essere amati e di essere amati oltre la morte, definitivamente. Noi salutiamo in Don Bosco colui che ha scoperto la grande verità che educare è un arte che può usare molte tecniche, ma è l’arte del cuore e dell’accoglienza, anche dentro la contraddizione, è l’arte del perdono e della condivisione, soprattutto nel momento del dolore e della prova.».
Per Don Bosco si è trattato di un «ritorno»: fece visita a Milano la prima volta nel 1850 per confrontarsi proprio con la realtà degli oratori ambrosiani; era all’inizio della sua opera al servizio dei giovani. Venne spesso a Milano, fino al 1886 (due anni prima della sua morte), intessendo legami e amicizie con diversi sacerdoti impegnati negli oratori, ma anche con gli Arcivescovi di Milano Romilli e Nazari di Calabiana.
In questo ritorno Don Bosco ha parlato soprattutto al cuore degli educatori che hanno sentito forte il richiamo a rinnovare il proprio impegno con uno stile che sia «tipicamente oratoriano» e con una forma che richiami il senso di comunità e lo «spirito di famiglia».
Per i ragazzi e gli adolescenti è stata l’occasione di conoscere e celebrare un sacerdote che ha «consumato» la sua vita per loro e confrontarsi con la sua «spiritualità» semplice e gioiosa. Suggestiva è stata la «Notte con Don Bosco» dove oltre duemila adolescenti si sono alternati in un percorso all’interno del Duomo, in cui in moltissimi si sono accostati al sacramento della riconciliazione e hanno vissuto un momento intenso di preghiera davanti all’Eucaristia. Davanti all’Urna del Santo, una grande cesta ha raccolto i loro «sogni», scritti guardando a Don Bosco come a un «amico» che sa ascoltare.
Non si possono descrivere tutti i momenti di un passaggio così intenso, un vero dono per la Chiesa di Milano. Quella di Don Bosco è stata una visita senza sosta. Per cinque giorni non è rimasto mai fermo, ha percorso tutte e sette le zone pastorali di cui è composta la diocesi ambrosiana. L’Urna di san Giovanni Bosco ha percorso le vie di Milano entrando in città con un tram speciale, che l’azienda dei trasporti milanesi ha targato con i numeri del bicentenario, e poi accompagnato a piedi dai giovani del Movimento giovanile salesiano prima e dagli educatori dei nostri oratori poi in due «camminate serali» che hanno coinvolto la città. Tutti i vescovi ausiliari e i vicari episcopali hanno guidato momenti di preghiera e di incontro davanti al «santo dei giovani». Uno dei momenti più intensi è stato l’incontro di Don Bosco con i ragazzi del «Beccaria», alla presenza del cardinale Dionigi Tettamanzi che ha celebrato l’eucaristia in carcere e per alcuni ragazzi ha amministrato il battesimo e la cresima.
Un viaggio quello di don Bosco «scortato» anche da sindaci, amministratori locali e autorità. A Sesto San Giovanni gli è stata dedicata anche una piazza.
Sono state tante le parole pronunciate attorno a Don Bosco che ci hanno aiutato a comprendere il senso di questo passaggio così coinvolgente. Era chiaro a tutti che non si trattava di un fatto semplicemente devozionale. In gioco c’era il desiderio di un cambiamento, di una scelta radicale a favore dei più giovani, il desiderio di cogliere, dallo sguardo sorridente di san Giovanni Bosco, uno stile che potesse essere rintracciabile sui volti di chi lo ha incontrato. Don Bosco non è passato invano e i segni della sua gioia sono ancora evidenti nel cammino ordinario a servizio dei più giovani.

* Direttore della Fondazione Oratori Milanesi