Il Vangelo del giorno (Bose)

Una parola che guarisce

Sorella Cecilia - Bose


10 settembre 2019

12In quei giorni Gesù se ne andò sul monte a pregare e passò tutta la notte pregando Dio. 13Quando fu giorno, chiamò a sé i suoi discepoli e ne scelse dodici, ai quali diede anche il nome di apostoli: 14Simone, al quale diede anche il nome di Pietro; Andrea, suo fratello; Giacomo, Giovanni, Filippo, Bartolomeo, 15Matteo, Tommaso; Giacomo, figlio di Alfeo; Simone, detto Zelota; 16Giuda, figlio di Giacomo; e Giuda Iscariota, che divenne il traditore. 17Disceso con loro, si fermò in un luogo pianeggiante. C'era gran folla di suoi discepoli e gran moltitudine di gente da tutta la Giudea, da Gerusalemme e dal litorale di Tiro e di Sidone, 18che erano venuti per ascoltarlo ed essere guariti dalle loro malattie; anche quelli che erano tormentati da spiriti impuri venivano guariti. 19Tutta la folla cercava di toccarlo, perché da lui usciva una forza che guariva tutti.
Lc 6,12-19

Dice il versetto conclusivo di questo passo di oggi: “usciva da lui una forza e guariva tutti”. C’è una forza che esce da Gesù, quasi, sembra dire l’evangelista, indipendentemente da lui, quasi senza che lui lo voglia, né tantomeno lo cerchi. Gesù accoglie questa forza che è in lui e che esce da lui e risana, cura, guarisce le malattie. Vale a dire: Gesù non è il protagonista della propria missione, ma, sembra dire il testo, anche lui sta in ascolto, cerca di accogliere e fa obbedienza.
E questa capacità di ascolto, che presuppone discernimento, e di accoglienza gli proviene anzitutto dalla sua preghiera (v. 12). Gesù prega a lungo, da solo; “passò la notte in preghiera a Dio”. Non solo “in preghiera”, quasi come se fosse la ricerca di una via interiore, ma “in preghiera a Dio”, in relazione con Dio, in ascolto di lui e in dialogo con lui. Questo è ciò che dona discernimento a Gesù, che crea quel senso della presenza, della voce e del volto di Dio che lo guiderà nelle sue scelte, così come subito dopo chiama a sé i dodici (v. 13).
E diventa capace di accogliere le folle che vanno a lui per essere curate, sì, ma anche “per ascoltarlo” (v.18). Gesù cura e parla, parla e cura, così come darà ai discepoli il mandato di fare quando li invierà in missione: “li mandò a predicare il regno di Dio e a guarire” (Lc 8,2). Così anche qui Gesù parla, annuncia la parola di Dio e cura i malati. Le due cose in Gesù vanno insieme, e anche per i discepoli devono andare insieme.
Avere, cioè, il coraggio, la franchezza di annunciare il regno di Dio, di annunciare la parola di Dio sempre, in ogni situazione, parola che guarisce, che salva, parola che dà vita, parola che è buona notizia. Ma allo stesso tempo non rinviare ogni intervento contro il male alla fine, quando verrà per tutta l’umanità il regno di Dio.
È difficile mantenere questo equilibrio: se i cristiani si limitano ad annunciare la Parola senza intervenire nei confronti delle varie forme di male, essi di fatto legittimano ogni oppressione nei confronti dei poveri e creano false giustificazioni per tutti coloro che sono preda del male. Se, al contrario, essi identificano la propria missione con una concreta lotta contro ogni forma di malattia, di disagio, di violenza e tralasciano di annunciare il regno di Dio alla fine dei tempi, se cioè la chiesa perde la propria dimensione escatologica, che la pone in uno statuto di comunità pellegrina, essa finisce per installarsi in questo mondo e corre il rischio di diventare una potenza fra le tante, venendo anche meno al mandato che ha ricevuto dal Signore di annunciare una redenzione che va anche oltre la storia, di proclamare quel “regno di Dio” che Gesù annuncia subito dopo: “Beati voi, poveri, perché vostro è il regno di Dio”.
Difficile equilibrio, ma che è necessario perseguire, coscienti che finché siamo su questa terra non si può mai avere la certezza che stiamo veramente facendo la volontà di Dio, quella volontà che forse Gesù nella sua preghiera ha spesso invocato, come ha fatto nell’orto del Getsemani (cf. Lc 22,42).
A noi, dunque, sta accogliere la domanda che il testo pone al lettore: chi è per te quel Gesù che camminò parlando e curando (cf. Lc 24,19)?