Il Vangelo del giorno (Bose)

Vieni e vedi!

Fratel Ludwig - Bose


24 agosto 2019

In quel tempo45Filippo trovò Natanaele e gli disse: «Abbiamo trovato colui del quale hanno scritto Mosè, nella Legge, e i Profeti: Gesù, il figlio di Giuseppe, di Nàzaret». 46Natanaele gli disse: «Da Nàzaret può venire qualcosa di buono?». Filippo gli rispose: «Vieni e vedi». 47Gesù intanto, visto Natanaele che gli veniva incontro, disse di lui: «Ecco davvero un Israelita in cui non c'è falsità». 48Natanaele gli domandò: «Come mi conosci?». Gli rispose Gesù: «Prima che Filippo ti chiamasse, io ti ho visto quando eri sotto l'albero di fichi». 49Gli replicò Natanaele: «Rabbì, tu sei il Figlio di Dio, tu sei il re d'Israele!». 50Gli rispose Gesù: «Perché ti ho detto che ti avevo visto sotto l'albero di fichi, tu credi? Vedrai cose più grandi di queste!». 51Poi gli disse: «In verità, in verità io vi dico: vedrete il cielo aperto e gli angeli di Dio salire e scendere sopra il Figlio dell'uomo».
Gv 1,45-51

Nel quarto vangelo la prima parola di Gesù è una domanda, rivolta a due discepoli del Battista che si mettono alla sua sequela: “Che cosa cercate?”. Segue un dialogo eloquente:
Gli risposero: “Maestro, dove dimori?”.
Disse loro: “Venite e vedete” (Gv 1,38-39).
La vita cristiana è un rimanere con Gesù, un dimorare con lui (cf. Gv 1,39). Come afferma papa Francesco: “Ai chiamati Gesù non ha detto: ‘Conoscimi!’, bensì: ‘Seguimi!’. È questo seguire Gesù che ci fa conoscere Gesù”.
Il brano evangelico scelto per la memoria dell’apostolo Bartolomeo (cf. Mc 3,18 e par.), chiamato nel quarto vangelo Natanaele, cioè dono di Dio, ci dice che l’invito a dimorare con Gesù, a vivere con lui, è “transitivo”: chi sta con lui, e solo perché sta con lui, può fare segno ad altri. Così fa Andrea nei confronti del fratello Simon Pietro (cf. Gv 1,40-42), così Filippo con Natanaele. Prima gli annuncia che Gesù è il Cristo, il Messia atteso dai credenti in Israele. Poi, di fronte ai suoi dubbi legati all’umile città di provenienza di Gesù, aggiunge: “Vieni e vedi”.
Una volta entrati in relazione con Gesù, la vita prende una piega personalissima per ogni chiamato/a. Qui Gesù afferma di aver visto Natanaele “sotto l’albero di fichi” (Gv 1,48), espressione che, secondo la tradizione rabbinica, indica lo studio assiduo della Torah. Su ciò che segue non vi è molto da commentare; se mai da meditare, ciascuno per sé, cosa significhi l’incontro con Gesù, come si accolgono le sue domande e le sue risposte, cosa comporta credere in lui, cioè aderire alla sua vita con la propria.
Stimolato da questa pagina, vorrei sostare solo sui due verbi che la scandiscono. Innanzitutto venire. Si tratta di mettersi in movimento, in ricerca, di non fermarsi in oasi che si rivelano miraggi, con il rischio di installarsi in certezze aleatorie, che consolano per breve tempo, ma in profondità ingannano e non convincono… Proprio come attesta una bella preghiera: “Signore, concedici di partire e trovare sorgenti, di non lasciarci attirare dall’acqua stagnante, di non perdere il gusto dell’acqua di fonte”.
Questo venire, camminare, sembra antitetico a un altro verbo fondamentale del quarto vangelo, evocato sopra: rimanere, dimorare (ménein). E invece no: vivere con Gesù, restare con lui, implica un incessante movimento, un camminare. È forse altra cosa ciò che, con linguaggio religioso, definiamo conversione, a cui Gesù chiama fin dall’inizio (cf. Mc 1,14; Mt 4,12)? È il cammino della vita, condotto, per chi aderisce Gesù, con lo stile da lui indicato: “Chi rimane in me, e io in lui, porta molto frutto” (Gv 15,5).
Venendo a Gesù e dimorando in lui, si comincia e poi si continua a vedere. Cosa? La sua vita, racconto ultimo del volto di Dio (cf. Gv 1,18), proprio come Gesù dirà a Filippo: “Da tanto tempo sono con voi e non mi hai conosciuto? Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9). Per chi è cristiano Dio va “visto” nell’esistenza umana di Gesù di Nazaret. È il suo stile che conduce a Dio: non solo, dunque, Gesù è Dio, ma Dio è Gesù.
Andare a Gesù, dimorare in lui, dunque essere visti da lui e vederlo con “gli occhi del nostro cuore” (Ef 1,18): ecco il dono di Dio, ecco la parabola che può dare senso a un’intera vita.