Il Vangelo del giorno (Bose)

Una possibilità, un dono

Fratel Luciano - Bose


23 agosto 2019

In quel tempo1 Gesù lasciò la Galilea e andò nella regione della Giudea, al di là del Giordano. 2Molta gente lo seguì e là egli li guarì. 3Allora gli si avvicinarono alcuni farisei per metterlo alla prova e gli chiesero: «È lecito a un uomo ripudiare la propria moglie per qualsiasi motivo?». 4Egli rispose: «Non avete letto che il Creatore da principio li fece maschio e femmina 5e disse: Per questo l'uomo lascerà il padre e la madre e si unirà a sua moglie e i due diventeranno una sola carne? 6Così non sono più due, ma una sola carne. Dunque l'uomo non divida quello che Dio ha congiunto». 7Gli domandarono: «Perché allora Mosè ha ordinato di darle l'atto di ripudio e di ripudiarla?». 8Rispose loro: «Per la durezza del vostro cuore Mosè vi ha permesso di ripudiare le vostre mogli; all'inizio però non fu così. 9Ma io vi dico: chiunque ripudia la propria moglie, se non in caso di unione illegittima, e ne sposa un'altra, commette adulterio».
10Gli dissero i suoi discepoli: «Se questa è la situazione dell'uomo rispetto alla donna, non conviene sposarsi». 11Egli rispose loro: «Non tutti capiscono questa parola, ma solo coloro ai quali è stato concesso. 12Infatti vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri ancora che si sono resi tali per il regno dei cieli. Chi può capire, capisca».
Mt 19,1-12

Poiché questo testo evangelico contiene una parte – i versetti 10-12 – esclusiva di Matteo, mi limito al commento di questa, e, in particolare, del v. 12: “Vi sono eunuchi che sono nati così dal grembo della madre, e ve ne sono altri che sono stati resi tali dagli uomini, e ve ne sono altri che si sono resi tali da sé per il Regno dei cieli” (Mt 19,12). Qui Gesù riprende il termine spregiativo e offensivo “eunuco” con cui erano ingiuriati lui stesso e alcuni dei suoi seguaci, per volgere in positivo la negatività dell’attributo.
Se vi sono uomini che fin dalla nascita sono impotenti a compiere l’atto sessuale per impedimenti fisici o psichici e se vi sono uomini che, a causa di evirazione, sono stati resi incapaci di generare, vi sono altri uomini che, liberamente e per amore, a causa del Regno di Dio, si astengono dal matrimonio e dal generare. Che il detto non vada inteso in senso letterale, ma metaforico, come astensione dal matrimonio, emerge dal fatto che Gesù sta rispondendo alla domanda circa la convenienza o meno del matrimonio (cf. Mt 19,10). Gesù apre così la possibilità, nello spazio della sequela cristiana, del celibato a motivo del Regno. Cioè, un celibato che ha il Regno come movente, causa e fondamento.
Il celibato del discepolo è realtà relativa al Regno, ha valore di segno in riferimento al Regno, ovvero, all’Evangelo (cf. Mc 10,29; Mt 4,23; 9,35; 24,14), a Cristo (cf. Mc 8,35; Mt 16,25; Lc 9,24). È dunque realtà profetica ed escatologica, non funzionale. E ogni motivazione funzionale del celibato (per esempio del celibato presbiterale) è insufficiente e ingannevole, come è totalmente aberrante e antievangelica una considerazione del celibato come “stato” di per sé migliore o “più perfetto” di quello matrimoniale.
La possibilità del celibato dischiusa da Gesù è un dono a cui è chiamato a “fare spazio” (il verbo greco utilizzato da Matteo normalmente è tradotto con “comprendere” o “capire”, ma indica appunto il “fare spazio”) il discepolo che lo accoglie come propria verità personale. Non una prescrizione riservata a dei “perfetti”, ma un dono a cui si può aprire chi riconosce in quella forma di sequela la propria risposta autentica alle esigenze evangeliche.
Vivere il celibato richiede un’intensa relazione con il Signore, la preghiera, la vita di relazione nello spazio comunitario e fraterno e la missione a cui il discepolo è inviato. Ovvero, la triplice relazione con Dio, con i fratelli della comunità cristiana e con gli uomini tutti.
Ha scritto Bruno Maggioni: “Comunione e missione sono le due strutture entro le quali il celibato si giustifica ... Per i primi discepoli il celibato si configurava come un servizio al Regno condotto insieme: in comunione con Gesù e fra loro. Le due dimensioni sono inseparabili. Nella comunione si anticipa il Regno, nella missione ci si pone totalmente al suo servizio”. Certo, si tratta di una condizione che, essendo afferente al mistero della sessualità umana, dunque a una dimensione di profonda vulnerabilità, è non solo delicata, ma anche insidiosa e rischiosa: essa richiede umiltà, lucidità, pazienza verso di sé, vigilanza. E soprattutto tanto amore.