Il Vangelo del giorno (Bose)

Come lacrime nella pioggia

Fratel Lino - Bose


21 agosto 2019

In quel tempo Gesù disse ai sui discepoli:"15Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo; se ti ascolterà, avrai guadagnato il tuo fratello; 16se non ascolterà, prendi ancora con te una o due persone, perché ogni cosa sia risolta sulla parola di due o tre testimoni. 17Se poi non ascolterà costoro, dillo alla comunità; e se non ascolterà neanche la comunità, sia per te come il pagano e il pubblicano. 18In verità io vi dico: tutto quello che legherete sulla terra sarà legato in cielo, e tutto quello che scioglierete sulla terra sarà sciolto in cielo. 19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro".
Mt 18,15-20

A Maxim Dadashev

Anche dopo la morte di Gesù, la comunità registra tensioni tra i discepoli, e il vangelo indica una successione ordinata di quattro passaggi da percorrere “se il tuo fratello commette una colpa contro di te”. È un primo abbozzo, un embrione di “diritto canonico”, potremmo dire, che fa trapelare un appesantimento del clima fraterno e un affievolirsi del soffio mattutino della carità che tutto copre e tutto sopporta (cf. 1Cor 13,7), fino a una sorta di scomunica: “sia per te come il pagano e il pubblicano”. Un esito davvero per nulla simpatico, che non rende particolarmente desiderabile per una persona normale l’appartenenza ecclesiale.
Eppure, proprio quando restiamo perplessi davanti a questa rigidezza, d’un tratto il vangelo si allarga, facendo addirittura dipendere il futuro, il cielo, da quanto noi già qui e ora possiamo vivere sulla terra. “Tutto quello che legherete…, tutto quello che scioglierete…”. Sì, l’abbraccio che noi diamo oggi giunge fino al cielo e lo ritroveremo; e quanto sciogliamo oggi, andando oltre, magari semplicemente con uno sguardo ilare e magnanimo sulla vita, che eviti conflitti navali in un bicchiere d’acqua, lo ritroveremo nel cielo, come libertà e pace.
Riflettevo su questo alcuni giorni fa, mentre ascoltavo la vedova di un marito suicida disperarsi tra le lacrime: “Il mattino prima della sua morte non l’ho baciato come avrei desiderato, ed ora è troppo tardi…!”. No, ritroveremo chi abbiamo amato, ritroveremo tutti i baci dati, e potremo in quell’ora dare finalmente anche quelli non dati!
Il vangelo si allarga poi sempre più: se due di noi raggiungeranno armonia tra loro sulla terra, qualsiasi cosa chiederanno sarà loro concessa dal Padre (affermazione enorme!), perché Gesù è in mezzo a loro.
Quante volte ci siamo chiesti come si manifesti questa presenza di Gesù in mezzo ai discepoli… Si manifesta non in modo invasivo e massiccio, ma leggero, sommesso, come la brezza tenue di Elia (cf. 1Re 19,12), come l’amore, come la bellezza.
Alcuni versi di Emily Dickinson ci illuminano su questa modalità di presenza: “La bellezza non ha causa:/ esiste./ Inseguila e sparisce./ Non inseguirla e appare./ Sai afferrare le crespe/ del prato quando il vento/ vi avvolge le sue dita?/ Dio provvederà/ perché non ti riesca”.
Presenza inafferrabile, non appariscente quella di Gesù, come il vento che increspa l’erba dei prati. Presenza tessuta di quotidianità e di silenzio, come un avvicinarsi discreto e inconfondibile che sfiora le nostre azioni più semplici e nascoste, e le rende immortali. Levarsi del cuore in noi, incontenibile, nel desiderio di abbracciare tutto e tutti… anche se quei momenti poi vanno perduti, come lacrime nella pioggia.
Questa presenza che, per grazia, dilata il nostro cuore, dissolve ogni strettezza, ci avvia sulle tracce del pagano e del pubblicano – non più esclusi, non più scomunicati – per sederci alla loro tavola e trovarvi vita vera, come Gesù, lui che passava tra di noi facendo il bene e guarendo.