Il Vangelo del giorno (Bose)

Se mi amate...

Sorella Laura - Bose

20 agosto 2019
 

In quel tempo Gesù disse ai sui discepoli:"15Se mi amate, osserverete i miei comandamenti; 16e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, 17lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi. 18Non vi lascerò orfani: verrò da voi. 19Ancora un poco e il mondo non mi vedrà più; voi invece mi vedrete, perché io vivo e voi vivrete. 20In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi. 21Chi accoglie i miei comandamenti e li osserva, questi è colui che mi ama. Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch'io lo amerò e mi manifesterò a lui"
Gv 14,15-21

“Se mi amate… ”. La storia che siamo chiamati a vivere con Gesù è una storia di amore: ci viene rivolto un invito – perché l’amore non pretende, l’amore offre –, un invito a entrare liberamente in una relazione d’amore con colui che ci ha amati per primo. Invito mansueto, non imperioso, da parte di colui che con il suo amore può farci innamorare, e questo avviene quando ci rendiamo conto che il Signore ci accoglie così come siamo, nella nostra debolezza. Scrive Bernardo, del quale celebriamo oggi la memoria:
Proprio per la mansuetudine, che in te si celebra, corriamo dietro a te, Signore Gesù, sentendo che non disprezzi il povero, non respingi il peccatore. Non hai respinto il ladrone che confessava, la peccatrice che piangeva, la donna sorpresa in adulterio, il pubblicano che ti supplicava, il discepolo che ti rinnegava, e neppure coloro che ti crocifiggevano. Noi corriamo al profumo di tutto questo.
Corriamo per amore, perché ci sentiamo amati, e nella prova sappiamo di non essere soli. Amiamo il Signore dopo essere passati attraverso l’esperienza della nostra debolezza che ci fa maturare a poco a poco nell’amore. Scrive ancora Bernardo:
Se la prova si presenta di frequente, l’anima si volgerà anche frequentemente a Dio, e sarà di frequente liberata da lui. In tal modo, a più riprese resa docile e, per così dire, intenerita a contatto con la grazia di colui che la libera, finirà per amare Dio, non più a causa di se stessa, ma a causa di lui.
“Non vi lascerò orfani”. Gesù ai suoi non ha lasciato scritti, ha lasciato la promessa della sua presenza, una presenza “altra” con il dono dello Spirito. L’amore vuole farsi prossimo, stare vicino, non abbandonare.
Chi accoglie questo amore, spontaneamente ama a sua volta. Un’obbedienza legalistica, che fosse motivata solo dall’adempimento di un dovere, non sarebbe la risposta che Dio si attende. L’obbedienza alle parole di Dio in fondo non è che un ulteriore dono per noi, perché i comandamenti ci plasmano e ci fanno entrare in comunione con il Padre e il Figlio: “In quel giorno voi saprete che io sono nel Padre mio e voi in me e io in voi”. Radicati nell’amore noi possiamo annunciare a tutti la via che conduce all’alleanza con Dio, al “soave giogo dell’amore” di cui scrive Bernardo in una pagina audace, di grande speranza:
Ogni anima, benché oberata dai peccati, irretita dai vizi, presa dalle seduzioni, prigioniera in esilio, ansiosa per le preoccupazioni, e insomma forestiera in terra di nemici, benché, dico, così dannata e così disperata, può avvertire in se stessa non solo come respirare nella speranza del perdono, nella speranza della misericordia, ma anche come aspirare alla comunione con Dio, senza trepidazione di entrare in un patto di alleanza con lui, né timore di portare il soave giogo dell’amore.
“Chi ama me sarà amato dal Padre mio e anch’io lo amerò e mi manifesterò a lui”. Chi ama e si sente amato, come Maria Maddalena e “il discepolo amato” (il discepolo che accetta di essere amato) del vangelo di Giovanni, ha sempre una distanza di vantaggio per riconoscere il Signore e testimoniarlo, come mostrano i racconti della resurrezione. Solo la testimonianza dell’amore è credibile.