Il Vangelo del giorno (Bose)

Farsi piccoli

Sorella Lara - Bose

19 agosto 2019

In quel tempo1i discepoli si avvicinarono a Gesù dicendo: «Chi dunque è più grande nel regno dei cieli?». 2Allora chiamò a sé un bambino, lo pose in mezzo a loro 3e disse: «In verità io vi dico: se non vi convertirete e non diventerete come i bambini, non entrerete nel regno dei cieli. 4Perciò chiunque si farà piccolo come questo bambino, costui è il più grande nel regno dei cieli. 5E chi accoglierà un solo bambino come questo nel mio nome, accoglie me.
6Chi invece scandalizzerà uno solo di questi piccoli che credono in me, gli conviene che gli venga appesa al collo una macina da mulino e sia gettato nel profondo del mare. 7Guai al mondo per gli scandali! È inevitabile che vengano scandali, ma guai all'uomo a causa del quale viene lo scandalo!
8Se la tua mano o il tuo piede ti è motivo di scandalo, taglialo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita monco o zoppo, anziché con due mani o due piedi essere gettato nel fuoco eterno. 9E se il tuo occhio ti è motivo di scandalo, cavalo e gettalo via da te. È meglio per te entrare nella vita con un occhio solo, anziché con due occhi essere gettato nella Geènna del fuoco.
10Guardate di non disprezzare uno solo di questi piccoli, perché io vi dico che i loro angeli nei cieli vedono sempre la faccia del Padre mio che è nei cieli.
Mt 18,1-10

A chi dà per scontato l’accesso alla gloria di Dio nel regno dei cieli e si preoccupa di sapere chi sia il più grande, Gesù risponde con un gesto simbolico: un bambino posto in mezzo ad un cerchio di discepoli.
È necessario cambiare gli schemi che dominano la nostra mente. Convertirsi significa cambiare rotta, tornare indietro e convergere al centro.
La concorrenza e lo spirito di contesa ci spingono fuori, ci disperdono, sempre più lontano da noi stessi e sempre più dominati dal bisogno di essere sempre i primi.
Convergere per non disperdere è la sfida lasciataci da Gesù.
Diventare come bambini, cioè ritrovare la sensibilità, l’intuizione e quell’apertura al divino tipica dei bambini che rende permeabili alla novità della vita e all’insegnamento della parola di Dio. Solo per chi è semplice, è riservata una sapienza profonda – quella che viene dall’entrare in una relazione vitale col Signore – e non per chi si vanta della conoscenza intellettuale che già possiede (cf. Mt 11,25-26).
Farsi piccoli come un bambino è anche accettare di scoprire debolezza, fragilità in noi e cominciare ad assumerle anziché continuare a disprezzarle. Quel bambino da accogliere e abbracciare è in noi stessi e ci ricorda che siamo dono di Dio e tempio dello Spirito Santo.
Gesù chiede ai discepoli e a noi ciò che per primo ha fatto. Egli presiede la comunità dei discepoli ma ha scelto volontariamente di occupare l’ultimo posto, come un bambino privo di potere. È la beatitudine di chi combatte nel proprio cuore, e non contro gli altri, perché vuole diventare mite, umile di cuore, povero in spirito; è la beatitudine di chi paga a caro prezzo la via della giustizia, ma non può che rallegrarsi per la libertà interiore che lo muove (cf. Mt 5,3-12).
Come Gesù, siamo chiamati ad agire in modo tale da non dover mai arrossire di noi stessi. Egli si è abbassato per raggiungere ogni creatura umana: col gesto della lavanda dei piedi ci ha mostrato l’importanza del prendersi cura gli uni degli altri in una relazione concreta d’amore fraterno che scalza qualsiasi pretesa di superiorità.
Per chi percorre questa strada le porte del regno dei cieli sono già aperte. Spesso nelle comunità cristiane si preferiscono atteggiamenti incoerenti che sono d’inciampo anziché d’esempio. Gesù ci avverte: attenzione ad allontanare chi è piccolo!
Nella parabola della pecora perduta, che segue a questo passo evangelico, Gesù insiste sull’esigenza di non perdere le anime che ci sono state affidate e di restituire il posto che spetta loro di diritto all’interno della comunità.
Custodia e comunione, dunque, sono l’antidoto al disprezzo e allo scandalo. Rowan Williams scrive: “Affinché la vittoria di Cristo diventi pienamente efficace nella nostra storia abbiamo bisogno di una difesa solida, di una prassi di vigilanza, di coraggio, pazienza e volontà per continuare a fare le innumerevoli piccole cose che sostengono la nostra fedeltà, facendole nella comunione con altri che sostengono la stessa lotta”.