Il Vangelo del giorno (Bose)

Libero perché obbediente

Sorella Ilaria - Bose 

17 agosto 2019

In quel tempo22 mentre Gesù e i suoi discepoli si trovavano insieme in Galilea, Gesù disse loro: «Il Figlio dell'uomo sta per essere consegnato nelle mani degli uomini 23e lo uccideranno, ma il terzo giorno risorgerà». Ed essi furono molto rattristati.24Quando furono giunti a Cafàrnao, quelli che riscuotevano la tassa per il tempio si avvicinarono a Pietro e gli dissero: «Il vostro maestro non paga la tassa?». 25Rispose: «Sì». Mentre entrava in casa, Gesù lo prevenne dicendo: «Che cosa ti pare, Simone? I re della terra da chi riscuotono le tasse e i tributi? Dai propri figli o dagli estranei?».26Rispose: «Dagli estranei». E Gesù replicò: «Quindi i figli sono liberi.27Ma, per evitare di scandalizzarli, va' al mare, getta l'amo e prendi il primo pesce che viene su, aprigli la bocca e vi troverai una moneta d'argento. Prendila e consegnala loro per me e per te».
Mt 17,22-27

Gesù è un uomo estremamente libero perché profondamente obbediente, obbediente al Padre certamente, ma obbediente anche alle tante situazioni quotidiane nelle quali, come noi, si trova immerso ogni giorno.
“Nessuno mi toglie la vita, io la depongo da me stesso” dice Gesù in Giovanni 10,18: Gesù cammina risolutamente verso Gerusalemme, accoglie su di sé l’inimicizia e l’odio, decide di rispondervi con un amore che non viene meno, nemmeno di fronte alla prospettiva della passione e della morte violenta e ignominiosa, e insegna ai suoi discepoli che questa è la via della vera libertà.
Gesù è venuto a svelarci il volto del Padre e a narrarci il suo infinito amore e nella libertà vuole compiere il suo cammino fino alla fine.
Questa ampia e impegnativa prospettiva non lo esenta dalle “faccende” di tutti i giorni, da quella libertà esercitata ogni giorno nel discernimento di ciò che è bene fare perché è un fare il bene; così, pur pensando a ciò che lo attende e annunciandolo ai suoi, non si sottrae a quelle dinamiche che regolano i nostri rapporti umani, quelle svariate e infinite modalità di stare al mondo con le quali ciascuno di noi “gioca” la propria vita.
Gesù è libero perché è il figlio ma Simone, forse per “coprirgli le spalle”, dice una bugia a coloro che lo interrogano. Gesù è preoccupato solo di compiere la volontà del Padre, Simone è preoccupato di far rientrare Gesù nell’ordine sociale e religioso, nell’ordine delle leggi che prevedevano il pagamento di una tassa per il mantenimento del Tempio.
Gesù è il Tempio vivente, il luogo dove dimora la presenza dell’Altissimo, ma si piega a questi ordinamenti umani e per non dare scandalo inutilmente ordina a Simone di riparare alla bugia detta procurandosi la moneta per il Tempio attraverso quell’attività che Simone conosceva bene, attività che sta all’inizio del suo cammino con Gesù (cf. Mt 4,18) e che ritroveremo anche alla fine dei racconti evangelici nella stupenda scena sul lago di Tiberiade narrata in Giovanni 21: Gesù parte sempre da quello che siamo e da ciò che sappiamo fare.
Gesù che è il figlio non si dissocia da Simone che è solo un discepolo (“Dalla per me e per te”) ma insegna a Simone, e a noi con lui, che la vera libertà nasce da una profonda e concreta obbedienza, quell’obbedienza che ci permette di essere immersi nelle cose della terra senza esserne schiacciati, quella libertà che ci permette di passare in mezzo ai nostri deserti camminando con passo lieve verso la terra promessa, quella obbedienza che ci permette di non arrecare scandalo liberandoci però dal peso inutile del “cosa pensano gli altri” o del “così fan tutti”.
Ci sia dato per grazia di esercitarci in questa obbedienza liberante e di assumere l’ampio e profondo respiro dei figli di Dio, a immagine del Figlio, così potremo vivere nel mondo senza essere del mondo e fare memoria delle parole di Paolo: “Cristo ci ha liberati affinché fossimo liberi” (Gal 5,1) e mettere in pratica l’esortazione di Pietro: “Agite da uomini liberi, quali servi di Dio” (1Pt 2,16).