Il Vangelo del giorno (Bose)

Dio non ha usato

il corpo di Maria

Fratel Goffredo - Bose


15 agosto 2019

assunzione

In quel tempo46Maria disse:
«L'anima mia magnifica il Signore
47e il mio spirito esulta in Dio, mio salvatore,
48perché ha guardato l'umiltà della sua serva.
D'ora in poi tutte le generazioni mi chiameranno beata.
49Grandi cose ha fatto per me l'Onnipotente
e Santo è il suo nome;
50di generazione in generazione la sua misericordia
per quelli che lo temono.
51Ha spiegato la potenza del suo braccio,
ha disperso i superbi nei pensieri del loro cuore;
52ha rovesciato i potenti dai troni,
ha innalzato gli umili;
53ha ricolmato di beni gli affamati,
ha rimandato i ricchi a mani vuote.
54Ha soccorso Israele, suo servo,
ricordandosi della sua misericordia,
55come aveva detto ai nostri padri,
per Abramo e la sua discendenza, per sempre».
Lc 1,46-55

L’assunzione in cielo di Maria non è di per sé una verità necessaria, ma di certo dice una verità autentica che appartiene alla nostra fede. Questa verità è contenuta in germe nella pagina di vangelo di oggi, il canto di Maria.
Nel Magnificat Maria racconta la sua vicenda personale con colui che da subito confessa per ciò che è per tutto Israele “il Signore”, ma che poi immediatamente riconosce per ciò che è per lei “mio Salvatore”. Solo il Dio che è riconosciuto da ciascuno come “mio Salvatore” può essere confessato da tutti come “il Signore”. La storia di questa ragazza con il suo Salvatore è iniziata quando ha sentito che il Signore ha posto su di lei il suo sguardo e ha visto la sua piccolezza: “Mi ha guardata per quella che sono, quel poco che sono”. La sua piccolezza non è insignificanza ma marginalità, che è la condizione dei poveri del Signore nel mondo. Maria si è sentita guardata non usata, riconosciuta non utilizzata.
L’inizio e poi il seguito del Magnificat attesta come Maria iscrive la sua intima e personalissima storia con Dio nella storia di tutto il popolo d’Israele, rivelando così come questa giovane donna sia lucidamente consapevole del significato dei fatti che la coinvolgono. Eventi che lei “custodisce e mette insieme nel suo cuore” (Lc 2,19) e dunque avvenimento che lei non subisce passivamente ma che vive attivamente come donna di fede.
Celebrando oggi la glorificazione del corpo di Maria noi confessiamo che Dio non ha fatto del corpo di Maria uno strumento per realizzare il suo disegno. Non ha fatto di Maria e della sua umanità un semplice mezzo per raggiungere un fine. Dio non ha usato il corpo di Maria ma l’ha glorificato!
È una grande tentazione, questa, che il cristianesimo ha conosciuto fin dai primi secoli già nel confessare Gesù vero uomo. Ma ancora oggi, nella riscoperta dell’umanità di Gesù, si corre il rischio di considerarla come un semplice mezzo scelto da Dio per rivelarsi. Non c’è più alta forma di tradimento del cristianesimo che quella di comprendere l’umanità di Gesù come un mezzo.
L’umanità di Gesù è il modo di essere di Dio, non un espediente tra altri possibili e, tantomeno, un tramite temporaneo. Risorgendo da morte, Gesù non ha abbandonato il suo corpo nella tomba come si abbandona uno strumento non più necessario. La fede cristiana ci fa confessare che Gesù è un uomo risorto e asceso in cielo. Nel suo corpo glorificato, il Gesù del cielo non è meno umano del Gesù della terra. La sua umanità è per sempre in Dio, per dire che la sua umanità è per sempre Dio. Ecco la nostra fede: Dio si rivela come umano nella sua divinità.
Oggi confessiamo che Dio non ha usato il corpo di Maria perché venisse al mondo suo Figlio, come non ha usato il seme di Abramo, per generare il suo popolo. Perché Dio nella storia con l’umanità non si è mai servito di nessun uomo e nessuna donna come di un mezzo per realizzare un fine, fosse anche il fine più grande come la salvezza del mondo intero.
Risorto con Cristo, il corpo di Maria, come quello di ogni uomo e ogni donna, è destinato a vivere in Dio, perché la nostra umanità da sempre gli appartiene, sta in lui, è lui. Oggi confessiamo che nell’umanità di Dio c’è anche l’umanità di Maria, come un giorno ci sarà quella di ciascuno di noi e speriamo di tutti.
L’entrare di Maria in cielo nella gloria di Dio ci consenta di comprendere che divino non è più che umano.