Il Vangelo del giorno (Bose)

Un semplice bicchiere d'acqua

Sorella Laura - Bose

15 luglio 2019

In quel tempo 1Gesù chiamati a sé i suoi dodici discepoli, disse loro:« 34Non crediate che io sia venuto a portare pace sulla terra; sono venuto a portare non pace, ma spada. 35Sono infatti venuto a separare l'uomo da suo padre e la figlia da sua madre e la nuora da sua suocera; 36e nemici dell'uomo saranno quelli della sua casa.
37Chi ama padre o madre più di me, non è degno di me; chi ama figlio o figlia più di me, non è degno di me; 38chi non prende la propria croce e non mi segue, non è degno di me. 39Chi avrà tenuto per sé la propria vita, la perderà, e chi avrà perduto la propria vita per causa mia, la troverà.
40Chi accoglie voi accoglie me, e chi accoglie me accoglie colui che mi ha mandato. 41Chi accoglie un profeta perché è un profeta, avrà la ricompensa del profeta, e chi accoglie un giusto perché è un giusto, avrà la ricompensa del giusto. 42Chi avrà dato da bere anche un solo bicchiere d'acqua fresca a uno di questi piccoli perché è un discepolo, in verità io vi dico: non perderà la sua ricompensa».1 Quando Gesù ebbe terminato di dare queste istruzioni ai suoi dodici discepoli, partì di là per insegnare e predicare nelle loro città.
Mt 10,34-11,1

Il vangelo non ci chiede mai di non amare, ci chiede un amore adulto, che non esclude la possibilità di tensioni; non ci chiede di cancellare ogni rapporto di affetto, ma quelli che ci legano, in modo ossessivo e soffocante, i rapporti iperprotettivi o possessivi che non ci consentono di crescere.
Per questo le separazioni sono necessarie, e a volte anche le rotture. “Non crediate che io sia venuto a portare pace” (v. 34): non significa che Gesù è un fomentatore di discordia, ma che per seguire lui bisogna prendere delle distanze, vivere delle separazioni. Altrimenti rischiamo di chiuderci in un perimetro di affetti molto ristretto, di volerci bene solo tra le mura domestiche.
Quando si ama Gesù dovrebbe essere un po’ come quando ci si innamora: per rendersi disponibili ci si stacca da tutta una serie di legami (famiglia, amici, consuetudini). Questo non significa che il nuovo amore sia esclusivo, ma che va preso sul serio, che è una scelta di vita fondamentale che contesta le abitudini di dipendenza precedenti. Perché, in fondo, solo quando si è liberi si può amare. La vita è intessuta di relazioni, se è vera, ma anche di separazioni, dall’inizio alla fine. Scegliere, iniziare una storia implica sempre un separarsi.
Oggi, per certi versi, sembra venir meno il coraggio di separarsi: si cerca di tenere il piede in tante scarpe, non ci si vuole precludere nessuna possibilità, ma in questo modo si prolunga l’adolescenza. È come rimanere legati al cordone ombelicale.
Bisogna invece avere il coraggio di lasciare, come sta scritto in Genesi: “L’uomo lascerà suo padre e sua madre e si unirà a sua moglie, e i due saranno un’unica carne” (Gen 2,24).
Anche l’episodio di Gesù adolescente al tempio è significativo a questo riguardo. Gesù, che si sta affacciando al mondo adulto, si allontana dai genitori. E quando alla fine questi lo trovano esclama: “Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?” (Lc 2,49). Separazione in vista di un incontro.
Il vangelo di oggi ci chiede anche di accogliere. L’amore adulto per Gesù si manifesta in un’accoglienza della sua persona prima di tutto. E dunque ascoltarlo (la forma più bella e più difficile di accoglienza), come Maria di Betania, seduta ai suoi piedi, lo ascoltava mentre la sorella Marta era impegnata nel servizio. Ma poi anche amare e servire tutto quello che lui ha amato. Ciò che importa non è la misura della propria prestazione, ma la qualità dell’accoglienza (prontezza, premura, disponibilità). Anche un bicchiere di acqua fresca, un dono modesto, esprime la capacità di uscire da sé per rivolgere attenzione e solidarietà a chi ne ha bisogno. Il bicchiere d’acqua che ci viene offerto dall’altro va accettato senza pretendere di più. Il bicchiere d’acqua che noi siamo in grado di offrire è il nostro servizio, è a misura delle nostre possibilità. Non dobbiamo vergognarci se ci sembra poco. Dobbiamo solo preoccuparci di accogliere e amare. Questa è la logica del dono, la logica del vangelo. E così incontreremo quel Gesù che non vediamo, ma che possiamo amare negli altri, dove lui è presente.