Il Vangelo del giorno (Bose)

La beatitudine della fiducia

Sorella Elisa - Bose


3 luglio 2019

In quel tempo 24Tommaso, uno dei Dodici, chiamato Dìdimo, non era con i discepoli quando venne Gesù. 25Gli dicevano gli altri discepoli: «Abbiamo visto il Signore!». Ma egli disse loro: «Se non vedo nelle sue mani il segno dei chiodi e non metto il mio dito nel segno dei chiodi e non metto la mia mano nel suo fianco, io non credo».
26Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa e c'era con loro anche Tommaso. Venne Gesù, a porte chiuse, stette in mezzo e disse: «Pace a voi!». 27Poi disse a Tommaso: «Metti qui il tuo dito e guarda le mie mani; tendi la tua mano e mettila nel mio fianco; e non essere incredulo, ma credente!». 28Gli rispose Tommaso: «Mio Signore e mio Dio!». 29Gesù gli disse: «Perché mi hai veduto, tu hai creduto; beati quelli che non hanno visto e hanno creduto!».
Gv 20,24-29

“Otto giorni dopo i discepoli erano di nuovo in casa” (v. 26): i discepoli hanno già ricevuto la visita del Risorto, lo hanno visto. Il Risorto ha già portato luce nell’oscurità della loro paura. Nonostante questo, otto giorni dopo sono di nuovo chiusi in casa, “a porte chiuse” (v. 26). Il clima delle relazioni in cui viene Gesù Risorto è cupo, senza luce. Tommaso, di cui oggi facciamo memoria, è il discepolo assente, l’incredulo, eppure c’è bisogno anche di lui, c’è bisogno del suo coraggio, della sua schiettezza nell’esprimere il suo personale bisogno di vedere e toccare per credere. Solo dopo questo ulteriore incontro la paura dei discepoli sarà sanata del tutto, la riconciliazione donata dal Risorto aprirà le porte all’annuncio della buona notizia.
Tommaso, “il gemello”, esprime un bisogno originario che lo rende molto vicino a ciascuno di noi. Tommaso è gemello di ciascuno dei discepoli presenti nella stanza chiusa, ed è gemello di ciascuno di noi che viviamo costantemente la situazione di chi “crede senza aver visto” (cf. 29).
Tommaso mette una condizione per il suo credere, è diretto, sincero, esprime la sua verità. E il Risorto torna, viene incontro alla fragilità di questo suo discepolo. Il Risorto non lascia aperta la frattura nella sua relazione con Tommaso perché “il Figlio dell’uomo è venuto a cercare e a salvare ciò che era perduto” (Lc 19,10), non è venuto a punire la nostra incredulità. Tommaso vuole vedere, non gli basta la parola dei fratelli ma il Risorto non si lascia fermare da questo, la sua misericordia, la sua volontà di salvezza per ogni essere umano supera quella distanza che noi poniamo nella possibilità di incontrarlo.
Egli viene tra i suoi che sono nella paura, viene in mezzo a chi l’ha tradito, rinnegato. Il suo desiderio, la volontà che condivide con il Padre è quella di riconciliare a sé tutta l’umanità. “È stato Dio infatti a riconciliare a sé il mondo in Cristo, non imputando agli uomini le loro colpe e affidando a noi la parola della riconciliazione” (2Cor 5,19), ci ricorda Paolo. E quindi il Risorto torna: continua a tornare oggi, nelle nostre chiusure, nelle nostre paure, in quelli che noi consideriamo fallimenti, e viene per portare la pace: “Pace a voi” (vv. 21.26) ripete a tutti i suoi discepoli, anche a Tommaso, perché nessuno si senta escluso dalla riconciliazione che egli vuole donare. Riconciliazione con lui e tra noi.
Gesù annuncia “Pace” ma per Tommaso ha anche una parola più personale, per quel nostro “gemello” Gesù ha una parola che apre al futuro. “Non essere più incredulo ma credente” (v. 27): Gesù invita Tommaso e ciascuno di noi a non divenire “non credente”, incapace di fare fiducia, incapace di credere al futuro, ci chiede di non lasciarci andare nel nostro fallimento, nel nostro limite, nelle nostre incapacità, ma invita a credere, a fare fiducia nella relazione che c’è stata e che continua a esserci con lui. Anche per noi, oggi, che possiamo godere della beatitudine di chi giunge a credere, a fare fiducia, pur senza l’evidenza offerta a Tommaso. La beatitudine del fidarsi di cui non potremo godere finché rimarremo chiusi, separati dagli altri, pieni di paura. Solo tornando con i fratelli, lasciando risuonare al centro della comunità la parola di Gesù potremo aver parte della beatitudine promessa.